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Full text of "Gioventú missionaria"

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Sacra Famiglia 

Library 



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Contardo Ferrini Library 

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HOLY FAMILY SOCIETY 

in the Madonna del Castello Church 

Auditorium - Swissvale, Pa. 

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Anno VIII - Num. I 



GENNAIO 1930 (VIII) 



C. C. Postale 



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so AJ rwr A. Rr I o 

Fatti del giorno - Una nobile lettera - Al Beato D. Bosco (poesia) - Sotto il cielo d'Oriente. 

Dalle lontane Mission): Seguendo le orme di Dulcamara.-. - II Giubilo nelle selve equatoriane - Le tre sorclle - 

La prima cappella in onore di D. Bosco nella valle del Bramaputra - II cuore delle nostre orfane - Matrimonio 

di due sposi, novelli crjstiani - La coda dcll'clefante - Spunti di educazione g'apponese - Riccardo al suo benefattore. 
Pagine illustrate: Tra i monumenti dell'India (Taj Mahal - La cittadella del Gran Mogol - La Giumma Mesgid) 

- In Cina. 
EpIsodI missJonarl: Protezione divina sui missionari - L'amico del negri - L'ombrello salvatore - Un piccolo eroe. 
RIti e SuperstlzionI pagani: Un ristorante di Pechino - II dente di Budda - Lo spirito che parla - II dio di pictra - 

I Tarsi e le torri del Silenzio. 
Racconto: UKE WAGUU. 

Storle e Leggende: Singolare battaglia con un leone. 
Nelle RetrovJe: Pro Giappone. 

Prodottl del paesl di missione: L'albero della gomma. 
Curiosita — Cronaca Missionaria — Offerte. 




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Da inviato esclusivamente e direttamente 
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VENTW MISSIONARIA - Via Cot- 

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llDDO VIII - num. 1 




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FATTI DEL GIORNO 



Se fossi un po' fantastico vorrei ab- 
bozzarvi una tela di romanzo missionario... 
Me ne offrirebbero argomento vari fatti 
riferiti dai giornali nella prima quindicina 
di dicembre 

Prima ogni altro, il gran volo ef- 
fettuato all'americano cap. Bj'rd sulla 
.criotta polare antartica. Quest'impresa ha 
'un'importanza eccezionale per la scoperta 
fatta dal Byrd di nuove raontagne di 
grande altezza, le quali — secondo si 
afferma — racchiudono immensi tesori di 
minerali. Se do e vero, e indubitato che 
oggi « i minerali » fan gola a tutti: si 
spiega pertanto il primo scambio di note 
avvenuto tra I'lnghilterra e I'America circa 
il diritto di pc-sesso di quelle sconosciute 
terre ghiacciate pel caso di un future 
sfruttamento. Un giornale ha fatto gia 
a questo proposito un pronostico: « fra 
, qualche diecina d'anni, forse, un'emigra- 
:zione di gente avida di guadagni sara 
pronta ad arrischiare la vita per aprire 
quelle miniere e trarne alia luce le oc- 
culte ricchezze ». 

Chi avrebbe mai pensato che una cor- 
rente di emigrazione si potesse volgere 
all'altipiano ghiacciato del Polo Sud? Per 
ora e pura fantasia, ma se in un tempo 
piu o meno prossimo dovesse diventare 
realta, noi possiamo immaginare quali 
emozionanti episodi avrebbe la vita dei 
minatori del Polo Sud; potremmo pure 
pensare che dietro i minatori non tar- 



derebbero a comparire anche i... Missio- 
nari, poiche la Chiesa non mancherebbe 
di inviarli, ovunque sono anime da sal- 
vare. 

Di fronte a questa prospettiva rivolgo 
ai miei Lettori una domanda: — Se il 
vSignore scegliesse qualcuno di voi per que- 
sto compito? C'e tra voi chi senta I'i- 
spirazione di prepararsi a scrivere nuove 
pagine di eroismo cristiano tra le future 
popolazioni del Polo Sud? 



Un'altra constatazione piu realistica fa 
invece il P. Grisostomo Baur, O. S. B. 
ncl Missionshldtier: « La Russia, egli scrive 
e divenuta un paese di innimierevoli pa- 
gani ed infedeli, ai quali si dovra portare 
uri'altra volta il i ristianesimo ». Fino a 
quando dominera il bolscevismo, la Rus- 
sia sara la piii pericolosa terra di missione 
di tutto il mondo. Oggidi corre meno 
pericolo un missionario fra i negri e i 
cannibali, che non fra i Russi. 

II comunismo educa oggidi i giovani 
all'ateismo piii sfacciato e la mentalita 
cosi formata potra durare parecchie ge- 
nerazioni. La Chiesa di qui a qualche de- 
cennio si trovera di fronte a un problema 
missionario affatto nuovo: il problema di 
convertire al vero Dio un numeroso po- 
polo che ha avuto la grande disgrazia 
di perdere la fede. 



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Ecco un luiovo campo missionario iille 
\'iste in un prossinio futuro. Come ve- 
dete non manca sulla terra il lavoro per 
le anime generose che si dedicano all'a- 
postolato delle missioni; ma dobbianio 
pure con piacere rilevare che il numero 
dei generosi cresce per una provvidenza 
di Din in proporzione dei bisogni piii ur- 
genti che ogni giorno si \-anno consta- 
tando. Proprio in questi giorni due mila 
giovinetti e giovinette polacchi, per mezzo 
del P. Bok, S. J., hanno fatto pervenire 
al Santo Padre altrettante lettere rac- 
colte in g volunii: lettere di augurio e 
di congratulazione, scritte con ammira- 
bile sempHcita, spontaneaniente, ade- 
rendo all'invito del P Bok. « Sono lettere 
piene di ineffabile candore — commentava 
L'Osservaton Romano — lettere di fan- 
ciuUi che si offrono al S. Padre dichia- 
randosi pronti a servirlo nell'opera delle 
missioni e a versare il loro sangue per 
la fede... ». 

Ecco dunque pei nuovi cimenti del- 



rapostolatii una <t riserva » in cui la Chiesa 
trovera figli eroici che sapranuo domani 
sosteuere le piii ardue fatiche missiona- 
rie per propagare ai confini del niondo 
il regno di Cristo o cadere martiri pel 
trionfo della grazia nelle anime. Come la 
Polonia, cosi tutte le nazioni cattoliche 
— la nostra Italia in modo speciale — 
con queste fiorenti riserve di anime gio- 
vanili porgono alia Chiesa un motivo 
per guardare I'awenire senza timori e 
per spingere a piu vaste mete i disegni 
di conquista spirituale del niondo a Dio. 
E che fortuna j^er tanti giovani cuori 
divenire strumento della provvidenza 
di Dio ed essere aiuto e salvezza a in- 
numeri fratelli che condizioni sociali o 
aberrazioni politiche mantengono lontani 
da Dio. 

Se qualcuno dei Lettori e delle Lettrici 
sente la chiamata di Dio, pensi all'onore 
che Dio gli fa, scegliendolo pei suoi di- 
segni, e risponda con docilita e con entu- 
siasmo. D. G. 



UNA NOBILE LETTERA. 



Quel gentiluomo illustre che e il ,Se- 
natore Paoi,o BosELLI, caro a tutti gli 
Itahani e per la sua veneranda eta e 
per I'operosita ammirabile della sua vita, 
ci ha fatto il regalo di una squisita let- 
tera. La pubblichiamo con vivo piacere. 

Roma, lb Novembre 1929 

Kev do Signore, 

Bel dono mi giunse, cortesissimo , la 
'• Gioventu Missionaria ». In essa la poe- 
sia arcicara. In essa quel giorno che fra i 
lanti della mia vila, e incomparabile per me. 

L'uniunc ormai segnata per tttlti i tempi, 



I'unione mia con Don h'ranccsia, c vincolo 
salesiano: ed io pre^o. fidente, il Santo per- 
che la henedica. 

Ella mi uso singolare coriesia con (-jiicsta 
pnblilicazione. Mi dico e piii mi sento gra- 
lissinio a Lei. 

Tiilto il j ascicoletio si legge con piacere e 
con auunirazione per chi, nel nonie di Dio 
e colla fnimma di Don Bosco, combatte, 
soffre e vince. E sono pagine ispiratrici e 
penso ai giox'ani eke le leggono coU'impa- 
zienza deU'iuiitare operan-Io. 

Con particolare gratissima osservanzu 

Obbl.mo 
Paoi.o Boseli.i. 




'§: 2 :^ 



AL BEATO 

D. GIOVANNI BOSCO 



AI Car, mo D, Rinaldi 
Generale del Salesiani 



Fu sogno il tuo, Don Bosco? La masnada 
de' Iristi figli trasformali in fiere, 
cui dolce la tua man mutava in schiere 
d'agnelli, ond'era allegra la contrada, 

vision fu di profeta. Ovunque io vada, 
gli agnelli tuoi m'esalto di vedere. 
Iddio, che ti mando, ti die potere 
di torre i giovinelti a la ria strada. 

" Lungi la sferza, " ti dicea la Pia 

de la vision: " i cuor chiude il terrore: 

amor I'anime invoglia e cortesia. " 

Di questo ver t'illumino il fulgore 

e teco accese la tua Compagnia, 

che muta in agni i lupi a rai d'amore. 

P. Card. LA FONTAINE 

Palriarca di Venezia 




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SOTTO IL 

BEL CIELO 

DORIENTE 



Come roiidinelle dal petto bianco e le 
testine nere, le missionarie, lasciato il nido, 
hanno spiccato il volo per altri lidi, per 
altri cieli... 

Non era forse bello il cielo d 'Italia, della 
terra fulgente di sole, di gloria, di ricordi? 
Oh! esso sara sempre nel loro cuore d'lta- 
liane ed esse sempre ameranno la loro Pa- 
tria, profumata e leggiadra, dalle verdi valli 
e dalle alte cime ricoperte di nevi immacolate. 

Ma una voce ha sospinto le missionarie: 
« Andate, andate; altri monti, altre vaUi, 
altri fiori vi aspettano; fiori die abbisognano 
delle vostre mateme carezze, prima che 

un'atmosfera pestilenziale li attossiclii 

per mantenerli freschi, olezzanti d'innocenza. 
Presto, presto... i piccoli iiori appena sboc- 
ciati reclamano le loro salvatrici... ». 

E le suore di Maria Ausihatrice partono: 
vanno nell 'India degU incantesimi, delle 
stregonerie..., nell'ardente India dove tante 
bimbe, dai \'isetti neri, ma dalle anime an- 
cor candide come freschi gigli, sono ad at- 
tenderle. 

Si attraversa I'Adriatico; un ultimo addio 
alia costa Italiana e si eutra nel Mediterra- 
neo. Le onde sbattono, si scjuarciano fra- 
gorosamente contro la nave: le suore pre- 
gano: Ave Maris Stella e si va... I,a nave 
barcolla, s'innalza, s'inabissa; ma si va, si 
va verso I'Oriente. 

Porto Said!... Non piii, non piu il bel tri- 
colore, visetti bianclii delle bimbe gaie che 
solevano correre festosamente a salutare le 
loro suore... si 6 in Egitto, quell 'Egitto 
fortunato che nascose Gesii Bambino e lo 
salvo dal cattivo Erode. 

Bimbi neri, stracciati, scalzi lungo le 
strade che ci guardano: nei loro occhi scor- 
giamo un non so che di triste... Oh! perchfe 
non sorridete? quanta pena ci fate, poveri 
bimbi! Sono maomettani: ce ne accorgiaino 
dai loro visetti tatuati col loro distintivo. 
Oh, come volentieri resteremmo qui, con 
voi; vi faremmo conoscere Oesu, quel Gesii 
buono che ama tanto i bimbi, die li cliiama 
i suoi prcdiletti, e voi non sartstc piii tristi, 
ina felici come i bimbi (I'ltalia. Ma non 
|X)Ssiaino fennarci a lungo; il piro.scafo ri- 
parte. Pero ci avviciiiiamo, dando loro una 
caramella ed una inedaglia, la medaglia del 



1 'Ausihatrice di Don Bosco. Che ini porta se 
sono maomettani? La Madonna e la madre 
di tutti: essi la guardano stupiti, piace loro 
e sorridono. Oh, la Vergine nostra vi attiri 
a se, o piccoh mori di Porto Said! 

Si attraversa il magnifico canale di Suez, 
fiancheggiato a destra dall 'Egitto, a sinistra 
daU'Arabia. Non si vede che deserto; qual- 
che nioro, qualche biondo cammello, e 
monti di sabbia, nient'altro; a sinistra belle 
palme, qualche pineta e casine bian'clie, 
sperdute in mezzo ad esse. 

Una nave si avricina, sull'albero maestro 
sventola il tricolore: e il Cracovia che torna 
in Patria,.. 

Gridi di salute, sventohi di fazzoletti: 
sono ItaUani come noi... <i Oh, cara nave, 
porta il nostro ultimo saluto, il nostro addio 
ai nostri cari. Noi seguiamo I'alta cliiamata, 
noi andiamo a salvare le anime; questo, 
questo solo ci spinge verso I'Oceano ». 

E si va; si tocca Suez, si entra nel mar 
Indiano, e poi si scende ad Aden. Anche qui 
dei bimbi neri ci seguono, ed anche qui 
regahamo caramelle e medaghe; le meda- 
gUe di Maria Ausihatrice, che vengono niesse 
loro al collo. Ci seguono i piccoh, re.Ttereb- 
bero volentieri con le suore; ma esse deb- 
bono ripartire. Aspettate, o piccoh fiori di 
Aden; forse dietro di noi ci saranno ancora 
altre sorelle che verranno proprio per voi, 
si fermeramio e vi insegneramio ad innal- 
zare i vostri cuori a quel Dio, tre volte 
santo e tre volte misericordioso. 

SulMare Indiano, i cuori battono; sentianio 
die la meta e vicina; il nostro canipo, dove 
altre sorelle ci precedettero, non e loiitano. 
Esse hanno giii seminato, i fiori incomin- 
ciano a sbocciare copiosi, percio hanno bi- 
sogno di altre operaie perche la niesse e 
abbondante. Noi, operaie del Signore, col 
cuore in festa abbianio risposto alI'a])pcilo. 

Bombay, per due gionii ci vede attraver- 
sare le sue vie. Come sono diverse da qi-.elle 
itahan-e! Oh, i costumi orientiili : uoniiiii 
.scalzi in sottana, coi capelh luiighi come le 
fionne; bimbi semi vestiti, donne avvolte nei 
loro davani, con numerosi oreccliini intomo 
alle orecchie, alle narici; .scalze, con gro.ssa 
catena, forse d'argento, alia cavigUa, con 
bimbi seduti sulle anche. 



=iL' 4 :^ 



Ci si incontra con un funerale pagano: 
il morto su vuia barella tutta infestonata di 
fiori di carta velina... Che coiifusione: i 
tamburi nillano, le naccliere assordano, 
strani stnimenti che fan sol del chiasso e 
non si tacciono un momento. Grida, urli; 
si strappano i capelli, si battono il petto. 
Misericordia, e una vera baraonda, e quella 
povera salnia, sara portata alia « torre del 
silenzio », in pasto ai corvi. Questi spazzini 
pubbUci deU'India gracchiano in modo da 
assordare, ^ un continue sgradevole con- 
certo. Ma che iraporta? Noi cerchiamo 
anime e quindi gustiamo solo della bellezza 
della nostra Missione... 

Le palme drizzano i loro chit'fi alti, bian- 
chi in alto, in alto; i banani frondeggiano 
maestosamente; non mancano il cocco, il 
mangos, il tamarindo, i quah abbondano 
in questa terra. 

Si riparte ancora. Sotto una grande gal- 
leria un lungo treno freme, fischia in attesa 
di slanciarsi aUa corsa. Si parte aUa volta 
di Madras. II treno corre per sterminate, 
sterili pianure; tutto e arido, bruciato dal 
sole cocentissimo; solo qualche palnia, im- 
mensi cespugU di ficlii d 'India, qua e la 
qualche pagoda con dentro qualche mostro 
adorato dai pagani. Capanne di fango, rico- 
perte di fogUe, Bimbi nudi, donue scarmi- 
gUate, uoniini oziosi sdraiati per terra... 

In una stazione, il treno si ferma; un 
bimbo quasi nudo si a\-\-icina, ci guarda 
curiosaraente; ci accorgianio che vede con 
vm occlrio solo. E scamo, macilente... GU 
regaliamo qualche cosa, e gU mettiamo al 
collo la medagha di Maria Ausihatrice. II 
piccolo nero esulta, corre e ritoma ben pre- 
sto con una fila di amici; tutti stendono la 
nera manina per prendere la caramella dei 
bimbi itahani. O piccoh, can bimbi della 
Patria no&tra, come gioireste anche voi, al 
vedere la f elicita che produce una caramella 
in questi piccoh fiori d'India che- vivono 
tristi sotto i raggi del sole tropicale. 



Le medaghe brillano gia sui loro petti 
scuri e se la guardano con compiacenza. 
Ecco che arrivano anche le mamme ed i 
papa; sembra che tutto il villaggio sia presso 
il nostro scompartimento. Si ha un bel da 
fare per distribuire medaghe e caramelle. 
Non si hanno piu cordoncini per le medaghe 
ed ecco che tutti i pacchi e pacchetti ven- 
gono sciolti. Tutti hanno la Madonna e 
tutti la baciano: tutti si leccano le dita... 

Una guardia arriva di corsa e h aUontana 
minacciandoU con un bastone. Si allonta- 
nano, ma ci guardano ancora e ci sorridono 
tentando di riav-vicinarsi. 

II treno riparte: gridi di saluto echeggiano 
da quella folia riconoscente. 

Finahnente dopo due giomi e due notti 
di viaggio si giunge a Madras... Le nostre 
sorelle, tutte in bianco, sono ad attenderci 
con il vescovo salesiano di Madras: Mon- 
signor Mederlet. Oh, gioia incomprensibile... 
sianio giunte! 

II campo nostro, Madras, ci accoghe fe- 
stosamente e ci mettiamo subito al lavoro. 
Anche Vellore, nel Nord Arcoth attende le 
nuove suore, ci sono le nostre orfaneUe: le 
piccole abbandonate o vendute. 

Come gia sono stati coltivati bene questi 
cari fiorelUni! Le missionarie che ci pre- 
cedettero, qui nell' India, hanno formate 
schiere di angioletti dai visetti neri e dagU 
occhi sfaviUanti d'innocenza, daU'anima 
bianca, profumata. Le nuove missionarie, per 
ora, lavorano campi gia arati e seminati, 
ma si additano loro altri campi, ricchi solo 
di sterpi e di spine, che esse dovrarmo mu- 
tare in aiuole fresche ed olezzanti. 

Oh, care bimbe d'ltaha, pregate tanto 
perche le nuove missionarie possano lavo- 
rare con zelo e per amore di Gesvi. Pregate 
per le vostre soreUine dal visetto nero; pre- 
gate perche il buon Dio ispiri tante anime 
buone a venirci in aiuto e perche altre Mis- 
sionarie vengano a rafforzare le nostre file. 
Una nuova missionaria. 





DALLE LONTANE iVHSSIONI 



SEGUENDO LE ORME Dl DULCAMARA. 



Da sei raesi le occupazioni interne della 
Missione mi impediscono di lancianni attra- 
verso le foreste vergini, per visitare e cate- 
chizzare i miei poveri selvaggi. E vero che 
il sacerdote che mi accompagna, imo di quelli 
per cui la vita e sinonimo di sacrificio, quasi 
tutte le settimane s'interna nei boschi per 
visitare or I'una or I'altra kivaria; ma sempre, 
con tutto questo rimane in me il desiderio 
di visitare i miei amici, anche con sacrificio. 
Ne viene spontaneo die non lascio scappare 
occasione per fare qualche scorribanda. 

Due mesi fa uno dei piu temibili kivari 
dei dintorni, viene e mi dice: — Padre, mia 
nipote sta morendo: il mio cuore mi dice 
che se tu non vieni a trovarla morra. — 

L'invito era fatto con politica non priva 
di lusinghiere parole. Quando il kivaro viene 
a dire cosi, lo fa perche sono gia stati con- 
sultati i migliori stregoni delle \'icinanze, i 
quali non hanno potuto succhiare la ma- 
lattia dell'infermo. 

Non frapposi nessuna considerazione. 
Hra tardi, pioveva, c'era un fiumc da pas- 
sare, tre ore di cammino! Mangiai mi boc- 
cone, rifornii la mia borsetta delle medicine 
piii indispensabili e... via! Fu una volata 
la mia, giacche non potevo quella notte dor- 
mire fuori di casa e faceva d'uojio ritornare 
in serata. Giunsi sudatissimo. La famiglia 
stava riunita. Si bandirono le cerimonie di 
uso, data la fretta e dopo aver preso una 
buona tazza di « ciccia » mi accingo alia xi- 
sita.. medica. — Diagnosi: tubercolosi al 
3° stadio con abbondauti .sbocchi di sangue. 
Dopo gli avvisi e indicazioni del caso, mi 
dispongo a rivolgere all'inferma qualche 
buona parola. Senonche il capo, con sussiego 
mi .si avvicina e dice: — Padre esamina 
anche mia figlia! Mentre .sono intento a farla 
parlare in tutti i toni, il vecchio pensieroso 



mi fissa immobile e con lui la numerosa 
discendenza. II verdetto e poco rassicurante: 
e in pericolo anch'es.sa. 

• — Padre, soggiunge impensierito il vec- 
chio, e io?... io come sto? 

Figuratevi im uomo dei pivi tarchiati, 
alto e ben formato che avrebbe resistito a 
un toro furioso. Mi venne il riso alia gola: 
gli toccai il polso tra il reUgioso sOenzio di 
tutti e con autorita lo rassicurai che stava 
bene. Si rischiard la gola di soddisfazione. 
Ma... dopo il capo tutta la discendenza vo- 
leva sapere se stava bene, se aveva i vermi, 
se poteva mangiare e che so io. Vi confesso 
che quasi mi insuperbivo di me stesso. Mi 
sbrigai pero e salutati gli ospiti volai per 
altre tre ore per arrivare a notte alia Mis- 
sione. 



Sara la fama, sara la gloria o che altro 
sara? 

Passano pochi giorni ed ecco che il kivaro 
Bosco trafelato viene in sul mezzogiorno 
alia Missione e mi dice con un poco di tur- 
bamento: — Padre — mi manda mio fra- 
tello Puxulata ad avvisarti che mi albero 
cadendo ha rotto la testa di suo figlio. Ti 
prega ]ierci6 che vada a curarlo. 

Le difficolta del viaggio non sono lievi. 
ITna distanza come da Torino a Chicri pas- 
sando per Superga, un fiumiceUo come due 
volte il Po, da pa.ssare e ritornare in serata. 

Riprendo la mia borsetta e questa volta 
col mio fedele catecliista, segno il kivaro. 
Viaggio senza incidenti neppure sul fitmie 
in cui la caiioa, che faceva acqua da tutte 
le parti, carico gli otto che stavano alia 
sponda. 

— Dove .sta il ferito? — domando appena 
arrivato. 



■^ 6 :^ 



— In una capannuccia qui vicino, mi 
soggiunge piano il Bosco. Quando si ferisce 
uiio gravemente non lo tengono in casa per 
non impressionare le donne. Adesso vedro 
se posso ottenere die lo facciano trasportare 
qui, dal moniento che sei tu a curarlo. 

La chiacchierata non f u Imiga. Un ragazzo 
usci, le donne si ritirarono, il padre fece 
finta di cercare un non so che di smarrito 
nella parte opposta. II ragazzo entro e si 
sedette sulla stuoia. Non fece motto in tutto 
il tempo della medicazione, ne di dolore, 
ne di disapprovazione. Disdetta! Non avevo 
portato con me la seta per cucire quella lar- 
ghissima ferita. Mi aggiustai come potei; 
disinfettai, rassicurai le due parti ferman- 
dole con un ferretto apposito, fascial e in- 
dicai cio che doveva fare il fratello, unico 
infermiere creato ad hoc. Dopo la cura I'in- 
fermo ritorno alia sua cella; il papa non 
voile neppur vedere la ferita. Dissi che due 
giorni dopo sarei ritornato e mantenni la 
promessa. 

Questa volta il mio viaggio non fu scevro 
di peripezie. Alia sponda del fiume, il giovane 
kivaro che ci accompagnava ode il grido 
del fratelli in caccia, il latrare dei cani e il 
nunore dei porci selvatici lontani. Fa un 
salto di gioia e piantandoci in asso, corre 
all'inseguimento dei porci. Che fare? Noi 
due continuiamo a cammuiare per il sentiero 
fino al fiume dove doveva esserci la canoa 
pronta. Illusioni! II mio catechista s'inoltra 
fino al basso dove trovata la canoa viene 
a prendermi. Che cuccagna far le prime espe- 
rienze di spingere la canoa! Ma ahime! 
Inesperto, mentre voglio dare la rotta a 
questa, mi sfugge U bastone e per un pelo 
non vado a finire nell'acqua. 

Quanto tempo dovemmo aspettare che 
venissero i kivari? Non so. Se dovessi mi- 
surarlo dalla noia che mi sorprese, deve es- 
seie stato assai lungo. Finalmente trasci- 
nando vm bel porco selvatico morto, giun- 
sero verso le due. 

Sgridarli era inutile! Montamnio e pas- 
sammo aU'altra sponda. L'infermo come 
I'altra volta. fu mandate a prendere e sic 
come la ferita si era conservata senza infe- 



zione, dopo ima accurata disinfezione potci 
cucirla. Mentre davo i sei punti tutt'attorno, 
presenziava la nonna del ragazzo e qualche 
curioso, che faceva schioccare la lingua di 
tanto m tanto per accompagnare il dolore 
del paziente. A operazione finita fu un re- 
spiro unanime e aUe tre e mezzo io ero gia 
sulla via del ritorno. Camminando conver- 
savamo con i kivari del jiiu e del meno 
quando I'attenzione mia, che ero il batti- 
strada, si raccoghe nei miei occhi e neimiei 
piedi. A 40 centimetri da me disteso al sole, 
sul sentiero, un serpentaccia grosso come 
il mio gmocchio della hmghezza di due metri, 
stava fissandomi: saltai indietro chiamando 
il kivaro che portava lo scliioppo. Lui stesso 
pimto e il tiro fu tanto sicuro che il serpen te 
neppur si contorse. La testa era rimasta 
sfracellata. 

Pochi commenti, alcime grida di awiso ai 
rimasti in casa del successo e si riprende la 
marcia senza incidenti considerevoli. La 
cura ebbe esito felice. Di chi il merito?... 
del ferito che aveva buona costituzione. 

II caso piu doloroso mi tocco pochi giorni 
fa, quando una donna kivara venne a pren- 
dermi perche andassi a visitare suo nipote 
infermo di bronchite. II mio viaggio era 
perfettamente inutile, giacche il malato 
non voile ne rimedi ne iniezioni. Gli feci reci- 
tare alcune preghiere, I'atto di dolore; cer- 
eal di parlargli dell'anima e ritnisi la cosa 
nelle mani di S. Teresa del Bambino Gesii 
e di D. Bosco. II giorno dopo gli mandai 
qualche uovo. Ma dispfero della sua guari- 
gione giacche e gia la 4" o la 5* volta che 
ricorrono alio stregone e conseguentemente 
espongono il malato a peggiorare le sue 
condizioni. Vogha il Signore fare abneno che 
muoia bene. 

Questa, cari amici, e la vita del povero 
missionario che per essere medico delle 
anime deve saper esserlo anche dei corpi, 
fino a tanto die organizzandosi la Missione 
bene, ci sia chi cura I'una con sacrificio e 
chi I'altro con amore e scienza. Affrettateci 
questo con le vostre fervorose orazioni. 
Sac. Giov. ViGNA 
Missionario Salesiano. 



AMICI, 

trovateci tutti un nuovo abbonato pel I93G... questa e la pro- 
paganda piu facile e piu fruttuosa per le Missioni Salesiane: 
esse desiderano avere molii amici. 



1 ^ 




// Giubileo 

nelle selve 
Equatoriane ^ 



Mons. Domenico Comin, vicario apostolico 
di Mendez e Gtialaquiza, ha ricevuto una 
iettera dalla quale siralciamo notizia dell'eco 
che il Giubileo del S. Padre ha avuto tra le 
selve dell'Ortente Eqiiatoriano. 

Abbiamo celebrate con solennita la festa 
dei Ss. Pietro e Paolo, dando alia bella ricor- 
renza un'impronta particolare di grato ri- 
cordo al Giubileo di S S. Pio XI. 

Anzitutto furono disposti gU animi deUa 
nostra popolazione di Macas con un triduo 
solenne, durante il quale si fecero le tre 
visite prescritte per lucrare I'lndulgenza. 
Alia vigilia fu eretta davanti la facciata 
della nuova chiesa una maestosa croce e un 
bel gruppo di uomini e di gio^'^netti si con- 
sacrarono solennemente al S. Cuore di Gesvi 
come zelatori dell'Apostolato della preghiera. 
II giomo della festa venne la pioggia di- 
rotta, ma i fedeli non mancarono aUe fun- 
zioni e le comunioni riuscirono numerose: 
fra i comunicandi spiccavano nei loro can- 
didi abiti nove kivaretti che 

per la prima volta ricevettero 

Gesu nel loro cuore. Nel po- 

meriggio il tempo si rimise al 

sereno e si pot6 fare la proces- 

sione Eucaristica e I'accademia 

in onore di Sua Santita. 
I nostri piccoli kivaretti pre- 

sero parte alia festa e, colla 

gioia che aveva comunicato 

loro la prima comunione, ne 

sentirono tutto il fascino; tanto 

che la preoccupazione loro in 

quel giomo fu quella di pensare 

e foniiulare buoni propositi per 

essere sempre degni di Gesii e 

del Papa, che hanno onnai im- 

parato a con.siderare come il 

loro Padre. 

Era veramente delizioso il 

vedere quanto si interessavano 

di Lui: chi domandava se il 



t^;') (■£5') t^;^ 



il S. Padre che fe tanto buono aveva ancor 
bisogno delle loro preghiere, chi invece chie- 
deva quaU preghiere gh fossero piii gradite, 
chi ancora come facesse ad amarh tanto, se 
vivevano nella foresta e cosi lontani da I,ui. 
Avevano il cuore cosi pieno di sentiment! 
affettuosi, che vollero, prima che la giomata 
iinisse, scrivere al Papa una letterina per 
dirgU quanto fossero contenti di aver fatto 
la prima Comunione nel giomo della sua 
festa, e che volevano essere buoni per I'av- 
venire come gli altri bimbi che vivono vicini 
a Lui, e intercedevano intanto pei loro fra- 
teUi ancora erranti per le foreste. 

Voglia il Signore conservare in cuore ai 
nostri kivaretti i buom propositi presi e 
crescere i delicati sentimenti che essi ci 
rivelarono nel giomo piu bello della loro 
vita. 

Angei,o Roubv 
Missionario salesiano. 




La baada dl Macat 



« 8 95= 



LE TRE 



SORELLE 



Vivevano in un vil- 
laggio distante da Jo- 
wai, nel piu fitto della 
foresta. 

La mamma, benche 
gracile e sofferente, 
era quella che lavo- 
rava I'intera giomata 
per procacciare il vitto 
alle tre piccine: il suo 
aspetto mesto e tacitunio indicava al- 
I'evidenza quanto avesse so£ferto e sofirissc: 
quando poi rimirava le sue figlie aveva sus- 
sulti della persona, come esplosioni improv- 
vise di angoscia. Forse prevedeva la sua 
prossima fine? forse si preoccupava dell'av- 
venire di quelle tre gracili creature? 

Mentre stanca, alle volte inzuppata dalla 
pioggia, alia sera si affaccendava attomo al 
fuoco per apparecchiare il cibo, si udiva 
fuori della capanna il passo barcollante e il 
suono d'una voce rauca per efEetto del kiad 
(spirito di rise)... 

— U kpa u la poi {= il padre e arrivato) 
monnoravano le tre sorelle e si stringevano 
tremanti intomo alia mamma, come per 
difenderla dalle busse che il marito ubria- 
cone era soHto regalare alia povera donna 
al minimo contrattempo che servisse da 
pretesto. 

I,a mamma, sfinita dal lavoro e dal dolore 
una sera entrando nella capanna si strinse 
con piu affetto le figlie al cuore e sussurro 
alia piu alta di 9 anni: « Sugi, ti raccoraando 
di aver cura delle tue sorelline... Hai com- 
preso quanto ti ha detto tua madre? ». Poi 
accese il fuoco e mise su la pentola: ma non 
pot^ piu far altro perche stramazzo inerte 
al suolo. 

Sugi esterrefatta guardava la mamma, la 
chiamava per nome, piangeva, mentre le 
soreUine inconscie della sventura loro toc- 
cata rimanevano sedute poco lontane. 

Poco dopo ecco il sohto passo e la voce 
irosa del padre: entra, vede la mogUe di- 
stesa, fa per scuoterla, ma alia sensazione 




di gelo provata nel toccare la donna, apre 
i suoi occhi sanguigni e con una risata da 
pazzo afiEerra la piu piccina delle sorelle, fa 
per deporla sulla legna ardente, dicendo: 
lap letn had ha kvnie j'ang phi (= muori, 
con tua madre). 

Sugi e le sorelle gridano con quanta forza 
hanno in gola, mentre si slanciano per trat- 
tenere il padre, accorrono i vicini che strap- 
pano la piccola vittima, allontanano I'u- 
briaco e rendono gli estremi onori alia po- 
vera donna. 



Le piccine — vorrete sapere — sono ri- 
maste in balia del padre? 

La Prowidenza le assistette amorosa- 
mente per mezzo dei vicini; poi ima sera di 
aprile le affido nelle nostre mani. Ad ora 
insolita vedemmo comparire in casa Boni- 
facio, uno dei catecliisti, con tre bambine 
e rm uomo che non ispirava nessuna sim- 
patia: era costui il padre delle tre sorelle, 
e ce le lascio. 

Poverette! Quanta compassione destarono 
nel nostro cuore! La piu piccola, nuda, era 
legata sulla schiena seminuda di Sugi, e la 
mezzana pure senza un cencio addosso: ave- 
vano tutte tre pivi del bruto che dell'essere 
umano. Alcune nostre orfanelle, apparte- 
nenti al villaggio delle nuove arrivate, le 
riconobbero e fecero loro le piii hete acco- 
gUenze. Pensammo a rifocillarle e a farle 
riposare. 



« 9 



Scheletrite al punto clie si potevano enu- 
merare le ossa, ci comniossero profonda- 
mente ma ci fecero presagire die, nialgrado 
le nostre cure, ne la piccina, ne la mezzana 
sarebbero Anssute a lungo. Ben presto le 
preparammo al Battesiiiio che ricevettero 
con \-i^-issima gioia preiidendo i nomi di 
Lidia, Gelinide e Teresa del B. G. 

Divennero la nostra gioia, la nostra con- 
solazione. 



Ed ecco gimigere il lugUo con una fiera 
epideniia: due delle tre sorelle, Geltrude e 
Teresa, ci vennero rapite a distanza di poclii 
giomi, tra spasinii atroci. Ora intomo al- 
TAgnello Inimacolato cantano rinno del- 
I'etema gioia e pregano per noi, per la Mis- 
sione amata, e per tutti i generosi che con 
la loro carita ci permisero di salvarle. 

Sr. Innocenza Vawno 
Figlia ^ M. A. 




La prima cappella in onore di D. Bosco 
nella valle del Bramaputra. 



II 4 giugno lasciavo Gauhati per recarmi 
a Ranipur, piccolo villaggio ai piedi dell'I- 
malaia, ivi chiamato da quel buoni cristiani. 
Volevano die benedicessi la nuova ca])])ella 
innalzata di loro iniziativa per ospitare il 
Re del Cielo. 

Men tre il carro tirato da due vacche magre 
procedeva a stento nella pianura melmosa, il 
mio cuore aveva sobbaizi di gioia e di coui- 
mozione. Avrei desiderato arrivare in un 
baleno al villaggio e buttar fuori il segreto 
che mi bruciava in petto. Ma dovetti pa- 
zientare ])er due gionii. 

Alia sera del secondo giorno giunse final- 
mente al mio orecchio il frastuono dei tam- 
buri c dei cembali che noii niaticano niai 
alia veiiuta del Missioiiario: e poco dopo 



circondato daUa piccola cristianita feci I'in- 
gresso nel villaggio. Diedi a tutti rappunta- 
mento pel niattiiio alia cappella per ascol- 
tare la S. Messa e li rimandai alle loro ca- 
panne. 

Furotio fedeli: ai prinii raggi del sole 
me li vidi venire iiei loro abiti di testa, can- 
taiido, felici. Tutti mi aiutarono ad adornare 
la capi)ella, a costruire I'altare prowisorio, 
sul quale coUocai il quadro di Don Bosco, 
che mi parve figurare in qudia squallida 
capaniia sperduta nella vallata del Brama- 
))utra nieglio che sotto ima superba cupola 
delle nostre chiese. 

La Messa, sotto lo sguardo sorridente di 
D. Bosco, la cek-br.u in uno stato d'animo 
die uon posso esprimere: pensavo ai trionfi 



^a: 10 ^ 




/ battezzaii latorno al B. D, Bosco, 



fidenti il mistico colloquio con 
lui sorridendogli e pregandolo. 

Quel giorno ebbi la consola- 
zione di aniministrare alcuni 
battesimi; prime rose sbocciate 
sotto il paterno sorriso di Don 
Bosco. Poi dovetti lasciarli qua- 
si a viva forza perche non si 
stancavano mai di domandarmi 
notizie del loro celeste Protet- 
tore, confortandoli coUa pro- 
messa di un prossinio mio ri- 
torno. 

Voglia il Beato D . Bosco esau- 
dire il voto unanime e mandare 
una schiera di apostoli nella 
vallata del Bramaputra. 

Sac. 1,. PlASECKI. 



di Roma, di Torino, del mondo 
intero e mi sembrava che man- 
cassero di ima nota, senza cui 
la gloria di D. Bosco sarebbein- 
completa: voglio dire la rap- 
presentanza dei cuori indiaiii 
rigenerati per opera dei suoi 
missionari. Godevo in quelmo- 
mento di essere tra i primi a 
dare questo contribute. 

Dopo Messa parlai ai cristiani 
di Lui che tanto amo i poveri 
e li rassicurai che, avendoli po- 
sti sotto la sua protezione, non 
avevano nulla da temere. Bi- 
sognava vedere come i loro occhi 
fissavano con compiaceuza le 
sembianze del Beato, e come fin 
da quell'istante cominciavano 




/ crlstlaal dl Raalpur. 



II cuore delle nostre piccole orfaiie della 
Santa Infanzia. 



Non sara discaro ai lettori di Gioventii 
Missionaria, I'apprendere come anche le 
povere bimbe raccolte dalla Santa Infanzia, e 
in buona parte aiutate dalla loro carita, 
vogKono bene al Sommo Pontefice, al dolce 
Cristo in terra. 

Secondo I'insegnamento del nostro Beato 
Don Bosco, parUamo sovente ai nostri 
fanciulli cristiani del Papa, del Padre co- 
mune di tutti i cristiani, che ha una bene- 
volenza speciale per i figli lontani, e special- 
mente per i cinesi e le cinesine; ed esse ci 



ascoltano, e ci tempestano di domande, 
mentre ne ammirano la dolce iisonomia 
benedicente. 

Quest 'anno, abbiamo cercato di far loro 
comprendere qualche cosa dell'anno giubi- 
lare di S. S., e le abbiamo invitate a pregare 
per Lui e unirsi cosi ai bimbi e alle bimbe 
di tutto il mondo, che vatmo a gara nel- 
I'offrire le loro preghiere ed anclie i loro 
soldini, perche il Papa H distribuisse, a sua 
volta, ai poveri, ed abbiamo soggiunto: 
« Voialtre siete povere e di soldini non ne 



'^ 11 ^ 




Ortaoelle Cloesl. 

avete, ma non importa; il Papa e contento 
che le bimbe cinesi preghino per Lui ». Una 
piccola, allora, dice: « Abbiamo i soldi che 
sono nell'anitra ». E tutte: « Si, si; prendi 
quelli e mandali al Papa ». Bisogna sapere 
che in Cina, I'avere un salvadanaio a forma 
di anitra, 6 un segno di buona fortuna, e il 
regalarlo e un atto di gentilezza grande. 

Una povera donna che veniva in ambu- 
lanza per la cura degU occIii, guarita che fu, 
potto alia suora, che I'aveva curata, uno di 
questi « porta-fortuna ». Ricordiamoci che 
viviamo tra i pagani. 

La suora penso di regalare il salvadanaio 
alle piccole orfane, le quah, quando, molto 
raramente, ricevono qualche soldino lo niet- 
tono nell'anitra, e sapete con quale scopo? 
Quello di vxiotarla al f anioso « Kwo nyen » 
{capo d'anno) la festa massima per i cinesi; e 
avere quel 405 soldi, a propria disposizione, 
per comperare, secondo il gusto, un fazzo- 
letto, un giocattolo, un dolce qualunque, ecc. 
Queste povere orfane sarebbero infelici sc, 



il gionio del Kwo nyen non 
ricevessero almeno due soldi 
iuvolti nella tradizionale carta 
rossa. 

II pensiero ci conunosse e 

per provare ancora se era real- 

mente sincero, dicenimo lore: 

— Ma se mandate i soldini al 

Papa, al Kioo nyen non avrete 

pill niente, e, aUora, sarete 

scontente. . . — « No, no, repli- 

carono; vedrai che saremo tanto 

contente pensando che il Papa 

avra gradito i soldi delle bimbe 

cinesi ». Quindi, attomo alia 

Suora che si accinse a vuotare 

1 'anitra, ad ogni soldo che veniva 

fuori era un battere di mani, e, 

quando fu \'uotata e si conto il tesoro, esso 

ascendeva iiientemeno che a 2 doUari... Un 

battere di mani accolse il risultato della 

grande somnia; 2 doUari!... alia loro mente 

rappresentavano 2 mihoiii, e il I'apa con 

2 dollari poteva addirittura, secondo esse, 

comperare un palazzo. 

Ma non e significativo, consolante il fatto, 
di queste piccole infelici che si privino della 
piii grande soddisfazione che possa avere 
un bimbo cinese, per versare il loro tesoro 
nelle mani del Vicario di Gesu Cristo?!... 
E non ci sara nessuno dei piccoh e grandi 
lettori di Gioventii Missionaria che leggendo 
questo episodic, sottragga alia strenna na- 
tahzia qualche soldino, perche anche le 
orfanelle di Shiu-Chow, nel prossimo loro 
Capo d'anno, che cade alia fine di gennaio 
1930, abbiano la sorpresa del minuscolo 
pacchettino a\'A-olto nella carta rossa, che le 
rendera doppiamente felici?... Lo faccia il 
piccolo Gesii! 

SuoR Pai,mira Parri. 



Mafrimonio di due sposi, novelli cristiani. 



Sposo e sposa sono cristiani nuovi. Essa 
fu battezzata quattro anni fa, dopo un 
Ivmgo catecumenato, dando prova di molta 
serieta ed aniore alia dottrina nostra; lui 
allievo, prima pagano della nostra scuola 
di Nam Yung, passd poi alia scuola di Shiu- 
Chow e diede prova di saldezza e anche di 
aiifezione alia nostra Istituzione, appunto 
nei momenti piii difficili, (juando veramente 
si era combattuti cd osteggiati. 

Ottenne il S. Battesimo e gli fu imjiosto 
il nome di Liiigi. Ultimo di quattro fratelli 
con padre e madre ancor viventi, solo cri- 
stiano in famiglia ancora tutta pagana. 



seppe tuttavia fare onore alia sua fede. 
Appena i genitori gh parlarono di niatti- 
monio disse loro cliiaro che egli come cri- 
stiano intendeva di fare le cose secondo le 
prescrizioni deUa Santa Cliiesa. La famiglia, 
benche pagana, non ojapose ostacoli. 

La vigilia della cerimonia civile, i due 
promessi si portarono alia cappella di Ly 
Heu Kiau, ove fcccro il matrimonio religiose, 
accostandosi divoti ai Ss. vSacrameiiti con 
grande edificazione degU altri cristiani. Per 
valutare questo atto, conviene sapere che, 
secondo il costume pagano dei cinesi, fe 
grande sconvenienza die due promessi si 



-^ 12 :^ 



trovino faccia a faccia, prima di aver com- 
pmto il rito ci\Tle che secondo loro costi- 
tuisce il matrimoiiio. 

I,a tradizionale ceriinoiiia, secondo il co- 
stume cinese, veniva riservata per il gionio 
dopo in casa dello sposo e si svolgeva nel 
seguente modo. La grande sala degli avi 
era addobbata ed imbandierata a festa; e 
nel mezzo, dove avrebbero dovuto cam- 
peggiare le tavolette degU antenati e gli 
idoli famigliari, troneggiava in una gloria 
di lumi e fiori la sorridente immagine di 
Maria Ausiliatrice, dal cui benigno sguardo 
gU sposi dovevano ricevere la confenna 
della fede giurata il giomo antecedente. 

Gli stessi pagani rimasero assai bene im- 
pressionati del bell'apparato religioso da 
loro mai veduto. Gli iuvitati, un'ottantina 
fra uomini e donne, giunsero abbastanza 
presto. La sposa, preceduta dai portatori 
del suo corredo e dei doni per il marito 
(coj)erte, cuscini, vestiti, una trentina di 
paia di pantofole, parapioggia, ecc.) il tutto 
ben bene in vista, giunse in sedia verso le i8. 
AU'entratadellasaladegliavi, la 
sedia e abbandonata la con la 
sposa, ed i portatori con tutti 
gli altri vanno a rifocillarsi un 
po' ed a svagarsi. La sposa sem- 
brava dimenticata, perche rima- 
se esposta all 'aria gelata di 
gennaio per alnieno vma buona 
mezz'ora. L'usanza e questa. 
Eatrando nella sua nuova casa 
deve imparare la pazienza e la 
longaniniita. 

Finalmente, quando tutti fu- 
rono radunati, uomini e donne, 
gU uni da una parte e gli altri 
dall'altra, nella sala degli a^•i, 
trail fragoreinfemale dei petar- 
di, la mediatrice accompagno la 
sposa, con la faccia coperta da 
un denso velo, e la consolo con 
buone parole, mentre essa pian- 
geva desolatamente. 

Sposo e sposa vatmo insieme 
davanti all'altare circondati 
dagli anziani e dai parenti. 
Secondo il rito pagano, quando 
i due contraenti si trovano cosi 
davanti alle tavolette degli an- 
tenati, lo sposo dovrebbe pro- 
nunziare la seguente formola: 
Tale dei tali, niio glorioso ante- 
nato, io mi faccio onore di por- 
tare a tua conoscenza, che la 
signorina tale dei tali qui pre- 
sente enira quest' oggi a far parte 
della tua famiglia. M questa la 



fonnola matrimoniale. Nel nostro caso in vece 
lo sposo recito, dirigendosi al quadro della 
Madonna, la pregliiera di occasione che 
conteneva espressioni di riconoscenza a Die 
e promessa di adempiere fedehnente i do- 
veri di sposo. Fatto questo, lo sposo ando 
ad inginocchiarsi davanti alia madre ed al 
padre e ne domando la benedizione. La 
sposa invece stette sempre ritta e coperta 
col velo. 

Qui incomincio Tesilarantissima cerimo- 
nia del Pai Tong. Si stese per terra una co- 
perta, davanti all'altare, e nel mezzo vi si 
coUoco un bel catino nuovo. Cominciando 
dal padre deUo sposo, tutti i parenti devono 
festeggiare e regalare agli sposi. La ceri- 
monia e semplicissima. Ogiiuno si prepara 
la sua ofEerta, consistente in qualche mo- 
neta rawolta in carta rossa: si capisce die, 
per salvare la faccia, il pacchetto deve es- 
sere molto appariscente e per farlo compa- 
rire tale, qualcuno vi acclude anche qualche 
patata. L'offerente si porta davanti all'im- 
magine, la venera con un profondo inchino, 




Due sposi crMlanl. 



-m 13 



* * 



getta Tofierta nel catino e volgendosi verso 
gli sposi fa lore una riverenza. Lo sposo 
deve allora inginoccliiarsi davanti a chi 
offre, come per ringraziamento. La sposa 
invece sta sempre ritta, e si inginoccliia 
solo davanti alia suocera, quando questa 
viene a fare la propria offerta. Nel qual 
caso le nuore pagane, mentre si inginoc- 
chiano per protestare la loro soininissione, 
rivoltano nascostamente verso la medesima 
suocera un piccolo specchietto, che apposi- 
taniente liaiino appeso al loro vestito alio 
scope di riflettervi le frequenti escande- 
scenze che temono da una supposta suocera 
brontolona. 

L'atto di ciascuno viene sottoUneato da 
comtnenti e risate, cosi ognuno tenta di 
esimersene: ma il padre dello sposo va in 
cerca degli in^^tati ed in bella maniera li 
costringe a compierla. Fui invitato anch'io 
e per il grande afifetto che avevo pel niio 
antico alunno volentieri vi accondiscesi. 
Preparai la mia offerta e fatto un profondo 
inchino all'immagine di Maria SS. Ausilia- 
trice, gettai I'offerta nel bacile; mi voltai 
di poi agh sposi e riverendoli suggerii, rom- 
pendo I'usanza del silenzio, un Tien Chin 
Pan Yu (il Signore vi benedica). Entrambi 
gli sposi caddero in ginocchio e, contro 
I'usanza, essi pure mi risposero grazie tra 
la pill schietta e generale allegria. Dopo di 
me pill nessuno pote salvarsi dal Pai Toug; 
anche i piii riottosi dovettero arrendersi. 
La cerimonia duro piii di un'ora. Le offerte 
vanno di diritto ai due sposi e non alia 
famiglia. 

Finito il Pai Tong, la mediatrice scopre 
la sposa ed in questo nostro caso le fu ri- 
spanniato il solemie colpo di ventagUo sulla 
testa, che lo sposo avrebbe dovuto dare 
come primo comphmento coniugale; I'in- 
tento di tale complimento sarebbe per pro- 
nosticare il futuro comportamento della 
sposa; se con quel colpo riesce a farla pian- 
gere, tutti i presenti si congratulano dicendo: 
« Avrai una sposa obbediente » — in caso 
contrario, « Povero te! guardatene bene ». 

Cosi finita la cerimonia dello sposalizio, 
la sposa si ritira nella sua stanza a piangere 



la mamma lontana ed abbandonata; mentre 
gli altri prendono posto intonio alle tavole 
imbandite. Durante la cena ogni portata e 
accompagnata da una niarcia musicale ; 
cosicche chi sta fuori puo dal numero delle 
suonate argomentare quanti sono i piatti. 

Verso la fine lo sposo col padre versa di 
propria mano ad ognuno degh in\'itati, co- 
minciando dai piii autorevoh, una tazza di 
vino invitandoli a bere. E un ringraziamento 
per avere onorato colla loro presenza la 
festa di famigha. 

Dopo la cena gli invitati non fanno che 
esilararsi con gli sposi; gU uomini con lo 
sposo e le donne nella stanza della sposa 
e do fino a tarda notte, mentre nella sala 
degh avi continua la miisica ed il vino a 
volonta. ^la anche a quest 'abitu dine qui si 
fece eccezione; perche avendo io, per ren- 
dere piii bella la festa, regalata una seduta 
cinematografica, la maggior parte dei con- 
vitati, davanti a quella novita nonmai vista, 
dimentico persino il bere ed anche gh scherzi 
che molte volte diventano troppo banali. 

A tarda notte con il servo ed i catechisti 
ritomai alia nostra residenza soddisfatto in 
cuore per aver potuto ottenere che, nono- 
stante la famigha fosse ancora quasi coni- 
pletamente pagana, lasciasse da parte tutte 
le cerimonie superstiziose dei pagani, per 
adottare completamente i riti cristiani. Fu 
un vero successo che certamente va attri- 
buito alia potenza di Maria Ausihatrice la 
quale presiedette, si puo dire, a tutto lo 
svolgimento di quella solennita. 

Ci auguriamo die questa buona IMadre 
voglia non solo assistere e benedire in 
particolar modo i due sposi, ma compiere 
1' opera convertendo anche tutta quella 
numerosa famigha, Ed ora, a due mesi di 
distanza da questo fatto, possiamo dire che 
Maria lavora dawero, perche gia uno dei 
tre fratelh dello sposo colpito da malattia 
mortale, cliiese egli stesso di essere battez- 
zato e mori con i sentimenti deUa piii grande 
fiducia nella misericordia del Signore. 

Sac. Umberto Daimasso 
Missionario salesiano. 




"s; 14 ^ 



LA CODA 

DELL' 

ELEFANTE 




Vi presento un mio amico Leng: deve 
avere settant'amii; la statura mingherlina 
e poclii peli al mento lo danno a conoscere 
a prima vista per un aniiamita: i suoi ante- 
uati si rifugiarono al Siani nel secolo scorso. 
quando una feroce persecuzione iUustro la 
Chiesa dellTmpero d'Annam con migUaia 
di martin. 

*** 

Quando scendo a Mekhlong per visitare 
quel buoni figliuoli, un quarto d'ora della 
sua faceta conversazione e senipre In pro- 
gramma, Quando riesco a svignamiela con 
una mezza bugia, perche se la vince lui, il 
quarto d'ora e molto lungo. Mi parla dei 
suoi viaggi, dei tanti mestieri che ha dovuto 
fare, mi informa dei prezzi delle derrate, 
delle sue previsioni atmosferiche... 

Ma non avrei mai creduto che Leng si 
intendesse anche di... apologia. Avevamo 
terminato di addobbare la cliiesetta per la 
festa patronale, quando sbarcarono tre gio- 
vanotti venuti a vedere che cosa era quel- 
I'insoUto sbandieramento, Inchini, conve- 
nevoU, cacciano il naso un po' dappertutto, 
e poi una fitta pioggia di domande cui alcuni 
nostri ragazzi rispondono con disinvoltura 
non disgiunta dalla prudenza cui h ha av- 
vezzati il frequente contatto con i pagani. 

Ma quei \'isitatori, e perche avevano della 
nostra reUgione qualche idea non troppo 
esatta messa insieme sulle piazze e perche 
non e facile da una prima lezione uscire 
maestri in teologia, tiravano conclusioni 
non troppo a proposito, e giii afaredifficolta. 



E avrebbero esaurita la pazienza dei no- 
stri ragazzi, se con loro non ci fosse stato 
uno che non e piu ragazzo, cioe il nostro 
Leng. II quale aspetto che la discussione 
fosse al colmo della parabola, poi: « Cera 
una volta (comircio, e con un tono che non 
ammetteva contraddittorio), c'erano ciofe 
quattro mendicanti. Avevano tante volte 
sentito parlare dell'elefante, ma non I'ave- 
vano mai \nsto. Giunsero in un paese dove 
un proprietario si offerse a far loro vedere 
la bestia al prezzo di dieci soldi, ma a patto 
che entrassero uno per volta. Accettarono. 
Entro il primo ed il padrone gU fece vedere 
solo la proboscide; al second© solo le zanne, 
al terzo solo una gamba, al quarto solo la 
... coda, col pretesto che.... adesso sarebbe 
troppo lungo dirlo. 

Ma quando i quattro poveri si scatnbia- 
rono le impressioni, non riuscivano a rico- 
struire la famosa bestia e non arrivavano a 
capire come ad esempio ad un naso cosi 
grosso corrispondesse una coda cosi piccola ». 

Sta a vedere, pensavo io, che Leng ci ha 
scambiati per dei bambini e ci va contando 
le fiabe. 

... «E voi, prosegui (e qui I'avreste detto 
un quaresimahsta), voi che della nostra 
santa rehgione avete conosciuto meno che 
la... coda; vorreste era ricostruirla e capire 
tutto e giudicare come se aveste studiato 
parecchi anni?... ». 

Sac. Felice Bosso 
Missionario salesiano. 



^ 15 



9ptinti bx cbuca^ione ^tapponese 




pag:iaudo ogni mo\-imento da frasi toccanti 
come ad es.: Biion giorno - Oggi e bel tempo - 
Da tanto tempo nan Vho veduta - Lei mi 
onora troppo degnandosi di visitarmi - Lei 
e la persona piit gentile che to conosca e si- 
rnili, notando seuipre che mentre I'ospitato 
o il \asitatore loda il padrone, il lodato con 
frasi uniilissime disprezza se e le sue cose. 

4) I segni di rispettoso saluto non si 11- 
mitano alle persone, nia si estendono agli 
edifici sacri e degni di rispetto. E vol ve- 
drete il buon giapponese, scoprirsi il capo 
e incliinarsi passando davanti al tempio. 
E voi ammirerete il buon scolaro giapponese 
che all'entrata ed all'uscita del recinto sco- 
lastico si togUe il cappello e s'inchina rive- 
rente alia sua scuola. 

5) II controllore dei bighetti nel treno, 
I'incaricato della puHzia nei vagoni, inizie- 
rarmo i loro lavori annunciandoli a capo 
scoperto nel centro del vagone presso a poco 
cosi: So di recar molestia, ma permettano 
che compia il mio dovere . 

E in sonuna un complesso di abitudini 



Uaa piccola massala. 

Per questa volta vi intratterrd su alcune 
generalita di questo tenia, che forma una 
fra le pivi belle caratteristiche di questo gran 
popolo. 

i) L'aspetto gcnerale del paese che e 
per bellezze naturaU uguagliato da poclii al 
mondo, e il senso di proprieta che per edu- 
cazione, per necessita di cose (casa di legno, 
pa\-imenti a stuoie, calore e umidita) e ob- 
bligato ad avere il giapponese, portano con 
s6 un senso di decoro personalc spiccato e 
che subito lo fa contraddistinguere. 

2) L'aspetto nomiale della faccia giap- 
ponese e sempre tendente al sorriso sia che 
il giapponese sia da solo, e speciahnente 
quando h in prcsenza di altri. Ed e col sor- 
riso che viene accompagnando i suoi lavori, 
i suoi giuoclii, i suoi canti. 

3) 11 saluto del giapponese h I'incluno 
profondo, grazioso, lento, acconipagnato da 
frasi gentih espresso col sorriso e dal ripc- 
tersi deU'incliino. Quando si h in casa I'in- 
chino si fa stando in ginocchio e posando 
le niani bellainente divaricate a terra e toc- 
cando colla froute il pavimento, ed accom- 





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Va'altegra tlorala. 



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delicate e gentili che sono compinte dai 
giapponesi con grazia e die verainente sono 
degiie di aniniirazione e di imitazione. 

6) La fainiglia, la scuola, I'esenipio degli 
adulti, rinsegnaineiito dei libri coopera a 
questa fonnaz;ione di costunii nazionaU, che 
fomiano (come in ogni popolo) le caratte- 
ristiche curiose, specialmente qiiando le 
paragonianio alle nostre. 

Molte di queste abitudi:ii sono dovute a 
necessita di cose ad es. la pulizia scrupolosa 
alia casa, fatta come gia vi ho descritto 
fondamentahiiente di legno, con pa\-imenti 
a stuoie di pagUa di riso. Oltre la pulizia 
quotidiana ed ogni volta che vi e di bisogno, 
vi e la grande pulizia annuale ordinata e 
controllata dall'autorita pubblica. 

II vestito giapponese, il caldo, I'uinidita, 
la polvere esigono I'uso frequente (per niolti 
giomaliero, per tutti akneno settimanale) 
dei bagni e dei bagni caldi, e del lavaggio dei 
vestiti. Ma cjueste ed analoghe necessita 
si sono venute trasfonnando in abitudini 
personali e di famiglia e di razza, detenni- 
nando gran parte delle norme educative di 
questo gran popolo . Cosi, ad es., il giappo- 
nese che viaggia, alia stazione precedente il 
termine del viaggio, si reca al lavabo (che 
e in ogni vagone) e si assesta la persona in 
modo da presentarsi a chiunque nella forma 
piii decorosa possibile. 

L,a maniera di ordinare le cose che deve 
presentare come dono, e sempre graziosis- 
sima e sempre fatta con tutta proprieta. 

Come vedete i vostri amici giapponesi 
possono in molti dettagh educativi dand 
qualche utile insegnamento. La nostra 
schiatta amante ed anmiiratrice del beUo, 
dell'ordine, della proprieta, puo trovare in 
molte nonne giapponesi fonte di aniniira- 
zione e di imitazione. 

D. ViNCENZO CiMATTI. 




FaacluUezza gaia 




^ 17 ^ 



Tra i monumenti delllndia 



IL TAJ MAHALL 



E I'opera piu compiuta, aggraziata e splen- 
dida dell'India intera. 

II disegno, le proisorzioni meravigliose, la 
posizione, I'accesso austero e la grande pas- 
sione d'amore che esso ricorda, sono gli ele- 
menti fondamentali che fanno di quest'o- 
pera, un'opera eccezionale. Costo airimpera- 
tore Giahan, che la costrusse, la somnia di 
100 milioni di rupie; e si dice che 20 mila 
operai vi lavorassero per 22 anni iniiiterrot- 
tamente sotto la guida di eccellenti artisti. 

Fu opera di iin italiano — Gerolamo Vero- 
neo detto il Veneziano — die, niorto intorno 
al 1670, fu sepolto nel ciniitero cristiano 
di Agra, tuttora ben conservato. 

Nel 1629 — trecento anni fa — era morta 
la sposa di Giahan, la sultana Arimand Ban, 
da lui chiamata Muntaz-i-Mahall {= I'e- 
letta del palazzo) donde il norae Taj-Mahall, 
e I'imperatore ordino quella costruzione 
imponente, da servire come tomba alia sua 
sposa e a se stesso. E non bado a spese, 
volendo che tutto fosse di marmi fiuissinii. 
Detronizzato nella vecchiaia dal figlio Au- 
rengzeb, il povero imperatore fu relegate ad 





Arimand Han. 



L 'Imperatore Glahita. 

Agra in catena. Si racconta clie la egli sup- 
pUcasse i custodi di portarlo ad ima finestra 
dalla quale potesse vedere il Taj Mahall, 
per contemplare quella meraviglia e ripen- 
sare alia sua diletta sposa. 

Appena i:)assato il portale vastisshuo, ecco 
un lungo sjjecchio rettangolare di acqua 
cristallina, fiancheggiato da bassi cipressi a 
])iraniide e rose, e in fondo il Taj Mahall 
sfavillante di bianco nei suoi marmi, con la 
Candida cupola centrale e due altre minori, 
e i quattro minareti che I'affiancano e si 
slanciano nell'azzurro del cielo. Ai raggi 
dell'aurora il Taj Mahall e tutto rosa, e al 
tranionto si tinge di mia gamma di colori 
dolci e pallidi finclit- la nebbia leggera del 
fimne lo vela. Ma di notte la visione del Taj 
Mahall, quando splende la luna, ha qualche 
cosa di magico. 

Nel salone centrale, sotto la cupola, .sono 
collocate al centro le due tombe, recinte da 
luia griglia di candido marmo lavorato come 
uu pizzo; ma le due .salme non ci son piu: 
una sessantina di anni fa vennero porlate 
nel museo di Agra. ■ 



1; 18 ,T- 




// Taj AiJhall. 




Le iombe act salone ceatrale. 

=^ 19 ^ 




/V ALTO — Due frate Hoi orfanelll - ina 

plratl ' Un bel gruppo dl all 

IN BASSO — Sembra una donna ed e inv 

a Moas. Verslgtia -A *A ii 




e per un secolo serv) di difesa contro 

^histiche. 

\ttore - SataJe 1928 a Shiu-Chow iatorno 

istinto suonatore di flauio. 




C'ttsdella del Graa Moji I — La sala eel Troao. 




CUtadella del (Iran Mogol — La sala delle udlenze. 



^r 22 :x. 











La laiumma Mesgldr coa massulmaal la preghiera. 



LA CITTADELLA DEL 
GRAN MOGOL 

E; di coiitro alia Giunima Mesgid sulla 
spoiida del Giamna: si est wide per 47 ettari 
circoscritta da una muraglia periuietrale, 
entro cui sono cortili, giardini, edifici e ca- 
senne. E detta Sciahgiahanabad... 

II salone delle grandi udieme e uuo dei 
piu maestosi del moiido e niisura 114 m. 
di lungo col soffitto sostenuto da file di 
colonne collegate da archi lunati: pa^mento 
di marmi e mosaici di stile fiorentino. 

In un padigUone iniponente s'apre la 
sontuosissima Sala del Trono tutta di ran 
e sceltissimi maniii sculturati e intagliati 
con arabesclii poUcromi e pietre dure e pre- 
ziose incastonate. Nel centro era collocate 
quel capolavoro di oreficeria Indiana, il 
trono detto « dei pavoni », di oro massiccio 
perche aveva per base due enonni pavoni 
dalle code tempestate di diamanti, perle, 
sraeraldi e turchesi in quantita. II disegno 
fu fatto dal veneto Ortensio Bronzoni (morto 
nel 1677) e il capolavoro costo 20 milioni 
di rupie. Attorno al soffitto si legge in 
giro la scritta: Se e un paradiso sulla terra, 
e questo t qxiesto e questo. 



Scia Gialian fu I'imperatore che fece in- 
nalzare queste superbe mera^^glie coH'aiuto 
di eccellenti artisti. 

LA GIUMMA MESGID 

Si erge nel centro dei quartieri indigeni 
di Delhi: e la moschea pivi grandiosa e 
forse piu bella dell India. 

Ha proporzioni ciclopiche alia base che si 
eleva di qualche metro dal terreno circo- 
stante per costituire un'immensa piatta- 
fomia, con un cortile quadrato di oltre 
150 m. di lato, al quale si accede da 3 lati 
per tre scalee monumentah. In giro doppio 
loggiato aperto. 

La moschea con un maestoso porticato 
antistante e sormontata da tre cupola a 
bulbo di cipolla, tinte di lucida biacca con 
omanienti di rame dorato; e fiancheggiata 
da 2 minareti. Su uno di questi minareti si 
assise Madir per contemplare I'incendio di 
Delhi e il massacro dei suoi abitanti e vi 
disease solo tre giomi dopo quando cento- 
mila cadaveri ingombravano le rovine. 

Nelle torratte angolari del loggiato sono 
conservate reUquie di Maometto; un san- 
dalo, un pelo della barba rossa, una cin- 
tura, ecc. 



=^ 23 ^ 




Riccardo al suo benefattore 



(Leffera di un orfaael/o). 



Sono un povero figlio della foresta, clie 
timido mi presento per narrarle un po' della 
mia pietosa storia. 

Vivevo felice la nella mia capanna di 
bambu, e godevo tutte le tenerezze della 
mamma essendo figlio unico. jNIio padre rin- 
casava spesso a casa barcollante, e allora 
erano busse aUa mamma, che piangeva, 
piangeva... Ricordo con spavento che tal- 
volta le proponeva di bruciarmi, perche 
mangiavo troppo riso. Un giomo mio padre 
si allontano di casa per non piii rientrare: 
e mia madre, debole e malaticcia, non po- 
teva recarsi al lavoro per guadagnare qual- 
che paisa (soldo). Quante volte tentai di 
saziare la mia fame con erbe della ^^cina 
foresta! Ma un triste giomo, clie non dimen- 
ticher6 mai, mia madre mori e mi lascio 
orfano, solo, abbandonato. 

Inconscio della disgrazia clie mi aveva 
coljjito, mi unii anch'io alle personc che 
cantando nenie e strillando erano venute 
a prendere il cadavere della mamma per 
bruciarlo secondo I'uso pagano; e quando 
eljbero temiine le abluzioni di rito, un brutto 
uomo mi prese per mano dicendomi; « Se- 
guinii, d'ora innanzi starai con me ». E do- 
vetti seguirlo, mentre il mio cuore tremava 
di spavento e di dolore. Ero diventato suo 
schiavo, e i giorni non furono certo sereni; 
p<jco riso, molte busse, mai una parola 
buoiia. 



Ma la ProvA'ideuza Divina vegliava su 
me. Un giomo venni condotto a Jowai m 
una casa bella e grande, e per la prima volta 
vidi delle mem (signore), ben diverse dalle 
altre mem, che nii condussero in mezzo ad 
altri fanciulli. lo li guardavo sbalordito e 
non osavo parlare, e preso da tristezza mi 
misi a piangere. I-^na delle mem consegno al 
padrone dei tipika (denari) con una gran 
carta, sulla quale il mio padrone v'impresse 
una grande ditata d'inchiostro. Venni cosi 
comprato dalla mem., che subito mi mise i 
calzoncini, mi diede un bel pezzo di pane 
e mi disse: Oteil kane don ka, ring jong plei 
(Guarda, questa casa e tua e tu starai qui 
con noi). Non capivo bene, ma sentivo di 
dover essere contento. Ora mi sento tanto 
felice di essere nella Casa della Missione; 
ho vesti e riso e tutti mi vogliono bene. 

Ma cosa strana... invece di chiamanni 
Rolli, come mi chiamava la mamma, mi 
chiamavano Riccardo. Ricevetti il S. Bat- 
tesimo e mi fu ripetuto quel nome che gia 
ero avvezzo a senlire. Ora, lieto, ripeto il 
grazie piii affettuo.so al geueroso benefattore 
di Torino, Riccardo Gualino, che tanto 
amo. Per lui innalzo la preghiera quo^'''1ir\na, 
invocandogli gioie, beneflizioni, conforti. 



Jowai 



Riccardo. 




•a: 24 :e^ 




lone aivma sui missionari. 



Narrava, mesi or sono, qiiesto stupendo 
episodio il rev. Ispettore Salesiano delta Co- 
lombia, Sig. D. Bertola. 

Lo zelante missionario salesiano D. Raf- 
faele Crippa, che per 35 anni svolse tin apo- 
siolato benedetto nei lebbrosari della Colombia, 
qitando I'eccessivo caldo delle notti gli impe- 
diva di prender sonno, si recava ai piedi del 
tabernacolo a pregare per i defunti e pel suoi 
figli sofferenti, agonizzanti. 



meravigUa non vede nessuno. Ritorna quiiidi 
alia stanza si spoglia e sta per coricarsi qitando 
si ripete to siesso rumore. Ritorna a vedere: 
alia luce delta luna, fa un giro attorno alia 
casetta e con sua sorpresa non trova nessuno. 
Che sard? Rientra in camera, aspetta un poco 
ed alia fine si decide ad andare a riposo. Ma 
ecco che avvicinandosi al tetto si ripete lo 
siesso rumore. Allora risotve d'accendere la 
trice, prende in mano la candeta, va ad aprire 




quasi presc da terrors rientra nella siaaza.. 



II Signore varie volte protesse miracolosa- 
mente la vita del suo ministro. 

Una sera a notte tarda, dopo aver recitato 
il santo rosario, entrb netta sua umile stan- 
zetta a plan terreno, unico delta misera stam- 
berga, e stava per mettersi a tetto, senza ac- 
cendere la luce, secondo il suo costume, quando 
sente bussare alia porta. Credendo che qual- 
cuno to chiamasse al tetto di un moribondo, 
esce, da una sguardo attorno e con grande sua 



la porta e vedendo che nessuno si presenta, 
quasi preso da terrore, rientra nella stanza, 
niira attorno e fissando lo sguardo sul lelto 
vede che propria sul suo guanciale giaceva 
attortigtiato e cotta testa alta in posizione 
d'attacco, un serpente velenosissimo. Se egli 
si fosse coricato alto scuro, sarebbe stato vit- 
tima di una morsicatura fatale. Con qiiei 
rumori mister iosi I'angelo suo custode voile 
liberarlo da morte sicura. 



=^ 25 ^ 




S. Pletro Claver. 

L'AMICO DEI NEGRI. 

E S. Pietro Claver... / suoi servizi verso 
i poveri negri ammalati stiperano tutte le 
allre sue opere di carita. 

Una volta il Santo fu chiamato per uii 
infclice, die a cagione delle suejetide piaghe 
era slalo dal padrone rinehiuso in una caverna. 
II padrone stesso con qtiattro servi aveva con- 
dotto il Santo alia spelonca, ma giimto all'en- 
trata non voile proseguire e si riirasse in un 
angolo donde poteva osservare quanta il san- 
t'lwmo avrebbe fatto. E vide cite sidle prime 
il Servo di Dio, vinto dalVorribile puzzo, in- 
dietreggib: ma osservando quel misero corpo 
dis/allo dalle piaghe, rifietti un istante e 
appena si avvide delta sua dcbolezsa, se ne 



accitso davanti al Signore, diccndo: — Su. 
peccatore injame; hai coraggio di abbandonare 
un figlio di Dio che soffre? Farai la peniienza 
di questa viltd. 

Si avvib verso la parte piii buia delta spe- 
lonca, si scoperse le spalle e si diede una 
rigorosa disciplina a sangue. Poi si -avvib 
giiiocchione verso il negro sofferente, gli bacib 
le piaghe cancrenose e gli prodigb le piii 
amabili cure. Qitindi ne ascoltb la coiifessione 
e si trattenne con lui per lungo tempo. 

I cinque uomiiii che to avevano accompa- 
gnato, avendo tutto osservato, erano fuor di 
se per la nieraviglia e confessavano che solo 
il Claver poteva compiere quei miracoli di 
caritci, perche era un Santo di Dio. 

Trecentomila negri risentirono in tutta la 
loro efficacia i beneftzi delta carita di qiiesto 
apostolo. 



L'OMBRELLO SALVATORE. 

Un catechista di Barwag {India) si recava 
ad un villaggio portando seco I'ombrello. Era 
le rocce del Chota Nagpttr I'ombrello da im- 
portanza ed autoritd: pel catechista fu anche 
la sua salvezza. 

All'improvviso si trovb davanti alia tigre 
che gli veniva incontro. Che fare? Fiiggire, 
era lo stesso che essere insegttito, avanzare 
sarebbe siato per la belva una provocazione... 
Forse I'Angelo Custode gli ispirb una liimi- 
nosa idea: aprire brtiscamente I'ombrello... 

La tigre a quella nuova manovra fuggi 
spaventata... anche il catechista fuggi nella 
direzione opposta, lasciando sul terreno I'om- 
brello che raccolse il giorno dopo ritornando 
con biion numero di amici. 




■m lb ^ 




Siibito vi viene condotlo con 
gran soddisfazione del pagani. Fi- 
nulmenie ne tenevano unol Arri- 
vato davanti all'idolo, domanda 
un bastoncino d'incenso, lo piglia 
ill niano, e, con gesto coraggioso, 
lo scaraventa nclla faccia del pus- 
sali (idolo). Poi rivolto verso la 
folia grida: « Voglio andare col 
mio babbo e con la mia mam- 
ma! I). 

/ boxers, furiosi d'essere siati 
hurlati, lo crocifissero con chiodi 
di legno alia porta della loio 
pagoda. 

Pensate quale educazione aveva 
riceviito quel piccolo eroe. Che 
germe di grandezza d'animo e di 
retlitiidine cristiana, die amore 
a Dio e alia religione doveiie 
aver infuso la madre sua in 
quell' animuccia, affinchi, nell'u- 
ragano, si rialzassero cost fortel 
Ognun sa che il martire non s'im- 
provvisa in cinque minuti. 

(Missioni Vincenziane). 



A veva olto amii (nolate bene, questo angio 
letto aveva solo otto aniii) qitando ncl 1900 
vede morirsi sotto gli occhi il non- 
no, la nonna, il fratello e la ma- 
dre. Poi i boxers sono a lui. Lo 
accarezzano, lo consolano, 
usano ogni mezzo per e- 
storcergli una parola d'a- 
postasia. Egli non rispoi - 
de. Ma ad un tratto, rial- 
zando il capo, domanda 
d'esser condotlo alia pa- 
goda. 




-^lln- 



Riti e Supcrsti^ioni Pagani 



Un ristorante di Pekino. 

Rari i restaurants vegetariani, famoso fra 
tutti uno di Pechino, dove la storia della 
conversione del proprietario e scritta su 
lunghi fogli di carta appesi alle pareti, come 
kakemono. Una volta, in sogno, egli vide le 
anime di tutti gU animali che aveva man- 
giato: vi erano maialetti daH'occhio maU- 
zioso, altri dallo sguardo scrutatore, peco- 
reUe che belavano dolorosamente, qualclie 
capretto, un mezzo daino che si trascinava 
a stento, orde di fagiani, anatre, galHne, 
galletti e perfino nova, che si agitavano 
tutti intorno a lui, in una confusione infer- 
nale. I pesci si contorcevano ai suoi piedi, 
gamberi e molluschi lo fissavano con occhi 
traditori e qua e la qualche uccelletto ma- 
linconico. Tutti lo accusavano di averU as- 
sassinati e per vendicarsi, proponevano di 
ucciderlo (chi sa quante portate aveva in- 
goiate al pranzo della sera precedente!!!). 

Scongiuro, prego, difese strenuamente la 
sua causa e... la sua peUe. Finalmente fece 
vote di non uccidere mai piu nessun animale 
e di fare tutto il possibile in loro difesa. Piu 
fiduciosi e generosi degli uomini, gli animali 
lo lasciarono andare, non solo, ma gl'inse- 
gnarono perfino il segreto di alcune ricette 
per metterlo in grado di preparare ottimi 
cibi. Da quel giorno, nel suo restaurant si 
puo mangiare quelle che si vuole: maiale 
arrosto, rognonata, pinne di pescecane, nidi 
di rondine, cotolette di pesce e cento altre 
cose, tutte dawero ottime, ma preparate 
assolutamente secondo i dogmi del vegeta- 
rianismo. II proprietario ha un'abilita vera- 
mente eccezionale nel far dtmenticare ai 
suoi ospiti che stanno seguendo un regime 
ascetico di resistenza alle tentazioni della 
carne, di tutte le carni. 

II dente di Budda. 

Si conserva a Kandy (Ceylon) su un fiore 
di loto sbalzato in oro e decorato di gennne, 
in una pagodina in vetro listata da sottih 
laniine di oro. 

I'y grosso come mi dito e lungo cintiue 
centimetri. 

Dicono i buddisti che e una delle 23 parti- 
colarita fisiche che aveva Budda. Nel 300 
dope Cristo fu portato a Kandy dalla prin- 




II 

Deate 

dl 
Budda. 



cipessa Kahnga, che ra\eva nascosto nei 
capelli: nel 1560 cadde nelle mani dei porto- 
ghesi che lo portarono a Goa e lo bruciarono. 
I buddisti ne fecero uno d'avorio identico, 
dicendo che quello bruciato dai portoghesi 
era falso, mentre il vero resta ed e quello 
di Kandy. 

Nessmia rehquia, forse, t venerata da un 
maggior numero di fedeli del preteso dente 
di Budda che e conservato in un tempio 
innalzato presso il pittoresco lago di Kandy, 
nell'isola di Ceylon. Quel dente non soniiglia 
affatto a un dente uniano, ma pinttosto a 
quello di un coccodriUo; i buddisti, pero. lo 
credono autentico e lo considerano la cosa 
piu sacra. Ogni anno la rehquia e \'isitata 
da luigUaia di pellegrini provenienti da ogni 
parte dell'Oriente, i quaH affrontano lunghi 
viaggi e ogni sorta di disagi e offrono al 
tempio oro, argento e gioielh preziosi. Una 
leggenda narra che uno dei novanta re di 
Ceylon offri al dente sei mihoni di fiori in 
un sol giorno, e che un altro re gioniahnente 
offriva centomila fiori della stessa specie, 
variando ogni gionio di specie. vSi narra che 
cinquant'anni fa i Siamesi abbiano in\'iato 
a Ceylon una loro delegazione la cjuale offri 
50.000 sterUne per ottenere di trasportare 
il dente nella eapitale del Siani. Ma questa 
offerta fu .sdegnosamente respinta. Alia 
mi.ssione fu .solo pennesso di vedere il dente; 
(juando e.sso fu tratto dalla sua custodia, 
uno dei Siamesi vi strofino sopra rapida- 
mente un pezzetto di stoffa che inmierse 
poi in una fialetta d'oho. I., 'olio fu cosi con- 
sacrato e ninnito del potere di consacrare 
a sua volta innumcrevoh barili d'olio, ca- 
paci, alia loro volta di santificare tutto il 
Regno del Siain. 



=^ 28 * 




Lo Spirito che parla 



A Tsoi non era fervente seguace di Budda 
ma neppure inveiva contro di Lui per averlo 
fatto nascer povero; al contrario era fedele 
a onorare gli antenati, e due volte raiino, 
nel giomo del Cheng Meang (ossia della 
grande commemoraEione del defunti), por- 
tava egli stesso alia loro tomba I'offerta 
rituale: un polio arrostito fiancheggiato da 
grossi pezzi di lardo, con ai lati una scodella 
di rise ed una tazza di buon vino. 

II suo zelo pero era interessato. GU ante- 
nati si accontentavano del fumo, ed egli si 
mangiava il resto, e di ritomo, alia moglie 
che reclamava la sua porzione, rispondeva: 
Lo SPIRITO HA TUTTO MANGIATO. 

Cio che doveva accadere, accadde. Un 
giomo la moglie si adiro fieramente uscendo 
in improperi contro di lui e protestando 
che non avrebbe sopportato piii a lungo le 
sue soperchierie. — Sia pure, rispose egh 
calmo; il mese venturo andrai tu a fare 
Tofferta. — Si, disse ella, io la portero e la 
riportero di ritomo e non te ne daro neanche 
un briciolo. 

L,a tomba si trovava in un luogo nascosto, 
presso la riva di un fiume. II giomo stabiHto 
la donna parti tenendo solennemente nelle 
sue mani il piatto rituale. 

Arrivata alia tomba, depose il tutto da- 
vanti alia pietra tumolare, e bnicio un pac- 
chetto di petardi per sveghare lo spirito 



degU antenati; fatto cio si inginocchid e fece 
la prostrazione richiesta, quando udi una 
voce: « Come mai? d'ordinario 6 il marito 
che viene a fare il sacrifizio!... Perche dun- 
que oggi viene la moglie ?... ». La poveretta 
ebbe un sussulto; si alz6 bruscamente, 
guardo da tutte le parti, cerco donde po- 
tesse esser uscita quella voce, e, non vedendo 
nessuno, se ne fuggi spaventata, pensando 
che fosse quella deUo spirito. Mentre essa 
fuggiva, un uomo usci dal nascondiglio, 
s'impossesso deU'offerta, rimise il piatto 
davanti alia tomba e se n'ando; era il ma- 
rito il quale ritomando indietro per altro 
sentiero s'incontro colla donna. 

— Come mai, le disse, cosi presto sei di 
ritomo?,.. Spero che avrai riportato Tof- 
ferta... 

— Non mi parlare: ho udito la voce dello 
spirito... 

— E allora... 

— Allora... ho avuto una paura orribile 
e sono fuggita... io tremo ancor tutta... 

— Tu hai un gran torto; do che capito 
a te e senipre capitato anche a me quando 
portava I'offerta; solo che io non ho paura 
dello spirito e quando egU aveva finito di 
mangiare, io riportavo almeno i piatti. 

Sac. V. RlCAl<DONE 
Missionario salesiano. 



'^ 29 ^ 




Ooka Tadasuke era govematore di Yedo 
nel 1736. 

La tradizione giapponese ha celebrate 
quest'uomo per la sua giustizia e prudeiiza. 
Eccone uii esempio: 

Un negoziante recava un giomo un grosso 
involto di lana finissima ad un cliente lon- 
tano: per via, sentendo la stanchezza, depose 
il suo carico e sedette presso uu idolo cliia- 
mato il dio di pietra per riposarsi. Sfortu- 
natamente si addormento. Svegliaudosi dopo 
qualche ora ebbe la brutta sor])rcsa di uon 
trovare piii I'invol^o. .Sconsolato, si rec6 dal 
govematore Ook;i» a raccontare il furto... 

— II colpevole, inio caro, ^ il dio di pie- 
tra — coticluse il magistrate; • — - pensero 
io ad intliggergli la dovuta punizione. 

E spicco I'ordine che gli fosse coiidotto, 
legato, I'idolo di pietra. 

(Juando la gente vide passare per le vie 
del pacse il dio di pietra, per coiioscenie il 
inotivo seguirono il carro che lo trasi^ortava 



e senza accorgersi entrarono tutti nel cor- 
tile del Govematore, il quale vista quella 
turba fece cliiudere le porte sicchfe nessuno 
poteva piu uscire. AUora Ooka parlo alia 
geiite e disse che avevano commesso un 
grave fallo penetrando alia sua presenza 
senza essere cliiamati: pero era disposto a 
perdonare tutti ad una condizione. Siccome 
I'idolo era colpevole di aver lasciato rubare 
sotto i suoi occhi I'involto di lana bianca, 
cosi ognuno dei presenti a titolo di ripara- 
zione avrebbe dovuto portargli un certo 
quantitative di lana bianca, niettendovi 
sojira il nonie del rispcttivo donatore. 

Parv'e cosi leggera quella riparazione che 
tutti assentirono e pel giomo lissato ricom- 
parvero ])untuali col done prescritto da 
Ooka. Allora fece chiwnare il mercante 
derubato per esaniinare la lana, e cjuesti 
non dur6 fatica a riconoscere la sua che gU 
era stata tolta. Ooka ordind fosse iniprigio- 
nato il colpevole e rimando a casa gli altri. 



-m 3Q ^ 



I Parsi e le torri del silenzio. 

I Farsi rifugiati in India soiio oggi circa 
cento mila, in grandissima parte concen- 
trati a Bombay. Essi mantengono vive le 
antiche credenze religiose e dispongono i 
lore cadaveri nelle « Torri del silenzio » 
offrendoli in pasto agli avvoltoi ed ai corvi. 

II Parsi deve sempre rispettare la purezza 
della terra, dell'aria, dell'acqua: un cadavere 
potrebbe contaminarla, onde il rifiuto di 
bruciare o seppelUre i morti. Per la distru- 
zione dei cadaveri procedono in questo modo: 
appena e spirato nn uomo, lavano il corpo 
del defunto con urina di vacca, lo vestono 
di bianco, lo mettono su una lastra di pietra 
col capo volto al sud: tracciano intorno un 
circolo alia distanza di tre passi (che costi- 
tuisce I'area infetta). Presso il morto si 
colloca un vaso con fuoco per allontanare 
gli spiriti malefici. I becchini nel compiere 
le varie funzioni tengono delle pezzuole da- 
vanti alia bocca. 

I funerali si fanno sempre a piedi. II corpo 
vien portato su cataletto di ferro alia Torre, 
seguito da congiunti e amici vestiti di bianco, 
a due a due uniti da un fazzoletto bianco. 

A Bombay, nel bosco sottostante al punto 
piu elevato della collina di Malabar, in un 
giardino cintato, sorge un tempietto nel 
quale arde il fuoco sacro e intorno, a breve 
altezza da terra, sorgono le cinque Torri del 
Silenzio. Sulle mura e sui pahnizi grossi 
avvoltoi attendono il pasto quotidiano. A 
tutti, tranne ai becchini, e vietato I'ingresso 
nelle Torri. 

La Torre e costituita da una piattaforma 
circolare, pavimentata con lastre di pietra: 
e divisa in tre cerchi di nicchie poco pro- 
fondi — rappresentano i tre precetti morali 




della religione: Buone azioni, huone parole, 
buoni pensieri: — il primo cerchio e per gli 
uomini — il secondo per le donne — il terzo 
pei bambini. 

II cadavere spogliato viene messo in una 
nicchia e la Torre e chiusa. 

Allora mentre tutti se ne vanno, comiu- 
cia il lavoro degli avvoltoi e dei corvi. 




llaa delle torri del slleazlo. 



La forre di Fathy-pur-Sikri. 

Fu costruita dall'imperatore Akbar in- 
sieme colla citta, vicino ad Agra. A che 
serviva questa torre? I rostri che la rendono 
irta hanno accreditato la leggenda che fosse 
un tempo un luogo di convegno per caccia 
grossa: nella sommita si accendeva un gran 
fuoco per attirarv'i le numerose tigri e leo- 
pardi dei dintomi. Le punte sporgenti avreb- 
bero dovuto formare un inipedimento alle 
tigri per balzare alia sommita dove si rac- 
coglievano i cacciatori. 

Pero sembra piu naturale pensare che 
fosse in origine una torre oniamentale e 
che gli aculei di cui e omata fo.ssero zanne 
di elefanti, rubate dai conquistatori e so- 
stituite con aculei di... pietra. 



^ 31 ^ 




Sforia di 25 anni /a, narrate dal missionario D. A, CoIbacchitiL 

(CONTINUAZIONE) 



Solo in noi vedeva la vita, ma la vita sel- 
vaggia del Bororo che, sopra le vittime del 
suo furore, feroce, rideva, sghignazzava, 
faceva festa. La povera fanciulla, mi par 
di vederla, si fece pallida pallida, bianca 
come la cam^icia che aveva indosso; la sua 
fronte si Lmperlo di sudore, i suoi occlii si 
chiusero, e cadde ai piedi del Cacico. 

10 ero la vicino. Vidi U fiero Uke-waguu, 
afiettuoso come un padre, sedersi per terra 
e sostenere tra le braccia quel povero fiore 
che noi avevamo cosi brutalmente strappato 
all'amore, al sorriso dei suoi cari. 

— Acqua, grido; portate acqua... la fan- 
ciulla muore... presto. 

Uno di noi corse al fivmie e con un reci- 
piente trovato tra le macerie della casa 
ormai distrutta dal fuoco, attinse acqua e 
la porto. Uke-waguii ne verso in abbondanza 
sul capo e sul corpo della fanciulla, e la fisso 
con insolita ansia, sperando di vedere risor- 
gere la vita in quel corpo delicate. 

La fanciulla alia sensazione fredda del- 
I'acqua si scosse, apri i suoi grandi occhi, 
guard6 intorno come sqiarrita e con grida 
affannose torno ad invocare i suoi cari... 
II Cacico la reggeva ancora tra le sue braccia, 
I'accarezzava e la consolava, mentre grosse 
lagrime cadevano dai suoi occhi. 

La povera fanciulla sfinita per I'angoscia 
e lo spavento im]jallidi ancora, la fronte le 
s'imperlo di nuovo sudore, chiuse gli occhi 
e rechnd la testa sul petto del Cacico... 

L'eco delle grida, delle urla, del canto dei 
nostri corapagni ebbri di sangue e di bottino, 
si ripercuoteva tristemente all'opposta riva 
del fiume... 

11 Cacico depose delicatamente la fan- 



ciuUa per terra; si alzo a guardare mtorno 
a se triste e pensieroso; conobbi che aveva 
U cuore oppresso da profonda pena, e rivol- 
tosi a me disse: 

— Andiamo via! 

Ad im suo fischio acuto e prolungato da 
tutti si fece sUenzio. Si chino nuovamente 
sulla fanciulla che un tenue respLro dimo- 
strava essere ancor viva; la prese tra le sue 
braccia e con im secondo fischio piu lungo 
die I'ordine di partire immediatamente. A 
grandi passi egh scese la ripida riva del fiimie, 
adagio amorosamente m una piccola canoa 
la fanciulla e gettatosi nell'acqua spinse a 
nuoto la canoa aiutato da due uomini. 
AH'altra riva la fanciulla apri gli occhi e 
fece segno di volere un po' d'acqua. Uke- 
waguu con il concavo della mano attinse 
un poco d'acqua e I'accosto aUe labbra della 
giovinetta che, bevutone im sorso, guardo 
fisso un istante Uke-wagtiu, e con le labbra 
smunte gli sorrise. Vidi allora il volto del 
Cacico illuminarsi di gioia ed inumidirglisi 
gli occhi; poi mi disse: 

— La fanciulla mi ha sorriso! Voglio por- 
tarla io stesso, tu mi aiuterai. Gli altri va- 
dano via, ritornino al villaggio subito, noi 
li seguiremo. 

E cosi fece. Mi ricordo che al separarci 
Giri-ekureu, dal cuore piii duro della pietra, 
ci passo vicino, guardo la fanciulla sogghi- 
gnando, e con un gesto di minaccia disse: 

— Forse! sara! ma... aspetta, vedrai! — 
e parti sghignazzando. Infelice Giri-ekureul 
Tu sai come era cattivo, come era peggiore 
di una tigre. Anche lui h morto ora, ma non 
so se si trovera insieme al mio caro Uke- 
waguul II mio pensiero ed il mio cuore mi di- 



-^ 32 :^ 



conodi no... Uke-iuaguu era buono; I'altro era 
cattivo, il piu cattivo di tutti noi... E quante 
volte ha tentato di sollevare iBororoscontro 
di voi!... Quante volte tramo la vostra morte! 
Se tu non sei caduto sotto la punta della 
sua freccia, fu perche il Signore ti proteg- 
geva, e per I'energia del buon Cacico. Di 
Dio, del Paradiso, dell'Inferno, di tutto cio 
che voi siete venuto ad insegnarci, Giri- 
ekureu non voleva saperne; ripeteva spesso 



fatti, e toniare vivi tanti ricordi... La figura 
alta e severa del cacico Uke-waguu mi stava 
davanti affabile, sorridente in coiitrasto 
col ceffo oscuro, selvaggio, feroce, e sangui- 
nario del famoso Giri-ekureu, che nella Mis- 
sione fu veraraente I'antitesi del buon Ca- 
cico. 

Moriri kwadda, venuta la sera, mi aspet- 
tava seduto nel luogo consueto. Mi parve 
triste, assorto in pensieri. 




Tatto quel glorao cammlaammo portandola sulle aottre braccla. 



che era Bororo e come tale voleva vivere 
e morire e che poco gli importava di Dio, 
del Paradiso e deU'infemo... e tu sai bene 
come egli h morto!... 

Ma e gia tardi. Va' a dormire, cheil sonno 
gia pesera sui tuoiocchi. Domanicontinuero 
il mio racconto. 

— Buona notte, mi disse, prega il Signore 
per me. 

— Buona notte, gli risposi, il Signore sia 
con te. 

II. - La morte di un angelo. 

Quella notte dormii poco pensando al 
racconto di Moriri; I'immaginazione mi fa- 
ceva vedere persone e luoghi, assistere a 



— Goku-kuri, mi disse, sei venuto? Ti 
aspettavo! 

— Eccomi... 

— Siedi ed ascolta; molte cose devo dirti 
ancora... II Bororo non e come voi che, per 
non dimenticare scrivete; noi invece ricor- 
diamo tutto e non dimentichiamo nulla. 

— ■ Era un fiore, sai queUa fanciviila; ma 
I'alito selvaggio I'awizzi. Uke-wagiiu aveva 
per essa ogni cura, ogni attenzione; I'amava 
come la piii tenera sua figUuola. Tutto quel 
giomo camminammo portandola sulle no- 
stre braccia. AU'ombra delle palme, sulle 
rive dei ruscelU ci riposavamo pochi istanti, 
per oifrire un sorso d'acqua a quella crea- 
tura, che, bevendola goccia a goccia dalle 
nostre mani con uno sguardo triste, con un 



=^ 33 ^ 



mesto sorriso, feriva sempre piu il nostro 
cuore. Povera fancmlla quauto soffriva! 

Non potevamo fermarci; il timore di es- 
sere inseguiti ci iiicalzava e sebbene fossimo 
certi che nessuno era scampato all'eccidio, 
pure non ci sentivamo sicuri, tranquilli. 
Faceva d'uopo inoltrarci nell'osciira foresta 
del Rio das Mortes. Vi giungemino a notte 
profonda in quel fitto grovigHo di alberi, 
rami, foglie e liane. Si udiva solo il rumore 
dei nostri passi e lo spezzarsi dei ramicelli 
secchi sotto i nostri piedi. Piu lontano, I'ulu- 
lato sinistro delle fiere si accoppiava al canto 
del giad, e questo accresceva nell'aninio la 
tristezza... Quando Uke-waguu esclania: 

— Ma perche questo uccello canta an- 
cora? Perche non tace? II mio orecchio non 
lo pu6 piii tollerare... 

Ma ecco la limpida distesa del fiume 
aprirsi davanti a noi... 

— Qui! — disse Uke-waguu... Egli che 
portava la fanciiilla, pian pianino la poso 
per terra e corse al fiume ad attingere acqua. 
La luna gettava i suoi raggi palUdi tra ramo 
e ramo ed il suo puro riflesso si specchiava 
tremolo neU'acqua del fimne che correva, 
con leggiero monnorio, ai nostri piedi. Cercai 
alcune foglie di palma e le stesi per terra; 
sopra vi adagiammo la fanciulla che oramai 
ci era cosi cara. II pallore del suo viso. il 
suo respiro affannoso, il palpito accelerato 
e forte del suo cuore, ci dava somma pena, 

Uke-vagtin, accoccolato vicino ad essa, 
le sosteneva la testa appoggiandola alia 
sua gamba, e la guardava con ansieta pa- 
terna, non stancandosi di contemplare quel- 
I'essere che proprio egh aveva reso cosi in- 
felice. 

Nel corso del giorno avevamo trovato un 
favo di miele selvatico. Tunica cosa refri- 
gerante che si pote trovare in quel luogo. 
Raccolsi il liquido sopra una larga foglia 
e I'accostai alle labbra arse della ragazza 
che ne assaporo un poco; poi chiuse gli ocihi 
e si addormento. 

Uke-waguu non si stacco da lei tutta la 
notte. Accesi un piccolo fuoco e mi coricai 
per prendere un po' di sonno. Ma ero agitato, 
commosso per le vicende di quel giorno e 
forse per la prima volta in vita mia provavo 
il rimorso della nostra feroce, barbara ven- 
detta. . 

— Mamma, mamma mia, grid6 la fan- 
ciulla. 



Mi scossi, ravvivai il fuoco e mi accostai 
alia giovinetta. Uke-wagmi le teneva la mano 
sul capo e la poverina piangeva, parlava, 
diceva tante cose, ma noi nulla capivamo. 
II sudore le scendeva copioso daUa fronte; 
essa guardava fisso in \m punto, stendeva 
il braccio, faceva segni, sorrideva, e: 

— Manmia, mamma mia, diceva... Era 
questa Tunica parola che noi capivamo. 
Uke-waguu mi guardo e con un sospiro pro- 
fondo, disse: 

— Cliiama la mamma die vede... vuol 
andar con essa!... Oh! io, io fui che strappai 
a questo fiore Tamore della madre... Io 
Tuccisi .. Per causa mia ora anche questa 
muore... Si, va' pure coUa tua mamma; io 
crudelmente te Tho tolta, non devi restare 
con me... Va' pure; tu sei buona e non puoi 
star con me che sono tanto cattivo, che 
tanto ti ho fatto soffrire. Chiania la mamma 
tua che venga a prenderti... con essa sarai 
felice... con me no, non lo potrai essere... 

E le lagrhne scendevano dagli occhi di Uke- 
wagiiii, irrigavano le sue gote e cadevano ■ 
sulla guancia della giovinetta che con soave 
sorriso guardava dolcemente il Cacico. Un 
non so che le pendeva al coUo; a tratti lo 
stringeva nella sua mano o lentamente lo 
portava alle sue labbra imprimendovi dei 
baci... poi se lo metteva sul cuore e cosi lo 
teneva stretto... Di nuovo un sorriso, un 
bacio e poi ancora sul cuore. Con sforzo 
aiutata da noi si mise a sedere, appoggiando 
la testa sul petto di Uke-waguu. II respiro 
era piu lento, ma il cuore palpitava ancor 
fortemente. Lascio cadere le' braccia ed 
allora abbiam visto cio che essa stringeva 
e baciava: era quello che pur noi un giorno 
dovevamo conoscere e baciare: era una pic- 
cola Croce di un metaUo splendente. 

Rimase assopita alcuni istanti, poi come 
.subitamente svegliata da xma voce amica, 
apri gli occhi, guardo, sorrise ed alzo il 
braccio come chi porge la mano per essere 
aiutata ad alzarsi... 

Commciava ad albeggiare; gli uccelli nel 
bosco cantavano giulivi al giorno che .sor- 
geva e il fiume rifiettendo i primi chiarori, 
pareva rendere piii allegro il perenne mor- 
morio delle sue acque. Un leggiero zeffiro 
spirava e, passando fra foglie e fiori, spar- 
geva per Taria delicati profumi... ' 

Ora parlava essa: non so a chi guardasse 
e sorridesse; poi la mano che teneva distesa 



'se 34 j&. 



porto alia fronte, al petto, alia spalla sinistra 
ed alia destra... prese quindi la piccola Croce, 
I'accosto alle sue labbra, la bacio e ribacio... 
Poscia guardo soavemente Uke-wagtiu, gli 
sorrise.. e con treniola niano accosto la piccola 
Croce alle labbra di liii e gli fe' cenno che 
la baciasse... 

II fiero Cacico la bacio con tutta la forza 
del sue animo ferito, ed a quel bacio si vide 
brLllar negli occhi delJa gioviiietta la gioia 
piu viva... sulle sue labbra il piii puro sor- 
riso... Uke-ivaguH non resistette, bacio piare 
la fronte di quell'angelo, che, stringendo 
nuovamente al cuore la sua piccola Croce, 
continuava a sorridere; poi con un lungo 
sospiro reclino la testa sul petto del Cacico 
e lascio cadere inerte il braccio... 

II fiore era appassito... Un raggio di sole 
colpi la croce d'oro sul petto della fancinlla 
morta e irradio vividi riflessi di bellissiini 
colori. 

Uke-waguu con un singulto di pianto e di 
dolore delicatamente compose quel corpo 
senza vita e inginocchiatosi al lato, si chino 
per accostare ancora le sue labbra a quella 
piccola croce e scoppio in lagrime come un 
bambino. 

Anclie Moriri Kwadda, a questo pun to, 
vinto dalla commozione non pote proseguire: 
piangeva mentre le sue labbra cercavano di 
balbettare parole. 

lo pure sentivo un nodo stringermi la gola 
e si stette entrambi in lungo silenzio. 

- — Cosi, riprese Moriri, al vedere il mio 



caro Uke-waguu baciare e ribaciare quella 
Croce, piangendo, non potei resistere e come 
lui mi ingiiiocchiai, mi curvai su quel corpo 
die il pallore della morte aveva reso piu 
bello, e accostai le niie labbra a quella croce. 
AUora io ero inconscio di cio che face^-a, 
non sapevo die significas.se la croce: la baciai 
perclie I'aveva baciata il mio amico, il mio 
fratello Uke-waguu, perche quel deUcato 
fiore I'avea baciata, e niori nel dolce sorriso 
di quel bacio. Ora so; conosco cosa sia la 
croce; so quale conforto, quale pace porta 
il bacio a quel segno sul quale il buon Dio 
per noi diede la vita. 

Ricordi? II mio e tuo amico, I'indimenti- 
cabile Uke-ivagiiu con quanto atnore, con 
quanta fede, con quanto fervore baciava il 
Crocifisso che sempre gh pendeva al jjetto. 
Ricordi i suoi ultimi istanti? come non lascio 
mai di baciare il Crocifisso e staccando le 
labbra dal Crocifisso rese la sua aiiima al 
Signore? 

— Si — - risposi, reprimendo I'intema 
commozione — ricordo tutto! 

— Ebbene, non dimenticare die il prinio 
nostro bacio dato a questo sacro segno di 
vita e di redenzione fu nella foresta, sulle 
rive del gran fiurae, sul cuore di quel can- 
dido fiore reciso brutalmente dalla feroce 
crudelta nostra die allora non conosceva 
perdono perche non conosceva la croce, 
alia cui ombra soltanto si impara a dimen- 
ticare ed a perdonare. 

{Continua). 




— Era un fiore, disse, col florl rltnaagal 



=^ 35 ^ 



STORIE E LEGGENDE 



Singolare batfaglia con un leone. 



Andrea 6 un Giur, e nel villaggio lo cliia- 
mano « il lungo » perche la s;ia statura su- 
pera quella di un corazziere reale. 

Un mattino Andrea decise — cosa rara 
— di andare a lavorare, perche la carestia 
si protraeva inesorabile e bisognava pure 
mangiare. Una lancia, un bastone, un cesto 
per la frutta dell'albero del burro e via nel 
bosco. 

Non s'fe allontanato da casa piu di due- 
cento metri, e s'incontra in due leoni, che 
si divertono giocando fra di lore. Pensa 
bene che sia piu igienico voltare e infilarsela 
di sbieco. Ma il leone maschio, che non la 
pensa cosi, gU fa uno sgambetto e gU si 
para dinanzi. Andrea non si turba, ma 
lascia andare il cesto, con la destra aflferra 
la lancia con la sinistra tiene stretto il ba- 



stone, e attende. L'altro voleva sempUce- 
mente continuare le sue bizze scherzose, ma 
continuarla con lui, non pivi con la leonessa, 
che s'era sdraiata, li a cinque metri, a con- 
templare placidamente la nuova scena. 

E Andrea a far buon ^dso a cattivo gioco 
e a parare con la lancia e col bastone gl'un- 
peti e i salti deUa belva. Era un Giur e 
sapeva bene come diportarsi. Doveva ba- 
dare a non ferire mai la fiera, altrimenti per 
lui la sarebbe stata finita. Un duello singo- 
lare, che il primo sangue avrebbe pero mu- 
tate tosto in una tragedia atroce. 

E il leone ora ad a^^'icinarsi con le zampe 
protese, ora ad aprire le fauci, qui a nascon- 
dere tardo la testa in agguato, poi tosto si 
rialzava fulmineo in una corsa bizzarra. E 
il nero, a sua volta, tutt'occlii per scher- 




■^ 36 js- 



luirsi e colpire audit; qualche volta, ma 
senipre a tempo e con modo. Quando la 
fiera accostavasi troppo con quelle zampe 
in aria, giii leggerina, ma secca una basto- 
nata, e I'altro a far tosto un salto indietro, 
e poi a ritoniare con piu voglia di prima. 

I.,e capriole soprattutto erano di suo gu- 
sto e ci si divertiva tanto, e sempre vicino 
al Giur, per travolgerlo in un momento di 
sorpresa. Ma questi pronto lo coglieva sul 
pin bello con una puntura di lancia. E il 
leone allora a raspare per sollevar polvere, 
e poi a riattaccare con un mugolio sordo 
lungo, che non si sapeva cosa volesse dire. 
L,a leonessa li, in disparte mirava lo spetta- 
colo con aria soddisfatta. 

II gioco durava giii da pareccliio tempo 
e il giovane non solo incorainciava a sentirsi 
incerte le mani, ma gli si oiTuscavano a 
poco a poco anche gli occhi: un sudor freddo 
che voleva dire ango.scia e terrore ognor piii 
crescente usciva ad imperlargli la fronte 



e vi s'indugiava, calandogli poi lento sulle 
guancie ch'egli si tergeva or si or no con la 
destra convulsa, nei momenti brevissimi che 
gli pemietteva la lotta. 

Ma finahnente il leone si tradi. Diede un 
certo momento un ruggito che fece tremare 
la selva. Fu udito al villaggio e corse la 
voce: « II leone! II leone! o si divora un'an- 
tilope o e alle prese con qualcuno. Andrea 
fe andato da quella parte. In questo mo- 
mento, egU o lotta o niuore ». 

E si corse in folia sul luogo gridando e 
schiamazzando. La fiera parve risentita di 
quella indiscrezione, squasso fieramente la 
giubba, e insieme alia leonessa, che nel 
frattempo s'era rizzata sbadighando, si 
volse indietro sdegnoso, allontanandosi lento 
pel sentiero della foresta. 

Due ore dopo Andrea mi raccontava I'e- 
pisodio. E aveva ancora gli occhi stralu- 
nati e le parole inozze. 

P. P. S. MagagnoTTO, /. d. S. C. 







i^J J lX' >'')U ->«'., 
±.x.ic-/\-n 



^ 37 ^ 



NELLE RETRO VIE 



LETTER A A DON CIMATTI. 



PRO GIAPPONE. 



Reverendissimo Don CunaUi, 

Vorremmo cite con qiiesti trenta Iranchi che 
abbiamu uniti iioi delle classi I, II e III 
elementare batlezzasse un piccolo Giapponese 
col nome del nostra povcin, carissimo com- 
pagno Ur.o Bernardoni morto tielle passate 
vacanze. Cost qtceslo caro Giapponesino pre- 
gherd per not e noi gli mandercmo sempre 
del denari per jarlo studiare. La ringraziamo 
tanio del javore che ci fa e anche noi preghe- 
remo perche faccia crescere buono e santo il 
nostra caro Giapponesino. 

Scusi taiito del distiirbo e ci henedica e ci 
ricordi. 

Tante e tante cose affettuose dal sua aff.mo 
Lngano. 

Per gli Aliinni delle Ire classi 
Cari,o Sussi,!. 
Carissimo Direltore di Gioventit Mis- 
sionai ia, 

Segnalo allaniniirazioiie ed all'imitazioiie 
dei nostri cari amici di Gioventit M issionaria , 
I'atto gentile e generoso degli allievi di 
r, II, III elementare del nostro istituto 
salesiano di I^ugano (Canton Ticino) in- 
\-iando un plauso al Direttore dell 'Istituto, 
all'ottiina insegnante ed assicurando a quel 
cari frugolini I'adem pimento del lore desi- 
derio e eontinue preghiere per lore e per le 
loro faniiglie. 

Con ossequio. 

I). V'INCKNZO CiMATTI. 



Sono sUito al Palronato Maria Ausiliatrice 
in Torino ed ho vedulo un aiitpio t.ivolino con 
intorno sette siguorine e una Suora. 

Chi erano? che facevano? La cnriositci i 
dote di tittti ed anche mia: qtiindi ho voluto 
aiidare a fondo, ed ecco la scopcrln. 

Signorine siudenti cd impiegatc, riniin- 
~iando alle loro ore di 'ricreazione e di libertd, 
Irenando la loro vivacitd, si raccoglievano quo- 
tidianamente intorno alia Suora, allirate da 
nn'idea fascinatrice... Quale? Larorare per 
Ic niissiotii del lontano Giappone. 

Ho voluto vedere il loro lavoro: chi conta 
ceniinaia e ceniinaia di cartcllini che recano 
stampati due inni musicati - chi appiccica 
Iraucobolli - chi confeziona i pace hi per la 
spedizione, chi si prepara a portarli aU'lf- 
ficio Postale. Geito uno sgiiardo sui cartellini 
e sui francobolli: gli inni sono a gloria di 
D. Bosco, i francobolli pure, perche recano 
la sua soave effigie in una varietd di tinte e 
di espressioni seducenli. 

Li smerciano cost - iiini e francobolli - per 
ritalia e per I'Estero c col provento offrono 
un aiuto ai missionari del Giappone. li nella 
tcbbrile attivitd dell'opcra quotidiaria le gentili 
signorine che lavorano fer le Misswni Giap- 
ponesi cantano, non le canzoni frivole e sen- 
/■mentali di tante altre signorine nziose, ma 
inni frementi di aspirazioni ideali, che in- 
nalzano il cuore a cose sublinii e imprimonn 
alia loro vita aneliti verso opere sempre piii 
alte. 



(5) TV>v-i- rg 



I'RO 



® ®«!^ 




© «i.gsira . ® 



CI AI'PONK 






^ 38 1^ 




Prodoffi Jei Paesi 
— di Missione — 



CO 



Una plantagloae dl caucclu. 

In Iiidia si battezza per « albero del cauc- 
ciii » qualunque pianta gommifera. 

Questa indiistria die ha cainbiato tante 
cose nel secolo nostro, per una strana coni- 
binazione, deve la sua origine ai... selvaggi 
del Sud-Ainerica. Quando Cristoforo Co- 
lombo approdo ad Haiti ossen'6 che i na- 
tivi giuocavano con palle foniiate da una 
materia elastica sconosciuta, ma non \'i dette 
grande importanza. Anche il Torquemada, 
un esploratore del Messico. constato che 
gli indigeni rendevano impenueabih i loro 
inanti, spalniandoli con una sostanza detta 
castiUoa, della quale le citta del Golfo di 
Messico inviavano forte tributo agli Azte- 
clii. I selvaggi del Brasile col succo di un 
albero, cliiamato para, foniiavaiio delle 
scarpe rozze che vendevano ai civilizzati... 

Questi i prodromi dell'industria che ma- 
ture nei secoli successivi: solo nel i8,V' 
I'americano Goodyear (seguito a breve di 
stanza dall'inglese Hancock) penso trar pr<>- 
fitto dalla scoperta e mescolando il succu 
gommoso con zolfo, ad alte temperature 
ottenne il processo di vulcanizzazione che 
gli diede una materia flessibile e inaltera- 
bile. Le grandi apphcazioni del caucciu 
vennero piu tardi, tan to die il Goodyear 
mori nell'iudigenza. 

In Inghilterra comparve intanto la gouinia 
Indiana a pezzi, vendibili a Iy. io il centi- 
nietro cubo, ed usata per cancellare: poi 
Mackintosh nella Scozia se ne servi per ren- 
ilere impermeabile la stoffa. 

Ouaiido rindustria coniincio a impos- 
sessarsi di questa materia prima, non esi- 
stevaiio ancora piantagioni regolari di al- 
beri da gomma, ma tutto si hmitava alle 
foreste del Brasile e del Congo dalle quali 
si ritraeva il prodotto. II Govenio delle 



L'ALBERO 
DELLA GOMMA 



Indie inglesi promosse lo sviluppo di questa 
coltura nel 1898: oggidi anche I'estrazione 
del lattice dalla pianta e fatta con ordinato 
metodo per non danneggiare la pianta 
stessa ed esaurirla innanzi tempo. Si indde 
il tronco con tagli a forma di V non troppo 
profondi e il lattice di un bel color crenia 
scorre in appositi vasi: ogni giomo, o alter- 
nativamente un giomo si e un giomo no. 




Estrazloae del caucclit. 



=a; 39 ^ 



passano i Coolies a raccogliere i 
vasi e versarli in un recipiente 
maggiore e portano il lattice alia 
fattoria. Ivi subisce un pro- 
cesso di purificazione col bi- 
solfato di sodio per inipedinie 
I'annerimento, causato dalla 
presen/.a di un ossido: poi viene 
coagulate in fonii speciali in 
fogli dello spessore di qualche 
decinietro ed essicati al sole. 
Un buon albero di gonnna 
si calcola dia in media loo litri 
di lattice per stagione. La 
niiglior produzione, e tecnica- 
niente parlando, quella di Cey- 
lon e deUa penisola Malese. 
Lmci R.w'Aijco 

® <<a^t^>{<ff^ t^^ t=S=^ <.£^ '.a^ <.a^ t<i?V '.i?l ti51 (.£^ <^^ ti^ (^?1 Vi?) '.sS^ Ci?1 ti^ t,iP> ti^ ti^ (.£?1 1.0^ KO^ t:51 fc-?^ ti?)® 




Vna planlaglone dl gomma aella pealsola 

di Malacca. 



CURIOSITA 



CRONACA MISSIONAR/A 



QUANTO COSTA LA CIVlLfA. 

Albert Londres nel suo libro: Terra d'ebano: la tratta 
dei neri, dice che la ferrovia di Brazzaville k costata la 
vita di migliaia di negri. Arruolati, morirono in massa pei 
maltrnttamenti: 140 km. di ferrovia coslarono 17.000 cada- 
veri. K la tragedia continua. 

IL Ml'I.INELLO TIBETANO. 

(^gni buon buddista tibetano lo usa. 

Intorno ad esso sono avvolti rotoU di carta sui quali sta 
scritto molte volte I'invocazione: 07n mani padme, hum 
(Q tesoro nel fiore di Loto. Amen). 

Qiic'ste quattro parole sono la preghiera formale dei bud- 
disti; ma non sono direttc a Budda, bensi a Padmapani, 
protettore del Tibet chc al pari di Budda viene presentato 
su un fiore di Loto. 

In alcuni monaster! furono fabbricati mulinelli grandiosi 
con micliaia e migliaia di invocazioni sul rotolo. fatti girare 
per mezzo del vento o dell'acqua per non afFaticarne il 
custode. 

PodestA singoi.are. 

C'hi non sa che la regina del Swaziland ha la singolare 
podcsta di far piovere? Ma... bisogna essere abbastanza 
creduli. Essa domandcra una pecora di un tal colore, un 
agncllo di un altro, un paio di buoi, dei quali descrive i 
minimi particolari, cosicche prima che i gonzi riescono a 
trovare I'animale del sacrifizio. ccrtamente pioveri. Ma... fe 
stata la regina a far piovere! 

La DISGRAZIA DFL NIDO. 

N'eirinvcmo un case frequente — dicono le Missioni d. C. 
d. (J. — sono le scotlaturc dei ragazzi. Come mai, se Ic 
case ctncsi non hanno ne camini, ne stufc? I ricchi hanno 
il braciere di rame; la gcntc di classe media ha scaldini per 
muni c per piedi, i poveri si scaldano al sole quando c'c. 

Lc tionnc pcro hanno inventalo il... nido di pae/ia. Uas- 
somiglia a un cilindro dcllc dimensioni di una botte tessuto 
di pagtia di riso e vi passano enlro le giornate filando. II 
• nido " c attraversato da un asse die serve da banco e 
ROtlo tiuesto (poiche il nido non ha fondo) si mctte un reci- 
piente con carboni. Sull'assc le mamme vi adagiano anche 
il figlio, chc alle \oltc perdc requilibrio c cade sui carboni, 
conciandfisi per bene. II caso pu6 averc funestc conseguenzc, 
Hpccialmcntc se le mamme s'asscntano dall'abitazionc c 
non \ i e ncssuno che possa soccorrere a tempo il figlio pc- 
ricolanie. 



Un nuovo Collegio MissiON.\nio. 

fi stato aperto nel settembre dai Salesiani nel centro 
dell'Inghilterra nel la diocesi di Shrusbury. Si e iniziato 
sotto gli auspici di Maria Ausiliatricc e conla ora 60 allievi, 
in gran parte Irlandesi. Venti giovani sono di Belfast e 
hanno al loro atti\o una simpatica circostanza che caratte- 
rizzb il loro viaggio: una folia di sacerdoti e di amici li 
accompagnd al battello e quando questo si mosse, quei 
giovani inginocchiatisi intonarono i loro inni prcdiletti, fra 
la sorpresa e la commozione degli altri passeggieri, in mag- 
gioranza protestanti. 

MiSSIONE PONTIFICIA IN ETIOPIA. 

Ad Addis Abeba. capitale dell'Impero Etiopico, la Mis- 
sione Pontificia per I'incoronazione di Ras Tafari e stata 
solennemcnte ricevuta il 23 novembre alia Corte Etiopica. 
,\irimperatrice il Papa ha donato un grande mosaico rafti- 
gurante la Madonna del Pcrt>etuo .Soccorsa; all'Imperatore. 
un grande ritratto a olio del Papa in cornice d'argento con 
bordura csterna in oro, con rose in oro sbalzate agli angoli: 
alia sposa del Negus Tafari. una ricca collana in stile etru- 
sco: al Principe ereditario una collana di stile pure etrusco. 

La fine DEI * Muezzin » in Tiirch:.\. 

Kemal Pascia ha decretato anche la fine del « muezzin •> 
che dall'alto dei minareti delle moschee per secoli chiamava 
i mussulmani alia preghiera. 

Kemal Pascia. ha deciso di rimpiazzare il banditore reli- 
gioso con il microfono e ha ordinato che su tutti i minareti 
siano istallati degli alioparlanti. 

Un missionario aviatore, 

II Papa ha ricevuto recentementc 8 missionari Maristi 
m partcnza per le isole dcH'Occania: tra essi vi era P. Ber- 
nardo Tonics, un missionario aviatore. al quale la society 
tedesca Mna offrira un idroplano pei bisogni della missionc. 

Un BtNEMrniTO missionahio. 

11 comitato Sud-Afrirano per la scclta degli uomini piii 
meritevoli del prcmio ('arncgie. ha scelto di mandarc in 
America P. Bernardo lluss per studjarc le organizzazioni 
del Credito Agricolo fra i negri degli Stati Uniti. Egli i il 
primo missionario che abbia organizzato con successo it 
credito agricolo fra i negri del Sud-Africa. 

In onoru di un martire. 

La compagnia di Navigazione « Los Chargeiirs RiHinis » 
ha deciso di dare il nome del Padre De Poiicauld ad un 
nuovo battello destinato alia linea della costa occidentale 
d'Africa che comincera il servizio al principio del 10.IO. 
Oi;"! due scuolc (a Rabat c a Casablanca) portano il nome 
del lotnpianto missionario. 



Con appromione ealesiastica. -D.OOMEHICO (lAHNEKI. Oiieltore-responsatiiie. —ToriaoJ:i30-Tipogratia della Societi Editnce Internazionale. 

^ 40 ^ 



OFFERTE PERVENUTE ALLA DIREZIONE 



BATTESIMI 

Impiegate S. E. I. (Torino) pel battesimo di un piccolo 
Siamese col nome Canu'sassa Gugliebno, 25 — Rosita Ber- 
tola (Torino) pel nome Adele Solaro a una cinesina, 25 — 
Gonello Innocenza (Borgo S. Martino) pel nome Flaminio 
Rota. 25 — D. Giuseppe Castagna (Roma) pei nomi Teresa 
Carolina, Aloisi Liiigi a due cinesine, 50 — Valponi Bal- 
deschi (Montefano) pel nome Maria Teresa, 25 — Con- 
vittrici O. (Pralafera) pel nam^ Albina Floriann a una cinesina 

— Cav. Gino Costa (Bologna) pel nome Giovonni Battista, 
Girolamo. I'irgilio, Vincevzo — Maresciallo Damiani Candido 
(Verona) pel nome Candido — Delicati Alcssandra (Roma) 
pel nome Virzili Angela — Alessi Rosina fu Vincenzo (Val- 
lelunga) pel nome Caltagirone Marianna — Bisacca Anto- 
nietta Ved. Bergoglio (Rivarolo Canavese) pel nome Gio- 
vanni — Maresciallo Damiani Candido (Verona) ad libitum 
• — Secco Teresa (S. Stefano Belbo) pel nome Teresa — 
Finco Don Andrea per Operaie Calzificio (Chiari) pei nomi 
Giovanni Maria, Giovanni, Giacomo, Maria, Benihie, Maria 
Adelaide, Dino — Giustiniani Luisa (Roma-Garbatella) pel 
nome Angelina — Sellan Cecilia (Bannia) pel nome ^Vhio — 
Talamo Suor Clementina (Scaletta Zanglea) pel nome Bar- 
bera Maria — Guerra Suor Angela (Fonteveggi) pei nomi 
Protto Emilio, Bondo Mario, De Santis Giiiseppina — Ca- 
miniti Rocco (Delianova) pei nomi Francesco Rocco Giu- 
seppe — Tempesta Amelia (Villanove d'Istrana) pei nomi 
Giovanni Maria, Maria Amelia — Antoniazzi Don Biagio 
fNovara) pel nomi Umberio, Luigi — Fecchio Maddalena 
(Almisano-Lonigo) pel nome Maria Giovatma — Poletti 
D. Antonio (Chiari) pei nomi Finco Andrea, Catterina, 
Maria — Sorelle Rolandi GalHna (Maina di Mede) pei 
nomi Maria Luisa, Francesco Maria — Travaglia Maria 
fu Rinaldo (Cavedine) pei nomi Rinaldina, Lucia — Scoppa 
Clara (Palermo) pei nomi Placido, Giuseppe, Clementina. 
Caterina — N. N. (Sale) pel nome Teresa — Ghetti Rosa 
(Padova) pel nome Giovanni — Coltro Ida Clara (Varese) 
ad libitum — PetriHo Anna a mer.zo D. Gangi (Caserta) pel 
nome Luigi — De Leitis Anna (Roma) pel nome Zenaide 

— Martinetto Lu'gia (Castell'Alfero) pei nomi Ida, Mar- 
eello — Tola Francesca (Siligo) pei nomi Caterina, Maria — 
Boy Suor Aurelia (Guspini) pel nome Mclis Amedco — 
Castioni Teresa e Michele (Garbagna Novarese) pei nome 
Giovanni Mario Giuseppe — De Barberis Giovanna (Bor- 
golavezzaro) pel nome Giovanni — Keller Norina (Cles) 
pel nome Carlo Luciano — Dorato Lodovina(Od.ialengo 
Piccolo) pel nome Maria Itala — Pedri Caterina (Revo) 
pei nomi Giuseppe, Teresa — Pianta Carmen (Savognino- 
Svizzera) pel nome Pier Samuele — Grandi Ermelinda 
(Pavia) pel nome Ermelinda — Pissarello Angela (Diano 
Marina) pel nome Giovanni Batiista — Villa Don Paolo 
(Smirne) pei nomi Scrimi Antonio, Scrim Maria — Chia- 
ruUo Irene (Acquaviva Fonti) ad libitum - — Pizzi Rosa 
(Roma) pei nomi Elisabetta, Giuseppe — Galoppo Cravello 
Caterina (Mosso S. Maria) pei nomi Mario, Rita — Spitale 
Don Mauro (Palermo) pei nomi Bonomo Francesco, Sordino 

— Famiglia Parolini (Lanzada) pei nomi Teresa del Bam- 
bino Gesit, Speranza, Alice, Andreina — Maggioni Don 
Paolino (Tavarnelle) pei nomi Stella Martino — Massari 
Cecilia (Roma) pel nome Giuseppe Leopoldo — Coniugi 
Janeselli (Tesino) pel nome Luigi Mario — Sacca Rita 
(Messina) pei nome Eleonora Grazia — Simonelli Don 
Torello per Gastone Biagio (Macerata) pei nomi Alfonso, 
Antonietta — Rossi Maria (Tarcento) pel nom Luigta 
Teresina Maria — N. N. (Piano d'Isola) pei nomi Laiolo 
A^ostino, Laiolo Caterina Ernesta Maria — Carani Feliciia 
(Dogana-Ponte Chiasso) pei nomi Carani Maria Adelaide 
Giuseppina — Giangiacomo Antoni (Torino) pei nomi Gia- 
como, Giovanni — Bedotto Carmelina (Mosso S. Maria) 
pel nome Teresa del Bambino Gesit — Gigante Cecilia (Tri- 
vignano Udinese) pel nome Ippolito Aurelio Maria — \''a- 
nella Don Giuseppe (Civitavecchia) pei nomi Igino Pom- 
poni. Ester — Bruni Amelia (Montoggio) pel nome Bruni 
Rita Amelia — Garoglio D. L. (Este) pel nome Marini 
Claudio — Fabris Leonilde (Scorzt) pei nomi Antonietta, 
Maria — N. N. pel nome Geltrude Emma — N. N. pel 
nomi Carlo, Antonio, Maria — N. N. pel nome Teresa 
Bamhina di Gesit Adelaide — N. N. pei nomi Comba Gio- 
vanna. Bartolomeo — Fabbri A. (Ferrara) pel nome Camilla 
• — Tiranti Maddalena Teresa (Torino) pel nome a quattro 
battezzandi ad libitum — Zanotti Maria (Corticella) pel 
nome Gaetano — Famiglia Pinton (Pianiga) pel nome 
Giovanni — Aimone Beatrice (AIosso S. Maria) pel nome 
Giovanni Antonio — N. N. pel nome Giuseppe — N. N. 
pel nome Antonia — N. N. pel nome Vittorio — N. N. 
pel nome Caterina — Direttrice Asilo (Gravellona Toce) 
pel nome Edoardo — Rossi Giovanna (Conegliano) pel 



nome Francesco Giovanni — Zerbi Elena (Torino) pel nome 
Mario — Famiglia Boselli (Caorso) pel nome Giuseppe — 
Bassotto Maria (Portula) pei nomi Pietro, I'incenzo — Villa 
Teresina (Renate) pel nome Maria Giuseppina — Sola 
Ugo pel nome Sola Ugo — Ramello Annetta (S, Damiano 
d'Asti) pei nomi Teresio Vittorio, Anna Maria. Ernesta 
Felicina — Frola Maria pel nome Frola Maria, Frola Giu- 
seppe — Bombassari Gio^■anna (Frassen^-Fonzaso) pel 
nome Tarcisio Severino — Pizzi Rosa (Roma) pei nomi 
Riccardo, Rosa — Sbemini Don Guido (TrevigHo) pel 
nome Carlo — Barberis Organista Maria (Ponzone) pel 
nome Anna Maria — Drusi a mezzo Don Sella (Roma) 
pel nome Maria — Sorelle Prato a mezzo Suor Votteio 
(Mede) pel nome Prato Erminia — Rivolta Don Pasquale 
(Biella) pei nomi Mario, Gerniana, Ambrogio, Giovanna — 
Cavallero Elena (Felizzano) pel nome Elena — Sacco Ada 
(Urbino) pel nome Maria Elisabetta Giovatma — De Pic- 
coli Maria (Fratta Polesinc) pei nomi Letizia, Elvira — 
Torretti Nazzarena (Rimini) pel nome Nazzarena — Gallo 
Remo (Bassignana) pei nomi Remo, Romolo — Druelli 
Alessandro Melania (Torino) pei nomi Suquet Michele 
Bianco. Alessandro Melania — Dellavalle Amalia (Torino) 
pel nome Ida — Tessiore Anna (Arignano) pel nome Tes- 
siore Anna — Scalvini Margherita (Ponte Caftaro) pel nome 
Andreina Margherita — Cova Giuseppe pel nome Giuseppe 

— Ivaldi Suor Chiarina (Lugagnano) pel nome Domenico 

— Toigo Monica (Arten) pel nome Toigo Monica — Fa- 
miglia Gioncada pel nome Anna Gioncada — Dellebisia 
Carolina (Torino) pei nomi Carolina, Pietro — Frioti Ni- 
cola (Lancianol pel nome Nicola — Vallana Irma (Zerbolo) 
pel nome Cigalotfi Elisabetta — Virgona Francesca Calal- 
famo (Furnari) pei nomi Luigi Virgona. Maria Virgona — 
Violi Teresina (Modena) pei nomi Andrea. Giannina — 
N. N. pel nome Ezio Cianetti — Acuto Federico (S. Ger- 
mane di Casale) pel nome Luigi — Alberti Lucia (Brescia) 
pel nome Lucia Giuseppina Margherita — Demarchi Edoar- 
do (Villafalletto) pel nome Edoardo — Crippa Ersilia (Re- 
nate) pel nome Giovanni — Sacco Ada (Urbino) pel nome 
Giovanni Antonio Espedito — Montepilli Broggi Antonietta 
(Villa^uardia) pel nome Filomena — Nervi Palmira (Lobbi) 
pei nomi Giovanni, Luigia — Aspiranti Gioventu Cattolica 
Femminile (Bu=cate) pel nome Imelde E?irica — Direttrice 
Convitto Rotondi (Novara) pel nome Giulio Maria — Vacca 
Lucia (Roma) [el nome Assunta Vacca — Goria Leonilda 
e Ferraris Caterina (Bianz^) pei nomi Pietro Giuseppe. 
Francesco Aclnlle. Maria Cristina — Andreone Domenica 
(Villanova di Casale) pel nome Francesco Luigi — Circolo 
Missionario Santa Giovanna d'Arco (Ragusa) pel nome 
Clelia Floridia — Macchi Suor Leontina (Termini Imerese) 
pei nomi Savio Domern'co. Scelsi Giuseppina — Selene Sozzi 
Galassi (Pandino) pei nomi Sozzi Giuseppe, Viziani Er- 
nesta, Galassi Selene, Sozzi Eugenia, Zucchi Giacomina, Sozzi 
Angela, Sozzi Brigida, Galassi Pietro, Geroldi Luigia, Galassi 
Luigi, Adelaide, Romeo, ]\Iadonini Ernesto, Fitreo Eugenia, 
Carlo, Luigi, Natale, Cesare, Marino, Ernesto, Giacomina^ 

— N. N. pel nome Giovanni Battista Giuseppe 



OFFERTE PRO MISSIONI 

Giovanetti Ces?.re Motta e fratelli Alberto Sacco, 52 — 
N. N. (Pontechiasso), 50 — Chiaramonti, F. 20 — Lom- 
bardo Innocenza, 5 — Inguanta Carmela, 5 — Sapori 
Gerolamo, 3 — Simonetti Argia, 15 — N. N. (Treviso), 
40 — D. Celestino Ciccarini, 77 — Sapori Gerolamo, 6,50 
— Salesiani (Rimini), 75 — Varie persone (Strambino), 
35 — Rio Rosa Maria, 5. 



PICCOLA POSTA 

LuciONi (Miyazaki). — I 150 inscriiti alia Propagazione 
della Fede e all'Opera della S. Infanzia di Miyazaki — 
cifra che ben dimostra il successo della propaganda — ci 
fa sperare che quando verr^ il tumo di Gioventit Missio- 
naria I'esito non sara meno consolante. Abbiamo spedilo 
tutto. Mandi pure il racconto: noi rispettiamo la propriety. 
Ringraziamenti ed auguri. 

Leo Sfinensis. — Grazie della sua e degli ottimi sugge- 
rimenti. Non possiamo, per ragioni indipendenti dalla no- 
stra volonta, fare tutto quello che ci consiglia: ma abbia 
pazienza e vedra che il consiglio non fu dato invano. Cor- 
dial! saluti e faccia propaganda al periodico. 




, <m0m^M 



*# 



CflCERZflSl 




Anno VIII - Num. 2 FEBBRAIO 1930 (VIII) 



C. C. Postale 




Un cenno di stnria srii Synteng. - Benares... la 



(SO:iVI Ad vfV EEIO 

Inlorno al Papa delle Missioni. 

Oalle loataol Mlsaloai: Nelle missioni equatoriali. 

Santa! - Buttatela giu. 
Raccoato: UKE WAGUU. 

Necrologlo: Don Maggiorino Borgatello. • Giannina Giordani. 

Su e glu per II moado; I celebri « nidi di rondine ». — Costumi delta vecchia Cina. - Leggenda sul Cocco. 
Raccoato: Vania Jania. 

SuperstlzloBi e ritl pagaal: Quando un indiano rauore... ■ Matrimoni in India. 
BplaodI missloaarl: Augurio di nuovo genere. - Una lettera birichina. — Sayhueque. 
Cronachetta mlssloaarla - Curloslli • Otterte. 




AVVERTENZE 



1 - L'abbonamento (vedi prezzi a pie pagina) 

va inviato esclusivamente e direttamente 
aWAMMINISTRAZIONE DI GIO- 
VENW MISSIONARIA - Via Cot- 
tolengo, 32 - Torino (109). 

Co 

2 - Scrivere chiaro e completo I'indirizzo, 

colla relativa via e provincia e numero 
del quartiere postale. 

3 - Si prega di indicare sewpre se I'abbona- 

mento e NUOVO, oppure RINNOVA TO. 

Co 

4 - L'amministrazione non risponde - ne am- 

mette reclami - per gli abbonamenti non 
spediti direttamente all indirizzo sopra 
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ABBONAMENTO: 



. PER L'lTALIA: Annuale L. 6,20 
PER L'ESTERO: „ L. 10 



Sostenltore L. 10 
L. 16 



Vitalizlo L. 100 
L. 200 



Anno Vlli - Num. 2 



Febbraio 1930 (VIll) 




GIOVENTU MISSIONARIA 



Intorno al Papa delle Missioni. 



rio XI ha celebrato solennemente il 20 
dicembre la sua Messa d'oro tra la par- 
tecipazione esultante di tutta la cristia- 
nita: in ogni angolo della terra si e pre- 
gato per il Pontefice, e da ogni parte gli 
sono per\'enuti omaggi e doni che ben di- 
mostrano il grande affetto e la venera- 
zione che tutto il mondo ha per Lui. 

Per tutto I'anno giubilare (che il Papa 
lui prolungato a tutto il giugno 1930) 
Roma e stata la meta di nunierosi pel- 
legrinaggi, il centro delle piii vive aspi- 
razioni dei popoli. Abbiamo veduto Prin- 
cipi della Chiesa e Capi dei popoh, uomini 
d'alto grado sociale ed umile gente, schiere 
sacerdotali e folle popolari, e, fra queste, 
pure e forti falangi giovanili d'ogni stirpe 
e d'ogni lingua, affluire presso la toniba 
di San Pietro, culla perenne di fede e di 
vita, e domandare al Vicario di Gesu 
Cristo, al Papa che non muore mai, le 
condizioni divine e le divine direzioni. i 
sicuri e vahdi inipulsi ad operare il bene, 
a lavorare per il miglioramento indivi- 
duale e per il benessere civile 

E abbiamo pure veduto potenti ed 
umih, dalla Chiesa separati dallo scisma 
o dall'infedelta, esprimere la devozione 
e I'ammirazione per la sovrana e spiri- 
tuule paternita del Pontefice. 



Ma cio che piii ci ha colpito, e stato 
il complesso dei lieti avvenimenti che 
formarono per cosi dire il contorno mera- 
viglioso alia data memoranda del Cin- 
quantenario della sua prima Messa. Ricor- 
diamo: la visita dei nostri amati Sovrani 
e Principi di Casa vSavoia, che ha appa- 
gato ad un tempo i piii vivi desideri 
del Pontefice e dell 'Italia — I'uscita, dopo 
59 anni, di .S. S. Pio XI dal Vaticano 
per celebrare nella Basilica del Laterano 
la Messa Giubilare — lo splendore della 
celebrazione in S. Pietro e delle ultime 
beatificazioni — gli omaggi del Corpo 
Diplomatico accreditato presso la S. Sede 
— e infine le numerose visite fatte al 
Papa dai Sovrani e Principi convenuti a 
Roma per le auguste nozze del Principe 
Umberto colla Principessa ilaria. 

Nuove visite e omaggi illustri si rin- 
noveranno intorno al Pontefice da parte 
di altri Sovrani, pei quali fu sempre 
massima gloria e fonte di concordia e di 
pace porgere ossequio al trono di Pietro. 

Ben a ragione nell'Enciclica Quinqtin- 
gesimo ante anno del 23 dicembre, il 
Papa esprimeva il compiaciniento augusto 
per il mirabile spettacolo di afiluenza e 
convergenza verso Roma. 

X. 



"^ 41 ^ 




DALLE LONTANE MISSIONI 



NELLE MISSIONI EQUATORIALI. 

(Da ittia coryiipondenza alia Madre Generate dellc Figlie di M. A.). 



Eccoci di ritorno dalle Missioni di Oriente. 
drazie al buon Dio e ad una speciale prote- 
zione di JIaria Ausiliatrice il nostro viaggio 
ando benissinio. Non mancarono piogge, passi 
difficilissimi, ecc; ma gli Angeli protettori 
delle Missioni vegliarono su di noi. 

Ed ora, le care notizie: 

Mendez k costituita dalle due case dei 
Salesiani e delle Suore, poste su di un pic- 
colo altipiano, coltivato a orto. Seguono poi 
terreni in collina, con seminagioni di naeliga, 
zucchero, yuca, pelma (radici che suppli- 
scono il pane e la patata) riso e alberi frut- 
tiferi: il tutto serve per il mantenimento 
della Missione, a cui ricorrono i Kivari in 
ogni loro necessita. Ouesta e circoscritta da 
tre fiunii e dalla selva: al sud corre, abbon- 
dante di acque, il rio Paiitc: all'est e all'o- 
vest, i piccoli fiumi, o piuttosto torrenti, 
del Chupanza e del Negro che sboccano nel 
Paute; e al nord la selva. Sparse in questa, 
e circondate da piccole seminagioni, si tro- 
vano le capanne o case dei Kivari e dei co- 
loni equatoriani; a circa mezz'ora di distanza 
vi e una casa a due ])iani, costrutta in canne 
c paglia, che vorrebbe essere ed e il Muni- 
cipio e la Posta. Le Suore si occupano dei 
coloni e dei Kivari; questi ultimi, pero, le 
assorbono assai piu di quelli, perche, per 
grazia di Dio, lianno niolta fiducia nel Mis- 
sionario e nella Suora, e vengono quasi ogni 
giorno a chiedere rimedi o a suppUcare che 
si vada a vederli nelle loro capanne, o ad 
afhdare le loro figliuole se sono annnalate 
o quando la famigha deve intraprendere 
(jualche viaggio. Ma non e che la Suora 
jjossa occujiarsi, secondo il bisogiio, di 
loro: I'una e gia stracarica coUa sua cucina, 
I'altra colla scuoletta, lassctto della roba 
dei Salesiani, dei Kivaretti e delle Sucre; e 



la Direttrice, col pensiero dei Kivari che 
vanno e vengono continuamente, e con tutta 
I'aziendadomestica, bisogna inoltre che tenga 
ben provvisto il pollaio, che e Tunica risorsa 
in caso di necessita urgente. 

E; da notarsi che questa missione, essendo 
tale, ognuno crede di poterla considerare 
come casa propria. Passa, per es., un tale, 
niandato dal Governo (e non son troppo rari 
questi), per ispezionare I'Oriente, per vifi- 
lare sul contrabbando dell'acquavite (omeglio 
spirito di canna da zucchero), per le scuole 
o per qualsiasi altro raotivo piu o meno 
importante? Questi resta nella Jlissione per 
3, 5 o anche 7 giorni, con tutta la sua gente, 
che a volte raggiunge anche la quindicina 
tra caricatori, guide ed esploratori. Passano 
i Salesiani e le Suore de.stinati a Macas o 
che devono uscire dalla Missione per salute 
od altro? (la carovana e difficilniente infe- 
riore alia mezza dozzina...) in mi niomento 
si da fondo al pollaio, decimando altresi il 
campo di yuca e di granturco: perche, oltre 
al nutrirsi tutti con buon appetito, si de- 
vono dare le provviste per il resto del cam- 
mino a piedi o a cavallo. Vengono i Kivari 
e si fermano quanto vogliono — e noi felici 
che lo facciano! — tutto questo porta la- 
voro al troppo esiguo nimiero di Suore, le 
quali non fanno mai a tempo ad occuparsi 
di altra cosa. Eppure, .se si potesse contare 
almeno con una suora in piu, specialmente 
perche abbia il principal pensiero di occu- 
parsi delle Kivarette, allora la Missione da- 
rebbe frutti assai pin copiosi! 

Macas e una popolazione di circa 800 abi- 
lanti. I Macabei riuscirono a imporsi ai 
Kivari, die sempre li facevan tribolare, uc- 
cidendone 12 e appendendone alle plan to 
le teste. D'allora in poi il Kivaro teme come 



^ 42 



invincibile il Macabeo e lo rispetta. Macas 
dista da Mendez quattro giomate a piedi, 
col passo di questa povera vecchia Missio- 
naria; tre giomate, col passo di una giova- 
netta, e due con quelle del Kivaro. E posta 
a 1050 metri sul livello del :nare, ossia 510 
metri piu alta di Mendez; quindi il clinia 
i piii fresco e piii sano. La casa dei Salesiani 
e quella delle Suore sono separate da una 
magnifica chiesa in legno, che si sta fabbri- 
cando; e dominano il paesello sparso fra gli 
alberi. Attorno, piii lontane, vi sono le Ki- 
varie, da cui vengono a farsi curare gli ani- 
malati. Oh quante belle grazie la Madonna 
dispensa a questi poveri infelici delle due 
Missioni, per circondare di prestigio le sue 
care Figlie che si dedicano ad essi! 

Qui vi e un bell 'Oratorio di Macabee e le 
scuole, mantenute per loro, accolgono ima 
sessantina di alunne. A forza di lavoro e di 
industrie si conta con una quindicina di Ki- 
varette interne, come si possono vedere nelle 
fotografie qui unite. Come si osserva, il tipo 
Kivaro non e poi tanto brutto, e fra i 
bambini ve ne sono dei graziosissimi; sono in- 
telligenti e daimo buone speranze. Ogni bam- 
bina e giovanetta qui accolta ha la sua dolo- 
rosa istoria. Alcune furono strappate alia 
morte perche, quando il neonato non place, 
o e difettoso, oppure ha provenienza disono- 
revole deve scomparire, e percio si uccide. 
Anche le piii grandicelle furono portate alia 
Jlissione miracolosamente dalla Madonna; 
ed abbiamo speranza di forraarle buone don- 
nette di casa e cristiane fervorose, die siano 
])oi, alia lor volta, vere niissionarie tra i 
loro fratelU, come gia consolantemente suc- 
cede tra alcuni uomini e giovanotti formati 
dai Salesiani. 

Alcune delle nostre ragazze piii alte sanno 
giii benissimo far cucina, lavare e cucire i 
loro vestiti. Dico anche « lavare », perche la 



maggior parte delle Kivare lavano i loro 
« tarachi » riempiendosi bene la bocca di ac- 
qua e facendola poi cadere come mi rubi- 
netto sulle maccliie che vogliono togUersi, 
stropicciandole secondo il bisogno; o met- 
tendole sotto qualche cascatella d'acqua, fin- 
che ne porti via il piii grosso. 

A tutto prowede Mons. Coniin con bonta 
paterna, comprese le farmacie delle due case, 
die non niancano di quanto puo occorrere 
in quel luoglii deserti. 

Nel nostro viaggio abbiamo goduto sen- 
sibUniente la protezione della nostra dolce 
AusiUatrice! Quanti pericoh!... quanti passi 
cattivi!... Alle volte camminavamo sull'orlo 
di un precipizio e non vi era dove posare si- 
curo il piede, per raggiungere la riva opposta; 
le frane cadute durante le lunghe e forti 
piogge, gli uragani che avevano gettato sul 
piccolo sentierogrossi alberi sdiiantati... pa- 
revano rendere impossibile la continuazione 
del viaggio, eppure I'aiuto giungeva sempre 
a tempo; ed ogni volta il buon Dio ci mando 
qualche persona che davvero ci servi da 
aiigelo per quel tragitti. 

Abbiamo dovuto donnire nelle Kivarie 
sparse nelle foreste; ma tutti i Kivari fu- 
rono niolto buoni ed ospitali con noi. Le 
mamme volevano che battezzassimo i loro 
bambini, o che h curassimo se mferini; esse 
lianno plena fiducia nella Suora. 

II nostro Beato Padre susciti molti Operai 
evangelici pieni di zelo, che vengano a lavo- 
rare tra questi poveri Kivari, ormai assetati 
anch'essi di luce e di verita; e risvegli nu- 
merose vocazioni missionarie anche nelle no- 
stre giovani speranze, che si stanno prepa- 
rando nei Noviziati, affinche esse pure cor- 
rano alia ricerca delle aiiime e le conducano 
al Diviii Cuore! 

SuOR Decima Rocca. 
Ispettrice delle Figlie di M. A. 




"^ 43 * 




Uoo del 12 Dolol. 



UN CENNO DI STORIA SUI SYNTENG. 



Si crede che queste popolazioni siano emi- 
grate su questi colli, che scendono a preci- 
pizio sulla pianiira del Syleliet, dalla sel- 
vaggia regione chiamata Blioi. 

Erano sotto il govenio di piccoU re {stem) 
che vivevano sempre in guerra tra loro per 
I'ambizione di espaiidere il proprio terri- 
torio. Fra i regni piii vasti, quelle di Syn- 
teng occupava il primo posto: i suoi confiui 
andavano dal Kupili (grande afflueute del 
Bramaputra) fiiio al Laitkor, e il suo re 
aveva il titolo di paiaha {= imperatore), 
risiedeva a Jaintkiapw, e goveniava i suoi 
sudditi per mezzo dei Khadar Doloi { = i 
12 Doloi); ma era tutt'occhi nel sorvegliare 
questi subalterni, sbalzaiidoli appena gh 
d.'ivano ombra colla loro ricchezza e potenza. 

Tale fu la sorte toccata al doloi di IMascut. 
Egli era il piii ricco e suscit6 I'invidia del 
re: questi I'assali con grande esercito e I'ob- 
bligo a varcare il Kopili andando in esilio. 
Poco prima di cadere in disgrazia, il doloi 
aveva fatto scavare un lago — che si vede 
tuttora al 27" miglio sulla strada Yowai- 
Shillong — ed e il piii esteso della regione. 

La storia primitiva di questi pojioli c 
tutta un inlreccio di contiime lotte colle 



genti vicine, che essi sostenevano con col- 
tellacci e f recce di cui erano armati. I<a 
tranquilUta venne solo colla dominazione 
inglese, che pero era niolto blanda. Un 
giomo pero il stem di Jaintkiapur ebbe 
I'infeUce idea di far catturare e sacrificare, 
nei gionii del ptija o festa pagana, tre iii- 
glesi: questo dehtto fu un buon niotivo agli 
inglesi per detronizzarlo conservandogli 
per6 uno stipendio. 

I Syvtcng, offesi della perduta liberta e 
dei tributi con cui I'lnghilterra h aveva 
colpiti, tentarono un gionio di sollevarsi, 
ma a Yalong ebbero la sconfitta decisiva e 
caddero sotto la dipendenza diretta dei 
vincitori. I quah concentrarono I'autorita 
nelle niani dei Doloi, che divennero elettivi, 
e alle dipendenze dell'ufficiale (rappresen- 
tantc del governatore) di Yowai. Per tale 
ufficio poco importa che non sia idoneo il 
candidato; vien eletto di solito chi ha piii 
mezzi per comprare i voti, e che poi si rifara 
con I'csigere dai proprii sudditi le iniposte 
e con I'amministrazione della giustizia. 

Date le pochissime risorse del suolo non 
vi ^ sviluppo commerciale e tanto meno 
industriale. Non vi sono neppure carri, pcr- 



'Si 44 ^ 



che le stiade ser\-ono appeua pei pedoni; 
e mancaiio affatto le ferrovie. II servizio 
trasporti e effettuato da coolies che traspor- 
tano in gerli dai 40 ai 50 kg. di merce, per- 
correndo da 20 a 30 niiglia al giomo. I 
coolies vengono reclutati dal govenio e 
forzati al lavoro, pena la niulta se rifiutano. 

Ouanto a religione, i Synteng hanno lo 
stesso culto dei Khasi, con qualche lieve 
differenza: non hanno teinpli e conipiono 
i loro riti religiosi ovnnque, specialmente 
sulle sponde dei torrenti, o presso i laglietti 
delle risaie die credono abitati da qualche 
loro divinita. II ciilto dei niorti e tenuto in 
grande onore: ovunque sono erette pietre 
sepolcrali di straordinaria grandezza, che 
essi dicono portate cola da un sol uomo — ■ 
un gigante antenato di forza straordinaria, 
che e il fondatore della jaid (o stirpe) — per 
deporre le ceneri di tutti i parenti. 

Qualche idea deU'inimortalita dell'anima 
hanno i Synteng: essi sogUono portare cibi 
sui sepolcri conviuti che I'anima del defunto 
ne abbisogni per sostentarsi. Nei dintomi 
di Sutgna, quando la gente ritoma dai mer- 
cati, passando presso le pietre, s'inginoccliia 
e depone riso e frutta. Appena un anunalato 
si fa grave, si sacrifica un gallo alia divinita; 
la vittiina ^aene infilzata su punte di legno 
piantate nel terreno, nia se prima di essere 
sgozzata, riesce a volarsene via, piu nessuno 
la tocca, salvo i protestanti o i cattolici che 
non avendo paura degli spiriti le darmo una 
caccia spietata. 

Guai alia niainma che non ha la fortuna 
di assistere alia niorte del figlio: la dispera- 
zione piii cupa 1 'invade ed essa cerchera di 
raggiungere il defunto: non e raro percio che 
awengano suicidi di madri, gettantisi in un 
burrone. Le madri cristiane trovano nella 
religione conforto adeguato alia loro sven- 
tura e sono un esempio di fortezza e di 
serenita alle pagane. D. EUA ToilE 

M issionario salesiano. 



BENARES- 
LA SANTA! 

Non fermatevi al titolo! Mirate iimanzi e 
immaginate colla fantasia un ciglio di sponda 
ad anfiteatro con palazzi strani e turriti... 
im groviglio di strade e di tenipli in pietra 
rossa con cupole d'oro... giardini dai profmni 
acuti coltivati per la gioia delle divinita... 
un ampio ritrovo di braniini, di Giain, di 
buddisti... il paradiso di tutte le vacche 
sacre dalle corna dorate o dipinte, di tutte 
le scimmie: ecco alcune caratteristiche della 
citta « santa » che fu il teatro piii porten- 
toso di storia, sulle rive del Gauge. 

Benares, unica al mondo, casa di credent!, 
di oranti, di morenti, in cui I'onda i^uriii- 
catrice e tutto, in cui la vita non ha che un 
senso: quello religioso. 

Per vma lunghezza di circa 4 km., tra 
fiurne e i palazzi del Maraja, corre ima larga 
e curiosa bancliLna di pietra, ora alta a 
guisa di terrazza, ora a fior d'acqua, inter- 
rotta di tanto in tanto da cappelle, simulacri, 
oggetto di culti speciali. 

Tra palazzo e palazzo scendono alia sponda 
del Gauge lunghe scalee: sono i Ghats, dove 
si adagiano i saniassi (i Santoni) sotto gli 
enonni oinbrelli di palnia. Nel fimne vi entra 
sempre una nioltitudine di gente, ne beve 
alcune sorsate, eleva le braccia al cielo e 
ne esce colla gioia di un rito compiuto. Ep- 
pure la presso bruciano i roghi dei niorti e 
le ceneri loro se ne vanno colle corona dei 
fiori sulle onde. 

Benares e per eccellenza la citta di Siva 
il cui culto rassomiglia a un'orgia. 

Nel novembre, siil Gauge illuniinato 
passa, nella festa annuale, la badegia la barca 
di Siva, mentre dalla riva un urlo solo di 
tutta la citta acclama Siva coi 900 suoi 
appellativi. 




'^ 45 35^ 



BUTTATELA GIU 

(Un'avveiiiura nellc isole dclla Sojida). 



Lopza, il piccolo \'illaggio deH'isola Lom- 
bleni, s'erge ai piedi d'un vulcano, il furi- 
bondo Ulenia. Fortunatamente il lato attivo 
del mostro spaventoso e di fronte al mare, 
cosicche la gente vive senza tiinore nelle 
valli opposte e trae profitto da piccole in- 
dustrie e dal fertile suolo attiguo. La fisio- 
grafia del luogo spiega come alle volte scop- 
pino impro\'\-ise tempeste e irrompano sul 
piano dal monte ro\'inosi torrenti: ma la 
gente da sempre ai fenomeni della natura 
una spiegazione soprannaturale, attribuen- 
dole agli umori variabiU delle sue divinita. 
E da cio si comprende quanto gH indigeni 
siano ignoranti e al tempo stesso indiscipU- 
nati. 

Lomblem h vicina a Flores che e forse la 
piu importante del Vicariato della Piccola 
Sonda. Le comunicazioni cogli abitanti di 
Flores diedero occasione ai nativi di Lom- 
blem di sapere delle attivita dei missionari. 
Volendo godeme anch'essi il benefizio, un 
giorno mandarono un'ainbasciata alia mis- 
sione di Flores, domandando un missionario 
che andasse a istruire i loro fanciulli e fa- 
cesse cristiano il popolo. Tutto fu concordato 
e dopo alcun tempo il missionario ando. 



Dapprima le cose si misero assai bene e 
il Padre ne era soddisfatto: i bambini veni- 
vano alia scuola e, di sera, anclie gU adidti 
ascoltavano con profitto le sue istruzioni. 
La poesia del luogo, i picchi fumanti, spec- 
cliiantisi nel mare azzurro, il cielo sereno, 
I'aria profumata dalle essenze della foresta 
era quanto di piii suggestivo si potesse desi- 
derare per elevare lo spirito al Creatore: il 
missionario ebbe da tutto cio una speranza 
fondata di veder trionfare in breve tempo 
il cristianesimo tra quelle anime. 

Gli indigeni su])plicarono il missionario di 
voler costruire una cappella ed egli si ac- 
cinse all'impresa con ardore, avendo la sod- 
disfazione di vederla compiuta nell'ottobre 
del 1924. La benedisse con solennitii. Giusto 
nu mese dopo quella pia cerimonia un'im- 
provvisa tempesta sul vulcano, fece scorrere 
giii dal monte torrenti di acqua che distrus- 
sero le campagne e minacciarono la tran- 
quilla dimora indigena di Lopza. Una paura 
esagerata si diffuse tra i nativi che vollero 
ricercare la causa di quel cataclisma: le 
indagini vennero ad una conclusione che 



getto I'angoscia nel missionario e nei cri- 
stiani: — la « Cappella » era la causa del 
disastro. 

— Buttatela giii! — gridavano tutti nel- 
I'esaltazione della scoperta. 

E si precipitano verso il colpevole edificio 
da poco eretto, che spiccava su un rialzo 
di terra tra il verde delle piante. II capo 
della tribu, mentre correva sul posto per 
dirigere I'opera di distruzione, s'imbatte in 
un ragazzo che era intento a preparare 
frecce col materiale di una campana, alia 
quale si attribuivano virtii superstiziose. 
Adirato al vedere quella profanazione, il 
capo si scagho sul ragazzo e coUa sua lancia 
lo colpi... 

Davanti alia chiesa il popolo vociava e 
gridava la parola d'ordine scellerata — 
Buttatela giii! — mentre un piccolo gruppo 
di cristiani inginoccliiati pregavano fervoro- 
samente il Signore di non permettere tanta 
sciagura. II capo sembrava il piii inviperito: 
agitando la sua lancia rimproverava i pochi 
cristiani di aver trascurato gli dei protettori 
del villaggio e attirato le loro ire: ora avrebbe 
rimediato egh col sacrifizio espiatorio... Ma 
le sue parole furono coperte dal tumulto 
generale: tutto il popolo gridava a una sola 
voce: — Buttatela giii! 



Dio pero vegUa ed e pronto ad aiutare i 
suoi fedeli. Le pregliiere di quel piccolo 
gruppo non furono vane. Ecco ad un tratto 
squarciarsi le nubi e splendere un raggio 
di sole su quel popolo tumultuante. La scena 
cambio come per incanto: le grida tacquero 
e la folia si fece seria e riflessiva. La tem- 
pesta era finita: toniava il sereno. Perche 
buttare giii la chiesa? 

II capo, dopo scnitato il cielo, provo ver- 
gogna di aver incitato i suoi sudditi e averli 
portati quasi al punto di connncttere una 
pazzia: senti anche il rimorso di aver ferito 
stupidamente un povero ragazzo... Corse 
via in cerca del disgraziato e fu heto di 
trovarlo ancora in vita, benche gli avesse 
fatto nel fianco una larga ferita: lo raccolse 
e lo porto al niis.siouario perche gh prodi- 
gasse le prime cure. C.li indigeni, imitando 
il capo, sentirono pur essi vergogna di 
(]uanto avevano fatto e vollero riparare 
il malfatto gettandosi ai piedi del niinistro 
di Dio. 



'ffi 46 ;^ 



s 




/. Fachiro su zoc- 
coH con puate. 



Dl 





2-3. Mt naicanti spor- 
chi di cenere e -tt^rco 




; LM 




^ 47 ^ 




Sforia di 25 anni fa, narrafa dal missionario D. A. Co/bacchini. 

(CONTINUAZIONE). 



Con foglie di palme tessemmo in fretta 
una stuoia. Uke-waguu voleva portare la 
def unta fino al nostro aldeamento e far com- 
piere colla inaggiore solennita, come a figlia 
del Cacico, tutte le cerimonie che i Bororos 
usano fare per i loro morti. Lo dissuasi di- 
cendogli essere meglio sotterrarla in quello 
stesso luogo, perche i nostri non sarebbero 
stati d'accordo nutrendo grande odio per 
tutti i civilizzati, e che non tutti avrebbero 
compreso Tamore paterno che egli senti\'a 
per quella povera fanciulla. 

Uke-waguu triste, fissando sempre la fan- 
ciulla, pareva non potersene piu staccare; 
sinsjhiozzava, piangeva, si batteva il petto 
coi pugni, si strapjjava i capelli... Finahnente 
mi guarda e dice: 

— Hai ragione, lasciamola qui. fi megHo 
rhnanga qui, die dorma qui, che qui vengano 
le aniine dei suoi a svegliarla. a portarla via, 
a darle quella felicita che io le ho strappata; 
quella pace e felicita che il mio cuore oramai 
non avra piii. 

E la, presso le liinpide acque del fimne, 
ai piedi di un'alta palraa, si scavd, come si 
pote, una fossa, e avvolta con la stuoia la 
sahna, I'abbiamo ricoperta con terra, sabbia, 
rami e foghe di pahna. 

Uke-waguu col grido straziante di un pa- 
dre che perde il caro figliuolo disparve nella 
forcsta, per ritornare poco dopo con una 
bracciata di fiori: 

— Era un fiore, disse, coi fiori rimanga' 
e li sparse sopra i rami e le foglie. Guardo 
ancora una volta il tumulo, si chino per 
mettere proprio ncl mezzo ima bella passi- 
flora, e: 

— Andiamo, disse, tutto c fiuitol 



Entranimo nella foresta, cercando le ve- 
stigia dei nostri che neU'oscurita della notte 
avevamo perduto. II sole era gia alto; non 
avevamo ancor preso cibo ma desideravamo 
passar il fiume. Al di la saremmo stati piu 
sicuri. Al tramonto eravamo alia riva op- 
posta, e stanchi, sfiniti ci gettammo sulla 
bianca, morbida sabbia della sponda. 

Prima che la notte cupa stendesse il suo 
velo, accendemmo un fuoco, volendo pescare 
per cahnare im po' la fame che gia ci stimo- 
lava... Non so come, viiito daUa stanchezza, 
presi sonno. Mi svegliai quando sentii chia- 
marmi da Uke-woguu 

— Moriri-kuddda! Moriri-kuAdda! 

— Cosa c'e? 

— Guarda! Guarda Lq cielo quelle stelle... 
e mi indicava colla mano la costeUazione 
del « Pavi-buro i> (piedi di ema). 

— Le vedo, risposi, e Pari-buro... 

— Si, Pari-buro... Ma non e... i miei occhi 
vedono solo il segno che quella fanciulla 
portava sul petto; cio che essa baciava. 
Ora la splende in cielo ed io lo vedo nel 
tremulo scintiUlo di quelle stelle... 

(Uiardai fisso quelle stelle, dilatai i miei 
ocelli per veder meglio; mi jiareva, non mi 
pareva... ma era proprio come il caro Uke- 
waguu diceva. Ai miei occhi brillava non 
piu il Pari-buro, ma il segno santo della 
Croce che voi ci avete insegnato a venerare 
sojjra ogni cosa. 

Uke-waguu non disse piii parola e aiich'io 
rimasi muto, finclie il sonno mi vinse. Sve- 
gliandomi ai primi raggi del sole vidi disteso 
sulla sablna un gro.s.so pesee ancor palpi- 
tante... 

Non pcitcvo pill dormire: (|ucllc stelle 



-^ 48 :^ 



splendenti in cielo mi rubarono il sonno, 
esclamo Uke-wagiiu, ed ho pescato anche 
per te... Avviva U fuoco e arrostiamo questo 
pesce, prima di rimetterci in canimino. 

Fu presto fatto ed ancora non era alto 
il sole sull'orizzonte quando siamo partiti. 

Domani andro a caccia; tornero forse mi 
po' tardi e stance; non aspettarmi. Un altro 
giorno poi ti narrero quanto avvemie fino 
al giorno clie mi incontrai con voi. 

Mi bacio la mano e se ne ando... 

Alzai gli occhi e la, scolpita nell'azzurro 
del cielo, la costellazione della Croce del 
Sud, nel suo tremulo scintillio pareva dirmi: 

— Apostolo di Cristo, questo e il tuo 
ideale, la tua meta; per la Croce tutto devi 
sacrificare; sulla Croce Cristo mori per sal- 
\are le anime. Vivi per la Croce e bacian- 
dola morendo troverai in essa il tuo premio, 
la tua eterna felicita. 



III. - La visione nella tempesta. 

Caccia prima; poi pesca: quindi... la no- 
tizia di un branco di porci selvatici... Passa- 
rono parecclii giomi prima che il mio caro 
Moriri kwddda venisse a continuare il suo 
racconto, che mi appariva interessante a 
niisura che vi scorgeva la mano di Die nello 
sviluppo di av\-enimenti die mi erano sem- 
brati inspiegabili. 

La nel deserto sconosciuto, dove solo il 
selvaggio erra combattendo la sua lotta 
contro la tigre feroce, all'ombra oscura di 
secolari foreste, un fiume scorre e porta 
I'infausto nome di Rio das Mortes (Fiume 
ilelle Morti). Triste h il suo nome, ma lim- 
pide e pure sono le sue acque; tanto limpide 
e pure che i nitidi raggi del sole le attraver- 
sano come terso cristallo e nel fondo opaco 
lasciano vedere pietre e sabbia e le lucide 
squame dei pesci che vi nuotano pigramente. 

La, il figlio della foresta, cacciato, perse- 
guitato, condannato alio sterminio, ha tro- 
vato il suo rifugio; da quelle rive selvagge 
I'eroica tribu dei Bororos, come fiera ferita, 
ferocemente si gettava aU'estrenia lotta 
contro il bianco ritoniando poi ai suoi ac- 
campamenti neUa folta foresta colla gioia 
feroce della riportata vittoria, e seduto 
sopra la pelle del bianco trucidato come 
sopra il chiazzato, variopinto cuoio della 



tigre, impugnando la superba capigUatura 
strappata alia sua vittima, il Bororo ebbro 
di sangue, nel macabro cerimoniale di festa, 
riceveva gU onori dalla sua tribu. 

Impavido se ne stette il feroce Bororo; 
e non si arrese se non quando la Croce gh 
aperse le sue grandi braccia in segno di pace. 
Allora depose il suo arco e spezzo le sue 
frecce, e si diede per vinto: vinto dall'amore, 
non dalla spada; perche la Croce gli mor- 
moro la fatidica, di\'ina parola che giam- 
mai avea udito: Perdono! 

Una sera Moriri-kwadda venne a conti- 
nuare il suo racconto. 

— Ricordi dove siamo rimasti? 

— Si, sulla spiaggia del Rto das Mortes. 
— • Di la siamo subito partiti; Uke-wagiiu 

a lunghi passi mi precedeva; era pensieroso; 
e di quando in quando gU usciva qualche 
parola dalle labbra. II sole era gia alto so- 
pra le nostre teste ed eravamo prossimi ad 
arrivare dove stavano i nostri compagni, 
le nostre famiglie, i nostri figU. Un senti- 
111 en to nuovo sentivamo entro di noi: men- 
tre le altre volte ritomavamo ai nostri ac- 
campamenti superbi, orgogliosi, allegri, deUa 
nostra vittoria, e con alte grida annunzia- 
vamo da lontano il nostro ritomo, quella 
volta ci awicinammo silenziosi e queti, 
senza profferire parola. 

Uke-waguu, temendo forse che segiiissi 
il nostro costume, mi fenno in prossimita 
del ^•illaggio e mi disse: 

— Non gridare! non dare il segno del 
nostro ritomo... Ben sai che nel mio cuore 
non vi e piii allegria, non vi e piu pace... 
II i^ensiero non e tranquillo in me. Sento 
un profondo disgusto, una pena lacerante... 
Mai mi sono sentito cosi! Entriamo per la 
parte opposta e nessuno osservera da lon- 
tano il nostro arrivo; nessuno ci verra in- 
contro a festa... lo non ritomo in festa; 
non vogUo che mi vedano. Andiamo, ab- 
bandonianio il sentiero e giriamo per il 
bosco. , . 

Nel bosco si ripercuoteva I'eco del canto, 
delle grida che nell'ebbrezza deUa gioia e 
del trionfo, inalzavano i compagni nostri. 

II villaggio era in festa. Tra i rami e le 
foglie vedevamo il continuo andare e venire 
della gente: i fuochi erano accesi e le donne 
accoccolate a lato della grande aria (pen tola) 
rimescolavano il liquido; nel mezzo dell'al- 
dea gh uomini in festa, colle ondeggianti 



<t3 49 a° 



penne del pariko in capo, danzanti al ritmo 
cadenzato del canto Bakororo tugumagdja 
che si suole cantare sopra la pelle del gia- 
guaro e sui trofei di giierra. 

Xessuno si accorse di noi e inossen'ati 
entranimo neUa nostra capanna. La notizia 
del nostro arrive pero si diffuse in un at- 
timo. Uke-wagiiu era il nostro capo; a lui 
si dcveva la vittoria, e si dovevano pure 
i maggiori onori; per lui era preparata la 
festa. Tutti aspettavano il suo arrive; sa- 
pevano che era riniasto indietro colla fan- 
ciulla bianca, e su questo glorioso trofeo 
dovevansi svolgere le grandi cerimonie, i 
canti, le danze. Ah! tu non sai quello che 
allora erano le nostre feste... nieglio non 
ricordarle piu! 

Pochi istanti dopo die eravamo giunti, 
due giovanotti, dipinti di itrucum e adomi 
di penne di niille colori, entrarono nella 
caj)anna di Uke-wagiiu senza proferir pa- 
rola e, presolo per mano, lo condussero nel 
mezzo del \'illaggio, dove erano gia riuiiiti 
tutti gli uomini. Lo fecero sedere su una 
pelle di tigre, gli cinsero il capo del pariko, 
gli posero in mano il poari e si ritirarono. 
V'ennero poi da me e con analoga cerimonia 
mi fecero sedere a fianco del Cacico Uke- 
wagiiu. Allora ci domandarono della fan- 
ciulla per condurla la nel mezzo ed iniziare 
le grandi feste, Gettati per terra alia rinfusa 
V 'erano vari indunienti tolti ai civiUzzati 
uccisi, utensili di loro uso e, sulla punta di 
un arco confitto in terra, la bionda capi- 
gliatura di una donna. 

Uke-waguu alia richiesta si alzo ritto, 
fiero, energico, ma triste; niando un sospiro, 
e disse: 

— Sono qui io, ma la fanciulla non venue 
e non verra... 

A queste parole una risata sonora ruppe 
il silenzio rispettoso di tutti. 

Era Giri-e/iureu. Uke-wagiiu fulmino quel 
demonio con uno sguardo di fuoco e con- 
tinu6: 

— Si, non verra: perclie le aniine dei suoi 
cari, della mamma sua, che voi le avete 

strappata e uccisa, venne a prendersela 

L'avea io tra le mie braccia, ma non potei 
tratteiierla; volo via conic una gentile, do- 
rata farfalki vola dalle vostre mani, proprio 
allora f]iiando voi pensate gia di farla 
vostra; tra i fiori essa vol6 e Ik tra le foglie 
ed i fiori la lasciai. Ma essa riniase nel n)iii 



pensiero e nel niio cuore. Essa era divenuta 
per me, non una preda, non un trofeo di 
guerra, non la spoglia viva di un neniico, 
ma la cosa piu cara che mai potessi avere. 
Noi, col cuore piu duro di una pietra, I'ab- 
biam strappata all'amore della mannna 
sua...; il suo cuore si spezzo dal dolore... 
ma nell'aprirsi cosi crudelmente spezzato, 
io lo vidi, lo sentii in me; sentii il suo dolore... 
io volea rimarginare quella ferita mortale... 
voleva che il mio amore fosse forte, piii 
forte del dolore, piu forte della morte, ma 
non vinsi. Ella mi vinse, col sorriso delle 
labbra, e se ne mori tra le mie braccia la- 
sciandomi il bacio del suo cuore... No! E.'^sa 
non e una spoglia di nemica, essa non e un 
trofeo di guerra... E il mio cuore, 6 il mio 
pensiero; la vedo, la sen to... Miei Bororos! 
voi forse ridete, ma il mio cuore piange. E 
quando il cuore piange e si e tristi, non si 
canta, non si danza, non si ride, non si fa 
festa. Quando muore uno dei vostri cari, 
nel pianto e nella desolazione voi intonate 
il mesto canto dei morti col cuore oppresso 
daUa tristezza ed e questo che io voglio 
ora da voi. Con me e per me rivestite\"i di 
lutto; con me e per me che sono il vostro 
capo piangete; lasciate le feste, lasciate le 
danze... Abbiam fatto soffrire; abbianio 
ucciso; abbiamo gettato nel dolore e crudel- 
mente maltrattato un dehcato fiore, svcl- 
lendolo dall'aiuola dei suoi cari... 

Io non sono ritornato col grido del trioiifo, 
ma col grido del dolore; die il mio dolore 
sia pure il vostro, sia di tutti... 

Bororos! Miei fidi! che tante volte ho coii- 
dotti alia \-ittoria ed al trionfo; che tante 
volte ho portati alia vendetta dei vostri 
cari strappati al vostro amore... Bororos! 
vi anio tutti come mio padre, niia niadre, 
mio fratello, mia sorella, miei figli... il mio 
cuore piange, volete voi far festa? Ditemi, 
non lo volete? 

Tutti avevano ascoltato in profondo si- 
lenzio la parola di Uke-wagiiu che era sacra 
per essi, ma a (luelle ultime parole tutti 
risposero un cnoDSonoro, unanime da sem- 
brare uscisse da una sola bocca, da un petto 
solo. 

— Lo sapevo. Ero certo che avreste 
ascoltata la mia parola perche .so quaiito 
mi amate e come obbedite ai miei ordiiii. 
Ora vi cliieggo un'altra cosa. I miei occhi 
non possono vedere qucllo che avete por- 



^ 50 ^ 



tato qui dinanzi a me... Ritirate, gettate 
\'ia, lontano da me, tutta que.sta roba... Voi 
non capita ed io pure noii so, non capisco! 
Dopo che ho sentiti i palpiti di quella fan- 
ciulla; dopo che essa mi guardo, mi sorrise 
e mi diede a baciare roggetto che essa tc- 
ueva stretto al suo cuore... non sono p.u 
io; sento in me ima cosa mai prima sentita: 
quello clie altre volte mi era di allegria, 
orgoglio, ora mi e di pena e di cupa tristezza. 

Non vi so dire altro: ma togliete, ve ne 
prego, dai miei occhi quest! resti, perche 
mi ricordano che il nostro cuore fu piu cru- 
dele di una tigre... 

Uke-vv;^guu stette un momento in silenzio. 
Tutti tacevano. Poi con quel tone di voce 
che lui usava quando comandava una cosa 
e voleva essere immediatamente ubbidito: 

— Moriri-kwddda, Cibde-kenndu, disse, 
prendete, portate tutto al fiume, e gettate 
la, dove la corrente e piu forte, perche tutto 
si perda e svanisca; che le acque portino 
lontano anche il ricordo... die tutto rimanga 
nell'oblio... 

A quell 'ordine cosi risoluto nessuno op- 
pose sillaba. 

Solo Giri-ekureu mando come un grugnito; 
guardo bieco Uke-maguu e noi, giro le spalle 
e se ne ando borbottando non so che cosa. 

Nello stesso momento Uke-waguu ordi- 
nava agU uomini di apprestarsi pel canto 
solenne dei morti. Egli si tinse di nero e di 
rosso e, collocatosi sulla fronte il geku-keg- 
geu, diede inizio al solenne, grave canto, il 
grande canto dei Bororos, il Rbja-kiivireu: 
Urn! Im!... Tamigi - Tamigi -jo - jb... Oh!... 
Oh!... Oh! - Oh! Ba /to ro roltaoro... Oh! - Oh! 

Va! o anirna, alia dimora di Ba/iororo. 

Io piango^ stando net mio cortite, sui miei 
ornamcnti, sul mio arco, sulle mie frecce. 

Io piango sediito sulla pelle del giaguaro, 
io piango... 

Bakorbro e grande; la sua anima entra 'iiel 
disegno della vostra pelle: nella nostra capi- 
gliatura: nel rosso colore delVurucu; nelle 
piume di uccello; nelle collane; nel pendente 
dal labbro: neW abb igl iamento ; negli ornamenti . 

O Bakorbro! io piango, io parlo forte; io 
parlo perche il mio ornamento fatto di foglie 
di palme e grande; il mio arco, la mia freccia, 
la mia collana, il mio ornamento... sono 
grandi... Ma io piango sopra tutto, come la 
colomba piange i figli perduti. Ah! Ah!... 
Ah! Ah!... Um! Um! (Continua). 




DON MAQQIORINO BORQATELLO. 

£ morto in Torino, santamente, dopo breve malattia, il 
20 dicembre a 73 anni. 

Missionario per 25 anni, nella prima missione salesiana 
della Patagonia Meridionale e Terra del Fuoco. per motivo 
della scossa salute aveva dovuto allontanarsi da quel campo 
di aposlolato, che fu il piii bcl merito della sua vita, ma con- 
tinuo ad avere cola il suo pensiero e il suo cuore, e, benche 
lontano, continue a lavorare per csso. Prima di parlire da 
Puntarenas (Magellano) egli aveva fondato cola il Museo 
Territoriaie salesiaiw (poi battezzato col suo nome) — un 
prezioso gioiello di memorie e di rarita; — in Italia egli ebbe 
agio di scrivere intorno alia sua cara missione vari libri 
{Patagonia e Terra del Fuoco — Fiori Magellanici — opu- 
scoli sulle lingue delle tribii dello stretto di Magellano — 
e vari articoli su Riviste italiane) che dimostrano quanto 
impegno egli avesse di far conoscere ai buoni la piii antica 
delle missioni salesiane. N'ell'anno decorso era riuscito a 
raccogliere ofTerte per una Borsa Missionaria che intitolo 
a Mons. Fagnano, e pochi giomi prima di morire ebbe la 
soddisfazione di poter rivedere le ultime bozze della Vita 
del coraggioso Prefetto Apostolico che il suo profondo 
amore gli a\'eva dettata. Anche questo sar^ un bel titolo 
alia riconoscenza dei Salesiani e degli ammiratori delle 
mission! salesiane. 

Uomo di gran virtu Don Borgatello amo porre tutte le 
sue forze al servizio di Dio e delle animc: molto fu il bene 
da lui compiuto, specialmente nell'assistenza agli ammalati 
e ai poveri, come vice-curato del Santuario di Maria Ausi- 
liatrice. 

I nostri amici, ne siam certi, faranno opera buona col 
ricordare nelle lore preghiere il caro estinto. 



QIANNINA QI08DANI. 

A 16 anni era un'anima entusiasta, zelante, intraprendente 
che ben prometteva nel campo dell'apostolato cristiano. 

I suoi genitori — il Comm. Etiore e la Sig.ra Tcresina 
Ciirardi — felici di possedere una figlia impareggiabile, 
gioivano della sua attivita e sopratutto del nobile intento 
da cui era animata, di recare il sorriso della sua carita ai 
poveri, agli istituti religiosi e missionari. 

Le sue \'irtu cristiane rivelavano in lei un modello di 
purezza, di umilta, di pieta, e si erano sviluppate ccl pro- 
fondo amore che essa nutriva per Gesii Crocifisso e per la 
Vergine Santa, e coll'assiduita ai santi sacramenti. 

Sul suo viso sorridente, nel suoi occhi espressivi si ri- 
fletteva la gioia del suo cuore puro e buono. 

A 16 anni Dio voile premiare il suo zelo e la sua virtu. 
Noi additiamo aU'ammirazione e alle preghiere dei nostri 
Lettori quest'anima che fu tra le piu atfezionate alle missioni 
salesiane. 



t^ 51 ^ 



I celebri " nidi di rondine. Costumi della vecchia Cina. 



A proposito della Ciiia, tutti parlano 
di nidi di rondine commestibili e tutti ne 
sorridono scettici e prudenteniente incurio- 
siti, ma ben pochi sanno il potere fortemente 
ricostituente di qiiesto cibo costoso e preli- 
bato, saturo di iodio, di sale e di fosforo die 
A-iene prima lavato nell'acqua calda e in- 
zuccherata, sopratutto per togliere quel po' 
d'inevitabile sabbiosita e che rida, pare, le 
forze a chi ne fa sperpero eccessivo. 

Intanto non si tratta dei soliti nidi delle 
solite rondini annunziatrici di primavera, 
ma di tma rondine selvaggia, che fugge le 
citta, che non emigra, che non si serve di 
porcheriole diA^erse per fabbricare frettolo- 
samente il sue nido. Ouesta rondine solitaria 
preferisce gli oceani e impiega — dicono — 
cento giomi a fare vm nido, tessendolo con 
la sua saliva, specie di albume a filamenti 
leggeri, lievemente gelatinosi, estratto con- 
centrato di tutto quanto di piu sostanzioso 
contiene il mare. 

Questi nidi si trovano soltanto in alcmie 
isole dell'Oceano Indiano, al nord di Mada- 
gascar, a Singora, nella Malesia. Un grup- 
petto di isolotti del Pacifico — ai confini 
della Malesia e del Siam — e riservato a 
Cinesi, che pagano un... affitto di parecchi 
milioni all'anno — esclusivamente per questo 
genere di raccolto — e pare che i nidi di 
queste isole siano piii bianchi e piii nutrienti. 

Li chiamano ten no (I'fn rondine, no nido) 
e vengono classiiicati tra i medicijiali forti- 
ficanti. Sono come cementati alle rocce e 
gU uoniiru vanno a staccarli di notte, con 
torcie e pale, in fondo alle grotti di qiiesti 
isolotti folti di vegetazione tropicale. Ma 
vi sono concorrenti temibili: il topo, il ser- 
pente boa e il pipistrello. Qucst'ultimo a 
volte fa dei guai grossi, lotta contro le ron- 
dini, le vince e — scacciandole spaventate 
— per un anno o due il reddito di quella 
data isola diminuisce tcrribihnente. 

I nidi vengono poi divisi in tre qualita, 
secondo il peso, il colore, ecc. e spediti a 
Hong-Kong jjer le ri])artizioni successive. 
Un brodino di polio con veri nidi di ron- 
dini e una cosa molto delicata. I'eccato sia 
tanto cara (i nidi di rondine costano ])arecchi 
I'leh all'oncia, cioe pareccliie decine di lire...). 



II Cinese ha in fondo la psicologia di un 
ragazzo timoroso, il che spiega le sue folli 
paure e le sue furibonde reazioni. La paura 
dei folletti, degli antenati, di rappresaglie ci 
spiega molti atti della vita cinese che a noi 
potrebbe sembrare cosi capricciosa. 

Per un occidentale e difficile "capire un 
cinese: fra noi e loro c'e un abisso negli usi 
e nella mentalita. 

Per noi, la corpulenza fa divenire antipa- 
tico anche un bell'uomo, per il cinese fa 
diventare grazioso ed attraente anche un 
uomo brutto; per noi gli abiti bianchi sono 
segno di letizia, e i neri di lutto, per il cinese 
e tutto il contrario; noi, in segno di riguardo, 
diamo la destra a chi ci accompagna, il ci- 
nese da la smistra; noi salutiamo togHendoci 
il cappello, il cinese, invece, se si trova senza 
cappello, si affretta a porselo sul capo in 
segno di saluto. Se un cinese incontra il 
superiore in palanchino fa iinta di non ve- 
derlo, perche, qualora lo salutasse, lo obbli- 
gherebbe a discendere dal palanchino per 
ricambiargli il saluto; se da noi si incontra 
un superiore ci si scappella con la quasi 
certezza di non essere corrisposti. II cinese 
considera villano parlare di se senza essere 
interrogate; noi facciamo tutto al contrario... 
Ancora: quando il cinese cavalca, tiene nelle 
staffe i calcagni invece delle punte dei piedi; 
le donne cinesi portano i calzoni per celare 
le loro forme e gli uoraini le gonne; la bussola 
cinese indica sempre il Sud; il cinese butta 
via la polpa del melone e mahgia i semi; 
tutte le sue bevande (te, vino, liquori), ven- 
gono servite calde ed a pranzo la minestra 
viene da ultimo; il cinese porta le unghie 
lurighe fino a dieci centimetri proteggendole 
con astucci di argento finemente cesellati, 
e gli anelli li mette al pollice della mano 
destra. 

Si sa che i cinesi scrivono in colonne verti- 
cali e che il titolo delle opere e impresso a 
pie di pagina: in classe, quando lo scolaro 
recita la lezione, volge le spalle al maestro. 
La nianmia cinese non abbraccia n^ bacia 
mai il sno figliuolo: in segno di affetto awi- 
cina appena il fanciullo al ])ro])rio naso, 
quasi volesse respirarne il profumo delicato. 
Per un cinese h cosa gentile domandarci la 



-^ 52 ^ 




laterao della pagoda di Vat Poh (Bangkok). — // capo del Bonzi si serve della cattedra durante le ce- 

rimoaie meatre i bonzi lo clrcondano. 




La sala del Trono net palazzo reale di Bangkck - awmlrata opera di arcbitettura itaUana. 



'^ 53 ^ 



nostra etn, le iiostre risorse finanziarie, ecc. 
Un cinese che riceve una cattiva notizia, 
invece di piangere, si mette a ridere per ir- 
gannare gli spiriti maligni. II piii bel regalo 
poi che un.figlio possa fare al proprio geni- 
tore e iin feretro. Come si vede, le differen/e 
souo alquanto sensibili, e, se alcvine non le 
riinpiangiamo certaniente, altre vorremmo 
che non esistessero. 

Ma non abbiamo finito con i paralleli. 
Un giomo im cinese visitava una niagnifica 
fattoria europea ed all'ospite non stuggi un 
certo suo gesto di nieraviglia vedendo i ca- 
valli attaccati con la testa verso la mangia- 
toia. Chiestogliene il motivo, si udi rispon- 
dere: « lo penso come mai voialtri attacchiate 
i cavalli alia rovescia . 15 il projjrietario 
della scuderia stupefatto a sua volta; « Alia 
rovescia? ■>. « Sicuro — ribatte il cinese — 
voi li mettete col muso contro il muro. I,e 
povere bestie non vedono nulla, diiBdano 
e si imbizzarriscono facilmente. In Cina, 
invece, si attaccano al contrario, in niodo 
che vedano il loro padrone quando entra 
nella stalla, vi si familiarizzino e non fac- 
ciano delle bizze, ne sparino calci ». Forse 
il concetto non e sbagUato; ma bisognerebbe 
riformare le nostre scuderie per la questione 
delle mangiatoie. E anche curioso sapere 
che un servo cinese ha sempre alle sue di- 
pendenze un servo proprio al quale fa ese- 
guire il lavoro piu grosso; che la pipa cinese 
contiene appena un pizzico di tabacco per 
tirare la prima boccata e che i fumatori pas- 
sano il loro tempo a riaccenderla; che i 
quadri cinesi si avvolgono intorno a ima 
bacchetta e si custodiscono in preziosi co- 
fanetti dai quali solo per mostrarli ai visi- 
tatori li trae fuori per pochi minuti il relativo 
proprietario; che nella prospettiva cinese le 
linee invece di convergere divergono, ren- 
dendo il fondo vasto e il primo ])iano piccolo; 
clie se in Cina si compie una bella azione 
il merito e del proprio nonno, magari morto 
e sepolto da cliissa quanti anni... 



Leggenda sul "Cocco . 

La leggenda suH'origine del cocco non fe 
estreinaniente edificante, ma e curiosa. 

Un papua recandosi a caccia accom- 
pagnato solamente dal suo cane fedele. 



si sniarri nella foresta, e dopo molti giornf 
di disperato vagare peri tutto solo di 
lame e di stenti. Dopo niolto tempo un 
altro papua, giovane e ardimentoso, pas- 
sando per caso dove I'uomo era morto, 
trovo uno sclieletro umano mancante del 
capo. Ma particolare strano, in luogo del 
cranio, sorgeva un grande albero di quaUta 
sconosciuta, dai cui rami pendevano frutti 
simih per forma e per grandezza alia testa 
di un uomo. II giovane stette lungamente 
a contemplare 1 'albero nuovo e poi fini per 
cogliere uno dei frutti. La polpa bianca, 
il latte che fluiva gli niisero in cuore la 
speranza che il frutto potesse rappresentare 
un buon nutriniento. Ma se invece quella 
polpa buona, cosi allettante, fosse velenosar" 
Come sincerarsene? Egh era giovane non 
voleva morire. Dopo molto riflettere egh 
pens6 alia sua veccliia nonna, e rifatta 
quasi di corsa la strada che conduceva al 
villaggio, si reco da lei. Trovo la vecchia 
fuori della capanna, che si scaldava al 
sole. 

« Noima — disse — ti reco un frutto che 
forse non avrai mai veduto ». La donna 
prese il frutto, lo rigiro fra le mani scame, 
poi annul. « Vorrei ora — continuo il ni- 
pote, prendendo coraggio — stabihre se il 
frutto sia buono come nutrimento, ma il 
timore che esso sia velenoso mi trattiene 
dall'assaggiarlo. lo sono giovane e non vo- 
glio morire. Tu, nonna, invece, che sei vec- 
chia, che hai vissuto tanto, che forse hai 
i niesi contati, per il bene del vostro fi- 
gUuolo, dovresti tentare la prova ». Successe 
un lungo silenzio. II giovane non osava in- 
sistere e la veccliia taceva. Finahnente, te- 
nendo fra le mani il frutto strano, essa 
mormoro; « Ritoma doniattina: viva o morta 
ti rispondero ». I^a mattina dopo il nipote 
trovo la nonna morta... Ma mentre la con- 
templava ella risuscito e parlo: « lo non 
sono morta, ma mi sveglio da un lungo 
sonno die mi ha ristorato. II frutto che mi 
hai portato c il piii dolce dei cibi e mi ha 
nutrita in modo che oggi mi sento forte 
come da tempo non riuscivo ad essere, e 
I'olio di esso sparse sulle membra mi ha 
difeso dal freddo, si che non mi e stato 
necessario accendere il fuoco i>. Da allora il 
cocco, che fa risuscitarj i niorti, 6 stato col- 
tivato. 




-ti; 54 ?fc 



maili 



Vania (spirito) e Jania (tessitore) erano 
figli d'una stessa madre. Ouando furon 
grandi, disse un giorno Vania a Jania: 

— lo ho molto spirito, tanto spirito piii 
di te. 

E Jania: — Non per niente ti cliiami Va- 
nia (spirito), nia io potrei provarti che ho 
tanto spirito quanto ne hai tu. 

Erano affronti per Vania queste parole e 
se lo lego al dito. 

Tiitti e due divennero capi di \'illaggi, 
con dorme e schiavi. 

Un giomo Vania disse alle sue donne e 
schiavi: 

— Andate al fiuine a preuder pesce. Por- 
tMtemelo vivo e uascondetelo dietro le vo- 
stre case. 

Andarono al iimne e presero molto pesce, 



lo portarono \-ivo e lo nascosero dietro le 
loro case in caste che posero in uno stagno 
d'acqua. 

Vania mando a chiamare il fratello Jania 
e gli fece dire: 

— Vieni a farmi una visita. 

Jania si levo e, accompagnato dalle sue 
donne e dagli schiavi, giunse al villaggio 
di suo fratello. 

Vania allora disse a Jania: 

— Ti piace il pesce.' 

— Tanto! Ma dove puoi prendeme per 
tutte le donne e gli schiavi che m'accom- 
pagnano ? 

— Lascia fare a me — rephco Vania, e 
chiamate le sue donne e gli schiavi, disse: 
— Andate al fiume e prendetemi molto 
pesce per i miei ospiti. 




55 ^ 



Uscirono per andare a pescare e toniarono 
poco dopo coi pesci ^■ivi clie avevan presi 
il giomo prima. 

Jania rimase a bocca aperta e chiese al 
fratello: — Come e possibile prender tanto 
pesce in cosi poco tempo? 

— Perche io ho molto spirito — rispose 
Vania. 

Ouando il pesce fu mangiato, Jania ritomo 
a casa sua con tutto il seguito. Di li a poclii 
giomi manda un corriere a Vania per invi- 
tarlo a restituirgli la \asita. 

Vania cliiamo donne e schia\d e ando a 
restituir la visita. Appena arrivato, Jania 
gli disse: 

— M'hai accolto cosi bene quando son 
venuto a trovarti clie ora voglio restituirti 
la pari — e, cliiamati gli scliiavi e le donne 
sue, disse: — Andate al i5ume e prendetenii 
molto pesce per i miei ospiti. 

Audarono al fiume, ma non si vedevano 
niai tomare. Quando si fece tardi, tomarono 
tutti abbaccliiati dicendo: — Non abbiamo 
potuto pescar nulla. 

Jania era tutto confuso e comincio a scu- 



sarsi. Vania se la rise sotto i baffi e tonio 
indietro col suo seguito a stomaco vuoto. 
II giomo appresso Vania dice ai suoi 
uomini; 

— Andate nelle foreste e prendetenii una 
antilope, ma portatemela qui Aava. 

Gli uomini partono e riportano la sera 
un 'antilope ancora viva. Vania disse: — I,e- 
gatela solidamcnte dietro casa mia tra le 
canne da zucchero. 

Dopo qualche gionio manda -im secondo 
corriere al fratello Jania per invitarlo; e 
Jania si ripresenta con tutta la sua truppa. 
Vania gli dice: — L 'ultima volta t'ho ser- 
vito del pesce, ma oggi cambiamo menu: ti 
piacerebbe un po' di came d'antilope? 

— Magari, fratello! Ho una fame che non 
ci vedo. 

Chiama allora i suoi uomini e dice: 

— Un 'antilope -vnene ogni notte a man- 
giarmi le canne da zucchero. Andate subito 
neUa foresta, acciuifatemi I'antilope e por- 
tatemela per i miei ospiti. 

Gli uomini tesero le reti avanti alia casa 
intomo alia spianata e poi uscirono per re- 
carsi nella foresta, sciolsero I'antilope e con 
grande schiamazzo la spinsero a fuggire 
verso la rete ove rimase insaccata. Jania 
rimase di sale. 

L'antilopefu sgozzata, mangiata, digerita, 
e dopo la digestione Jania se ne tomo a 
casa con tutto il suo corteo di donne 
e scliiavi. 

Passano quattro giomi e Jania fa 
dire a Vania: -- Vieni a restituiniii la 
visita un'altra volta. 




ie 56 ^ 



Var.ia ^^ene coi suoi, e Jania radxuia gli 
iiomini per dir loro: — Un'autilope viene 
ogtii notte a distruggenni I'orto, Andate a 
prenderla perche io possa sen-ir la came 
ai niiei ospiti. 

Gli uomini vanno, ma ritoniano la sera 
con la notizia di non aver potato prender 
nulla. 

Jania confuso riinase e cliiese al fratello: 
— Ma come va clie i tuoi uomini riescono 
a tutto, mentre i miei fanno sempre fiasco? 

— Gli e die io mi chiamo Vania (spirito) 
e tu Jania. 

Vania fece di nuovo fronte indietro con 
stomaco vuoto. 

L'indomani dice ai suoi uomini: 

— Andate nella foresta e prendetemi 
un'e^a (grande scimmia) viva. 

La sera gli portarono Io scinnuione vivo. 

— Tagliategli la testa e mangiatevi il re- 
sto: la testa e per me. 

E cosi fecero. 

AUora disse alle sue donne: — Av^'olgete 
la testa in foglie e stofFa, ma lasciate il viso 
scoperto. in modo che somigli a una testa 
umana. Io vo a cliiamare Jania e voi gli 
(lirete ch'e la mia testa. 
Io entrero incasa: quando 
ogli arriva, mi porterete 
la testa. 

Vania mando un cor- 
riere a Jania e I'in-s-ito per 
una terza visita. Jania 
non tardd a venire e trovo 
le donne di Vania avanti 
alia casa con la testa av- 
voltolata della scimmia. 

— Cos'e questa? 

— S la testa di tuo 
fratello Vania. Ilsuo cor- 
po si trova in casa, ma 



quando gli mettiamo la testa sulle spalle, 
toma a rivivere. • 

Alcune donne entrarono con la testa nella 
casa dove Vania si teneva nascosto. Di li a 
poco questi compars^e e saluto il fratello che 
era muto di stujxjre. 

— iv niente sai — disse Vania — le donne 
avevano awiluppato cosi bene la mia testa, 
che io non ero morto. 

Jania ritomo a casa sua e disse alle donne: 

— vSe questo e possibile a mio fratello, 
perche non dev'esser possibile a me? Ta- 
gliatemi la testa e chiamate Vania. Quando 
sara arrivato, mi rinietterete la testa sul 
busto e io rivivro; ma raccomando avvolge- 
temela bene! 

Le donne con mi gran saracone di guerra, 
gli mozzarono la testa e I'avvolsero ben 
benino in foglie e stoffa. Portarono il suo 
corpo in casa e cliiamarono Vania. Quando 
questi vide tanto sangue per terra e la 
testa del fratello, disse: 

— Ma cosa avete fatto?! 

— IJ niente — dissero le donne — quando 
rimettiamo la testa sul busto, Jania rivive. 

E portano la testa nell'intemo della casa; 




^ 57 i§^ 



ma per quanto gridassero, scuotessero il 
corpo, gli applicassero la testa in tutti i 
sensi, Jania non risuscito. Le donne si mi- 
sero allora a piangere e urlare per la morte 
del loro padrone. 
Vania disse: 



— Vedo proprio che avevo piu spirito di 
niio fratello — e senza conimiioversi troppo, 
prese le donne e gli scliiavi di Jania e se 
li porto a casa. 

Qui finisce il racoon to di Vania e Jania. 

M. S. C 




UN PEZZO DI CARTA. 



La drammatica a\^entura fra gli Ugigi- 
Ugigi dalla quale riusci a salvarsi I'esplo- 
ratore John Dawinson e da lui stesso nar- 
rata in un diffuso dispaccio al Daily Graphic. 
II Dawinson aveva avuto I'iniprudenza di 
allontanarsi, in conipagnia del suo cane, 
dal gro.sso della spedizione. Percorreva lo 
stretto sentiero della foresta, quando « Flik » 
• — tale il nome del cane — si allontano di 
corsa e and6 ad addentare il polpaccio di 
un indigeno che s'era nascosto alia presenza 
del bianco. L,e conseguenze furono assai 
gravi: rao\i\ indigeni uscirono dai na.scon- 
digli e sequestrarono I'csploratore e il suo 
cane. L'esploratore, legato e trasportato 
nell'intenio della foresta dovette as.sistere 
al martirio della povera hestia die fu scor- 
ticata viva e niangiata. Dawinson racconta 
come il fatto gli .scuotesse si forteniente il 
sistema nervo.so da farlo piii volte svenire. 
u Circondato dai negri — continua Dawin- 



son — scorsi a terra un piccolo anello che 
era attaccato al collare di P'lik. Mi aceinsi 
a raccattarlo per conserv'are alnieno questo 
ricordo. Presi dal portabiglictti un pezzo di 
carta bianca nel quale avvolgerlo. Vidi 
subito manifestarsi gran sorpresa fra i ne- 
gri. Erano piii umiU e rispettosi: la loro 
audacia si smorzava mentre mi guardavar.o 
con rispetto e con timore. Ricordai, allora, 
che la carta bianca e con.siderata da molte 
tribu primitive come un simbolo di potenza. 
Cavai subito altri fogli: le danze iniziate 
attomo alle ossa del jlovero cane cessarono 
d'incanto. Chiamai tre negri e consegnai 
loro un pezzo di carta ciascuno. 1,(3 accolsero 
con timore. I^i mandai al mio accampaniento 
ed essi « si consegnarono » ai miei comjjagni 
con un biglietto-talismano ,sul quale avevo 
scritto: « I'Vnuatene ihie e fatevi accompa- 
gnare dal terzo per sah arnii. Sono alia merce 
degli Ugigi-Ugigi ». 



^ 58 S= 



SUPERSTIZIONI E RITI PAGANI 



Quando un indiano muore... 

Quando un indiano — raccontano le 
Missioni d. C. d. G. — e alia fine cerca di 
assicurarsi il Moksa (paradiso): ripete spesso 
giaculatorie a Brama, delle quali la formola 
pifi breve e om, mentre i parenti si afirettano 
a fare le offerte di rito ai bramini. Se il 
morente e un ricco, I'offerta sara piu grande. 
II dono piii propiziatorio e ima vacra: questa 
e la caparra piii sicura per passare felice- 
raente il terribile flume di sangue che con- 
duce a Yama, e il morente dovrebbe vedere 
e stringere la coda della vacca prima del- 
I'ofFerta. 

Appena I'ammalato perde i sensi, vien 
deposto sul pavimento e spalmato di stereo 
di vacca: perclie morire nel letto e di cattivo 
augurio, essendo il letto sollevato tra cielo 
e terra, dove e il regno degli spiriti maligni. 
Gli si tagliano i capelli salvo rma ciocca nel 
mezzo. 

Morto, la testa vien spalmata con creta 
e con cenere sacra, la fronte e segnata a 
striscie, gli si mette in bocca una foglia di 
tiilasi e una moneta d'oro o d'argento. II 
cadavere e asperso con acqua del Gauge o 
di altro fiume, avvolto in un pezzo di seta 
o di tela nuova, bianca per un vecchio, rossa 
per un uomo e azzurra per un giovane. 

La vedova (o il marito) coi fanciulli fanno 
le prostrazioni di rito... poi ad un cenno le 
donne alzano grida di pianto. 

I preparativi pel funerale sono molto 
complicati; importanti i sacrifizi propizia- 
tori offerti dal brami:io in forma di cinque 
palle di farina purissima (alio spirito della 
casa, della soglia, della strada, del luogo 
della cremazione, e della pira). I pollici dei 
piedi sono legati insieme. 

II cadavere jirima di essere messo sulla 
pira deve subirc un'abluzione fine al ginoc- 
chio. 

La pira e una catasta di grossi pezzi di 
legna alta circa y2 metro; vi si stende il de- 



funto e si ricopre con altra legna e essenze 
e burro e olio. II fuoco ^ dato da uno dei 
parenti. 

L. LOMBARDINI S.J. 



Mairimoni in India. 

I matrinioni sono generalmente combi-- 
uati da un'agenzia. 

Vi e il magulkapitwa (o sensale di matri- 
nioni) a cui si rivolgono i genitori che pen- 
sano di sposare la loro figliuola ed egli si 
incarica delle pratiche necessarie. Gli sposi, 
riferisce il P. Closset S. J., c'entrano per 
dire I'ultima e sola parola: Amen, e guai se 
non la dicono. Spesso si scatena un furioso 
temporale tra le famiglie. 

In generale nel Ceylon, una figliuola in 
casa e un oggetto di cui si cerca di sbaraz- 
zarsi alia prima occasione. vSe si presenta 
un partito discrete, i genitori non si 
lasciano sfuggire I'occasione buona per 
esimersi dal peso e daUa responsabilita che 
loro incombe: e appena concluso I'affare, 
si lavano le mani per tutto cio che potra 
avvenire dopo. Anche i cattolici hanno 
fretta, non meno dei pagani, di sposare le 
loro figlie e spesso accade die le diano a 
buddisti miscredenti. II risultato e un'apo- 
stasia nella comunita cattohca e figli edu- 
cati nel paganesimo: e quante di queste fa- 
mighe van perdute per I'ovile di Cristo. 

I missionari cercano di rimediare a que- 
ste inconveniente e non disdegnano di in- 
ten-enire essi pei cristiani in luogo del sen- 
sale, e si adoperano con gran zelo per co- 
stituire famiglie cristiane estendendo anche 
in tal modo il regno di Dio su la terra. Nei 
tempi beati in cui loo lire valevano 60 rupie, 
le Suore che collocavano a famigUa le loro 
orfanelle fomivano alia sposa il corredo, coi 
gioielli di brillanti da 76 centesimi I'uno e 
una dote di 60 rupie. Anche questa era ca- 
rita eccellente. 

(Dalle Missioni d. C. d. C). 



^ 59 ^ 



Augurio di nuovo genere. 

Trovandosi il Sig. D. Ricaldone di pas- 
saggio a Calcutta, fii avvicinato da un 
Santone Indii. il quale, dopo averlo contem- 
plate a lungo ed esaminate le rughe delle 
mani e della fronte, gli disse con profonda 
convinzione: — Lei ha gia spezzato lo starae 
della vita... si e sottratto gia alia ferrea 
legge del Karma... Le mauca ancora di ri- 
nascere in una vacca e poi entrare nel... 
Nirvana! 



Una letfera birichina. 

Fu scritta dai bimbi Khasi a Mons. Ma- 
thias nella ricorrenza del sue onomastico. 
Da essa stralciamo alcuni periodi: « Certa- 
mente sei stato a Roma: hai fatto le nostre 
commissioni al Papa? Com'e la gente del 
tuo paese? Le chiese sono grandi e belle?... 
Sarai stato molto felice di vedere I'ltalia e 
le feste di D. Bosco; ci racconterai poi se 
vi erano molti ragazzi e come lianno fatto 
la ginnastica ». Poi la lettera descrive le 
feste fatte a Shillong in onore di D. Bosco 
e continua: « ... tutti radunati davanti al 
monumento di D. Bosco abbiamo fatto le 
nostre promesse di essere meno birichiiii, e 
gli ol^'rimmo un cuore d'oro, comprato coi 
soldi raccolti da noi. Speriamo che abbia 
accettato il nostro cuore e ci fara piii buoni », 
Indi racconta: « II Ministro della Pubblica 
Istruzione che ci aveva veduto fare la gin- 
nastica, dopo qualche giorno venne a vedere 
se anclie nei banclii eravamo capaci di fare 
ginnastica. Quelle si che e bravo a in.segnare 
aritnietica! Pigliava dei soldi in mano, poi 
ci faceva addi'/.ionare e ni-iltiplicare c dava 
ai vincitori tanti soldi (pianto era il risultato. 
Se face.s.sero cosi anchc i nostri maestri ». 
V, tormina: <■ Ti ringraziamo che ci hai man- 
dato le medaglie e il quadro di D. Bosco, 
quello dove ci sono gli angeli che ridono ». . 
conchindendo con un PS.: « Caro Jlonsi- 
gnore, non ti dinienticare di portarci molti 
e mi-)Ui retiali. M.i vioni presto! ... 



Mons. JIathias partira presto: clii avesse 
regali da inviare ai birichini assamesi, ce li 
mandi subito. 



Sayhueque. 

« E un indio di razza pamjjeana e arau- 
cana, intelligente, degno del comando delle 
indiade. Convinto del suo potere sopra gli 
altri cacichi si considerava sopra tutti. 

Gorerno dc las Manzanas chiamano gli 
indi i domini di Sayhueque, visitati dal 
ca])it. Misters nel 1S70, dal sergente Beja- 
rano nel 1872 e da Moreno nel 1S75. 

Ura il capo supremo degli Araucani delle 
Ande orientali e i suoi domini si estendevano 
a sud presso Tecka. snlle origini del R. Chu- 
but, e andava fino al Neuqiieii. Dominava 
pure il territorio Tehuelche della Patagonia 
.settentrionale fino alia costa. 

Ivra eiTettivamente il capo piii forte: cinque 
tribii Los Manzanares, Picunches, Mapuuchcs 
Huilliches e rr/u/f/c/jcs lo acclamavano capo. 

Suo padre il cacico Chocori gli aveva rac- 
coniandato morendo di non offendere i 
bianchi perche la roba che I'avvolse in sul 
nascere era di un cristiano. Fedele ai con- 
sigli del padre, moderava gli 84 cacichi e lore 
regalava argento perche non derubassero 
i bianchi: e faceva ammazzare chi violava 
le sue prescrizioni. 

Lo stesso Nammicura si lagnava die Say- 
hueque non gli avesse inviato neppure un 
indio quando necessitava mobilizzare gente 
per un malon... e quando gli scris.se che im- 
prendeva un malon perche il governo non 
aveva cercato di osservare i suoi trattati, 
gli mando dire che se osava toccare Bahla 
Blanca o Patagones, egli I'avrebbe assahto 
con tutta la sua gente a Salinas (irandes. 

Oggi vive nel suo ratichos, a Nueva Lu- 
beca, nel Chubut. 

La madre sua, Ni'l/eca. e una preziosissima 

reliquia centenaria di questa gente fiera che 

si abbasso solo per baciare la croce, ])ortata 

loro dai missionari inviali da T). Bosco. 

D. Onorio F. Cai.vivKia 

Mis-iiovario Salfiiaiw di liariloche. 



ton apurovazione eccleslaslica. - 0. OOMENICO CARNERI, Oiretlore-rBspoiisabile. — Torioo, 1930 -TipDgralia della Society Edittlte Internailonile. 



-^ 60 ^ 



CRONACHETTA MISSIONARIA. 

IL PRIMO MUSEO MISSIONARIO ETNOLOGICO 

del Laterano nel 1929 h stato visitato da 63 mtla persnne, 
delle quali 15 mila visitatori van, 40 mila pellegrini, 3 mila 
congressisti e 5 mila tra studenti e membri d'Istituti di Cul- 
tura. Nell'annata sono per\'enuti al Museo 115 colli con 
450 oggetti per accrescere e completare le coUezioni. 

II Museo ha ricevuto (ig dicembre) la visita di S. S. 
Pio XI che, dopo aver celebrate la Messa nella Basilica La- 
teranense, percorse le 26 sale e le 27 galleric del Museo, 
compiacendosi vivamente di ammirare le grandi ricchezze 
raccolte. 

UN VESCOVO E UN DISCENDENTE DI CONFUCIO, 

Mons. Henninghaus, Vic. Ap. di Yenchowfu, ha celebrato 
nelfottobre il 25" della sua consacrazione episcopate. Per 
la ricorrenza non solo i cattohci del sue Vicariato gli resero 
omaggio, ma anche i pagani e, tra questi, il discendente di 
Con fit in (il 77" in linea retta) che abita a Ci-fu. 

DUE BIMBI RISCATTATI. 

Su proposta dell'esimia contessa Rosa di S. Marco, la 
Societi Antischiavista d'ltalia nella occasione delle nozze 
del Principe di Piemonte ha preso la dehberazione di ri- 
scattare un bimbo e una bimba ai quali verranno iraposti 
nel Battesimo i nomi di Umberto e Maria Jos^. 

NATALE IN RUSSIA. 

In occasione del Natale ortodosso (7 gennaio) la feroce 
fobia antireligiosa dei Bolscevichi ha imposto il lavoro agli 
operai, ha chiuso circa 1000 chiese di culti differenti. arre- 
stato numerosi membri del clero di cui molii sono stati 
giustiziati, e arso in immcnsi fal6 iconi preziose. Le feste 
piu belle servono ai Bolscevichi per inselvatichire il popolo. 

RIPRESA RELIGIOSA NEL MESSICO. 

Dopo tre anni di persecuzione, si sono ripristinatr le 
funzioni pubbliche religiose nel Messico con la fcsta del- 
I'apparizione delta Vergine di Guadalupa. Per Toccasione 
lEpiscopato Messicano ha diramato ai fedeli una pastorale 
collettiva, invitandoli fin d'ora a celebrare con entusiasmo 
il quarto centenario deH'Apparizione nel corrente anno. 

La solennita fu celebrata con la Messa di mezzanotte, 
per speciale concessione del S. Padre, presente una molti- 
tudine di pellegrini. 



CURIOSFTA. 

NELLE SCUOLE CINESI. 

Si msegna oggi ufficialmente il... danvinismn, nonostante 
sia ormai tramontalo. In una pagina di un Iibro per le scuole 
elementari si vedono, uno sotto I'altro un uomo, un pite- 
cantropo ed una scimmia. A lato si legge il testo scguente: 
« 11 genere iimano proviene originariamente dalla scimmia 
per evoluzione II pitecantropo aveva quattro zampe per 
arrampicarsi sugli alberi. In seguito, a forza di camminare 
per terra, non si servi piu delle due zampe posteriori per 
arrampicarsi sugli alberi ed allora poco a poco esse presero 
forma di piedi... La coda della scimmia serviva pure per 
arrampicarsi sugli alberi. poi (il pitecantropo) non essen- 
dosenc piii servito, essa disparvc a poco a poco*. 

Kcco quello che il piccolo cinese deve imparare e credere! 

GOBBE DI ZEBi: in CONSERVA. 

Un commcrciante di Calcutta, vedendo che la gobba del 
ssebu (hue indiano), d'a tempo apprezzata in tutta I'Asia 
tropicale, incontra il gradimento degli Europei, ha ideato 
di iniziarne lo smercio nei paesi occidentali. Dopo la ma- 
cellazione la gobba viene salata con cura, profumata con 
varie spezie e messa in scatole di latta: k ottima, special- 
mente fiedda. Una gobba intera pesa circa 2 kg. e costa 
25-30 lire. 

LESA.ME DI CO-CIENZA DEGLI ADUMAS. 

Gli Adumas (Gabon), prima di andare a confessarsi, si 
preparano una quantita di fuscelli, lunghi presso a poco 
come i nostri fiammiferi. Ogni volta che si sovvengono d'un 
peccato commesso, si mettono davanti uno di questi fuscel- 
lini, e ne formano diversi mucchietti, a seconda della qualita 
dei peccati. In ultimo contano quelli d'una specie, poi quelli 
d'un'altra e cosi via; in tal modo I'esame di coscienza riesce 
lore assai agevole. 



OFFERTE PERVENUTE 
ALLA DIREZIONE. 



BATTESIMI. 

Rossi Don Carlo (Rimini) pel nome Torratti Vincenzo — 
Oreglia Don Giuseppe (S. Severe) pei nomi Olindd, Leo- 
nardo, Caterina, Michelino — Monti Ersilia (Lavezzola) 
pel nome Monti Agostino — Pilato Penna Luigina (Trino 
Vercellese) pei nomi Pietro, Giovanni, Luigina, Vittoria, 

— Skory Maria (Lugano) pel nome Carlo — Maggini Don 
Paolino (S. Lucia Borghetto-Tavarnelle) per nomi Cele- 
Ktino, Celestina — BottioH Pierino (Buscate) pel nome Vit- 
toria — Almici Tonelli Giulietta (Coccaglio-\Ionte Oriano) 
pei nomi Giovanni, Giidietta — Moscato Paolina (Campo- 
basso) pel nome Luigi Romagnino/i, Giuseppe d'Agnone - ■ 
Direttrice Asilo (Gravellona) pei nomi Bnsco Giovanni, 
Giuseppe Raimondi — Poli Maria fu Angelo (Frazionc 
Cavagnoli-Como) pel nome Tarcisio Angelo — Ferrari Lina 
(Finalmarina) pei nomi Teresa, Giuseppina — Gonella In- 
nocenza F. M. A. (Borgo San Martino) pel nome Flaminia 
Rota — Motta Maria (Basilea) pei nomi Federico, Bonaven- 
tura, Giacomo — Pasquali Luigi (Sermione) pel nome Rosa 
Pasquali — Giorcelli Gottardo (Castel S. Pietro) pel nome 
Gottardo Pietro — Benzoni Maria (Ferriere di Aviglianal 
pel nome Rita — Avidano Adelina (Casteil'Alfero) pel 
nome Adelina — Musso Giovanni per il nome di Giovanni 

— Genta Suor Margherita (Conegliano Vencto) pei nomi 
Roma, Arcangelo Gabriele — Dalmasso Giovanna (Torino) 
pel nome Giovanna — Marca Orsolina (Lostallo) pei nomi 
Maria, Elena, Luigia — Pragaglia Suor Annunziata (Pia- 
cenza) pei nomi Giovanna, Luisa — Biffi Annunciata (Ger- 
mignaga) pel nome Ambrogio — Dottino Prof. Don Natale 
(Biella) pel nome Salvatore De Giovanni — Boggio Sera- 
fina (Cossato-Cerro) pel nome Serafina — Sacco Ada 
(Urbino) pel nome Giuseppe — Agostini Margherita (Pa- 
lombara) pel nome Agostini Fulvio — Mulinacci .Ada (Fi- 
renze) pei nomi Giovanni, Maria — Polatto Giovanni (Este) 
con gentile pensiero manda L. 50 per due battesimi neU'oc- 
casione delle ngzze del Principe Ereditario, coi nomi di 
Umberto e Maria • — Pierro Lucia (Venosa) pei nomi Fran- 
cesco Antonio, GiuUa, Rocco Orlando, Mario Coletta, Um- 
berto Gentili, Antonio — Calzavara Pintor Maria Ved. Bian- 
chini (Pianiga) pel nome Maria — Calastri Alfredo a mezzo 
Don Pedussia (Volterra) pel nome Antonio — Blardone 
Teresa in Rondolini (Pallanzeno) pel nome Antonio — 
Mazzucco Consolina (Roncaglia) pel nome Consolina Car- 
melina, Clotilde — Buricolti Giuseppina pel nome di Anna 
Maria, Angiolina — Fornari Teresa (Palagianello) pel nome 
Elisa — N. N. (Bellinzona) pel name Teresa — BoschelH 
Aldo (Castelletto di Brenzone) pel nome Aide — Sani Pii 
(Faenza) pel nome Maria- Aladdalena — Tavola Suor Gia- 
cinta (Pradalunga) pei nomi Francesco, Teresa — Bronda 
Luigia (Nizza Monferrato) pei nomi Mario, Renzo — Fa- 
miglia Zannantoni (Dosoledo) pel nome Gemiano — Derchi 
Maria (Sampierdarena) pel nome ^Argentina Maria — Trin- 
chero Ernesto (Pinerolo) pel nome Ernesto — Bertola Ro- 
sita (Torino) pel nome Adele Solaro ~ Castagna Don CJm- 
seppe (Roma) pei nomi Teresa, Carolina, Alosi Luigi — 
Direttrice convitto-cotonificio (Strambino) pei nomi Mary 
Francesco — BoUa Suor Enrichetta (Alba) pei nomi Rahinn 
Donienico, Agostino — Cimolai Lucia (Cordcnons) pel nome 
Giovanni — Ambrosiani Ester (Abbiategrasso) pel nome 
Ester — Zendralli Elisa a mezzo Ch. Morganti (Valsalice-To- 
rino) pei nomi Giovanni, Ugo — Manzini Don Francesco 
(Sillavengo) pel nome Mercalli Rosa — Cordone Don Mar- 
tino (Fobello) pei nomi Maria, Albina —^ Direttore Istit. 
Sales. (Bologna) pei nomi: Vincenzo C, Maria Antonio C, 
Maria Teresa C, Primo T., Gian, Bait. T., Luigia T., Er- 
silia R., 175 — Convittrici (Pralafera) pel nome Albina 
Floriano a u ia cinesina, 25 — Alunne Scuola De Amicis 
Classe \ (Torino), pel nome Gachet Emma Adelina a un 
Siamese, in riconoscenza alia loro insegnante, 25 — Sig.nc 
Impiegate (S.E.I. Torino) pel nome Slrumia Maddalena, 
25 — Sig.ne Sala M. A. (S.E.I. Torino) pel nome Porta 
Angelina, 25 — Ponzetto Antonio (Borgo S. Martino) pei 
nomi Carlo e Pierina, 60 — F.M.A. (Novara) per conto: 
Asilo, Gravellona Toce pel nome Villa Maddalena; — Dct- 
toni Costantino pel nome Gaetano — Sig.ra Roveda pel 
nome Giuseppe Roveda — N. N. pel nome Casteglioni Lucia 

— sig.ra Caverzaghi Rita pel nome Italo Caverzagln, 125. 

OFFERTE. 

Sig. Giuseppe Mancio, 50 per le missioni Eqiiaroriane 

— Raimondo Francesca, 5 — Motta Margherita, 5. 





liegrgrete il Racconto 

USES WAGUU 



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'i c=i<o ^ — 



opagate il Periodico presso conoscenti ed amici 





Anno VIII - Num. 3 



MARZO 1930 (VIII) 



C. C. Postale 




<BOAXIkCA.I«IO 

Veraraente felici perchi avete un Dio... 

DaJU lontaae Mlssloal: La festa del re. - Le nostre visite all'ospedale. - Come divenni amico di un 

padrone di pianlagioni di te. - La Cattedrale di Phat Diem. - Fiori e musica in Giappone. ' 
Bplsodl mhsloaarl: Nella clinica dei bambini. - Un furto all'ospedale. - Oggi fbrse sara gii in cielo. 
Supentlzloal e ritl pagaal: Gli Abor. - La donna in India. 
Sa e glii per II moado: Le piantagioni di c betel •. 
Dalle letter* del mlssloaarl. 
Raccoato: UKE WAGUU. 
Croaacbetta misiloaaria • Curlotltk - OHertt. 




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AVVERTENZE 



1 - L' abbonamento (vedi prezzi a pie pagina) 

va inviato esclusivamente e direttamente 
air AMMINISTRAZIONE DI GIO- 
VENW MISSIONARIA - Via Cot- 
tolengo, 32 - Torino (109). 

Co 

2 - Scrivere chlaro e completo I'mdirizzo, 

colla relativa via e provincia e nutnero 
del quartiere postale. 

Co 

3 - Si prega di indicare sempre se I'abbond- 

mento e NUOVO, oppure RINNOVATO. 

4 - L'amministrazione non risponde - ni am- 

mette reclami - per gli abbonamenti non 
spediti direttamente all' indirizzo sopra 
indicate. 



ABBONAMENTO: ''" 



PER 



L'lTALIA: Annuale L. 6,20 — Sostenltore L. 10 — Vitallzio L. 100 
L'EgTBRO: „ L. 10 - „ L. 16 - „ L 200 



^nno VIII - Num. 3 



Marzo 1930 (VIII) 




GIOVENTU MISSIONARIA 



Veramente felici perche avefe un Dio... 



II viaggiatore Cooper (nel Mishmee Hills, 
p. igS) racconta che trovandosi tra i Mi- 
shmi parlo loro una sera di un Dio buono 
che e superiore a tutti gli spiriti. 

II capo gli rispose cosi: « Voi dovete 
essere veramente felici perche avete un 
Dio si potente, ma noi Mishmi siamo molto 
infelici perche da ogni parte ci circondano 
gli spiriti cattivi. Essi si trovano sui monti, 
nei fiumi, nei boschi e persino negli alberi: 
di notte escono e girano gridando e ulu- 
lando tra il vento. Noi siamo sempre tor- 
mentati da loro ...». 

Avendo il viaggiatore doniandato quale 
di questi spiriti fosse il piii terribile, 
rispose : « Lo spirito del fuoco, perche 
asciuga I'acqua e brucia le colline: pero 
egli e anche buono perche riscalda le mem- 
bra e cuoce il riso ». 

Quando il viaggiatore si ravvolse nelle 
sue coperte penso: « Qui c'e un popolo che 
non sa nulla del vero Dio e passa la sua 
vita in un perpetuo timore degli spiriti. 
Eppure e pronto ad accettare I'idea di 
an Dio e sottomettervisi: la sua limitata 
intelligenza non gh permette di concepire 



qualche cosa di superiore, di buono, di 
sublime. O volessero venire i nostri giovani 
missionari (protestanti) in mezzo a questi 
popoli invece di sciupare il loro tempo in 
discussioni nell'India e nella Cina: potreb- 
bero fare un 'opera degna dei discepoli del 
grande Maestro Gesii Cristo e ne conse- 
guirebbero ottimi risultati ». 

L'invito di questo viaggiatore prote- 
stante risuona nel cuore dei nostri giovani 
missionari dell'Assam che ardono di poter 
presto slanciarsi anche sull'alta valle del 
Brr.maputra per conquistare a Dio i 
Mishmi feroci. 

Frattanto la missione estende le rami- 
ficazioni essenziali dei suoi «catechisti >> su 
per la valle, nelle piantagioni di te, av- 
vicinando a questo e agli altri popoli la 
salvezza spirituale. Ecco percio il nostro 
invito agh amici delle niissioni, di tener 
sott'occhio il problema dei catechisti che, 
tra tutti i problemi, e certamente il piu 
vitale. 

« Aiutare la propagazione della fede 
per i bisogni gravi ed immediati dei cate- 
chisti », scriveva L'Osservatore Romano del 



■« 61 * 



7 ottobre, ecco la parola d'ordine dell'ul- 
tima « giomata missionaria ». 

Perche i catechisti? — Perche la pro- 
pagazione della fede, come deve aiutare 
tutti i niissionari di tutte le niissioni del 
inondo, cosi deve pensare a niantenere 
anche i catechisti. Chi sono, che facciano 
i catechisti nelle niissioni, lo dice auto- 
revolniente un vescovo missionario: 

« Noi ci trovianio di fronte alia piii lu- 
singhiera e meravigliosa conquista e\an- 
gelica che niai si sia potuta desiderare; 
anzi e triste e consolante ad un tempo il 
dire che i soggetti da conquistare sianio 
proprio noi perche le tribii infedeli ci ven- 
gono incontro e domandano del missio- 
nario come di un grande tesoro del quale 
si vogliono impossessare. Ma dove sono 
i missionari sacerdoti che possano rispon- 
dere alia chiamata delle genti, mature per 
la conversione? Sono troppo pochi. 

»C'e pero una facile e provvidasoluzione 
deU'urgeute problema: il catechista indi- 
geno. Come lo dice la parola, catechista 
e colui che insegna il catechismo, il mae- 
stro primo del sillabario sacro, colui che 
maggiormente influisce nella formazione 
dei popoli convertiti. II catechista da la 
sostanza genuina ed autentica della vita 
cristiana e della conseguente civilta latina 



che dal Vangelo de^i^•a. 11 catechista e 
il primo, piii sicuro e piii fervente conver- 
tito che a fianco del missionario, con mezzi 
piii perfetti del missionario stesso, lavora 
alia conversione dei figli e dei fratelli della 
sua razza e del suo sangue >>. 

Per formare, preparare ed inviare un 
sacerdote missionario nostro ci vogliono 
anni ed anni, denari e denari, per non dire 
incredibili sacrifizi e immolazioni. Per ma- 
turare un sacerdote indigeno, per dare 
all'Africa un clero Africano e all 'Asia un 
clero locale ci vogliono dei secoli. Allora?! 
Per dare alle fameliche genti un primo 
])asto sostanzioso del pane evangelico? 
Tutti i vescovi, tutti i sacerdoti missio- 
ijari dicono ad una voce: ci vogliono ca- 
techisti e catechisti! 

Per mantenere catechisti ci vuol poco: 
ma ce ne vogliono tanti, tanti, perche il 
missionario e spesso solo, tutto solo. 

I,a giomata missionaria ha avuto que- 
sto scopo precise e specifico, e avra con- 
tribuito a far penetrare nella ccscienza 
cristiana questa necessita. risentita da 
tutte le missirni e a illuminare i buoni 
sulla pratica utilita di aiutare un 'opera 
tanto essenziale per lo sviluppo del Regno 
di Cristo. 

N. 




u' 62 ^ 



DALLE LONTANE MISSIONI 



LA FESTA DEL RE 



8 Novembre. Tutto il Siam e in festa. R 
il compleanno del Re. Alia Capitale cortei, 
riceviinenti, iiiaugurazione di opere pubbli- 
che. prima tra tutte I'apertura dei lavori del 
nuovo ponte girevole sul gran fiume che 
attraversa la citta. 



capitolo del Catechismo che tratta dei doveri 
del cittadino verso il proprio Sovrano; si 
recitano preghiere per la prosperita del Re 
e della sua Augusta FamigUa. Fuori i 350 
e piu alunni si scliierano attomo all'efBge 
del Sovrano; il Direttore delle Scuole in- 



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MIsslone del Slam. ■ Festa del Re. 



Anche qui tra il nostro buon popolo c'e 
un'onda di letizia: bandiere, fieri, kuninarie; 
grandi barche trasportano i rumorosi « luk 
sua » i « figU della tigre » (come qui vengono 
chiainati gU esploratori) ai posti di concen- 
tramento per le riviste. 

Anche gh alunni deUa Missione arrivano 
vestiti a festa. In chiesa viene spiegato il 



neggia al Siam; poi, con accompagnamento 
di banda, viene cantato I'inno nazionale. 

Seguono esercizi gimiastici, corse, giuochi 
con distribuzione di premi e caramelle e 
intemiinabili « xajo ». 

Oui una digressione. GU siamesi, come i 
cinesi e gli annamiti, raggruppano gh anni 
in cicli di 12. Ogni anno e intitolato ad un 



•^ 63 ^ 




Festa dl S. M. Phracbadhlpolc, Re del Slam, - 350 atunal delta Mhsione cantaoo con accompagaamento 

dl baada I'laao Siamese, 



aiiimale: cosi si ha I'anno del topo, del bue, 
deUa tigre, della lepre, del dragone, del ser- 
pente, del cavaUo, dell'ariete, della scim- 
niia, del gallo, del cane, del porco. Difficil- 
mente un adulto sa dire per esempio in quale 
anno deU'era e nato. Ma vi rispondera: 
« sono dell'anno del topo ». AUora, per sapere 
la sua eta si fa questo calcolo: Quest 'anno 
e I'anno del serpen te; 5 anni fa era I'anno 
del topo. Dunque questo individuo pud avere 
5 anni, oppure 17, 29, 41, 33 ecc. sen pre 
aumentando di 12, secondo die la siia iiso- 
noniia vi suggerisce. 



L'anno Siamese poi inconiincia col 1° di 
aprile e segue I'era di Budda. Al prinio 
aprile dell'anno 19296 incominciato I'anno 
2472. 

Ora Sua Maesta ha voluto distribuire un 
ricordo a tutti gli scolari che sono del suo 
ciclo, cioe a tutti quelli che sono nati nel- 
I'anno del « maseng » ossia del serpente. 

Simpatico atto di bonta che ha servitn 
ad affezionare sempre piu i fedeli sudditi al 
Sovrano. 

Mario Ruzzeddu, Salesiano. 



LE NOSTRE VISITE ALL'OSPEDALE 



Fra le opera, in cui possiamo esplicare il 
nostro lavoro missionario, vanno comprese 
le visite all'ospeilale nel quale ci recliiamo 
volentieri due o piii volte la settimana. 

(juante scene pietose si svolgono in quel 
bruno edificio che raccoglie tutte le soffe- 
renze, senza distinzione di nazionaUta e di 
religione... 

A molti procuriamo forse un po' di bene 
e apriamo le porte del cielo, istruendoli 
([uauto nieglio si put), e amniinistrando loro 
il battesimo. 

Un fachiro. 

Un giorno trovaniino, tra gli altri aninia- 
lati, ini povero fachiro die era pure sacrifica- 
tore degli idoli la cui vista ci incuteva spa- 
vento. Xessuno si jnio far I'idea di (jucsti 
niostri uniani, coperti di cenci e di cenere, 
con la lunga ca])igliatura, con niillc giroglitici 
sill viso, con nunierosissiini caniijanclli pcn- 



denti al collo, die echeggiano nell'aria il loro 
suono speciale; sono davvero gli esseri piii 
strani dell'India misteriosa. 

Desiderose di fare un po' di bene anche 
a queirinfeUce vicino a niorte, I'avvicinani- 
mo, ma i suoi occhi mandarono lampi di luce 
diabolica, e ruggendo come un leone fe- 
rito, ci volto la schiena, facendo cenno con 
la mano di allontanarci. 

Avemnio pero piu fortuna un'altra volta 
che, appressandoci, ci mostn") una faccia un 
po' piu uniana e ci disse che un giorno, nel 
fare i soliti sacrifici, il fuoco sacro si era ap- 
piccato ad un lembo del suo vcstito brucian- 
dogli ambo le gambe che andarono in can- 
crena... Povero infelice... quanto soffriva!... 

Poco alia volta ce lo facemmo amico e 
preganimo tan to, tanto per lui. Dio aspet- 
tava ([ueH'anima, e nella sua miscricordia 
iniinita aveva anche per lui segnata I'ora 
della salvczza. La Vergine .SS., Madre di 
miscricordia, tocco il suo cuore, ed un sabato 



■« 64 J^ 



avendogli parlato di Lei, della felicita del 
paradiso, del santo battesimo, gli offrimmo 
Vina medaglia benedetta della Vergine Au- 
siliatrice che egli bacio e si mise al collo. 

La grazia aveva trionfato. Gli ammini- 
strammo 11 battesimo e poco dopo, Tanima 
sua.resa Candida dall'innocenza battesiniale, 
lasciava la terra pel cielo. 

Leffera d'accompagnamenfo. 

Vn altro giorno ci avvicinamnio ad un 
povero veccliio cadente che, steso sul suo 
giaciglio, sembrava aspettasse la morte. 
Dopo averlo conipatito, confortato ed aiu- 
tato, gU parlammo di Dio, del battesimo, 
della vita eterna. Egli cliiese il battesimo 
che gli demiuo con la piu grande gioia 
dell'anima. Dopo alcuni giorni, trovandolo 
ancora sul suo lettuccio gli cliiedemmo perche 
ancora non era volato al cielo. Egli, sor- 
preso della nostra donianda, ingenuamente 
ci rispose: « Come posso andare lassii, se voi 
non mi date una lettera d'accompagna- 
mento? E al denaro pel viaggio chi ci pensa?». 
— « Va' piire, anima cara, al cielo, Gesu 
ti aspetta, e il battesimo da te ricevuto 
ne e il prezzo ed il biglietto d'entrata ». 
Sorrise di gioia, mori in giornata e la, nei 
gaudi eterni, preghera di certo per i suoi 
infehci fratelli. 

// c/eco. 

Infieriva il colera e visitando I'ospedale 
ci accostammo al letto di un povero coleroso, 
gli parlammo di Dio, del paradiso. 

Visto che aveva sufficientemente compreso 
le nostre parole, gli amministrammo subito 
il battesimo. 

Ad un tratto ci disse: « Come posso andare 
in paradiso, se sono cieco? ». — <(Non tur- 
barti: I'anima tua ha acquistato la luce, e il 
paradiso ti aspetta*. Ed e certamente in cielo 
Tanima sua bella, e vedra Dio, fonte eterna 
d'amore, di luce e di bellezza... 




Mlssioae del Slam. - Festa del Re, 
Sagglo glaoasllco. 

In loffa con la figre. 

Che dire poi dei poveri infelici, lottanti 
corpo a corpo con la tigre? La belva affamata 
entra di notte nelle misere capanne e, dopo 
sforzi inauditi della povera vittima, esce la- 
sciando I'infeUce ancor vivo, ma in quale 
stato miserando... Fa spavento la sola vista 
di questi poveri disgraziati, tanto la bestia 
feroce li lascia malconci; e vengono all'o- 
spedale per essere civrati, ma il piu delle 
volte muoiono, poverini!... E quale gioia per 
noi, quando riusciamo a mandarne ciualcvmo 
in cielo!... 

A quante scene dolorose ci e dato assi- 
stere! a quanti vorrennno portare aiutn e 
salvezza! 

Oh, voi che leggerete queste povere righe, 
pregate tanto per gli infelici. Pregate perche 
Gesii si faccia conoscere ed amare; pregate, 
perche a molti e molti, anzi, a tutti ci sia 
dato far conoscere ed amare la nostra re- 
hgione, e ci sia dato amministrare il batte- 
simo prima che si chiudano i loro tristi giorni 
su cjuesta misera terra, e candidi dell'inno- 
cenza battesimale siano le anime loro rese 
partecipi dei gaudi eterni... 

Gauhati (Assam) 

Sr. Avio. 
Fislia di Maria Auxil. 




■« 65 ^ 



Come divenni amico di un padrone 
di pianfagioni di fe. 



II mio iiomo, futiiro amico, era robusto, 
con occhi azzurri, di modi che I'avrebbero 
fatto apparire per tedesco, se in realta non 
fosse stato mio scozzesepurosangue. Mi pre- 
seiitai a lui nel suo « giardino » auguran- 
dogli la « buona sera i>. 

— Buona sera, Padre. Entri pure! Che 
desidera? 

— Vorrei vedere alcuni cattolici che si 
trovaiio nella sua piantagione. 

— Non so nulla di cio. Sa ella di certo che 
vi sono dei cattohci fra i miei operai? 

— Si. Nella mia lista vedo per esempio se- 
gnato un certo Agostino... 

— Oh! quel mascalzone... Ma perche ella 
■vuol vedere questa gente? 

— Per ofErir loro un'occasione di assistere 
alle funzioni reUgiose... 

— Ma queste io non le permetto... lo sono 
il padrone e aU'occorrenza anche padre. Coi 
missionari qui entra la confusione. Del resto 
una dose di vergate e la miglior medicina 
e la migUor reUgione per questi pigri cristiani 
indiani... 

— Protesto che non ho affatto intenzione 
di intromettemii negh afEari della sua pian- 
tagione, ma solo... 

— Sara benissimo, ma sappia che i cri- 
stiani sono appunto quelli che ci danno piii 
noie di tutti gh altri. 

— E possibile, quando lei non permette 
loro di seguire i doveri rehgiosi. Sa molto 
bene come bisogna prendere questi figli della 
natura. 11 mio dovere ^ appunto di lichia- 
mare all'ordine questa gente e rendenni 
utile anche a lei. Stia sicuro, faro la funzione 
per tempo in modo che nessuno dei cristiani 
manclu al lavoro. 

— Non ho bisogno del suo aiuto e coi miei 
sudditi mi aggiusto da me. Ripeto che non 
voglio fimzioni per i miei coolies! 

— Scusi, ha forse altri motivi che la spin- 
gone ad agire in tal modo? 

■ — In verita si: io non credo alle idee cri- 
stiane... 

— lo invece credo, ed altri con me cre- 
dono... ognuno deve rispcttare la liberta di 
credere e di compiere i projjri doveri religiosi. 
Quindi anche i cattohci della .sua piantagione 
hanno diritto alia mia a.ssistenza. 

— Questo non sono (lispo.sto ad ammet- 
terlo — grido .sdegnoso. - Anunetteudo 
pure che lei crcda in Gesii Cristo, C; molto 



dubbio che vi credano i cristiani indiani che 
sono cristiani i^rezzolati... Si son fatti taU 
per avere qualche soldo. 

— No, signer mio: io almeno non ho mai 
comprato nessun cristiano e neppure la 
Chiesa Cattohca procede in questo modo per 
fare proseliti. La convinzione e il solo raotivo 
della loro conversione: io non mi euro del 
metodo tenuto da altre religioni e sette. Noi 
diamo bensi ai neoconvertiti aiuti di ve- 
stiario e di altro genere per sollevarli nella 
loro miseria: ma cio esige la carita cristiana. 

— Sia come vuole: i rniei coolies guada- 
gnano abbastanza e non sono in miseria: 
non le permetto quindi di far funzioni per 
loro nella mia piantagione... Padre, come 
vuole accomodarsi questa notte? 

— Se ella non mi permette di vedere i 
cristiani, non ho bisogno di nulla. Andro 
nella prima capanna e la mangero la cena 
coi nativi e pernottero. Poi spero trovare 
ugualmente qi-alche occasione jJer parlare 
ai miei cristiani. 

— EUa, come europeo, non pud far que- 
sto. Io la invito a cena e metto a sua dispo- 
sizione una camera per riposare... 

— Grazie: e mi permettera di trattenenni 
coi miei cristiani? 

— ... Ma faccia come vuole! Alle otto 
abbiamo la cena: ritomi per quell 'ora! 

— La ringrazio cordiahnente. Cerchero 
di giungere a tempo. 

I cristiani abitavano alia distanza di un 
chilometro. Ebbi molto da fare con essi e 
diedi I'appuntamento per le cinque del mat- 
tino. Intanto si fece tardi e il padrone mi 
invio un servo con una lettera nella (juale 
rinnovava I'invito per la cena. 

II giorno dopo la funzione fu pin lunga di 
quanto mi aspettava. Verso le 1 1 arrival a 
casa del padrone per prendere un po' di co- 
lazione. II padrone era gia andato alia pian- 
tagione, ma mi aveva lasciato una letlerina 
cosi concepita: « La ringrazio per gli aiuti 
prestatimi. Le nostre idee sono discordi, ci(l) 
nonostante possiamo essere buoni atnici ». 

E diventammo davvero buoni amici. Egh 
fece costruire nella sua piantagione una chie- 
setta pci cattohci e dava notizia alia sorella 
in Scozia della nuova colonia cristiana sorta 
nella sua proprieta. Piii tardi anch'egli cre- 
dette ed ebbe idee cristiane. 

P. RoDOi.Fo Fontaine, S. D. S. 



■a; 66 ."& 



L 



a 



Cattedrale 
di 

Phat Diem 



Uno dei problemi che, spe- 
cialniente in questi ultinii tempi, 
interessano le Missioni dell'E- 
stremo Oriente e lo « stile » in cvii 
si debbano costruire gli edifici 
sacri. Trovare una architettura 
che sia « cristiana » e insieme 
«indigenai> dal lato dell'arte, 
delle tradizioni, dei costumi, 
delle esigenze del clima del 
paese in cui I'edificio sorge. 

A proposito credo non sara discaro ai let- 
tori conoscere la Cattedrale di Phat Diem, 
il piii importante monumento cristiano del- 
rindocina, attraverso le impressioni che, 
in una breve visita, raccolsi sotto la guida 
del rev. P. Barbier delle Missioni Estere, 
che, alio zelo deU'apostolato, unisce uno 
squisito gusto dell'arte. 

Phat Diem, villaggio di qualche migliaio 
di abitanti tutti cristiani, situate tra due 
degH innumerevoU canali che irrigano il 
Toncliino Meridionale, e centre del Vicariate 
ApostoUce omonimo affidato alia Secieta 
delle Missioni Estere di Parigi. Fu in un vil- 
laggio di questo Vicariato (a Balang) che 
il 19 Marzo 1627 sbarco il celebre inissionario 
Alessandro de Rhodes, S. J., primo apostolo 
del Tonchino. 

A Phat Diem i \'isitatori, che ogni aimo 
vengono numerosi da tutte le regioni, am- 
mirano la Cattedrale che e il piii bel monu- 
mento sacro in stile annamita. 

La cliiesa e a 5 navate: misura 23 m. di 
larghezza e 75 di lunghezza. E tutta in <(cay 




Cattedrale dl Phat Diem. ■ Cappella S. Giuseppe. 



lim», ossia <.legno di ferro», come gh Anna- 
miti cliiamano questo legname per la sua 
selidita. Le colonne che vamio rastremandosi 
verso la semmita, si elevano a 12 m. di al- 
tezza e misurane alia base un metro di dia- 
metre. Sono (eccetto tre) di un solo pezzo. 

La facciata ha cinque perte ad archi tri- 
lobati, pero con questa particolarita, che il 
lobo centrale e sostituito da un arce a doppia 
curvatura, quale si incontra nello stile gotico. 
Ogni porta e costituita da due piedritti so- 
stenenti un enomie masse deUa forma del- 
I'arco suaccennato. II tutto poi e grossola- 
namente intagUate. Si dice, che per piazzare 
i monohti della facciata, si siano costruiti 
degh spaziosi piani inclinati in terra battuta, 
su cui da centinaia di uomini si fecero scor- 
rere i massi. 

Ti'allare maggiore e tutto in pietra. Gra- 
dini, mensa, piani per i candeUeri sono al- 
trettanti moneliti. Dietro I'altare si erge 
ima statua di N. S. del Resarie chiusa in 
una cornice di legno derate. Dietro la statua 
im grande specchio, simbolo della beatitudine. 



<^ 67 ^ 



Da ciascuno dei lati in file verticali, im- 
magini molto ordinarie in carta, ma in ma- 
gnificlie coniici in legno dorato. In alto 
sopra la iiiccliia un ricco lavoro in traforo, 
che si spinge fino al tetto, rappresenta angeli 
in festa che sostengono una corona; al centre 
im'immagine di N. S. del Rosario. 

Due altari laterali, sono dedicati al sacro 
Cuore, ed a san Giuseppe, tutti in pietra. 

II presbiteio cotnporta due gittate di travi 
orizzontali di 12 ni. di lunghezza che vanno 
dall'altare inaggiore alia balaustra. Dap- 



servigi resi alia conninita. Da una ventina 
di anni si sono tolti questi rialzi per far posto 
a banclii a spaUiera. Ne venne I'inconve- 
niente che il popolo, che si accoccola per 
terra, su stuoie, non vede che a stentn 
I'altare maggiore, ma ormai non e possibile 
tornare sul fatto compiuto. D'altra parte il 
buon annamita, per il quale dare ai superiori 
la precedenza, anche a costo di un sacrificio, 
e una regola inderogabile, non trova diffi- 
colta a essere in condizione di inferiorita ri- 
spetto ai notabili. 




Phat Diem. - Una famigUa dl cristlaal aonamltl. 



prima non vi era che un solo trave per gittata 
ma il tetto in questo punto cedeva talmente 
che si dovette rinforzare la gittata con un 
altro trave appoggiato all'antico. II presbi- 
tero molto spazioso si presta per le grandi 
ceriinonie pontificali che vi si svolgono so- 
lennissime. Chi assistette, il ig Marzo 1927, 
al pontificale in conmiemorazione del terzo 
centenario dell'arrivo del padre De Rhodes, 
ebbe I'impressione di essere in ima catte- 
drale d'Europa. Che dire poi del primo Con- 
gresso Ivucaristico in cui quei fedeli, e per il 
numero, e per la grandiosita dcUe cerimonie, 
e soprattutto per il fervore, riconfennarono 
il titolo di « Phat Diem, Vicariate Ivucari- 
stico? » 

Navak: In allri tempi nc-lla navata cen- 
trale ])rendevano poster, seduti su strati 
alquanto clevati, i <i notabili » cioe i princi- 
pali (1(1 villaggio per censo o per spcoiali 



Tribuna: All'interiore una tribuna e ap- 
poggiata alia facciata. Vi si sale per una 
scala ben infelice che chiude completamente 
una delle porte princi])ali e di piii si trova 
ingabbiata in una euornie sacca che dal pa- 
vimento della chiesa si eleva sino al tetto. 
Tribuna e scala, sia detto ad attenuante, 
datano da parecchi amii dopo la morte del 
costruttore della Cattedrale. 

11 campanile monunientale a doppia fac- 
ciata, separate dalla facciata della cliiesa 
da solo una quindicina di metri, e una ge- 
nuina espressione dell 'arte indigena. Si eleva 
su una pianta (piadrata, con quattro torri 
agh angoli pure di pianta quadrata. Anche 
(jui vi sono le carattcristiche porte ad archi 
trilobati con la differenza che gli archi delle 
tre porte centrah, sono rialzati e poggiano 
su imposte. 

I, 'essere I'altezza dell'arco di circa un 



'X 68 ^ 



terzo maggiore della meta del suo diametro, 
impedi forse di far uso di un monolito cosi 
ampio che comprendesse tutto I'arco. Si 
ricorse percio alia sovrapposizioiie di massi. 
II masso pero clie cliiude la sommita del- 
I'arco e sempre di un pezzo unico ed abbrac- 
cia tutta I'ampiezza della porta. 

Nello spazio ceutrale compreso tra le 
porte monumentali vi e una pietra piatta 



Una stretta scala conduce alia terrazza 
superiore su cui si elevano tanto nella parte 
centrale come sulle torri angolari altrettanti 
padiglioni a doppio tetto. Sotto il padigUone 
centrale, che domina tutti gli altri, sospeso 
a robuste colonne, si trova il piii grande 
tamburo die si conosca nei dintorni.'Clii ha 
v-isitato I'Annam coiiosce quale importanza 
— accanto agli enomii ombrelli di seta a 




Phat Diem. - Campanile. 

Attraverso le parte del campaolle 

si scorge la facclata delta 

Cattedrale che aon si pud 

fotografare per man* 

caaza dl distanza. 



Cattedrale dl Phat Diem. 

Sculture aella Cappella 

del Sacro Cuore. 




e quadrata di 5 m. di lato che dovrebbe ser- 
vire di trono per i notabili di primo ordine; 
due pietre piu basse sono ai lati per i notabili 
di secondo ordine, ed vma piattafonna al- 
rintorno per i notabili inferiori, Di fatto 
oramai nessuno vi prende posto, ma toghere 
quel troni sarebbe venir meno al riconosci- 
mento di un diritto cui i notabili ci tengono 
a non rinunziare. 



vivi colori — ha il tamburo nelle feste e fa- 
cilmente comprende quanto i buoni cristiani 
di Phat Diem siano fieri del loro tamburo, 
Tanto piu che al secondo piano del mede- 
simo padiglione si trova la piu grande cam- 
pana annaniita di tutta I'lndocina. Qui le 
campane si percuotono e non si bilanciano 
come le europee. 

{Continua). 



=^ 69 ^ 




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Olappone. ■ II cllleglo nel glardlnl pubbllcl. 



II senso estetico di questo meraviglioso 
popolo si manifesta in tante forme, ma fra 
le tante, certo quella che piii salta all'occhio 
e il culto del fiori e la musica. Intendiamoci 
subito, che si tratta di manifestazioni mu- 
sicali che non vaimo valutate alia stregua 
dei nostri criteri musicah come del resto c 
da pensare di tutte le valutazioni che si 
{anno per le varie civilta del mondo. Le 







Olappone. • II cllleglo ael boschU 



forme della musica giapponese sono svaria- 
tissime. Potete ascoltare le improvvisazioni 
popolari, che commentano e sottolineano 
esplosioni di sentimento in occasione di fe- 
ste nazionali o famihari, che si ritmano su 
declamazioni ornate di volate, che imitano 
molto gli alleluia gregoriani e che vengono 
eseguite con voce o di falsetto o gutturale o 
nasale da noi inimitabili e francamente per 
noi incomprensibiU. E mentre I'assolocanta. 
gli spettatori quasi a fargh coraggio e pel 
assicurarlo, direi, deUa loro incondizionata 
approvazione, con battiti ritmici di niano 
o con brevi, frizzanti frasi si uniscono a lui. 

Altre volte nel silenzio della notte o di f rou- 
te alle case come se cercassero I'elemosina i 
suonatori di flauto vauno snodando melodic 
caratteristiche, o i cantastorie ambulanti 
accompagnandosi col saiiiiscn o colla biva 
(specie di chitarre o mandole) cantano nenie 
nazionali. In occasione delle feste nazionah 
o religiose, la nnisica accompagna le danze 
caratteristiche, come pure nenie di ilauti 
accompagnano, quasi ultimo lamento, la 
salma dei morti al cimitero. E la musica 
canta negU avvenimenti tristi e heti della 
nazione, canta I'amore e la morte, canta i 
fasti di guerra e le vittorie, canta le leggende 
antiche e piii le manifestazioni della natura, 
la hina, gli uccelli, i fiori, ecc. 

I Giapponesi si puo dire che hanno biso- 
gno di vivere in pieno paesaggio e non sanno 
chiudersi negli alveari umani come facciamo 
noi nolle nostre citta. Su uno sfondo di verde 
cDstante dato dai loro pini, cedri, bambu ecc. 
vt)ghono vedere fiori, fiori, fiori... II prugno, 
il ciliegio di primavera, il loto d'estate, il 
crisantemo e il rosso acero d'autunno... Iv 
fiori in casa. c fiori nolle festo civili e scola- 
stiche, e fiori dipinti, e stoft'e a fiorami sono 
le manifestazioni pii'i sintomatiche del loro 
amore per la natura... Non orizzonti larglii, 



"SS 72 ^ 




Florl ai gllclal a Tubata. 



ma scenette improvvise d'ambiente in iia- 
tura, die essi riproducono studiosamente 
nei loro motivi di arcliitettura e d'arte. 

E in questo campo tutto per loro viene 
a rivestire nn simbolo, die rivelano nella 
loro letteratura. — La belta passeggiera dei 
fiori ricluania la brevita della vita — Al fiore 
del ciliegio della niontagna die esala il sno 
]5rofnmo al sole del niattino, paragonano 
I'aninia loro. — E si fermano estatid a con- 
templare i fenomeni della natura, gli auiniaU, 
gli uccelli, gli insetti... Oh la bella natura 
giapponese e come sanno contemplarla con 
tenerezza i suoi abitanti. 

II sense di buona educazione, die come 
ho gia detto e una delle caratteristiclie 
giapponesi, osservate come viene esteniato 
specie in do che e cnlto della natura. Os- 
servate la venditrice di fiori di Kyoto, e la 
fi.sonomia delle persone die contemplano 
collo sfiorire della glicine la loro immagine 
riflessa nell'onda del laghetto, e in tale 
contemplazione sorgera certo dal fondo del- 
I'anima loro il canto: « Cosi sliorircmo noi 
pure... Cosi sia disposto a sfiorire il niio 
essere per la grandezza della miapatria». 

Oh! Anime naturalmente portate al bello 
cjuando comprenderete la sola vera belta, 
I'autore di queste bellezze create? E voi, 
Ovamici delle missioni, che vorrete fare per 
i vostri fratelli e sorelle del Giappone? 

D. VmCENZO CiMATTi, i>alesiano. 



NELLE RETROVIE. 

Ci scrivono da Caserta: 

Sempre crescente e I 'attivita de ' nostri giovani 
per le Missioni. Durante le vacame essi si sono 
adoperati in mille modi per raccogliere ofjerte. 

Alcimi dei piii grandi, per celebrare la loro 
promozione alia classe superiore, hanno in- 
viato generose offerte, accompagnandole con 
espressioni di viva, sentita riconoscenza alia 
Vergine Ausiliatrice e al Beato D. Bosco. 
Bravi! L' Ausiliatrice e il Beato D. Bosco li 
benedicano e li assistano nei loro studi. 

Nella giornata missionaria ben 22^ giovi- 
netti si sono iscritti all'Opera della Propaga- 
zione della Fede. 



Ci scrivono da Schio: 

/ membri delVAssocianone nGioventu Mis- 
sionaria » hanno deliberato di svolgere ogni 
mese iin'Accademia Missionaria. 

La prima di tali accademie si svolse il 24 
Noveinbre u. s. con. il seguente programma: 

Don Bosco riniani; canto e mandolinistica 

- Volete il prologo! - Gli eroi del Vangelo - 
In croce; poesia - Tonda e... tonda; dialogo 
■ Luce e ombra; sinfonia pel circolo mando- 
liiiistico salesiano, diretto dal M. Vanoncini 

- La Mascliera; bozzetto di Julitta. - Parole 
di chiusura. 



=^ 73 * 




Episodi Missionari 




Nella clinica del bambini. 

Una leitera della Superwra delle Canossiane 
di Hankow ci dipinge una delle tante scene 
che accadono nella clinica. 

« £■ uno strazio pei genitori vedere i loro pic- 
cini spasimare e morire. Le mamme pagane 
in quel momenti dimostrano la fiducia loro 
negli idoli: avvolgono il bambino con fascia 
gialla comprata a caro prezzo alia bonzeria. 
II padre ricorre ai mezzi estremi: circondato 
dai parenti, depone sotto il guanciale del pic- 
cino un grosso coltello per spaventare lo spirito 
che vital rapire I'anima del figlio suo. 

Ma gli angioletti non temono ne i talismani, 
ne il coltello e portano al Creatore I'anima pu- 
rificata dal battesimo. Dopo la morte la mamma 
fa risuonare dei siioi pianti e delle sue strida 
la sala, poi riempie la cassa di vestitini com- 
prati, indi prende sidle mani il cadavere del 
ftgliuolino e sollevandolo innanzi a se cost lo 
supplica: « se tii sei morto, non e per colpa no- 
stra; noi abbiamo faltoil possibile per salvarti... 
vedi queste vesti nuove che ti dono...? sta' dun- 
que in pace. Ma se il tuo spirito vuole vendi- 
carsi, va' dalla nutrice che ti ha lasciato cadere 
e forse cosi ebbe principio il tuo male... va' 
dalla zia che fu sempre dura con te, ecc... t>. 
(Dalle Missioni Cattoliche). 

Un furfo all'ospedale. 

— Ti sei accorta suora — dice un amma- 
lato a una Canossiana dell'ospedale di Han- 
kow — che il mio vicino tiene nascosto qualche 
cosa sotto il guanciale? 

— Che cosa? — chiede la suora. Ma il ma- 
lato tace e sorride malizioso. La suora sta sul- 
I'attenti e vede il vicino che fa passare sotto il 
guanciale qualcosa che teneva nelle mani. Gli 
si appressa... 

— Lascia che ti aggiusti i gnanciali... 

— No, no, sto bene cosi! 

Ma la suora insiste gentilmentc e scopre 
un'immagine della sua Fondatrice con la no- 
vena in cinese. 

— Ohf tu conosci la nostra Fondatrice? Sei 
forse caltolico? 

— No... Ala tu non sei in collera con me? 



lo pensavo che dovesse farti molto dispiacere 
il sapere che ho rubato le vostre cose sacre... — 
e narrb di aver osservato il suo vicino di letto, 
cattolico, die, stando molto male , aveva ricevuto- 
dalla suora il foglietto, e leggendolo aveva co- 
minciato a star meglto, finche in pochi giorni 
guari. Quando preparb i siioi fardelli per la- 
sciare I'ospedale, egli gli sottrasse il foglio per 
leggerlo anche lui. 

— Anch'io lo leggo tre volte al giorno e mi 
sento meglto... Ma chi e questa signora vestita 
come te ? 

— E la nostra Fondatrice: ora la sua 
anima e presso Dio e prega perche tutti noi 
possiamo arrivare al bel pavadiso. 

— Che cos'e il bel paradiso? Spiegami 
suora... E la suora inizib la conversione di 
un' anima. 

[Dalle Missioni Cattoliche). 



Oggi forse sara gia in cielo... 

11 Signore ci ha ben provate: in qnattro mesi 
sono morti in casa nostra 4 kivaretti e un'orfa- 
nella. 

Nei giorni scorsi venne una donna del Rio 
Blanco con un kivaretto di circa 4 mesi, e pian- 
gendo diceva a Madre Maria di farglielo « mo- 
rire bene », cioe col battesimo: fu subito bat- 
tezzato da D. Corbellini e dopo due ore mart. 

II giorno in cui morl I'orfanella, il Signore 
ce ne mandb un'altra di 6 mesi per name 
Agnese: dopo mi portarono tin kivaretto gra- 
vemcnte malato e per otto giorni lo lasciarono 
tranquillo all'ospedale. Ma un mattino ven- 
nero i genitori a riprenderlo: era ancora in 
pericolo di morte c si scongiuro a lasciarlo 
finchd fosse guari to. Non vollero acconsentire : 
il padre anzi montb in collera e gridava: « Non 
lo voglio lasciare... niuoia pure, ma nella mia 
casa... ». 

— Ebbene: aspclta un momenta e te lo darb... 
Pcrmetlimi solo di lavarlo un poco... 

■— Fa' pure, disse il selvaggio. 

Lo portai subito nella mia camerelta dove 
lo baitezzai: oggi forse sara gid in cielo... , 

Sr. Troncatti Maria. 



"^ 74 E& 



SUPERSTIZIONl E RITl PAGANI 



Gli Abor. 

Sonounatribu bellicosa ai piedi dcU'Ima- 
laja... Ogni anno, in passato, assalivano in 
inassa i pacifici abitanti della valle del Bra- 
niaputra, distruggendo paesi, coltivazioiii , 
e facendo scliiavi gli abitanti. 

II governo inglese li sottopose ad annuo 
tributo come le altre tribii, nia essi continua- 
rono ad esigere diritti da ogni forestiero e 
non pennisero a nessuno di girare pel loro 
territorio. 

Nel iQoq Liimsdem e n'(7/((ji»so». cercarono 
attraverso il territorio degli Abor di esplorare 
il Tsani-po, percorrendo la via da Pasi-Ghat 
a Kebang... Qui i capi tribu Abor vennero 
a sconsigliarli dal proseguire, per il pericolo 
che vi era di guerra fra le varie tribii. Ama- 
lincuore si decisero a ritornare indietro. 

A Kebang un maialetto fu da essi trovato 
ucdso alia porta del paese, sacrificato agli 
spiriti tnaligni perche proteggessero il paese 
contro le malattie portate dagli stranieri. E 
quando uscirono dal paese per 4 ore furono 
seguiti da giovanotti che lanciavano conti- 
nuamente sopra di essi pezzettini di bambii 
perche gli spiriti nialigni tornassero con essi, 
com 'erano venuti. 

Nella primavera del igii Williamson col 
dott. Gregorson e 47 coolies penetro di nuovo 
nella regione degli Abor. A Sissim il medico 
si fermo, V.'illianison prosegui per Comsing, 
dove il capo I'accolse con gio a, ma la stessa 
sera delsuoarrivofaceva tagliare a pezzi da- 
gli Abor coi loro Kukris (coltellacci) lui e i 
coolies. Di questi solo 5 scamparono. La 
stessa sorte tocco al medico. 

Causa deU'eccidio fu la loquacita di un 
messo Miri mandato da Williamson a Pasi 
Ghat con tre lettere: costui vantandosi diceva 
agli Abor — curiosi — che i messaggi che 
egh portava secondo il colore della busta 
erano diversi: la busta rossiccia significava 
moile e conteneva ordini di spedire un eser- 
cito contro Kebang per punire gli abitanti 
che si opponevano alia marcia — la busta 
orlata di nero conteneva I'ordine di spedire 
cannoni che spianassero le montagne e le 
case degli abitanti — la busta grigia aveva 



I'ordine pel capo di Pasi Ghat di provvedere 
portatori pei bisogni dell'esercito. 

Gh Abor allannati a queste notizie deci- 
sero d'intercettare le tre lettere; uccisero il 
messo, e tutti giurarono di vendicarsi dei 
bianclu. 

Nel 191 1 ringhilterra allesti subito una 
spedizione punitiva che pose tutta la regione 
degli Abor sotto il suo dominio diretto. 

L,a spedizione esploro pure tutto il Dihong 
fino a Siggins, riscontrandovi pareccliie ca- 
teratte, una cascata fu trovata presso Pema- 
koi-Chang, ma di 10 m. appena, dal capi- 
tanoRailey nel 1914. Nerigar. 



La d 



onna in 



Indi 



la. 



Malgrado le proteste sollevate dai popoli 
civili le donne indiane, speciahnente le ve- 
dove, continuano ad essere sottoposte a in- 
giustificate sofferenze. 

I terribili doveri della donna Indiana sono 
detemiinati dalla legge di Mann, che pre- 
scrive tra le altre cose le seguenti: 

— I.,a donna, sia eUa fanciulla, giovane o 
di eta matura, non e mai indi pendente, e 
nuUa puo dare di sua iniziativa. 

— I)eve rispettare il padre come il suo 
umco signore e in nulla puo disobbedirgli ; 
una volta passata a nozze diviene schiava del 
marito. 

— II marito dev'esser sempre venerate 
dalla moglie come un dio, anche se depravato. 

Secondo Manu, la vedovanza e per la 
donna una punizione per peccati commessi 
in un'esistenza precedente. Se una donna c 
vedova, bisogna che tutti "lo sappiano: per- 
cio e costretta a radersi i capeUi, indossare 
abiti sgualciti, non puo partecipare a fe- 
ste famigliari e a convegni rehgiosi. fi ge- 
neralmente guardata con disprezzo. 

I niissionari cattolici sono concordi nel 
porgere alle povere disgraziate il conforto 
della loro carita e si adoperano a spezzare 
la superstiziosa e crudele ingiustizia com- 
piuta dagli uomini a riguardo delle donne; 
e confidano di essere sostenuti in quest 'opera 
di giustizia cristiana dalla carita e dalle pre- 
ghiere dei buoni. 



75 ^ 



Le piantagioni di "belel. " 



Formano la ricchezza della popolazione 
del versante Sud deUe montague Khassi e 
sono il distintivo di quelle regioni. 

Alte, dritte si slanciano al cielo le palnie 
di betel. II loro tronco (alto 8-10 m.) al con- 
trario delle altre palnie ha in basso una cir- 
conferenza di appena 30 cm.; e liscio e 
sfrondato: solo in cima vin ciuffo di rami in 
numero sempre uguale. i5e in basso spunta 
un'altra corona di foglie, I'albero si dissecca 
e muore. 

In marzo-aprile appare sotto le foglie un 
inazzo di fiori rossi; altri ne spuntano ancora 
intomo al tronco e assai vicini. Da essi ver- 
ranno le desiderate noci in numero da 20 a 
150 per albero e saranno mature in dicembre 
e gennaio. 

Alia noce di betel va congiunta nell'uso 
ima fogUa di pepe clie si ha da una pianta 
rampicante a guisa di edera che sale a 5-6 
metri. Da questa non si traggono che le foglie. 
Ogni faniigha ha 5 o 6 mila di tali piante che 



richiedono una cura spcciale e vogliono es- 
sere continuamente innaiBate con acquedotti 
fatti di canne di bambu unite I'una aU'altra 
con buchi speciali presso ogni pianta dai 
quali gocciola I'acqua necessaria. Da questo 
apparato che sembra im givioco di bambini 
dipende la vita di un popolo, perche sono 
un oggetto importante di commercio per 
tutta I'lndia e, questo delle colline Khasi, 
vanta un profunio speciale ed e il piu ricer- 
cato. 

La noce di betel e le foglie formano una 
cicca prelibata per gli indiani. Alia foglia si 
toglie il gambo e poi si piega piii volte dopo 
averla spalmata di calce spenta; vi si intro- 
mette una quarta parte di noce betel in- 
volta in una foglia di tabacco e la cicca e 
pronta. 

E offerta sempre al forestiere clie entra 
in casa e sarebbe offesa non accoglierla. 
Betel e foglie sono in vendita su tutti i nier- 
cati. 




PlaataglonI dl ••betel" aella pealsola dl Malacca. 



•^ 76 Ei' 



DALLE LETTERE DEI MISSIONARI 



Un oratorio fesfivo di pasforelli. 

Scrive il ch. Di Benedetto Fiori dell 'As- 
sam al sig. D. Rinaldi: 

/ ragazzi' del nostra poverissimo OriLtoTio 
di Lait kor sono una sessantina, dei quali 
40 ancor pagani. Questi ragazzi sono quasi 
tiitii « pastorelli ». La Dotnenica quando arri- 
viamo noi nel prato che serve per I'oratorio, 
essi pure giungono dalle sperdute valli dei 
dintorni, raccolgono le mandre sui pendii cir- 
costanti ed essi scetidono nel nostra campa. 

Nan credo vi sia altro oratorio che abbia 
qiiesta caratteristica, tanto cara; cosicche men- 
tre si adunano intorno a nai una cinqitaiitina 
di pastorelli per istruirsi e divertirsi, piu di 
400 capi di bestiame pascolano Iranquilla- 
mente. 

II giorno di Natale facemmo anche noi il 
nostra pre sepia e, tutti uniti, i nostri pastorelli 
pregarona il Bambino per Lei: essi rassomi- 
gliavano tanto ai pastori uniili e semplici di 
Betlemme e nan dubito che Gesu abbia gradita 
in quel giorno la loro preghiera. 

Verso il Gioppone. 

Togliamo dalla corrispondenza del mis- 
sionario D. IV'Iarega, inviata durante il 
viaggio al Giappone: 

(Da Karachi, India). — // Mar Rosso i 
stato per nai un vera disastro — intendiamaci! 
— fatografica. Le belle fatagrafie Urate a Mas- 
satia, ben riiiscite, andarono perdute durante 
il lavaggia per la temperatura elevatissima. 

A Karachi ci ha fatta da guida un gentilis- 
simo signore, I'ispeitore del porta, sig. Diaz, 
che venne a rilevarci a borda, ci fece visitare la 
citta, e tratto con nai can fraterna cortesia. . . 

A borda del Viminale siamo 23 religiosi su 
una cinquantina di passeggeri, sicchd il pira- 
scafo sembra \in gran... canventa. 

(Da Singapore, Malacca). — leri ci siam 
fermati mezza giornata a Penang. Abbiamo 
visitato un tempia ave si venerano circa 200 
serpenti cabra che girano liberi sui mobili e 
sugli alberi del giardino adiacente. Suor Lc- 
tizia ebbe I'idea di strancare un ramo e per 
poco non si tiro addassa quelle bestiacce. 

L'isala di Penang e un deliziasa giardino, 
con strade asfaltate, palazzine pittoresche: vi 
son pure delle catapecchie. A venti minuti dalla 
citta vi e un grandiosa tempia di Budda. A 
propasita, va ricardata un tempia di Colombo 



(Ceylon) dove siamo entrati scalzi per vedere 
una cinquantina di statue: nel centra vi era la 
statua del Budda giacente con ricche offerte di 
fiori, e sui muri dipinti mostri, draghi e guer- 
rieri. Ouanti oinaggi ancar aggidi al dem,oniof 

(Da Hong Kong, Cina). — Siama arrivati 
attraversando tin mare burrascosa, ma tutti 
i giorni abbiamo potuta celebrare la santa 
messa. 

Prima ancora di arrivare in Cina, Vabbiamo 
assaggiata (la Cina) in India: Penang, Sin- 
gapore ecc. sono pieni di cinesi, di negazi e 
templi cinesi. 

Ad Hong Kong siama stati ricevuti colla 
banda e trattati can ogni fraterna cortesia da 
quel nostri confratelli. La citta cinese con i 
caratteristici negazi senza porta — o meglio, 
tutto porta — col soffitto tappezzata di oggetti 
appesi, e stranamente seducente per chi vi ca- 
pita la prima valta. Quanti spacci di came 
secca, di alberghi colla cucina sulla porta dave 
fan bella mastra maialetti interi arrostiti e 
un'immensa quantitA di oche schiacciate, si 
piatte da parere... ventagli. 



Una nuova missione nel R. Negro. 

D. Marchesi scrive in data 27-11-1929. 

Le invio i miei piu fervidi aiiguri dalla 
nuava missione di S. Miguel-Iavarete. Le 
notizie nostre e di Taracua sono ottime: in 
questi ultimi mesi siamo stati malta confortati 
tanta per I'andamento materiale quanta pel 
morale: il Beata Don Bosco ci ha aiutati dav- 
vero sensibilmente . 

II nuava campa e assai piu difficile di quello 
di Taracua perche I'elemento indigeno e per- 
vaso da maggiore indolenza, e piii viziato. Perb 
e anche vero che siamo alVinizia del nostra 
lavoro. 

Abbiamo sapiito che, nonostante la scarsezza 
di personate, ella ci ha inviato un rinfarzo di 
sacerdoti; la ringraziama con la piu viva effu- 
sione c preghiama il Signore che la ricompensi 
di questa carita. A me costava trappa, restar- 
mene lungo tempo senza il conforto di un sa- 
cerdote col quale poter dividere pene e fatiche. 
La missione e promettente , benche si intrave- 
dano le difficolta dell'evangelizzazione . Quanta 
al clima non si potrebbe desiderare di meglia: 
la regione e salubre e priva delle febbri, il clima 
e gradevale , malgrado siamo presso I'Eqiia- 
tore. 



'^ 11 ^ 



ue 



Storia di 25 anni fa, narrata dal missionario D. A. Colbacchini. 

(CONTINUAZIONE). 



II canto solenne dei morti assorbe tutta 
I'aiiima del bororo. Si canta, si geme, si 
piange, e tu lo sai, per ore ed ore, tutto il 
giorno, tutta la notte. E cosi Uke-waguu 
voile si facesse e tutti ubbidirono alia vo- 
lonta del Cacico die tutti atiiavaiio e ri- 
spettavano. 

Uke-waguu sfogo cosi il suo dolore, sod- 
disfece all'esigenze imperiose del suo cuore. 
Poi si sent! piu sollevato, piu tranquillo ed 
anche piii allegro, die da gionii sul suo volto 
non si vedeva piu raggio di sorriso. 

Passarono vari giomi, senza die nulla di 
nuovo alterasse la nostra vita in quelle ini- 
penetrabili e sconosciute foreste. Non parla- 
vanio, non ci ricordavanio quasi piu dei 
civilizzati, etenii nostri iiemici. 

Si era quasi alia fine ddle piogge, quando 
un furioso temporale si scateiio su di noi 
in una di quelle notti. La sera dopo Uke- 
waguu mi chiamo a se e mi disse: 

— Moriri-kwadda. Voglio dirti una cosa, 
ma desidero die tu non ne faccia parola ad 
alcuno. Ebbi sempre coufidenza in te: tu 
non mi disobbedirai. Ascolta. Ricordi il 
temporale della notte scorsa? Nell'aria afosa 
non c'era un alito di vento. Tutto era quieto, 
calmo; ma la calma die anmmziava pros- 
sinia la tempesta. E questa veiine e orribile. 
Ne ebbi paura; credevo che il vento spez- 
zasse, portasse via queste piante. Nessuna 
Stella si scorgeva fra le nubi; le tenebre 
erano profonde. Solo i nostri pioc-oli fuochi, 
sparsi qua e la, gettavano rari cliiarori; 
alcune sciiitille si alzavano neH'aria, qual- 
clie leggicra lingua di fuoco, e null'altro 
dava segno di vita in questo nostro villaggio: 
tutti sembravano doniiire profondaiiKiiti'. 

La pioggia, scrosciaudo, marttllava la 



densa cliioma del grande albero che pro- 
tegge la mia capanna, e la furia del vento 
scuoteva quell 'eiionne tronco come fosse 
un ramoscello. Ebbi paura die i rami schian- 
tati dal vento precipitassero sopra la ca- 
panna, sopra di nie e sopra i miei figli... 

Senza sapere il perche, quasi istintiva- 
mente, mi alzai e feci per uscir fuori... II 
bagliore di un lampo spaventevole lacero 
le tenebre; I'immediato scliianto terribile 
del tuouo, Torribile rombo fece trasalire la 
terra, mentre pel cielo si scatenava la furia 
di tutti i demoni. I^ainpi e tuoni si succe- 
devano iniiiterrotti. Ebbi paura. Pensava 
che per nie, per noi tutti fosse giunta la 
fine, die le auiuie, adirate contro di noi, ci 
volessero schiacciare, incenerire... Mi gettai 
colla faccia per terra e rimasi cosi oppresso 
dall'incubo, che non sentii, non vidi piii 
nulla. Al mio pensiero, ai miei occhi... si 
presento quella fanciulla bella, sorridente 
che teneva stretta tra le sue niaiii I'oggetto 
che tu sai. 

Non so se vedevo dawero o se sognavo; 
ma la fanciulla se ne stava li dinanzi a me, 
la vedevo, quasi la toccavo ed esclamai: 

— Figlia mia, abbi compassione di me! 
A quel grido ella mi guardo affabile, 

soave; mi sorrise, accosto alle sue labbra 
quell'oggetto e lo bacio; poi lo porse a me 
perche lo baciassi, proprio come fece la sulla 
riva del fiume. 

lo guardai Uke-waguu con un sorriso forse 
un po' troppo malizio.so. Egli se ne accorse 
e soggiunse: 

— Tu mi credi un ilhi.so: tu pensi die io 
sia ridivenuto b;uiibino? Non 6 cosi! Lascia 
die io ti svdi tutto; non ridere ma ascolta...: 

In (|uel nioniento vidi splendere a me 



^ 78 ^ 




Quaad*ecco la mezzo a qaella luce. 



apparlre uaa doaaa 



dintomo una luce cosi bella, cosi fulgidu, 
col riflesso dai mille colon, luce die mai 
vidi in vita mia. Quand'ecco in mezzo a 
quella luce, a quella miriade di colon, appa- 
rire una donna con un lungo, bianco vestito; 



ai fianchi aveva una fascia color del cielo; 
il suo aspetto era cosi attraente, i suoi occhi 
cosi beUi, il suo sguardo cosi soave, la sua 
figura cosi fulgente di luce e di bellezza 
che io non so descriverti. Sopra la sua testa 



=^ 79 ;^ 



splendeva una corona di stelle pin lucenti 
di quelle clie brillano nel cielo sereno. I suoi 
piedi erano a^"^"olti da una leggiera nuvola 
dai colori deU'iride. Accompagnavano quella 
Donna, il cui splendore il mio occliio non 
poteva mi rare, alcune fanciuUe tutte vestite 
di bianco, cinte di una fascia color dell'au- 
rora, portavano in mano un fiore che io 
mai vidi e sul loro petto brillava quel segno 
che pur la in cielo sempre splende. 

Tra esse vidi la mia cara. Essa mi guardo, 
mi sorrise, e mi fece cenno di accostarmi 
aUa Signora che se ne stava in mezzo a loro. 

II mio occhio confuso, sperduto in quel 
mare di luce, daUa cara gio^^netta si volse 
alia Signora, che benignamente mi guardo, 
e mi fe' segno di av-vicinarmi. Provai ad 
alzarmi, ma non potevo; sentivo come un 
peso enorme die stesse sopra di me... Allora 
guardai la Signora come per domandarle 
aiuto ed essa venne a me vicino, tolse dal 
petto della fanciulla quel segno, lo bacio, 
con esso mi tocco la fronte, poi I'accosto 
alle mie labbra e... Ma nell'istante che le 
mie labbra si schiudevano al bacio, tutto 
dispar\-e dinanzi a me; piu nulla ^ddi. April 
gh ocelli. Mi trovai ancora colla faccia per 
terra per non vedere, non sentire I'infuriare 
deUa tempesta... ma tutto era silenzio; solo 
il vento continuava ancora a gemere tra i 
rami, mentre nel bel ciel sereno le stelle 
brillavano. . . ]\Ii scoSsi, mi alzai... uscii dalla 
capanna barcollando, non sapeva piil dove 
mi trovassi: mi pareva di sognare... Non 
vedevo, non capivo pivi nulla... Rientrai 
nella capanna; riaccesi il fuoco; guardai in 
alto, guardai in basso, palpai la mia mogUe, 
i niiei figli... erano la; era la mia capanna, 
ma io non sapevo ancora dove fossi. IMi 
sembrava di non essere pivi io; palpavo me 
stesso, mi domandavo se gia non ero morto, 
se ancor ero vivo: ed in questa ansia, con 
quest 'aflfanno, coll'incubo dell'incertezza di 
nie e della mia vita, mi gettai sopra la 
stuoia, chiusi gli ocelli e mi addomientai. 

AI mattino ricordai quanto mi era acca- 
duto; ma mi sentivo tranquillo, contento 
come non fui mai. Non so quello che le 
aninie vorranno da me: quello die ho visto 
mi dice che qualclie cosa ha da succedere 
di grande, di straordinario per me e forse 
per tutti noi. 

Nfiii p.'irl.'irc- Moriri-kw.-'uld.'i Xon dir 

ton apptovaziooe eccluiaslica. 



nulla a nessuno; se il Bari venisse a sapere 
cio, direbbe subito che e segno di disgrazie, 
malattie e morti... Invece — die vuoi? — 
io penso il contrario. E troppo bello quello 
che ho visto! Possiamo star tranquilh ed in 
pace che nulla ci accadra di male. 

— - Non diro nulla a nessuno, risposi; puoi 
star sicuro. 

— Ricordi Cwdi-kuru? II terribile Cwdi- 
kuru die sebbene ancor vivo e piu demonio 
che Bororo? Anclie lui strapp6 dalle braccia 
di un'infehce madre, che uccise barbara- 
mente, una fanciulla. Tu sai come la povera 
fanciulla piangeva, gridava, suppUcava... 
Ma io non ebbi mai I'intenzione di recarle 
danno. . . 

E per questo che penso non ce ne verra 
male alcuno... Gwdi-kuru da quel giomo non 
ebbe piii pace. II cattivo spirito I'invase ed 
egH forse per cercare un sollievo, un riposo, 
si diede tutto alio spirito cattivo die lo 
tormentava. ed ora tutti lo temono, tutti 
lo fuggono; egli non e piii come noi, 6 uomo 
ma non h uomo, e bestia, fe tigre, puma, 
tapiro, porco, serpente, uccello, pesce... EgU 
si trasfomia in ogni cosa che vogha per far 
del male, assalire, uccidere, mangiare i suoi 
stessi compagni, i Bororos. Cwai-kuru ha 
irritato il buono spirito che proteggeva la 
fanciulla ci^dhzzata e questi si fe vendicato. 
Ma non parHamo piu di lui; dicono, che 
sebben lontano, assai lontano, sente: si tra- 
sforma in serpente, si insinua fra I'erba, e 
con un morso da la morte a clii osa parlare 
di lui. 

]Moriri-kwadda coiicluse il suo racconto 
dicendomi: — Padre, tu ricorderai che un 
giomo Uke-waguu ti narro quanto aveva 
visto; disse aver egU sognato, ma non ti 
rivelo tutto. Ora egU non fe piii; fe la felice 
colla bella Signora che vide, che mai dimen- 
tico, che gh sorrise, come allora, anche nel 
pmito della sua morte; quella Signora die 
voi ci avete fatto poi conoscere, amare, 
venerare come Madre di Gesii e nostra Ma- 
dre e die tutti i giomi noi invocliiamo col- 
I'Ave Maria... II caro Uke-waguu fe la ora, 
ed io ti voglio svelare tutto il suo segreto. 
EgU era rude e selvaggio, ma buono, tanto 
l)uono che mai i Bororos lo dimcnticheranno 
come non lo dimenticherete voi, perchfe fe 
per lui che i Borbros ascoltarono la vostra 
parola e vi si affezionarono. (Continua). 



D. OOMEHICO GARNEItl. DiieltorHesponsalille. — Totioo,! 1130- Tipopfii della Socliti Edilrlce Inlernazioaili 

•^ 80 ^ 



CRONACHETTA MISSIONARIA. 

La POPOLAZIONB GlAPPONESB. 

(A. Fides). — La popolazione giapponese raggiunge que- 
st 'anno i 70 milioni. Secondo le statistiche ufficiali Tau- 
menlo k stato di 123.142 abitanti al mese, 28728 alia iet- 
timana, 4104 al Biomo, 171 aW'ora. Che bel record di na- 
talitil 

STRAGE COMPIUTA da UN LEOPARDO. 

(id.) — l^n leopardo penetrato di nottc nel chiuso della 
missione cattolica di Moyo (affidata ai missionari di Ve- 
rona) 8goi:z6 45 capre, senza mangiame alcuna. 

Omaggio del Re del Cambodge. 
II Re Sisowath-Monivong ha volute ricevere Monsi- 
gnor Dreyer. Delegate Pontificio a Ohnom Penh. II Re 
si dichiaro felice delle relazioni amichevoli che esistono 
fra il sue Govemo e la Missione cattolica e preg6 Monsi- 
gnore di presentare i suoi omaggi ed auguri a Sua Santiti 
il Papa Pio XI. Dopo un coUoquio molto cordiale, il Re 
gli domand6 se una visita del Palazzo Reate poteva interes- 
sarlo. Ricevuta risposta affermativa, ordin6 al ministro 
delle Cerimonie del Palazzo di far visitare a Monsignore 
la Sala del Trono, i! Padiglione della Sacra Spada e della 
Corona e la Pagoda d'argento. 

StATO ATTUALE delle MlSSIONI, 

{A. Fides) — Attualmente le rjiissioni cattoliche possie- 
dono in Asia 26,329 tra chiese e cappelle; in Africa 14,865; 
in America 1,929; in Oceania 1,402. 

In Asia si contano: scuole di catechismo 15,807 con 
368,789 alunni, scuole elementari 9.323 con 480,345 alunni; 
scuole superior! 647 con 144,860 alunni; university 8 con 
4,732 alunni. 

In Africa: scuole di catechismo 4,109 con 121,240 
alunni; scuole elementari 9,477 con 489,726 alunni; scuole 
professionali 244 con 10, 524 alunni; scuole superiori 267 
con 28,958 alunni. 

In America: scuole di catechismo 43 con 6,172 alurmi; 
scijole elementari 1259 con 117.407 alunni; scuole profes- 
sionali 46 con 1,251 alunni; scuole superiori 43 000,3,364 
alunni. 

In Australia: scuole di catechismo 228 con 4,787 alunni; 
scuole elementari 817 con 35,859 alunni; scuole professionali 
16 con 300 alunni; scuole superiori 61 con 6,557 alunni. 

Le nostre missioni hanno in Asia 67 tipografie con 77 
riviste; in Africa 38 tipografie con 15 riviste, in America 
10 tipografie con 11 riviste; in Oceania 14 tipografie con 
7 riviste. 

CONDANNATI A MORTE CHE MUOIONO CONTENTI. 

II Signor Loh-Pa-Hong, il noto benefico cristiano ci- 
nese di Shanghai, continua ad amministrare il Battesimo 
ai condannati a morte. L'Ufficiale che presiede alle ese- 
cuzioni e divenuto suo amico. 

Una delle ultime volte questi gli disse: *Oh! Eccovi! 
Tanto meglio! Sono contento che siate venuto. Quando 
voi siete qui tutto procede con maggiore tranqui.lit^. I 
condannati che portano la vostra medaglia possono essere 
■ condotti moUo piu facilmente al luogo dell'esecuzione. 
L'altro giorno ce n'erano tre: per i due che avevSno la vo- 
stra medaglia k bastato un solo colpo di fucile; per quello 
che I'aveva rifiutata si dovette sparare tre volte. Andate 
pure, i tre di oggi sono a vostra disposizione ». 

II Signor Loh va nella prigione. Tre giovani lo ricevono 
con piacere: Siete voi, Signor Loh? I'Amico dei condannati, 
quello che li manda in Cielo? * Sicuro! Credete in Dio? 
ccc. ecc. ». E fa loro il catechismo, insegnando loro Ic 
veritSi indispensabili, poi li battezza, mette loro una me- 
daglia al colic e li assiste amorevolmente fino all'ultimo 
momento. Quando stanno per incamminarsi al posto del- 
Tesecuztone, domanda loro * Siete pronii? • — < SI, an- 
diamo in Cielo ». — • Bene, quando ci sarete non dimenti- 
catevi di prepare Dio per me ►. — « Certamente, e quando 
ci verrete anche voi, noi verremo tutti e tre ad attendervi 
alia portal *. 

La settimana scorsa b partito il primo dei due piroscafi, 
destina*:; a far la spola tra Shanghai e Kaichow. Gli azio- 
nis»: pagani, ci tennero assai ad affidame l^mministrazione 
ai Signor Loh, essendo sicuri della sua onesta a tutta prova 
negU affari. 

Una linea dello stesso genere fa commercio in uguali 
condizioni sul Grande Canale, fra Shanghai e Yangchow. 
Su quei piroscafi tutti i missionari sono ricevuti gratuita- 
mente e con afFetto e vi si celebra la Messa tutti i giorni. 



L'ETX del MATRtMONIO IN INDIA. 

L'Assemblea Legislativa delle Indie ha votato con 67 

voti contro 14, una legge che fissa a 14 anni I'et^ delle ra- 
gazze per contrarre matrimomo. 

Questa egge rallegia tutti i cattoUci ed in modo parti- 
colare i missionari. 

Carmelitanb NELL 'Ann am. 

Le Carmelitane di Hufe hanno fondato un altro convento 
a Thauh-Hoa nel Vicariate Apostolico di Phat Diem. II 
Carmelo di Hufc conta 23 religiose di cui 6 europee e 17 

indigene. 

I CATTOLICl DELL*lNDlA. 

I cattohci delle Indie hanno offerto una residenza de- 
finitiva al Delegate Apostolico. Alio scope hanno raccolto 
1 10.000 rupie (800.000 lire) — efferte quasi tutie da poveri 
cristiani. La nuova residenza, molto comoda, k stata co- 
struita a Bangalore (Mysore). 



CURIOSITA. 

Il 8ERPENTE SERPENTICIDA. 

ft State scoperto nel Brasile una specie di serpente 
innecuo per I'uome, ma assolutamente refrattario all'aziene 
dei rettili piu velenosi, la "mussurana*, Questo animale 
benefico aggredisce e riesce sempre a uccidere i serpenti 
velenosi, la cui difesa consiste unicamente nel veleno, per 
cui ristitute di S. Paolo che produce il siere centre il ve- 
leno dei serpenti ne fa una larga incetta per metterli poi 
in liberty nelle fereste e cercare cosl di distruggere i piii 
temibili nemici deU'uome. 

Un olivo italiano sul Baltico. 

L'alte Commissario della Societi delle Nazioni e la 
contessa Gravina hanno efferto al Vescovo di Danzica 
Mens. O'Rourke un beiralberello di elivo, cresciuto in 
Italia, per essere ricollocato nel site eve per seceli i pii 
Cistercensi del monastero di Oliva (presse Danzica) lo 
custodireno. 

L'elivo era state scelto dai frati come simbolo di pace, 
cd era diventato lo stemma della citti di Oliva che crebbe 
a poco a poco interne il monastero e dall'albero prese il 
neme. 

UNO stomaco indiamantato. 

Vi sono certi struzzi che tngurgitano niente altro che dei 
diamanti. Mangiano diamanti, come le oche e i poUi man- 
giane briciole per meglio digerire. Non sono gli struzzi 
della foresta o della prateria: sono quelli della zona lito- 
ranea, dove la grande risacca fa affiorare i diamanti su dalle 
sabbie marine. Gli struzzi vedono quelle pietrine luccicare 
al sole e abboccano. £ state ucciso uno di questi struzzi 
seiitari e selvaggi, nelle stomace del quale sono stati iro- 
vati cinquantatre diamanti che hanno il valore coniplessivo 
di quasi sei milioni di lire. La diamo come I'abbiamo avuta... 
da.l'America. 



OFFERTE PERVENUTE 
ALLA DIREZIONE. 

BATTESIMI 

Carretto Letizia (Monte Grosso d'Asti) pel neme Virgimo. 
(Aguascalientes-Messice) pel neme Anna Maria — Ser- 
rano Con pel neme Giuseppe Leone — Serrano Jos. pel 
neme Francesco Pasquale — Ampare Rangel pel nome 
Maria P. Soccorso — Zepeda Luisa pel nome Guadalupe 
di Gesii — Pemposa M. pel nome Domenico Giuseppe — 
Navarro Jos. pel nome Maria Guadalupe' — L6pez Jose- 
fina pel nome Maria Ausilio — Morra Suor Angehi (,Or- 
melle) pel nomi Giuseppina Maria, Attilio Antonio — 
Circelo femminile S. Agnese (Vemante) pel nome Maria 
Bassignasco — Giordani Giovanni (Quinto) pel nome 
Giordani Giannina — Signora Gregor Dora (Padova) 
pei nomi Maria Giuseppina, Giovanni, Pio, Umberto, 



Vitterio, Maria Eltna — Raimondo Comm. Felice (Rivoli) 
pei nomi Giovawia. Luigi — Vignoli Luisa (Manna ili 
Pisa) pei nomi Camilla, Emma — Sambarino Nina Ved. 
Turbino (Sa\ona) pei nomi Benedtlto, Giovami, Maria 
Giuseppina — Franch Teresa (CIoz) pel nome Luigi — 
Casto Giorgio (Parabita) pel nome Vito Casta — Spinolo 
Letizia (Milano) pel nome Mariuccia — Bignozzi Teresa 
(Ferrara) pel nome Mario — Sorelle Montan (Motta di 
Livenza) pel nome Mario — Venella Don Giuseppe (Ci- 
vitavecchia pel nomi Anna Maria, Maria Atitonietta — 
Gurzone Maria (Castelgandolfo) pel nome Blandina Cur- 
zone Ronchi — Chierici Valeria (Ferrara) pel nome Valeria 
— Salesiani (Este) pei nomi Carlo, Maria. Teobaldo — 
Nannola Carlotta (San Severo) pel nome Adda. — Pie- 
rctto Egidio (Padova) pel nome Aurelio Giuseppe — Mi- 
cheletto Rosa (Strambino-Romano) pel nome Teresa An- 
dreina — Ghibaudo D. Giuseppe (Trento) pei nomi El- 
tore Albino, Teresa Giuseppina — Maestra I. e 2. Classc 
(Galliano) pel nome Pio Achille — Gazzotti Gina (Boi- 
gonovo) pel nome Amilcare Giuseppe Piero Mario - 
Salesiani di Verona per i nomi di Maule Beniamino, Maulr 
Elena — DaWt Secondo (Firenze) pel nome Secondo — 
Dobronolvy Filomena (Siracusa) pei nomi Filomena Pan- 
cino, Caterina Joanon Jus, Gustavo Dobronolvy — Balsamo 
Rina (St. Remy-Savoie) pel nome Antonio Luigi — San- 
dretri (Parella) pel nome Sanlino — Famiglia Colombo 
(Seregno) pel nome Geronzio — Fassina Suor Caterina 
(Ferrara) pel nome Giuseppina — Donadoni Anna (Palaz- 
zago) pel nome Luigi — Caberlon Maddalena (Valrovina- 
Vicenza) pel nome Giovanni Nicola — Borgatelli Carlo 
fu Giuseppe (Rive) pel nome Luigia — Sorelle Morino 



(CancUi) r- ' nome Adelaide — Piana Maddalena (Quarn« 
Sopra) pei nomi Viri^iwo. Martirio — Diretlrice Infanzia 
Abbandonata (Perugia) pel nome Barbarina I-'inco — 
Zingaro Domenico (Andria) pel nome Domenicii — N. 
N. per il nome di Bettramo Doviemco — Sorelle Rolandi 
Gallina (Pavia) pei nomi Gigliola. isin, — Uiretirice Fi- 
gli ■ Maria Ausiliatrice (Cassolnovo) pel nome Giovanni 
Btisco — Castrogiovanni Teresa (Piazza Armerina) pel 
nome Antoniella Castrogiovanni — llirellrice Figlie di 
Maria Ausiliatrice (Agliano d'Asti) pel nome Ferrero Se- 
basliano — N. N. a mezzo Don Landmii (Peveragno) 
pei nomi Giudtlta, Felice, Ines, Franco, F.rnesta, Santiva, 
Antonio, Renza. Regina. — Sorelle De Uellini (S. Nic.lci 
di Cadore) pel nome Filomena — Martini Antonia (Pluna 
-Peveragno) pei nomi Matilde, .■llessio — Macchi Suor 
Leontina per la lamiglia Virgona (Termini Imerese) 
pel nome Leontina — Bolis Olivaris Emilia (Casirate 
d'Adda) pel nome Giovanni — N. N. a mezzo D. Franchini 
da Santiago del Chili per due battezzandi — Defendi Maria 
(Bergamo) pel nome Enrica Maria — Borniotti Emiria 
(Levanto) pei nomi Giuseppina, Luigi — Maresca Maria 
Celeste (Napoli) pei nomi Annc^Maria F.manuele Pederico 
— Cravero Angiolina per il nome di Umberto Maria — 
Marchioli Maria (Saluzzo) pel nome Maria — Donati 
Gemma (Bologna) pel nomi Gemma, Fortunato — Banca- 
lion Don Alfredo (Legnago) pei nomi Delia Valle Umberto, 
L'mbertina — Zampieri Giuseppina (Stallavena) pel nome 
Maria Giovanna — Sig.ne impiegate S. E. I. (Torino) 
pel nome Gina Bianchi a una Siamese — N. N. (Barrel- 
lona) pel nome Maura Spitale a un cinesino — N. N. 
(Torino) pel nome Beltramo Dominico a un cinesino. 



Pis.M.'aAn 





Anno VIII - Num. 4 



1°APRILE 1930 (VIII) 

PUBBLICAZIONE MENSILE 



C. C. Postale 



so ivi IM ^2^ Ee I o 

L'appello di Pio XI e la sua risonanza nel niondo. - Vittime Hell'apostnlato. 

Dalle lonlane MIssloal: Dopo un'escursione. - Seu Chou. - La Cattedrale di Phat Diem. - La figlia 

di... geiiitori risuscitati. - II fiume sacro dell'India. 
r\'elle retrovle: Due leitere edificanti. - Al monumento di Domeiiico Savio. - Per Ic Missioni. 
So e glii per II moado: La pesca coi cormorani. 
Raccoato: UKE WAGUU. 

BplsodI missloaarl: Per restare fedele a Dio. - Le uova son di grasso o di magro? 
Croaacbeita mlssfoaarla • Curlosltd. 




C^C^ndndr^C^ \J 



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3 cn 



AVVERTENZE 



1 - L' abbonamento {vedi prezzi a pie pagina) 

va inviato esclusivamente e direttamente 
all' AMMINISTRAZIONE DI GIO- 
VENW MISSIONARIA - Via Cot- 
tolengo, 32 - Torino (109). 

2 - Scrivere chlaro e complefo I'indirizzo, 

colla relafiva via e provincia e numero 
del quartiere postale. 



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mento e NUOVO, oppure RINNOVATO. 

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mette reclami - per gli abbonamenti non 
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PER 



L'lTAlIA: Annuale L, 6,20 - Sostenltore L. 10 - Vltallzlo L. 100 
I'ESTEBO: „ I. 10 - „ L. IB - „ L. 200 



Anno VIII - Num. 4 



(Pubblicazione mensile) 



1° Aprile 1030 (VIII) 




GIOVENTU MISSIONARIA 



L "appello di Pio XI e /a sua risonanza nel mondo. 



II S. Padre in una Icttcra a! cardinalc 
Pompili ha espresso il suo vivo dolore per 
la perseciizione antireligiosa scatenata in 
Russia dai bolscevichi « senza Dio ». Dopo 
aver ricordaio rintervento delta S. Sede al 
fine « di salvare dalla distriizione e con- 
servare al lore nso tradizionale e religiose 
i vasi sacri e le iconi, die forinavano un 
tesoro di pieta e di arte »; // soccorso efficaee 
daio al Patriarca Tycone, sottraendolo ad 
un processo capilale; e i 150 niila fanciuUi 
sjamati dagli inviali ponlifici, il S. Padre 
denunzia I'empieta dci persecutori die non 
solo si accaniscono contro i sacerdoti e cre- 
denti adidti, ma pervertono la giovenlii. 

« Nelle ultime feste del S. Katale — 
scrive Pio XI — non soltanto sono state 
chiuse niolte centinaia di chiese, si sono 
ahbrucciate numerose iconi, si e imposto il 
lavoro a tutti gli operai e agli ahinni delle 
scuole, e si sono soppresse le domenidie; 
ma si e giimti al piinto di costringere i 
lavor atari delle officine — uomini e donne — 
a firmare una dichiarazione di apostasia 
formale e di odio contro Dio, sotto pena di 
essere privati delle loro tessere per il pane, 
per il restiario e Valloggio senza le quali 
ogni ibitante di quell' inf dice paese e ri- 
dotto a morire di fame, di miseria e di 
freddo; ed inoltre in tutte le citta ed in nu- 



merosi villaggi si sono organizzati in/ami 
spettacoli carnevaleschi, come quelli die i 
diplomatici stranieri hanno avido sotto gli 
occhi nella stessa Mosca, nel centra delta 
capitate, durante le ricorrenze natalizie: si 
vedevano passar carri sui quali erano in gran 
numcro, vestiti con paramenti sacri, dei ra- 
gazzacci che prcndcvano a scherno la Croce 
e vi sputavano sopra; su altri can i auto- 
mohili si erano innalzati grandi al'ieri di 
Nalale, a quali erano appesi per it collo 
nitmerosi fantocci rappresentanti vescovi 
cattolici ed ortodossi. Xel centra poi delta 
citta, atlri giovinastri compivano ogni spe- 
cie di atti sacrileglii contro la Croce ti. 

II S. Padre ha voliito risarcire queste 
sacrileghe olJese can una funziane di ripa- 
razione nella Basilica di S. Pietra, nel 
giorno di S. Giuseppe, ed ha invitato 1 
jMeli del mondo a fare altrettanto. 

La protesta del Papa ha avuto vastis- 
sima eco net monda, dove, nei Partamenti, 
nelle diverse associazioni, trovo unanimi ap- 
provazioni e fu sastenuta da un cora di 
altre prote'Je, ballanti la vergognosa con- 
dolta dei dirigenti scviettisti. Un'unica di- 
fesa botscevica e siata latta, e fu quella 
delta socieia massonica « Liberi pensatori » 
di Bertino. 

Cera da aspettarselal 



-s; 81 ;©= 



VITT/ME DELL'APOSTOLATO 



II 28 jchhraio ci pervcniva una hriitla 
noiizia: mi tdegramma da Hong Kong ci 
annunziava die i pirati aoevano assassi- 
nalo Mons. Liiigi Versiglia, vicario apo- 
stolico di Shiu Chow e iin inissionario, don 
Callisio Caravario. Dalle agenzie giornali- 
sticlie si seppe die teatro del loro niartirio 
erano stati i dintorni di Sui Pien e die il 
dramma era accadiito menire il vcscovo e il 
inissionario risalivano in barca il fiitme 
per recarsi a I,in Chow; c inolire die causa 
dell'eccidio era statu la difesa risolnta op- 
posta dai missionari al rapimento delle ca- 
tcchistessc die li accompagnavano. 

II 9 rnarzo ci e pervemdo iin tdegramma 
da Macao, col quale il inissionario salesiano 
don Boccassino comunica particolari terri- 
ficanti siilla morte dci due nostri eroi. Egli 
dice die « monsignor Versiglia, don Cara- 
vario, catechistesse e maestri, menire risa- 
livano verso Lin Chow, furono assaliti da 
una dozzina di pirati e derubati di qitanto 
avevano. Avendo pot i pirati tentato di im- 
padronirsi delle catechistesse cd essendosi 
risoltitamcnte opposti i missionari, i bri- 
ganti si scagliarono su questi insultando la 
religione, li percossero coi jncili fino a 
fracassare loro le braccia: indi trascinatili 
in una boscaglia, li massacrarono, fiicila- 
rono e seppellirono. I cadaveri sono gia 
stati riciipcrati; sono pure state liberate le 
catechistesse che janno testimonianza delta 
eroica fine di mons. Versiglia c di don 
Caravario ». 

Altre notizie piit ample, piii particola- 
reggiate giungeranno in segiiito e ne rife- 
riremo ai Icttori. Da quanta sopra e detto 
si comprende ahbastanza icntita delta scia- 
gura che ha private la Missione salesiana 
cinese del suo capo zelantissimo e di un 
giovane missionario . Prima d'ora noi ave- 
vanio pagato trihuto di persone morte vil- 
iime di sacrifici sostenuti nell'apostolalo; 
oggi paghiamo il trihuto del martirio, vcr- 
sando il loro sangue generoso due intrepidi 
missionari... Quesio sacrifizio che e il piii 
grave — e pel mode con cui fit consumato 
e il piii atroce varra certo ai disegni 
delta Divina I'rovvidenza: esso sara una sor- 



gentc di benedizioni per la nostra cava mis- 
sione, per la nostra Congregazione e per 
le esemplari jamiglic dei gloriosi caduti. 

Preghiamo con rinnovato fervore perche 
Dio ci conforti net grande dolore, e dia 
rassegnazione alia veneranda afflittissima 
mamma, ultra ottuagcnaria, di monsignor 
Versiglia e ai genitori inconsolabili di don 
Caravario: ad essi si e rivolto nei giurni 
passati il pensiero e il buon ciiore degli 
italiani, iiniti intimamente al loro cordoglio. 
I telegrammi e le lettere che ci giungono 
da tutte le parti ci dicono che I'impres- 
sione per I'efferato dditto ha scosso tutto 
il mondo civile. 

II govcrno italiano appena avuto notizia 
dell'eccidio invio al govcrno di Nanchino 
un'energica protesta, esigendo una adeguata 
riparazione; e alia Camera dei deputati il 
sottosegretario agli Esteri e I'on. Verga 
hanno avuto parole di esaltazione pei glo- 
riosi caduti. 



Mons. Versiglia avcva 57 anni. P 11 a 
capo delta prima spedizione di missionari, 
salpati per la Cina venticinque anni fa. 
Egli getto le basi dell'opera salesiana a 
Macao, dove diede sviluppo aU'orfanotrofio 
ddV hnmacolata Concezione portandolo ad 
una tale floridezza die oggi riscuote I'am- 
mirazione di tutta la cittadinanza. Le dif- 
ficolla non gli mancarono mai, ma egli Ic 
seppe affrontare sempre con calma c sc- 
renitd. 

Net 191 1 vide distrutta dalla rivoluzionc 
portoghese tutta I'opera sua e dovette esii- 
larc a Hong Kong: ma fit per poeo. Net 
ic)i2 comincio la vera vita viissionaria 
nella regione deU'Heung Shan: di la passd 
net 1919 net vicariato che la S. Scde af- 
fidava ai Salcsiani net Kwang Tung e ne 
era consacrato vescovo nel 192 1. Corag- 
gioso e zelante del bene delle anime, tra 
grandi difficolta fece fiorire la Missione: 
in questi ultimi anni per le guerre e le 
rivoluzioni visse tra pericoli e contrarieta 
cnormi, ma non si scoraggio c ottenne ri- 
sultati confortanli. 



a' 82 r&^ 




Moos. Luigl Verslglla. 

Don Callisto Caravario aveva 27 anni. 
Era partito nel 1924 per la Cina; prima 
fit a Shanghai, poi a Timor, qnindi a Shiu 
Chow dove fu ordinato I'anno scorso sa- 
cerdote. Ora si dichiarava entusiasta del- 
I'apostolato gia intrapreso tra i cinesi. 
Quanto bene avrebbe potiito fare col sua 
slancio generoso, col suo carattere gioviale, 
colla sua attivita meravigliosa, colla sua 
fervida pieta! Dio gradi una breve ora di 
qiiella giornata che egli si ripronietteva e 
tittti gli auguravano. 



Chi scrive ha un ricordo personate di 
nwnsignor Versiglia che ora riveste carat- 
tere di attualita. 

Quando nel 1922 venne in Italia, nien- 
tre I'accompagnava in un viaggio, osai ri- 
volgergli a brnciapelo una domanda. 

— Monsignore, mi dica francamente, 
non corre rischio in Cina di morire vit- 
iima di quei piratiP 

— Si, mi rispose candidamente: it ri- 
schio c'e ed e grave per tutti. lo non sono 
affatto sicuro di non dovere un giorno fi- 
nire per mano dei pirati cinesi; e neppure 
gli attri missionari sono esenti da questo 
pericolo... It Signore mi ha aiutato finora: 
per t'avvenire sard quello che Dio vorrd. 

Quando cost si esprimeva, nwnsignor 



Ltiigi Versiglia era gia incappato due volte 
nelle mani dei pirati e ne era uscito il- 
tcso, affczionandosi anzi quei ribatdi: due 
altre volte incappo dopo e fu derubato di 
quanto aveva. Ora it remote presentimento 
si e purtroppo avverato. 

A un'altra previsione voglio pure accen- 
nare, purche i lettorinon mi tacciano di fan- 
taslico. Questo non sono, ne voglio essere. 
Si sa che D. Bosco, vivente, parlo delle ftt- 
titre missioni salesiane in Cina: ne parlo 
anche a Don Arturo Conelli di v. m., 
e in modo che questi credette di essere il 
prima missionario che sarebbe salpato per 
la Cina. Ora ricordo benissimo una parti- 
colaritd: un giorno discorrendo don Co- 
nelli delle missioni cinesi a cui sarebbe an- 
dato, soggiunse: « so che mi attende il 
martirio; Don Bosco ha detto che il primo 
sarebbe stato un martire... ». 

Non ho mai dato soverchio peso a queste 
parole: ma tornatemi a mente alia notizia 
dell'eccidio, mi son dato premura di inter- 
rogare persone che, per la pratica con Don 
Bosco e con le sue profezie, potevano illu- 
minarmi at riguardo. tL stata una delu- 
sione: non ho potuto avere conferma da 




Don Catllsto Caravario, 



•^ 83 ^ 



nessuno. Non ci pensavo piii e tanto meno 
di parlarne ai lettori... Ed ecco che I'll 
marzo il caro D. Trione, che voi conoscete, 
mi riferisce di aver incontrato per via il 
comm. prof. Gribaudi, il quale venido a 
parlare di monsignor Versiglia, gli disse 
presso a poco cost: — Anche in questo 
Don Bosco e stato prof eta... ha detto che il 
primo vescovo salesiano in Cina sarebbe 
stato martirizzato... ha indovinato. 



La parola del prof. Gribaudi e una con- 
ferma alia voce da me udita. In realtd: Don 
Bosco avrebbe fatto quest a profezia? Giro 
ai confratelli e amici, vicini e lontani, il 
quesito: se alcitno di loro avesse una pa- 
rola da dire, la dica liberamente. Non 
poira che tornare a gloria dei nostri eroi. 

D. G. 



DOPO UN' ESCUR5I0NL 



Di ritomo da un viaggio, ecco le tipiche 
domande che mi furono rivolte: 

I missionari delta residenza: — Ha incon- 
trato i Caiamo? 

Un allevatore di bestiame: — Ha scoperto 
belle praterie? 

Un cercatore di diamanti: — Ha scoperto 
nuovi luoghi per lo sfruttaniento dei dia- 
manti? 

E voi lettori domanderete a vostra volta: 
— Dove mai fe andato costui? — Ve lo dico 
subito con poche parole. 

Secondo la consuetudine degli aimi scorsi, 
i Bororos di questa colonia mi pregarono 
che li accompagnassi in certe loro escursioni, 
che per essi tengono le veci della villeggia- 
tura, per la foresta in cerca di caccia e pesca. 
VoUi approfittare dell'occasione per esplo- 
rare mi poco la zona a nord della colonia, 
verso il Rio das Mortes, sconosciuta agh stessi 
Bororos che mai vi si erano avventurati per 
tiniore dei terribih Caiamo, i loro piii acer- 
rimi nemici. 

La mia idea per6, come prevedevo, non 
incontro troppo il gradimento degli indigeni: 
insistetti, e deciso ad effettuare I'escursione 
projxjsi ad alcimi giovinotti coraggiosi di 
accompagnarmi. Essi accettarono con pia- 
cere e allora anche gli altri si dicliiararono 
disposti a venire con noi. Fatti i preparativi 
e messici sotto la protezione della Madoima, 
partimmo. 

Pel numero straordinario di gcnte che mi 
accompagnava, non volU prendere alcmia 
cavalcatura e mi adattai a marciare cogli 
indi. Era con me il confratello Secondo Rnsso, 
im veterano delle mission! . Ognrnio portava 
seco quanto gh abbisognava. 

AI secondo giomo la marcia si fece diffi- 
cile e lenta: bisognava esjjlorare il terrcno, 
aprire il sentiero nella foresta, cercare guadi 
nei corsi d'ac(|ua, e sojiratutto tranqiiilliz- 
zare i miei compagni intomo ai terribili Ca- 



iamo. Lasciando il grosso della carovana 
all'accampamento, con alcuni coraggiosi 
andavo avanti in esplorazione e spesse volte 
dovemmo ritomare quasi siidnciati sui no- 
stri passi per causa di ostacoli insomionta- 
bili incontrati. Nell'incertezza della direzione 
mentr'io consultavo la bussola, un giovane 
sahva sull'alto d'una pianta per scrutare 
I'orjzzonte e la configurazione del terreno. 

Piii tardi si aggiunse quasi il totale esau- 
rimento dei viveri, ma la Prov^adenza ri- 
solse a tempo il problema mandandoci cac- 
ciagione di grosso tagho: con un tiro di 
carabina lo scrivente diede a tutti came 
per vari gionii, abbattendo un « tapiro ter- 
restre », vm pachiderma, il maggiore animale 
selvatico di c^ueste foreste: poi I'appetito 
ci fece trovar buona anche la came di una 
piccola tigre (felix pardalis), di un fomii- 
chiere e di ucceUi di rapina. 

Si arrivo senza incidenti alle sponde del 
Rw das mortes che, ricco d'acque, scorre tra 
rive invisibili, tutte ricoperte da mia rigo- 
ghosa vegetazione di grandi alberi. I Bo- 
roros gustavano poco la poesia della natura 
e preferirono gettar subito I'amo e trarre 
con grande gioia abbondanza di pesce. 

E... le bestie feroci? Ci tormentavano 
tutto il giomo obbligandoci a passare i ve- 
stiti sul fuoco, con una minuta rivista gene- 
rale, quelle certe bestie... feroci di piccoli 
insetti, avidi di sangue e mai sazi, che ci 
ricoprivano da capo a piedi. Vi era poi I'e- 
sercito dei moscherini e di api selvatiche 
die ci impediva alle volte di cercarci il vitto. 

Grazie al Signore, le vacanze dei Bororos 
nella foresta passarono allegramente e tutti 
lie furono coiiteiiti, tanto piii die non sco- 
primnio ncppurc I'inipronte dei loro temuti 
nemici. lo pure fui soddi.sfatto: ho fatto da 
esploratore in una regione diamantifera, 
scnza neppure incontrarc un diamante. 
D. CiCSARK AlBISEXTI. 



■^ 84 SS- 



DALLE LONTANE MISSIONI 



SEU CHOU 



OSSIA 
I QUATTRO LIBRI CLASSICI CINESI ED IL LORO ESILIO DALLE SCUOLE 



o 



Parecchi atini fa nella scuoletta di im vil- 
laggio del Cantonese accadeva questa scena 
interessante. Un ragazzetto sveglio di in- 
telligenza ed irrequieto si presenta al suo 
maestro e facendogli vedere il suo libro 
classico gli dice: « Perche debbo imparare 
a memoria quello che non capisco? » II vec- 
chio maestro, poco abituato a simili osser- 
vazioni, porto in favore del classico tutte 
le ragioni che gli parevano buone e con- 
venienti, ma fu inutile. II piccoUno aspet- 
tava mia risposta convincente. « Perche, in- 
sisteva, perche dal mattino alia sera debbo 
ripetere cio die non comprendo? Mi dicono 
di leggere e capisco nulla. Ahneno mi spie- 
gassero! ». Tuttavia egli pure dovette assog- 
gettarsi; ma si assoggetto a maUncuore e 
diceva: « Ci deve essere giustizia anche pei 
classici. Se c'e, la trovero io ». Ouesto ra- 
gazzetto era il futuro Dott. Sun Yat Sen, il 
rivoluzionario della Cina, queUo che oggi 
vien chiamato dai cinesi il Padre della pa- 
tria. In questo caso a protestare contro il 
vecchio metodo di pedagogia cinese non 
aveva tutti i torti. 

Infatti fino a pochi anni fa appena il 
ragazzo cinese entrava neUa scuola, il primo 
hbro che gU si metteva tra mano era il 
Sett Chou il libro per eccellenza. II ragazzo 
I'imparava a memoria senza comprendeme 
mdla, perche fe scritto in uno stile antico. 
Dopo averlo imparato il fortvmato scolaro 
poteva ritomare a lavorare i campi o de- 
dicarsi al commercio colla scddisfazione di 
aver letto « i hbri ». I pivi diUgenti e facol- 
tosi potevano continuare gU studi e passa- 
vano allora ad im'altra opera classica il 
Oil King, un volume di grandezza press'a 
poco eguale al Seu Chou, ma ben pivi indi- 
gesto ancora. Lo imparavano a memoria ri- 
petendo centinaia di volte tutti insieme la 



frase che il maestro con una cadenza o 
nenia speciale andava pronunciando. Sol- 
tanto dopo tutto questo po' po' di tempo e 
di fatica si incominciava a spiegare ai rari 
perseveranti il senso di quello che recitavano. 
Dopo questo leggevano ancora il Koa Wen o 
antologia di autori anticlii; si faceva com- 
porre qualche pagina di retorica ampollosa 
e poi gU esami. 

Ma nel programma il Seu Chou (ossia, 
/ quaitro Hbri) era il primo a doversi stu- 
diare. Cosi, con questi Hbri paragonabiU 
press'a poco a Platoue o ad Aristotile, il ci- 
nesino incominciava i suoi studi. Questi 
libri non sono scritti da Confucio, ma dai 
suoi discepoU, pero contengono I'essenza del 
suo insegnamento. II primo dei quattro li- 
bri fe il Thai Hok ossia la scienza degli 
adulti ed e scritto da Tseng-dze, alUevo di 
Confucio; il secondo e il Tchung-Young, o 
il giusto mezzo, composto da Tse-se, figUo 
di Confucio; il terzo h il Luen Yu o hbro 
delle conversazioni ed 6 attribuito al grande 
iilosofo; il quarto, il pivi voluminoso ^ queUo 
di Meng-tse. II testo cinese e di assai dif- 
ficile interpretazione, non essendovi in molti 
passi virgole ed in generale ne attivo n^ 
passivo. Per capirlo obbUga ad imo stu- 
dio molto serio, per cui molti sinologi sono 
persuasi che se la traduzione orale non 
avesse conservato il senso di questi hbri, 
dal solo testo sarebbe stato assai difficile 
il trovarlo e da molto tempo sarebbero in- 
decifrabih. 



Per i cinesi sono il non plus ultra. Sono 
questi hbri che per secoh hanno formato la 
Cina, sono essi che finora hanno tracciato 
la via che quesri popoh dovevano tenere. 
Molte delle loro sentenze sono entrate nel 



■^ 85 ^ 



linguaggio parlato e si citano come pro- 
verb! . Questi libri non costituiscono un trat- 
tato filosofico, ma sono un complesso di 
sentenze morali; alcvme di queste sentenze 
sono veramente belle e per nuUa indegne 
degli antichi filosofi greci o romani. La co- 
noscenza di questi libri, anche ora che sono 
radiati dalle scuole, possono essere di vitiUta 
al missionario perclie oltre al fargli cono- 
scere il fior fiore della letteratura cinese, lo 
mettono in grado di conoscere senipre me- 
glio lo spirito di questo popolo a cui ha 
consacrato la xitsi. A titolo di saggio riporto 
qui vmo dei prinii periodi di questi celebri 
libri. 

Tseng-dze comincia appimto cosi il suo 
libro. 

«La scienza degU adulti consiste nel col- 
tivare la virtu, nel rinnovellare il popolo, 
nell'essere costanti neUa \'irtu. Colui die 
possiede questa costanza avra im punto di 
appoggio, la pace e la gioia: potra appli- 
carsi alio studio e raggiungere il suo fine. 
Ciascun essere ha la sua essenza e suoi acci- 
denti; ciascuna cosa ha il suo inizio e il suo 
fine. Colui che sa cio che viene in primo 
luogo e cio che viene dopo, costui s'awicina 
alia scienza ». 

L,a Cina studio con questo metodo per 
generazioni fino a pochi anni fa, quando la 
rivoluzione dovuta specialmente al Sim Jai 
Sen sconvolse e rifece conipletamente I'or- 
ganizzazione scolastica. II Sen Choti fu tolto 
dalle niani dei bambini ed in questi ultimi 
anni fu sostituito da im libro di assai piij 
facile interpretazione il Sa))i Min Cliii I del 
dottor Sun Jat Sen, quel medesimo che da 



bambino si proponeva di far giustizia anche 
pei classic!. Certo non pensava allora che 
ai libri di Confucio avrebbe sostituito il suo. 



II Sam Min Chu I si studia dalla prima 
elementare alle piu alte classi deU'istruzione 
pubblica, e diffuse sotto tutte le forme, in- 
segnato da professori a cio appositamente 
approvati. Vi si spiegano i principii di li- 
berta, di indipendenza e di econoniia poH- 
tica secondo i quaU devono orizzontarsi e 
per il raggiungimento dei quali debbono la- 
vorare le nuove generazioni cinesi. E im 
Ubro che se ha del buono, ha pure molti lati 
deficenti e si presta facilmente a delle false 
interpretazioni e da solo e certamente in- 
capace di condurre la nazione al pmito a 
cui vorrebbe arrivare. 

Meglio fra le mani dei bambini I'incom- 
prensibile Confucio che ahneno jjone come 
base della virtu la pieta fihale ed insiste 
perche a fondamento della vita si prenda la 
lealta, che non il nuovo Ubro che rienipie la 
testa dei bambini di idee patriottiche esa- 
gerate e minaccia di condurre la nazione 
per ima strada che non e la mighore. 

Oh venga presto il giomo in cui anche 
a questo nuovo libro, che per il momento h 
il libro formativo della nuova Cina, possa 
essere sostituito il Cakchismo, I'insegna- 
mento del Divino Legislatore dei popoli, 
il solo che con autorita e sicurezza infalli- 
bile possa guidare gh uomini per la via 
del bene. Don Calusto Caravario 

Missionario salesiano. 




Claetlae della MISMloa* dl Shiu-Cbow alle prime prove. 



•SB 86 ^ 



La 

Catfedrale 
di 

Phat Diem 



(Coniinuazione). 




Pbat Diem. • Durante la Messa ta saf/raglo del defuatl. 



Metitre i padiglioni angolaii sono sonnon- 
tati ciascuno da una statua che rappresenta 
uno degli Evangelist! , qviella centrale cul- 
mina con una Croce. Quando, dal gran mare 
cinese, sorge il sole, quella Croce stende i 
suoi raggi ad abbracciare la sottostante 
pianura in un amplesso di carita. Chi sale 
fine a quella croce scorge decine di altre 
croci: sono le numerose cliiese del Vicariate 
a Nord fine alia Roccia di Nim-Binh, al- 
rOvest fino aUa catena annaniitica, a sud 
fino al mare. Sono non meno di 80.000 i 
cristiani che abitano sotto lo sguardo di 
queUa Croce. 

Cappelle esterne fanno cornice alia Catte- 
drale, cui sono collegate da un vasto cortile 
pavimentato in mattoni che e rigato da un 
marciapiede sopraelevato per le processioni. 
In queste cappelle si trovano i confessional!. 
Necessita non sentita in Europa di avere 
delle chiese solo per le confessioni. Ma gU 
Armamiti sono assidui alia chiesa, in chiesa 
non sanno stare senza pregare e non sanno 
pregare se non a voce alta, il che rende diffi- 
cih le confessioni. 

Chi idea e innalzb la Cattedrale? Un sacer- 
dote annamita. II Padre Sau. Sau in anna- 
mita vuol dire sei. II buon Padre ebbe questo 
nome perche dopo aver ricevuto il Diaconato 
dovette fuggire causa la persecuzione e ri- 
mase tanto tempo diacono (che e il sesto 



grado nel Sacramento dell'Ordine) da meri- 
tarsi questo nome. 

Era secondo Mandarino del Regno del 
grado di Khdm phu su e mori nel 1899. 

Stile. La grande Cattedrale e aU'aspetto 
imponente. Amniirandola gh Aimamiti com- 
prendono megUo lo sforzo che ha richiesto 
perche possono paragonarla con le cliiese 
delle altre cristianita. 

Una chiesa dello stile europeo lascia gh 
Annaniiti indifferenti. Essi sentono il na- 
zionalismo come e piu di ogni altro popolo, 
ma neUa loro dehcatezza temerebbero di 
ferire in noi il sentimento patrio se, prefe- 
rendo lo stile annamita, celo manifestassero, 

II f atto e che gli Annamiti costruiscono 
chiese di stile piu o meno romanico o gotico, 
di cui essi sembrerebbero contenti, ma que- 
sto potrebbe attribuirsi al fatto che archi- 
tetto, impresario e operai sono Annamiti e 
il lavoro delle proprie mani darebbe loro il 
diritto di considerare questi stiH non piii del 
tutto stranieri. 

II loro stile, quasi francese, 6 sovraccarico 
di mondanature, di omati Hneari, di gliir- 
lande di fiori; se si incontra un piccolo tratto, 
in cui vm occhio di buon gusto troverebbe 
da riposare alquanto lo sguardo, i buoni 
Annamiti compatiscono che la si e dimenti- 
cato di mettere qualche cosa. 

II costruttore si guardo fino alio scrupolo 



=^ 87 ^ 



di ncorrere ad unprestito al rmnimo motivo 
straniero. 

II disegno k molto povero. Rappresenta 
in legno od in pietra dei drappeggi in rilievo 
e ad intreccio; I'artista non ha fatto nessun 
sforzo per rendere vari i suoi disegni. E non 
vi e finezza di esecuzione. 

Fu deficienza di senso artistico nel Padre 
Sau? Non osiamo afifermarlo, pur potendo 




Padre Sau Bella divlsa dl aiaadarlao. 



agginngere, in caso attennativo, che merita 
tutte le attenuanti non potendosi pretendere 
la perfezione da clii ha il nierito di aver fatto 
il primo iniportante passo in una via iino 
allora quasi inesplorata. 

D'altronde gU operai erano tutti pagani, 
conipreso il capomastro. Quale ispirazione 
potevano dare al loro lavoro? 

II traforo in legno « cay mit » [artocarpus 
integrijolia) nella cappella del Sacro Cuore 
ha richiesto un lavoro inaudito, ma h vm 
guazzabugho scavato a casaccio. 

Solidita. Piuttosto si dovrebbe parlare di 
perennita. Purtroppo si possono sollevare 
dei dubbi. II legno « hm » ha bisogno di essere 
a contatto deU'aria; per questo le immense 
colonne sono ridotte ad un cilindro. 

L'intemo e divenuto vma massa secca e 
spugnosa; bisognerebbe rimpiazzarle, ma 
oggi difficihnente si trovano tronchi di quelle 
dimensioni. 

Nel coro queUa gittata orizzontale di 12 
metri senza rinforzi e di una arditezza inau- 
dita. Sopporta tutto il tetto che h molto 
pesante. I travi che vi si appoggiano hanno 
ricliiesto degU incastri che 1 'hanno ancora 
indebohta, tan to piu che questi travi non 
riposano aUe loro estremita che per mezzo 
di mensole sulle colonne del coro. 

Gh Annamiti trovano « artistiche » queste 
sovrapposizioni fantastiche e cubiche, questi 
pilastri ciclopici. Un europeo direbbe che h 
<i gigantesco ». 

Tuttavia si deve riconoscere alia Catte- 
drale di Phat Diem il suo valore storico e 
artistico. Artistico perclie rivelazione di una 
arte che atte:ide im genio che la porti alia 
perfezione anche nel campo cristiano, sto- 
rico perche lavoro di un illustre figho della 
terra d'Annam in uno dei periodi piii im- 
portanti della sua storia. 

Phat Diem (Tonchino). 

S. G., Salesiano. 




^ 88 ^ 



LA FIGLIA DI... GENITORI RISUSCITATL 



Si era presentata mesta, mesta alia mis- 
sione, e additandomi la tenera figliuoliiia 
che aveva per mano, con voce supplichevole 
mi aveva detto: «La consegno a Lei, Supe- 
riora, la mia piccola Fibi. fi senza padre; 
una terribile malattia lo trasse al sepolcro 
prima del tempo... era tanto buono e labo- 
rioso niio marito. Era il sostegno, la gioia, 
la vita della famigUa; ora tutto e finito. Un 
fitto velo di morte awolge la nostra casetta, 
e a un discrete benessere ^ sottentrata la mi- 
seria; ed io, debole e malaticcia, non posso 
procacciare quanto h necessario per me e per 
il mio angioletto » e, in cosi dire stampava 
bad di tenerezza sulla fronte della biniba 
che, vergognosetta, dava occhiate furtive 
anclie a me, che mi ere intenerita al rac- 
conto matenio. 

Accolsi la piccola orfaneUa con gioia e: 
« Coraggio — dissi — buona domia, il buon 
Dio avra compassione anche di voi; in Lui 
fidate i>. E si era aUontanata da noi mentre 
dalla strada continuava a mandare baci e 
far cenno di saluto alia figliuola, che dispe- 
ratamente piangeva. 

Passati alciini mesi, si presenta un bel 
giomo un cattolico, alia Missione, con ixn 
biglietto del Missionario, il quale diceva che 
essendo morta la madre, il padre reclamava 
il diritto sulla figha Fibi. 

Mi pareva di sognare, eppure la lettera 
era chiara e non c'era nulla da ridire: quale 



mistero awolge la tua esistenza, o cara, 
imiocente Fibi? II fatto fe veramente strano 
e inconcepibile. La madre dice che il padre 
e morto, ora e il padre che assicura la morte 
della madre; come conciliare idee e fatti cosi 
opposti e contrari? II tempo fara la luce ed 
intanto tu starai con noi ed avrai da noi 
quanto il nostro cuore ti pud dare, cara Fibi. 

In quel momento quanto fui lieta di non 
aver acconsentito alia prima domanda, cio6 
di non aver permesso che la piccina si aUon- 
tanasse da noi per ritornare col padre suo. 

Intanto, segue a quella del padre xm'affet- 
tuosissima lettera della madre la quale 
ha parole di vi\-issimo affetto per la figlia; 
le invia alcune monete per comperarsi dolci 
e le promette le cose piu belle e care. Ma 
dmique, cara Fibi, a chi appartieni?... I tuoi 
genitori son vivi o son morti? anticiparono 
forse la risurrezione finale?... Tutto 6 mi- 
stero. 

Ebbene giacche la Prowidenza a noi ti 
ha mandata, sta sicura, rimarrai fra noi fin- 
cht la luce risplenda sul tuo piccolo essere. 
Rimarrai sicura sotto il manto di Maria, 
Madre pietosa dei miseri e nel suo cuore e 
nel suo patrocinio troverai sicurta, pace, 
feUcita eternal 

Gauhati {India) 

St. Avio 

Figlia di Maria Ausiliatrice. 



IL FIUME SACRO DELL' INDIA. 



& per ecceltenza il Gange, « il migliore dei 
finmi, che cancella tutti i peccati », dice la 
leggenda. 

Nasce dall'Himalaja, da un ghiacciaio 
a 4200 nt. e ingrossato da altri torrenti prende 
il suo storico name di Gange weWAlakananda. 
In aprile i pellegrini celebrano Vanniversario 
della sua apparizione sulla terra, raccolgono 
in bottiglie I'acqua preziosa per portarla alle 
lontane case. 

Vari punti del suo corso sono oggetto di una 
venerazione speciale: ad Hardwar quando 
sbocca dalla sireita montuosa di SiwaUk, e 
salutato dai siioi adoratori che gettano fiori 
suite acque — • ad AUahabad, dove riceve la 
Jumna — poi a Benares, la cittd sacra. 

I vicoletli di Benares, fiancheggiati da alte 
case silenziose, sono privi di rumori e di com- 
mercio, tranne quando la devota gente scende 



ai Ghats. / ghats sono scale di forma diversa 
che permettono di discendere al fiume; il prima 
dei gradini e coperto dalle acque e I'ultimo 
mette sulla soglia di qualche tempio, di pa- 
lazzi privati. 

Presso i ghats sonvi cataste di legna per 
la cremazione dei cadaveri, le cui ceneri ven- 
gono poi gettate nel fiume. Sono zone lugubri, 
quelle riservaie alle abluzioni delle vedove, 
delle giovani donne, ecc. Va ricordato che gli 
Indi't nel lore bagno rituale non . soltanto si 
lavano piu volte la bocca, ma in varie riprese 
bevono di quell'acqua torbida, tnentre a poca 
distanza galleggia un cadavere. 

Sui pianerottoli dei ghats stazionano pure 
i niendicanti lebbrosi, ciechi, i penitenti e gli 
asceti: tutti aspettano la caritd, dai pii Indu. 
In altri posti sono solitari macerantisi in 
aspre penitenze. 



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BENBRES, 











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[In alio) I GH/4rS-TEI 
(7m 6a5so) ZONE CB 

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5 RIVE DEL GANGE. 
5 - ]VIENDICANTI. 






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« 91 ^ 



NELLE RETROVIE 



Due Jeffere ediffcanfi. 

Rev.mo Signore, 

Per iinanime deliberazione dei soci della 
compagnia di S. Luigi di questo Istituto, 
mandiamo la somma di L. 25 per il batte- 
simo di un Cinesino con il nome di Luigi. 
Tale somma esprime, in sintesi, tanti sa- 
crifici di gola, generosamente affrontati e 
sopportati, per coUaborare alia di\'ulgazione 
del regno di Cristo, compiuta dai Salesiani 
che hanno nei loro petti fiamme d'amore per 
il Re d'amore. Accompagniamo questa pic- 
cola oSerta con una corona di pregliiere, che 



facciamo quotidianamente per i poveri Mis- 
sionari, die, lontani dalla patria, s'affaticano 
per dilatare sempre piu il regno di Cristo 
in mezzo ai popoli che sono ancora lontani 
dalla luce della verita, afifiiiche possano sen- 
tire la parola dell'evangehzzatore ed en- 
trare a far parte dell'ovile di Cristo. 

Vogha ricordare, V. S. Rev.ma, alia Au- 
siliatrice dei cristiani ed al B. D. Bosco, 
tutti i soci della compagnia dell'angeUco 
S. Luigi. 

Per i soci 

obi. mo e dev.mo 

DoMENico Dei, Toso 

Presidente della Compagnia. 




Al moautDeato dl '* Savio Domeaico" a Mondoaio^ 



•^ 92 ^ 



M. Rev. Signore, 

Mi permetta di rivolgermi a lei, a lei che 
dirige la simpatica rivista Gioventu Missio- 
naria, per avere indicazioni e aiuto per en- 
trare nelle file missionarie della Chiesa Cat- 
tolica. 

L'eccidio di Mons. Versiglia e di don Ca- 
ravario non puo non risvegliare negli animi 
che gia provavano i tonuenti della voca- 
zione il desiderio ardente di dedicarsi alia 
nobile fatica missionaria. 



Mi offro per esser corretto nei miei errori, 
confennato nella fede e preparato alia sacra 
missione. 

Confido che ella mi vorra cortesemeiite 
rispondere, dandomi insegnamenti e con- 
sigli circa il inodo di presentare regolare 
domanda per rammissione nell'Ordine mis- 
sionario; e di tanto la ringrazio dal fondo 
del cuore. 



Con osservanza 



Partde v. 




AspltantI dell'Istltuto Card, Cagllero partiti per le mlssloal. 



AI monumenfo di Domenico Savio. 

L'ISTITUTO MiSSIONARIO Sai,esiano di 
Castelnuovo d'Asti, il g marzo ii. s. si e recato 
a Mondonio pel 73° aniiiversario della morte 
di Domenico Savio. Tittto il paese era in fesia 
quel giorno per la commemorasione del Beato 
Don Bosco. 

Alia messa solenne nella chiesa parroc- 
chiale gli alunni Aspiranti Missionari ese- 
guirono con mirabile effetto scelta miisica, e 
poscia si recarono a yendere omaggio al mo- 
nuniento del Servo di Dio, presso la casa ove 
73 anni fa era niorto I'angelico giovane, allievo 
del Beato Don Bosco. 



Di ritorno a Castelnuovo, gli Aspiranti 
Missionari commemorarono nel loro teatro 
il Servo di Dio rappresentando brillantemente 
le scene drammatiche che il Castellino scrisse 
a glorificazione di Domenico Savio. 

Per le Missioni... 

E nel igig riSTiTuTo Missionario Card. 
CaGUERO di Ivrea ha inviato nelle lontane 
Missioni oltre 50 Aspiranti: essi si sono sparsi 
nella Palestina, nel Rio Negro, neW Assam 
e nel Siam per recarvi con I'ardore di D. Bo- 
sco la fiaccola della fede. A lie giovani speranze 
il nostra augurio cordiale. 




•^ 93 ^ 



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MI5SI0NARI 

TRA GLI 

IGORROTI 



S. e. Moas. Domeaico Piani, Delegato Aposiolico alle Flllpplae. 




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Ua bel camploae dl veccblo Igorroto tra misslonarl. 



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Una caratierlstica testa al vlllagglo di una tribu Igorrota delle Isole Flllpplae. 




Le capanne Igorrote visltate da mlssloaarl. 



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=^ 95 ^ 



LA PESCA COI CORMORANI. 



I cormorani — die ricordano un poco 
per la loro posizione eretta i pinguini — 
sono, per cosi dire, uccelli-ami. Essi vengono 
utilizzati grandemente per la pesca, dalle 
popolazioni asiatiche. I cormorani furonoim- 
piegati fino dalla piii alta antichita, come 
ne son testimoni le pivi antiche pitture ci- 
nesi su porcellana. Occorreva per cio ad- 
domesticarli ed abituarU a riportare al loro 
padrone i pesci clie prendevano. La pesca 
col cormorano e comunemente praticata in 
Cina ed anche nel Giappone. I cinesi sti- 
mano molto i cormorani, cui danno il nome 
di lou-tse, e sanno molto bene anunaestrarli 
per la pesca. I cormorani da anunaestrare 
son presi giovani e solo alia eta di otto 
mesi vengono adoprati per la pesca. 

Mettono loro mi collare di canna d 'India 
(teng-isee) per impedir loro d'ingliiottire il 
pesce: ad una zanipa legano mia cordicella 
di circa 60 centimetri e terminata da un 
piccolo galleggiante in legno o banibu. I 
cormorani, in numero di 7 od 8 ed anche pivi, 
appollaiati suU'orlo della barca, ad un se- 
gnale del pescatore, armato di mia pertica 
terminante a forca, lunga 203 metri, si 



slanciano nell'acqua, si tuffano e si danno 
alia ricerca della preda: non appena affer- 
rato un pesce il cormorano emerge; il pe- 
scatore allora aggancia il galleggiante colla 
sua pertica, suUa quale tosto il cormorano, 
monta, toglie il pesce aU'uccello, lo getta 
in una rete. AUorche il pesce e grosso e 
pesa, per esempio, sette od otto libbre, i 
cormorani si prestano ima mutua assistenza. 
Uno lo prende per la testa, un altro per 
la coda. Ciascmia cattura viene ricompen- 
sata con un pezzettino di pesce che I'uc- 
cello puo inghiottire malgrado il suo col- 
lare. In generale i pescatori col cormorano 
sono associati e gli uccelli apparteneiiti a 
ciascuna societa portano una niarca spe- 
ciale. I cinesi hanno una cura particolare 
pei loro cormorani e quando si ammalano 
damio loro dell'olio di sesamo. La pratica 
della pesca col cormorano fu introdotta in 
Europa dagli Olandesi. Dall'Olanda passo in 
Ingliilterra e Giacomo I, nel 161 1, creo 
I'ufficio di (I maestro dei cormorani ». Dal- 
I'lnglulterra poi si propago in Francia e 
Luigi XIII si dilettava a questa pesca nei 
canali di Fontainebleau. 




CiaeHl che al preparaao alia pesca col cormorant, 

=S3 96 ^ 



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Sforia di 25 anni fa, narrafa dal missionario D. A, Colbacchini. 

(CONTINUAZIONE). 



IV. - La cadufa di un bolide. 

— Tu non ci vuoi credere, ma pure k una 
verita. Te I'ho detto tante altre volte e tu 
mi sorridi sempre incredulo... Ma ascolta 
ancora questa e poi mi dirai... 

Cosi iucomincio il mio Meriri-Kwadda 
sedendosi vicino a me, la sera seguente, 
sempre al nostro consueto luogo. 

— Erano trascorsi gionii dall'ultima no- 
stra awentura che a te raccontai. NeUe 
nostre cacce gia ci spingevamo un po' lon- 
tano. Alcimi, i piu audaci trapassarono 
il Rio das Mortes; andarono guardinghi nei 
pressi della strada per dove passa il file te- 
legrafico. Ma nessun vestigio, nulla di civi- 
lizzati. Con loro eravi Giri-ekuren, che sem- 
pre truce e cattivo quasi non rivolgeva parola 
ad Uke-waguu ed a me. 

— Tagliamo il filo, disse, ai compagni, 
ed aspettiamo nel bosco al guado del tor- 
rente, qualcuno verra e... la pimta della mia 
freccia gU trapassera il cuore. 

— No! disse un altro; non facciamo cosi, 
siamo pochi e potremmo essere sorpresi. E 
poi non abbiamo ricevuto questo ordine da 
Uke-wagiiu. Egli ci invio solo perche esplo- 
rassimo, osservassimo, vedessimo se vi e 
qualche cosa di nuovo; di piii, ci ingiunse 
che non facessimo altro... c^uindi non dob- 
biamo trasgredire i suoi ordini... 

— ■ Che ordini, salto su furibondo Giri- 
ekmeu; che Uke-waguu, che Cacico del dia- 
volo. Sono io ora che qui comando. lo vogho 
far cosi e che m'importa di Uke-wagiiu. Fate 
come vi dico e non abbiate paura. Credete! 
Uke-waguu 6 un codardo. Egh non merita 
di essere nostro capo. Se fosse vero capo 
dei Bororos, avrebbe coUe sue mani pian- 



tato il colteUo nel cuore della fanciulla o 
I'avrebbe... E scoppio in una risata. 

— Si... Voleva conciarla io per lui, ma 
non me lo permise... mi si pianto dinanzi 
come una tigre... Or gli 6 morta queUa pic- 
cola vipera, altrimenti avrebbe visto Uke- 
waguu clii e Giri-ekureii... 

A queste parole cosi offensive per Uke- 
wagiiu tutti trasecolarono e ammutoUrono. 
Si guardarono I'un I'altro e non risposero. 

— Come? Avete paura? incalzo quel de- 
monio. Non siete voi Bororos? Non corre 
nelle vostre vene il sangue dei nostri padri, 
delle nostre madri? Non siete nati ancor voi 
nel bosco come le fiere? Avete il cuore molle 
come quello di Uke-waguu} 

A queste ultima parole, pxmti sul vivo, 
uno per tutti scatto, e: 

— Noi siamo iigU di Bororos, disse; nelle 
nostre vene scorre il sangue dei nostri padri; 
ma ad Uke-wagiiu noi non disubbidiremo. 
Con lui siamo andati tante volte a vincere 
ed a morire, perche ce lo comandava; ora 
non ce lo disse e noi ritomeremo al nostro 
villaggio, perche abbiamo compiuto il no- 
stro dovere. Se tu vuoi, vieni; altrimenti 
rimani; ma non contar su noi. II nostro Capo 
e e sara sempre Uke-wagiiu... Cosi dicendo, 
prese I'arco e le frecce e si incammino pel 
ritomo, imitato subito da tutti i compagni. 

Giri-ekureu si morse le labbra, fulmino 
con uno sguardo di rabbia tutti i compagni 
e senza dir parola h segui tenendosi sempre 
a breve distanza. A passo celere fecero ri- 
tomo al loro villaggio. 

Tu sai quale sia il nostro costmne. Alia 
sera eravamo, noi uomini, tutti sdraiati 
sulle nostre stuoie, e sulle pelh di tigre, sullo 
spiazzo prospidente al Bae-mannageggeu. 



=^ 97 ^ 




, 'CASI^ 



quaado ImprovvUa, tulmlnea una graa luce, uaa striscla lumlaosa si stacca dal clelo.*. 



Le donne ed i bambini se ne stavano diiianzi 
alia propria capanna. II nostro discorso va- 
gava da una cosa all'altra; si parlava di 
caccia e di pesca, del passato e dell'avve- 
nire; si facevano commenti, progetti: ma 
tutti eravamo tranquilli. 

I,e stelle gia brillavano neU'oscurita delta 
notlc, quando improvvisa, fulminea mia 
gran luce, ima striscia luminosa si stacca 
dal cielo, scende verso di noi, facendosi 
sempre piu grande e piii luminosa. 

A questo cliiarore tiitte le cose si illunii- 
narono come a gionio... Fu un istante, perche 
le tenebre piombarono immediatamente 
pill oscure, piii tetre; e lontano si udi un 
rombo cupo, prolungato. 

Nel villaggio fu un gridare, un fuggire 
un imprecare, piangere, batter di mani, di 
pietre una sull'altra, un fiiiimondo... 

— Arce-Kdddo, Arce Koddo... stella che 
cade, Stella che cade (aeroUto) gridavano 
le donne prendendo per mano i loro bimbi, 



correndo entro la capanna: corri, fuggi, di- 
cevaiio ai piccini che Bope (demonio) ti 
prende, ti mangia. 

Presso i fuochi si parla, si grida. si com- 
menta. Al rombo cupo segui dalla bocca 
di tutti: 

— Iccii! Iced! Inn'agbre! Ecco! Ecco! Lo 
dissi io! 

Tu sai bene che i Bororos pensano e cre- 
dono che gli spiriti cattivi stiano vagando 
pel cielo e che, quando vengono a rapirU, 
precipitano cosi dall'alto e, presa la preda, 
la lasciano poi cadere sopra le pietre o so- 
pra mi grande tronco: ed e per questo che 
prima si vede la gran luce e poi si ode il 
nmiore. Se il rumore fe simile ad un tronco 
lontano, intenso e prolungato, allora di- 
ciamo che sono gh Eccerde che morirono; 
se il rombo 6 meno intenso e meno lungo 
allora sono i Tugardge che vengono rapiti 
dal cattivo spirito. 

Quella sera fu un rombo cupo, prolim- 



■§3 98 :^ 



gato come I'eco del tuono di una tenipesta 
che si forma lontana. Gli uomiui si appres- 
sarono a jireparare il tabacco per fare due, 
tre, quattro sigari o piu, uno per ciascuno 
dei compoiieiiti la famiglia. Le donne ed i 
bambini tutti, senza eccezione alcuna, si 
portarono nel mezzo, stesero in forma di 
circolo le stuoie, le pelli di tigre c vi si sc- 
dettero sopra. 

Tutto era pronto (|uando due giovanotti 
Eccerae si recano alia capanna delBari, lo 
prendono per mano e conducono nel mezzo. 
Al passaggio del Bari il circolo si apre per 
subito rinchiudersi ristretto. Xel mezzo e 
stesa una pelle di giaguaro, preparata per 
il Bari; ve lo fanno sedere; lo tingono da 
capo a piedi col colore rosso vivo {urucum), 
sacro rito per tutte le cerimonie e gli conse- 
gnano i mazzi di sigari con queste parole: 

— Iced ieddaga ceraeddo baaddagehha mc- 
r'lga remo, e cosi dicendo mettono il sigaro 
nella bocca del Bari che aspira subito lun- 
ghe fumate. 

Frattanto il Bari comincia a Iremare, a 
sofBare, a battere i denti, le labbra; il sun 
corpo ed i muscoli si contraggono, si sten- 
dono, tremano... Avanti a lui passano gli 
uomini consegnando i sigari che egli prende 
da tutti, aspira una boccata di fumo e poi 
<lepone dinanzi a se per terra. 

Passo Uke-waguii, passai io, passarono 
tutti. Allora il Bari Bukc-epa. che tu hai 
ben conosciuto, incomincio a chiamare il suo 
waire (spirito). Si rizzo in piedi e con acute 
e lunglie grida chiamava, ricliiamava il suo 
wairc: il suo corpo in un tremito conN'ulso 
per lo sforzo del grido si curvava, si riversava 
indietro... Le grida si accelerano, il tre- 
mito, il moto convulso aumenta e finalmente 
lo spirito entra in Buke-efa ed incomincia 
a parlare per la sua bocca. Chiede sigari ac- 
cesi: .subito si alza Uke-wagthi e gliene porge 
uno da cui prontamente aspira a larghe. 
convulse boccate il fumo e lo getta in alto; 
e cosi ripete diverse volte, poi esclama, non 
egli, ma lo spirito che e in lui: 

— Cosa c'e? cos'e accaduto che mi sento 
chiamare da chi tra voi e I'uomo dello spi- 
rito? 

Allora Biike-epa (questa volta e lui che 
parla) dice: 

L'uomo dello spirito che tu hai scelto 
ti chiama, perche i Baire Kugure (gU spi- 
riti) uscirono con luce per aria, luce come 



fulmiiie, con rumore come tuono, e questi 
tuoi iigli Tugarege, e questi tuoi nipoti Ecce- 
rae desiderano sapere cio che quegli spirit! 
venivano a portare per I'aria e cosa hanno 
gettato di loro che f ece un si grande strepito. 
Dopo questa risposta il Bari si fece cupo, 
il suo respiro era affannoso, il suo corpo 
tremava tutto; guardava fisso nel cielo senza 
ilir parola, senza far gesto. Poi lentamente 
alza il braccio destro, tende la mano verso 
il sud, indica un punto, e: 

— fi la... di la che uscirono... portarono 
due, quattro sei,... passarono di qui... 

E girandosi al nord: 

— ... e di qua, da questa parte getta- 
rono... caddero... sopra la pietra del Sabiiv'c- 
jari (monte si to a nord del Rio das Mortes). 
Questo e quello che i Bdire kugure fecero... 

— Ma ascoltate, miei figli Tugarege: aprite 
bene le orecchie, state attenti voi, miei 
nipoti Eccerae; io, il vostro ]\'aire (spirito) 
vi parlo... Dal Sud vedo sorgere una gran 
luce... 

Bukc-epa si volto verso quella parte; c: 

— ... vedo venire... vedo... Brae tug'nnioi- 
tigc (uomini. donne, civilizzati diffcrenti) 
che chiamano i Bororos; che parlano, ridono, 
scherzano, giuocano coi vostri figli;... che 
vi danno molte cose... \'edo la loro capanna 
vicino aUe vostre... vedo voi tra loro... con 
loro... Chi siete voi?... Voi non siete Boro- 
ros?... Non vedo piii il rosso del noniidgo 
(urucum)... il nero del Kiddo-guni (resina 
misturata con carbone)... non vedo piii on- 
deggianti sulle vostre teste le penne dell'a- 
rara, del pappagallo, del falco, del tucano, 
del coUbri... non odo piu il vostro canto... 
Orari-mugu-doge! non siete piii i miei figli 
Tugarege, i miei nipoti Eccerae... 

Un tremito piri forte, convulsioni piii vive 
gettarono Eiike-epa quasi per terra. Si corse 
subito a sostenerlo ed egli chiese sigari che 
aspiro gettando il fumo in alto, e grido, urlo 
invocando lo spirito che diceva volersene 
partire da lui; la sua bocca era schiumosa, 
il corpo ricoperto di sudore, che a rivi gli 
correva per le membra. 

Noi guardavamo esterrefatti. Le donne 
tremavano e coprivano colle loro mani le 
facce dei propri bambini. Nessun fiatava; 
pareva persino che tutti trattenessero il re- 
spiro. 

[Coiininua). 



^ 99 ?^ 



Per resfare fedele a Dio. 

Gli episodi della persecuzione nissa sono 
([uanto di piii cnidele e di piu eroico si possa 
immaginare. 

Un tal Matzek, austriaco, fatto prigio- 
niero dai Russi nella battaglia di Zapanow 
e intemato in un ospedale a Samara, fu 
costretto dai bolsce\'ichi a fare da assistente 
medico. Si spos6 ed ebbe tre bambini. Scop- 
piata la persecuzione antireligiosa, la notte 
del 1° gennaio 1930 la famiglia del Matzek 
fu bruscamente destata dai sonno da un 
gruppo di miUtari, clie ordinarono anche 
alia donna ed ai bambini di alzarsi subito 
dai letto. CoUe rivoltelle spianate, gU inva- 
sori intimarono all'uomo di rinnegare Dio 
e di farsi comunista. Essendosi egli rifiutato 
di obbedire, tutto quanto possedeva gli fu 
rapito; la casa e il terreno furono dichiarati 
confiscati in perpetuo e I'intera famiglia 
cacciata nell'orrida notte gelata. La neve 
era alta im metro, il prossimo casolare di 
una famiglia arnica era distante 25 chilome- 
tri. Marito, moglie e tre bambini (di 16, S 
e 6 anni) dovettero mettersi in cammino 
verso quel casolare, dove giun.^ero sfiniti e 
terrificati. Xon potendo rimaner\-i, decisero 
di portarsi a Mosca, per chiedere ivi aiuto 
al Console austriaco. Dopo 18 gionii di marce 
faticose, i cinque infelici giunsero a Mosca 
c\ coll'aiuto del Console, furono in\'iati in 
.Vustria. 



Le uova son di grasso o di magro? 

Ecco im quesito affacciatosi improwi- 
samente a un Vescovo missionario, Mons. 
lycfebvre, quando durante la visita pasto- 
rale nelle pianure di Shaohing in Cina. gli 
fu presentato la ghiottoneria del Shi-dain 
{= novo di gala). 

S; bene die sappiate che cos '6. 

Si tratta di un novo covato per 10, 12, 15 
e 18 giorni dalla chioccia, col pulcino gia ben 
formato, cotto in acqua bollente e riempito 
alle due estremita, attraverso im buco pra- 
ticato nel guscio, di salsa di soia che lo rende, 
dicono, delizioso. 

II buon Vescovo disse a chi gliel'ofleriva: 

— E venerdi, non lo posso mangiare. 

Come in giomo di venerdi non si possono 
mangiare le uova? Questo novo e di magro 
o di grasso? Dove tennina I'uovo e incomin- 
cia la denoniinazione di pulcino? 

Ad un altro missionario fu presentato 
invece di martedi: egli non ebbe esitazione 
di rifiutarlo nettamente, non per scrupolo 
di coscienza, ma per ribellione di... stomaco. 
Lo diede al servo che senz 'altro lo mando 
giu d'un colpo, e disse a modo di conclusione: 
Veramente dehzioso! 

(Petit Messager de Ning Po). 




CRONACHETTA MISSIONARIA. 



SUPERSTIZIOXI GIAPPONFSI. 

It stato inaugurate a Osaka il nuovo tcmpio che ogni 
20 anni vicnc costruito in onorc di Amatfrmu, la dea del 
sole. Gli alunni delle scuole furono per la circostanza adu- 
nati e rivolti verso il tempio in atto di adt)rarc la dea. 

II 27 novembre si h cclcbrata la • festa dcgli animali », 
ossia un servizio funebre per le anime dcgli animali morti 
durante I'hnno nel giardino zoologico. Una ventina di 
bonzi pontificando alia prescnza di un migliaio di ragazzi 
dinanzi alle tavolcttc delle • anime « degli animali, hanno 
detlo elogi funebri a quelle e fatte le offerte rituali c le ado- 
razioni liturgichc. 



BONZI BUDDISTl. 

II buddismo in Giappone non e atTatto in nbasso; anzi, 
c:ome dimustra rarruolamc-nto di bonzi nel 1928, e in au- 
mento, tanto piii che i bonzi oggi non osservano, tranne 
rare eccezioni, il celibato. Nel gran tempio di Hongwanij 
sulla fine deli'anno \i k stata racceltazione di 58 novJzi. 
Ira cui il r rof . Iiokawa della facolti di mcdicina dell'univer- 
sit^ di Keio e il suo assistente dott. Okushi. II giornale dci 
bonzi, ricordando che il profcssore ebbe recentcmentc la 
perdita del padre c della moglie, dice che la doppia disgrazia 
fu un castigo pel peccato da lui commi-sso col mettere a 
morte gli animali che scrvivano pei suoi esperimenti. 



ConapprovaziODiucleiiastiu. — O.OGMCNICO OARNERI, Oireltore-responsabile. — ToriBOj930-TipDgra!iadella Societa Editrice InteraaziQiiale. 



^ 100 ^ 



(tffigE^ •' 'vg^\l> '•>S?^""*"' "'^Vj"''* '-^X*- *, 'ty"-^'^-' *y^j^^"* 7^j¥y>i*i V'j^^' "."j;^ ® '*' ^^ *^''^^^' *.! '^■^^') * ' '^^' !*" * ' ''-^r^ •" ■',^%AJ»' • ■ '■^^ ' »/tf n^gay'ii) •' '>^ <ii 



genialitA cinese. 

II borgomastro di Pekino, gen. Tcian GHn Wu, non 
poiendo dar udienza a tutti i cittadini che desiderano in- 
teressarlo di qi^alche cosa, ha deciso di coUocare ad ogni 
angolo di via una cassetta portante il titolo Per le idee, 
nella quale coloro che hanno progetti da csporgH pel bene 
della citt4, possono informarlo. 



LE OPERE DI DIO. 

Negh ultimi di novembre si chiudeva in Verona il pro- 
cessQ infomiativo per la beatificazione del grande missio- 
nario Mons. Daniele Comboni, fondatore dei Figli del Sacro 
Cuore, tanto benemeriti delle*missioni Africane. 

Quasi 50 anni sono scorsi dalla sua morte e il suo Istituto 
si h fatto assai prosperoso. Nel iQOo contava appena 66 
persone, oggi ne conta 600: in 29 anni mand6 in Africa 190 
missionari, di cui 22 gi^ caduti sul campo. L'Istituto ha 
nelle missioni 30 slazioni con oltre 32 mila cristiani, 26 mila 
catecumeni, 200 scuole con 8500 alunni e 500 alUevi delle 
*cuole professionali. 



INDUSTRIAL! E COMMERCIANTI PER IL PAPA 
DELLE MISSIONI. 

Si k costituito in Roma, con il consenso dcUe Gerarchie 
Confederali, un Comitate di Industriali e Commercianti 
alio scopo di promuovere, fra le rispettive classi, una rac- 
colta straordinaria di oggetti da ofFrire a S. S. Pio XI, per 
le Missioni Cattoliche, quale particolare omaggio giubilare 
al Pontefice della Conciliazione, che fe anche il Papa delle 
Missioni. 

Un appello sari lanciato prossimamente agli Industriali 
e Commercianti d'ltalia. 

I doni dovranno consistere in oggetti comunque utiH 
all'opera altamente reiigiosa e civile che i benemeriti Mis- 
sionari svolgono fin nelle piii lontane regioni del mondo, 



NELLA SUA UMILE CAPANNA 

4 morto a Tukorin (India) Dairin Pillai, zelantissimo cate- 
chista. Durante i suoi 50 anni di insegnamento catechistico 
si calcola abbia convertito non meno di 5.000 persone. 
Negli ultimi momenti fu consolato della visita del suo ve- 
scovo Mons. Roche, che gli impart! I'indulgenza plenaria. 



NELLA CATTEDRALE DI PEKINO. 

II 3 febbraio nella cattedrale di Pekino si k celebrato con 
grande solennitiil giubileo sacerdotale di Pio XI; al Te Deum 
intonato da S. E. Mons. Costantini, Delegate Apestolico, 
erano presenti le piti alte autoriti politiche Cinesi e il Corpo 
Diplomatico. 

Per la circostanza Mons. Costantini inaugurava la splen- 
dida automobile donatagU dal Papa poco tempo fa. 



SUORE DECORATE. 

II sultano del Marocco ha decorate due suore missionarie 
(Saor Maria dei Magi e Suor Maria Cipriana) che da oltre 
ID anni prestano le loro assidue cure nell'ospedale di Casa- 
blanca c di Fez. 

I CRISTIANI DEL GIAPPONE. 

L'ultima statistica di attualmente questa cifra esatta 
92.161 cattolici. Sonopochi se sitienconto chelapopolazione 
totale e di 65.786.273 abitanti; ma seno molto fervorosi e 
praticanti. II Giappone h diviso in 12 territori ecclesiastic! : 
I'archidiocesi di Tokyo, le diocesi di Nagasaki, Osaka, 
Hakodate, Fukuoka, i vicariati di Sapporo, Hiroshima, le 
Prefetture di Shikoku, Niigata, Nagoya, Kagoshima e la 
Missione Indipendente di Miyazaki (Salesiani). Nei 12 terri- 
tori vi sono 275 sacerdoti, 162 Fratelli laici e 336 suore: 
228 chiese, 57 orator!, 38 scuole, 16 orfanotrofi e 8 ospe- 
dali. 



LA POPOLAZIONE DEL SIAM. 

h'Agenzia di Roma riceve da Bangkok che le prime ri- 
sultanze era conosciute del censimento che ebbe luogo lo 
scorso luglio darebbero un aumento della popolazione glo- 
bale del Siam 2.298.852 abitanti sulle ultime cifre di dieci 
anni or sone. 

Si avrebbero cosl 11.506.207 abitanti invece di 9.207.355. 

L'aumento devrebbe attribuirsi: 

a) al naturale aumento delle nascite; 

b) all'immigraziene asiatica, segnatamente cinese. 

II numero degli immigrati stabilitisi dal 1929 a tutt'oggi 
a'eleverebbe a 388.437, per cui raumento naturale della 
popolazione sarebbe di i.gio.415 in dieci anni, ossia dell' i,8g 
per cento all'anno. 

LA PERSECUZIONE IN RUSSIA. 

IN RUSSIA infuria sempre la persecuzione reiigiosa. 
Per I'anniversario della morte di Lenin i Soviety si sono 
dati a nuovi atti di vandalisme, facendo saltare la chiesa, 
ove i fedeli pregavano, e i muri dell'antice monastero di 
Simonoff, che era state costruito nel 1370. Pretesto del loro 
atto, che il terreno era necessario per la costruziene di un 
palazzo di cultura per il popolo. £ poi recente la impressio- 
nante statistica degli ecclesiastici assassinati senza processo 
dalle autorita sovietiche: di 48 vescevi, 3700 sacerdoti e 
oltre 8000 fra monaci e menache arrestati: da quando e 
scoppiata la rivoluzione, ben 31 vescevi, 1500 sacerdoti e 
7000 fra monaci e monache hanno subito il martirio . 



UN CONTADINO DI GIAVA PREMIATO DAL 
PONTEFICE. 

Si chiama Sarikrama ed h un mentanare. 

Recatesi nel 1903 presso la missione dei Gesuiti a farsi 
curare una piaga, si fece cristiano e prese il noma di Bamaba. 
Dal 1904 ad oggi egU fu un instancabile propagatore della 
fede tra gli abitanti delle sue montagne. In occasione del 
25° anniversario del suo battesimo il Papa I'ha insignito 
della croce Pro Ecclesia et Povtifice. 

LA STORIA DEI ZULU' 

£ stata scritta dal P. Bryant, da 40 anni missionario tra 
gli Zulu: il Governo dell'Unione Sud-Africana ha gii ac- 
cordato un sussidio per la spesa di stampa. 



Curiosity dei Paesi di Missione. 



L'INTELLIGENZA DELL'ELEFANTE. 

Pochi sanno che I'elefante dispone di una intelligenza 
che pub dare dei punti a quella del cane del quale possiede 
anche la fedelti e la capacity di affezionarsi al padrone. L 
sorta neirindia — scrive la ? Bombay C^azette » — una 
societi che si intitola: « Gli amici dell'elefante » e che ha 
per iscopo la protezione di tale prezioso animale, al quale 
i cacciatori ed i commercianti danno una caccia senza quar- 
tiere. Si calcola che gli elefanti morti rappresentano un ca- 
pitale di 125 milieni di dollari. ma che vivi posscno render 
pill di un miliardo. Da cio rallarme delle statistiche che 
fanno salire a cinquantamila gli elefanti uccisi annualmente. 
Data la intelligenza dell'animnle si k compreso che adde- 
strandolo ai lavori dei campi e ad altri potrebbe eltre che 
rendere preziosi ser\'igi aU'uomo, sostituire cavalli e buei, 
che in certi climi non resistono. In alcune regioni dell'In- 
dia essi aiutane i muratori nella costruzione, non sole 
trasportando il materiale, ma mettendo anche a pesto i mat- 
toni con precisione. In seguito a ci6 si k pensate d'istituire 
un allevamento inteso a addestrare I'elefante ai vari lavori. 
Questo allevamento viene fatto con animali gievanissimi, 
e pare che abbia date risultati assai incoraggianti. 



LE ROSE IN BULGARIA. 

Nella nota valle di Kasanlik in Bulgaria, nota per la mera- 
vigliosa coltura delle rose che dk largo provento all'industria 
bulgara, anche quest'anno si h proceduto con la solita solen- 
nita alia raccolta del prezioso fiere. II raccolto di quest'anno 
ha dato alia Bulgaria, non meno di 7 milioni di chilegrammi 
di rose, il che rappresenta circa i88o kg. di olio di rose. 
Cosl il risultato del raccolto odierno h state maggiore del 
venti per cento di quello dello scorso anno, se anche 
la valle di Kasanlik ebbe a sofTrire non poce dalla grande 
catastrofe tellurica della quale la Bulgaria h stata vittima. 
II prezzo di un chilogrammo di rose varia secendo la qua- 
lita, dai 22 ai 26 leva. II prezzo per I'olio di rose nen h an- 
cora stabilito. Furono gi^ asportati all'estero 500 kg. di 
essenza. £ interessante rilevare che la coltura delle rose nella 
vallata di Kasanlik rimonta ai tempi di Erodeto, essendo 
cosi una delle piu antiche del mondo. I campi fioriti di 
Kasanlik presentano un aspetto meraviglioso. 



(9!^^*s-^'^ ••-';.- s * 



'---.■-•^ v--'^^>'v^^^\a)v^-^i^v'^;^i\^.«:^ia)® r'-,^^^ 



INIZIAZIONE DI UN BAMBINO AFRICANO. 

Antonio Novabe, buon cristiano, invit6 a Bundikeki il 
P. Gramaglia a prender pane ad una festicciuola di famiglia 
per un neonato di lo giorni. Si trattava di portarlo fuori 
deila capanna per la prima volta ed esporlo al sole su un let- 
tuccio di foglie secche. I parenti e i vicini accorsero nume- 
rosi per la cerimonia. La madre gli stette vicino seduta e il 
padre gli mise in mano arco e frecce (se fosse stata una bam- 
bina. le avrebbt- dato da toccare un coltello da cucina. A 
Bundikeki le donne portano il coltello legato al ginocchio 
con una cinghia di cucio). Tale e I'iniziazione o entrata del 
bambino nella tribu. 



I BIMBI PIU' SVENTURATI 

Sono forse quelli che, in Africa (Regione del Tanganika) 
nel venire al mondo costano la vita della loro povera 
mamma... Nessuna donna, pur avendo molto atfetto per 
i bambini, consentirebbe a ricevere il neonato e ad alle- 
varlo. neanche se fosse caricata d'oro. In quei paesi esiste 
I'inveterato pregiudizio che la madre defunta vuole che 
il figlio la segua nella tomba: guai alia donna che ten- 
teri di salvare la vita alia piccola creatura! L'ombra del- 
la morta, dicono, I'inseguirebbe inesorabilmente ovunque. 

La S. Infanzia de!le nussioni h Tunica che ha cura di 
quegli sventurali. 



L'OLIO DI PALMA 

Nella pianura di Afbo (Camerum) — scrive il P. Lom- 
mes del S. C. — 1' occhio e rallegrato dalle maest se 
Palnie oleifcrc, altissime, dal tronco dritto. coronate alia 
sommita da rami flessibili e sempre verdi. £ questa la 
maggiore ricchczza di Mbo. 

li pahni^io produce grappoli di noci che spuntano dal 
tronco tra i rami, e <iLiando Ic noci sono del color dell'a- 
rancio. sono mature e i grapfioli vengono tagliati e lasciati 
cadere a terra. Sotto la scor/a esterna (rosso-gialla) della 
noce. si trova la polpa che contiene I'olio e dentro questa 
il nocciolo che racchiude la preziosa mandorla. 

Per due o tre giorni consecutivi le noci sono cCte in 
grandi vasi per ammollire la polpa poi sono portate in 
riva al fiume dov"^ I'apparecchio per la scrematura — h 
un tronco d'albero vuoto — indi sono schiacciate coi piedi 
e il SU20 vien messo in un bacino a riposare. L'olio non 
tarda a galleggiare alia superficie; viene scremato e messo 
nelle zucche dove si solidifica: allora h pronto pel mercato. 



L'olio serve per condimento, e ser\'e pure per unge-e 
copiosamente la pelle, rendendola morbida e preserva do ;] 
curpo dagli effetti nocivi dell'eccessivo calore e dell'umi- 
dit^. L'olio fresco e gradevolissimo. 



GLI AGGUATI DEL NILO. 

I piii periculosi vengono dai numerosi coccodrilli, spe- 
cialmente presso i grandi laghi. II bestione se assaggia la 
carne umana. non cessa piii di cibarsi di uomini, e tende 
le sue insidie. Guizza ler.tamente. sfiora la superficie del- 
I'acqua. scompare per riapparire molti metri piu lontano 
e fa il morto. cio^ rassomiglia a un troncu d'albero quando 
nuota nella corrente. Quante ragazze ghermiscono i coc- 
codrilli, mentre attingono I'acqua del fiume, e quanti fan- 
ciulli mentre vi prendono il bagno! Non si ^ sicuri neppure 
in barca. 

Un gionnottone — racconta P. Spazian — ando a pesca 
con la sua barca sull" mbrunire. rieduto in fondo al piccolo 
scafo remava coi corti remi quando un coccodrillo si av- 
vent6, I'afferro alia schiena e lo trascino al fondo; un tirido, 
un tonfo, un gorgoglio d'acqua fu tutro Tallarme: ne piii 
comparve. 



IL MAL DI DENTI AGLI ESCHIMESI. 

Gli Eschimesi hanno avuto finora una dentatura bella, 
robusta: di fronte a tutte le altre razze apparivano come 
privilegiati per questa loro prerogatrs'a. Ma ora, riferisce il 
Dr. M. Waugh, essi sono minacciati dagli effetti della civi- 
lizzazione: nuovi cibi e nuo\'e abitudini hanno recato loro 
il mai di denti. prima sconosciuto. Hanno lasciato il cibo 
di rozza carne per le vivande ricche di zucchero e di amido 
e i loro denti si cariano con una rapiditi allarmante, cau- 
sando loro grandi ascessi sulle mascelle. 

Questo nuovo male ha prodotto in essi un veroierrore. 
I'na volta. racconta il dottore. estrassi un dente cariato al 
capo d'una tribu mentre i suoi soggctti in piedi tutt'attorno 
gemevano e doloravano alia sola vista delle tenaglie. Ma 
cosi facile e senza pena fu I'operazione che lo stesso pazienie 
si meraviglio di \'edersi mostrato il dente sulla punta d'una 
pinzetta. II giorno dopo un forte gruppo di 1 squimesi mi 
si accaico intorno facendomi intendere con abbondante 
mimica il desiderio di aver estratti dei denti. Ossor\ate le 
bocche, constatai con meraviglia che erano fornite di denti 
sanissimi. Un inierprete allora mi spieg6 che quella gente 
temendo di dover soffrire il male in un pro&simo a\\enirc 
preferiva privarsi subito dei denti... ». 



Hitenzione al prossimo Concopso! 




TTTTTTTTTTTTT'? TTTTTTTTt TTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTTT 




Anno Vill - Num. 5 1° MAGGIO 1930 (VIII) 

PUBBLICAZIONE MENSILE 



C. C. Postaie 



IS O ]VI Ikl A. XC I o 

Ricordando i nostri can martiri della Cina. 

Dalle loataae Missloal: II piede di Budda. - Un missionario scambiato per pirata. - Apostolato tra i 

Kivari. - Fra due anni vedra... - Come si prov6 che il porco si pud mangiare anche... colto. • 

Gioie tra i malati di Holur. 
Kelle reirovle: Una bella giornata raissionaria. - Vittorio LegaSassi. 
Due eroici missioimri. 
Raccoalo: UKE VVAGUU. 
Croaachttta mistlooaria • Curlostti. 



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AVVERTENZE 



U ahhonamento (vedi prezzi a pie pagina) 
va inviato esclusivamente e direttamenle 

aWAMMINISTRAZIONE DI GIO- 
VENTU' MISSIONARIA - Via Cot- 
tolengo, 32 - Torino (109). 

Co 

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Anno VIll - Num. 5 



Pubblicazione mensile 1" Maggio 1930 (VIII) 




GIOVENTU MISSIONARIA 



Ricordando i nostri carl martiri della Cina 



Le notizie pervenute, dopo il I2 niarzo, 
dalla Cina e che vengono pubblicate ora 
dal Bollettino Salesiano, mettono in rilievo 
alcuni lati del dramma gia riferito nel- 
I'ultinio numero del nostra periodico. 

La determinante della morte di Mon- 
signor Versiglia e di D. Caravario, ollrc 
aU'odio conlro sli stranieri missionari, fn 
la dijesa tentata dai nos'ri delle povere donnc 
che li accompagnavano. 

Mons. Versiglia e D. Caravario erano 
partiti da Shiu Chow il 24 febbraio accom- 
pagnati da una catechistessa, due alunne 
diplomate lo scorso anno e due alunni 
pure diplomati. Viaggiarono in ferrovia 
fino a Lin Kong How dove pernottarono 
nella residenza e al mattino del 25 ripar- 
tirono su una barca noleggiata risalendo 
il Piccolo Fiitme delle Perle verso Lin 
Chow. Dopo le II s'imbatterono nei pi- 
rati che sotto la minaccia dei fucili pun- 
tati costrinsero la barca ad accostarsi 
alia riva. Si cerco di far capire dai nostri 
che appartenevano tutti alia missione 
cattolica, e d'altronde lo diceva chiara- 
mente la bandiera sventolante all'albero 
e la scritta a caratteri grossissimi. 



I pirati parte a riva e parte saliti sulla 
barca domandarono ai missionari porche 
non avessero chiesto loro un lasciapassare; 
e intimarono di sborsare 500 dollari per 
proseguire. Alia risposta dei missionari di 
non avere che il puro necessario per pa- 
gare il barcaiuolo, avendo gia i pirati 
adocchiato le due ragazze, dissero: 

— Terremo in ostaggio le ragazze... 

Queste alia minaccia si aggrapparono 
ai missionari per avere protezione, e 
avendo i missionari dimostrato di pren- 
derne le difese, vennero senz'altro selvag- 
giamente percossi e storditi a colpi di 
bastone e col calcio dei fucili, finchc- Mon- 
signore si accascio. AUoia vennero s+rap- 
pate dal loro fianco le ragazze malgrado 
chiedessero anch'esse di morire coi mis- 
sionari e trascinate alia riva. Anche i due 
missionari furono fatti discendere sulla 
riva e legati brutalmente con corde, dan- 
dosi poi i pirati al saccheggio del baga- 
glio. 



La crudelta dei pirati fii veramentc be- 
stiale a questo punto. Fatta la cernita di 



« 101 ^ 



cio che li interessava del bottino, feceio 
trasportare alia riva dagli alunni quanto 
volevano portar via, bniciando il rinia- 
nente e gettando nel fiunie tutti gli og- 
getti sacri che servivano al culto. Poi 
ingiunsero agli ahinni di saltare in barca 
e andarsene; cio che essi fecero portando 
pei prinii la notizia dell'assalto dei pirati, 
alia residenza di Lin Kong How. Poi fe- 
cero internare nel bosco di bambu le ra- 
gazze e la catechistessa. Prima di allon- 
tanarsi, gli ultimi della banda si awici- 
narono ai due missionari doloranti per 
le ferite e li assassinarono sparando negli 
occhi colpi di fucile e di rivoltella. Indi 
li fecero seppellire nella sabbia del fiume. 
Raggiunta la comitiva che H aveva pre- 
ceduti colle ragazze nel bosco, si diressero 
su pei sentieri di niontagna fino ad alcune 
case e consegnarono le prigioniere al lore 
capo. Di la dopo due o tre notti furono 
fatte sloggiare e costrette a salire ancora 
su per un ripido sentiero... Ed ecco il mo- 
tivo di questo improvviso trasloco. 



Quando i due alunni ritornarono a Lin 
Kong How con la notizia della cattura e 
dei maltrattamenti inflitti ai missionari 
(essi non avevano assistito alia loro morte) 
il sacerdote D. Cavada telegrafo a Shiu 
Chow, donde accorse prontamente il 
confratello D. Lareno per unirsi a lui e 
tentare di liberare i missionari che crede- 
vano prigionieri. II 26 erano nella localita 
dove la tragedia si era svolta; scopersero 
indizi del saccheggio e per rintracciare 
Monsignore e D. Caravario si spinsero sul 
sentiero battuto dai pirati fino a Sui Pien, 
i cui abitanti nel vederli .se ne fuggirono. 

La pero trovarono il custode della resi- 
denza missionaria ben informato dell'ac- 
caduto, che loro annunzio la niorte dei 
due missionari. 

Con lui e col capo della polizia di Sui 
Piep si recarono il 27 sul luogo della cat- 
tura per ricu]5erare le salnie. Dieci soldati 
li accompagnavano. 

Le pattuglie avaiizate dei pirati .segna- 
larono alia banda I'arrivo dei soldati e 
spararono al loro indirizzo qualche fuci- 
lata. Sei soldati si diressero allora verso 
I'abitato dove si erano accampati i bri- 



ganti; cio fu causa che questi, lasciate le 
comode case, si internassero nell'alta 
montagna, conducendo con se le ragazze. 
Forse per I'asprezza del sentiero o forse 
anche perche quegli ostaggi cominciavano 
a inceppare i movimenti dei pirati, inse- 
guiti dai soldati, il capo banda ordino 
dopo una mezz'ora di salita ad uno dei 
suoi dipendenti di ricondurre le ragazze 
alia casa dov 'erano prima alloggiate e la- 
sciarvele. I soldati giungevano proprio 
allora e non ebbero difficolta a liberare le 
prigioniere e ad acciuffare il pirata, con- 
ducendolo ben legato dai capo polizia. 



La ricerca delle salme fu esasperante. 

La fedele guida condusse bensi i mis- 
sionari D. Cavada e D. Lareno sul luogo 
dov 'erano stati massacrati i nostri mar- 
tiri; non c'era dubbio suUa loro fine, 
oltre la testimonianza della gente, si ve- 
devano le foglie di bambu lorde di sangue, 
malamente lavate e si trovarono per terra 
un pezzo del colletto di ]\Ionsignore e gli 
occhiali rotti di D. Caravario, Si scavo 
anche in un punto dove la terra appariva 
smossa ma nulla si rinvenne. 

II capo polizia, visto che gli abitanti 
si rifiutavano di dare informazioni, li mi- 
naccio di coinvolgerli nella responsabilita 
del delitto, ed allora rivelarono il luogo 
dove le avevano seppellite. Essi, appunto 
pel timore di essere coinvolti, le avevano 
tratte dalla fossa in cui le avevano col- 
locate i pirati, per portarle distanti e sep- 
pellirle nuovamente nella sabbia del fiume, 
coprendo il tumulo con rami di bambu 
stroncati. 

Scavato il monticello apparvero le salme 
sovrapposte che i nostri pietosamente ri- 
pulirono dalla sabbia e sciolsero dai le- 
ganii che ancora tenevano awinti i loro 
corpi, per deporli in lenzuola opportuna- 
mente porta te seco. Poi depostili nella 
barca. con le ragazze liberate, col prigio- 
niero e coi soldati mossero alia volta di 
Lin Kong How. Di la, furono fatte prose- 
guire per .Shiu Chow, dove si svolsero in 
loro onore iniponenti funerali colla par- 
tecipazione di quattro vescovi di regioni 
vicine, tra la piii viva commozione di 
tutta la citta. 



-r 102 ,T^ 



Questa in succinto la dolorosa storia 
della morte di Mons. Versiglia e di Don 
Caravario Altri particolari piu detta- 
gliati giungeranno presto e se occorrera 
torneremo ad inforniarne i lettori. 

Crediamo interessante una breve ag- 
giunta a quanto sopra abbiamo scritto. 
Ci e pervenuto da Sliiu Chow il foglietto 
che viene stampato cola dai nostri Con- 
fratelli; il nuniero porta la data del 28 
febbraio, reca la notizia telegrafica della 
morte di Mons. V^ersiglia e di D. Caravario 
ed ha questo semplice e significativo com- 
mento: Non lacrime e fAanto, ma inni 
e jesie ai prinii martiri salesiani della 
Cina. 

E lo stesso pensiero e stato espresso 
in diversa forma in Italia da una egregia 
persona che, serbando 1 'incognito ha vo- 
luto pero glorificare la morte dei due eroi 
inviandcci una borsa missionaria di lire 
20.000 per un niissionario, e intitolandola 



alle Medaglie d'oro delle Missioni Sale- 
siane. 

Chiudiamo con un episodio su Mons. 
\'ersiglia che puo avere un certo collega- 
niento con la profezia, che abbiamo ri- 
cordato nell 'ultimo numero. II foglietto 
L' Islitiiio Pio XI di Roma, scriveva 
nel n. 6: « Ci piace ricordare un episodio 
che riguarda I'apostolo della Cina (25 anni 
di missione) Mons. Versiglia. Egli, gio- 
vane sacerdote si trovava nella casa del 
noviziato di Genzano con don Conelli. 
Un giomo, benevolmente scherzando, 
don Versiglia tormentava don Conelli 
candidato a partire per la Cina. Don Co- 
neUi che, come gli altri tutti, conoscevano 
la segreta aspirazione di don Versiglia a 
farsi niissionario per portare la luce della 
Fede fra gli infedeli, gli disse: — No, io 
non vado niissionario, perche non mi man- 
dano. Andrai invece tu proprio in Cina, 
e morirai martire... ». 




-^ 103 ^ 





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SMyW. - laterao di uaa pagt da. 



DALLE LONTANE MISSIONI 



IL PIEDE DI BUDDA. 



Negli Annali del Siam si legge che nel- 
I'anno i6oS si piesento al Re, nella citta 
di Juthia, allora capitale del Regno, una 
Commissione incaricata di riferire che 
sul monte « del santo piede » si era sco- 
perta una pietra con un'impronta miste- 
riosa che doveva essere quella del piede 
di Budda. 

II Re invio bonzi, sapienti e dignitari 
a studiare la questione. K si trovo che 
la notizia corrispondeva a verita, perche 
su (juella pietra vi erano tutti i segni che, 
stando a quanto insegna il libro sacro 
« scien/.a perfetta di Budda » sono le pro- 
prieta del jjiede di Budda. 

Nel piede di Budda e scolpito il sole, 
la luna, le stelle; il grande monte Meru, 
il grande mare di Khokha, cinque grandi 



fiumi, montagne nevose, grandi isole, 
tutto I'universo che si dice attorniato 
da tre grandi montagne. Pe.sci enormi che 
movendosi fanno tremare la terra; un'a- 
quila che divora gli uomini, serpenti che 
abitano sotto terra, ninfe con corpo di 
uonio e piedi d'uccello: i colori nazionali; 
tigri, elefanti, buoi e cavalli di buona 
razza; e altre cose meravigliose che sono 
nel mondo. 

Tutto cio si trovo sulla pietra. 

Dopo la risposta dei messi, il Re stesso 
si ])ort() sul posto; vi fece edificare un 
gran tempio che ancora oggi e nicta di 
grandi pellegrinaggi da tutte le parti del 
Siam. 

Siam, 4 I\Iarzo 1030. 

C. G., Salesiar.o. 



'^ 104 Hi 







5 f ^ '^ji 'V^^T'^KgBKS^^^^^^^^'^^^, 


LE-Mfe 


-^Jhs 


^.^^r/ 



SM/K. - Qroita dedicata a Budda. 




SI AM. - Boazi aelta foresta: aate refezione. 



-m 105^ 



Un missionario scambiato per pirata. 



Quest'anno anche iiella Cina del Sud I'in- 
Venio ci ha regalato un freddo eccezioiiale. 
Noil manco la bella Candida neve, vero spet- 
tacolo per i giovani che mai I'avevano vista. 
Giomi uggiosi e monotoni passarono senza 
che il tempo si decidesse a niigliorare. Final- 
mente il 12 gennaio (domenica) il sole ap- 
parso in tutto il suo splendore mitigo un po' 
la temp^ratura e mise in tutti, superiori 




SIAM. • Statua dl Budda la pletra. 

c alunni, una nota di allegria insohta. Nel 
ponicriggio si usci per la passeggiata; meta, 
la cima del colle che domina Shiu-Chow, 
Umgo la strada di Lrk-Tchhni^. 

Mi niisi in marcia seguito da sei giovani 
piu volontcrosi e arditi; gli altri seguivano 
in grujjpo, Ic-ntaniente, col Ch. De Aniicis. 
Sentivo una gran voglia di sgrancliirc le 
ganihc dopo tanto tcnqjo di rijxjso forzato... 
Ai piedi del colic volli sfidarc i sei giovani 
a raggiuiigcre per pr.'nio la sonnnita. Ai 
niiei ragazzi non j)arv-e vero di jjoter nio- 
strare la loro valcntia e non si feccro ripetere 



I'invito; io poi desideravo dimostrure che 
le mic gambe non facevano gran caso dei 
loro 32 anni ed erano agili sempre! Cosi 
iniziammo la salita con vero slancio! 

Non erano passati dieci miniiti ed io ero 
gia in testa alia comitiva, quando un colpo 
di fucile echeggio per I'aria ed una pallot- 
tolapassosibilando... Mi arrestai perplesso... 
avevo sognato?! A togliernii dal dubbio 
ecco lui secondo colpo, e una seconda pal- 
lottola mi sfioro il capo... Non ebbi neppure 
il tempo di rimettenni daUa sorpresa e 
guardare attonio per vedere che diavolo 
vi fosse, che im terzo fischio mi sconcerto 
le idee... poi un quarto, un quinto, una sca- 
rica... I giovani si sbandarono gridando in 
preda alio spavento. Io non ci capivo nulla 
e non sapevo che fare... Mi baleno un'idea: 
estrassi i due fazzoletti che avevo e li sven- 
tolai in alto. II fuoco cesso... Deo gratias! 
era gia una cosa! Tutto cio naturalmente 
uello spazio di pcchi istanti. 

Guardaiin giii sulla strada e vidi un gruppo 
di soldati con mitragliatrice e fucili pun- 
tati che vociavano e ci facevano segno di di- 
scendere. Obbedimmo prontamente. Quando 
giungemmo in prossimita della strada ed 
io potei essere riconosciuto quale san-fit 
(padre) straniero; i soldati abbassarono i 
fucili confusi e umiliati e si profusero in 
mille sense e spiegazioni... Compresi tutto... 
Poco prima, sul fiunie che scorre lungo la 
strada di Lok-Tch-eung, luia barca era stata 
assalita dai i)irati. I soldati sopraggiunti 
riu.scirono a catturare un bandito, mentre 
gli altri si diedero a precipitosa fuga su pel 
monte. Ma i soldati non volevano lasciarsi 
sfuggire un'occasione di farsi onore e via 
di corsa lungo la strada aU'inseguimento... 
Ad una curva, dove la strada, seguendo il 
corso sinuoso del fiume, si interna, scorsero 
noi che salivamo di corsa e, crcdendoci i 
pirati fuggitivi, spararono di santa ragione... 
Come ex-conibattente posso assicurare che 
" le pillole ci fischiarono vicine vicine... 

I giovani ne ebbero abbastanza di pas- 
-seggiata e di collina. Vollero tomare a tutti 
i costi a casa e qui ancor bianchi e smorti 
dalla paura raccontarono I'accaduto. Per 
tutta la serata non si i)arl6 che di pirati, 
soldati, colpi di fucile, mitragliatrice e fischi 
di ])allottolf. Io, malgrado il lirutto (|uarto 
d'ora passato, mi mantenni abliastanza 
calmo e solo piu tardi capii che il pericolo 
corso non era stato poi tanto trascurabile... 

D. AURKIJO Pamio, Miss. Salesiano. 



^ 106 ni 




Aposfolato tra i Kivari. 

(£). Giov. GJiuiassi scrive da Mendez al Direttore d lla Scuola Agricola 
Missionaria di Ciimiam). 



Mendez (Ecuador). 

lo mi trovo sempre qui al solito posto 

assegnatomi dai Superiori, e a dirle la verita, 
sono proprio contento. Non bado ai pic- 
coli sacrihci e disagi clie sono il pane quoti- 
diano del Missionario; miro invece all'av- 
venire cristiano di questi poveri selvaggi, 
che non deve, lo spero, essere niolto lontano. 
II pensiero della loro conversione a Die mi 
da coraggio, mi anima: ed io vorrei molti- 
plicamii, vorrei parlare la lingua come la 
parlano essi, per peter far loro gustare la 
bellezza della nostra santa religione. 

In questo faustissimo anno della Beati- 
ficazione di Don Bosco noi andiamo speri- 
mentando la sua particolare protezione 
sulla Missione. 

Infatti abbiamo avuto un nutnero consi- 
derevole di Battesimi e di prime Con.unioni; 
due nel gionio stesso della Festa fatta la 
scorsa domenica con cinque battesimi. 

Ora sto preparando, perla venuta di Mons. 
Comin, alcuni matrimoni cristiani. Si tratta 
di Kivari molto anziani, uniti col solo vin- 
colo naturale, i quali desiderano ardente- 
mente cominciare a vivere da buoni cristiani. 
Questi sposi, essendo stati battezzati tempo 
fa da cristiani secolari, saranno di nuovo 
battezzati sub conditwne , riceveranno la 
Cresima, si accosteranno alia santa confes- 
sione. riceveranno la santa Comunione ed 
inline celebreranno le loro nozze cristiane. 
Presentemente frequentano assiduamente 
il catechismo domenicale, ascoltano con.di- 
vozione la Santa Messa, ed anche durante 
la settimana vengono al catechismo per 
istruirsi nella santa religione. In questi 



gionii sto pure preparando brevi istruzioni e 
meditazioni in lingua kivara per vedere se 
e possibile radunare per una settimana in- 
tiera i miei amici e far loro una specie di 
esercizi spirituali, in preparazione alia nuova 
vita cristiana. 



La moglie di Caiapa. 

Ora le narro alcuni tra i consolantissimi 
episodii che tanto coraggio danno al povero 
missionariO. Circa un mese fa e morta cri- 
stianamente una kivara di 45 anni. Era 
la piu vecchia delle tre mogli che aveva 
il gran capitano Caiapa. Pare che si trattasse 
di un avvelenamento che lentamente la 
ridusse in iin di vita. Proprio in questo frat- 
tempo avvemie die il Caiapa si mettesse in 
guerra coi parenti, rimanendo ferito da un 
colpo di fucile; percio per timore dei nemici 
abbandono le mogli e si intenio nella foresta 
vivendo come una tigre. Avendo adunque 
ricevuto avviso che la kivara era in pericolo 
di vita, presi con me i due figliuoletti di lei 
(i quali vivono cristianamente in casa nostra) 
e mi recai a visitarla nel pomeriggio di una 
domenica. Essa era veramente agli estremi; 
ma conservava la sua plena conoscenza. 
Dopo d'averle oflferto qualche cordiale per 
r'animarla e ristorarla, cominciai a parlarle 
di Dio dell'altra vita, della facilita di otte- 
nere da Dio il perdono dei peccati per mezzo 
della fiducia e pieno abbandono nella sua 
bonta. Ouanto e davvero buono il Signore! 
I<e basti sapere che la povera kivara, al 
termine della mia breve istruzione pote fare 
la sua confessione generale e con disposi- 



^ 107 ^ 



zioni tali, quali desidererei avere io stesso 
nel piiuto di niia morte. Nel separarmi dal- 
ranunalata lasciai ordine di avvertiniii ap- 
peiia si accorgessero di uu peggioramento, 
desiderando recarle il Santo Viatico. 

AH'indonisni verso le cinciue e mezzo po- 
tneridiane, dall'alto dellacollina sentinimole 
grida coUe quali i Kivari sogliono cliiainare 
il Missioiiario. Conipresi subitoche la povera 
aumialata doveva essersi aggravata; percio 
senza frapporre indugio, cliiamai i due ra- 
gazzetti, consegnai loro un latnpionciuo, 
presi il Santissimo e cominciammo a salire 
rapidamente I'erta inontagna. Date il nia- 
lagevole cammino della foresta... io caddi 
ripetutamente a lerra. Era una vera salita 
al Calvario, ed il buon Gesii dovette rasse- 
gnarsi a cadere anche Lui piii volte sotto 
il peso di una croce umana. Ma che farci? 
Alia fine si arrivo a notte buia nella Kivaria. 
Con inia gran pena trovai I'inferma gia fuori 
dei sensi; cosi dovetti accontentanni di 
amniinistrarle in tutta fretta I'Estrema Un- 
zione e raccomandarle I'aniraa. 

Tomare a casa a quell'ora a traverso 
una foresta cosi brutta ed infestata dai ser- 
penti era cosa impossibile od almeno estre- 
niamente pericolosa. Mi coricai adunque a 
terra, stringendo al petto il mio caro Gesu; 
ai niiei fianchi si distesero quali paggi d'o- 
nore i miei due kivaretti. Inmiagini Lei cio 
che passo in quel momenti nel mio povero 
cuore! 

Poche ore dopo, il piii grandicello si sveglia, 
e con vivo interesse mi chiede: — Eadre, 
Jesiistuim pupia?... (Dov'e Gesii?) — fi 
qui sul mio petto, rispondo. — Ebbene, 
cedilo un poco anche a me: voglio anch'io 
stringerlo un poco sul mio petto. — Cono- 
scendo bene I'anima del piccolo Kivaro, 
che tanto ama il suo Gesii che riceve quoti- 
dianamente nel suo cuore, non seppi oppomii 
al suo desiderio. Avuta la piccola borsetta 
nella quale si conserva I'Ostia santa, se la 
strinse affettuosamente al petto e passo cosi 
il resto della notte. 



Non le paiono scene dei tempi di Tarcisio? 

Al mattino seguente, prolungandosi di 
molto I'agonia deU'infemia credetti bene di 
comunicare il mio kivaretto e perncn private 
la Missione della Messa ridiscesi f rettolosa- 
mente a casa. Piu tardi giunse la notizia 
della morte della poveretta: ripartii perche 
lassu non c'era alcun uomo, ed io. dovetti 
pensare alle esequie ed alia sepoltura, Tutto 
per il Signore. 

Ora i due ragazzetti gia ricordati vivono 
alia JNIissione e non intendono piii ritomare 
alia casa kivara. 



In suffracio dei defunli. 

leri nella spiegazione del catecliismo parlai 
del purgatorio e del modo di suftragare le 
anime; poco dopo uno dei due kivaretti si 
presenta al Direttore e pregandolo di cele- 
brare una IMessa per la madre gli consegna 
I'elemosina... tutto il suo capitale... e tutto 
questo spontaneamente, di sua iniziativa. 
Sotto le spogUe del selvaggio si nasconde 
spesso un animo deUcato che, ben indiriz- 
zato, puo diventare facilmente un ottimo 
e fer\-ente cristiaiio. 

Due settimane (a sono stato a Macas col 
Vicario di Monsignore, Padre Albino Del 
Curto, per celebrare la Festa del Beato Don 
Bosco, riuscita veiamente grandiosa. Nei 
gionii di preparazione fui inviato a fare ima 
piccola escursione nell'intemo della foresta. 
In una sola mattinata, visitai 5 kivarie, e 
potei battezzare tre vecchie kivare, la piii 
giovane delle quali superava i go anni. Una 
di esse piii che centenaria, appena mi senti 
parlare del Battesimo e dei suoi vantaggi, 
si alzo alia nieglio, come pote prese una tazza 
d'acqua e me la presento perche la battez- 
zassi. 

In quelle localita vi sono centinaia e cen- 
tinaia di selvaggi che non conoscono ancora 
il missionario. 

D. G. C. 




^ i08 ;t^ 




Fra due anni vedra... 

{Da una letlera di una Figlia di Maria Ausiliatrice M issionaria nel Giappone). 



.... Ho lasciato un niomeiito il tavolino 
per rivolgere la parola ad una bimba die 
salutava forte dal corridoio; rieiitrando ho 
trovato un'altra che scriveva al mio posto. 
E una pagana, e ha scritto il suo uome: 
Cavano Agudi e « gomen nasai » (scusi). 

Vedete che confidenza? Sono niolto ca- 
ratteristici questi tipi giapponesi! Entrano 
di casa in casa, aprono le camere senza chie- 
dere nessun perniesso; gia di porte non ce 
ne sono: sono pareti di carta su una inte- 
laiatura di legno, divisa in tre, e scorrevole; 
ciascuna parte puo fare da porta e da fi- 
nestra, perche la carta h trasparente. Oh 
che case! legno greggio, formato scatola, 
senza fondamenta, posano su pali uso pala-" 
fitte, alti un metro da terra, i pavinienti di 
assi o di canne ricoperti di stuoie di paglia 
di riso dette « tatami » sulle quaU bisogtia 
caniniinare scalze. 

Mentre scrivo ci sono qui intomo otto 
bambine pagane che fanno un chiasso in- 
diavolato e saltano facendo tremare la ca- 
mera. Sono tutto il giomo qui; senza di- 
stinzione di ore; ci sorprendono ovunque, 
e per loro c la cosa piii natnrale sor[Drenderci 
a tavola e aprire i nostri annadi, e poi con 
le mani tese, la destra sulla sinistra, dicono: 
« Kudassai! Kudassai! » che vuol dire « dia 
per favore! dia, per favore! ». 

Sono le nostre piccole speranze! — Oh 
se potessimo aprire i loro occliietti intelli- 
genti alia vera luce! 

Preglii, pernoi, afKncheDio, per sua bonta, 
ci faccia degne di conquistargli queste anime. 

lo mi trovo benissinio e contenta, pure 
fra i continui sacrifizi di una vita affatto 
nuova per me. Le mie sorelline fanno cio 
che sanno e cio che possono e arrivano... 
dove possono; ma bmiai mi sono adattata 
all'enorme differenza, e mi pare che il Si- 
gnore veda fra tutte un cuore solo. 



Nostra prima occupazione, per ora, e lo 
studio deUa durissima e difficilissima hngua. 
Dicono i provetti che ci vogliono trent'anni 
per conoscerla bene. Abbiamo ogni giomo 
un'ora di scuola dalla giovinetta Hana Ko 
(piccolo iiore) che entrera come aspirante 
il prossimo 24. Questa cara figliuola, che 
pare veramente un'anima bella, non sa che 
c[uattro parole di italiano: quindi pensi la 
sua fatica e la nostra! Due volte per setti- 
mana viene anche il Direttore della Mis- 
sione, per darci spiegazione dei verbi. 

leri un signore, per comphmentarmi, 
poiche aU'accadeniia di rice^^mento del sig. 
Don Cimatti gli avevo letto un salute in 
giapponese, mi disse: « Lei e brava: fra due 
anni vedra die comprenderaqualclie cosa! ». 

Sono rimasta... niortificata e delusa! Due 
anni per capire qualche cosa! 

Intanto ci arrabattiamo a parlare con le 
bambine, che ci fanno da maestre, correg- 
gendoci inesorabihnente tante volte che 
basta. 

Oltre alia figliuola su nominata abbiamo 
altre vocazioni pronte: una e la sorella della 
stessa, di 18 anni, die finisce ora, in marzo, 
la scuola media, di cui e la prima incontra- 
stata; riesce anche bene in musica, e ne ab- 
biamo veramente bisogno! Questa entrera 
(juanto prima, ma come aspirante essa pure, 
perche ho saputo die le varie congregazioni 
provano le vocazioni giapponesi per sei o 
sette anni. 

Cosi la casa di formazione sara quanto 
prima iniziata, se Dio ci benedira. Poi con- 
terei di aprire una scuola di lavoro; I'opera 
die, dopo I'Oratorio (gia tacitamente aperto 
perche la casetta e senipre invasa da gio- 
ventii), e piu alia nostra portata. 

Sitor Letizia Begi<iati 
Figlia di Maria Ausiliatrice. 



^ 109 ^ 



Nel Siam — e non solo nel Siani, ma 
in tutto rOriente, per pranzare non avete 
bisogno di andare in cerca di trattorie. 
Piuttosto e I'oste medesimo che viene a 
cercare voi: una canna di bambu sulle 
spalle, due enormi cesti, I'oste vi offre 
quanto di meglio ha la cucina indigena 
dal granchio di mare ai maccheroni di... 
riso e, s'intende, non alia napoletana. E 
siccome tutte le vivande sono servite bol- 
lenti, I'oste porta anche sul dorso la sua 
brava stufa. 

Ogni venditore ha uno strumento per 
la reclame: flauto, nacchere, corno, due 
pietruzze in una scatola da latte conden- 
sato, o, i meno ricchi, un « grido* conven- 
zionale. Lo strumento o il « grido » varia 
secondo la merce ed e tanto caratteristico 
che lo distingue tra cento anche il mar- 
mocchio che non conosce ancora le lettere 
deU'alfabeto. 

Iv'osteria ambulante funziona anche, 
e soprattutto la notte. Le tenebre con- 
ciliano le « misture ». Su questi fiumi, nel 
labirinto dei canali, agli incroci dei sen- 
tieri, non c'e assembramento per poco 
numeroso e imprevisto che vogliate, senza 
che il furbo ed industrioso oste cinese vi 
prevenga col suo « hotel i> ambulante. 

Vende di tutto: ma non manca mai il 
porco. Lo Siamese se la ride dell'Indiano 



Come 31 provo che il pore 




Cuclae ambulaatl. 



CrlsUaal all 'Hi 



=^ 110 ig> 



) mangiare anche... cotto 




D la Saata Messa. 







' C.i^!,(P 



cui il Corano vieta di mangiare porco e 
compatisce I'Europeo che preferisce il vi- 
teUo. 

Domandai ad un ragazzo cosa vuol dire 
knit chin (capodanno cinese). Mi rispose: 
Kin mii. im che vuol dire « Mangiare porco 
a sazieta ». E a chi si lascia sfuggire 
una bella occasione, si rinfaccia il pro- 
verbio: Mi mii; mai kin (hai del maiale 
e non mangi). 

Narra la leggenda che, una volta, il 
maiale si mangiava crude. 

Awenne che un povero uomo, cui I'in- 
cendio aveva distrutto la capanna, piut- 
tosto di morir di fame, si indusse ad az- 
zannare un pezzo di porco di cui le fiam- 
me avevano abbrustolito le carni. Ed 
aUora il buon uomo si accorse che il porco 
era buono anche... cotto. 

Quel pezzente vendette il... brevetto 
della scoperta e fece soldi a palate. 

Ma dovette intervenire TAutorita con 
una legge che vietava di mangiare porco 
cotto, perche tutti incendiavano le ca- 
panne per abbnistolire il porco. 

Poi la civilta fece un altro passo. E si 
trovo che, non solo si poteva mangiare 
il porco, anche se cotto, ma che si poteva 
far arrostire il porco anche senza incen- 
diare le capanne. 

Siam, Febbraio 1930. 

C. C, Salesiano. 




aaia Messa, 



Cuclae ambutaoti 



=^ 111 ^ 




Gioie fra i malafi di Polur 

{Da una lelttra alia Rev. ma Madre Generale . 



Poluy 12-2-1929. 

Lo scorso amio, verso i primi di questo 
stesso niese, ci trasferivamo a Vellore, e 
dopo pochi giomi veiuii destinata per la 
Casa di Ami, dove pero riniasi solo un mese 
e mezzo. Per ragioni di salute dovetti venire 
alia nostra residenza di Polur, e qui mi voile 
il Signore per ser\'irlo nella persona dei no- 
stri poveri nialati, facendomi trovare tante 
gioie pur nella pcnosa missione. 

II dispensario e frequentato gionialmente 
da 120 a 150 ammalati, di ogni geuere e 
casta: cattolici, protestanti, maomettani, 
pagani...; la maggioranza, pero, e di maomet- 
tani e i meno numerosi sono i cristiani. 
Questi sono tutti Paria, eccetto la famiglia 
del Dottore, e qualclie altra; nia tutti buoni, 
rispettosi e abbastanza educati. Tutti indi- 
stintamente ci vogliono bene, ci rispettano 
e apprezzauo assai la nostra opera di carita. 
In Missione, e specialmente in paesi pagani, 
il dedicarsi agli ammalati e una delle piu 
belle e sante opere, assai fruttuosa per il 
Cielo e mirata con benevolenza dagli stessi 
pagani e idolatri; lo cure che si prestano ai 
poveri corpi oppressi dalle malatlie, gua- 
dagnano la confideiiza e I'affetto degli inl'e- 
lici ed aprono la via delle anime loro, e si 
avvicinano per tal modo a IJio, alia verita, 
alia fede. Quante anime sono state con tal 
mezzo strappate dalle zanne del nemico 
infemale!... 

Durante i miei died mesi di lavoro in 
questa residenza abbiamo avuto rimnienso 



conforto di amministrare piu di un centinaio 
di battesimi a bambini, e molti di questi 
angioletti sono gia volati al paradiso dove, 
presso il trono di Maria Ausiliatrice, festeg- 
giano anch'essi il nostro dolcissimo Beato 
D. Bosco, che per mezzo de' suoi Figli e 
delle sue Figlie ha fatto giungere fino a loro 
il Regno di Dio. 

Quale consolazione e per noi il pensare 
che I'umile nostro lavoro ci rende strumenti 
di salvezza per tante creaturine che non 
avrebbero forse avuto la sorte dcll'etenia 
felicita! Oh, se il buon Dio ci nianda un po' 
da soffrire, non e forse perche vuole che con 
la sofferenza gli guadagnamo le anime? 
Forse io, negli anni scorsi, non ero piena- 
mente convinta di questa verita; ma ciue- 
st'anno il Signore, nella sua bonta, me la 
fece toccar con mano in tanti modi. Dovetti 
soffrire alquanto per la salute, che finora 
non m'era mancata; adesso sto meglio, grazie 
alia protezione particolare della nostra Au- 
siliatrice, tanto che la mia buona Superiora 
ha risolto di mandarmi a Madras, per stu- 
diare e far pratica in un Ospcdale e cosi 
prepararmi all'esame per ottenere il diploma 
di infemiiera. Mi costa oggi lasciare i miei 
cari ammalati di Polur. tra cui mi trovavo 
si bene e lavoravo con amore, cosi pure le 
fanciulle dell'oratorio festivo; nia faccio 
contenta la volonta del Signore, jjreparan- 
domi cosi miove gioie e consolazioni piii 
Ijt'lle per Tavvcnire. 

Snor Tericsa Meri,o 
Figlia di Maria Ausiliatrice. 



c 



5^^^^^^^Q/2. 



^ WlT^ 



Nelle Retrovie 



Una bella giornafa missionaria. 

Domenica, 23 marzo it. s., per iniziativa 
delle attivissime propagandisie Missionarie, 
ebbe luogo una riuscita Giornata Missionaria 
alia Casa « Maria Ausilialrice » di Torino. 

.41 mattino numerose fanciiille risposero 
all' invito di Gesic e si strinsero intorno all'al- 
tare per offrire ai missionari e alle missionarie 
il primo e piu efficace contributo di azione, 
la preghiera, la S. Conmnione , moneta d'oro 
possibile a tiitte le borse. 

Nonostante il tempo pwvigginoso era stato 
cretto nel cortile deU'oralorio, una graziosa 
pagoda cinese, lavoro paziente e degno di 
plauso di alcuni benemeriti signori, collabo- 
ratori generosi nel campo delle Missioni, cui 
mandiamo ancora il nostro grazie. II Pozzo 
di San Patrizio, van banchi di vendita, or- 
ganizzati dalle propagandisie medesime, offer- 
sero I'ahtto desiderata alle Missioni. 




Torino. ■ La bella pagoda claese. 



Non manco la parola d' incoraggiamento a 
progredire nella nobile impresa, di una ze- 
lante missionario e il concorso di ammiratori 




Oruppo dl azioae missionaria delta Casa Maria Auslllatrlce - Torino. 



=fg 113 ^ 



alia recita n Orcliidea della foresta » tenutasi 
la sera. 

II provento sard devoluto in parte alia terza 
borsa niissionaria in formazione nella Casa 
Maria Atisiliairice e m parte sard, spedito 
in., provvidenza alle case Missionarie delle 
Figlie di Maria A. in Cina e nelV Assam. 



La bi'.ona volontd. delle giovani propagan- 
diste, i loro sacrifici compiuti con tanto ainore 
si muteranno senza dubbio sotto la ritgiada 
delle divine benedizioni in semente preziosa 
per I'avvento del Regno di Crista in tante 
aninie pagane. 



ViHo 



no 



Era della casa di Macid (Cile). 

Aveva 16 anni; un biton fan- 
ciullo tutto candore e pietd : 
studioso, aveva conseguito la li- 
cenza o 15 anni con bellissima 
votazione die rivelava I'acntezza del sua in- 
gegno. 

Entro nella milizia per assecondare I'in- 
clinazione che lo portava all'azione, ma si 
accorse ben presto che quel genere di vita non 
era conjacente per hii, ne lo lasciava soddi- 
sfatto... anzi comincib proprio da allora a 
provarc un malcontento in se. 

Un giorno la mano di Dio lo condusse a 
Macitl, lo fece incontrarc con un ottimo sa- 
cerdote salesiano: e fii dei nostri che aspirano 
a diventare sacerdoti. 

Un mese siette a MacUl e la sua felicita 
toccb i piu alti fastigi, nell'esercizio delle piu 
belle virtii e nel compimento del dovere. Per 
un'imfiammazione alia gola dovette porsi a 
letto: febbre... deperimento lo ridussero in 
pochi giorni agli eslremi. 




Lega-Sassi 



/ parenti desiderarono averlo 
in casa per usargti tutte le cure ; 
ma invano. 

llsuo tramonto fu lieto quanta 
mat: rassegnato, confortato dai 
carismi della religione, anelante a Dio... 

Nel delirio della febbre Macitl, i compagni, 
i suoi progetti di bene, di apostolato, sfilarona 
ininterrottamente all' ammirazione dei geni- 
tori che I'assistevano... e la mamma ripensava 
allora a cib che il figlio nel scltembrc le aveva 
scritto: « Di una cosa sono peniito, ed e di 
non esservenuto qui due anni fa appena uscito 
dal Liceo... ». 

Forse quanti altri giovani Icggendo quesle 
parole, sentiranno nel loro cuore lo slesso rim- 
pi an to. 

Possa I' esempio del buon Viitorio es- 
sere loro d'incitamento nel seguire con pre- 
inura I'invito di Dio e non sentire forse piu 
affliggenie un giorno il rimorso di non essere 
entrati nella via che loro aveva dischiuso il 
Signore, 




'■^ 114 ^ 




D 



ue eroici missionari. 



Vogiiamo con questi appunii di cronaca 
rendere omaggio alia memoria delle prime 
vittime cadute eroicamente sul campo delle 
Missioni Assamesi; sono due Missionari 
delle Missioni Estere di Parigi, ben degni 
per il loro zelo, per il loro coraggio e per la 
loro pieta di essere ricordati: 

Erano P. Krich e P. Bourry. II primoaveva 
al suo attivo vari tentativi fatti di penetrare 
nel Tibet, a cui inirava; tentativi pieni di 
audacie, di peripezie, di pericoli. I/altro era 
giunto allora allora nell'Assam e si era unito 
al compagno per iin nuovo tentativo verso 
il Tibet. Partiroiio da Saiwak il 19 febbraio 
1854 per il territorio dei Mishmi, sotto la 
guida del capo Krussa. 

Le peripezie del viaggio sono accennate 
in una lettera die P. Bourrj' scrisse alia fa- 
miglia, nel maggio, dove dice die per 90 
giomi dovette camniinare scalzo, e due set- 
timane sotto la pioggia, nutrendosi di riso 
e acqua. Nel luglio P. Krich scrisse di essere 
arrivati al Tibet il gionio di S. Giacomo. 
Poi non si ebbero piCi notizie di essi. 

In ottobre si sparse nella valle del Bra- 
maputra la notizia die due Europei erano 
stati assassinati nella valle del Zagula. ITii 
missionario die risiedeva a Saikvvak per 
collegamento coi due coraggiosi fit il prinio 
a ricevere la brutta notizia dal figlio di un 
capo e seppe die erano stati uccisi dai 
Mishmi, guidati da un tale di notne Kaisha. 



II servo racconfa... 

Notizie precise si ebbero solo dopo la li- 
berazione del ser\'o dei due missionari che 
Kaisha voleva immolare sulla toniba del 
figlio. 

« I missionari — cosi narro — furono 
fermati da un capo Mishmi che loro cosi 
parlo; — Voi non andrete p ii avanti nel 
mio territorio! lo aveva un figho che, su 



richiesta del vostro Govemo, accompagno 
un I.ama in Assam, e mori annegato nel 
flume presso Dibrugar. lo non ho avuto fi- 
nora alcun compenso. O voi me lo date, o 
vi animazzero... 

» I missionari fecero osser\'are die il figlio 
era niorto per disgrazia di cui non si poteva 
incolpare nessuno, e malgrado rint'mazione 
del capo proseguirono ugualmente, accolti 
favorevohnente dalle popolazioni. 

» Un giorno Kaisha li raggiunse con la scusa 
di domandare un pezzo di panno; ma avendo 
fatto la ricliiesta con niolta arroganza, gli 
venue dai missionari rifiutato. Dieci giomi 
dopo venue di nuovo alia loro capanna; 
trovo che P. Bourry era da tre gionii am- 
malato e che P. Krich era uscito. L'occasione 
gU parve biiona per effettuare la sua mi- 
naccia. Dieci Mislimi che I'accompagnavano 
si gettarono sul P. Bourry e rovesciatolo 
al suolo lo tennero per le niaiii e per i piedi 
finclie giunse Kaisha il quale I'uccise con 
un colpo di spada. II .ser\'o che era col mis- 
sionario fu legato ad un palo davanti alia 
capanna e di la egli vide P. Krich che g'a- 
ceva nell'orto in una pozza di sangue. L'a- 
veva ucciso Kaisha stesso. 

» I cadaveri vennero gettati nella iungla, 
iiidi sepolti dai Tibetani. Tutto cio che i 
missionari avevano — il servo stesso Po- 
waiiig — fu asportato dagli assassini ». 

Per mezzo dei buoni uffici di un capo tribia 
dei Taieng Mishmi, certo Sunling, furono 
riscattati con una vacca il servo, il caHce, 
i paramenti sacri, lastolanera, un crocifisso, 
una statuetta della IMadonna, un candeliere 
e un fucile. 

L'opinione di un esplorafore. 

L'esploratore inglese Cooper che \'iagg'6 
tra le tribii Mishmi dell'Assam descrive la 
scena dell'uccisione della vittima, nelle cir- 
costanze special! p. es. di nozze, di moite 



115 ^ 



di capi, ecc. L'animale destinato al sacrificio 
vieiie legato con una corda e tenuto da uno 
schiavo; gli uomini lo circondano col col- 
tello in mano e lo contemplano in attesa 
del capo. Questi giuuge, contempla egli pure 
con soddisfazione la vittima, poi con vni 
balzo da tigre piomba su essa con un for- 
midabile colpo sul coUo, da romperglielo; 
indi si ritira, mentre i suoi si precipitano 
sull'animale e lo fanno a pezzi. 



e sull'alba con nn attacco poteva avere in. 
mano il feroce assassino. 

Kaisha venne condotto a Dibrugar e giu- 
dicato: fu condannato a morte. Prima di 
separarsi dalla nioglie e dai figli fece loro 
una raccomandazione: di aver cura scrupo- 
losa dei suoi manzi e dei suoi averi. Cosi 
anche sul punto di niorte si sentiva domi- 
nato da quella sordida avarizia che I'aveva 
spinto ad attaccare i missionari. 




Paaclulll ciaesi la preghlera. 



L 'esploratore asserisce clie tale sorte 6 
pure riservata ai prigionieri e aggiunge che 
cosi vennero massacrati i due missionari. 

II delitto, com'era naturale, causo un'im- 
pressione enorme. Parccchi capi Tajeng 
Mishmi sentirono il dovere di presentarsi 
nell'Assani al capitano Dalton per esprimer- 
gli orrore pel misfatto di Kaisha, e il capi- 
tano con regali se li affeziono per valersene 
onde effettuare ima speilizione ptuiitiva e 
ricuperare quanto era pcssibile degli effetti 
dei missionari. Poco dopo infatti Dalton 
con parte del primo reggimcnto di fanteria 
penetrava nel territorio dei Mi.shnii e, gui- 
dalodai capi, giimgeva disorpresa a Birakhu, 
il villaggio di Kaisha, ne circondava la casa 



Perdono e osfinazione- 

Appena si couobbe la sentenza il 22 gen- 
naio 1855, i Superiori delle Mission! Estere 
per mezzo dell'Arcivescovo di Calcutta, fe- 
cero pervenire all'uccisore il loro perdono e 
il missionario di Saikwak brigo perclie ve- 
nisse conimutata la jiena al colpevolc. Di 
fronte all'atto nobili.ssinio Kaisha scampo 
allora alia morte ed ebbe la reclusione a 
vita. Ma il tri.sto non si ravvide; im gionio 
in un ecce.sso di rabbia colle catene da cui 
era avvinto uccise il suo guardiano: allora 
fu condannato nuovamente a morte e im- 
piccato. 




Ci+i 



-^ 116 a^ 




Sioria di 25 anni fa, narrafa dal missionario D. A. Colbacchini. 

(CONTINUAZIONE). 



Un momento di silenzio ancora e poi 
Buke-epa si giro verso il nord; tese le brac- 
cia da quella parte, e: 

— ... di qui oscurita, nebbia, tenebre e 
nulla vedo... ma sento il pianto, il grido dei 
miei figli Ttigarcge, dei miei nipoti Eccerde.. 
Perclie piangono?... perclie gridano?... Bbpe 
Bbpe (demonio)... egli stesso vedo mangiare 
i miei figli Tiigarege, i miei nipoti Eccerde.. 

— Porse chi ebbe un bambino sogno?.. 
non voile dire?... non nacque forse un bam- 
bino?... E COS! che Bope mangia i miei figli.- 
Era uno solo... era per lui... lo voleva... en- 
tro nel sogno... 

A queste parole Buke-epa, stese ner\-o- 
samente la mano in alto, grido, urlo con 
quanta forza avea, poi si fece quieto, guardo 
i present!, guardo fisso sopra ciascuno di 
noi. Fu un momento quello di ansia pro- 
fonda. Btike-epa guardo ancora una volta, 
poi esclamo: 

— Non sono questi i miei figli Tugarege , 
i miei nipoti Eccerde che Bope mangia?... 
lo vedo altri che non son qui... 

Grida ancora con quanta forza ha in gola; 
cliiede sigari come di costume, aspira e 
getta il fumo in alto e poi si dirige a ciascuno 
di noi: passa imo per uno tutti i presenti, 
soffia loro in faccia con forza una boccata 
di fumo e dice: 

— Bbe pureddu moddii kdro ai... Sta tran- 
quillo nulla di male succedera a te. 

Appena finito il giro Buke-epa guarda 
ancora intomo e domanda: 
- — Non vi e piu nessrmo? 

— No! -sianio tutti ciui... 

A questa risposta Buke-epa da vm nuovo 
alto grido, si contorce, trema, fuma nervo- 
samente. Si mette a sedere sulla pelle di 



tigre: lo spirito parte da lui. A poco a poco 
ritoma in cahna come uno di noi, e dice: 

— Potete andare. ft finito. 

La notte era gia alta. Le dorme ed i fan- 
ciulli si ritirano nelle capanne. I fuoclii si 
riaccendono piii vivi; le fiamme mosse dal 
vento gettano suUa foresta le lunghe ombre 
delle piante, dei rami, dei cespugli che pa- 
revano muoversi in una danza tetra, oscura 
di fantasmi e di spiriti. GU uomini riman- 
gono ancora un poco, ma come senza parola. 
L'impressione avuta era cosi forte che non 
ci lasciava parlare... II nostro pensiero, la 
nostra immaginazione vagava confusa... Poi 
ad mio ad uno anche gh uomini si ritira- 
rono. Rimase Uke-waguu. Mi vennevicino, e: 

— Meriri-Kuddda., mi disse a bassa voce, 
cosa ne dici? cosa ne pensi? lo sono oppresso 
da mille pensieri... Quello die ho visto e che 
tu sai, tutto quello che il Bari ora ci disse... 
Ma che sara mai di noi?... Brae lug' iniwi-uge , 
ci disse?... Ma chi saranno? come saranno? 
dove saranno? E non sara la Ei megerdga 
(la lor Signora) che io vidi? Era essa tutta 
bella, sorridente, aflEabile... Non ho dunque 
da temere, no! non dobbiamo aver paura. 
Se la signora che vidi cosi buona, affabile 
e bella e dei Brae tug' innoi-uge ei megerdga 
( la signora dei civiUzzati speciaU, differenti) 
ancor essi devono esser buoni. Che ne dici 
Me riri-kwadda? 

Anch'io preoccupato di quanto aveva 
udito in quella notte, non sapevo che rispon- 
dere. 

— Mi par debba essere cosi... Non sa- 
rebbe pero male che tu mandassi alcuno 
verso quella parte che il Bari indico per 
osservare e scoprire dove sono questi Brde 
tug' innoi-uge. Vedere senza lasciarsi vedere... 



« 117 ^ 



Tu sai che noi dobbianio prima sapere, co- 
noscere tutto... Peiisaci Uke-wagiiu; questo 
e il consiglio che ti da Meriri-Kwddda. 

— Bisogna far cosi ed al pin presto. vSenti 
Meriri-Kwddda, io mi lido di te come di me 
stesso... Ora non vado, e meglio che io stia 
qui; va tu e scegliti quattro compagni fidati, 
buoni, valorosi; osserva tutto; non lasciar 
passare alcuno la sotto quel filo di metallo 
senza che tu veda clii sia, come sia... andrai 



lui ed io non vogho che lui vada. So bene 
che ha sparlato di me. Non vogho che egli 
abbia parte in cio che io affido a chi amo e 
stimo plii di tutti gli altri. 

Ci ritiramnio cia.scuno nella propria ca- 
panna. Non so se Uke-wagrtn abbia donnito 
quella notte; io, ricordo, dormii poco. Egh 
si preoccupava della prima parte di quel 
che il Bari avea detto, mentre io pensavo 
pill alia .seconda... malattie?... morti?... di- 




A queste parole Buke-hpa grldd, urib con quanta torja a- e r. 



fino al Kugibboppdru (foce del Barreiro)... 
la, nel merir'iku-pdru (stazione telegrafica) 
ajjri bene gh ocelli... Ricorda pero che non 
vogho che alcuno ti veda. Solo se tu incon- 
trassi qualcuno che gia conosci, allora puoi 
parlare per saper aUre cose che tu non ]X)- 
tessi vedere. 

— Molto bene, risposi: 6 Tunica cosa che 
ora possiamo fare. Io sono sempre il tuo 
fedele Meriri-Kwaddu. 

— Cosi mi piace, disse Ukc-ivaguu. Ora 
andiamo a donnire: domani ne riparleremo... 
Ma, ti racconiando, non dir nulla a nessuno. 
Xon voglio die Oiri-ekureu sappia di (|uesto; 
se Io sapesse forse vorrebbe andare anchc 



sgrazie?... A die dunque voleva riferirsi il 
Bari?... Verso il nord vedeva oscuro. uebbia, 
teiiebre... sentiva piangere... e perclie? da 
clii?... da chi venivano tutti questi maU?... 
chi ne sara la causa? Che la moghe dt 
Girl e /litre II abbia avuto un .sogno nefasto 
nel dare alia luce il figlio che tanto deside- 
rava, e che ania con tutta I'aniina sua? Che 
abbia ingannato, illuso Giri-ekureu; che 
abbia nascosto al Bari, a noi il cattivo so- 
gno?... Cosa ne avverra?... I^'ultimo figUo 
nato tra noi e quello, altri non ve ne sono: 
sara lui die verra a portard malattie, di- 
sgrazic, morti? 

Ripensavo a tutte (|ueste cose e non potevo 



-£ 118 cfr 



prendere sonno. I miei occhi noii si volevano 
chiudere. Non so quanto abbia dormito, 
solo so che mi svegliai alia voce di mia mo- 
glie che mi chiamava diceiido: 

— Meriri-Kwddda... ascolta,,. ascolta... 
nella capanna di Giri-ekureu la donna 
piange, I'uomo parla concitato, grida, mi- 
naccia... cosa c'e? Va a vedere Meriri-kwddda ■ 
povera mia arnica, mi fa niolto pena; quanta 
compassione sento per essa... Giri-ekureu 
e cosi cattivo che temo succeda qualche 
cosa. 



V. - II Bglio d'una belva. 

Esco. ...Veramente dalla vicina capanna 
di Giri-ekureu si ode piangere, singliioz- 
zare e piu di tutto la voce irata del- 
I'uomo. Alcuni uomini e donne se ne stavano 
sul limitare della porta ascoltando, osser- 
vando. lo pure mi recai la. Odo Giri-ekureu 
dire: 

— A che piangi?... II tuo pianto non 
mi commuove, ma mi muove piu a rabbia... 
tu hai la colpa; ora per causa tua avremo 
malattie e morti... Non hai sentito? sei sorda? 
Tu hai sognato e non hai voluto dirlo... Si 
tu... tu lo sai ma taci... Tu sei stata I'ultima 
ad aver figUo qui, dunque sei tu... Parla, 
parla ora, cosa hai sognato? non c'e piii da 
tener nascosto, racconta il tuo sogno... 

La povera donna non dava risposta: guar- 
dava, fissava esterrefatta il suo bambino e 
piangeva, ben sapendo la sorte che I'aspet- 
tava. 

— Ah! piangi e non parh... hai vergogna 
eh!... vole\i tener tutto nascosto, ma non 
ci sei riuscita... Tu pensi al figlio, ed io penso 
a tutti noi che per causa tua avremo da 
sofltrire... Tu piangi e per quel figlio, a causa 
del quale tutti noi dovremo piangere... Getta 
via quel figlio; non far la sciocca,... Egli 
deve morire; tu hai sognato, deve morire 
e tu, tu stessa devi ucciderlo... Hai paura?... 
Da qui a me, e vedrai come faccio presto... 
ed allungr- il braccio per strappare la crea- 
turina dal seno della madre. Ma questa diede 
un grido e scatto in piedi, urlando: 

— No! Tu non toccherai questo mio figlio: 
e mio... io non ho sognato... e una calunnia. 
non ho sognato... non ho sognato... 

— Taci, urlo Giri-ekureu; taci maledetta 
altrimenti spacco la testa a te ed a lui... si 



dicendo afferro un grosso pezzo di legno 
che stava presso al fuoco e fece atto di al- 
zarlo. 

A quella vista non seppi piii trattenermi, 
mi precipitai nella capanna ed afferrai il 
braccio di Giri-ekureu: 

— Che fai? Yuoi uccidere tua moglie? 
Scimiuiito! Giri-ekureu si ferm6. 

— Non e mia moglie che io vogho ucci- 
dere; essa non vuol dire che ha sognato e 
che per causa di questo figho ora verranno 
.sopra di noi malattie e morti... Non I'ha 
detto il Bari? A che negare piu oltre. E ne- 
cessario che muoia uno per salvar tutti. Mio 
figlio deve morire; io non voglio altro. Cosl 
Bope sara soddisfatto. 

Insistetti: 

— Ma se tua moghe dice di non aver 
avuto sogno alcuno, come vuoi tu sacrificare 
tuo figlio? Di Bororos non siamo noi soli: il 
Bari non disse che sia tua moglie la donna 
che ha sognato... Calmati, dunque, Giri- 
ckureu\ Non straziare il cuore della madre... 
Si tratta inoltre di tuo figlio... 

— Non m'importa che si tratti di mio 
figlio... Se essa non lo uccidera, io stesso lo 
soffochero con le mie mani... Ma deve farlo 
essa; io lo voglio, perche essa ha sognato 
e chi sogna deve uccidere; se il figho vave 
portera disgrazie alia madre, al padre, a 
tutti... E poi, lo spirito I'ha detto per bocca 
del Bari che una donna ha sognato; ora 
questa donna e la mia: il Bari non s'ingatma, 
dice la verita... E essa che vuol ingannare. 
vuol negare, mentire, ma io... so quello che 
devo fare... In cosi dire prese arco e f recce 
e usci dalla capamna eccitato, convulso, 
fremente di rabbia, coUa schiuma alia bocca. 

La sentenza era data, inesorabile. Alia 
parola del Bari nessuno poteva opporsi. ft 
parola sacra, e verita, Bi.sognava sacrificare 
quella debole creaturina, causa di ogni male 
per noi. Tutti erano convinti che quel bam- 
bino doveva essere sacrificato a Bope. L'in- 
feUce madre doveva togliere la vita alia sua 
propria creatura; tutti lo volevano, I'esi- 
gevano: era legge. 

Povera madre! A che crudo cimento si 
trovo esposta! Mirava il suo figho piangendo 
singhiozzando: non poteva staccare gli oc- 
chi da quell'essere che era il suo amore, la 
.sua vita. 

{Continua) . 



^ 119 7^ 



Cronachetta Missionaria. 



PEI MUSSULMAN!. 

Per ta conversione dei mussulmani Mons. Vielle, Vicario 
Apostolico di Rabat suggerisce I'idea di consacrare sp^vial- 
menie la giornata del « venerdl " a quest'opera. ofTrendo 
tutte o almeno qualche azione della giornata (come la Santa 
Messa. Comunioni, Visjte al SS. Sacramento, Via Cmcis, 
Rosario, ecc.) a questo scopo. II venerdl h pure il giorno 
di preghleia dei mussulmani ed e per noi cristiani il giorno 
della passione di Gesii Cri to. 

La prima idea di consacrare il venerdi alia preghicra e 
al sacrificio per !a conversione dei mussulmani fe dovuta 
ad un gio\ ane mussulmano del KTarocco due anni fa ed 
attualmente religioso francescano. 



MONS. LUIGI TCHEN, 

Uno dei Vescovi Cinesi consacrati da Sua Santita Pio XI 
nel ig26 e morto recentemcnte a Pengang. 

Dei sei Vescovi cinesi ordinati dal Santo Padre ne sono 
gia morti tre. II 14 ottobre 1Q27 moriva Mons. Filippo 
Tchao, Vicario Apostolico di Suanhwafu, nel Chili I' 
13 novembre igaS, lo seguiva nella tomba Mons. Odorico 
Tchens. dei Frati Mlnori. Prcfetto Apostolico di Puchi 
nell'Hupeh. Ed ora la Chiesa in Cina piange la morte di 
Monsignor Luigi Tchen. 



ACCOGLIENZE TRIONFALI 

ebbero il 17 gennaio a Kimpese (Congi Belga) le pnme 
suore indigene Oblate provenienti dal Noviziato. Uomini, 
donne. bambini tutti erano accorsi all'arrivo del treno: 
essi non potevano credere ai lore occhi: delle Suore nere!... 
delle Suore della lore razza. Chi potrebbe descrivere I'en- 
tusiasmo con cui furono accompagnale fino al convento? 
Quasi tutti, per poterle meglio contemplare, camminavano 
a ritroso, ed i lore occhi brillavano di gioia, mentre ripete- 
vano: » Kiese mingi, che gran gioia ». Ben tosto accorsero 
i cristiani anche dai villaggi vicini, poichfe la gran notizia 
era corsa colla velocity del baleno, e tutti volevano veder 
coi loro occhi le lorn Suore nrre... 



UN CENTENARIO. 

A Paray-le-Monial c diffusissima la pratica dell'Orfl 
Satita la sera del gioved\: ed ebbe origine nel monastero 
della Visitazione da S. Margherita Alacoque, che dopo la 
miracolosa apparizionc di Cristo si fece apostola dell'Ora 
Santa, la pratica espiatrice, 

Nel 1830 Mons. d'H.ricourt vi fondo una « confrater- 
nita " che nel prossimo 22 maggio celebrcra il suo centerjario. 
Auguriamo chs anche i nostri amici siano assidui a questa 
pratica che Pio XI disse la piii possente per < ottenere 
la salute lore e qucHa del mondo ». 



SCOPERTE ALLE PIRAMIDI. 

Prcsso la piramidc di Gizah. a mcta diccmbre, si h 8C0- 
pcrta !a granJc tomba di Rn-lVer, un gran saccrdole mollo 
infiucntc .Tlln cortc del tcrzo re della quinta dinastia. II 
Bcpolcro e una fuga di stanze separate da alabastro Icvigato. 
In esse furono trovati vasi, tra cui uno d'oro, grande, con 
fiori artificial! dcllo stcsso mcta!Io: coUari tra i quali uno di 
valore favoloso composto di millc rubini rosso sgargiante 
montatt in ore: animali sacri, la statua di Ra-Wcr, ccc. 



PER LE MISSION! C.VTTOLICHE. 

N'el mese di febbraio, si e costiluito il Comitate Nazionale 
Industriale per le Missioni Catto'iche, fhe ha diramalo il 
pr-mo appcllo per raccogliere doni da ofTrirc al Papa a pro 
dell-' Missioni, suscitando i piii fervidi consensi. 

II Ministero delle comunicazioni ha accordato la ridu- 
zione del 50^0 ai doni 'nviati a Sua SantitS. 



Curiosita dei Paesi di missione* 



I RETTILI SOMALI. 

La Somalia, quantunque non sia infestata da serpen'i 
ve'.enosi, pure ne registra qualche specie: per la zona H. ! Be- 
nadir, verso le foci del Giuba a Giumbo e nelTalto ScebeH: 
per la zona Migiurtina, attorno a Scusciuban. Anzitutto 
— scrive nel Corriere delta Somalia il capitano medico Au- 
relio Bonelli — esiste la naja melanolenra, di rolorito vario. 
pill spesso nerastro con placche labiali tinte in nero, coda 
corta e mozza. Appartiene ai colubrldi e talora raggiunge 
anche i due metri di lunghezza. Un'altra specie apparte- 
nente alia famJglia dei viperidi e la atracta<! levcomelas. 
rettile a testa piccola e non distinta dal collo, corpo cilin- 
drico, scnglie Usee di colorito gr'gio nerastro e della lun- 
ghezza massima di sessanta centimetri c diffusa net prcssi 
di Merca e Rra\-a. Non mancano anche le comuni \:pere 
a-:pis che si trovano in vane regioni della madre-pa ria. 
Secondo taluni esiste anche 11 nara naiae o di Cleopatra 
di c lore giallo olio con ventre biancastro lungo un metro 
e sessanta e velenosissimo; ha due alette sul collo che si 
dilatano quando aggredisce ra\'\'ersario. £ frequente anche 
un altro serpente non propriamente velenoso lungo circa 
due metri e di colorito ross?srro il quale lancin uno sputo 
di sostanza rossastra, che se colpisce negli occhi, come 
quasi sempre accade, produce una infiammazione completa 
della congiuntiva e talora anche cecita temporanea con vio- 
lenti dolori; tali sintomi scompaiono dopo qualche giorno 
senza lasciare nessun reliquato. Un'altra specie velenosa 
e la vipcra corallina d' colore rosso corallo con testa non 
distinta da! ironco e lunga circa un metro, velenosissima. 
A ci6 deve aggiungersi che in Somalia esistono anche le 
scolopendre, gli scorpioni ed i ragni i quali conrengono 
un veleno dotato delle stesse propriela del velcno dei ser- 
penti circa la composizione chimica; ma i fenomeni pa- 
tologici sono molto attenuati e meno pericolosi; per6 se le 
punture sono multiple non h difficile anche in questi casi 
avere qualche evenienza di mortality. 



L'ESEMPLARE DI CARTA 

piu antico fu trovato nel Turchestan Cinese ed h del 
terzo secolo a\'anti Cristo. Esaminato dal Dr. Bruno Schulzc 
di BerlJno, lo trov6 fabbricato in gran parte con canapa, e 
con una piccola porzione di pasta di cenci non perletta- 
mente triturata. 



SERPENTICOLTURA. 

fi divcntata un'industria, piii redditizia delle altre sc non 
altrettanto facile. Nei pressi di Uronswille, un colono mes- 
sicano si h specializzato nella produzione e nel commercio 
di serpenti a sonagli che laccoglie a migliaia e addomestica 
in un rccinfo, diviso in compartimenti secondo Ic variety. 

Per catiurare il serpente a sonagli — dice il colono — 
basta stuzzicarlo con un bastone munito di cappio; il rci- 
tile s'avvcnta e s'attorciglia al bastone: allora si lascia ca- 
larc it cappio sul capo c lo si trascina nel recinto, si mctte 
in una cassetta e lo si scuote violentemente. Cosl diviene 
mansucto come un baco da seta. Poi gli si fa mordcre una 
lastra di veiro a scanalature per raccogliere il velcno, indi 
gli si strappano Ic tdandole pcrchi; il velcno non abbia a 
riprodursi. Ogni pelle di serpente vale 300 lire! 



ton appioiazione ecciKiisliu. — 0. OOMENICO iiAilllEI)!, Direilon-responuOLi. — Tonoo. I j3Q - [ipojralii della :iocieii Editriu loiero Jiionale. 



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OFFERTE PERVENUTE ALLA DIREZIONE 



Offerte. 

N.N. per i catecliisti della missione del- 
llndia, 50 — S.G. (Milano) 75 — Migliarina 
Franco per le Missioni del Siam, 10. 

Battesimi. 

Cecilia Mainetti (Brescia) pei nomi Gi- 
rolamo, Achille, Camilla e Corinna a quattro 
piccoli infedeli, 100 — Direttore (S. Ca- 
taldo) pel nome Garigliano Eiigenio a un 
assamese, 25 — Vottero Catterina pel nome 
Francesca a una bimba delle missioni, 25 — 
Pel riscatto di un bimbo pagano col nome 
Leonardo, 15 —N.N. (Castagnole Piemonte) 
pei nomi: Giovanni Guglielmo Angelo, Cecilia 
Domcnica Teresa, Giiiseppa A nna Maria, 
Maria Pellegrina Giorgina, 100 — Da Cas- 
solnovo: N.N. pel nome Gatii Alberto, 25 — 
Da Omegna: pei nomi: Pastormerlo Giuseppe 
Capra Sandrina, Beltrami Albina, Bosco 
Giovanna, Castelli Angela, Gallina Liiigia, 
Bileita Leopoldo, 175, a sette cinesini.' — Da 
Tromello: N.N. pel nome Angelina, 25 — 
N.N. pel nome Ernani Giovanni, 25 — Sig.ne 
Impiegate (S.E.I.), Torino, pei nomi: Amelia 
Dappiano e Juvara Giuseppina a due sia- 
mesi — Stuardi Giuseppina Gola (Riva di 
Chieri) pel nome Stuardi Antonio, a lui ci- 
nesino, 25 — • Pennazio Maria (id) pel nome 
Pennazio Silvio, a un cinesino, 24 — Diret- 
tore 1st. Sales. (Faenza) pel nome Carlo a 
un indietto, 25 — Nina Tomatis Ferraro 
(Genova) pel riscatto di un moretto, 50 — 
Educande I Corso Mag. Inf. CoUegio M.A. 
(Catania) pel nome Numiatina a un'assa- 
mese, 25 — ■ Luigina Signa (Torino) pel nome 
Luigina a un'indietta, 25 — Muzio Marghe- 
rita (Torino) pel nome Margherita a un'in- 
dietta, 25 — Saracco Antonietta (Torino)pel 
nome Giuseppina a una cinesina, 25. 

Fusaro Domenica Donazzan (Perlena) pei nomi Gioa- 
ehino, Maria. — Supparo Cesira (Caiizzano) pei nomi 
Luigi, Carlo — Vottero Caterina (Bncherasio) pel nome 
Francesca — N. N. (Torino) pel nome Maria — Ceresa 
Maria (Venaria Reale) pel nome Maria — Negro Luigi 
(Chiavazza pei nomi Luigi Maria — Todeschini Giuseppa 
(Torino) pei nomi Emilio Giuseppe — Cavallo Matilde 
(San Damiano d'Asti) pel nome Alessio Giuseppe — Pro- 
idocimi Emilia (Padova) pei nome Adele — Ubiali Maria 
(Pontirolo Nuovo) pel nome Carolina — Sozzani Maria 
V. Collarini (S. Biagio-Garlasco) pel nome Maria — Ab- 
bate Anna (Salemi pel nome Giovanni — Sala Rosa (Ma- 
genta) pel nome Rinaldo Giovanni Bosco — Guido Anto- 
nietta (S. Ilario-Genova) pel nome Andrea — ■ Ponzetto 
Antonio (Borgo San Martino) pei nomi Carlo, Pierina — 
Mons. Olivares per le Bambine e Bambini di Morlupo 
(Roma) pei nomi Maria I/nelde, Filomena. — Zanetto M. 
(Mongrando) pei nomi Pier Carlo, Vittor Pio — Scuola 
Italiana Femm. Don Bosco (Gerusalemme^ pei nomi Ales- 
sina, Luigina, Piretta — Bocchino D. Giuseppe (Rapallo) 
pel nome Domenico — Manello Carolina (Torino) pel nome 
Isabella — L6pez Josefina (Aguascalientes-Messico) pei 
nomi Pedro de Jesiis, Josefina, Jorge, Maria Guadalupe, 
Jesia — Macellaro Domenica (Balangero) pei nomi Giu- 



teppe, Lorenzo, Ernesto, Natalino — Cerrato Maria pel nom'' 
Giovanni Bosco — Medda Bella Maria (Cagliari) pe! nome 
Salvatore — Tursi Maria di Giovanni (Andria) pel nome 
Maria — Panzoldo Irma (Noventa Vic.) pel nome Maria 

— Maestri Teresa in Crowther (Torino) pel nome Tere- 
sita — Crutzen Giuseppina (Schio) pel nome Maria — 
Salcsiani (Chiogeia) pei nomi Giovanni. Giuseppe — Sber- 
nini Antonio (.Sabbioneta) pel nome Luigia Sbernini — 
Franceschini Augusto (Vigodarzere) pel nome Trevisan 
Ginevra — Lustrissimi Lucia (Subiaco) pel nome Ausilia 

— Barberis Amina (Catania) pei nomi Barbent Plinio, 
Amina — Direttrice Figlie Maria .\usiliatrice (Cassolnovol 
pel nome Mansueto Giudice — Mussa Don Felice (Porrici) 
pel nome Luisa — Ballanni Vittoria (Venezia) pel nome 
Fulvio Ovidio Giovanni — Dal Pio jAiogo (Vieliano Biel- 
lese) pel nome Filipello Maria — Junod Maria Josefina 
(Torino) pel nome Maria Josefina Junod — Prando Euse- 
bio (Costanzana) pel nome Angela Maria Caterina — Di- 
rettrice Figlie Maria AusilJatrice (Cardano al Campo) pel 
nome Pasquina Clementina — Pepe Maria (Acquaviva) 
pei nomi Leonardo, Francesco Federico, Maria Laura — 
Benzi Natalia (Frascaro) pel nome Nicolao — Romano Eu- 
rosia (Momo) pel nome Giovanni — Agreiter (Treviglio) 
pei nomi Maria, Teresa — Barbaglia Carlo (Borgomanero) 
pel nome Carlo Barcaglia — Cappa Domenica (Murisengo) 
pel nome Domenico — Bignoli Antonietta Ved. Ceffa pel 
nome Ceffa Natale — Marengo Don Pietro (Cortemifia) 
pei nomi Teresio, Teresa — Bonomi Giacomo (Torino) pel 
nome Bettino Giovanni — Florian Marcella (Vigliano Biel- 
Icsc) pel nome^ Florian Carlo — Sorelle Caselli (Vigliano 
Biellese) pei nomi Lodovico Giovanni, Floridoio Giovanni — 
Chiarsano Clara (Agli^ pel nome Agata Maria — Dughiera 
Carolina (Torino) pei nomi Giuseppe, Amelia, Emma — 
Direttrice Figfie Maria Ausiliatrice (Cassolnovo) pei nomi 
Dtiglio Giuseppe, Fugazza Stefano, Lang Maria, Bianchi 
Maria, Manazza Margherita — Agreiter (Treviglio) pel 
nome Luigia — Pichler Don Francesco (Pennes Sarentino) 
pei nomi GiuUa Barbara, Maria Margherita, Michele — 
Filosofi Martina (Ponte Selva) pel nome Alessandra — 
Cavaletto Emma (Vesignano-Rivarolo Canavese) pel nome 
Finnino — Greco Don Luigi (Neviano) pel nome QuijUino 

— Barile Rosa (Fraz. Alice-Cavi) pei nomi Tarcisio, Gio- 
vanni Battista — Usai Don Antonio (Lanusci) pei nomi 
Colle, \'asco — Ferrero Maria Ved. Mussella (Torino) 
pel nome Giuseppe — Massara Giuditta (Auscgna) pel nome 
Giuseppe — Direttore Salesiani San Benigno Canavese per 
Ariano Margherita pel nome Giuseppe — Bolla Suor Enri- 
chetta (Alba) pei nomi Chiesa Lorenzo. Francesco — Oddo 
Ernesia (Saronno) pel nome Pio — Paolini Ersilia (Roma) 
pel nome Vittorio Antonino — Ricchezza Annunziata (Vclo 
d'Astico) pel nome Rodolfo — Buscalo Carolina (Noventa 
Piave) pel nome Giuseppina — Capello Ambrogina (Asnago) 
pel nome Camilla — Mottura Capello Maddalena (Vill.i- 
franca Piem.) pei nomi Luigi, Guido — Bonacina Mara 
(Bazzana) pel nome Ambrogio — Angr sani Adelina (Somma 
Vesuviana) pel nome Angrisani Francesco — Foco Madda- 
lena (Slero) pel nomi Foco Francesca Maria, Maddalena --- 
Bassatto Maria (Portula) pel nome Pietro Vincenzo — Di- 
rettore Istituto Salesiano (Biella) pel nome Maria — Olga 
Giovine Donzella (Alassio) pel nome Etnilia — Cartigliam 
Arttonio (Busto Ajsizio) pel nome Caterina — Carozzi 
Maria (Milano) pel nome Enrico — Zanardi Francesco 
(Soncino) pel nome Francesco — Bianca Armaii Conti 
(Stellanello) pel nome Giuseppe — Raviola Maria pel nome 
a quattro bambine Ester Raviola — ■ Giacobino Teresa 
(Fobello) pei nomi Natale Umberto, Giovanni Pietro. 
Maria Teresa, Anna Maria — Pellegatta Giuditta (Mariano 
Comense) pel nome Adele Secchi — Bedend o Giacomo 
(Rovigo) pel nome Fortunato — Rossi Don Cario (Rimini) 
pel nome Toretti Lucia — Massarini Elisa (Pesaro) pel 
nome Margherita — Zecchetto Angelo e Virginia (Vigasio) 
pel nome Maria Virginia — Alissandri A. a mezzo Berna- 
sconi Don Emilio (Lissone) pel nome Angelo — Rostagno 
Gustavo (Torino) pel nome Gustavo Maria — Nicolari 
Angiolina a mezzo Don Gallia (Sampierdarena) pel nome 
Giuseppe — N. N. a mezzo Don Gallia (Sampierdarena) 
pei nomi Gabriete, Domenica — Bussolino Luigia Berradi 
(Montechiaro d'Asti) pel nome Maria — Zeni Giulia (Ha- 
golino) pei nomi Antonio, Maria — Piazza Anna (Casta- 
gnole \lonferrato) pel nome .^nronjo — Datrino Suor Anna 
(Arcireale) pel nome Torrisi Maria — Marcuzzi Esier Rosa 
(LMine) pel nome Ester Rosa — Marin Annita (Livorno) 
pel nome Ferruccio Giulio — Norcero Teresa Ved. Bessone 
(Diano Marina) pei nomi Giuseppe, Teresa — Cappellano 
Alfonsina (Alba) pei nomi Giovanni, Alfonsina — Cribi 
Jolanda a mezzo Don Antoniazzi (Novara) pel norae Pie- 
tro Franco. 




TRIMESTRBLE 



Sciarade 



I. 



Sntto d'un del turhalo - fra procellc assorto 
ill mare sema porto - vagava it miu ]>rimier 
Se tu pietoso set - non dirmi il mio secoiido 
nessuno pub net mondo - scuprir da se /'iiitit-r 

. II. 



Spuntar nel cielo io vedo il bel priiiiiero 
ivej^liatu appena dal mio dolce riposo: 
e Taltro, mw parente, pur si risveglia: 
ml salva u Dio, dal gran nemico iutiero. 

Logogrifo. 

— // mio lulto xeiiza il capo si cela 
nelle terre che I'Oriente disvela; — 

— Sema il ventre raccoglie tra fasce 
il janciullo al momenlo che nasce: — - 
• — Senza i piedi la donna s'invita 
a diuhirna fatica gradita; — 

— A I completo una stanza t'addita, 
die a tatiiiio pii'i dett'altre d gradita. 

Sciarada arltnietica. 

Cinque cor fa del mio capo, 
Cinque pie fo del mio cor; 
Cinque volte in capo e core 
Stassi il piede del mio cor. 

Saranno sorteKKiati, tra i solutorl abbonati che entro il Qiugno 
iiivieranno I'esatta soluzione, i seguenti prcmi : 

SAI.orn : IL BEATO QIOVANNI BOSCO vx, A. MOI : RICORDI 
D'INFANZIA w BUNlvDIvTTI ; I SOLDATI Dl CRISTO. 



Nota e il priiiiicro, eel il secondo e parte 
del corpo nostra iimano. II mio totale 
e guida ognora alia scienza e all'arte. 

III. 



ram 




Anno VIII - Num. 6 



15 GIUGNO 1930 (Vlll) 

PUBBLICAZIONE MENSILE 



C. C. Postale 




soivi:]M[.A.ieio 

Vocazioni. 

Dalle loataae Mlssloal: La "Jngiaseng" a Sakain. - La scuola S. Antorio di Shillong. - La lingua ci- 
nese. - Divertimenti dei giovani Siamesi. - II tiro d'arco presso i Kliasi. - La danza presso i Khasi. 
Raccoato: UKE VVAGUU. - Ship Pao. 

Dalle rlvlste missloaarle: Tra i pigmei della Malacca. - La festa del Moharem. 
BplsodI missloaarl: Le Clarisse alia corte di Hu^. 
Nelle retrovle. — La voce degli alunni Siamesi. 
Cronacheita misslonaria • Curloslth. 




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AVVERTENZE 



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va inviato esclusivamente e direttamente 
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VENW MISSIONARIA - Via Cot- 
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Sostenitore L. 10 — Vitalizlo L. 100 
L. 15 - „ L. 200 



Anno VIII - Num. 6 Pubblicazione mensile 15 Giugno 1930 (Vlll) 




GIOVENTU MISSIONARIA 



VOCAZIONI 



Riflettete ai vari casi die vi presetito. 

Un prof eta della Costa d'Avorlo. — 

Si cliiamava Harris: i neri I'avevano bat- 
tezzato Black Elijah (= Elia nero). Perfet- 
tamente illetterato, ma dotato di grande 
intelligenza, un bel giomo si trasformo in 
« profeta » e acquisto grande prestigio ed 
influenza in tutta I'Africa occidentale, spe- 
cialmente nella Costa d'Avorio. L,a testa 
awolta in un bianco turbante, vestito di 
bianco coi piedi nudi, recante sempre nella 
destra una croce di bambii e nella sinistra 
una bibbia; ecco la figura di questo singo- 
lare profeta che percorse i villaggi annun- 
ziando la salute nel Cristo, senza domandar 
nulla, senza neppure avere simpatia spiccata 
per I'una o per I'altra setta evangelica, rac- 
coniandando solo ai suoi uditori di aggre- 
garsi a quella che preferivano purche fosse 
cristiana. Della Chiesa Cattolica egli diceva 
pubblicamente che e la « vera » e che gli 
piaceva vedere tanti che I'abbracciavano. 

Era un esenipio tipico della mentahta 
religiosa dei neri dell'Africa occidentale. 

Mori I'll ottobre 1929. 



Pietro il Cieco. Diveime il tipo piii rappre- 
sentativo dei catechisti ainbulanti. Qualche 
giomo dopo la nascita, perdette la vista per 
una congiuntivite purulenta. Lo stregone 
consultato, disse: « E nato sotto un malvagio 
destino: egh dev'essere tuffato con la testa 
in acqua ». 

L'intervento dello zio lo salvo. Crebbe 
senz'altre avventure attendendo alia pila- 
tura del riso. Poi incontro il missionario che 
s'interesso di lui; imparo le pregliiere, il 
canto, divenne cristiano e qualcosa di pivi. 
Guidato da un ragazzo, o trasportato da 
qualche carro, egU cotnincio a girare qua e 
la a impartire le sue istruzioui domenicali 
ai suoi fratelli dei villaggi africani, e colla 
parola e piii ancora coll'esempio istrui, 
commosse e aperse la porta della fede a 
centinaia di pagani. 

Visse 50 anni e di questi 28 U spese a fare 
il catechista ambulante; e con che fruttol 

Caterina Rubanga, una donna catecliista, 
dell'Africa essa pure, in 22 anni, ha prepa- 
rato al battesimo 447 persone, e ha disposto 
150 coppie al Sacramento del matrimonio. 




'Seatuj qui irjrflligir 51'ptr ^jcwtp ft fmpe- 

' \.t,-\'fO rill c 




-m 121 * 




DALLE LONTANE MISSION! 



La *' Jngi'aseng " (riunione) a Sakain. 



Febbraio 1929. 

Ascoltata la S. Messa, in men che non si 
dica, tutto fu all'ordine; i viveri pronti, i 
« coolies » coi cesti a spalla, le orfanefestanti. 

L'allegria non poteva essere niaggiore e 
la radiosa nieta era fissa nella mente e nel 
cuore delle fanciulle che ne anticipavano 
col pensiero, il momento dell'arrivo. 

Le allegre risate si succedevano alle chiac- 
cliiere e ai canti giulivi non disturbati ne dai 
frequenti fiumi da attraversare, ne dalle 
risaie meknose, ne dalle monotone pinete 
susseguentisi le line alle altre. Ed anche i 
seqientelli che di tanto in tanto intercet- 
tavano la via, aggiungevano noia allegra e 
distraente, perche Rosa, che gia ne aveva 
uccisi parecchi con ben assestati colpi di 
bastone, se ne sen'iva dopo per aumentare 
le grida e la corsa delle piii piccole. 

Arrivate al ventesinio niigho, ci fu addi- 
lato in lontananza il povero villaggio dove 
I'anno prima, la tigre affamata, aveva di- 
vorato una buona donna, e piu in la un'al- 
tro luogo dove un'altra tigre, dopo esscrsi 
pasciuta delle canii di un capo di villaggio, 
si era allontanata lasciando ancora buona 
parte del suo botlino. T^n brivido di orrore 
ci scosse I'anima e con tutto il cuore invo- 
cammo la miscricordia di Dio su quegl'in- 
felici. 

Kravanio ancora sotto I'impressione dolo- 
rosa, quando i « coolies » ci additarono lon- 
tane risaie, dove, I'anno precedenle, gli 
'■lefanti selvatici avevano divorato tutto il 
riso, frutttj di tanti sudori ed oggctto di 
tante speran/.e. I'inalmente giungenuno al- 
riniljrunirc alia desiderata Sakain. Ci venne 
inconlro, festantc, il Catechista con cjuasi 
tutta la p()]5ola/ione del villaggio cd i un- 



merosi cattolici accorsi per il convegno ed 
in trionfo ci condussero alia casa costnitta 
proprio per noi. Una piccola stanza di bambu 
e di bambu pure la porta chiusa traversal- 
mente da un altro grosso bambu. In un an- 
golo della medesinia una bella stuoia per 
letto ed un mucchio di paglia per materasso. 
Vinse la .stanchezza e quindi, il sonno placido 
e tranquillo non tardo a chiuderci gli occln. 

Al mattino seguente, ai primi raggi del 
sole, runiori prolungati di tainburi ci annun- 
ziarono che I'ora della levata era giunta. 
Erano i nostri cattolici che festeggiavano 
il nostro arrivo e che a suon di tamburo ci 
accompagnarono lino in chiesa; una povera 
stanza che ser\^e anche di scuola e di ritrovo 
per essi. 

Con gli occhi sbarrati e la bocca aperta, 
stavano ad osser\-are che cosa stessimo per 
estrarre da inia grossa valigia e quando vi- 
dero gli addobbi colorati, le tovaglie ed i 
fieri, i candeheri, gli stendardini con cui 
adoniare la loro chiesina (che si faceva sem- 
pre pill beija) gli itynad (bello, bello) si mol- 
tiplicarono allinfinito e tutti si diedero al 
taglio dei bambii, alia raccolta dei fiori cam- 
pestri per formare archi trionfali sul pas- 
saggio di Gesu, die sarebbe stato portato 
trionfalmcnte in processione per tutto- il 
loro villaggio. Si prepararono pure qua e la 
diversi altarini e fra i preparativi jiel do- 
mani e la visita alle capanne, specie ai ma- 
lati, fini la prima giomata di .stanchezza, 
si, ma di gioia intima e schietta. 

AI mattino seguente, gionio della festa, 
ebbe luogo la S. JNIe.ssa, cantata da tutti i 
cattolici inter^'enuti in gran nuniero, dai 
villaggi piu o meno lontani. 

Le voci ])odcro.se degli uoniini si intrec- 
ciavano bcllamcnte alle voci tenere dei pic- 



^ 122 3^ 



coli, e I'aria fresca e profumata, portava 
lontano lontano I'eco del canto liturgico 
della Messa degli Angeli, accompagnata da 
un povero annonietto, veccliio e sgangherato, 
preso ad iniprestito non so da quale villag- 
gio pronto a prestare il suo servdzio. E benche 
non si potesse toccare che un tasto alia volta 
pure rendeva tutti felici, perche era dato 
loro accompagnare il canto con uno... stru- 
mento. 



alati, bianchi angioletti spargenti fiori sul 
cammino di Gesii, il canto solenne del <iLauda 
Jerusalem » e di altri canti devoti, inter- 
calati dalla recita del Santo Rosario, par- 
lava all'aninia il dolce e soave linguaggio 
della fede. 

Verso sera una piccola lotteria, da noi 
preparata appositaniente per essi mise il 
cobno alia loro gioia. Ad ogni oggetto sor- 
teggiato, ad ogni cuffietta. giacchettino, 




ASSAin. . Portatorl ladlgeal. 



Lunga e devota fu la santa comunione 
generale e, certo, Gesii benedetto si sara 
compiaciuto del cuore dei suoi figli, semplici 
e devoti, 

Dopo la S. Messa, sul piazzale della chiesa 
tutte riiuiite intonio al Missionario, svol- 
sero con tanta lucidita di concetto i vari 
temi proposti per le conferenze: « I Santi Sa- 
crainenti, specie la Confessione; la Vergine 
Santissima; il Papa e I'educazione dei figU » 
e tutti sentivano nell'anima viva la fede 
e la gioia di essere cattolici. 

Nel pomeriggio ebbe luogo la processione 
del Santissimo. 1,'ordine e la divozione con 
cui procedevano i'fedeli, il bello stuolo di 



vestitino, erano grida che salivano alle 
stelle, e ad ogni nonie che si pronunziava, 
risa, chiasso, grida e I'oggetto toccato in 
sorte veniva con forza agitato nell'aria pura, 
fresca e vespertina. 

A chiusura della giomata le nostre orfa- 
nine, rappresentarono la Samariiana, e la 
farsa Non piu sordi in locanda (tutto in 
Ungua kassi) pose fine alia festa, che lasciera 
in tutti tracce indelebili di bene, con I'en- 
tusiasmo vivo di preparare per I'anno pros- 
sitno una « Jingiaseng » piu bella e graziosa. 

Jowai (Assam). 

Suor Vai,i,ino Innocenza. 



.■^;^1,23 ^ 



La scuola S. Anfonio di Shillong. 



L'8 dicenibre vi fu alia scuola di Sant'An- 
tonio I'amiuale distribuzione dei premi; 
giova ricordare che I'anno teste decorso ci 
porto parecchie no^^ta che hanno una grande 
imjjortanza, considerate I'ambiente di mis- 
sione in cui ci tro\aamo e I'essere circondati 
da tante sette anti-cattoliche con le scuole 
e istituzioni loro. 

Gia fin dall'anno passato questa casa, 
che prima ospitava orfanotrofio e scuole 
diume, e stata adibita unicamente a scuola 
estema; il complesso di locah ci permise 
cosi I'aUargamento della scuola con il risul- 
tato di un notevole aumento di alunni che 
crebbero ancora di 64 nell'anno passato. 
Si poterono anche aprire due classi supe- 
riori, cosiche al presente sono ben undici le 
classi; e fu gia accordato dal Ministro della 
Pubblica Istruzione il permesso di aprime 
altre due negli anni successivi e poter pre- 
sentare i nostri giovani aU'esame di am- 
missione all'universita di Calcutta. 

Col soccorso del govemo fu gia fatto un 
acquisto di banchi e tutto fa sperare di do- 
veme ancora acquistare altri se gh alunni 
continuano ad aumentare. 

Da noi si mise tutta la cura per alimentare 
il meglio possibile nei nostri alhevi la vita 
cristiana, non ostante il miscugho di catto- 
lici, protestanti, liindu, mussulmani e pagani. 
In questa santa impresa ci furono di gran- 
dissimo aiuto le compagnie dell' Immacolata, 
di S. Giuseppe e S. Luigi, e anche la compa- 
gnia dell'Allegria. Parimenti le ricorrenze 
dell'esercizio di Buona Morte, del Primo 
Venerdi, del Mese di Maggie; i festeggia- 
menti in onore del nostro Beato Padre, la 
Novena dell'Immacolata, chiusasi con brevi 
esercizi spirituah, le gare di catechismo e 
di Vangelo; con questi mezzi abbiani veduto 
fiorire I'amore alia virtu, alio studio, al buon 
ordine, e crediamo di aver efEcacemente 



preparato i giovani aninii alle battaglie 
quotidiane. Era un dolce spettacolo vedere 
ogni gionio, negU intervalli di scuola, dei 
ragazzi chianiarsi a vicenda, correre alia 
vicina chiesa parrocchiale portare il loro 
saluto a Gesia e a Maria, e pregarli, chi per 
per i compagni non cattohci, chi per otte- 
nere dai genitori il permesso di ricevere il 
Battesimo. 

Ouest'anno si inizio pure lo studio del 
latino pel quale gli alunni trovano in ge- 
nerale abbastanza facilita; avrerno un piii 
vaHdo aiuto per coltivare le vocazioni. 

Le passeggiate mensih li rallegrano assai; 
la scuola di musica, di canto e di ginnastica 
ci diedero niodo di offrire spesso qualche 
pubblico trattenimento in occasione di visite 
o di feste. 

Ben attesa e sospirata come meritato 
coronamento del fehce anno giunse la pre- 
miazione. II trattenimento si svolse nell'am- 
pio cortile alia presenza di S. E. Mons. A. 
Anselmi, D. D., Vescovo di Dinajpur, di 
Mons. E. Bars, D. D. Amministratore Apo- 
stolico della diocesi di Krishnagar, di tutte 
le autorita scolastiche, dei benefattori, ge- 
nitori degli scolari e numeroso popolo. 

Dopo il resoconto del Direttore, la distri- 
buzione dei premi ai giovani migliori per 
condotta, studio e sport, fu fatta dallo stesso 
Ministro di Pubbl. Istr., che voile anche dare 
di sua borsa un ricco premio al principe di 
buona condotta, eletto dai ragazzi stessi, 
e si rallegro in fine dell'educazione, disin- 
voltura e bel garbo riscontrati negli alunni. 
Congratulandosi poi per i successi della 
scuola, manifesto tutta la sua buona vo- 
lonta di proteggere il futuro sviluppo della 
medesima. 

Monsignor Vescovo chiuse la festa con 
la benedizione e lasciando opportuni ri- 
cordi ai giovani per passare bene le vacanze. 




•^ 124 ^ 



Le corde coa cui fu avvlnto Moas, 
VerslgUa e pezzi dl bambii e di 
vestiti Intrisl del suo saague. 



I LA 
LINGUA 

CINESE 



Ecco tin altro bell' articolo , di 
grande interesse che il buou. Don 
Caravario ci aveva inviato un 
mese prima di subire il suo mar- 
tirio. E state scritto apposita- 
mente pei nostri giovani lettori... 
Lo leggano attentamente , e tra 
le righe sentiranno pulsare il 
suo cuore generoso... 

Credo che agli amici delle nostre Missioni 
not! tomera discaro I'avere qualche notizia 
un po' dettagliata sulla lingua di questa 
imniensa regione. E lo spauracchio della 
lingua queUo che trattiene tanti giovani 
ardenti di zelo per le aninie dal volgere il 
loro pensiero a questo paese. Ne hanno 
sentito parlare come di una lingua assai dif- 
ficile e ne hanno forse concepito una strana 
paura che finisce col trattenerli dal condurre 
a compimento le loro aspirazioni. A questi 
e a tutti gli altri amici della nostra Missione 
Cinese tomera gradita, anche a titolo di 
semplice istruzione, qualche breve nozione 
su questa lingua cosi importante. 

I) La lingua serif fa. 

Esistono in Cina due lingue ben distinte: 
la lingua scritta e la parlata. Esse sono molto 
differenti tra di loro. La lingua scritta e 
assai laconica e difficile ad intendersi. Non 
essendovi ahabeto ne altri segni fonetici, 
ogni parola ha il suo proprio carattere mo- 
nosillabo, piu o meno comphcato nella sua 
struttura, ma sempre invariabile. I carat- 
teri sono parecchie decine di migliaia; molti 
pero occorrono assai raramente nell'uso 




pratico. I caratteri si dividono in semplici 
e composti. Sono semplici quelli che eon- 
stano di un unico elemento; composti quelli 
die si possono dividere in due parti distinte 
una delle quali si chiama radiccile che indica 
a che classe o categoria appartiene il carat- 
tere (uomo, legno, acqua, casa, ecc); la se- 
conda parte si chiama fonetica perche gene- 
ralmente e questa la parte del carattere che 
determina il suono. Le radicali sono 204, 
le fonetiche 1040. Delle diverse loro conibi- 
nazioni risultano 1 vari caratteri. 

Alcvme volte fra la parte radicale e fone- 
tica esiste im vero nesso logico. « Vedi, mi 
diceva un giomo un bravo giovane, la sposa 
in Cina si chiama fu ed il suo carattere 
si compone di due parti; « donna » e « scopa ». 
Osser\'a come e espressivo! Dice tutto: la 
sposa entrando in casa bisogna che ci venga 
colla buona volonta di lavorare e non pensi 
a starsene oziosa ». II piii delle volte pero, 
questa relazione tra la parte radicale e fo- 
netica non esiste ed il carattere alia fantasia 
di chi lo legge non da alcuna idea del suo 
significato. Lo studio della lingua scritta e 
assai difficile e porta via moltissmo tempo. 
Mentre a noi basta conoscere 21 lettere e 
con queste possiamo scrivere qualsiasi pa- 



^ 125 



rola della nostra lingua, il cinese deve im- 
parare di ogni parola il suo carattere parti- 
colare: piii caratteri si conoscono e pivi si 
e in grado di esprimere le proprie idee. E 
un esercizio mnemonico assai difficile che 
richiede un continue esercizio, percM 6 assai 
facile dimenticare i caratteri gia studiati. 

Siccome poi il carattere in se molte volte 
non esprime idea alcuna, e dal solo vederlo 
non si puo arguire come si debba pronun- 
ziare, accade sovente che il ragazzo inter- 
ronipa la lettura di un libro perche si trova 
dinanzi a dei caratteri da lui non ancora 




CtNA, - Le tre glovani che accompagnavano Moasl- 

gaor Veralglla e Don Caravario 

net giorno deireccldlo. 

studiati e di cui non conosce nfe la pronunzia 
ne il significato. E assolutamente necessario 
I'aiuto del maestro. 

I caratteri gia co.si difficili in se stessi, 
sono poi veri camaleonti nelle composizioni, 
perche mutano il loro significato a seconda 
degli altri caratteri con cui .sono legati ed 
il loro valore grannuaticale e regolato quasi 
unicamente dalla loro posizione nel disconso. 
II vero stile 6 molto conciso: ogni carattere 
i un'idea, siccho I'imniaginazione del let- 
tore deve .supplire alle idee .sottintese. Chi 
legge in pubblico generalniente non legge il 
carattere cosi come t .scritto, perche scnza 



il libro gli uditori non comprenderebbero, 
ma fa ima versione traducendo in lingua 
parlata la frase che nel libro e scritta in 
istile completando I'idea principale con altre 
secondarie a seconda che il senso lo richiede. 

II conoscere con una certa competenza 
la scrittura cinese e cosa di pochi: Soltanto 
ora le dorme cominciano a studiare, prima 
ne erano dispensate. La maggior parte poi 
degli uomini che pure hanno studiato qualche 
anno, non e in grado di scrivere una lettera 
e tanto meno di mettere in iscritto le proprie 
idee. Un grave ostacolo al rapido e com- 
plessivo progresso del popolo cinese, credo 
derivi speciaknente daUa difficolta della 
lingua scritta che impedisce alia massa del 
popolo di venire a conoscenza delle idee 
modeme; e dalla medesima difficolta della 
lingua scritta credo io derivi pure la grande 
stima che i Cinesi hanno per i caratteri in 
se stessi e per i letterati. 

Lasciando da parte la divinazione che 
dalla composizione dei caratteri cava il 
senso delle cose occulte o future, i caratteri 
hanno realmente un qualche cosa di attra- 
ente per la fantasia di molti Cinesi. « Che 
bel carattere; com'^ scritto bene », sono 
frasi che si sentono ad ogni momento. Non 
e raro il caso di vedere dei ragazzi passare 
da soU dei quarti d'ora alia lavagna e scri- 
vere e riscrivere con visibile soddisfazione 
i caratteri che hanno imparato. Che dire 
poi dei letterati? Chi sa scriver bene e un 
vero valore in Cina dove la maggior parte 
degli abitanti deve ricorrere ad altri per 
lettere, documenti, ecc. Quanti imbroghoni 
arriccliiscono approfittando dell'ignoranza 
altrui! I nostri vecchi dicevano che la sola 
letteratura non da da vivere. In Cina finora 
fu vero il contrario. Infatti, caso unico al 
niondo, in Cina, coloro che in prevalenza 
govemarono furono i letterati. In realta chi 
riesce a conoscere molti caratteri ed a pos- 
seder bene la letteratura e una inteUigenza 
non comune. 

fi dunque tutt'altro die facile la lingua 
cinese scritta, pero ha il vantaggio di es.ser 
iiguale per tutta la Cina sebbene la pronun- 
zia dei caratteri varii nelle diverse localita. 
Non 6 raro il caso di due Cinesi di provincie 
diverse che incontrandosi non si capi.scano; 
ma se rtcorrono alia scrittura si intendono 
perfettamente. 

(Continua). 
Lin-Chow (Cina), 6 Gennaio 1930. 

Sac. Calusto Caravario 

Missionario Salesiano. 



^ 126 TS^ 




Sforia di 25 anni fa, narrafa dal missionario D. A, Colbacchini. 

(CONTINUAZIONE). 



fi legge nostra die se la madre, prossima 
a dare alia luce la sua creatura, fa qualche 
cattivo sogno, la creatura che nascera por- 
tera a tutti disgrazie... Quindi deve essere 
sacrificata per aUontanare il male che Bope 
sta per versare sopra i Bororos. La madre 
deve sofEocare il neonate subito dopo la na- 
scita, senza piangere, senza lamentarsi, 
senza dir parola... 

Visto inutile ogni suo dolore e ogni sua 
protesta, prese le piume e le penne piu belle 
che aveva, spalmo il piccolo corpicino col 
rosso vivo di urucum; lo rivesti di piume 
bianche e poi ne adomo il petto, le braccia 
e le gambe con piume a vari colori. La testa 
poi era tutto un altemarsi di colori: rosso, 
verde, giallo bianco col disegno in uso presso 
i Bororos quando si adornano nei giomi di 
festa. 

II bambino parato tutto a festa era steso 
sulle ginocchia della madre, che pur cercando 
di reprimere il pianto lasciava cadere grosse 
lagrime. 

Pareva vm vero uccelletto uscito aUora 
dal nido; una farfalla variopinta appena 
uscita dalla sua crisalide. 

In quel momento entra cupo Giri-ekuriu... 

— Non hai ancor finito? Che aspetti ? 
Vuoi che te lo strappi io da quelle ginoccliia... 

Iv'apparire dell'uomo sempre brutale, le 
secche parole da lui pronunciate furono 
come fredda lama nel cuore della povera 
doima... che spinta oramai daUa dispera- 
zione piii crudele, si stringe ancor una volta 
convulsivamente il suo amore al petto e 
poi... con ima mano chiude la bocca e le 
narici e coll'altra preme sul cuore deUa pic- 
cola creatura, mentre una delle due vecchie 



donne che la stavano teneva strette le gambe 
e I'altra le braccia della \'ittima per impe- 
dire le contrazioni dell'agonia. 

Un grido acuto, straziante della madre, 
che compiuta la barbara impresa, si riversa 
indietro e sviene. 

Una deUe donne porta via il corpo del 
bimbo mentre I'altra versa acqua suUa di- 
sgraziata madre per farla rinvenire... 

Apre gU occhi... cerca intomo a sfe... 

— E mio figUo? Dov'e mio figho? datemi 
il mio amore; lo vogho qui con me... 

Giri-ekureu, seduto vicino al fuoco, ap- 
pmita ima freccia: guarda cinicamente la 
donna. 

— Taci! Le mie orecchie non vogHono 
piii sentir parole; tuo figlio I'hanno portato 
via e non lo vedrai mai piii... 

La donna abbasso la testa e non disse piu 
parola: ma le lagrime le cadevano a rivi. 

Povera infelice! quanto ha soiferto! e... 
senza colpa, perche forse nulla di male avea 
sognato. Merlri Kwddda rimase muto al- 
cuni istanti, poi riprese: 

— Cosi era di noi Bororos. Cosi erano le 
nostre leggi. Eravamo ciechi, illusi, vittime 
tutti del demonio... II bambino mori, ma 
repidemia venne lo stesso e tu sai quanti 
di noi morirono. 

Nel villaggio nessuno parlo piu del caso. 
Ma dopo quella sera, per le parole del Bari 
non si stava piu tranquiUi, non si aveva piii 
pace; si temeva. 

Alcuni giomi dopo Uke-waguu mi disse: 

— Meriri Kwddda, hai scelto i compagni? 
Partirai domani... Mi raccomando... at- 
tento... se mai qualche pericolo ci minac- 
ciasse, manda subito tmo ad awisarmi. 



^ 127^ 



Ricorda di esplorare bene i passaggi dei tor- 
rent!, la strada ed il filo che i civilizzati 
hanno messo per parlare tra di loro... Non 
badare al tempo da impiegare; due, quattro, 
otto volte il sole potra sorgere su te lontano 
da me: non importa: non ritoniare senza 
qualche notizia... Va dmique! Ed i tuoi com- 
pagni chi sono? 

— Sono: Boro-makitdda, Okiwdri e Kuddu 
riddurSu. 

— Va bene. I tuoi compagni sono tiitti 
di mia fiducia, e non pensero male di te e di 
loro. 

— No! non pensar male. Sapro fare in 
modo che nulla di sinistro abbia ad acca- 
derci. 

L'indomani per tempo partii con i miei 
tre compagni in direzione del Rio das 
Mortes. AUa sera ci siamo fe*mati ed ab- 
biamo passata la notte sulla riva del fiume. 
Donnii poco, perche il mio pensiero, I'im- 
maginazione vagava nei ricordi di gionii 
non lontani. Avrei desiderate passare vicino 
al luogo dove avevamo deposta queUa cara 
fanciulla... ma ne eravamo xm. po' discosti. 
Di notte abbiamo fatto abbondante pesca 
e a giomo pieno siamo partiti da quel fiume 
per venire proprio qui dove ora siamo noi. 

Ma di questo nostro viaggio e del come 
awenne il primo nostro incontro con voi, 
te lo diro un'altra volta. Va a dormire ora 
e prega il grande Spirito ci dia domani ab- 
bondanza di pesci, perche intendiamo an- 
dare a pesca. 



VI. - L'inizio di un'impresa. 

II 1 8 gennaio 1902 i primi Missionari Sa- 
lesiani insieme alle Sucre Figlie di Maria 
Ausiliatrice, partiti da Cuiaba il 16 dicembre 
1901, dopo im lungo e penoso viaggio di piii 
di trenta giomi a cavallo sotto un cielo di 
f uoco, o torrenziali piogge, per lande deserte, 
monti, valli, fiumi e bosclii, arrivarono al 
luogo stabilito per la nuova Missione, che 
fin dal suo inizio fu me.ssa sotto la prote/.ione 
del Cuore SS. di Gesii e che doveva poi pren- 
dere il nome definitivo di « Colonia del Sacro 
Cuore di Oesii ». 

11 luogo era deserto ed incolto; addossato 
da una parte alia grande, vergine foresta; 
dall'altra rocce a picco, e tutto coperto dal 



basso bosco, chiamato cerrado. Due pic- 
coli fimnicelli scaturivano daUa vicina colhna 
e si congiungevano a vaUe. 

Questo grande triangolo la cui base al sud 
^ formata dalle nude rocce a picco della 
collina, ha ad est e ad ovest i due fiumicelli 
che congiungentisi al nord formano il vertice , 
per cui passa la strada e la linea telegrafica. 
Questo luogo prescelto dai primi missionari 
al centro del quale sorse la nuova Missione 
dei Bororos. 

A detta di tutti, il luogo era maggiormente 
preferito dai selvaggi per le loro imboscate 
ed infatti bene si adattava: rocce, caveme, 
folta boscagUa, torrenti che fonnavano un 
passaggio obbligato, e vicino. a circa tre 
cliUometri, il fiume Barreiro, il Kugibba dei 
Bororos, dove un giomo fu costrutto un 
ponte che la ferocia dei selvaggi subito di- 
strusse e brucio, per avere in quel tratto del 
fiume impetuoso e difficile, agio e comodita 
di aspettare al varco i malcapitati viaggia- 
tori e traffiggerli coUe loro frecce dal folto 
della foresta protettrice. 

Per questo appunto si penso dai missionari 
di scegUere detto luogo e collocarlo sotto la 
protezione del Cuore SS. di Gesu perche 
cessasse di essere nido e rifugio del barbaro 
selvaggio e divenisse colla protezione del 
Signore un centro di pace e di lavoro dove 
tutti all'ombra della Croce trovassero sicuro, 
tranqmllo rifugio. 

Si gettarono cosi le tende in quel luogo. 
Si incomincio a diboscare, a costrurre le 
prime rudimentah capanne. Tutto era diffi- 
cile... Lontani, isolati, i missionari dovettero 
persino misurare bene quello che era il loro 
alimento. I civilizzati piu prossimi dai quali 
si jxjteva, si e no, ricevere qualche soccorso 
distavano piii di cinquanta chilometri. Ad 
est Registro di Araguaya a piu di cento 
sessanta, ad ovest Cuiaba a oltre quattro- 
cento chilometri. Tutto poi si doveva tra- 
sportare a groppa di mulo per strade orribili, 
deserte, per bosclii, pantani, fiumi e torrenti.. 
e sempre sotto I'incubo della presenza del- 
I'indio, dell'agguato: ogni stormire di foglia 
pareva il sibUo di una freccia. 

Per quaranta giomi i Missionari rimasero 
sotto la tenda, prima di abitare nelle capanne. 
Tutto fu lavoro delle loro mani: tagUarono 
nel bosco i pali, cercarono le liane per legarli 
e le foglie di palrae per il tetto, lavorando 
sotto un sole tropicale e sotto piogge tor- 



'^ 128 ^ 



renziali... E vivevano tranquilli, sereni anche 
sotto il peso di tante fatiche e privazioni, 
con un unico, ardente desiderio, di poter 
presto avvicinare, abbracciare il figlio della 
foresta, il Bororo. 

I giorni e le settimane passavano. II pen- 
siero, la preoccupazione assillante era sem- 
pre il primo incontro col selvaggio. Ma non 
era loro dato, per quante ricerche facessero, 
scoprire U minimo indizio della presenza di 
un indiano. 

II tempo deUe piogge era quasi al ter- 
mine, e le speranze dei missionari si ria- 
nimarono, pensando che colla beUa stagione 
i selvaggi avrebbero dato segno di vita. 

E scrutarono I'orizzonte se mai qualche 
lontano fuoco elevasse al cielo le nere, dense 
colonne di funio, solite a vedersi nel tempo 
di secca... ma il sUenzio piii sconcertante 
persisteva, e I'assenza assoluta degli indi 
accasciava I'animo dei Missionari, aumen- 
tando di giomo in giomo la trepidazione, 
il timore, I'incertezza. 

Perche gli indi non comparivano? Era se- 
gno di paura o di guerra? I selvaggi si erano 
forse ritirati lontano od erano li accovacciati 
nella foresta come le fiere aspettando il me- 
mento favorevole per slanciarsi sopra la 
preda? Traditori per natura erano gli indi 



ed i missionari attendevano trepidanti I'iii- 
sidia e I'assalto... 

Le Suore, le vere ausUiatrici del Missio- 
nario, stavano pur la intrepide condividendo 
coi Salesiani le pene, le fatiche, e le priva- 
zioni, e piu di tutti con eroica fermezza 
attendevano gli eventi allegramente, pronte 
al sacrificio ultimo, al martirio se cosi avesse 
Diodisposto. AngioU viventi di carita, queste 
anime cosi generosamente forti nell'abne- 
gazione completa di se, queste Pie Donne che 
come quelle del Santo Vangelo, sempre 
accompagnando Gesu al Calvario e al se- 
polcro, non conoscevano difficolta nell'amore 
e nel sacrificio, in quel prinii giorni sotto la 
povera tenda e nella misera capanna, tutto 
condivisero coi missionari, i timori e le 
speranze. 

Dopo venticinque anni, senza aver avuto 
mai un giomo, un'ora di riposo, sempre 
lontane da ogni conforto umano benche le- 
gittimo, continuano anche oggi generosa- 
mente a sacrificarsi per questi poveri sel- 
vaggi; ed e giusto che il nome di queste 
eroine, passato ormai alia storia, sia anche 
qui ricordato aU'ammirazione degli aniici 
della nostra missione. 

{Conlintia). 




Pmaclulll Bororo che baclaao la rellqula del Beato Don Boaco. 



-^ 129 ^ 




Giuoco, caccia, pesca...; pascolare il buf- 
falo inagari sedendogli in groppa, coiidurre 
al pascolo mandre di cavallini, die paiono 
un in^^to irresistibile ad una galoppata, e 
mucche... queste sono occupazioni dei ra- 
gazzi di tutto il mondo. 

Questi Siamesi forse sono speciali: amano 



niolto il gioco delle birille — sono di fango 
e fatte da loro stessi — che serv'ono pure 
da proiettili da 
caccia e per con- 
segvienza sono un 
oggetto di scam- 
bio. Amano far 
raccolta di figu- 
rine trovate nelle 
scatole di siga- 
rette — il Siam e 
il paese del fumo! 
— Anche i bimbi 
hanno cosi preco- 
cemente I'uso del- 
la sigaretta, che 
sembrano nati 
con la sigaretta in 
bocca. 

I piu facoltosi 
si danno anche al- 
ia caccia col fu- 
el le, potendolo ac- 
quistare, mai piii 
usano mezzi pri- 





Ca 
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La 



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^ 130 J6^- 



S: 



Dvani oiamesi 



mitivi come I'arco e la freccia, che pero ben 
maneggiati possono rendere superbi servizi. 

Dopo la stagio- 
ne delle piogge e 
di abitudine la 
pesca, il diverti- 
mento prediletto. 
Allorche le acque 
vanno scemando 
e per effetto del- 
r evaporazione i 
rivi e le pozzan- 
ghere si asciuga- 
no, grandi e pic- 
cini, tutti si dan- 
no con trasporto 
alia pesca, usando 
reti di fogge di- 
verse, ceste spe- 
ciali, in barcao... 
entrando in acqua 
direttamente. 

Si potrebbe cre- 
dere che il ragazzo 
Siamese sia seni- 





pre preoccupato da queste occupazioni in- 
calzanti; niente affatto! Osservate il tipo che 
vi presento: ha otto anni e rappresenta la 
felicita in persona, oggi tanto piu che ha 
gia ricevuto il battesimo, e ama pregare 
ogni giomo pei suoi amici di Gioventu Mis- 
sionaria. D. G. Pinaffo. 




« 131 ^ 



d 



a] 




Tra i pigmei della Malacca. 

P. Schebesta del Verbo Divino nel 1924-25 
passo ben 11 mesi tra i nani della Malacca 
a scopo di studio. Accompagnato da un 
servo malese \'isse la loro vita accolto con 
piena confidenza da quei primitivi. 

I pigmei visitati dal missionario si cliia- 
mano Oyang-XJtan (uomini del bosco) a di- 
stirzione gh Orang-Kampong (uomini del 
villaggio): vivono nelia foresta una vita no- 
made e temono tre cose sopratutto: il tuono, 
la mareggiata e I'uragano. Nelle foreste si- 
lenziose abitate da essi non si ode che il 
sibilo delle scimmie o I'urlo della tigre: son 
dense di altissimi alberi tra i quail non pe- 
netra raggio di sole. Gli Orang-Utan vi- 
vono segregati da tutti gli altri, che temono: 
sono suddivisi in tre razze: Jakdn nel sud 
della penisola, Sakai nel centro, Semang al 
nord (i piii primitivi e meno conosciuti). 
Sono questi che il Schebesta ha Nnsitato. 

Piccoh di statura, di colorito negro (percio 
detti: negritos) misurano 1,51 gli uomini e 
1 ,40 le donne. Sono circa un 2000, distinti 
in vari gruppi. Hanno per lo piii un'espres- 
sione del volto infantile, si adomano con 
foghe e liori, si nutrono principalmente con 
piante. Si riparano dal vento con pareti 
di canne di bambii; e queste sono Tunica 
forma di abitazione. 

L'arma primitiva ^ I'arco colla freccia av- 
velenata. , 

I.,a tribii non ha alcuna organizzazione, 
non autorita di capi perchfe i gruppi sono 
formati di poche famiglie. 

I Semang credono tutti in un essere su- 
premo: il dio del tuono, che ha fissato certe 
leggi che non devono trasgredire. Quando 
I'uragano fa sentire la collera dell'essere su- 
premo, clii e in colpa fa il sacrificio del 
sangue, ferendosi con una punta tagliente 
di bambij alia gamba. 

Hanno il sacerdote medico Hala per co- 
municare colla delta, ed e munito di una 
pietra sacra. 

La famiglia 6 sotto 1 'autorita del padre, 
i b.unbiiii sono molto amati. 

I,a vita dei Semang 6 molto austera: sono 



Riviste 



issionane 



sconosciuti I'omicidio, il furto, I'ubriachezza 
presso i Semang. Essi sono molto paurosi 
verso gh stranieri. 

Oltre agh dei, i Semang hanno geni pro- 
tettori, detti Cenoi, specie di angeh che vi- 
vrebbero nei fiori: credono tutti nella vita 
futura che sara in un'isola lontana del- 
I'occidente. 



La fesfa del Moharem (= Proibita), 

E la festa che i Maomettani Sciiti dell 'In- 
dia celebrano ogni anno per ricordare la 
morte di Hussein, figUo di Ah, che essi rico- 
noscono per legittimo successore di Mao- 
metto. Vi si preparano con digiuni e pre- 
ghiere. Cade nel primo mese dell'anno mac- 
mettano — uno dei quattro mesi in cui fe 
« proibita » ogni ostiUta di guerra. I primi 
12 giorni sono pei Sciiti giomi di profonda 
tristezza in ricordo della tragica fine di Hus- 
sein. 

Un missionario testimonio della festa nel 
Silchet, cosi la descrive: 

« Ho assistito al Moharem.. Bisognerebbe 
vederU (i Sciiti) come staimo accovacciati 
nella loro Imambara (il tempio) cantando 
per 13 giomi e notti le loro nenie, piangendo 
e percuotendosi il petto. Nulla di teatrale, 
nulla di forzato nei loro atti: si capisce dal- 
I'estemo la convinzione che recano nelle 
loro cerimonie. Quando una notte mi feniiai 
tra essi, il mio pensiero void al Golgota dove 
mori dissanguato, crocifisso un altro Capi- 
tano e ai mihoni di cristiani battezzati nel 
sangue di questo eroe divino e li vidi cele- 
brare il Venerdi Santo senza spargere una 
lacrima e senza macerarsi con digiimi... Mi 
sono ravvolto nel mio mantello e percuo- 
tendomi il petto mi accusal di freddezza, 
mi vergognai dell'indifferenza mia e degh 
altri cristiani ». 

Gli Sciiti celebrano pure una processione 
nella quale portano una bara a forma di torre 
detta Tazia. 

Hanno mescolati costumi indii, le caste, 



-^ 132 J= 




COSTUMI ASSAMESI 

II tiro d'arco presso i Khasi 



II tiro d'arco fe, si pu6 dire, I'esercizio di 
ogni giomo. 

L 'arco consiste in una verga di bambil che 
nel mezzo porta un av\'olgimento di Rotang 
sia per renderla piii solida, sia per decora- 
zione. La verga giunge fino a m. i % di lun- 
ghezza: e all'estreniita viene arrotondata e 
intagliata per fermarvi la corda fatta con 
filamenti di bambii. 

I^e frecce sono fatte con sottili canne di 
banibii (di 50-70 centimetri) nmnite di punte 
di ferro e adome di penne di avoltoio (Bii- 
liiwa) all'altra estremita. 

Tirano a distanze da 50 a 100 m. e il ber- 
saglio e forniato da un tronco, da un fascio 



di erbe o paglia. I tiratori si dispongono a 
debita distanza tra loro e ugualniente di- 
stanti dal bersaglio. Ogni gara desta un in- 
credibile entusiasmo in questi esseri di solito 
cosi pacifici e tranquilli: grida di gioia e di 
incoraggiamento acconipagnano ogni freccia 
che giunge al segno, mentre non risparmiano 
motteggi e derisioni per quelle che lanciate 
daUa parte awersaria non colpiscono il 
bersaglio. Finite il tiro, si contano le frecce 
infisse; il partito che ne ha di piu, e \'incitore, 
prende tutti i danari che i concorrenti hanno 
dovuto pagare per entrare in giuoco, e che 
di solito servono per fare a sue tempo qual- 
che festa. 



-^ 133 ^ 




ASSAM. • Doaae KbasI la costume da ballo. 



La d 



anza presso i 



Kh 



asi 



Vi prendono parte uomini e doiine con 
grande diletto, sia nelle cerimonie religiose, 
sia nei giorni di solennita. 

Per la danza si sceglie una piazza estesa; 
nel centro si collocano i bandisti con taniburi 
e cembali che non smettono dal loro ritmo 
noioso e unifonne, continuamente ripetuto. 
Ive donzelle formano il prinio cerchio presso 
i nmsici, vestite riccamente di panni fiuis- 
sinii color rosso-giallo-celeste, adorne di una 
corona d'oro o d'argento in capo, sormontata 
da un mazzolino di fiori finti o foglic, con 
coUane di nietallo prezioso o di coraUo sul 
petto, orecchini magnifici d'oro alle orecchie 
e braccialetti alle braccia. I capelli sono 
legati dietro il capo a gomitolo dal ciuale 
pende un nastro con tre fiocclii. Le danza- 
trici piu nobiU hanno presso un servo che 
le difende con un onibrello dai raggi del sole. 

La danza si distingue per la sua modera- 
zione e per I'esclusione di tutti quel niovi- 
menti rapidi che hanno i balli dcgh altri 
paesi. 

I<e donne tengono le braccia penzoloni al 
fianco, gli occhi bassi, scalzi i piedi e stret- 



tamente uniti: danzano con movimenti del 
piedi quasi impercettibili e rapidi spostandosi 
a destra e a sinistra, avanti e indietro nientre 
descrivono un circolo intorno ai suonatori: 
la mimica — tanto piii che debbono tener 
femio il corpo — e assai faticosa e non si 
tarda a vedere le danzatrici grondare di su- 
dore e fermarsi per prendere un po' di riposo. 

Anche gU uomini prendono parte alia 
danza, ma separati daUe donne, fonnando 
un ccrcliio piii ampio. Vestono pur cssi con 
abiti speciali: oltre la tela bianca che copre 
le gambe, indossano la camicia e una giubba 
di tela a ricami, ma senza mauiche. Sulla 
scliiena pende una ciocca di peli di cavallo, 
e sul petto collaue di corallo. Dal turbante 
spunta un mazzo di fiori finti [thcria) alto 30 
centimetri oppure di penne di gallo. Nella 
destra brandiscono un mazzo di peli di ca- 
pra che alternano tratto tratto con la spada. 
Gli uomini hanno poi scarpe e calze che mal 
si adattano al resto del vestito. 

La danza degli uomini 6 a movimenti pin 
veloci, ma niolto moderati. Per un tratto 
saltellano come bambini da un piede all'altro 



•^ 134 56^ 




>1SS4M. - Vomini KhasI la costume da baUo. 



senza sollevarli di troppo, e si muovono in- 
tomo al cerchio delle donne, agitando sem- 
pre il mazzo che tengono in mano. Di taiito 
in tanto si fermano, inchinandosi verso il 
centro, prorompendo in un grido di gioia e 
abbassando il mazzo di peU. 



Cosi si continua dalle donne e dagli uoniini 
per ore ed ore: gli spettatori non soffrouo 
neppur essi di stanchezza e restano siil luogo 
a godersi lo spettacolo dal principio alia fine. 

I vestiti della danza sono tramandati in 
famiglia da generazione in generazione. 



I MERITI DELLA MADRE 



(Morale Siamese). 



A che cosa potremo noi paragonare i 
meriti della madre? Che cosa possiamo 
pesare sui piatti della bilancia per cono- 
scere interamente i meriti della madre 
che sono al disopra delle nostre teste? 

II globo stesso non puo sorreggere i 
meriti deUa madre. 

Questi meriti brillano come il vetro 
lucente. Come il sole stesso. 

II firmamento stesso e I'aria, se voi li 
pesate, con i meriti della madre, questi 
meriti saranno piii pesanti, e il firmamento 
sara piu leggero. Se voi pesate da una 
parte tutte le acque, le acque non arrive- 



ranno alia meta del peso del meriti di 
una madre; questi meriti sono centomila 
volte pill pesanti. 

Se voi prendete il monte Meru, la cui 
altezza eguaglia gli astri, se voi lo pesate, 
voi lo troverete assai piii leggero che i 
meriti di una madre. 

Se voi pesate insieme il globo della 
terra, il firmamento, le acque del mare, 
il monte Meru, i meriti della madre sa- 
ranno ancora piii pesanti. 

Siani, Marzo 1930. 

GiOBBE Carnini, Salesiano. 



^ 135 # 




Episodi Missionari 




LE CLARISSE ALLA CORTE Dl HUt. 



Erano partite insieme con due Padri France- 
scani da Macao per tornare a Manilla, ma 
una tempesta le sbatte nel 1644 a porta Cliam 
nelld provincia di Quang-nam. Erano appena 
qiiattro. La voce del loro arrivo si sparse in 
lutto il regno e arrivo alia corte di Htie: il re 
e la regina, avendo appreso il modo di vivere 
di quelle figlie, vollero vederle. II re niando 
a prenderle con una bella nave, ed esse dovet- 
tero adattarsi e andare a Hue con la scoria 
dei due religiosi e 50 spagnuoli che erano 
sulla lo o nave. 

Alia corte erano impazienti di vedere co- 
teste religiose che tutti proclamavano sante e 
di cui si diceva vivessero chiuse e velate, e coi 
capelli rasati. Quesio particolare era motive 
di forte curiosita per la regina e per le dame 
di cort£, le quali tenevanq alia capigliattira 
piu che non tenessero alia loro testa. 

A I palazzo reale ebbero splendidi onori, 
conviti in locali riservati a loro e al riparo 
dalla curiosita. Ma quando passarono nelle 
s'.anse della regina, questa loro domandb di 
deporre il velo perchi voleva accertarsi sullo 



stato dei loro capelli; ma le snore con una 
ragione se ne schermirono, limitandosi a far 
vedere il loro volto alia regina. La quale s'in- 
formb della loro religione, delle loro preghiere 
e canti; poi comandb a una dama di porre 
la mano sul loro capo e accertarsi se avessero 
i capelli. La dama toccb il capo della piii 
anziana e gridb meravigliata che era ben vero 
quanto la gente diceva. 

Le Clarisse furono alloggiate presso un 
magistrato cristiano e rimasero a Hue per 10 
giorni. La loro casa fu sempre piena di cii- 
riosi, inslancabili di assistere alle loro pre- 
ghiere e al canto dell'ufficio, e di vedere la 
loro santa vita. L'esempio della loro virtu 
porta 54 pagani a ricevere il battesimo, e 
quando ritornarono a porta Cham tutti vol- 
lero salutarle e molti piansero al separarsi 
da quelle buone religiose. Cost scrisse il celebre 
P. Alessandro De Rhodes, prima apostolo di 
quelle regioni. 

[Da Annales des Missions fitrangeres, 
Paris). 



NELLE RETROVIE. 



Riceviamo e pubblichiamo con piacere 
vivamente ringraziando: 

Spett. Gioventii Missionaria - Torino 

Gli allievi di questo Istituto inviano L. 1000 
al loro compagno Missionario del Giappone 
Ch. Giacomo Baratto, prima vocazione mis- 
sionaria sbocciata in questo Istituto, inten- 
dendo onorare in modo particolare i due glo- 
riosi Martiri Mons. Versiglia e D. Caravaria, 
caduti per la santa causa missionaria. 

II Comitate per le Missioni 
Istituto Salesiano di Belluno. 



Anche gli alunni della III Elem. di Gar- 
bagnate Milanese ci inviano I'offerta per la 



borsa Piccoli Amici di D. Bosca da loro ini- 
ziata, e serivono: 

Prima che si chiuda I'anno scolastico desi- 
deriamo mandarle la terza offerta per la 
nostra Borsa: « PlccoLl AMICI DI D. Bosco >>. 

Ora poi che la nostra Insegnante ci ha 
raccontato le belle feste di Roma e di To- 
rino, vogliamo ancora piu bene a D. Bosco. 

Ci displace soltanto die I'anno venturo 
non saremo forse piii, con la nostra buona 
Signorina e non avremo in Classe il Salva- 
danaio Missionario, nia andremo a trovaria 
e continuerenio a offrire la nostra monetina. 

II Beato Don Bosco accolga la nostra 
buona volonta e continui le sue Benedizioni 
su di noi e sulle nostre Famiglie. 

Ci benedica anche Lei ottimo Padre e 
preghi per noi. Dev.mi 

Alunni di III eler.i. 



•^ 136 ^ 




LA VOCE DEGLI ALVNNI SIAMESI. 



Caro Padre di tutti i Salesiani, 

Noi non li conosciamo, ma il Padre ci ha 
detto che sei al posto di Don Bosco, dungiie sei 
buono come liii. Per questo noi ti scriviamo. 

Noi siamo ragazzi siamesi e siamo tanto 
contenti di essere col Missionario perche egli 
ci liene allegri e ci fa buoni. 

Ma noi abbiamo una pena. Noi vorremmo 
che ianti ragazzi pagani venissero a scuola 
alia Missione ed invece alcuni nostri fratelli 
cristiani vanno a scuola da pagani. 

Sai perche? Ecco la fotografia della scuola 



pagana, e la fotografia della nostra scuola. 

Oh se tu conoscessi qiialche buon cristiano 
che volesse mandare al Missionario i soldi per 
fare una scuola bella come quella dei pagani! 
Sapessi quanto soffre il Padre e quanto sof- 
friamo noi vedendo i nostri fratelli a scuola 
coi pagani! 

E non soffrird anche Gesii? 

Benedici, caro gran Padre, i tuoi 

piccoli figliuoli del Siam. 
Bang Nok Khuek, 24 marzo 1930. 



(Ill alto) 

SIAJH 

Missione 

salesiaaa - Scuola 

criatlaaa 



® 




(In basso) 



SIAM 

Scaola del 
pagani 






=9J 137 ^ 




SHIP PAO 

Sforia della crisfianifa di MIAU HA. 



II fiscMo lungo e prolungato della loco- 
motiva, mi tronca la contemplazione del 
pittoresco panorama, che mi ricordava un 
lembo del lago di Como. 

Siamo a Lin Kong How, ultima stazione 
nella nostra missione e devo purtroppo di- 
scendere. II primo tratto del mio viaggio e 
cosi percorso; ora coniincia la seconda parte, 
coUe noie, sorprese, lungaggini che sfibrano 
I'Europeo, abituato ai modenii mezzi di tra- 
sporto, sconosciuti, o quasi, in queste re- 
gioni, ove le luiiche vie di comvuiicazioni 
sono i fiumi, e la giunca limga e stretta, il 
mezzo di trasporto. 

Ero diretto a Linchow in visita a D. Ca- 
ravario. 

Mi restavano un 250 km. da percorrere; 
poche ore di ferrovia, se esistesse, ma che 
mi ricliiedera ahneno una settimana, coi 
mezzi disponibili. 

Da Lin Kong How si stacca uno dei rami 
principaU del Pe Kiang (nord fiume), che 
porta fino a I<inchow, citta importante al 
confine nord-ovest del Kwang Tung col 
Kwangsi e Hu Nan. 

Una settimana rannicchiato su queste 
bardie, fra cestoni di merce e sacchi di sale, 
a godermi il fumo accecante della cucina ed 
i profumi acuti dell'oppio e droghe cinesi, 
non era certo ci6 che potesse destare molta 
allegria! 

Mi diressi alia nostra residenza, ove avrei 
dovuto pemottare, mentre si sarebbe cer- 
cato il caronte, che mi accogliesse nella sua 
casa galleggiante. 

Al metier piede in residenza mi venne 
incontro il Sin Shang (catecliista) e tutto 
sorrideiite: 

— Sin Schu Pao You (Dio ti jirotcgga) 
Shin fu — padre — csclama; stavolta non 
hai scelto bene per andare a Linchow! 

— Come niai?.. 



— Odor di polvere, e le barche, se la 
son svignata. 

— M P'a — niente paura — mi aggiu- 
stero ugualmente. 

L'ancoraggio di Lin Kong How era real- 
mente deserto, mentre son sempre centinaia 
le barche d'ogni forma e dimensione. 

Da alcimi giomi migliaia di soldati saU- 
vano il corso del fiume ed alcune barche 
eran gia state requisite dai militari. Le altre, 
per salvarsi da tale pericolo (si h poco retri- 
buiti e magari si restera dei mesi a loro di- 
sposizione) seran nascoste su pei torren- 
teUi e piccoli affiuenti. 

Rimaneva ancora qualche piccola bar- 
chetta e con queste avrei potuto attuare il 
mio viaggio piu speditamente; ma occorre- 
vano L. 500, mentre io non ne possedevo 
che 1 50 1 

Da tre mesi avevo lasciato lassu D. Cal- 
listo, nuovo del posto e della lingua, biso- 
gnava andar su ad ogni costo, e mi decisi 
di continuare a piedi. 

Diverse cristianita sul percorso mi faci- 
litavano la gita; i cristiani ne avrebbero gua- 
dagnato ed io avrei finalmente approfittato 
— prolungando un tantino I'itinerario — 
per far conoscenza coi cristiani di Miau Ha, 
di cui tante volte avevo sentito parlare. 



II mattino seguente, celebrata la S. Mcssa 
e presa un po' di refezione, mi misi in cam- 
mino, accompagnato da un cristiano pra- 
tico dei sentieri e delle localita ove si do- 
veva transitare il fiume. 

I prinii due gionii passarono felicemente 
e le gaml)e si andavaiio abituando ai 40-30 
km. quotidiani. A nottc ero sempre accolto 
a festa dai cristiani, die avevan cosi como- 
dita di accostarsi ai Sacramenti ed udir la 



-^ 138 o'-^ 



parola di Dio. II loro missionario era aiiinia- 
lato a Macao. 

II terzo giorno pareva dovessi arrestarmi 
alia nostra residenza di Ham Kuong. Nes- 
suuo voleva accompagiiarmi, aveiido tutti 
un sacro terrore del lai gniii (requisire uo- 
miiii). 

Costume del paese. I soldati, per traspor- 
tarsi da im luogo ad un altro, in mancanza 
d'altro si servono degli uomini per traspor- 
tare viveri, munizioni ed armamenti. 

A volte in^'itano a pagamento, ma cssendo 
tante le incognite di tale servizio, i pii: si 
rifiutano; per cui restan quasi costretti a 
requisire a forza, acciuffando quelli clie ca- 
pitano sotto le ungliie. 

I paesi eran vuoti e deserti, e le campagne 
silenziose ed abbandonate. 

Arrivo pero in buon punto il servo di 
D. Cavada e potei riprendere cosi il viaggio, 
a cavallo pei^sino, giungendo quella sera 
stessa a Miau Ha, accolto calorosamente da 
quel cristiani, che da diversi mesi non avevan 
visto il missionario. Avevo deviato d'luia 
ventina di chilometri, ma ue fui ripagato ad 
usura dalla cordialita e dal fer\'ore di quel 
semplici neofiti, la cui origine piacera assai 
anche a voi e dira qualche cosa al vostro 
cuore generoso. 

Miau Ha e un gruppo di case campagnuole, 
inteniate in un'amena conchetta ai piedi 
delle montagne rocciose, che costitniscono 
I'altipiano di Tai tong, uno dei piu famosi 
della missione, per essere il covo e teatro 
tragico della pirateria del Yeong Shan. 

Fin dal 1870 il P. Moroux, zelante sacer- 
dote deUe ]\Iissioni Estere di Parigi, si 
spinse fin lassii ed ebbe subito la sorte di 
accogliere una fatniglia in grembo alia 
Chiesa. 

Lai Ship Pao, giovane di ottimo cviore, 
era un vicino di casa e grande amico dei 
neofiti. Oua.si ogni sera, dopo cena, veniva 
ad intrattenersi cogli amici e fu presto col- 
pito dai simboli religiosi e dalle preghiere 
dei cristiani. Voile conoscere la nuova reli- 
gione e si presento al P. Moroux per essere 
i.scritto fra i catecumeni. La bonta del mis- 
sionario lo colpi grandemente e si senti for- 
temente attratto a Gesii, di cui ebbe in dono 
un crocifisso col catechismo. 

In casa eran tutti ferventi pagatii e nes- 
suno sospettava che Ship Pao fosse per ri- 
nunziare agli idoli venerati. II giovane pero 
aveva onnai deciso; non bruciero piu gli 
Heonf; (profumi), ne faro mai piii il Ktin 
Ten (prostrazioni). Al liuo Tciet (festa pa- 
gana), infatti, con scandalo e meraviglia di 
tutti, Ship Pao non prese parte alle .snper- 
stizioni. II padre si scaglio furibondo contro 



di lui e la mamma annunziava gravi disgra- 
zie in famiglia (vendette degli dei irati). 
Proibizione assoluta di comunicare ancora 
col missionario e coi cristiani vicini, con mi- 
naccia persino di di.seredarlo se non ubbi- 
diva. 

II generoso catecumeno non si sgomento; 
la luce s'era fatta al suo intelletto, una nuova 
fiamma accendeva il suo cuore e continue 
a studiare il catecliismo e frequentare i cri- 
stiani, eludendo, per quanto poteva, la sor- 
veglianza dei suoi. 

Sorpreso un giomo, menti^e tomava piu 
raggiante dopo un abljoccamento col mis- 
sionario, fu assalito barbaramente dal padre, 
che lo avrebbe finito percuotendolo brutal- 
mente, se Ship Pao non fosse riuscito a 
fuggire. 

I)ove rifugiarsi? I cristiani eran troppo 
vicini; dal missionario non era conveniente: 
si diresse alia montagna e la Provvidenza 
lo ospito in un'antica fomace abbandonata. 

Nel suo nascondiglio ringrazio il Signore 
abbandonandosi alia di Lui assistenza. La 
gioniata era passata in preghiera e sull'ini- 
bnuiire, usciva guardingo e scendeva ai 
campi a scavare qualche Fan Shu (patata 
dolce) per sostenersi un po' in forze. 

Una notte fu sorpreso da insolito nnnore 
e ringhiare arrabbiato. Cautamente si di- 
rige verso I'uscita ed un brivido gelido lo 
arresta e gli toglie il respiro. Una tigre s'a- 
vanza snella e decisa. L'occliio vivo e lu- 
cente cerca avidamente la preda. Ship Pao 
non si smarrisce. Col segno di croce si rac- 
comanda al Signore e, dato di pigho a due 
■ mattoni li batte fragorosamente. Gli anditi 
della fomace accentuano il frastuono e la 
belva si ritira sibilando. 

Tale vita non poteva durare e Ship Pao 
decide tomare a casa, nella spjranza che 
onnai il Padre si sia acquetato. S'inginoc- 
chia ancora una volta nel suo nascondiglio; 
ringrazia il Signore di averlo conservato e 
protetto, domanda grazia per la sua famigha 
e parte sicuro di trovare buona accoghenza. 

II padre era assente, anzi era precisamente 
andato in cerca del figlio, presso lo stesso 
missionario, che ebbe cosi splendida occa- 
sione di ragionare e rabbonire il duro geni- 
tore. La Provvidenza disponeva cosi I'a- 
nimo del padre a ricevere il figlio, che suUa 
porta di casa, col piu bel sorriso, accolse il 
genitore con un affettuoso; Tin Schii Pao 
You. (Dio Ti protegga). Fuv\'i un po' d'in- 
certezza; I'antica collera fece capolino, ma 
la sommessa preghiera di Ship Pao vinse 
completamente il padre, gia onnai sulla via 
della conversione. 

Tutto non era svanito. 



-m 139^ 



Crucianti timori turbavano il vecchio pa- 
gano: chissa che gli dei non sian per veudi- 
carsi della mia conversione?!... 

La sposina di Ship Pao, e affetta, difatti 
da strana malattia pochi giorni appresso. 
Nessuna medicina le giova. Dimagrisce a 
vista d'occhio, perde i capelli ed tin colore 
cadaverico apparisce sul vise. 

I pagani hanno buon gioco e nella lore 
supina superstizione, imprecano ai cristiani 
e vorrebbero che si obbhgasse Ship Pao a 
rinunziare al Die dei Yeong Gnin (Europei). 
]Ma la fede e la pieta trionfaiio. II missio- 
nario intersdene col consiglio e la preglriera 
e la sposina guarisce perfettamente. 

Shi Pao riceve finahnente il battesimo ed 
il Sigiiore benedice la sua unioue niatrinio- 
niale con una bella famigliola. 

II vecchio genitore muore in seno alia 
Chiesa e la famigha di Ship Pao cresce pro- 
sperosa e ben vista ormai anche dai pagani 
che ne ammirano la rettitudine e I'onesta. 

E il primo nucleo di cristiani di Miau Ha 



cui Ship Pao vuol prowedere, dedicando la 
parte centrale della sua casa come cappeUa 
e residenza del missionario, che dope 60 
anni e semjire ricevuto con gioia e venera- 
zione dai discendenti di Ship Pao, cresciuti 
di numero e di fede, tanto da consolare e 
ripagare ad usura colui che non tenie i di- 
sagi per recarsi a visitarli. 



Passai la domenica con essi e partii com- 
mosso e sempre piu convinto che il buon 
seme non si perde e se pure il cammino ,e 
irto di spine, euntcs ibant et flebant niitteiites 
semina sua, si arriva pero all'oasi e giunge 
il tempo della mietitura... venient cum exul- 
tationc portaiites manipulos suos. 

Cari amici, ricordatevi di Ship Pao e le 
vostre preghiere ne faccian sorgere uno in 
ogni paese, accio si moltiplichino i Miau Ha. 

Sac. GlOV. GUARONA. 




Ci*i 



CRONACHETTA MISSION ARIA. 



MISSIONARI UCCISI IN CINA. 
L'uccisionc di Mons. Versiglia e Don Caravario ha ri- . 
chiamato I'attenzione sui frequcnti assassinii verificatisi ne- 
gli ullimi 7 anni. II doloroso marlirologio, aperto da un 
Italian!) — il P. Angelo Melotto, francescano — comprende 
due Vescovi (Mons. Jans e Mons. Versiglia) e 22 sacerdoli: 
figurano tra le vittime 8 belgi. 4 italiani, 3 francesi, 3 ame- 
ricani, 2 tedeschi, 2 cincsi, i spagnuolo e I irlandese. 

UN OBBLIGO A TUTTE LE DONNE. 
II prefetto di Lo-An-Fu (Cina) trovando nel censimento 
I'enorme sproporzione di 120 mila uomini e 20 mila donne 
— spropor/ione dovuta all'infanlicidio dclle bambine, abi- 
tualc in questa rcgione — ha ordinate il matrimonio a 
tutte Ic donne libere. Meno male che nel suo zelo ha ri- 
spettato le Suore indigene addette alia cura dclle bambine 
abbandonate! 

PER LA CONVERSIONE DEGLI EBREI. 
A Londra vi i un'associazionc che si propone come 
scopo la conversione degli Israeliti: t la GtiilJ 0/ Israel. 
Essa s'interessa molto della cosidetta • Novena dei bam- 
bini • recentemente inaugurata e che consiste neH'assisterc 
a Nove Messe e nel fare mve Conmniom per la conversione 
degli Israeliti. 

KANCILiLLI AliliANDONATI. 

Nella rcgione di Ilaku sono arrivate nuovc bandc di 
fanciulli abbandonati, provcnienti dai nord e fuggenti da- 
vanti alia minaccia della carestia. Col scpniiigiungcre della 
primavera esse divcntano un vero flagellu per Ic campagne 



dove rubano e vanno mendicando. II giornale Bakimki 
Rahiicki dice che il numero di qucsti I" inciulli (bcspnsnrm 
nella sola regionc di Haku e di 60 mila, e gii piu di 5 mila 
sono stati arrestati per furti e assassinii. 

L'AMMINISTRATORE APOSTOLICO 
DELLA SOMALIA. 
Mons. Bernardino Vitale Bigi. Vicario Apostolico e Am- 
ministrator..- della Somalia, k morto il 20 aprilc, compianto 
da tutta la Colonia: bcnche da poco tempo vi I'ossc giunto, 
si era acquistato le simpatie e I'affetto di tutti per le • alte 
doti di saggczza c di pieti •, come si espressc il Uoverna- 
tore della Colonia. 

LA RADIO E LE MISSIONI. 
II 5 febbraio Mons. Giorgio Weig a mezzo della radio 
di Monaco di Baviera ha tenuto una confcrenza sulla « Si- 
tuazione politica della Cina e le sue ripercussioni sulle 
Mission! Cattolichc ». La confcrenza i stata udita como- 
damente in tutta la Baviera. 

CATTOLICIS.MO NELLA NUOVA GUINEA. 

II Vicarialo Apostolico della Nuova Guinea, affidato ai 
Missionari del S. Cuore, in 25 anni ha fatto mcnivigliosi 
progrcssi. Sul principio stentd assai a stabilirvisi; m.T da 
una decina d'anni si accentub il movimento di conversioni, 
ed ora si contano 8 stazioni principali, 120 secondarie: vi 
lavorano <> saccrdoti c 127 catcchisti e le suore missionarie. 
1 cristiani sono oggi ''ooo (sui 35 mila abitanti) e altri 10 
mila si prcparano al Battesimo. 

Come si vede, anche il lavoro missionario che suite prime 
sembra sterile, produce a suo tempo frutti copiosi. 



(IB appiovaziiine ecclesiaslica. — D. 



Direltoie-responsabile. ^Torino, H30-Ilpogra((a della Soclela Eilitiice Inlernazlonalt 

'a; 140 ^ 



CURIOSITA DEI PAESI DI MISS/ONE. 



LA CITTA del SANGUE. 

I conoscitori deU'Africa chiamano la < citti del sangue», 
la citt^ di Benin, situata sulla cosidetta Costa degli schiavi. 
II corrispondente inglese di guerra che prese parte alia 
spedizione contro il barbaro Dumbaha, il capo di quella 
citti, scrive: « Benin fe la vera citta del sangue. Su ogni 
via si trova un profondo fosso pieno di cadaveri e di mo- 
renti. Andando un giorno vicino a uno di questi profondi 
fossi udimmo cupi singhiozzi e pianti. Tosto ci calammo 
nel fosso e, dopo aver levato i cadaveri mezzo putrefatti, 
trovammo un ragazzetto. In un altro fosso trovammo una 
madre con due bambini. Da per tutto giacciono a terra 
vittime umane e da per tutto si trovano tracce di san- 
gue. Lungo una via sola contai 60 cadaveri umani. Dai 
luoghi consacrati ai feticci scorre incessantemente sangue 
umano. 11 feticismo h il piii orrendo dei culti di Satana, 
di quelli almeno che ho visto io. Un quadro piu triste pos- 
sono fame i missionari, che resistono fra questa gente 
inumana anni e anni ». 

FLAGELLI AFRICANL 

Al Meru vi fe la * fame », per le ripetute invasioni di 
cavallette; la popolazione che non h emigrata in cerca di 
lavoro, si disputa colle scimmie i prodotti della foresta. 

Sono spuntate per causa della carestia spaventose epi- 
demic. II flagello 6 aggravato dalle disastrose piogge che 



distnissero ponti, per cui riesce malagevole il rifomimento 
di viveri. 

Intanto anche i < ladri » si moltiplicano... e quel che 
sfugge ai ladri e alle cavallette cade tra le mani degli • slre- 
goni ». 

LA SFERZA BOLSCEVICA. 

I * Senza Dio » della Russia vogHono ridurre alia piti 
degradante schiavitii i contadini. II 9 gennaio un decreto 
del commissario della Karelia ordinava i lavori forzati per 
tutti gli abitanti. Le persone abili al lavoro st dovettero 
presentare entro 5 giorni per essere inviate a lavorare nei 
boschi. Due uomini dovevano abbattere ogni giorno 
60 alberi, mondarli dei rami e della corteccia e segarli: 
se il lavoro non era compiuto alle condizioni volute, non 
mancava la punizione, cio^ la privazione dei viveri per 
quella giomata. 

Edoardo Keen, vice presidente delV United Press, di ri- 
tomo dalla Russia ha descritto la disperazione delle classi 
sociali fl f uori legge ». Vi appartengono coloro che non pos- 
sono vantare un'origine proletaria, i borghesi, i kulachi {con- 
tadini benestanti), i preti, gli ex possidenti ed ex commer- 
cianti. In seguito ad un prowedimento questi « fuori legge » 
non possono consumare i loro pasti nelle osterie; non 
avendo diritto alle tessere, non possono provvedersi di vi- 
veri e sono condannati a morire di fame. Le citti sono 
invase da questi disgraziati accorsi per elemosinare... 



OFFERTE PERVENUTE ALLA DIREZIONE 



k 



BATTESIML 

Sig.ne Impiegate (S. E. I. - Torino) pel nome Grua Ma- 
ria a una siamese, 25 — Bianca Bruno di Dante (Fras- 
sineto Po) pel nome Bianca Bruno ad una moretta, 50 

— Baudo Teresa Gramaglia pel nome Maria a una cine- 
sina, 25 — A mezzo Sig. D. Gusmano pei nomi Cerutti 
Giuseppina e Giuseppe Spadaro a due indietti, s^. 

Morbi Don Giacomo (Treviglio) pel nome Angela — 
Suor Vincenza Verney (Roe-Volciana) pel nome V'incema 

— Frezza Romolo (Lanuvio) pel nome Andero — Longoni 
Giovanna (Lurago Erba) pel nome Teresa — Baronessa 
Garzia Margherita (Omano Grande) pel nome Raffaele dei 
Baroni Garzia — Pelestro Don Eusebio (Borgovercelli) pel 
nome Galli Virginio — Romanini Giovanni a mezzo Don 
Villa {Pilastro di Gragnano) pei nomi Deliso, Angela — 
C.ssa Giulia Baldeschi Volponi (Montet'ano) pel nome Ma- 
ria Teresa — Ner\'i Suor Ermelinda (Cossato) pei nomi 
Anna, Maria, Arcangela, Margherita, Ermelinda — Casa- 
rotto Valcntina (S. Vito Leguzzano) pel nome Teodoro 
Luigi — Sorelle Bolognini di Michele (Conversano) pel 
nome Vincenzo — Spera Rosalia Ved. Andreatta (Fietta) 
pel nome Annita — Tribulato Concettina Ved. Perrotle 
(Lentini) pel nome Filadelfo Mazzara —~ Monticone Agnese 
(Sommariva Perno) pel nome Giovanni — Romei Giulietta 
(Genova) pel nome Ilario — Prosdocimi Emilia (Rovigo) 
pel nome Maria Angela — Bogetti Don Francesco (Boccio- 
leto) pel nome Maria — Direttore Ospizio San Vincenzo 
de' Paoli (Sampierdarena) pei nomi Dini Egidio, Pasqui- 
nelli Michele, Narciso Rondinelli, Gaetano Bandinelli, Carlo 
Bozzi, Viviano Viviani — Massa Pierina di Antonio (Co- 
niolo M.) pel nome Cecilia Pierina ~ Leonardi Don N. 
(Brusino-Cavedine) pel nome Francesco — Martorana Su- 
periora Ort. Cantello (Butera) pel nome Giovanni Bosco — 
N. N. a mezzo Don Favini pei nomi Celestino, Pietro — 
Raineri Suor Margherita (Vigonovo) pei nomi Matteo, Vin- 
cenzo Sante — Sordo Maria (S. Remo) pel nome Francesco 
Maria — Rusca Virginia (Salsomaggiore) pei nomi Emidio, 
Maria Adelaide — Amorosino Felicella (Domicella) pel 
nome Giuseppe — Frigerio Gay Maria (Pisa) pel nome 
Aldina — Moscardini Aminta (Barga-Renaio) pei nomi 
Pompeo, Anna — Scolari della classe I e IV di (Sillavengo) 
con ansia univano i loro piccoli risparmi per il riscatto di 
un piccolo indiano: Ermanno Delmestre, nome sorteggiato 
in classe — Cattaneo Don Giacomo (Livorno) pel nome 
Lauretta — Barbieri Nelly a mezzo Don Penati (Desio) 
pel nome Piero — Funa Basilia (Gorizia) pel nome Basilia 
— Pellini Corinna (Livorno) pel nome Giuseppe — Do- 
browlny Filomena (Siracusa) pel nome La Rocca Salvatore 
Savini Orsola (Pesaro) pel nome Guide — Avidano Claudio 
(Castell'Alfero d'Asti) pel nome Edelia — Tosi Emilia 
(Casalmaggiore) pei nomi Carlo, Ferdinando — Vovo Lui- 
gina (Verres) pei nomi Aldo, Rita — Clemente Carolina 
(Castelnuovo Calcea) pel nome Agata — Mozzanica Giu- 



seppe (Somma Lombardo) pel nome Giuseppe — Negro 
Barbara Ved. Riva (Mongrando) pel nome Andrea — Cappa 
Don Michelangelo (Ancona) pel nome Albonetti Giovan- 
nina — Perk Don Jon (Damme) pel nome Benno — Orengo 
Francesca (Grugliasco) pel nome Giuseppe — Delbosco 
Maria (Grugliasco) pel nome Maria Agostina — Nosengo 
Aw. Francesco (Grugliasco) pel nome Serafino — Diret- 
trice Istituto S. Spirito (Livorno) pei nomi Bini Riccardo, 
Proietti Giuseppina — Direttrice Convitto Bona (Cari- 
gnano) pei nomi Angelina, Pierina — Ferraris Stefano (Sa- 
lomino) pel nome Stefano, Maria — Le ragazze del labo- 
ratorio (di Arignano) offrono lire 25 perche venga imposto 
il nome di Cucco Maddalena in omaggio alia loro Direttrice 

— Ulpiani Ada (Acquaviva Picena) pei nomi DomenicOf 
Ada — La Direttrice dell'Istituto Manderchi (di Atri) ci 
comunica: Invio L. 25 per il riscatto di una bambina e 
le s'imponga il nome di Elisa Santarelli. La piccina che 
invia questa somma ha sette anni, e si e privata per piu 
di un anno di dolci e di divertimenti per raggiungere il 
suo scopo — Del Favero Giuseppina (Lozzo Cadore) pel 
nome Marta Isabella — Ubiali Carolina (Pontirola) pel 
nome Carla — Nass6 Suor Ernesta (Jerago) pel nome 
Reghenzani Giuseppe Maria — Raspanti Don Michele 
Salesiani (Vignaud-Argentina) pei nomi Maria, Santo, Mi- 
chele, Nicolina — Marcucci Cecilia (Torino) pei nomi Gio- 
vanna, Mario — Coniugi Gay (Torino) pei nomi Sebasiiano, 
Maria — Canegallo Elena (Carezzano) pel nome Giovanni 
Pietro — N. N. a mezzo Sacrestia M. A. (Torino) pei lomi 
Ubaldo, Angela — Zorzi Elena (Mcrano) pel nome Carlo 
Znrzi — Adalgisa Chierico (Gravcllona Toce) pei nomi 
Adalgisa, Giovanni — Moroni Lucolini Anna (Fiorenzuola 
Adda) pel nome Anna — Ivaldi Suor Chiarina (Lugagnano) 
pel nome Giovanni — Scaramucci Celso - Salesiani (Gros- 
seto) pel nome Aldo — Songia Regina (Cherasco) pel nome 
Regina — Baldusso Giuseppina (Torino) pel nome Lidia 

— Sorzana Tina (Torino) pel nome Antonio — Urbino 
Maria (Militello) pel nome Agata — Mons. Olivarcs (Su- 
tri) per Formazzi Lucia e pei bambini dell'asil 1 di (Brac- 
ciano) pei nomi Bonosa, Maria Concetta — Institut de la 
Longeraie (Morgex) pel nome Roger — Ferrari Don Ot- 
tavio per Marega e Paoletti (Trieste) pei nomi Luigi, Ma- 
rio — Consiglio Dott. Don Achille Mario (Gallipoli) pei 
nomi Fulvio, Antonio — Moizo Francesca (Piano della 
Valle) pel nome Francesca — N. N. (Orbassano) pei nomi 
Antonio, Pietro, Maria Angela, Gioachino — N. N. (Ca- 
seile) pei nomi Caterina, Maria — Petricich Giovanna 
(Fiume) pei nomi Giacomo, Attilio — Bianchi Margherita 
(Romagnano Sesia) pel nome Brur o Eugenia — Testolin 
Don Attilio (Breganze) pel nome Giuseppe — Suor De 
Grandi Margherita (Reggio Parco - Torino) pel nome Te- 
resa — Botta Rosa (Savona) pel nome Francesco — Castel- 
nuovo Maggi Teresa (Maggianico) pel nome Marina — 
Benzi Natalia (Frascaro) pel nome Angela — MorattiSuor 
Angelica (Palombara Sabina) pel nome Domenico, 




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Anno VIII - Num. 7 



15 LUGLIO 1930 (VIII) 

PUBBLICAZIONE MENSILE 



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soiviim:a.i«io 

Gli orfanelli dell'Assam al Papa. — Impressioni di Missionari. 

Dalle Ipatane MIsslool: Dal miele all'anima. - II Phra-Chedi. - Un viaggio nell'oriente equatoriano. 

Impressioni d'Oriente. - La lingua cinese. - Vestiti pei fratelli poveri. 
Dalle rlvlsle mlaslooarle: Cinquant'anni di missione e dieci di prigionia. - La nialattia "Yaws". 
Superstlzloal e rfti pugaai: Feste e riti religiosi del Synteng. 
Raccoato: UKE WAGUU. 
II primo fiore del Rio Negro. 



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AVVERTENZE 



1 - L'abbonamento {vedi prezzi a pie pagina) 

va inviato esclusivamente e direttamente 
air AMMINISTRAZIONE DI GIO- 
VENTU' MISSIONARIA - Via Cot- 
tolengo, 32 - Torino (109). 

2 - Scrivere chiaro e completo I'mdirizzo, 

colla relativa via e provincia e numero 
del quartiere postale. 

3 - Si prega di indicare sempre se I'ahhona- 

mento i NUOVO, oppure RINNOVA TO. 

4 - L'amministrazione non risponde - ne am- 

mette reclami - per gli abbonamenti non 
spediti direttamente all indirizzo sopra 
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ABBONAMENTO: ™ ™Z:T* I .'." 



Sostenltore L. 10 
L. 15 



Vitalizio L. 100 
L. 200 



Anno VIII - Fum. 7 



Pubblicazione mensile 15 Liiglio 1930 (VIII) 




GIOVENTU MISSIONARIA 



Gli orfaneW dell Assam al Papa, 



Riportianio da L'Osservatorc Romano del 
i8 aprile questa bella notizia. 

Gli orfani di Raliang nelV Assam haiino 
rivolto al Santo Padre un devoto e aSet- 
tuoso indirizzo di ringraziamento, per un 
tratto di generosa bonta da Lui usata 
verso quei suoi lontani piccoli figli. 

IJ una letterina piena d'ingenua schiet- 
tezza e semplicita, scritta nella lingua del 
paese e in quella d'ltalia, centro benedetto 
della Religione Cattolica. I sentimenti 
che vi si esprimono non si leggono senza 
coinmozione; e vien fatto di pensare alia 
forza maravigUosa della Fede, che, do- 
vunque sulla faccia del globo siano anime 
di piccoli e di grandi, sa ispirare la stessa 
sublimita di pensieri e magnanimita di 
affetti, sa provocare verso I'unico Padre 
di tutte le genti la profonda filiale reve- 
renza, che e dovuta al dolce Cristo in 
terra. 

I cari fanciulli, che i figli di Don Bosco 
educano sotto la soave tutela di Maria 
Ausiliatrice e secondo lo spirito del loro 
Beato Fondatore, esprimono la propria 
gioia riconoscente e viva al Vicario di 
Cristo, perche si e degnato di manifestare 
la sua patema bonta a loro favore. £ un 
anno ora che noi siamo qui — essi di- 



cono — ed imparianio ad esser giovani 
cristiani molto buoni: obbedianio ai su- 
periori e preghiamo per Te ogiii giomo 
Iddio, Maria Ausiliatrice e Don Bosco. 
Cantiamo il canto di lode per Te. Ci sfor- 
ziamo di essere buoni, perche in seguito 
possiamo aiutare i nostri fratelli non an- 
cora cristiani. 

E con i piu profondi sentimenti di ve- 
nerazione la letterina si chiude. Bello so- 
pratutto il generoso pensiero che spinge 
quei fanciulli a crescere nella bonta, per 
esser poi efficaci apostoli dei loro fratelli 
ancora lontani dalla luce del Vangelo. 

I piccoli fanno sapere che cantano un 
inno in lode del Papa. £ I'inno piu caro 
ai cattohci dell 'Assam ed e da loro pre- 
ferito. Vorremmo ascoltarlo nella loro 
lingua e sentirlo echeggiare sotto un cielo 
tanto lontano e in mezzo ad un paesaggio 
tanto diverso dal nostro, ma dove la Fede 
sa alimentare quei medesimi sentimenti 
che noi nutriamo ed esprimiamo sotto la 
cupola di San Pietro. 

Ci piace di riferirlo nella nostra lingua, 
a comune edificazione e consolazione. Dice 
cosi: << O fratelU, una grande gioia invita 
noi tutti fedeU a lodare il Papa, Padre 
Santo, che ci guida sempre alia vittori.i. 



-^ 141 * 



— O fratelli, godiamo e cantiamo: noi 
siamo figli della Chiesa Cattolica. Sia lo- 
dato il Papa, Padre Santo, sino al finire 

di qiiesto mondo. — Ai, dawero la 
Chiesa assomiglia a una stella che brilla 
nel Cielo, che rischiara il cammino della 
vita, in mezzo alle tenebre dell'errore. — 
O Padre Santo, noi promettianH) di non 
mancar di combattere le sante battaghe del 
Signore; e per la Santa Fede, se e neces- 
sario, siamo pronti a dare anche la vita 

— Noi forti, con lo sgiiardo al Cielo, con 
lo scudo della preghiera, combatteremo 
il demonio che sempre insidia la nostra 
Fede. — E se la tempesta dell'Inferno cer- 



chera di travolgere anche noi, ci ricorde- 
renio della promessa di Gesti: le porte del- 
l'Inferno non prevarranno; solo la Chiesa 
Cattolica non potra mai aver fine ». 

Quanto sono belli questi pensieri e 
sentinienti di Fede sulle labbra di quei 
lontani cattolici, di quei piccoli orfani, 
che nel Padre comune hanno trovato il 
loro padre! Si, veramente la Chiesa e una 
Stella e, alia sua luce, sparsi per tutti i 
lidi, ma d'lm solo cuore in Dio, noi mo- 
viamo, stretti intomo al Pastore che ci 
guida. Da Roma all'Assam per L,ui il 
nostro inno ha im'unica voce. 



IMPRESSION! DI MISSIONARI 



GIOVANI APOSTOLI. 

La porlenza. 

La nave ha levato I'ancora e si slancia 
alia conquista di terra loutane... A bordo si 
nota un angoscioso silenzio: tutti petisano 
ai « dolci aniici » a cui haii dato addio per 
sempre; tutti gli occhi, velati di piauto, 
sono rivolti verso quel lenibo di terra na- 
tale che si perde lentamente aU'orizzonte... 

Poi si fanno le prime conoscenze e il sor- 
riso ritoma sid labbro perche il cuore umano 
non pu6 arrestarsi cosi nella gioia come nel 
dolore. II mare ha un meraviglioso influsso 
su gli uomini: qui non c'fe diversita di lingua 
ue odio di razza: tutti si sentono fratelli. 
I/ingegnere tedesco tratta amichevolmente 
coU'ufticiale iiiglese; il mercante con lo stu- 
dioso; il ricco col povero. Vi sono pero due 
gru])pi di persone che meritano una pre- 
sentazione speciale per lo stridente contrasto 
che (jffrono. II primo e fonuato da una 
ventiua di uomini robusti, dalle mani in- 
callite dalla piccozza, dallo sguardo fitro: 
essi vanno alle Indie a lavorare nelk- mi- 
niere d'oro: i loro pensieri sono tutti ri- 
volti verso (juesto metallo che li ha affa- 
scinali e li trascina lontano dalla patria: 

Quid non mortalia pectora cogis 
Auri sacra lames? 

L'altro gruppo invece 6 composto da gio- 
vani chierici: gli occhi .sciutillanti, perduti 
in luia visione divina; la fronte alta, apcrta 
all'infinito. tiul petto hrilhi, ngl'ultimi ravgi 



del sole, un crocefisso: — nel cuore arde 
una brania intensa di conquista. Dove 
vauno? — Perche spingono cosi lontano lo 
sguardo? — Si, anch'essi vanno nell'India 
misteriosa; anch'essi vanno in cerca d'oro; 
non pero quello estratto dalle fredde vi- 
scere deUa terra, bensi dal cuore caldo degli 
uomini! 

Ouesto h il nobile e santo ideale che li 
ha rapiti dal fianco della mamma e ha in- 
fuso in loro il coraggio degli Apostoli. 

Avauti, avanti, giovani eroi! I<a vostra e 
una missione divina; la vostra b. bandiera 
di pace! 



V'immaguiate i soldati di Cristoforo Co- 
lombo in quel pomeriggio che doveva de- 
cidere la loro sorte: eccoli la tutti intenti a 
fissare lo sguardo verso quel mare azzurro, 
dal quale — come nei racconti delle fate — 
doveva venire la risposta? Iv cjuando final- 
mente quel semplice vocaliolo « Terra » 
pa.ss6 di bocca in bocca .'suscitaudo in tutti 
i cuori fremiti di gioia e d'amore? 

Rbbenc, (jualcosa di simile avvenne a 
bordo quando lontano lontano fece capolino 
una striscia nera che ando man mano in- 
gro.ssandosi fino a scoprire al nostro sguardo 
estasiato una citta — fatta tutta di gugUe 
c minareti — che al sole niorente prendeva 
aspetti fantastici, indescrivibili. Allora ri- 
tomd alia nostra memoria tutto cio che 
da fanciulli avevamo letto di questo paese 
cosi miico nella sua varieta e maesta; co.si 



-m 142 ^ 



misterioso nei suoi fachiri, nelle sue fo- 
reste, nei suoi fiumi sacri; cosi imponeiite 
nei suoi templi dorati, nelle sue costruzioni 
gigantesche, nei suoi Rajah dal turban te 
costellato di diamanti. 

Ecco la ai nostri piedi la realta dei nostri 
sogni giovanili! II cuore ci batteva forte in 
petto, perche ci sentivamo vicini a quella 
terra che avevamo scelto per nostra seconda 
patria; vicini a quel suolo duro e arido che 
avrebbe bevuto a goccia a goccia il nostro 
sudore e forse anche il nostro sangue! Ma 
nessuna titubanza ci commosse: eravamo 
decisi a tutto; pronti a qualsiasi sacrificio. 
Non per nulla ci eravamo schierati nella mi- 
lizia di Cristo. Sciogliemmo il nostro inno 
di ringraziamento al Signore invocando da 
Lui protezione e costanza. 

Dopo breve riposo, eccoci nuovamente in 
viaggio — ma non pivi I'oceano sconfinato — 
bensi attraverso pianure stenninate, selve 
selvagge, fiumi impetuosi. Poi, le sponde 
del Brahmaputra e lassu la nostra bella 
Tilissione dell' Assam! Da lungi la salutammo 
festanti come una vecchia conoscenza, 
perche ci sentivamo finalmente in famiglia: 
un « padre » affettuoso ci attendeva uella 
persona del nostro amato Superiore Mons. 
Mathias; e poi tanti frateUi in tutti coloro 
che ci avevano preceduto. 

Come e bello I'arrivo in Missione! Come 
ripaga a mille doppi il sacrificio della par- 



tenza! Si, e proprio vero quel che diceva il 
Maestro: « Chi lascia il padre e la niadre 
nei nome mio, ricevera il centuplo in questa 
terra e la vita etenia in cielo ». Parole con- 
solanti che risuonano al nostro orecchio 
come un'eco divina e ci spronano sempre a 
nuove e sante conquiste! 

L 'epostolato. 

« Apostolo » e sinonimo di « martire », 
poiche chi si consacra interamente al Si- 
gnore tronca risoluto ogni vuicolo terreno. 
per cio esso si offre qual vittima alia Di\ i- 
nita per la conversione del mondo mfedele. 

Si narra che nella Rivoluzione Francese, 
mentre imperversava ima lotta accanita 
presso una chiesa tra i repubbUcani e i 
cacciatori del re, una buona donna del po- 
polo alzo di tra la folia il suo bambmo e, 
con quanto fiato aveva in corpo, grido; 
« Figlio mio, guarda come si combatte e 
come si muore per la nostra Santa Reli- 
gione ». Ebbene, le stesse parole rivolge a 
noi, giovani missionari, la nostra amata 
Congregazione, quando ci manda sul f route 
avanzato a mirare dawicino come si com- 
battono le sante battaglie del Signore anche 
a costo della propria vita e, orgogliosa, ci 
addita i nostri primi martiri: Mons. Ver- 
siglia e Don Caravario! 

A che serve una vita spesa senza im 




// lerio gruppo mlssioaarlo partita per II Olappoae nei 1929, 



-^ 143 ^ 



grande ideale che la nobiliti e la faccia 
degna d'esser vissuta? — Un gionio un 
vecchio Missionario giungeva, dopo parecchi 
gionii di raarcia, su le colline Abor — gli 
ultimi avamposti deH'As.sani. — Stance, 
fece breve sosta su un niacigno da cui il 
suo occhio poteva spaziare lontano nella 
pianura sottostante. Vide paesi e citta che 
si perdevano all'orizzonte; vide tutto un 
popolo ancor lontano dal vero Dio per man- 
canza di Operai Evangelici e... pianse. 
« Perche mai — andava dicendo tra le la- 
grime e i sospiri — perche non ci sono qui 
tanti baldi giov^ani italiani che sciupano I'e- 
nergie migliori nella vana ricerca di piaceri 
mondani? perche non ci sono qui tante 
anime belle a cui manca solo una spinta 
per spiccare il volo verso I'alto? Oh, son 
certo che basterebbe questa vista per susci- 
tare nei loro cuori una brama ardente di 
sante conquiste! ». 

Giovani, a voi, noi giovani, ci rivolgiamo! 
A voi che sentite in petto I'aspirazione ad 
ima gloria imperitura, noi additiamo il cam- 
mino da percorrere! Non abbiate paura!... 
siate generosi!... Rumpe moras! L'Assam vi 
aspetta! 

Ed allora il Signore spandera nei vostri 
cuori una tale abbondanza di consolazioni 
che dovrete gridare coll'Apostolo delle Indie: 
« Basta. o Signore, basta! ». 

Shillong, 28 aprile 1930. 

Ch. LuiGi Ravai.ico. 



ARRIVATI ! 

Non mi sarei mai immaginato, quando 
studiavo la geografia nei Ginnasio, di dover 
vedere co' miei occhi la Palestina. Tanto 
nieno poi mi sarei immaginato di dover 
andare come missionario nei Paese che Gesu 
stesso divinamente evangelizzo.... eppure, 
quanti sono ancora nella generosa terra d'l- 
talia che il Signore scegliera per mandarli 
nella sua terra, a lavorare per le anime.... 
ed essi nemmanco se lo sognano! 

M'apparve in sulle 5 del mattino, quando 
I'aurora coloriva dei suoi dolci riflessi una 
catena di monti gialli, la, nello sfondo, e, 
piu in qua, un anfiteatro di casacce, gial- 
licce pur esse, col minareto ritto su come 
un dito teso nei cielo. Sul mare, verso le- 
vante, scogli e .scogli circondati di schiume 
rabbiose. L'Occidentc si perdeva ancora nei 
grigiori del mattino. Uno scafo del governo 
mandatario s'allungA accanto alia massa 
nera e bianca dell'd Italia » e tre ufliciali 



salirono suUa veranda di prima classe per 
il controllo dei passaporti. In uno di essi 
dal viso bianco e dai capelli biondi, quello 
che teneva il mezzo, riconobbi I'inglese; 
nell'altro di destra, bruno, emaciato, dai 
baffetti sottili, ravvisai I'arabo. II terzo 
funzionario, grasso, dal suo continuo criti- 
care, osservare, reclamare si tradiva per 
ebreo. Sapeva tre lingue. Cestui appunto 
trovo sul mio passaporto non so qual irre- 
golarita e rifiuto di lasciarmi scendere col 
grosso del gruppo; per di piii, reclamo una 
sterlina di tassa a testa. 

I cari miei compagni di viaggio scesero lo 
scalone di sinistra, promettendomi che fra 
un'ora al piu sarei libero di scendere anch'io, 
grazie ai buoni uifici d'un deputato italiano 
che viaggiava con lo stesso piroscafo. Appog- 
giato al parapetto, dovetti seguire con I'oc- 
chio triste la scia della scialuppa che stac- 
cava i miei compagni da quell'ultimo pezzo 
d'ltaUa galleggiante: ma I'Ausiliatrice che 
sceglie i suoi missionari, sa trarli dalle dif- 
ficolta che incontrano. Circa un'ora e mezzo 
dopo, ecco comparire im ufBciale della na-\'e 
ad annunziarmi che le autorita locali mi 
permettevano lo sbarco. Feci dieci minuti 
d'altalena sulle acciue assai mosse del porto 
di Giaffa che e inaccessibile alle navi, e 
appena saltato dal barcone sulla terra fenna, 
sono condotto per la visita medica, una 
firma sui registri della capitaneria, ed eccoci 
riuniti tutti e dodici in un capace « Che- 
vrolet », che ci condurra fra profumi d'a- 
ranci, siepi di « cacti* e intermiuabili catena 
di cammelli, a Betlemme, la citta del Na- 
tale. In questo tragitto, la polvere penetra 
i nostri vestiti, imbianca le barbe, riempie 
le orecchie, le narici e persino le tasche. 

Com 'era il paesaggio da GiafYa a Be- 
tlennne? — Mah! ICravamo cosi ben avvolti 
dalla polvere, che ben poco si pote vedere: 
oltre i dromedari, nmnerosis.simi asini, della 
pill riiisera specie, con le orecchie basse, 
spelacchiati, occupano i lati della via. Que- 
sta nei suo mezzo e una passabile autostrada 
ijicatramata, che il govenio mandatario 
mantiene come puo. Fugge e serpeggia prima 
in una pianura bndla si e no che presto 
lascia per guizzare fra gole rossicce di cal- 
care e d'argilla, ar.se hi alto, calzatedi poche 
erbe al basso e di tratto in tratto, teinpe- 
stata di giovani piiii. Infinc gira e rigira, 
sceiideiido per entrare in Gerusalemme. 
Un'avanguardia di case o baracconi di tola 
ci annunzia la citta deicida; poi, case eu- 
ropee dal tetto rosso, tutte abitatc da ebiei 
immigrati. quindi un di.sordine di cata- 
pcccliie, di palazzi, di cupolotti, e, in fondo, 
ad Est, la moschea di Omar die emerge dai 



•^ 144 ^ 



merli di Saladino con il suo cupolone livido. 
A chivientra in automobile, la Citta Santa 
non ofTre altra caratteristica che la pen- 
denza delle sue stradc e quel miscuglio di 
razze e di costumi europei ed asiatici proprio 
di sante citta orientali. Ci si fenna untan- 
tiiio per lasciare scendere un giovinetto che 
da Torino si recava a continuare gli studi 
nel semiiiario patriarcale. Poi, la corsa at- 
traverso la polvere e gli asini, riprende, sul 
nastro azzurro della strada. Ad una svolta 
compare un cubo di pietre bigie sotto una 
cupola di im colore senza nome: e la tomba 
di Rachele. Finalmente, eccoci a Betlemme 
che dista un quarto d'ora d'auto da Geru- 
salenime. Le vie strette e il grigio delle case 
ci darmo I'impressione di viaggiare all'in- 
temo d'un muro, ma per poco, che I'auto 
si e fermata, e noi ci troviamo assaliti da 
un esercito di mani che ci tira giu dal vei- 
colo e stringe le nostre convidsaniente: sono 
i fratelli die ci precedettero gli anni decorsi. 
Cari fratelli, anneriti dal sole, alcuni, nel 



buon dell'eta. cresciuti di molto, ma tutti 
sempre allegri e piu di prima! Dopo le prime 
effusioni, si .visita la Basilica Salesiana, per 
ringraziare Gesu del buon viaggio fatto, 
quindi si pranza che sono le quattro pom. 
Riniane ancora la grotta del Natale da vi- 
sitare, in un tumulto di affetti e di memorie. 
Finahnente, si prende la via di Cremisan, 
I'anieno e fresco romitaggio sperduto fra i 
colli, ove maturera, nello studio della lingua 
araba e di quelle scienze indispensabili al 
missionario, I'apostolato del domani. Solo 
allora usciva dal turbine del trascorso 
viaggio e si delineava, netta e dolorosa, la 
grande realta; « Ho lasciato la Patria, ho 
lasciato i miei cari^ n. Ma che e questo? 
Per il Regno di G. C. non si dovrebbe poter 
ancora dire: <s Lascio per voi questa vita 
che voi mi donaste, Signore?i>. 

Cremisan, Dicembre 1920. 

V. E. R. 

Allievo Missionario Sale^iano. 




INDIA. ■ La glardlao iacantato di ua Raja del Cascemlr. 



'U 145 ^ 




DALLE LONTANE MISSIONI 



DAL MIELE ALL'ANIMA 



Da poche settimane mi trovava nella mis- 
sione ed il mio Superiore un giomo mi 
chiamo e: — Vieni con me, disse; andiai:io 
a fare visita ad mia povera Bororo clie sta 
molto male ed ancora noii voile ricevere il 
battesimo. 

Volentieri I'accompagnai. 

Entrammo nella povera capanna nel cui 
mezzo, seduta sopra di una stuoia, stava 
mia giovane sorretta dalla madre. La po- 
veretta metteva paura non tanto per I'e- 
stremo pimto di consunzione in cui si tro- 
vava, quanto per la sudiceria di cui era 
ricoperta. Tutta la testa era spalmata con 
una sostanza rosso-vivo a cui erano appic- 
cicate penne di iiccelli a vari colori. Sul 
viso, pure tinto di rosso, vi erano tracciate 
riglie nere che scendendo a svolto sulle 
guance scame, davano davvero vm pauroso 
aspetto. II resto del corpo era ricoperto da 
ima pennugglne bianca. Immaginarsi il... 
profumo che esalava! 

— Siamo venuti a trovarti, dis.se il mis- 
sionario appena entrato. 

— Si, molto bene, rispose la madre men- 
tre rammalata ci guardava con occliio lan- 
guido e fra un colpo di tosse ed un altro 
si sforzava di trangugiare, con una conchi- 
glietta una cosa scura e densa. 

— - E tu come stai? disse alia sofFerente. 

— Sto male, rispose a stento con un filo 
di voce; sto molto male. PIo niolta to.s.se... 
ho freddo... 

— Abbisognerebbe d'una coperta, in- 
terruppc la madre... 

— Ti sei cosi bene ornato tutto il corpo, 
prosegui il niissionario, ma non vedo la 
medaglia della Madonna. 

— Non pensar male, disse la madre, e 
qui con nie. E s'affrettava a mostrarla c 
porla al coUo della sofferente, aggiungendo: 
Sta' pur sicuro che noi ricordiamo le tue 



parole... ma tu invece... Ti sei ricordato di 
portare un bel t'azzoletto rosso? 

— Benedetta gente, esclamo rivolto a me! 
E poi per distrarre il discorso che prendeva 
brutta piega: — Che cosa stai mangiando, 
cliiese all'inferma? 

— Miele. Ne vuoi un poco? 

— Oh! no; ora non mi sento. 

— Prendi, insiste la madre, prova come 
e dolce; e del migliore della foresta! 

— Si... disse anche I'anunalata che sen- 
z'altro pose nelle mani del missionario la 
sua conchigUetta, mentre la madre poneva 
sotto il naso il recipiente del miele in cui 
nuotavano ancora le povere api. 

Stetti trepidante ad osservare che cosa 
avrebbe fatto. Perliberarlo d'impiccio, avrei 
voluto invitarlo ad uscire. Egli invece, per 

nulla impressionato, accetto I'offerta e 

succhiando tranquillamente esclamava: — 
Buono, gustoso... profumato! 

— Non I'avevo detto io?! disse la donna, 
mentre I'anmialata dava mi sorriso di com- 
piacenza ed io dal fondo del cuore diceva: 
— Signore, aiutatelo! 

Poco dopo, :nentre si ritomava alia re- 
sidenza, cliiesi al superiore come mai avesse 
conmiesso una simile impnidenza. 

— Oh! rispose, il Signore ci aiuta! Poi 
anche questo e un mezzo per insinuarsi in 
queste anune acquistando un po'disimpatia 
e confidenza. Se avessirifiutato, si sarebbero 
offe.se e ad un'altra mia visita avrei tro- 
vato, forse, nuove diflicolta per battezzare 
quella poveretta che ha le ore contate. 

— E vero, internippi; ma che miele' 

— Ccrto pero, 6 bene evitare di mettersi 
in .siniili imbrogli; ma io... c'ero e... 

Verso sera il missionario ritomava a fare 
visita alia p6veretta, che ricevette il S. Bat- 
tesimo e nella notte volava al Paradise. 
Sac. Al,BISETTI Cesare. 



ic 146 ^ 



Cun'osifa si'amesi 

DALLA 
MIS5IONE 

5ALESIANA 
DEL SIAM 

IL 
"PHRA-CHEDl" 




II viaggiatore che lascia Bangkok sulI'E- 
spresso per Penang e Singapore a 64 km. 
dalla capitale s'imbatte nella cittadina di 
Nakhon Pathom, capoluogo della provincia 
di Nakhon Xaisi e sede del piii grande nio- 
numento religiose nel paese dell 'elef ante 
bianco, iutendo parlare del Phra-Chedi. 

Chedi o stupa e un monumento funerario 
indiano racchiudente delle ceneri o reliquie 
di Budda anche di un Budda qualunque. 
II Phra Chedi h vm santuario buddista, con- 
sistente in una grande montagna quadrata 
di mattoni, ergentesi in due terrazze, al 
di sopra di una delle quali s'innalza mae- 
stosa c colossale la torre racchiusa in una 
rotonda. La vetta del Chedi e a 370 piedi 
da terra, cioe a circa 120 m. 

Nel recinto intemo del tempio vi sono in- 
niunerevoli reliquie del buddisnio di grande 
interesse pel turista e sopratutto per lo stu- 
dioso. La storia di questo Chedi comincia 
forse nel 500 d. C: quando fu fabbricato 
esse aveva ancora la forma di uno stupa 
indiano presumibilmente sormontato da una 
guglia e fu opera del popolo « Non », che 



aveva preso molto dall'Iudia e che abitava 
i dintomi di Nakhon Pathom. 

Piu tardi quando, verso il 1000, il po- 
polo « Kmer » ebbe conquistata la vallata 
del Menam, questo tempio buddista fu tra- 

sformato in tempio di Brama e lo stupa, 

ch'era gia caduto in rovina, fu restaurato, 
ma invece di avere la guglia caratteristica 
Indiana dello stupa fu coronato con la ca- 
ratteristica torre camboge.se, alta 40 metri. 

Sotto il dente demolitore del tempo spe- 
cialmente e per le tradizioni che non con- 
sentono riparazioni o restauri, tutto lo stupa 
ed i vihara o cappelle (talvolta abitazioni 
dei bonzi) erano completamente caduti in 
rovina, quando il gran Re Mongkutrisolse 
di ristorarlo. Si dette pruicipio ai lavori 
nel i860, e a poco a poco sorse I'enomie 
Phra-Chedi attuale, a forma di campana 
somiontata dalla superba guglia. visibile ad 
inimensa distanza tutt'intomo d:illa vasta 
pianura in mezzo della quale torreggia so- 
lit ario. 

Nell'intemo e sotto di esso son nascosti 
gli avanzi delle prime costruzioni dei vecchi 



^ 147 91= 



stupa. Ultimate il Clicdi furono pure fab- 
bricate ie quattro « vihara » concatenaiidole 
tutte e quattro con una galleria circolare, 
ed il Chedi fu circoiidato da un edificio 
circolare a logge tanto verso I'iirtemoche 
all't^sterno. Dei tempietti e delle sale fu- 
rono aggiunti in seguito: finalmente la base 
dell'edificio intero fu inclusa in lui quadrato 
fonnato da gallerie, fabbricate ad imita- 
zione di quelle di Angkor-Wat (I'antica ca- 
pitale del regno di Cambogia un tempo ce- 
lebre tra i popoli dell'Indo-Cina, il paese 
dell'arte Kmer); questo fatto non deve recar 
nieraviglia perche se gli stupa o Chedi sono 
indubbiamente di origine Indiana (pare che 
I'ideatore sia stato Asoka, il Costantino del 
buddismo, 273 a. Cr.) il popolo « Thai », 
scendendo dallo Ymman cioe della Cina, 
caccio verso il Sud un gran popolo con il 
quale era imparentato, il Kmer, del quale 
prese I'architettura, poiche I'arte Siamese 
risulta da un niiscuglio d'indiano, di cinese 
e di kmer. 

II « Phra-Chedi » di Naklion Pathom, cosi 
com'e attualmente, fu ultimato dal Re Chu- 
lalongkoni; il tetto fu ooperto di tegole 
giallo-lucide e completato pure il nionu- 
mentale scalone di accesso tutto in mamio 
bianco. 

Secondo la credenza popolare Budda 



stesso passo per Nakhon Pathom e sosti 
qiialche tempo nel luogo ove sorge la pa- 
goda attuale. La leggenda popolare aggiimge 
che per il « Chedi » solo la citta si sia deno- 
minata Phfa Pathom (= « il santo ed il 
primo dei Chedi »). E non v'e certo dubbio 
suUa sua grandezza perche e il piii grande 
e caratteristico di tutto il Siam. 

Premessi questi cenni, due considerazioni 
si affacciano alia mente di un attento osser- 
vatore: questo colossale monumento-san- 
tuario, a raeta strada tra I'lndia e I'Estremo 
Oriente, e il prodotto della fusione di pa- 
recchie civilta, la Indiana, la cinese, la 
kmer non inferiori, quanto ad arte, a quelle 
di Egitto, di Grecia, diRomaodiBabilonia... 
e dinanzi a queste moli immen.se, lo spirito 
si sente .schiacciato, I'immaginazione sor- 
passata: si guarda, si ammira e... si tace... 
Ma poi, ovunque si volga lo sguardo, si 
vede che e sempre la stessa umanita assillata 
dallo stesso imperativo categorico: il bisogno 
di Dio! 

E questo fatto appare ben chiaro nel 
tempo dei pellegrhiaggi; allora, e un ac- 
correre di gente, per oltre otto giomi da 
tutte le parti del Siam in treno, in autobus, 
in carri propri del luogo ed... a piedi. 

Proprio come da noi quando il popolo 
cattolico s'affolla intomo ai suoi Santuari. 




u' Mb.'fe 



UN VIAGGIO NELL'ORIENTE EQUATORIANO 



Nel mese di agosto le due Direttrici della 
Missione, Suor Consnelo Iglesia e Suor Tron- 
catti Maria vemiero a Cuenca a fare i Santi 
Esercizi. Ouest'ultima condusse seco due 
Kivarette: Ch-lict e uii'altra sui i8 anni che 
si preparava al Battesimo. Da quanto tempo 
la giovane si preparava ad eiitrare nella 
Chiesa Cattolica e come lo desiderava vi- 
vamente! Ouaiido le sfuggiva qualche ca- 
priccetto sfaffrettava a dire: « Adessofaccio 
cosi perche ho ancora 11 diavolo addosso; 
datemi presto il Battesimo e il diavolo se 
ne andra >>. I. a sua storia e veramente do- 
lorosa, ma la contero a parte. Adesso mi 
limito a dire die appena Mons. Vescovo 
h. di Cuenca vide la giovane, si ofEerse di 
battezzarla. Stabili per questo il 14 set- 
tembre, sabato, perche la Vergine bene- 
detta prendesse sotto la sua protezione la 
neofita. Vi assistette un bel numero di fe- 
deli, e quando il Vescovo prese per mano 
la neofita, I'introdusse nel tenipio e verso 
sul suo capo le acque rigeneratrici, fu una 
comniozione generale. Piu volte a Mens. 
Armida si riempirono gli occhi dilacrime. 
II giorno dope, Rosa-Angelica Maria fece 
la sua Prima Comunione con un raccogli- 
niento e una pieta edificante! Non avessero 
altro che questo compenso le nostre care 
Missionarie, ben possono dirsi soddisfatte ! 
La CleUa, in Cuenca, e stata cosi giudi- 
ziosa che fece piacere a vederla. Cuciva e 
rammendava, e non istava \m memento in 
ozio. Indusse altri due suoi fratellini ad 
entrare dalle Suore, ed un giovanetto, m 
punto di morte, a ricevere il S. Battesimo 

di cui non voleva sapeme E gia una 

valente coadiutrice nella :\Iissione! 

La parfenzs. 

In Cuenca ci fermammo qualche giomo 
per ultimare le spese per la Missione che 
non furono indifferent! e il 21 settembre 
partinmio verso la Missione. AUe 7 del mat- 
tino un autobus, non certo di quelli che 
circolano per le nostre citta, ma una specie 
di gabbia di latta o di legno, adattata su 
di un motore a benziaa, scricchiolante in 



tutte le parti, ci portava (con ima treutina 
circa di passeggeri) al Descanso, un bel 
ponte tutto di pietra ove, prima che esi- 
stesse I'auto, riposavano cavalli e cavalieri 
per continuare poi il viaggio. L'ottima fa- 
miglia I.andivar voile prepararci im'ab- 
bondante colazione. Alle ore 10 1/2 era- 
vamo gia a cavallo dirette al Pan, paesello 
la cui parrocchia e tenuta dai nostri Con- 
fratelli e che e quasi alle porte della selva. 
II viaggio fu buono al principio e pieno di 
santa allegria; la carovana era grande : 
5 vSuore, due Kivarette e una macabea a 
piedi; e mia postulante; totale 9. Volere 
o no, quando si e in molte si perde piu 
tempo! Passammo il villaggio di Paute e il 
fiimie omonimo attraversando un bel ponte 
pendente da robuste corde di acciaio o 
cables, ma dopo qualche ora cominciarono 
le dolenti note. Fangali in cui le povere 
bestie affondavano fino al ventre; qualcuno 
si pote sviare prendendo la via dei campi, 
ma altri bisogno superarH, animando con 
grida i nostri cavalli e aggrappandoci con 
tutte le nostre forze per non correre il 
rischio di affondarci in quella mehna. Come 
Dio voile, a forza di: Adclante caballn! juerza! 
Sube! Siibe! Sube!... si giunse alia vetta del 
monte sul far della notte. Dopo qualche 
mi:nito distinguemmo nelle ombre dell'o- 
scurita il Rev. Don Ghmassi e un altro 
signore che venivano ad incontrarci. I/o- 
scurita si era fatta impenetrabile; ci abban- 
donanimo nelle mani di Dio e alle gambe dei 
cavalh, e dopo circa un'ora e mezzo di di- 
scesa giungemmo incolumi a Pan, guidate 
da un lantemino che ci fa benignamente 
mandato dai nostri buoni P'ratelli e che 
incontranmio a meta strada. 

Passammo la Domenica intera al Pan per 
non viaggiare di festa.. Alle 4 e mezzo era- 
vamo gia in piedi e ci dispovevamo a mon- 
tare a cavallo, ma mancava la guida... Vo- 
leva essere pagata il doppio e cominciava 
a svolgere la trama ordita ai nostri danni. 



{Coniinua). 



Suor Decima Rocca 
F. M. A. 



=^ 149 ^ 




^ 150 ^ 




■^ 151 3^ 



LA LINGUA CINESE 



(I'edi ytumeio pt ecedente). 

II Cinese e quanto mai fiero della lette- 
ratura del suo paese die, sia per la sua an- 
ticliita che per la sua varieta, e assai ricca 
e importante. La conoscenza di questa let- 
teratura e una qualita molto apprezzata 
daiCinesi e di grande utilita al Missionario. 




CISA. ■ 



' Kam tshia" (grazle) del nostrl aluaal 
al loro Benefattorl. 



Cliiunquc riesce a parlare deceiitemente, 
con una certa eleganza e sa citare a propo- 
sito i passaggi dei grandi scrittori e filosofi 
del paese e sicuro di guadagnarsi la simpatia 
di coJoro che I'ascoltano. La conoscenza 
poi della lingua scrilta, sebbene non indi- 
spensabile, facilita di niolto lo studio della 
parlata e aiuta assai a capire la coniplessa 
psicologia di (juesto grande popolo cosi di- 
verso da noi. 



II) La lingua par la fa. 

La lingua cinese parlata come la scritta 
e monosillabica. Ciascuna parte del discorso 
e incapace di modificazioni morfologiche e 
diverse parti di una frase non sono modi- 
ticate che dal posto die occupano le une in 
rapporto aUe altre. Tutte le parole cinesi 
sono dunciue dei seniplici nionosillabi; sic- 
come pero alcune volte e ditficile esprimere 
con uu semplice motto I'idea o I'oggetto di 
cui si vuol parlare, si usano sovente della 
parole polisillabe: queste pero sono sempre 
formate da due o piii motti monosillabici 
uniti solo per esprimere pivi chiaramente 
una nuova idea; per es. Cliiesa in cinese si 
dice Shin Kau Fui: tre motti, tre idee 
s mia, religione, society. Sacerdote si dice 
Shin fu (=spirito, padre): Diosi dice Thien 
Chu {= Cielo, signore), ecc. 

La lingua cinese e assai povera di conso- 
nanti. Non esiste affatto la >- ed i vari 
dialetti niancano di parecchie delle nostre 
consonant!: il cantonese manca di ben cinque 
di esse. Con tanta poverta di consonanti e 
Ik'u presto terminata la serie dei nionosil- 
labi possibili coUe altre lettere, donde ne 
risulta che un buon numero di parole deb- 
bono pronunziarsi nella stessa maniera. 
Come fare a capirci? I Cinesi hanno trovato 
un mezzo un po' compUcato die pero rag- 
giunge lo scopo: i toni e gli articoli classifi- 
cativi. I toni specialmente sono quelli che 
fomiano la delizia del missionario appena 
arrivato in Cina e son quelli che gli faranno 
esercitare non poco la pazienza. 

Ogni monosillabo oltre al suo suono ha 
pure un tono suo particolare, A seconda 
cioe die viene pronunziato alto, basso, piano, 
rientrante, ecc. muta completaniente il si- 
gnificato della parola. II cantone.se ha nove 
toni differenti ed e per questo il dialetto piii 
dillicile. 

La parola /;(, .secondo che la si pronini- 
zia, pu6 significare « diiamare, prefettura, 
ricco, aiutare, donna spo.sata, padre »; sono 
sei significati ben diversi. II suono e il me- 
desimo, solo dal tono si capira il valore della 
parola. II mandarino ed il shangaiese hanno 
cinque toni che poi praticanieiite si ridu- 
cono a due o a tre. Questi ultinii dialetti .sono 
per noi Europei assai piu facili ad impararsi 
non essendo i toni cosi spiccati, anzi discu- 
tendo per.sino alcuno, .se esistano pei dia- 
letti (Id nord dei toni propriamente detti. 



■« 152 =^ 



La seconda invenzione caratteristica della 
lingiia cinese die facilita assai I'intelligenza 
delle parole che dal seiiiplice tono riuscireb- 
bero difficili a capirsi, sono le « particelle od 
articoli qualificativi », destiiiati ad indicare 
la natura dell'oggetto in questione. 

Vi sono parecchie parole che si pronun- 
ziano shu come: libro, albero, topo, ecc, 
ma oltre al tono diverse si usa una particella 
speciale pei libri, un'altra per gli alberi, 
im'altra pei topi ed animali: cosi si dira: 
yat pit shu un libro; yai pho shu iin al- 
bero, ecc. Di siniili articoli ve ne sono piii 
di 60. 

Oltre ai toni, aUe particelle qualificative 
si deve pure badare alle aspirate. 11 niede- 
simo monosillabo pronunziato col medesinio 
tono, ma coUa sola differenza dell'aspirata 
cambia completamente il signiiicato per es.: 
tarn senza aspirazione vuol dire « portare 
a spaUe », coU'aspirata \'-uol dire « poltrire ». 
€>i significa « amare », Loi significa « nuo- 
cere ». Gli equivoci sono dunque assai fre- 
quent!. 

Come si fa ad imparare xma cosi bella 
lingua? Non dai libri, perche la lingua scritta 
non corrisponde alia parlata, ma soltanto 
dalla viva voce del maestro: soltanto con 
lui e con niolta pazienza ci si riesce ad im- 
parare il cinese. 

Altra grave difEcolta e che non esiste an- 
cora in Cina una lingua nazionale propria- 
mente detta: vi sono moltissimi dialetti quali 
piii, quaU meno estesi. II cantonese e parlato 
al sud del Kwangtung e dalla maggioranza 
dei Cinesi all'estero. II dialetto piii conosciuto 
pero, e il mandarino die si divide in due 
rami; quello del sud che si parla speciahnente 
in Nankino e quello del Nord cioe queUo 
di Pekino. Sebbene il primo sia piu diffuso, 
il secondo pero e piii di moda ed e usato da 
niolti funzionari cinesi. Le varianti tra i 
vari dialetti sono taU da renderli inintdhgi- 
bih ai Cinesi stessi. Noi poi Europei dobbianio 
studiarli come lingue differenti. 

Oh il dolore del missionario quando anche 
dope anni di Cina ci si trova davanti a degli 
individui die non comprende e dai quali non 
riesce di farsi capire; oppure ci si trova in 
localita come questa di Lin Chow in cui per 
ragioni di commercio ci si trovano dei Can- 
tonesi, Funenesi, ecc; allora si desidera il 
dono delle lingue, perche qui oltre al dia- 
letto del luogo, si parla il cantonese, il fu- 
nanese, VHakd ed altro dialetto ancora. 

II Cinese pero nonostante le sue difficolta 
non e una lingua impossibile ad impararsi. 



Vi e un buon numero di missionari che pos- 
seggono bene la lingua scritta, tutti poi 
dopo un anno di studio serio sono in grado 
di iniziare I'esercizio del sacro ministero. 

I Cinesi stessi sono consci della difEcolta 
ed impraticita della loro Ungua speciahnente 
scritta, percio dinanzi aU'invenzione del 
telegrafo ed il continuo progresso della 
stampa, cercano di studiare nuovi metodi 
per seniplificare la scrittura, riducendo il 
numero dei caratteri, introduceudo dei suoni 
fonetici come si fece dal Giappone, oppure 
adottando un sistema fisso di romanizza- 
zione: si cerca pure di generalizzare I'uso 
del Kwest Gnu o nuova lingua nazionale, 
pero si e ancora assai lontani da una solu- 
zione pratica. Va diffondendosi invece ovim- 
que in tutte le scuole lo studio dell'Inglese. 
I giovani lo studiano volentieri perche con 
poca fatica h mette in grado di avere molte 
cogiiizioni; i vecchi, invece osservano questo 
con sacro spavento, perche vedono sempre 
piu relegato aUe classi superiori lo studio 
dell'antica letteratura, quella che finora era 
Tunica materia della scuola. Chi dei giovani 
pensa ora a Confucio? ed ai suoi poco intel- 
Ugibili hbri? Eppure sono quelli che fino a 
ieri hanno foniiato le intere generazioni 
cinesi e che erano I'orgoglio dei vecchi che 
si gloriavano quando potevano citame dei 
lunglii tratti a memoria. Scuotono il capo 
i buoni vecchi dinanzi alle nuove scuole, 
in cui secondo loro non si studia pivi, ed a 
stento sanno adattarsi che i loro nipoti le 
frequentino. 

Si legge nella vita del venerato confra- 
tello D. Ohve che era soUto dire « die il ci- 
nese era la lingua inventata dal demonio 
per ostacolare I'opera della evangehzza- 
zione ». I missionari pero venuti in Cina per 
distruggere il regno del demonio non si la- 
sciano spaventare dalla difficolta della lin- 
gua, la studiano con impegno ed in breve 
fanno rapidi progressi. II Signore poi riconi- 
pensa largamente le fatiche dello studio. 
Oh quante volte sentendo in chiesa il coro 
ben nutrito dei nostri cristiani che pregano 
in mia lingua cosi diversa dalla nostra mi 
viene alia mente il detto deirApostolo: 
Omnis lingua confiteatuy quia Dominus Jesus 
Christus in gloria est Dei Patris. Oh si, 
possa il regno del Signore estendersi sempre 
di piu in Cina: lo affrettino le preghiere di 
tutti i buoni. 

Sac. Calusto Caravario. 

Alissionario Salcsiano. 



« 153 * 





, k. .' 


mr. 


M'l4, 




BHHHKi 1 1 1 1 



VESTITI PEl 

FRATELLI 

POVERl 



All'ingresso dell'' nostra Missione, vicino 
alle capanne dei iiostri poveri cristiani, se 
ne puo vedere un'altra piii piccola, die si 
direbbe meglio una stalletta per capre, e 
dentro abita, come puo, tutto raggomitolato, 
un povero pagano, vecchio, tisico e soffe- 
rente. 

Un giomo uscendo pel villaggio e sa- 
pendo che n Heh, cosi il suo nome, ne aveva 
bisogno, gli portai una coperta nuova perche 
potesse ripararsi dal freddo. Quando egli 
vide quella coperta mostro grande gioia e 
si chino colla fronte sino a terra per ringra- 
ziarmi: — II Creatore del cielo e della terra 
benedica te, mio signore, per la carita usata 
al tuo povero servo. — Essendo molto de- 
bole e non potendo venire fino alia casa 
del IMissionario per qualche lezione di Ca- 
techismo, si fece inscgnare un po' di reli- 
gione da qualche cristiano, ma con scarso 
risultato. Un giomo lo interrogai sul Padre 
nostra e lui me ne disse appena quattro 
domande: le tre prime a senso e la quarta 
alquanto storpiata: — Dacci oggi il nostra 
cibo cinque volte al giomo. — Pensai che 
I'errore fosse causato da un residuo di ap- 
petito per gli stenti passati e che si sarebbe 
autoniaticamente corretto con un supple- 
mento vitto. 

In visita al Distretto Missionario molti 
altri vecchi cristiani e pagani mi diman- 
darono con istanza di ricoverarli a Raliang; 
ma non ho mai avuto la soddisfazione di 
poterli accontentare, perche ci mancano 
ancora ventimila lire per costnjire un pic- 
colo ricovcro per poveri vecchi, che ahneno 
morirebbero in seno alia religione cattolica 
e colle loro preghiere attirc-rebbero la be- 
nedizione del Signore sulla Missione e sui 
loro Benefattori. 

I,a regione Synteng, in cui si trova la 
nostra Missione, 6 molto povera e il Mis- 
sionario soffre sovonte per non poter aiutare 
tanti infelici, che si rivolgono a lui, per 
aver un sollievo nella loro niiseiia. 

I poveri Synteng hanno d'ordinario un 



solo vestito, che molte volte si riduce ad 
una sola camicia. II sabato qui si cliiama 
Saitjain, che significa lavare vestito e in 
detto giomo lavano il loro cencio, per essere 
meno luridi il gionio del Signore. 

In Europa i ragazzi usano domandare e 
ricevere in regalo orologio, pemia stilogra- 
fica, giocattoli e leccomie; i nostri ragazzi 
invece sono molto contenti quando possono 
ottenere dal Missionario un capo di vestiario 
usato e ricevuto dagli amici delle Missioni. 

Una domenica tra i ragazzi die giocavano 
al foot-ball nel cortile della Missione, ne vidi 
uno, che aveva una camicia troppo corta e 
lo chiamai: 

— William, perche non hai messo i cal- 
7,oni ahneno oggi che e festa? cosi nonposso 
lasciarti giocare. 

— Averli i calzoni, mi rispose confuso il 
ragazzo, e si sarebbe aUontanato molto 
triste, se non avessi potuto pro\'vederlo io 
del necessario per continuare a giocare. 

— Da qualche tempo non vedo pin tua 
niadre venire alia chiesa, dissi mia volta a 
un altro vispo ragazzetto di nome Simone; 
e forse ammalata? 

— Mia madre .sta bene, ma non viene 
piu alia chiesa, perche non ha piii una veste 
decente e si vergogna. Se tu. Padre, po- 
tessi aiutarla, essa verrebbe certamente. 

Diedi al ragazzo un vecchio scialle e d'al- 
lora in poi niadre e figlio si altemarono alia 
Messa una Domenica ciascuno, coprendosi 
col vecchio scialle. 

II vestiario e un regalo molto atteso anche 
in occasione di Battcsimi, e alcune volte i 
parcnti infedeli. alia vista dei vestitini che 
il Missionario distribuisce, .si determuiano a 
far battezzare i loro bambini e a diventare 
catecumeni essi stcssi. 

Cari amici lontani, die il Signore ha be- 
nedetto facendovi nasccre in un paese cosi 
bello, abbiate un pcnsicro e una preghiera 
per (|uelli che soffrono. Questo 6 il niodo 
migliore di niostrare la vostra gratitudine. 
Don Giovanni Mazzetti. 



■^ 154 ^ 



d 



a 



ii 







Cinquanf'anni di missione 
e dieci di prigionia. 

Suor Caterina Cliiiicariiii e Suor Bettuia 
Venturini, a Khartum, il 2 aprile, hanno 
celebrato il 50" anniversario del loro arrivo 
nel Sudan. 

Suor Caterina e Suor Bettina (Elisabetta) 
furono tra le prime die entrarono nella 
Congregazione delle Pie Madri della Nigrizia, 
fondata a Verona dal Servo di Dio Mon- 
signor Daniele Comboni. 

Andate nel Sudan, lavorarono nella sta- 
zione missionaria di El Obeid, capitale del 
Cordofan, fino a quando scoppio la rivo- 
luzione per opera del sedicente profeta Mo- 
hamed Almied, conosciuto col nome di 
Mahdi, e furono fatte prigioniere con pa- 
reccbie altre Snore ed alcuni Missionari. 
Trattenute dappriina in El Obeid e poi 
trasferite ad Ondurman, restarono per dieci 
anni alia merce di quei fauatici. considerate 
piu come schiave die altro. Ouanto abbiano 
soflferto le due Suore in quei dieci anni nes- 
suno lo sa, poiclie esse rifuggono dal rac- 
coiitame tutti i particolari, Furono insul- 
tate, battnte e piu volte niinacciate di morte 
perche non rinunciavano alia loro fede, ma 
esse rimasero ferme ed irremovibiU. In dieci 
anni mai ebbero il conforto di ricevere una 
lettera dai loro cari o dalla patria; senza 
libri, senza un pezzo di carta sul quale 
tracciare un loro pensiero o desiderio, sepa- 
rate le line dalle altre, spogUate delle loro 
vesti, vissero la vita di tjuei barbari, rico- 
perte dalle sudice vesti delle donne arabe 
confuse in mezzo ad esse come una di loro, 
costrette a lavorare per guadagnarsi gior- 
nalmente un pugno di grano, il pane quo- 
tidiano della loro miseria. 

Vari tentativi fatti dai Missionari, die 
si erano rifugiati in Egitto, per liberare le 
Suore e gli altri prigionieri andarono a vuoto. 
Solo il Padre Luigi Bonomi riusci a fuggire 
dopo tre anni di prigionia, gli altri soccora- 
bettero alle privazioni ed agli stenti o fu- 
rono liberati dopo dieci anni. Le nostre due 
Suore, catturate al principio del 1882, riu- 



Riviste 



issionane 



scirono a fuggire solo nel dicenibre del 1891 
assieme al Padre Ohrwalder. 

Ifibere, toniarono per alcuni mesi in Italia 
e poi vennero nuovamente in Africa, e, 
non appeua il Sudan fu riaperto ai Missio- 
nari, furono tra le prime Suore die si sta- 
bilirono nella capitale, proprio sulla scena 
dei loro dolori. Tutti i loro compagni di 
prigionia sono morti; esse invece, ancora 
sane e ben portanti, contente della loro 
vita semplice di Missionarie, celebrano il 
cinquantesimo anniversario della loro ve- 
nuta nel Sudan. 

La malaftia 'Yaws". 

Questa malattia si nianifesta con chiazze 
rosso-scure ai lati della bocca, del naso, 
delle orecchie, aU'inguine, die si diffondono 
in breve per tutta la persona. Col tempo le 
chiazze mgrossano, rigonfiano, diventano 
punilenti. II malato deperisce lentamente 
e prima di soccombere vivacchia per lunghi 
anni una esistenza infelice e dolorosa, du- 
rante la quale e incapace di qualsiasi lavoro. 

II Govemo per combattere questa ma- 
lattia ha stabUito diversi ospedali e dispen- 
sari nelle localita piu mfette. La cura viene 
fatta per mezzo di iniezioni a base di sodio, 
bismuto, tartaro, ecc. 

I risultati della cura sono consolanti, ma 
i casi di guarigione completa sono rari, a 
causa della strana psicologia dei nostri neri. 
Per la completa e definitiva guarigione si 
ricliiedono parecchie iniezioni, ma i neri, 
che, dopo le prime iniezioni vedono cica- 
trizzarsi le loro piaghe, si credono guariti e 
non si lasciano persuadere della necessita 
di continuare la cura; percio il male ri- 
coniparisce dopo qualche mese e bisogna 
ricominciare. • 

I Missionari fanno del loro meglio per 
secondare I'opera govemativa nel combat- 
tere questa malattia e si servono di tutta la 
loro influenza per indurre gli ammalati a 
fare la cura completa, ma la psicologia dei 
neri su qiiesto pun to e cosi refrattaria che 
i risultati non sono sempre soddisfacenti. 



•^ 155 ^ 



Fesfe e ri'fi religiosi dei Synteng 



IL DIENG KLAM. 

Dicng Klam ! La parola propriamente 
significa « albero che parla », ma per se e 
per la funzione a cui e destinata non allude 
per nulla al suddetto significato. 

Terminata la mietitura del riso, a meta 
giugno, sorge spontanea I'idea di renders! 
propizia la divinita onde ottenere abbon- 
danti raccolti; percio i Synteng svolgono 
special! festeggiamenti che durano parecchi 
giomi e che attirano molti curiosi. 

RuUi di tamburo, strumento inseparabile 
in qualsiasi manifestazione pubbUca, ac- 
compagnati da qualche piffero e piva si 
odono fin dalle prime settimane, special- 
men te di notte. Sono i preparativi. Siamo 
al Dieng klam, si sente ripetere. 

Spuntato il giorno stabilito, comitive di 
festeggianti tra urla selvagge e schiamazzi 
si avviano al luogo ove e stato precedente- 
mente preparato il legno o i legni. Cola 
danzano a suon di tamburo battendo rit- 
micamente e mani e piedi e contorcendo 
tutta la persona in forma assai goffa; oppure 
con le mani ai fianchi dondolano tutto il 
corpo a destra ed a sinistra mentre incedono. 
Gli alberi consistono in lunghi tronchi dello 
spessore di lo cm. alia base e con un ciuffo 
di foglioline alia cima. 

Gli uomini se li caricano in ispalla e tra 
i soliti schiamazzi della folia esultante, li 
portano in citta; e ogni gruppo si avvia al 
proprio quartiere. 

Per premunirsi contro la stanchezza, si 
sono tracannati parecchie dosi di Kiad o 
bevanda fermentata, da parere maniaci. 
Carat teristico e un urlo speciale che si 
sprigiotia da quelle gole; incominciano al- 
I'unisono a voce bassa, e aumentano sempre 
])iu fine alle note piu acute; e un urlo che 
ripc-tono frequentemente. 

Ouando poi stanchi di danzare attomo 
al legno, alcuni si ritirano, altri gia ripo- 
sati sottentrano, cosi che quella ridda 
fantastica prosegue ininterrottamente per 
ore ed cjre, e giovani, vecchi e fanciuUi si 
alternano di continuo in quel baccanale 
selvaggio che finisce per diventare ributtante. 
Finalmente verso sera uno di questi al- 
beri viene innalzato e piantato in terra e 
subito un uomo vi si arrampica e con un 
coltellaccio recide le foglie rimaste. 

II giorno dojio, il tronco rimasto spoglio 
6 oggetto di una nuova cerimonia; vicne 



immerso nel sacro laghetto che e fuori del- 
I'abitato. 

Air alba tutti vanno, vestiti a festa, 
al lago che sara teai.ro del loro tripudio, 
mentre il doloi o capo, che fino allora non 
ha fatto la sua comparsa, in abito di gala, 
con i suoi uomini fa trasportare al lago una 
gran torre di legno alta da 7 a 8 metri, 
tutta decorata allintomo con carte multico- 
lori. Ouesta vien deposta sopra I'acqua su 
un basamento di legno o bambu, (I'acqua 
non arriva alia cintola); con quattro corde 
legate all'estremita vien tenuta ferma o 
fatta dondolare, scuotere e sollevare a pia- 
cimento: poi la si immerge mentre la ciurma 
circostante urla e applaude. 

Ad un certo punto il doloi da il segnale 
e la torre viene tratta all'asciutto sull'erba. 

Allora viene la volta dell' albero che e 
oggetto di una funzione piu strana ed in- 
sulsa. 

Un sacerdote ne taglia un pezzo e lo- 
getta nell'acqua. E radicata la superstizione 
che mentre questo pezzo di legno viene 
mosso ed agitato nell'acqua, si debba toe- 
carlo, quindi tutti si precipitano, saltano e 
danzano intorno, come per far atto di ado- 
razione. 

I pohziotti stanno in guardia sulla riva, 
perche non succedano risse o ferimenti in 
quel parapiglia. Finahnente termina quel 
fanatico spettacolo e tutti escono dal laga 
con sembianze di orridi mostri; il doloi viene 
imbrattato in niodo speciale tra le ovazioni 
della folia, perche egli e il re della festa. 

Allora un sacerdote entra nell'acqua e 
col cavo della mano ne beve un sorso, men- 
tre il doloi con i suoi satelliti con un pezzo 
di bambu vibrano colpi per aria in direzione 
dell'immondo pezzo di legno. 

In tal modo e santLficata I'acqua e sara 
ancora elemento di futuri sacrifizi ogni qual 
volta lo spirito li richieda. 

Ed eccoci all'ultima parte della commedia. 

I singoli gruppi dei sobborghi vanno a 
prendere le rispettive torri e le gettano nel- 
l'acqua come per soddisfare a un voto fatto 
alia divinita: quindi quieti se ne ritornano 
alle loro case a rifarsi degli strapazzi e 
pulir.si da tante sozzure. 

SuU'imbrunire si recano in un prato e 
gettano le sorti per mezzo di una palla che 
nascondono sotto terra, per conoscere se 
avranno grande abbondanza di riso. 

Sac. EUA ToMfi. 



=^ 156 ^ 




Storia di 25 anni fa, narrafa dal missionario D. A, Colbacchini. 

(CONTIN UAZIONE). 



Una di esse il Signore gia la chiamo a se 
per darle il premio delle sue fatiche e delle 
sae virtu; Suor Rosa Kiste, prima Superiora 
deUe Suore di questa Missione, morta in 
Coramba il 19 di Ottobre del 1915- 

Le altre generose sue compagne che dal 
primo giomo fino ad oggi continuano corag- 
giosamente a prestare il loro prezioso aiuto 
e validamente cooperano col Missionario 
per il bene di queste anime sono: Suor Mad- 
dalena Tramonti, Suor Lucia Michetti, e le 
CDadiutrici FigUe di Maria Giovanna Gerva- 
sia e Maria Timotea, due orfanelle raccolte 
dalle Suore al loro primo arrive in Cuiaba. 

Ouesti nomi deUe benemerite Suore, con 
quello del primo Missionario, il compianto 
Padre Giovanni Balzola e dei suoi compa- 
gni Padre Giuseppe Salvetti ed i confrateUi 
Silvio Milanese, Giacomo Grosso e Domenico 
Minguzzi, dovrebbero essere incisi a lettere 
d'oro non solo negli armali di questa Mis- 
sione ma nell'alta roccia che sovrasta questa 
Colonia per dire etemamente ai posteri quali 
furono gli eroi che di questo regno di morte, 
di questa... selva selvaggia ed aspra e forte 
fecero un'oasi di pace, di vita, di progresso, 
di lavoro e di felicita. Per opera del Missio- 
nario oggi non si sacrifica piu a Satana nel- 
lorgia selvaggia dei notturni canti, delle 
macabre danze, dell'odio e della vendetta, 
ma al vero Dio, al Creatore e Signore di 
ogni cosa si offre tutti i giorni il sacrificio 
puro, santo, immacolato, la DivLna Ostia 
di propiziazione e di pace. 

Primo pensiero del Missionario fu di eri- 
gere sull'alto deUa collina che domina la 
Colonia una grande Croce, simbolo della 
nostra Redenzione e segno di pace. 

Fin dai primi giorni e prima ancora di 



pensare a costruirsi le rustiche caparme per 
difendersi dalle intemperie, porto suUe sue 
spalle dalla foresta sull'alto della collina 
i tronchi che dovevano formare la Croce e 
la con giubilo la eresse... Da quel gionio la 
Croce Santa domino finora da quel punto 
elevato la Colonia, la regione tutta, la steppa 
sconfinata e la foresta oscura, i monti, le 
valli, fino al lontano ampio orizzonte. 

L,a caccia duro vari giorni, durante i quali 
non ebbi comodita di intrattenermi col niio 
Meriri-Kwadda e udire daUa sua bocca cio 
che accadde nel momento in cui gli indi sco- 
persero i missionari, cosa a tutti noi finora 
sconosciuta. 

All'ora consueta della quiete vespertina, 
una sera Meriri Kwadda fu di ritorno e mi 
disse: — Questa sera. Padre, voglio dirti tutto 
quello che ancora manca alia nostra storia 
e die Uke-waguu ed io ti abbiamo raccontato 
in passato, appena in parte. 

— Bravo! Desideravo proprio che tu fossi 
venuto; siedi qui vicino a me e racconta 
pure... Dimmi dunque: dal Rio das Mortes 
che direzione avete presa? Ouali progetti 
avevate? 

— Le nostre intenzioni tu le conosci. 
Dovevamo prima di tutto avvicinarci alia 
strada dei civilizzati, osservare, ispezionare 
per qualche giomo i dintorni e poi spingerci 
fino aUa foce del Barreiro per vedere nella 
Stazione telegrafica chi e quanti erano; 
poi risalire il Garfas fino alia confluenza del 
Roko-ejdo e di li ritornare nuovamente alia 
strada od in qualche punto piu opportune 
aspettare se alcuno passasse. Ouindi ritor- 
nare al nostro villaggio e riferire ad Uke- 
waguu ogni cosa. 



^ 157 ^ 



Dal Rio das Mortes siamo venuti proprio 
qui e dall'alto, nascosti tra le pietre, ci po- 
nemino in osservazione scrutando se alcuno 
passasse per la strada; ma quando siamo 
arrivati al Nonnogo-ika-giiro quel fiumicello 
die tu conosci e che si deve attraversare per 
venire dal Rio das Mortes, c'imbattemmo 
nelle onne di porci selvatici; tu ben sai come 
ne siamo gliiotti... corri su e corri giu per 



verso il tramonto ed eravamo vicini, solo 
un'oscura e spessa foresta ci separava. Sta- 
bilimmo di adottare il segnale convenzio- 
nale che doveva essere il grido di un ucceOo 
del bosco che noi chiamiamo ciu-clu; poi 
ci separammo a distanza sufficiente per 
udire bene qualunque awiso e cosi poterci 
reciprocamente e irmnediatamente comu- 
nicare qualunque cosa. Eravamo d'accordo 




// monumento eretto alia sua 
memorla. 



uccidernc qualcuno, verso sera ci trovammo 
assai lontani dalla direzione presa e per di 
piii ben stanchi. 

Nella notte si acoese un grande fuoco per 
arrostirc la came clie doveva servirci anche 
pel giorno dopo. 

A mattino ci mettemmo di niiovo in cam- 
mino verso la nostra m6ta, che era avvici- 
narci alia strada telegrafica nel luogo ove 
nasce il Nonnego-ika-guro, e dove i civiliz- 
zati solevano passare la notte. Gia si era 



inoltre che il prime di noi che avesse udito 
il ciu-ciu, dovesse fermarsi, ripeterlo agli 
altri e tutti restar fermi alio stesso posto 
aspettando che il prinio venisse a riferire. 
Guardinghi, tutt'occlii ed orecclii, ada- 
gino adagino, tra piante e cespugU, tra foghe 
e foglie, ci awicinannno alia strada: due 
dei nostri erano avaiiti e gH altri h seguivano 
a breve distanza. Tutte le cautele ed ogni 
])rudenza non erano esagerate; se per caso 
un civihzzato ci avesse scorti non avrebbe 



^' 1 58 ^ 



mancato di pretiderci subito di mira e di far 
fuoco su noi. Percio non volevamo la- 
sciarci sorprendere dai civilizzati, e studia- 
vamo di metter in atto ogni mezzo per 
sorprendere essi. Si catnminava, direi quasi, 
si strisciava tra cespugli ed erbe gia da qual- 
che tempo, quando sentii : chi-c-'u... Mi 
fermo di botto, ascolto e lo sento due, tre, 
quattro volte ad intervalli pivi o meno lun- 
ghi. lo aspetto un istante e poi a mia volta 
lo ripeto... Era il segnale: qualche novita 
vi era certamente: bisognava attendere, 
udire. 

Okiwari venue vicino e ci disse: 

— Mi sono avanzato fino all'orlo della 
strada ed ho udito il tintinnio delle campa- 
nelle clie i civilizzati mettono al collo degli 
animaU. Guardai bene tra foglia e foglia: 
vidi alcune bestie... Osservai meglio e piu 
in alto vidi dei civilizzati clie stavano pre- 
parando la tenda... Essi non si sono affatto 
accorti della mia presenza. Non mi sono in- 
garmato, percio vi ho dato il segnale... Cosa 
facciamo ora? 

In cosi dire rivolse a me lo sguardo: cio 
che fecero pure gli altri. Pensai per pochi 
istanti e poi dissi lore: 

— Voistatevene qui. lo con Oki-WariYSido 
a vedere se conosco qualcmio di quel civi- 
lizzati. Potra essere che ve ne sia qualcuno 
che gia abbia visto altrove e che mi conosca; 
se cosi fosse sara piu facile per noi il sapere 
qualche cosa. Aspettatemi qui, nonmovetevi. 

Adagio adagio, evitando ogni rmnore, 
ogni fruscio di foglie, a poco a poco mi av- 
vicinai. Era quasi sull'imbrunire ma si 
vedeva bene e distintamente ogni cosa. 
Osservai bene e vidi quattro uomini con 
alcuni animali di carica. Non conobbi nes- 
suno: uno di essi era affaccendato attomo 
al fuoco, due altri aggiustavano non so che 
della carica ed un quarto rincorreva un 
animale che separatosi dagli altri si era in- 
camminato per la strada... proprio verso 
di noi. Tra me e me di.ssi; Qui va male! 
Questo animale e capace di cacciarsi qui 
nel bosco ed aUora siamo scoperti... perduti. 
Mi preparavo gia a rientrare nel piii folto 
del bosco, quando gettando ancora un'oc- 
chiata all'accampamento dei civilizzati scorsi 



venir fuori dalla tenda uno che aU'aspetto 
mi parve di gia conoscere. Sostai un istante; 
guardai meglio... ma si... era proprio luJ... 
Eliseo... che vidi, che conobbi nella foce del 
Barreiro quando stavano costruendo la 
strada e la stazione telegrafica. Era un no- 
stro amico e mai aveva fatto del male ai 
Bororos... II mio cuore clie si era fatto pic- 
colo per quel niulo che voleva venirci addosso, 
a queUa vista si era nuovameute dilatato. 
I, 'animale intanto era ri tomato indietro e 
tranquillamente si era posto cogli altri. 

— Che fare? Farmi vedere? — No! pen- 
sai. Non e bene che mi faccia vedere... la 
notte e Imiga, non potrei riposare, dormire 
tranquillo; questi diavoh di civilizzati poi 
sono capaci di qualunque cosa. Voltandomi 
ad Okiwdri gh dissi: 

— Ho visto tutto e bene! Ritorniamo 
ai nostri cqmpagni... Ancor piu cauti di 
prima per non far rumore e non destare 
alcun sospetto della nostra presenza, ri- 
tornammo verso i compagni che ci aspet- 
tavano. 

Appena giunto dissi loro: 

— Scostiamoci piii lontano; la in basso, 
nel fondo della foresta, al di la del torrente 
vi sono i civilizzati in viaggio: ne conosco 
uno. 15 nostro amico. Ora pero e bene che 
andiam via di qui; e prudenza non star 
troppo vicini, la minima cosa potrebbe tra- 
dirci... 

Era gia notte e dentro il bosco s'era fatto 
buio pesto quando ci allontanammo. Non 
vedevamo piii nulla. Spine, liane, bambu, 
tutto veniva ad intralciare il nostro passo... 
Puoi immaginare che buclii, radici, tronchi 
abbiamo incontrato: cadevamo, si dava 
della testa nei rami, ma senza profferire luia 
parola; uno dietro I'altro ed in sUenzio. 
Finahnente udimmo il mormorio deU'acqua 
che ci rallegro...; ancora un poco ed eccoci 
al di la, in una piccola radura della foresta, 
accampati intorno al fuoco che accendemmo 
dietro un grosso tronco, per precauzione... 
« Dei civihzzati non fidarti mai », mi ripeteva 
Uke-waguu, e non mi fidavo dawero. 

Durante la notte combinammo il mode 
di preseutarci ai civilizzati. 

{Coniinua) . 




< 159 > 



IL PRIMO FIORE DEL RIO NEGRO 



Si cliiama%'a Felisberto Alberto, era della 
tribu dei Piratapuja e orfaiio di padre e 
madre. Spiro santamente nella notte dal 3 
al 4 giugiiD all'ospedale di Taracua. E il 
priino gioviiietto indio che niuore alia mis- 
sione e nierita bene iin breve cenno, essendo 
stato un vero angioletto. 

Ricordo il prinio incoutro con lui nol 
giugno 1926: era venuto da noi con una 
seinplice rete di 30 fill per donnire e sen- 
z'altro: di vestiti neanche luio straccio ad- 
dosso, secondo il costume del paese. Era 
vivacissimo e disinvolto. 

Fin dal principio si rivelo di ottima in- 
dole, docile, laborioso, e interessato ai suoi 
doveri. NeUa pieta fece sensibiU progressi 
coll'apprendere facilmente le orazioni e con 
crescere il suo aniore per Gesu Sacramen- 
tato. 

Nel settembre si svilupparono le febbri 
malariche ed Alberto fu uno dei primi ad 
essere colpito, e I'ultimo a liberarsene con 
buone dosi di chinino. Ma salvo dalle febbri 
ecco spuntargli lui'altra nialattia: un ascesso 
ascellare che crebbe come luia bella mela e 
poi si apri in suppurazione. Per un anno e 
mezzo quella ferita aperta fu ribelle ad 
ogni cura, e Alberto provo dolori acerbi che 
tollero con rara pazienza. Pareva soflrisse 
assai piii nel vedersi fuggito dai compagni 
incapaci di resistere al fetore che emanava 
dalla ferita, e per evitargli questa mortifi- 
cazione gli affidai incarichi per cui doveva 
passare buona parte della giornata fuori del 
laboratorio dei sarti, e lo preparai alia Con- 
fessione e alia Comunione, che ricevette con 
molta pieta. 

Quando Mons. Massa condusse a Taracua 
(nell'Agosto 1028) il bravo medico Giovanni 
Bnmlino, questi, dopo aver visitato Alberto, 
suggeri di sottoporlo ad un'operazione. Fu 
condotto per Cjuesto all'ospedale di Manaos 
distante 1500 km. e cola operate e risanato 
grazie alle solerti cure del medico e deUe 
buone suore tli S. Anna. 

Ritonid alia missione nell'ottobre in con- 
dizioni promettenti, ma pur troppo non era 
fi.ssato nei decreti della Provvidenza ch'egli 
doves.se vivere a lungo. Un mese dopo co- 
minci6 a dimagrire e ad avere una tosse 
ostinata; la tubercolosi I'aveva colpito e fu 
il principio della fine. 



Segregate dalla comunita, passava lunghe 
ore pescando in riva al fiume, ritoniando a 
sera contento se gli era dato di prendere qual- 
cosa: e siccome gli piacevano i pesci freschi, 
anche i compagni facevano a gara per poi- 
targliene. Un tucanino un giorno gliene porto 
due in regale: Alberto li gradi con un sor- 
riso sulle labbra, ma pei chiese perplesso 
al donatere: — Li dai tutti e due a me? 
Non vuoi neppure assaggiarli? 

— Si, tutti e due per te! 

— Grazie; era non ho nulla da darti in 
cambio, ma quande arrivero m paradise ti 
ripaghero. 

Non si fatico molto a prepararlo alia 
morte ed egli stesso chiedeva a D. Besco 
e a Savio Demenico che presto venissere a 
prenderlo per introdurlo al Cielo. F<sprimeva 
la sua plena rassegnaziene dicendo spesso: 
Come Die vuele! Venne mi gionio a tro- 
varlo le zie, che al vederlo cosi censvmto 
attribui — secondo il costmne degli indi — 
il malanno al veleno propinatogli da qualche 
nemico. Alberto allora ([nasi perdette la pa- 
zienza e interrenipendo disse: 

— Che veleno?! Che nemico?!... le voglie 
morire per andare al paradise con la Ma- 
deima, con D. Besco e Sa\io Demenico. 
Nessmio ha mai pensate di avvelenamii. 

Con quanta edificaziene ricevette i sacra- 
ment i e accempagno le ultime preghiere. 
Quando gli dissi che gli avrei portato il 
vS. Viatice sorrise e mi rispose: 

— Si, pertami Gesii. Ma io lo voglie ri- 
cevere a braccia aperte. 

Apjjena noto I'avA'icinarsi della proces- 
sione voile che le Snore gli sorreggessero le 
braccia e nella posiziene desiderata ricevette 
con tenerezza conmiovente il Signore. 

DeiDo il ruigraziamento mi disse : — 
Adesso sone preprie contento, felice. 

Essendo entrato in quel memento un suo 

engine piratapuya, suggerii ad Alberto di 

dare a lui e ai suei compagni un ricordo. 

Pens6 un istante e poi disse con serieta: 

- La grazia di Die: questo basta. 

Poche ore dopo rendeva la .sua bell'aniina 

al Creatore; la sua morte la.sciava in tutti 

I'impressione della morte di un piccolo san- 

tino, educate dalla grazia di Die alia virtii. 

Taracud, 28-4-30. 

Sac. Antonio Giacone. 



Con approTazione ecclesiistiu. — D. DOMENICO GARNEIII, Diretlore-responsabjle. —Torino, 1930- Tipografiadelli Sociali Edilrlce Inlernailonalt 

^ 160 ^ 



CRONACHETTA MISSIONARIA. 



FORZE CATTOLICHE IN CINA. 

L* < Annuario delle Missioni Cattoliche » di una stati- 
stica della Chiesa CattoUca nella Cina. Essa comprende: 
cristiani 2.486.841; saterdoti 3420; snore 4000. Vi sono in 
Cina una quarantina di Congregazioni indigene. Le Circo- 
scrizioni Ecclesiasliche sono 94 delle quali 12 affidate al 
Clero indigene. 

UN SECOLO DI MORMONISMO. 

Nel mese scorso la cosidetta chiesa mormonica ha cele- 
brate, negli Stati Uniti e altrove, il centenario della sua fon- 
dazione. La popolazione dell'Utah — ■ la grande chiesa- 
madre, i cui uffici, le cui autoritJi sono in Salt-Lake City — 
h costituita per I 66 per cento di Mormoni, che in tutto il 
mondo dicono essere di 670.000, con delle propriety per 
20 milioni di dollari. II censimento religiose del 1926 cal- 
cola che i membri della chiesa mormonica negli Stati Uniti 
eran circa 543.000. Ora probabilmente, dicono i giomali 
americani, essi si aggirane attome ai 6eo.eoe. Lo Stato 
dell'Utah, nel 1926 aveva 337.200 Mormoni. 

CONTRO LA STREGONERIA. 

Un'ordinanza governativa vieia nel Swaziland egni stre- 
goneria, e gli stregeni che ntomassere ad esercitare il lore... 
mestiere sono minacciati di un anno di prigione. E pure 
preibito di pertare le insegne di stregeni, pena sei mesi di 
carcere. 

UN ARCANGELO... COMUNISTAI 

I comunisti che occuparono Wan-an e misero il quartier 
generale alia Missione Cattolica, prima d'allontanarsi sta- 
vano per spaccare il bel quadro di S. Michele, e gia le ascie 
erano alzate quando compar\'e un ufficiale che grid6 a 
quegli energumeni: — « Fermatevi, quelle (San Michele) 
k un combattente come noi, nen vedete che porta la lancia 
e che ha un nennico (il demonio) sotto i piedi? lo vi dice 
che egli h uno dei nostri, come lo dimestra la sciarpa rossa 
a tracolla! ». II fatto sta che in tutta Wan-an si dice che 
San Michele si h salvate ancora una velta, facendosi passare 
per comunista, o meglio perch^ I'hanno fatto passare per 
tale. 

L'OPERA DI S. PIETRO APOSTOLO. 

Ai primi di maggio, riunitosi il nuovo Consiglio Supe- 
riore dell'Opcra di S. Pietro Apostolo pel Clero indigeno, 
constatava con soddisfazione che il numcro dei preti indi- 
geni si h moltiplicato in questi ultimi temp'. L'Opcra di- 
spone oggi di 1 100 Borse di studio e di 4437 pensioni per 
chierici indigeni. Anche le efterte del 1929 hanno toccate 
12,137.427 lire, e non sono ancora tutte versate. 

CATTOLICISMO NEGLI STATI UNITI. 

La statislica dice che la pcpolaziene cattolica supcra i 
20 milioni. Nella gerarchia americana vi sono: 4 cardinali, 
12 arcivescovi, 102 vescovi, 26.925 sacerdoti, 18.166 chiese, 
329 orfanetrofi, 624 ospedali con 100 mila ricoverati. 

LA PROPAGAZIONE DELLA FEDE. 

Fa continui progressi. La riunione del ConsiglJe Superiore 
awenuta I'ultimo jjiomo di aprile, ha constatato che le 
erferte raccolte nel 1929 per I'Opera Pontificia sono salite 
a 65.9S6.610 lire, con un aumento di 10 milioni e mezzo 



su quelle del 1928. Nella somma tetale fe pure compresa 

la cifra di 248.807 lire pel mantenimento dei catechisti, 
cifra destinata a crescere negli anni venturi. 

VERGINI CRISTIANE CINESI. 

Sono Oggi un bel numero e vanno sempre aumentando. 
Le 9267 Vergini Cristiane sono eminenti battez7atrici e 
hanno consacrato la lore vita alia causa delle anime. Ad 
esse ^ dovuta una gran parte dei 2s mila battesimi, ammini- 
strati lo scorso anno e re>>istrati dalla Santa Infanzia. 

GLI SCUDI DEL S. CUORE. 

£ un'opera aorta, crediame, nel 1927 ed ha per scope di 
propavare Scudi in cartoncino (23 x 16) recanti I'lmmagine 
del S. Cuore con accanto una preghiera giaculateria. Gli 
scudi sono vend'Jti a tenue prezzo e per ciascuno di essi, 
venduto, TOpera manda gratis nelle missioni due scudi 
con prughiera giaculatoria nella lingua indigena, seconde 
le indicazioni fomite dai missienari. Nel 19^9 fu presentato 
al S. Padre un album con 175 scudi con preghiere in altret- 
tante lingue. 

LA PARROCCHIA DELLE VOCAZIONI. 

1^ la parrocchia di Panjampatti (Trichinopoli): essa su 
meno di 10.000 abitanti ha gi^ date tra religiosi e religiose 
59 vocazioni (43 suore 16 religiosi). 

LE CAPANNE DELLA MORTE. 

Nel Mem (Kenva, Airica), esistone in certi villaggi mi- 
nuscole capanne a forma di semicerchio di i. m e mezzo 
di diametre per poco piii di i. m. di altezza. formate di 
canne piantate in terra sormontate da una specie di tetto 
di paglia o di foglie. Quande un ammalato si aggrava e vi 
e previsiene di catastrofe, si costruisce in campagna una 
di tali capanne e vi si porta 11 disgraziato, con un pe' di cibo 
e di legna. Aggravandosi, tutti I'abbandonano per non 
contrarre I'impurita. La tena s'incarichera di fargli gli oneri 
funebri se pure non si presentera prima che il poveretto sia 
morte. 



BIBLIOGRAFIA, 

PER LE MISSIONI. 

Piccoli amici, leggete! 

Volete bene alle Missioni Salesiane? Acquistate subito 
il bellissimo libro del Missionario Salesiano: Sac. Anto- 
nio Moi, Ricordi d'Injanzia. 

Egli I'ha scritto per voi, e per un doppio fine, ciofe per 
aiutarvi a divenir piii buoni e per darvi la possibilita di cen- 
correre, con un piccolo sacrifizio, all'opera grandiosa delle 
Missioni. 

L'autore, mentre vi narra, con semplicit^ e spigliatezza, 
le vicende liete e tristi della sua fanciuUezza, vi da pure 
buoni e santi consigli per dirigervi nella vostra vita e for- 
marvi cristiani cattolici di carattere, laboriosi e zelanti per 
il bene deU'anima vestra e del prossime. 

Vi racconta pure la vita del Beato Don Bosco, lo sviluppo 
deU'opera sua e !a vita lieta e gioconda che si conduce nei 
suoi Istituti. 

I Ricordi d'ln/aJizia del Mei potrebbere chiamarsi il 
Vade-mecum dei fanciulH cattolici. Nessuno quindi dcve 
rimanerne privo. 

II bel volume fe riccamente illustrate e costa sole L. 12! 
Il ricave fe destinato a beneficio delle Missioni Salesiane. 

Per ordinazioni rivolgersi al Sac. Pietro Cossu, Via Cot- 
tolengo, 32, Torino (109). 



AL MESE 
VENTURO 



le 

soluzioni del 



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oncorso cot norm 
dei vincitori 




Con magico gesto 
11 nano della luna 
Indichera presto 
Ijavoritida la for tuna 



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Anno Vlli - Num. 8-9 AGOSTO-SETTEMBRE 1930 (VUl) C. C. Posude 

PUBBLICAZIONE MENSILE 




so ivi xi A. ce I o 

Inipariamo dai cinesi. — Le gioie dell'apostolato. 

Dalle lontaae MiislonI: Vn viaggio nell'oriente equatoriano. - Cio che pud fare un missionario. • 
Una gita missionaria. - Un missionario tra gli Abor. - II grande amico di S. Francesco Sa- 
verio. - Come pregano i giapponesi. - Honora medicum... - L'orlanel o Xoi. - Un nuovo 
oratorio al Giappone. • Come si fa propaganda. • Dalla povera residenza di Shanghai. - Anime 
in prigione. 

Raccoalo: UKE WAGUU. 

Selle relrovle: Qualtro letterine. - Omaggio di gratitudine. • Giornata Missionaria a Valsalice. 

EpIsodI mlssloaarl: Amore al missionario. - Fierezza santa. - Come si adora la dea Kali. 

Dalle rivlste misslonarle: Aiutare le vocazioni - La cura della lebbra. - Nozze di negri. - La ma- 
lattia del sonno. - Cronachetta missionaria. — Harakiri (racconto). — Leggenda della veigine 
cinese. — II coniglio e la tart.iriiga. — CoFtnmi Khassi : II ritorno dalla caccia presso i Khassi 




AVVERTENZE 



L'abbonamento (vedi prtzzi a pie pagina) 
va inviato esclusivamenie e direttamente 

aWAMMINISTRAZIONE DI GIO- 
VENW MISSIONARIA - Via Cot- 
tolengo. 32 - Torino (109). 



2 - Scrivere chiaro e completo I'indirizzo, 

colla relativa via e.provincia e numero 
del quartiere postale. 

3 - Si prega di indicate sempre se iabbona- 

menio e NUOVO, oppure RINNOVATO. 

4 - L'amministrazione non risponde ■ ne am- 

mette reclami - per gli abbonamenti non 
spediti dire.Uamente all' indirizzo sopra 
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ABBONAMENTO: ''' ' 



ITALIA: Anouale L. 6,20 - Sostenitore L. 10 — Vltallzio L. 100 
PBH L'BSTERO: „ L. 10 - „ L. 16 - „ L. 200 



Arno VIII - Num. 8-9 Pubblicazione mensile Agosfo-SeHembre 1930 (VII!) 




GIOVENTU MISSIONARIA 



IMPARIAMO DAI C/NESI 



In questi niesi molti dei nostri giovani 
lettori sono sparsi per le citta e paesi 
d'ltalia a godersi le loro vacanze estive. 
Essi sono in una condizione assai favjre- 
vole per compiere un apostolato di pro- 
paganda benefica per le opere missionarie: 
€ vorremmo che se ne valessero opportu- 
uamente. 

Si troveranno a contatto con amici 
vecchi e nuovi, con famiglie di loro co- 
iioscenza, con nuove conipagnie: questo 
e un terreno propizio per fare la loro pro- 
l^aganda. Possono parlare dell'attivita 
missionaria svolta nei collegi ed istituti 
dove hanno trascorso I'anno; possono 
consigliare la lettura di libri e Tabbona- 
iiiento a periodici missionari; possono pro- 
jjorre qualche opera a favore deUe mis- 
sioni, quaU per esempio raccogliere offerte 
per battesimi di bimbi, raccogliere indu- 
inenti fuori uso e in buon stato, promuo- 
vere I'iscrizione alia Propagazione della 
Fede, alia Santa Infanzia, alia nostra 
Associazione Gioventu Missionaria, ecc. 

Quante utili cose possono compiere i 
nostri amici; ne raccomandiamo una in 
modo particolare al loro zelo, ed e quella 
di indirizzare vocazioni ai nostri aspi- 
randati missionari (ne abbiamo per mis- 



sionari saccrdoti, missionari capi d'arle e 
missionari agricoltori) e a quelli delle 
Figlie di Maria Ausiliatrice. 

Trovandosi a contatto con anime vo- 
lonterose e disposte alle niissioni, i nostri 
amici faranno un'opera buona ad indiriz- 
zarle ai nostri istituti missionari per rea- 
lizzare la loro vocazione. 

Si adoprino adunque a promuovere 
qualcuna di queste opere; mantengano 
in esercizio la sana attivita missionaria 
a cui si sono abituati in coUegio, I'ac- 
crescano in proporzione delle belle occa- 
sioni che loro vengono offerte daU'am- 
biente e dalle persone; ambiente e persone 
che forse — non e esagerato il pensarlo — 
ancora ignorano tutto I'intenso movi- 
mento missionario che oggi pervade ' il 
mondo. 

Ne sono presi gli stessi paesi di missione. 

I^eggevamo giorni fa su L'Osservatore 
Romano che i cinesi del nostro Vicariato 
di vSiu Chow hanno voluto anch'essi pre- 
sentare al S. Padre il loro obolo giubilare 
raccogliendo i fondi necessari per una 
borsa di studio da dedicarsi all'Augusto 
Nome del Santo Padre, in favore di un 
seminarista cinese a Roma. 

La raccolta dell 'obolo e stata sponta- 



'^ 161 "^ 



nea, superiore all'aspettativa, raggiun- 
gendo la copiosa cifra di quasi trentamila 
dollari messicani. Non si potrebbe meglio 
caratterizzare il significato di questa 
offerta giubilare, che riferendo il brauo 
deUa lettera con la quale il conipiauto 



diffusione della fede cristiana nel mondo. 
Non pochi di essi, specialmenie gli alunni 
dclle nostre sciiole, non avendo dcnaro di- 
sponibile, vollcro spontaneamente privarsi 
di un pasto pregando il superiore che ne 
erogasse la spesa a qiiesto scopo: altri, poveri 




GIOV. BOSCO 




Don 

Causto 

Caravario 



MONS. 
L U I G I 

Versiglia 



mons. Versiglia, poco prima di essere as- 
sassinato, trasmetteva al Papa I'obolo dci 
suf)i fcdeli: 

E I'offerla dei noslri poveri crisiiani, 
povera in se, ma data con niollo cuore, sia 
per I'affetlo che hanno al Santo Padre sia 
per il desidcrio che hanno di concorrere 
anch'essi, secondo le loro deboli jorze, alia 



vecchi specialmente, jurono visti dare un 
soldo due piangendo per non poterne dare 
di piii: e vi fu persino Ira i nostri vecchi 
ricoverati, clii ando a ccrcare I'elemosinct 
per avere qnalche cosa di pin da offrire. Oh, 
non e vero che il cinese sia senza cuorc. 
Anzi e mollo portato a riconoscere ed amare 
chi gli fa del bene. 



^ 162 ^ 



LE GIOIE DELL'APOSTOLATO 



La notte era gia inoltrata quando lascia- 
vaino la nostra residenza e, acccmpagimti 
dal catecliista, discendemmo giu nella valle 
sottostante ove eravamo attesi da quei 
bravi cristiani. Due ore di canimino, per 
un viottolo sperduto nella foresta, su di un 
terreno sdrucciolevole clie ci teneva in con- 
tinuo esercizio, in un buio pesto rischiarato 
soltanto dalla luce rossastra delle torce che 
riempivauo I'aria di fumo e proiettavano 
le nostre ombre in modo fantastico, non 
^ certo un viaggio troppo comedo e desi- 
derabile. Eppure eravamo tanto contenti, 
come se fossimo andati ad un festino, perclie 
sapevamo che laggiu c'era inia fiorente 
cristianita che nutriva verso di noi un affetto 
incondizionato come se reahnente fossimo 
appartenuti alia loro famiglia. 

Dal fondo della valle si sentiva il bron- 
tolio cupo deUe acque che dalla superba 
cascata, detta deUa Nohkolikai, si riversano 
impetuose di tra i grossi macigni per gua- 
dagnare la piaimra del Silhet. II catecliista 
ci aveva raccontato ima lugubre storia in- 
tomo a quella cascata, e poi — quasi per 
toglierci I'impressione penosa dall'animo — 
prase a parlare dei paesi sparsi qua e la sul 
pendio di queste belle colline che egli spesso 
frequentava, ove il terreno era molto pro- 
pizio per lo sviluppo di nuove cristianita. 
HjTiteng — il villaggio dove eravamo di- 
retti — segnava il principio. Fra pochi anni 
vedremo forse il trionfo definitivo della 
nostra santa religione nelle colline Khasi. 

Cosi, conversando e beandoci nella spe- 
Tanza consolante di un futuro radioso, ci 
trovammo alle porte del villaggio. II cate- 
•chista allora lancio il grido dello sciacallo 
che si ripercosse nel solenne silenzio della 
notte e, per vm istante, ci causo un senso 
di timore. Era il segnale del nostro arrivo. 

Un colpo di petardo, seguito da un vo- 
ciare indistinto ne fu la risposta. Poi di tra 
i palmizi snelli e slanciati del « Betel » fecero 
capolino i nostri amici che ci avevano attesi 
per lunghe ore attomo al fuoco con la calma 
propria di questa gente. « Khublei! Khubici! >> 



(Bene arrivati) gridarono tutti in coro men- 
tre ci circondavano da ogni lato con gli occhi 
scintillanti di gioia e ci stringevano la mano 
a piu riprese. 

La notizia del nostro arrivo si sparse in 
un baleno per tutto il villaggio che occupa 
una posizione incantevole ai piedi e sul 
declivio di una collina all'oinbra dei pahneti, 
degli aranceti e delle felci giganti. Un av- 
venimento di prim'ordine per im jjaese cosi 
lontano dai centri ove I'europeo non aveva 
messo piede che rarissime volte. E poi c'era 
la speranza del cinematografo che avevamo 
sempre con noi essendo questo un mezzo 
utilissimo di attrazione e di propaganda, 
che faceva andare in visibilio ragazzi, uo- 
mini e vecchi! 

Caratteristica quanto mai la scena che 
ne segui: dalle capanne sparse e silenziose 
a gruppi scendevano i piccoli Khasi, tutti 
portando delle torce che illuminarono come 
per incanto il buio pendio del colle. Di fronte 
al capannone del catecliista v'era una specie 
di piazzale che in breve fu riempito. Tutti 
si misero a sedere aspettando pazienti il 
principio dello spettacolo mentre nel frat- 
tempo sgranavano tanto d 'occhi. iSi fece 
loro vedere la Vila di Gesti. Non sto a de- 
scrivere le esclamazioni di meraviglia e di 
stupore che si susseguivano senza posa per 
cio che essi vedevano per la prima volta. 
Poi, approfittando deU'impressione favore- 
vole, in un intervallo mi alzai e incominciai 
a parlare. Avevo preparato un discorso ma 
lo trovai inopportuno per I'ambiente in 
maggioranza pagano: eppure la parola non 
mi manco per circa un'ora. Cio che dissi in 
quella notte stellata, presso il fragore delle 
acque, a quella gente assetata dell'Acqua 
Viva, non lo ricordo piii. Ricordo solo che 
mai ho parlato con tanta effiisione di cuore, 
e pill di una madre si asciugo una lagrima 
furtiva... 

Era vicina la mezzaiiotte quando — av- 
volti in una coperta — ci sdraiammo sul 
pavimento di bambu per prendere un po' 
di riposo. Ma, benche stanchi, non ci fu dato 



^ 163 ^ 



di chiuder occhio per lungo tempo. II nostro 
cuore era inondato da una gioia purissima 
quale solo sul caiiipo deU'apostolalo si puo 
provare; gioia die ripaga a niille doppi le 
fatiche ed i sacrilici. La fantasia poi aniava 
richianiare quelle scenette cosi coninioventi 
die avevamo visto poc'anzi: quel grupp^'tto 
di binibi dagli occhi neri neri die ci dicevano 
tante cose; quel baldi giovanotti dalla cor- 
poratura tardiiata e forte die ritti ascolta- 
vano le parole del missionario; quelle buone 
mamma che ci miravano — ancor si giovani 



era la cupola, il verde die ci circondava il 
tappeto e gli alti fusti delle palme le colonne. 
Fiori ce n'erano in abbondanza sicche I'al- 
tare seiiibrava un rosaio iiorito, 

Intanto anche dal vicino villaggio di 
Nongriat affluivauo i nostri buoni cattolici 
e cosi ebbe principio il sacriticio diviiio 
accompaguato da pregliiere e canti. Prima 
pero una numerosa famiglia veniva rige- 
nerata alia vera vita: padre, madre e sei 
figli; uno ancor lattante che per qualche 
tempo aveva fatto concorrenza con la sua 




i4S£/t T*. - aiovBOl mh: loaarl ia una foreata. 



— e pensavano alle nostre mamnie lontane, 
al di la dei nionti e dei mari; e poi qiiei 
vecclii dalle ganibe incrociate che mastica- 
vano con taiita soddisfazionc I'inseparabile 
« cicca » e sorridevamo felici ai nostri canti! 
Ri])etuti colpi di petardo sul far del gioriio 
ci destarono di soprassalto. I, a mattina 
prometteva una giomata spleiidida: podie 
raiidag'.! nuvole si scioglievano ai pritni 
raggi del sole, orlate di una striscia quasi 
di fuoco che di mano in maiio si faceva piii 
viva e tagliente... Ma noi non avevamo 
temptj di gustare tanta bellezza aumentata 
da una vegetazione lussureggiante. Ci inet- 
temnio invece ad abbellire un piccolo altare, 
cosi all'aperto, ove I'azzurra volta del cido 



vocina stridula agU uccelli del bosco. Ora 
eccoli la, tutti raccolti presso I'altare da 
cui attendono TAgnello senza macdiia per 
ricevere da lui il bacio deH'amore! 

Come doveva essere contento Gesu nel 
venire in questo povero lembo di mi.ssione 
e trovare tanti cuori che I'amavano con 
I'amore dei prinii cristiani! 

E contenti eravamo ancor piii noi per 
tante grazie che il Signore ci aveva fatto: 
prima di tutte quella ddla vocazione mis- 
sioiiaria che ci rendeva degni di diveiitare 
gli Araldi del suo Regno e di cooperare cosi 
alia conversione del mondo infcdde! 

Luic.i Ravalico 
Missionario Salesiano. 



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^- 164 ^ 




DALLE LONTANE MISSIONI 



UN VIAGGIO NELLORIENTE EQUATORIANO 



(Continuazionc - V, mese di laglio). 



Allora Suor Troncatti fece bene la parte 
dell'arrabbiata: — Ah, si? cosi mostrate la 
vostra gratitudine a chi viene qui a curar\-i? 
Appena arrivo noii mi lasciate un mo- 
niento di riposo e venite a consultaniii, a 

prendere medicine Bene! Non curero piii 

nessuno, non vi daro medicine; mandatevele 
a comperare a Cuenca. Siete pieni di ma- 
lattie, ma il Signore ve ne mandera di piii... 
perche siete ingrati, ecc, ecc. — In men 
che si dica comparve la guida, chiedendo 
mille sense... Aggiustato il primo incon- 
veniente, eccone un secondo: si contano le 
bestie... ne manca una; forse era stata ad 
arte nascosta, ma, scottati dalla lavatina di 
capo, corsero a prenderla e si pote partire 
alle 8. 

Troppo tardi per giungere di gionio a 
Pailas: una casa deserta nella foresta. C'in- 
camminammo avanti: Suor Consuelo, Suor 
Giuseppina ed io colla postulante (le Kivare 
e la Macabea eran partite a piedi alle tre), 
ma qnal non fu la nostra meraviglia quando, 
giunte alio svolto della collina, vedemmo a 
piedi Suor Troncatti e Suor Ines. II sottocoda 
del cavallo di Suor Ines si era rotto e in 
quella ripida discesa, non era possibile se- 
guire a cavallo cosi. Quelle di Suor Tron- 
catti non voleva portarla e fu giuocoforza 
prendere alle buone quello di S. Francesco 
fino al fiume vicino, ove si aggiusto il bat- 
ticoda e si cambio il cavallo di Suor IMaria 
con quello di D. Ghinassi, e ci rimettemmo 
in cammino. 

II gionio non poteva esser piii bello ne 
I'orizzonte pin terso. Si sale, si sale! II suolo 
e copcrto di muschio, di erbe e di fiori; 
piii su cominciano le fragole a far capolino 
tra le foglie e ve ne sarebbe da saziarcene 
se la fretta non ci spingesse veloci su quelle 



alture. Eortunatamente sbagUamo strada e 
invece di andare su quella comoda e leg- 
germente in salita aperta dal padre Albino, 
prendiamo un sentiero die si fa sempre piii 
ripido e scivoloso ma che ci fa rispanniare 
almeno un'ora di strada. Sianio a circa 3000 
metri di altezza. Laggiu sul pendio della 
montagiia opposta si scorge il Pan, come 
fiocco di neve fra il verde, si distingue 
lontana la bianca chiesiiia di S. Vicente, di- 
stante dal paesello una buona era e poi..., 
casette, capanne, tuguri sparsi nel piano e 
nei dirupi, rendono piti interessaiite e in- 
cantevole il panorama! L'orizzonte si aUarga 
sempre piii ed il sereno di un cielo inde- 
scrivibile ci lascia contemplare a nostro 
bell 'agio le infinite frastagliature di piii ca- 
tena di nionti che si succedono fino a per- 
dersi in region! a noi sconosciute. Saliamo 
sempre: i cavalli sbuffano e noi non ci 
stanchiamo di contemplare, con spontanee 
esclamazioni di gioia e di meraviglia. Siani 
quasi alia vetta, le acque delle piogge re- 
centi hail lasciato una vegetazione esube- 
rante di vita e di bellezza: i muschi, i li- 
clieiii, i fiori, le foglie che noi con tanti 
riguardi conserviamo in serra son qui get- 
tati a profusione su ogni punto, su ogni 
roccia, su ogni pianta. Le orcliidee, le be- 
gonie, la vainiglia, le grandi giunchiglie e 
mille svariati microscopic! fiorellini ri- 
creano la vista e strappano ad ogni istante 
I'ammirazione nostra. Penso d! raccogliere 
qualche cosa almeno di queste meraviglie. 
E mentre il cavallo passa, mi basta sten- 
dere la niano per fame una buona colle- 
zione die metto in una borsetta attaccata 
alia niia sella. Coniincia la discesa e final- 
iiiente all'una si fa un po' di sosta per 
prendere un po' di cibo... Ma... il cavallo 



=^ 165 ^ 



die porta i iiostri lettini e il vitto? E ri- 
masto indietro, malgrado die fosse partito 
forse iin'ora prima di noi. Per fortuna por- 
tiamo con noi qualche cosa e, preso iin boc- 
cone alia svelta, rimontiamo a cavallo e via, 
perche non ci colga la notte in Cjuei rigiri 

del monte. II viaggio non tennina piii 

e passano torrenti, gole strette, cascate e si 
riconiincia ancora! Intanto la notte si av- 
vicina e ci pioniba addosso come una gran 
cappa impenetrabile. Di tanto in tanto Suor 
Troncatti salta su a dire: Ma avremo sba- 



sato 11 ponte s'incapriccia e non vuol piu. 
dare un passo; gli altri. ansiosi di giuii- 
gere alia meta, si precipitano sul povero 
sostegno privo di parapetto die ci facilita 
il transito sulle ruggenti acqiie, e sono 4 I 
cavalli die pesano contemporaiieamente ove 
appena, con molte precauzioni, deve pas- 
same uno per volta. Fu un vero momenta 

di terrore ma coH'aiuto della Madonna, 

invocata con viva fede dalle sue Figliuole, 
non successe nulla di grave e si pote giun- 
gere finalmcntc a Pailas. Pailas e una ca- 




MBSDEZ. 



Tre klvaretU baitezzati dal missionarlo Doa Dard&» 



gliato strada, impossibile die Pailas sia 
tanto lorftana. Rispondono: Ma se' ve fi'e 
una sola non la possiamo sbagliare! Cia- 
scuna niedita sui casi suoi ed il silenzio c 
disturbato solo dal calpestio dei cavalli. Di 
tanto in tanto qualche citcuyo fun insetto 
alquanto piii grosso della lucciola) guizza 
come un lampo davanti a noi e scompare. 
Sono oltre I'una e mezzo quando il runiore 
delle acque ci annunzia prossimo un fiume. 
Come passercmo il ponte? h la domanda 
an'gosciosa die ognuna si fa! I^e tre giovani 
die ci preccdevano a piedi, vedendosi sor- 
prese dalla notte, si eraiio ferniate. e, accesa 
una lantema die fortunatamente avevano 
a mano, ci vennero incontro al ])rinoi])io 
del ponte. II primo animale app^ua pas- 



setta di legname fatta dai Salesiani, com- 
posta di tre stanzette: una serve da cucina, 
le altre per alloggio. Vi era ad aspettarci 
un buon giovane die padre Albino, ini- 
possibilitato di venire, aveva inviato a ri- 
pulire I'abitazione. Nella cucina crepitava 
un bel fuoco. Che vi nietteremo sopra? Spe- 
ravanio che presto sarebbero giunte le prov- 
viste, ma la guida ci disse che i due uoniini 
con carico si erano femati al DominguiUo, 
e non sarebbero venuti. Vi erano due gal- 
line da portare al Rio Negro, nia si pensd- 
die non era lecito inorire di fame per por- 
tare al R. Negro due galline vive! I, a sen- 
tenza fu che andasscro nella pcntola (un 
secchiello di latta che fortunalnuu-nle por- 
tava la Macabca). In pochi miuuti le povere 



tt3 166 :?» 



galliiie, spennacchiate e fatte a pezzi, borbot- 
tavano nella peiitola, combiiiando una ter- 
ribile vendetta. Dopo un'ora circa, I'aniese 
afEumicato e portato in trionfo in mezzo 
alia stanza. Gli stimoli della fame erano 
prepotenti. Sono cotte? ci chiediamo tutte 
sbirciando nella pentola attraverso il fumo. 
Ma clie? Le galline impavide .si erano man- 
tenute alio stato pritnitivo. Prendiamo un 
po' di brodo e le riportiamo al fuoco. In- 
tanto era tardi, la stanchezza e il sonno ci 
vincevano; dopo mezz'ora si ripete I'opera- 
zione, non valsero i pizzicotti dati alle ali, 
le galline non cedettero un briciolo delle 
loro cami. La vendetta era compiuta. 

Ravvoltolateci nella propria catalogna 
prendermno riposo sul soffice pavimento 
dopo aver ringraziato con tutta I'anima 
Gesii e la Madonna dell'aiuto concessoci in 
un giomo cosi venturoso! 

Sbranate le resistenti galline, eccoci al 
trotto. Alle lo siamo a Rio Negro. Qui il 
padre Albino aveva disposto clie ci prepa- 
rassero mi buon prauzo. Una domia acco- 
vacciata vicino a tre pentole affumicate era 
la cuoca aramannitrice. Senza complimenli 
coniincio a mettere le mani nella pentola e 
tirar fuori un pezzo di polio, si asciugo le 
bisunte dita nei capellt e ripete I'operazione 
ad ogni piatto!... aggiimgendoci poi, con un 
bicchiere smaltato un po' di brodo. Chi 
pote, mangio; e chi non pote, digiimo; e 
avanti sui uostri cavalli. 

Cominciando dal R. Negro, una volta si 
andava a piedi; ora si continua a cavallo 
ancora un'ora. E questa la parte che con- 
tiene le vera bellezze orride del cammino. 
Pare impossibile che un sacerdote salesiano, 
con un pugno di indi, con scarsi mezzi, abbia 
potuto fare un'opera cosi ardita! La strada 
si svolge per chilometri nella pura roccia; 
vi si direbbe aggrappata; a sinistra la mon- 
tagna rigida, inflessibile, a destra il preci- 
pizio di centinaia di metri, in fondo rugge 
sordo e minaccioso il Rio Negro. A un certo 
punto, per mezzo di un zig zag, I'ampio 
sentiero si precipita quasi nella valle. Noi 
a cavallo non avemmo altro scampo che 
abbandonarci fidenti alia divina Provvi- 
denza e scendemmo felicemente... Ma non 
fu cosi per Suor Ines e Suor Consuelo; a un 
cavallo si ruppe il freno, e I'altro comincio 
a fare il niatto, sicche il pazientissimo don 
Ghinassi, per la ventesima volta, discese a 
dar aiuto alle due consorelle e non vi fu so- 
luzione migliore che quella di legare i ca- 
valli ad mi albero e continuare a piedi il 
cammino che ancor restava a fare. Giunte 
tutte alia capanna che segnava il termine 
della strada a cavallo, annate ognuna di 



un buon bastone, continuammo a piedi. Fu 
quello il tratto peggiore per la prostrazione 
in cui eravamo e per la fame provata. Per 
fortima si pote arrivare al luogo di tappa, 
dove ima buona donna, pulita, ordinata, ci 
offerse latte, platani, chocho, ossia pannoc- 
chia di meliga cotta, finche fu pronto un 
po' di brodo con polio. Poi ci adagiammo 
placidamente sul pavimento, domiendo un 
sonno ristoratore. 

II domani, dopo la Messa e la Comimione, 
si fece colazione abbondante; alle sette erano 
arrivate le casse dei viveri. La nieta onuai 
non era lontana. AUa sera saremmo giunte 
fra le braccia delle nostre consorelle che ci 
aspettavano ansiose. II cammino si faceva 
pero sempre piu difficile; grosse radici, 
tronchi caduti per le abbondanti piogge, 
massi enormi, tntto congiurava a intralciire 
il passaggio. Alle 12, ansanti e assetate ar- 
riviamo al Partidero ove, dopo una parca 
refezione e un piu parco riposo, intrapreii- 
diamo la discesa! Poche ore ci separanO' 
dalla MLssione e mettiamo le ali ai piedi... 
Ma..., mancavano gli ultimi tocchi al nostro 
bel viaggio! E vennero. 

Si oscura il cielo, rumoreggia il tuono e..., 
giii una pioggia dirotta a portarci una nota 
allegra! Eravamo niolli di sudore e non si 
fece che cambiar il bagno in acqua fresca 
ristoratrice, che ben presto ci inzuppo com- 
pletamente. A nieta discesa, prima della 
])ioggia, era venuto ad incontrarci il Reve- 
re:ido D. Darde, Direttore della Missione di 
Mendez, con i piccoli Kivaretti, armati di 
fucile e recando ogni ben di Dio nei canestri 
(changuina) che portavano alle spalle. Al 
di la del Rio Paute ci aspettava il padre 
Albino coi tre impiegati del Governo, piu 
in su i Missionari di Macas che non erano 
ancor partiti per la loro destinazione, e piii 
in la altri Kivari con I'alcalde. E noi, in- 
zuppate lino alle ossa, facemmo il nostro 
ingresso trionfale, fra sventolar di bandiere 
e spari di fucile, alia nostra desiderata casa. 
La domenica successiva ebbe luogo la 
consolantissima funzione di 8 battesimi. 
Quattro sono figli di un kivaro, serio e ner- 
boruto, che al vederlo, quasi cjuasi mette 
paura; eppure dicono clie e molto buono, 
vive con una sola moghe e desidera il bat- 
tesinio ai suoi figli. Speriamo che presto 
venga anche per lui I'ora della grazia de- 
cisiva. Furono madrine le 8 Sucre che sta- 
vano in casa. 

Mi racconiaiidi e ci raccomandi tutte a 
Gesii Buono, e ci dia la sua patema bene- 
dizione. 

Sr. Decima Rocca, 
F. M. A. 



^ 167 ^ 



CIO CHE PUO FARE UN MISSIONARIO 



Un gionio, narra il P. MarceUinus, S. D. S., 
mentre davanti la chiesa di Bondasliil re- 
citava il bre^^ario, arrivo una donna pre- 
gandonii di andar subito al suo paese perche 
il padre suo era stato morsicato da un ser- 
pente. Presi con me un Ubro di medicina per 
studiare lungo la strada il da farsi: e cosi 
leggicchiando giunsi alia capanna. II pove- 
retto morsicato se ne stava sdraiato al suolo 
sopra una stuoia e aveva intorno una foUa 
di cristiani, indii e maomettani che non 
sapevano prestargU alcun aiuto. 



lei ha compiuto una buona azione! — Forse 
la mia azione era determinata anche dall'in- 
teresse: pensavo difatti die se il malato mo- 
riva, i suci sette figli sarebbero stati a mio 
carico. 

I Bengalesi pero nettamente si rifiutarono: 
i piu inorridirono di quanto io feci. Volete 
sapere il perche? Perche si trattava della... 
mano sinistra, che da tutti viene considerata 
« inipura », usandone tutti per lavori piut- 
tosto ignobili, come pulirsi gh occhi e le 
orecchie, nettarsi il naso e cose simili. Ad un 




... / plii Inorridirono dl quaaio feci ... 



II buon uomo era andato al mattino ncl 
bosco a tagliar erba ed era stato morsicato 
da un serpente velenosissimo alia niano si- 
nistra. Tutto il l^raccio era enonnemente 
gonflo fino alia sp;dla. Per salvarlo occorreva 
che (juidcuno si prestasse a succhirire il san- 
gue dalla ferita, e quindi richiesi i presenti 
di quest'atto di carita. 

II vero carattere supcrstizioso dei Ben- 
galesi .si manifesto coniplctanicnte. Xcssuno, 
neppure i figli del pover'uomo, voUero pre- 
Starsi alio scopo. Disperando di trovare qual- 
che condiscendenle, cominciai io stcsso a 
succhiare il sangue avvelenato e sputarlo 
a terra. 

— Bravo Padre, dira qualcimo dei lettori, 



indiano non si puo recare niaggior offesa che 
porgergli la mano sinistra, e tutti considerano 
come cosa ributtante servirsi della sinistra 
per mangiare. 

Pensate che dissero sul conto mio, quando 
videro che accostai le labbra per succhi.ire!... 

10 pero li lasciai ncl loro stordimento e, 
praticati alcuni tagli, succliiai ancor piii per 
salvare quel poveretto. Poi disiiifettai e ben- 
dai la ferita. 

11 giorno dopo quel padre era hbcro dal 
pericolo della morte, e da buon cristiano 
voile danui la con.solazione di ricevere con 
edificante pieta la santa comunionc. 

P. Marcei,UNUS, S. D. S. 



^ 168 ^ 



UNA GITA MISSIONARIA 



Ci avevano detto che in un certo vil- 
laggio, proprio in piena foresta, vi erano 
alcune fanciuUe, specie di zingare; che la 
loro vita era un girovagare di continue ed 
esporsi anche a gravi pericoli. 

« Percio, ci aveva detto il catechista, ven- 
gano, visiteranno la cristianita e salveranno 
le povere figlie, portandole alia niissione ». 

E siccome da molto tempo pensavanio di 
recarci cola, senza frapporre piu tempo, 
facemmo i preparativi per la partenza. Ma 
bisognava fare anche i conti con la povera 
nostra borsa... la quale soffre sempre... di 
dolorosa anemia. S. Giuseppe, pero ci venne 
in aiuto e potemmo avere il bighetto gratis 
per il batteUo (dovendo viaggiare sul Brah- 
maputra), per andata e ritonio. Ci sorri- 
deva la speranza di larga conquista niis- 
sionaria. Visitare i villaggi, istruire molti 
neUa nostra santa rehgione, e portare qual- 
che conforto ai nostri carl fratelh, nella 
fede, lontani e sparsi nelle foreste. 

Dopo essere discese dal battello ed aver 
camminato, per ben sei ore, ai raggi co- 
centi del sole, giungemmo al villaggio ina- 
spettate da tutti, persino dal catechista. 

Chi puo dire la confusione di quei pove- 
rini nel vederci accaldate e stanche, e prive 
anche del piri indispensabile? Avrebbero vo- 
luto riceverci con festa, prepararci cliissa che 
pranzo, ma la loro miseria era pari alia loro 
gioia e si accontentarono di offrirci I'uno 
dopo I'altro, otto bei recijjienti di acqua 
fresca... e nient'altro. I nostri viveri erano 
pressoche al termine e si presentiva che 
questa volta, fra gli altri disagi, avrenmio 
dovuto sentire quello deUa... fame. 

Sara lueglio die andiamo a dormire, pen- 
sammo, cosi... i nostri viveri che ancora ci 
restano, ci serviranno per il mattino; in se- 
guito vedremo il da farsi. E ci ritirammo 
in una capannuccia malconcia dav^'ero, ed 
esposta a tutti i venti. Verso le dieci di 
sera, mentre noi recitavamo le solite pre- 
ghiere, ci sentimmo chiamare : « Sisters, 
sisters, il tea e pronto ». Ci portarono in- 
fatti un pentolino di tea caldo fumante, con 
una manatina di sale. Bevuta la calda be- 



vanda col cuore commosso per tanta miseria 
e tanta cordiaHta, da cui eravamo circon- 
date, con vivo desiderio di fare un po' di 
bene a questi poveri cristiani e portare, con 
noi le fanciuUe che fomiavano pure il mo- 
vente del nostro viaggio, ci addormentammo. 
I primi raggi del sole ci trovarono pronte, 
ma un non so che somigliante all'appetito 
si fece sentire e, dato fondo a quel po' di 
cibo che ancora avevamo, ringraziato il Si- 
gnore, c'incamminammo verso la meta. E 
trovammo le ragazze, ma in quale stato. Non 
so se si potrebbe ideare o pensare qualcosa 
di pivi selvaggio... Nude, sporclie, scarmi- 
gliate, il loro primo saluto fu un grido e un 
correre a rintanarsi nel folto del bosco. Ma 
la Vergine Santa, alia quale avevamo afii- 
dato I'impresa, vinse i loro cuori, e le fan- 
ciuUe, con altre, furono pronte a venire con 
noi. Giunte al porto, il batteUo pci passeg- 
geri non era ancora giunto. Come fare? 
dove passare la notte? Verra... non verra? 
Erano queste le domande che si leggevano 
scolpite sul volto di ciascuna, senza che ima 
parola soddisfacente rispondesse a qualcvma 
di esse. 

La sera s'inoltrava sempre piii e si aspet- 
tava, si aspettava sempre. Finalmente, pro- 
prio sul tardi, ecco avanzarsi due grosse 
barche. Un sospiro hmgo e prolungato usci 
dal petto di tutti, che in un batter d'occliio 
presero d'assalto le barche con la speranza 
di raggiimgere il battello e arrivare sani e 
salvi a casa. E noi pure saUmtno e ci tro- 
vammo, noi e le ragazze, strette, pigiate con 
loro. Oh, come si pregava di cuore perche il 
buon Dio ci niandasse il battello. 

Dopo tre ore di fitte tenebre, in cui si 
viaggiava in simile compagnia, gimise il bat- 
tello desiderato e fehci potemmo giungere 
a casa attese dalla direttrice, soreUe e fan- 
ciuUe tutte, che ci accolsero con festa, e 
di cuore ringraziammo la Vergine per I'as- 
sistenza matema, prestataci in quella gita 
missionaria 



Gauhati (India). 



Suor Mezzacasa. 



I 




ci*z 



^ 169 ^ 



UN MISSIONARIO TRA GLI ABOR 



Kel 1 85 1 il P. Krich delle Missioni Estere 
di Parigi progettava di penetrare nel Tibet, 
per la valle del Bramaputra; a qiiesto fine 
si era recato prima a Dibnigarh, indi a 
Saikwak. 

Cola ebbe accoglienze cordiali dalla guar- 
nigione iuglese, ma tutti cercaroiio di dis- 
suaderlo dall' effettuare il suo disegiio e 
qualcimo imputo senz'altro al Papa il sa- 
crifizio a cui si esponeva I'intrepido missio- 
nario. Ma vedeudolo risoluto a penetrare nel 
paese dei Mishmi, mi giorno il cap. Wich 
ando a trovarlo e gli disse: — lo e il cap. 
Smith dobbiamo recarci huigo il Dihong, 
presso le colline degli Abor, per proteggere 
i cercatori d'oro dagl'assalti di quel selvaggi. 
— E gH propose di unirsi a loro: il P. Krich 
accetto. 

Dope alcuni giomi di marcia, la spedizione 
die comprendeva .200 soldati e 9 elefanti, 
si accamijo di fronte ai due villaggi Abor 
di Padii e Nimbu ad alcuni clulometri dalle 
colline. 

CA\ Abor scesero arniati fino ai denti ad 
incontrare gli Inglesi: erano circa 700 e po- 
sero il loro accampamento a 2 km. nella 
giungla. Per scongiurare il pericolo di uii 
attacco nottunio, il cap. Wich ando a dir 
loro che il mattiiio seguente sarebbe andato 
a parlamentare. 

Verso le 8 del mattino ebbe luogo la con- 
ferenza coi capi, alia quale partecipo anche 
il P. Krich. I'iuita la discussione il mis.sio- 
nario fu pre.sentato dal capitano, che do- 
raando agli Abor se volevano condurlo al 
Tibet dove desiderava recarsi. Uno dei capi 
rispose che I'avrebbero accolto volentieri 
fra loro, ma non potevano condurlo nel 
Tibet perche i Bor-Abor si sarebbero opposti. 

Quindi le due delegazioni ritoniarono ai 
rispettivi accampamenti per il pranzo. Dopo 
il ([uale il missionario ritonio al caiiipo degh 
Abor jier trattcnersi con loro. 

Egli osserv6 die tutti portavano in fronte 
e sul naso una specie di croce dipinta in 
celeste scuro: ne cluese I'origine ed essi gli 
risposcro: « Non sappiamo: sajjpiamo solo 
che cliiun(iue jwrta questo segno e protctto 
in questo niondo e dopo morte entra nel 
cielo ». AUora mostro loro il suo crocifisso; 
lo bacio e tutti volk-ro pure baciarlo. Ini- 
rono parimcnti molto lieti e .soddisfatti nel 
conoscere die il missionario si compiacciue 
di vedere .sulle loro fronti il segno della croce; 
e gli dichiararouo di cousiderario loro amico. 
. Essendo.si giii il suo interprete allontanato 



egU lo voile raggiimgere: gh Abor lo presero 
per le iiiani cercando di trattenerlo. Ritor- 
nato al campo e disposto il suo bagaglio, 
il mi.ssionario cerco beiisi di continuare, ma 
nessuno dei portatori voile accompagnarlo: 
e dovette ritomare coUa spedizione. 



Verso la fine del 1852 P. Krich aveva 
trovato uii uomo del \nllaggio di Mini bo 
disposto ad accompagnarlo e riparti. Prima 
di entrare nel villaggio dovette subirsi gli 
esorcismi dei selvaggi, timorosi die egh re- 
casse qualche spirito cattivo con se. 

Diciotto giovanotti gh andarono incontro 
ai piedi delle colhne. I piii giovani del gruppo 
gli si posero accanto e cominciarono a co- 
prirlo di fogliame e cantare parole incom- 
prensibili. 

Un altro esorcLsmo piii terribile I'atten- 
deva all'uscita del bosco: egli dovette passare 
sotto un pergolato fonnato di archi, f recce, 
alternate da disegni di demoni e mostri. 
Ouiiidi entro nel villaggio, fra le grida dei 
ragazzi e I'abbaiare dei cani, oggetto di cu- 
riosita da parte delle donne die erano tutte 
sulla soglia della capamie, egh venne con- 
dotto alia capaima comune dove I'attende- 
vano gli uomini. I quali I'accolsero al suo 
entrare con un urlo selvaggio: era rultimo 
colpo capace di sbaragliare i demoni che 
avessero resistito alle esorcizzazioni prece- 
dents 

I capi gh accordarono il perniesso di pe- 
netrare iieH'intemo della regione; allora 
domando di poter attendere la venuta di 
un altro missionario die gh tenesse com- 
paguia. Gh Abor ne furono conteiiti.ssimi 
perche intanto avrebbe curato i loro malati. 

E si niise difatti all'opcra acquistandosi 
fama di medico valente tanto die gli Abor 
credevano che la sua mano fosse capace di 
guarire tutte le malattie e gh dicevano: « Tu 
sei il piu potente Dondai (sacerdote) che sia 
esistito. La tua mano sana tutto! ». Sicchfe 
per questa fama era costretto a imporre la 
sua mano anche sulle ulceri piu schifose. 

Pote cosi studiare quel popolo, cui I'igno- 
ranza ha fatto vedere dovunque degli spirili 
che s'immedesimano nelle cose materiali, 
e I'ha sovraccaricato di apprenzioni e di 
riti super.stiziosi. II missionario pote vedere 
a Miuilx) gh Abor che, dovendo gettare un 
ponte di liane sul torrente, sacrificarono un 
cane affinchfe lo spirito del fiume intento a 



^' 170 * 



divorarsi il cibo prediletto, non si accorgesse 
€, meno ancora, si adirasse dell'opera loro. 

La fania fu aiiche la sua disgrazia. 

Una sera senti presso la sua capanna xm 
taiTeruglio insolito. Al mattino il capo del 
-villaggio si preseiito a lui per dirgli: I Miris 
hanno sparso la voce che sei luio spione in- 
glese e die coUa tua potenza tu ci puoi av- 
velenare tiitti in un istante. leri la gente 
spaventata venne qui per incendiare la tua 
capanna, e ho detto die oggi saresti partite. 

Si fisso la partenza pel mattino segueute. 
Verso le lo di quello stesso giomo, nientre 
•quasi tutti gli uoniini erano nei canipi, scop- 
pio un incendio nel villaggio. 

— Accorsi — racconto poi il missionario 
— subito e vidi con mia sorpresa sul tetto 
dalle due capanne incendiate, due uomini 
arruati di lunghe sciabole che lottavano di- 
speratamente contro... lo spirito maligno 
del fuoco. 

— Acqua! acqua! — gridai loro — ma 
erano cosi assorti nella lotta che non mi 
udirono. AUora cercai dell'acqua e la versai 



sul fuoco. Quando videro che il fuoco di- 
minuiva per effetto dell'acqua, corsero 
tutti al torrente ad attingere aceiua e I'in- 
cendio fu domato. Solo due capanne ne 
u.scirono malconce. 

10 pero ero nuovamente I'eroe del gionio 
per aver fatto conoscere agli Abor che lo 
spirito del fuoco aveva iin sacro orrore delle 
abluzioni. E alBnche non uscisse piii dalle 
due capanne incendiate, vi collocarono a 
guardia tutto intomo delle terribili figure. 
I'oi esiliarono per un anno dal paese le due 
famiglie die abitavano le due case, per ti- 
more che eiitraudo in altre famiglie vi po- 
tessero portare lo spirito die aveva distrutto 
le capanne loro ». 

Iva diiBdenza verso il missionario, dopo 
questa rivelazione, fu ancora piii profoiida 
e quasi lo fecero colpevole deH'incendio di- 
struttore. Inoltre un viciiio perdette di 
colpo due vacche... 

11 missionario dovette percio lasciare il 
paese I'li marzo 1853 e perdere ogni spe- 
ranza di arrivare al Tibet. 




BoazI saoaatorl dl •• shakuhachi " (tiauto). 

Si chiamano Kotnuso, girovaghi, siionatori di flauto, preti buddisti della setta Rinzai, fondata da 
Shinko Kokushi 6so anni fa. Questi bonzi giraiio per le citta, accorrono numerosi durante le grandi 
feste ai santuari buddisti piii famosi. Nei loro pellegrinaggi si fermaiio di porta in porta e suonando 
attendono I'elemosina: nessuno li riconosce perche restano colla testa nascosta nel cebto. Portano le- 
gata al colic una cassettina dove mellono le offette raccolte. 



^ 171 ^ 



IL GRANDE AMICO 
DI SAN FRANCESCO SAVERIO 



Eccovi la tomba del daimyo di Bungo, 
Yoshishiglie o Sorin Oloino (1528-1587), il 
giapponese amico di S. Francesco Saverio, 
battezzato nel 1578 col nome di Francesco,^ 
il piu potente fra i principi cristiani di 
quell'epoca. 

Fu egli che all'entrata di S. Francesco 
in Giappone permise al Santo la predica- 
zione nei suoi Stati (proprio ove e era la 




parte nord della missione nostra). Per vart 
anni riluttante a ricevere il battesimo (pur 
avendo lasciata plena liberta ai suoi sud- 
diti) , fiiialmente si decise: rinunzio algovemo 
delle sue province e si fece cristiano. 

Si narra nella sua vita che ancor pagano 
recitava ogni giomo il santo Rosario per ot- 
tenere da Dio la cognizione della verita e la 
grazia di servirlo con ogni possibile fedelta. 
E fu esaudito, e voile nel santo battesimo 
essere chiamato Francesco, perche diceva: 
non voglio altro nome che qnello del Saverio, 
che primo ha predicato il Vangelo nel Giap- 
pone, ed a cut sono debitore della grazia che 
Iddio mi concede. 

F; vero che dopo le prime conferenze 
avute con S. Francesco stette per 27 anni 
nell'iudecisione, ma quando la grazia di Dio 
ebbe vinto le riluttanze passo diciott'anni 
in vei^ pieta e devozione da religiose. Vo- 
glio diceva, riguadagnave col fervore e colle 
azioni il tempo perduto colla mia negli- 
genza e riluttanza alia grazia. Faceva aspre 
penitenze, lunghe preghiere, si comunicava 
quotidianamente. Fece distruggere i templi, 
le immagini delle false divinita e cacciare 
dai suoi possedimenti i bonzi, e mando i 
missionari per citta e villaggi a predicare il 
Vangelo. 

Lo zelo ardente di Francesco e pero messo 
a dura prova per i rovesci di fortuna ca- 
pitati alia sua famiglia, che non fecero pero- 
che aumentare e fortificare la sua fade, con- 
clusa con la morte di un santo. 

La sua bella toniba e nella nostra Mis- 
sione. Ci otteiiga con S. Francesco Saveria 
iiisieuie coi niartiri giapponesi di lavorare 
con frutto nei suoi antichi regni. 

D. ViNCENZO ClM.\TTI. 



Tomba dl Otomo, 



® 



Come pregano i giapponesi. 



II tempio giapponese & una sala vuota. 
In fondo, di jronte alia porta, un armadio con 
dentro uno speech io di metallo. 

Davanti al tempio, una vaschetta di pietra, 
un mestolo e un piccolo asciugamano. 

I giapponesi atlingono un po' d'acqua, se 



la versano siille mani, si asciugano la hocca 
e vanno al tempietto [detto niya). 

Ncssuno pud entrare. Fermi alia porta, 
baltono le mani, per chiamare lo spirito che 
vi ahila. fanno un profondo inchino e se ne 
vanno. Hanno pregato! 



-^ 172 :^ 




HONORA MEDICUM... 



Ero appena ritornato da vin viaggetto 
di due giomi in cui quasi quasi la mia 
« arte medica » aveva fatto fallimento, es- 
sendo inorta la mia... cliente poco dopo il 
mio arrivo alia casa sua. Viene un kivaro 
clie turbato mi dice: — Padre, mia sorella 
ha la febbre. II mio cuore pensa che morira 
se non vieni a curarla tu. 

Non c'e che dire! I'esordio era alquanto 
lusinghiero. Gli domaudo sommariamente 
da quanto tempo e che sintomi ha la ma- 
lattia. Concise e dubbiose frasi, condite di 
mistero. 

— Ouant'e lontana la tua casa? 

— Vedi — soggiunse indicandomi il sole 
— se partiamo adesso (erano le lo a.m.), 
a sera saremo a casa mia. — Che farci? 
Era la prima volta che mi kivaro si diri- 
geva a me perche andassi a curare gl'infermi 
in casa sua. Chiusi gU occhi e previdi quello 
che poteva succedere. Diedi alcuni ordini 
in casa perche contiimassero i lavori della 
nuova fabbrica. Mangiai un boccone e con 
il mio fido catechista « maccabeo » che por- 
tava I'altare, ci mettemmo in cammino. 

Per istrada, poche chiacchiere. II kivaro 
conversava con il mio catechista sopra i 
casi di sua vita e sulle guerre che vivono tra 
di loro; io ero incantato da una parte nel- 
losservare la natura vergine e dall'altra 
preoccupato di non inciampare o battere la 
testa contro i ponti naturali fatti dagU al- 
beri caduti. 

— Vedi qua? — dice a mi certo punto il 
kivaro al maccabeo. — Questo orto abban- 

donato ricorda due assassinati kivari e 

gill la dolorosa istoria. 

Proseguiamo. Un'ora e mezzo di cammino 
e siamo alle sponde del maestoso e pittorico 
fiume <i Bomboiza ». Bisogna passarlo con la 
canoa, non c'e rimedio. Entriamo in una 



canoa il kivaro e io; in un'altra, il c .te- 
chista e un kivaro aggiuntosi. 

— Inginocchiati, Padre, mi impone il 
kivaro. E sulla chiglia plena di acqua le 
mie ginocchia finiscono di bagnare cio die 
il torrenziale temporale di poco prima non 
aveva ancor bagnato. Dopo dieci minuti di 
navigazione contro corrente, visto che il 
fiume era tranquillo, dico al kivaro: — Che 
credi tu, che il Padre sia mi buono anuUa? 
mi alzo in piedi! — Detto fatto. Le cose 
filavano a meravigha. Senonche dopo mez- 
z'ora circa, volli anch'io provare a spingere 
con il bastone la canoa. La prova lascio a 
bocca aperta il kivaro e gia io msuperbivo 
delle mie eccellenti qualita di navigatore. Se- 
nonche un momento che il movimento dei 
due non fu sincrono, la canoa vacillo, si ri- 
piego su se stessa e io mi trovai nell'acqua. 

II kivaro non si scompose, o meglio dalla 
sua bocca usci una risata. 



A un certo punto davanti a una gran roc- 
cia, il kivaro si ferma e mi dice sottovoce: 
— Vedi? Qui, non e molto, i kivari vennero 
come le formiche per ammazzarmi; ma io, 
piii furbo di loro, seppi eludere le loro trame. 
Pero, consolati. Gia abbiamo fatto pace con 
il mio nemico principale; e sai in qual ma- 
niera? Ho sposato sua cugina, cosi se ani- 
niazza me, fa un torto a uno di sua famiglia, 
cio che e impossibile. 

Ver.so sera arrivammo alia kivaria. Poche 
parole di saluto e mi si presentarono i... 
malati. Si, i malati giacche invece di una 
erano tre. Visito superficialmente la prima 
che giace semiviva consumandosi con una 
febbre maligna. Preparo la siringa per una 
iniezione. Dimentichiamo le esclamazioni di 



=9: 1 73 ^ 



** 



meraviglia e andiamo agli effetti. L'inie- 
zione noii era che una sostanza neutra, pero 
mise subito in circolazione il sangue e la 
paziente sentendosi dolere il braccio disse 
di seutirsi nieglio. Viva il medico! 

Alia seconda inferma — poveretta! — 
tubercolotica da alcun tempo, che cosa le 
potevo somministrare? Anche per lei veime 
una pastiglia contro la febbre e fu I'ideale. 
II terzo era in condizioni disjjerate. Presen- 
tava una ulcerazione al naso, gia incurabile. 
II setto nasale era state consumato. Resta- 
vano solo due caveme enonni e una esala- 
zione... tutt'altro che gradita. Afferrai il mio 
coraggio e disinfettai quel povero organo 
gia indecifrabile, con energia e direi cm- 
delta, Lo spalmai con im imguento cal- 
mante e suggerii la profilassi. Avevo finite 
le mie funzioni, per allora. Mentre io agivo 
i presenti parlavano con il mio catechista: 
— Si! ieri venne lo stregone e... succhio 
la inferma principale, ma confesso che gli 
era impossibile succliiare la infermita... Mi 
venne il freddo alle ossa. Dunque ero ca- 
scato nel tranello? E se la mia opera non 
fosse stata superiore a quella dello stregone ? 
Pensai alle conseguenze. Pero... pero, sog- 
gimisi, forse che il Signore ha bisoguo di 
me per operare le sue misericordie? Fara hii. 
A notte somministrai una buona dose di 
oho di ricino alia inferma piii grave, rac- 
comandai che la si bagnasse di alcool che 
somniuiistrai, e dopo le orazioni e il Rosario 
pubblico, si dormi come megUo fu possibile. 
Alia mattina, preparato I'altare sopra 
quattro pali, celebrai la Messa tra il si- 
lenzio e I'ammirazione dei bambini special- 
mente. Dopo Messa, nuova visita medica, 
agli ammalati. Soddisfazione comime, poche 
chiacchiere e finahnente colazione. 

Nel frattempo avevo io avuto modo di 
ammirare una cosa nuova tra i kivari. In 
due cassettine a parte, mobiglio sconosciuto 
dai kivari, alcmii ferri da falegname, uii 
banco e una culatta da schioppo incomin- 



ciata. Non diro della mera^^glia o meglio 
ammirazione mia. Esaminai i ferri. Alcuni 
erano stati comperati a Cuenca, altri, i piii, 
format! con cliiodi, lame di coltelli, ecc. 
Ammirabile una sega piccola fatta con 
enorme jsazienza con un coltello da tavola. 
Le pialle non erano che di due o quattro 
cm. di larghezza con casse fatte a perfezione 
dallo stesso kivaro. IMi fermai a vedere I'o- 
pera sua. II kivaro falegname era presente 
e con mi poco di vanagloria: — Yieni a 
vedere Padre — mi disse, e mi condusse 
in un canto della casa per farmi vedere 
una niiniatura di macchina per fare il miele 
con la canna da zucchero. 

Tutti gli altri kivari parlavano di lui con 
rispetto e dicevano: « si il maestro Giovanni 
il falegname! ». 

Partiimno verso le nove della mattina 
per il ritorno. II kivaro che ci accompa- 
gnava voile che passassimo a salutare sua 
nonna e con una larga svolta fummo a una 
kivaria nuova, ancora da finire. La « nonna » 
era veramente tale. Dopo i saluti, saputo lo 
scopo del mio giro, prego suo nipote che io 
la visitassi. Accusava capogiro, inappetenza, 
impotenza al lavoro, dolore alle gambe. La 
fissai bene. Avra avuto dai go ai 92 anni! 
Mi persuasi dei suoi acciacclu perfettamente 
e, dopo averle superficialmente toccato il 
polso, le dissi con serieta: — non lavorerai, 
berrai acqua calda di gallina (brodo), uova 
e non ti esporrai al sole. 

La ricetta mi fece onore. Povera nonna! 
A 90 anni accusava impotenza al lavoro! 
Li si fece una seconda colazione a base di 
ciccia, uova e yuca, dopo di die raggiun- 
gemmo il gran fiunie. II passo in canoa non 
presento ditficolta. Si discendeva e il Padre, 
fatto piii furbo, s'era messo in ginocchio e 
non si niosse piii. Con tutto questo, passando 
una rapida, non pote evitare un secondo 
bagno causato dalle onde spumeggianti. 

Sac. Giovanni Vigna. 




-a: 174 13 



L'ORFANELLO XOI 



(=- amabile) 

® 



Si chiania ora Giovanni Bosco, battezzato 
nello scorso aprile. 

Prezioso dono fattoci nel mese di marzo 
da Mons. Perros Vescovo di Bang Kok. 
Orando lo vidi la prima volta con un grosso 
pezzo d'anguria in una niano e nell'altra 
nn gionialino illustrato, aveva lasciato la 
faniiglia clie provvisoriamente lo ospitava 
da poche ore. Solo alcuni soldi regalatigli 
dal buon Vescovo misero un po' di conforto 
a tanto dolore. 

— Vuoi andare a Bang Kok Khuek col 
Khrti? (= maestro), gli disse Monsignore. 

— C'e la mia mamma? 

— Ci sono molti ragazzi e tanti Nen 
(chierici) coi quali potrai giocare, potrai 
anche imparare a leggere e scrivere. Sei 
contento? 

La risposta fu un pianto dirotto. 

Comunque fu deciso, e il giomo dopo alle 
otto ricevevo il prezioso dono clie portai a 
Bang Kok Khuek. Non era mai stato in 
treno e le domande s'incalzarono: — perche 
gli alberi fuggono? perche gli uominiche sono 
nel campo non vengono con noi? perche gli 
uccelli hanno paura del treno? ecc. ecc... 

In treno gli mostrai un'inunagine di Maria 
Ausiliatrice, di don Bosco e di Domenico 
Savio raccontandogli qnalche fatterello. 
Gli insegnai il segno di croce che dopo tre 
o quattro volte sapeva gia fare da solo. 

Lo scilinguagnolo, molto sciolto tinclie 
in treno e in battello, cesso quando si giunse 
a destinazione. Onnai ero I'unico amico e 
non voleva distaccarsi. 




Xol. 



Troppo piccolo per metterlo cogli altri, 
si stabili di portarlo dalle snore che gli fa- 
cessero da madre. 

La nostra e la sua casa, il nostro cortile 
e il suo, e ne ha quasi il diritto perche I'ha 
gia percorso e misurato in tutti i sensi. 

La fotografia lo rappresenta in atteggia- 
niento di saluto Siamese a colui die vorrd 
essere il suo benefattore. Ora ha dimenticato 
di chiamarsi Xoi: a chi lo interroga risponde 
sorridendo: « mi chianio Beato ». Beato 
davA'ero di essere nella casa di don Bosco, 
qui come altrove, sempre il gran padre 
degli orfani. 

Ch. Sandro Comaschi. 



Moas, Perros 



Doa Caadelj 



r 



•'5; 



Ih 







circoadati dagt/ 

aspiraati mlssio- 
r\prl di Cumiaaa, 



« 175 ^ 



Zin nuotJO 



Aiiche noi qui nello studentato filosofico 
del Giappone, abbiamo celebrate la festa 
di Maria Ausiliatrice con tutta la solennita 
possibile. Ma purtroppo i niezzi ristretti 
non ci permisero e noii ci pennettono aii- 
cora di fare grandi cose come sarebbe nel 
cuore di tutti noi. Pero in questo gionio 
abbiamo gettato un seme che speriamo 
abbia a germogliare bene. 




ovatovio a( (5iaj>f>onc?^ 



zioni, ma la mac- 

chinetta del mi- 

nuscolo cinemato- 

grafo non funzio- 

nava, e temendo 

percio di non fare bella figura, decidemmo 

di tramandar tutto; ma era gia avvertito un 

solo ragazzo. 

II direttore era partito per Takanabe, 




/ chlerlcl dello Studeatato glappoaese. 



Da tempo si .sogna di poter aprire anche 
noi un piccolo oratorio (caratteristica della 
casa salesiana) tra i no.stri amici vicini ! 
Sianio circondati da pagani, che per6 ci 
voglion bene. Le nostre porte sono per loro 
ancora chiuse, ma essi non ci badano, e si 
arrampicano suUo steccato, ci salutano, e 
s'intrattengono con noi; quando non po.sson 
fennarsi a lungo, ci salutano e se ne vanno, 

I,a sera della festa di Maria Ausiliatrice 
si era deciso di far una scrata per loro, cd 
invitarli. Si era preparato musica e proie- 



coniunita cristiana affidata alle sue cure, 
ed in casa rimanevamo soli col nostro don 
Marega. 

Alia sera durante la cena sentianio schia- 
mazzi e grida fuori della porta; alcuni ra- 
gazzi pill coraggiosi entrano e gridano: 
Kimashita, siam venuti. Che fare? II diret- 
tore non c'e, rimandarli? II giovane Yama- 
dajan, no.stro maestro di giapponc.se, fara 
loro la spiegazione e I'aiutante di eucina 
Kaidajan si sbrighera con loro; quindi... 
facciamoli entrare. Mentre intratteniamo 



<^ 176 ^ 



1 giovani iiel cortiletto, si faiino i prepara- 
tivi — il refettorio e la cameretta attigua 
sono trasformate in sala di trattenimento 
— e si comiiicia. 

Oltre una cinquantina di giovani amici 
in quella sera, festa di Maria Ausiliatrice, 
sentirono per la prima volta, parlar di Gesii 
c della nostra santa religione, auimirando 
le ben riuscite proiezioni luminose. 

Don Bosco comincio I'S dicembre, lesta 



della Madonna con un sol giovane die in 
seguito chiamo altre centinaia; noi comin- 
ciamnio la festa di Maria Ausiliatrice av- 
vertendo pel nostro modesto trattenimento 
un solo giovane che condusse oltre una cin- 
quantina di compagni. Buon auspicio? 
Speriamol 

Cli. Fi,ORAN Luicr 

Missione di Miyazaki. 




Gil amid del auovo Oratorio dl Takanabi. 



COME SI FA PROPAGANDA. 



Qualche sera, quando piove, si fa ricrea- 
zione facendo funzionare un macchinone 
che proietta le cartoline, come se fossero 
diapositive. Un lenzuolo si eleva al nobile 
ufEcio di schemio. 

Ed ecco che, uno alia volta, si fa la pro- 
posta: e se invitassimo i giapponesi? 

Detto, fatto. II prime ragazzo che si ar- 
rampico sul muro di legno del nostro cortile 
(5 metri per 5) fu invitato a intervenire con 
gli amici, alle proiezioni. Venne difatti, 
conducendo con se soltanto una cinquantina 
di ragazzi, con le relative sorelle, con i papa 
e le mamme. 

Fu un trionfo! 

I giapponesi pendettero per quasi un'ora 



dalle labbra deH'improvvisato conferenziere. 
Ascoltaron cosi per, la prima volta la lieta 
novella della venuta di Gesii. Uno dei nostri 
aveva apparecchiato due secchi d'acqua 
per i battesimi! Ma siccome non era suf- 
ficiente, non fece niente. 

Quanto bene si puo fare con delle carto- 
line! Tutti i ragazzi del vicinato, con le so- 
relle, ecc, sono ora i nostri amici. Abbianio 
loro promesso di fare le proiezioni tutte le 
domeniche. 

Ci occorrono pero delle cartoline. Chi ne 
ha, le mandi (anche se scritte) per mezzo 
dei missionari che presto verranno in Giap- 
pone; e ciascmio cerchi le... piii belle. 

Sac. M. Marega. 



« 177 ^ 



DALLA POVERA 

RESIDENZA DI 

SHANGHAI 



/ marlaal delta "Libia" viocltorl delle 
regate lateraazloaall a Shanghai, 




Cara Gioventh Missionaria, 

mi prendo la liberta di spedire delle t'oto- 
grafie. 

Nel mese di maggio il Ministro d'ltalia 
a Pekino si portava in persona a Nankino 
per trattare col Govemo della Repubblica 
Cinese delle riparazioni pel massacro di 
Mons. Versiglia e D. Caravario. 



II nuovo Coniandante, Cap. Giiido Del 
Greco, giomi fa veniva lui stesso pel primo 
a farci visita o « a scovarci », come ci disse 
lui, nella nostra povera residenza; fece 
parte del viaggio Italia-Cina in compagnia 
del Rev.mo Sig. Don Adoi,fo Tornquist, 
di cui e altamente ammirato. 

Le foto furon prese da uiBciali della Libia 
qnando ultimamente gettarono I'ancora 




Marlnal llallaal al mausoleo dl Seo Wea, 



A dar risalto all'evento S. Ecc. si rec6 
alia Capitale a bordo della R. Nave Libia 
(la stessa che coojiero a salvarci nei tram- 
busti del i<)2y) ca])itanata dal Coniandante 
Superiore d'Kstrenio (Jriente Oiiiliano Pini 
(zio del Contc Ciano, lo sposo di Ivdda Mus- 
solini), il ()uale, prima di partire ]H)co dopo 
per Roma, ci assicurava die furono dai 
Cincsi solennemente accolti. 



di fronte a Nankino sul fiume Azzurro. 
Una 6 del grandiose mausoleo di Sen Wen, 
I'idolo della nuova Cina: il gruppo di baldi 
marinai fu preso presso il niedesimo monu- 
mento, che rappresenta il capolavoro del 
rinascimento artistico cinese. Iv da notare 
clie il famoso moimmento fu inaugurato a 
Nankino il 2 giugiio del 1929 fra I'entusiasmo 
<li foUe frenetiche ed alia prcscnza dei 



=93 178 ;s» 



rappresentanti delle priiicipali nazioni del 
mondo. 

In quell'occasione Sua Eccellenza il De- 
1-jgato Apostolico, che per invito del Govemo 
Cinese partecipava ai festeggiamenti, ed 
il Commendatore IvoPaHong, Cooperatore 
Salesiano (e ritenuto il Cattolico Cinese piii 
eminente), il quale rappresentava in quella 
circostanza i Cattolici Cinesi, inviavano 
telegranimi augurali al Superiore Generale 
dei Salesiani, unendosi di cuore ad un'altra 
esaltazione die si compiva nel medesimo 



piena di simpatia, di riconoscenza di bene- 
dizione... proprio come... I'Uomo Die. Don 
Bosco appartiene a questa categoria ». 

Ancora una parolina: fra i marinai Ita- 
liani a bordo della Libia quando questa por- 
tava a Nankino S. E. il Ministro Daniele 
Vare vi era un cannoniere nato nello stesso 
paese di Mons. Versiglia, che ben conosceva 
la veneranda mamma di Monsignore e gli 
altri parenti. 

II bravo marinaio tocco dal martirio del 
Vescovo Salesiano sente vivo desiderio di 




// mausoleo di Sen Wea. 



giorno alia medesima ora, fra folle ben piu 
nunierose ed entusiaste, per mano del Vi- 
cario di Cristo, nel tempio massinio della 
terra. 

Grazioso commento alle parole del Gran 
Papa della Beatiiicazione. « Vi sono degli 
uomini, che trascorrono pel cielo della storia 
proprio come le grandi nieteore. Tali uomini 
sono di due categoric. Ci sono quelli che 
passano terrificando, piii assai che bene- 
ficando... Ma vi sono anche... degli uommi 
che passano suscitando una ammirazione 



seguire la vocazione religiosa Salesiana, 
tauto piu che gia ha fatto il ginnasio prima 
di arruolarsi volontario in marina: ha 19 
anni. 

Ai cari lettori rivolge Tin vocazione di 
fervorose lareghiere pel I'attuazione del 
santo desiderio. 



Shanghai. 



Dev.nio 

Sac. A. FONTANA 

Missioiiario Salesiano. 




-^ 179 j^ 





CootadittI Beaaalesl . 



Orfaaelll Assamei, 



=93 180 .^ 




Pamlglla dl Shantall. 



« 181 ^ 




ANIME 

IN 
PRIGIONE 



G^ 



Giovaal mlssionari la uaa escurslooe apostolica. 



Shilloiig, lo febhrdio 1930. 

Jong e un povero bimbo sui dodici 
anni che non ha mai visto la luce del sole. 
Vive in lui villaggio sperduto in una fo- 
resta sul pendio che da Sheila mena a Laii- 
kvnscw, che una vegetazione quanto mai 
lussureggiante fa di questo posto un angolo 
di paradise. 

Un mtreccio vario di tronchi, festoni di 
liane, grovigli di radici coperte di muschio, 
di erbe aromatiche, belle orchidee dalle 
foglie spesse e dai fiori gialli, celesti, ros- 
sastri e poi superbi getti di felci giganti e di 
pahne sottili che slanciano al sole, alia luce 
la cresta indocile. 

Per Jong non c'e nulla di tutto questo: 
per lui non v'e che la notte buia e il canto 
degli augelli in festa. 

Ricordo sempre il primo incontro. Era- 
vamo nelle vacanze apostoliche quando a 
piccoli gruppi ci portavamo pieni di vita e 
di cntusiasnio nei vari villaggi che fanno 
Vjclln corona a Laitk> nsew, fiorente distrctto 
niissionario a piii di 60 km. da Shillong. 
Un niese passato su quell'altura basto a 
farci gustare Ic gioie della vita missionaria 
e ringraziare ancora una volta il buon Dio 
di averci chianiato a lavorare in qucsta siui 
vigna ubertosa. 

Un'oretta di marcia all'onibra degli aran- 
ceti e poi luia forza nuova che ci sospin- 
geva di continuo « Charitas Cliristi urget 
nosi K ci tencva giulivi, nientre ])arlavanio 
del nostro Oratorio paragonandolo a quello 
dei tempi eroici di Don Bosco c si affaccia- 
vano dinanzi al nostro sgiiardo le povere 
capanne Kliasi e gli occhietti vivaci dti 



nostri piccoli amici a cui avevamo pro- 
messo di tomare presto con il pallone, la 
tromba e tante belle medaglie della Mamma 
Celeste... 

Ma quel giorno, al primo segnale del 
nostro arrivo, ci vedemmo venire incontro 
con le mani protese — quasi in atto di 
abbracciarci — un povero ragazzo dalle vesti 
lacere, dai capelli incolti e dagli occhi spenti. 
II nostro canto di gioia ci mori sul labbro 
alia vista del povero cieco. Egli, sempre 
con le mani protese, si sforzava di av\ i- 
cinarsi a noi e rimase un po' disorientato 
quando piii non udi la nostra voce. Allora 
lo circondammo e cominciannno a fargli 
c|ualche domanda. II sorriso spunto sulnto 
snlle sue labbra ed ebbe mi grido di mera- 
viglia allorche palpandoci ad uno ad uno 
pote assicurarsi che eravamo proprio noi: 
i Piccoli Padri Cattolici. vSvanito ogni ti- 
more, incomincio a parlarci come se lossinio 
suoi vecchi amici e ci narro tutta la sua do- 
lorosa storia. 

II babho e la mamma gli erano morti 
quand'era ancor piccino. Alcuni parenti lo 
avevano raccolto insieme con il fratclliiio... 
nia nessuno gli voleva bene. Jong pas- 
sava le lunghe e buie giornate rannirchiato 
nella squallida capanna senza il sorri.so di 
una persona amica, .senza la sperau/.a di 
un giorno migliore... I'overa aninia in pri- 
i;ione! nessuno avcva mai discliiuso dinanzi 
al suo sguardo le divine bellezze di una vita 
che non conosce tramonto, piena di luce e 
d'amorc! nessuno aveva mai parlato al po- 
vero cicco di quel Dio che e padre coinune e 
che per nostro amore si fece uonio... 

<i Doring » (il fratellino) mi ha parlato di 



^i' 182 :^ 



voi Tultima volta che siete venuti — con- 
chiudeva il misero con un siiighiozzo — mi 
ha detto che siete tanto buoni, che volete 
niolto bene ai ragazzi, che h fate giocare, 
che niostrate loro tante belle immagini di 
Gesu e della Mimnia sua e che insegnate 
tante belle preghiere e canti... Anch'io voglio 
cantare! Anch'io voglio pregare!... datemi 
un'innnagine di Gesu, la terro stretta vicino 
al cuore e gli diro che Jong lo ama assai e 
vuol andare lassii a stare sempre con lui! 

Come trattenere le lagrime a questo di- 
scorso che Jong ci faceva tutto d'un fiato 
senza aspettar risposta mentre si teneva 
stretto alia nostra veste quasi temesse che 
da un momento all'altro gli sconiparissinio 
come un sogno dorato? 

Lo consolammo con le piii dolci parole 
che ci sgorgavano proprio dal cuore e gli 
promettemmo che saremmo venuti spesso 
a trovarlo. Ed egli tutto raggiante di gioia 
ci toccava or le mani or la veste e nella sua 
bell'anima si figurava die gli Angeli fossero 
discesi dal cielo per liberarlo da quell'oscura 
prigione e portarlo lassii nel bel paradiso! 
Poi ci separammo quasi a I'orza perchu ci 
voleva onnai tanto bene: era la prima volta 
che sentiva una parola affettuosa tutta per 
lui e che una mano accarezzevole si era po- 
sata dolce suUa sua testa ricciuta. 

Stanchi, ma coll'animo ricolmo della piii 
pura gioia, si tornava quella sera su per 
I'erta scoscesa dopo aver speso la giomata 



nell'evangelizzare. Lontano verso il golfo del 
Bengala il sole scendeva lentamente impor- 
porando coi suoi ultimi raggi le cinie delle 
colline Khasi... poi la rapida notte! Silen- 
ziosi noi pensavanio a quella assai piu fitta 
che da tanti millenni pesa su queste po- 
vere anime ancor schiave di Satana... 

Qualche giorno dopo ritoniammo. Sul 
limitare del villaggio stava Jong in attesa: 
ci teneva preparata una bella sorpresa, 
Ajipena ladi la nostra voce tiro fuori un 
pezzo di canna di bambii, la porto alia 
bocca e comincio a modulare mia nenia 
dolce e melanconica come un sospiro di 
anime purganti. « L'ho fatto per voi, broddr 
/fratelli), questo flauto e v'ho attesi qui da 
molto tempo perche volevo farvi piacere... 
Siete content!?... temevo che non veniste 
pin e stavo per rattristarmi, ma poi vi ho 
sentiti ed ora non vi voglio lasciar piii... 
voglio venir con voi a Shillong perrhe mi 
volete tanto bene; voi m'tnsegnerete la vo- 
stra religione e Jong si fara molto buono 
e diventera cristiano!... ». 

Come fare? Ove mettere il povero cieco? 
Oh se qualche aninia generosa volesse pren- 
dersi cura di questo orfanello e dare a noi 
i mezzi per collocarlo in un Ospizio, che 
cumulo di meriti non si guadagnerebbe per 
aver cooperate a dar la vera luce ai cieclii! 

Ch. IvUiGi Ravauco. 




Olovaal mlssloaarl dell'Assam la npuao. 



•^ 183 ^ 




Storia di 25 anni fa, narrafa dal missionario D. A, Colbacchini. 

(CONTINUAZIONE). 



Uke-wa^uu avevami detto clie se avessi 
conosciuto qualcuno, mi facessi pure vedere 
per avere notizie ed infomiazioni interes- 
santi. Stabiliuinio clie io sarei andato avanti, 
prendendo direttamente la strada; i com- 
pagni mi dovevano seguire a relativa di- 
stanza. Al mattino con mi breve giro per 
uscire dal bosco, ci mettemmo sulla strada, 
io avanti ed i miei compagni un poco in- 
dietro. I ci\-ilizzati stavano facendo i pre- 
parativi per caricare gli aniraali e partire. 
Nessuno si era accorto di me. Giunsi loro 
vicino, tanto da potermi fare udire, e gridar 
— - Bordro boa ! Bordro boa ! (era la frase 
die i Bororos in quel tempi usavano per 
presentarsi ai ci^•ilizzati con disposizioni 
di pace). 

A quel grido i civilizzati lasciarono ogiii 
cosa e guardarono fissi dalla mia parte. 
Eliseo, che io conosceva, si fece avanti, ed 
io a ripetere il grido: 

• — Bordro boa! liiii Gioachino boa' It'aiddu 
babbd Eliseu (Gioacliino era il nome che i 
civilizzati aveano dato a Meriri-Kwadda; 
le altre parole erano usate sempre per farci 
ca])ire dai civilizzati e volevano dire che il 
I'.uroro avea intcnzione buona e desiderava 
parlare, avvicinarsi). 

Eliseo aUora grido: 

■ — Vieni, vieni! non temere! 

Eliseo era un ufl&ciale del distaccaraento 
uiilitare che si trovava nelle foci del Rio 
liarrciro .sul Garc.-a,''. per difendere e proteg- 
gere la stazionc tclcgrafica e la strada della 
linea da o.gni iiicursione dei Bor6ros, allora 
assai temuti. In quell 'occasione si recava 
in Cuiaba con quattro soldati per non .so 



quale fine. I Salesiani si trovavano nel luogo 
dell'attuale Colonia Sacro Cuore da circa 
quattro mesi. Avevano appena terminato 
di costrurre le loro capanne e disboscato un 
po' di terreno per le piantagioni... A mio 
parere doveva essere nel mese di maggio, 
passato dai primi missionari in ardenti pre- 
gliiere alia cara Maria Santissima AusUia- 
trice, perche disponesse lui felice incontro 
coi selvaggi. 

Avanzai verso Eliseo che a sua volta si 
avvicino a me facendomi feste. 

— Sei solo? Quanti Bororos? Dove sono? 
Allora con un acuto fischio chiamai i 

compagni che vennero subito. Eliseo ci diede 
rapadura (specie di zucchero greggio in 
forma di mattonelle), un po' di farina di 
mandioca e tabacco. Mi domando ancora 
dei Bororos, se erano lontani. 

Risposi evasivamente, indicando quasi 
la parte opposta del Rio das Mortes, e dissi: 

— ■ I Bororos sono la... lontano... hamio 
tutti paura... 

Eliseo soggiunse subito: 

— No! non abbiate paura, breddo boa 
Padre (civilizzati buoni Padri) stanno qui 
vicino, nel Barreiro — e mi indicava il luogo. 
A.spettano i Bororos... Andate la, vi daranno^ 
tabacco, fazzoletti... i Padri sono buoni,. 
vogliono bene ai Bororos... non faraimo male 
ai Bor6ros... andate la. 

— Padre?!... Padre?!... 

— Si! Padre, di.sse Eliseo. Non conosci? 
Padre Kuddau raireii... (Padre veste lunga) 
e mi faceva segno come clii avesse una ca- 
micia lunga fino ai jnedi. Io non capivo un 
bel niente. I'/ lui a ripctermi: 



<a3 184 :^ 



— Si ! Padre ; andate, andate a tro- 
varlo. 

Mentre Eliseo stava cosi parlando con 
xioi, gli altri avevano preparato tutto per 
partire. Mi saluto e disse: 

— Vado a Cuiaba; ritomero presto. Ti 
portero tabacco... 

lo ciiiesi mi desse la mia giubba; ed ei mi 
Tispose: 

— No, questa no, e la sola die ho, ma te 
ne portero un'altra... Andate la dal Padre, 
vi dara molte cose... 

E cosi dicendo se ne ando. 

Noi siamo rimasti ancora neUo stesso 
luogo e, mangiata un po' di quella rapadura 
con farina, ci mettemmo a ripensare assieme 
quanto avevanio udito. lo diceva: — Eliseo 
disse: Padre... Padre... qui vicino, la nel 
Barreiro... ma die cosa e Padre? lo non so; 
non ho mai udito questa parola... Sara uno 
di loro che e rimasto indietro?... Sara una 
comitiva che va per la strada avanti?... 
Sara qualche civilizzato che vuol costruirsi 
la casa nel Barreiro?... Ah! questo poi no! 
noi non lo pernietteremo mai... Passar per 
la strada, ancora lo toUeriamo e... non sem- 
pre; ma stabiUrsi qui, proprio dove noi vo- 
gliamo essere soU, non sara mai. Uke-waguu 
non lo tollerera... e sapra lui finirla presto 
con tutti. 

Ma queste nostre parole a nulla valgono. 
Dobbiamo compiere il nostro mandato. Ora 
abbiamo saputo qualche cosa: ci resta a 
vedere il resto e sapere quello che e per poter 
riferire esattamente ad Uke-waguu. 

Andiamo dunque con tutta precauzione 
fino al fiume Barreiro: la vedremo quel die 
dovremo fare. 

Tutti approvarono e ci dirigemmo a quella 
volt a. 

Raggiunto il iiunie Barreiro, entrammo 
nel bosco. Non avendo per la strada notato 
nulla di anormale, con molta precauzione 
ci inoltrammo ancora fino al passaggio o 
guado del fiume... Di tra le foglie osser- 
vammo bene: nulla... tutto silenzio. Solo 
apparivano le omie fresche degli animali 
che erano ivi passati e che avevamo visti 
nella comitiva diretta a CuiabA. 

Ci siam trattenuti nascosti nel bosco ri- 
posando e pescando fin quasi al tramonto. 
Pensavo: Forse al di la del fiume... o piu .su, 
o piu gill troveremo qualche cosa... Padre 
Id nel Barreiro... Quelle parole mi erano 



rimaste cosi impresse che mi pareva sentir- 
inele ripetere ad ogni istante. 

— State qui, dissi ai miei compagni, io 
ed Okiwdri andiamo a esplorare; megUo 
essere in due soli per evitare qualunque ru- 
more che possa awertire della nostra jsre- 
senza. 

Attraversai col mio compagno il fiume. 
Puoi inimaginare con quante cautele e pre- 
cauzioni, siamo usciti da quella fascia di 
bosco che accompagna il fiume. Nulla si 
vedeva, nulla si sentiva... Eppure, diceva 
tra me, e qui il Barreiro: qui vicino deve 
esserci colui del cjuale mi parlo Eliseo. Mi 
avra egli forse ingannato? perclie avrebbe 
dovuto ingannarmi? Forse per far cadere 
me ed i miei compagni in qualche insidia? 
Pill pensavo, piu ero perplesso, sospettoso, 
diffidente di tutto... Andavo avanti di ce- 
spuglio in cespugUo quasi strisciando tra 
I'erbe salendo la coUina... 

II mio compagno, da me un po' discosto, 
osser\'ava anch'egli attentamente. Forse 
piu intensamente di me perclie meno as- 
sort© dai pensieri che mi preoccupavano. 
Ad un tratto mi cliiamo sommessamente. 
Mi voltai ed egli mi fe' segno col dito in 
alto verso la cima della collina e: 

— Io sono ben pratico di questi luoghi, 
ma non ho mai visto la sull'alto quello che 
vedo ora. 

Guardo attentamente nel luogo indicato 
e vedo una Croce... (che per me aUora non 
aveva alcun significato) , e, alia vista di quel 
segno, il mio cuore ebbe un sussulto... In 
quell'istante mi passo neU'iinmaginazioiie 
quello che tu sai:... la fanciulla che neUe 
braccia di Uke-wagiiu nioriva baciando 
quel segno e facendolo baciare al Cacico 
ed a me. 

Ma non dissi nulla, al compagno. Col 
cuore palpitante di agitazione andai avanti... 
Mi spinsi carponi fino la sull'alto e proprio 
dietro la Croce mi arrampicai suUe pietre 
ed ebbi dinanzi agli occhi la valle, coperta 
di foreste, I'opposta collina e nel mezzo... 
due grandi capanne, un cortile in giro, e 
pill in fondo un largo tratto di foresta... 

Siamo rimasti li feiini ad osservare, muti 
per I'impressione che i civilizzati avessero 
avuto il coraggio di stabilirsi proprio in quel 
luogo die pivi di ogni altro noi volevamo 
per noi soli. 

Benclie fosse vicino il tramonto non po- 



-^ 185^ 



tevo staccarmi da quel luogo ed esploravo 
coll'avido sguardo mentre tutto era per 
sparire sotto il velo della notte. II mio com- 
pagno mi interrogava, voleva sapere ed io 
non rispotidevo... Solo gli ripeteva: 

— Osserv'a bene, preiidi iiota di tutto, 
doniani ci a\'A-icinerenio, sapremo chi sono, 
e come sono... 

Guardai ancora una volta e vidi delle 
piccole luci: una di esse pareva muoversi... 
Scendemmo e, presa direttamente la strada, 
raggiungeniiuo in breve i nostri compagni 



immaginazione era troppo eccitata... Ri- 
cordavo e sentivo il niio caro Uke-wagiiii, 
mi pareva mi fosse viciiio e mi dicesse: 
Meriri-Kwddda! guarda in cielo, vedi quelle 
stelle? Cosa ti dicono? che segno formano?... 
La notte fu lunga, lunga piu che niai. Desi- 
deravo venisse il gionio per correre nella 
valle, vedere e conoscere gli stranieri: seutivo 
in me il presentimento che solo dopo a\er 
visto bene tutto, sarei rimasto tranquillo. 
Appena si fece giomo ripigliammo la 
marcia, facendo un lungo giro attomo alia 




StI solo ? QuaatI Bordros ? Dove soao ? 



nel bosco, sulla riva del fiume. Essi gia str.- 
vano in apprensione per noi. 

Dissi lore poche parole e lasciai die 
Okiwdri raccontasse tutto quello che aveva 
visto. 

I nostri compagni avevano preparati 
alcuni pesci e li divorammo discorrendo e 
commentando la scoperta fatta. 

— Domani vedremo; doniani andreiiio 
tutti assieme, dissi lorn prima di addoniuii- 
tarci. 

II sonno non si fece molto aspettare dai 
mici qiiattro compagni. Per me invcce nun 
fu possibile dormire: il mio pensiero, la niia 



collina quasi sempre dentro il bosco costeg- 
giando prima il iiume Barreiro e poi il fiu- 
micello che noi chiamianio Paga-rogo e che 
voi denominate Taxos, fin sotto alle vostre 
ca])anne. Era ancor mattino; il sole poteva 
aver piii o meno un palmo suH'orizzonte... 
Sentimmo parlare vicino al fiumicello e 
batter nclla foresta. Fcniiati i compagni, da 
solo mi si)insi avanti adagio, canto, quasi 
come un serpente, la dove sentivo parlare 
c battere la scure... AI di la del fiume scorsi 
due ]icrsoiie: una indossava come una ca- 
niii-ia lunga quasi fino a terra e teneva in 
niano un largo coltello; I'altra era un civi- 



^ 186 ITb 



lizzato che coUa scure aveva abbattuto uii 
grande albero. 

Feci per avA'icinamii ancor piii per meglio 
vederli, quando... mi ramo si ruppe sotto 
i miei piedi... I due si fermarono e guarda- 
rono immobili dalla mia parte atteiitamente. 
lo mi irrigidii sullo stesso luogo, seiiza piu 
muovere mi dito, trattenendo persino il 
respire. . Non mi videro e dopo poco coiiti- 
nuarono il lavoro. 

Quello del vestito lutigo, se ne aiido poi 
via e rimase I'altro da solo... Mi sentii boUire 
il saugue iiel Irovarmi cosi vicino all'odiato 
uemico... La mia freccia era pronta... una 
sola ed egli sarebbe caduto senza mettere 
ini grido, nessuno avrebbe sentito nulla: 
lavrebbero trovato morto colla freccia nel 
cuore... 

Fremetti ma in quell'istante ricordai la 
Croce la nell'alto: ricordai I'ordine di f/.c- 
wasi'iii, e tante altre cose. La parola: Padre, 
Padre mi era ben fissa nell'orecchio, e de- 
sistetti... Adagio adagio ritomai ai compa- 
gni die mi dissero: 

— Qui vicino abbiamo udito parlarc e 
battere nell'acqua. Volevamo andare a vc- 
dere, ma ti abbiarao aspettato... Ascolta!... 
Ascolta! 

Diffatti sentii sbattere nell'acqua ed uii 
sommesso vocio. 

Plan piano con un compagno, carponi, 
procurando di evitare ogni possibilita di 
cssere visti, ci siamo awicinati. Una gio- 
vinetta era intenta a lavare della roba ed a 
lato un'altra donna vestita di nero, con 
davanti mi non so che di bianco clie a me 
pareva un largo fazzoletto che le copri\"a 
il petto. Tutte e due vicine stavano lavando 
nel fiume, discorrendo insieme... Guardai 
bene I'uiia e I'altra, e, qual non fu la mia 
sorpresa e la mia impressione quando vidi 
al collo della giovinetta una jjiccola crocetta 



come quella che aveva la povera tanciilla 
die ci e morta la nel Rio das Mortcs! Anche 
quella vestita di nero ne portava sul petto- 
una ancor piu grande... 

La, neH'ombra del bosco, ai riflessi del- 
Tacqua, mi diedero I'impressione di due 
creature del paradiso. Ebbitimore, rispetto... 
non so dire... e mi ritirai assienie al com- 
pagno, dicendo: 

— No! Questi non sono braeddo (civiUz- 
zati) e se lo sono, non sono certo come gli 
altri. 

Raggiunti i compagni, ci mettenimo piii 
addentro nel bosco per liberamente parlare 
e combinare quello die era da farsi. Chi 
diceva di partire subito per non correre 
pericolo di essere scoperti; clii di fermarsi 
ancor un poco e cosi poter vedere me- 
glio; chi progettava di andare fin proprio 
vicino alle capanne, osservare tut to, e sa- 
persi dar con to esatto di ogni cosa. Ouesto 
era il mio pensiero, anzi la mia decisa vo- 
lonta. La cosa pero era alquanto scabrosa, 
perche attorno alle capanne vi era uno 
spazio ben pulito ed il bosco non era cosi 
vicino da occultarci e renderci nascosti. 

— Aspettiamo la sera, dissi. In pieno 
gionio non e prudente... La luce e troppo 
viva... rimarremmo troppo esposti e non 
vi e mezzo di nasconderci... Al tramonto 
e megUo. 

Quando gia il sole incominciava a nascon- 
dersi dietro le rosse nuvole e scomparire, 
ci siam^o mossi dal nostro nascondiglio e, 
divisi in due gruppi, ci dirigemmo verso le 
capanne. lo e due compagni avremmo preso 
direttaniente davanti; gli altri due avrebbero- 
girato per dietro la collina e dall'alto delle 
rocce, vicino alle nuove abitazioni, avremmo- 
osservato finche la notte non venisse a rav- 
volgere tutto nel buio. 

(fiontiiiua) . 




NELLE RETROVIE 



Quaffro let ferine. 



Cara « Gioventu », 

Certo ti ricorderai di not, dei titoi piccoli 
•e affezionati amici della Sicilia che nella loro 
scolella offrono fiori e preghiere alia Vergine 
Ausiliatrice perche protegga i Missionari. 

La maestra ci regala it giornalino e noi lo 
portiamo a casa come jtn prezioso dono, lo 
leggiamo in famiglia, facciamo sentire alia 
mamma i dolorosi racconti dei pcveri selvaggi. 
Sappiamo che e caro per i Missionari avere 
tnolti amici, aiiche piccoli, come siamo noi... 
■e durante I'anno e siala una gara di rinunzie 
per aggiungere soldo a soldo nel salvadanaio. 
■Quest'anno siamo stati piu volenterosi e pos- 
siamo coronare il bel mese di Maggio con 
I'ofjerta di L. 40. 

Con questi risparmi recheremo mi sorriso 
di Fede a qttalche animuccia che ancora -non 
ha la fortuna di invocare Gesu, di sentirlo nel 
ctiore come lo abbiamo sentito noi nel giorno 
jelice della i* comunione. 

Ti preghiamo di fare baiiezzare una selvag- 
gelta col name di Maria Ausilia con I'axtgitrio 
.che la nostra sorelliiia ahbia la particolare 
protezione di Maria Ausiliatrice. Ti rinno- 
viamo la promessa di voter ti sempre bene e di 
ienere nella nostra scuola il salvadanaio. 

Gli alunni di i", 2», 3" 
di Torrecandelc, Fraz. S. Agata il/. 



Reverendissimo Signore, 

Abbiamo raccolto anche quest'amio i nostri 
soldini pcrchd sia battczzato un selvaggetto di 
Piiira col name Pasquale Famiano in memo- 
*ia d'un eroico concitladino caduto in guerra. 



La tenue offerta vogliamo farla oggi per 
solennizzare ancor piit questo giorno in cui, 
per la prima volta, proviamo I'lneffabile dol- 
cezza di stringere nei nostri cuoricini il buon 
Gesu. 

E a Lui che viene per santificare le nostre 
piccole anime, raccomanderemo pariicolar- 
mente i fratellini lontani perchd possano tutti 
partecipare di questa soave festa d'amore e 
delle grazie che Egli elargisce a chi sa amarlo. 

Ella voglia, intanto, benedirci. 

Gli alunni 
delle classi i^ g 2* maschili. 

Le alunne della 2* classe femminile di 
sant' Agata di M. offrono alle Missioni L. 25 
per il battesimo di una selvaggetta col name 
Graziella Parisi. 



Cara « Gioventu Missionaria », 

Eccoci fedeli alia promessa. Anche questo 
anno abbiamo letto il caro periodica. 

Col pensiero seguiamo i bravi Missionari 
e preghiamo per loro. Ti rimettiamo il nostra 
piccolo obolo, L. 25 per il battesimo di un infe- 
dcle al quale vorremmo josse imposto il nome 
di Callisto Caravario in memoria di uno 
dcgli tilt I mi Missionari barbaramente ucciso 
dai pirati. 

Invocando da Dio sempre maggiore jede 

S. Agata Militello, 24-5-1 930. 



Gli alunni della scuola Sca/one- 
Tiranni. 



-SB 188 ^ 



MoUo Rev. do Superioye, 

Le presento questa offerta per il baitesimo 
di una morettina col name Bianca Bruno. 
Invece di L. 25, offro L. 50, per avere una 
grande fotografia e I'indirizzo delta mia fi- 
glioccia. Spero che la piccola preghera sempre 
per me e per i miei cart. 

Dev.ma Bianca Bruno. 



Omaggio di grafifudine. 

L'Associazione Propagandiste Missionarie 
deir Oratorio femminile M. Ausilialrice in 
Torino, celebrando la festa del proprio Diret- 
tore, offriva quale omaggio di gratitudine 12 
battesimi di indigeni siamesi. Tutte le varie 
sezioni vi concorsero con slaiicio meraviglioso: 
II Circolo Blaria Mazzarello per 3 battesimi 
coi nomi Maria Matilde, Giovannino e Maria 
Maddalena — le Impiegate S. E. I. per i bat- 
tesimo col nome Irene Gallea — le Operaie 
S. E. I. per I battesimo col name Luigina 
Zanotti — la Bibliotecliina S. Cuore per itn 
battesimo col nome Linda — la 1 Classe per 
2 battesimi coi nomi Luisa Vaschetti e Gio- 
vanni Biava — il I Corso d'Avviamento al 
lavoro per r battesimo ,col nome Calogero 
Giismano. Inoltre altri tre battesimi furono 
rispettivamente offerti da Olimpia Peretti col 
nome Luigina, da Benvenuti M. E. col noiiif 
Albiua Feliciana e dalla Rev. Direttrice di 
Giarole col nome Giovanni Eugenio. 



Giornafa Missionaria 
a Va/seh'ce. 

II Ch. Alessandro Baldan ci invia un'am- 
pia relazione della Gioniata Missionaria 
svoltasi il 13 luglio aValsalice per iniziativa 
di quel fiorente Circolo Missionario D. A. 
Beltrami. Non potendo per ristrettezza di 
spazio pubbUcare integralmente, stralciamo 
dalla relazione la parte piii interessante. 

Cogliamo I'occasione per ringraziare il 
Circolo di Valsalice di averci coniunicato 
notizie della sua attivita missionaria e ci 
auguriamo che questo esempio sia imitate 



dagli altri Circoli degli Istituti Salesiani, 
sparsi in tutto il mondo, che pure attendono 
con tanto zelo alle opere missionarie. 

II prima giorno del triduo solenne in pre- 
_ parazione alia festa del Sacro Cuore fii consa- 
crato alia giornata missionaria. Tutta la co- 
munitd di Valsalice si raccolse in Chiesa per 
la Messa e per implorare benedizioni divine 
sugli infedeli. 

Fervorose preghiere salirono a Dio in quel 
giorno e con lo spirito della liturgia della Chiesa 
tutti dissero al Signore: « Infondi, o Signore, 
il timore di Te sidle nazioni che non ti conob- 
bero, affinche conoscano che non v'ha Dio 
fuori di Te, e raccontino le tue meraviglie. 
Aha il tuo braccio sulle genti straniere affiuchS 
vedano la tua potenza. Te lodino i popoli, 
o Dio, Te lodino i popoli tutti ». 

Non fii solo una giornata di preghiere ma 
ancora di pratiche discussioni sid modo di 
aiutare le Missioni. Con arte il Ch. Zanella 
e il ch. Aracri svolsero i temi: Euntes, docete 
omnes gentes — e: Don Bosco e gli eroimis- 
sionari, suscitando vivissimo entusiasmo. La 
discussione mise in evidenza il forte proposito 
dei 120 chierici di essere « tutti missionari ». 

Questo il programma che ora si sforzeranno 
di realizzare: forse non tutti andranno un giorna 
nelle Missioni, jna fin da oggi tutti vogliono 
essere i cooperatori delle opere missionarie 
con la preghiera, con la loro attivitd per la 
salvezza delle anime, con la propaganda ar- 
dente fra la giovcntu in favore delle Missioni. 
Cinquanta soci si spargeranno presto ad ini- 
ziare questo apostolato net collegi salesiani 
d' Italia e dcU'Estero: e il Circolo Andrea 
Beltrami continuerd ad essere il centro pro- 
pulsore di zelo missionario e il vincolo santo 
che unisce queste anime nel fervore di un'idea 
feconda d'incalcolabile bene. 

Basta avere sott'occhio, in cifre, I'azione 
spirituale svolta dal Circolo nel corso dell'anno 
per le Missioni, per comprendere quale con- 
tributo prezioso esso abbia dato alia causa 
missionaria con la pietd dei suoi soci: Litanie 
4491; Mcsse 67S0; Comunioni 5262; Visite 
al SS. Sacramento 7921; Rosari 5639; Fio- 
retti e Giaculatorie 19664. 

La giornata fu chiusa con belle e opportune 
parole rivolte dal Direttore di Pordenone, don 
Renato Ziggiotti. 




« 189 ^ 




Episodi Missionari 




Amore al Missionario. 

Da una lettera del P. Giuseppe Bender 
<M. S. C.) appare die i giovani Kanaki di 
Rabaul (Oceania) hanno pel missionario lo 
stesso amore di altri giovani piv'i civili. Aveva 
dovuto recarsi improvvisameute a Raibil 
a cavallo per portare il viatico ad una povera 
vecchietta moribonda: per via fu sorpreso 
da acqua torrenziale e smarri, sotto la tem- 
pesta, il sentiero. Penso di sofRare dispera- 
tamente nel suo fischietto, ed ecco sbucare 
alcuni ragazzi che lo raggiunsero ansanti: 
veduta pero la stola bianca, s'inginocchia- 
rono divotamente sull'umida sabbia, quindi 
precedendo di corsa, e in silenzio per reli- 
giose rispetto, il missionario, lo condussero 
alia capanna della morente. Nel ritonio il 
missionario incontro per via un altro ra- 
gazzo, Tambaran, che, pensando alia pioggia 
die avrebbe inzuppato il missionario, aveva 
fatto oltre 5 km. per recargli I'ombrello... 
Ma il missionario non accetto Tombrello 
essendo a cavallo, e Tambaran fu tutto 
orgoglio e gioia per aver potuto camminare 
per lungo tempo sotto I'ombrello del Padre. 



Fierezza sanfa. 

Ecco una .scena macabra raccapricciante. 
Due cristiane sono condannate ad essere 
sepolte vive. Poiche io debbo presentarmi 
a Dio, dice una di es.se, la signora Kuo, do- 
mando di e.ssere ben pettinata e s'aggiustino 
bene le mie vesti. In quel monientogiungeva 
la .sorella della vergine Fou con una giovane 
cristiana cliiamata Li. Esse fecero la toeletta 
delle condannate. 

Poi il comoglio funebre s'avanz6 verso 
la fossa. Tutto il villaggio era presente. I/C 
condannate erano gia discese nella fossa. 
I.,a vergine Fou pote articolare qualche sil- 
laba: « Attendete un istante: la.sciatenu pre- 
gare un poco ». I becdiiiii comi)reiidoiu). 
Rispettosi della ]iregliiera cristiana attcii- 
dono. Qiiando fu fmito, le due domie fecero 
11 segno della croce, alzarono un jDaimo del 



vestito e si coprirono il vlso e I'operazione 
incomincio. INIentre la terra veniva gettata 
siiUe due inartiri, non ci fu alcun movimento. 
nessuna protesta da parte delle condannate. 
I due testimoiii Fou e Li ebbero a dire: 
« Noi sentimmo la respirazione dei petti 
ancora ansanti, ma nessuna rnano si lev6 
per domandare grazia ». 



Cos! si adora la dea Kali. 

A Cottar, villaggio dellTndia, era scop- 
piato il colera. I pagani si att'ollavano da- 
vanti ai lore dei per placarli. 

Ed eccoli a pensare come mai non cessi 
I'epidemia. « Perclle la terribile Kali non 
ha nemmeno una statua nel nostro paese », 
sentenzio un bonzo. 

In men che si dica la decisione 6 presa e 
la statua ordinata. Otto giomi dopo tutto 
il popolo la va ad incontrare per portarla 
trionfalmente nel villaggio. 

^la ecco in questo trionfo apparire un 
missionario. L'artista che aveva fatta la 
.statua, che si era riservato I'onore di por- 
tarla in paese, grida al missionario di 0110- 
rare la dea. 

— Io? — dice il missionario. 

— Si, si, tu... 

— Io salutare quel giocattolo? 

— Ti dico di si, proprio tu!... 

E quel bravo indiano volendo venire ai 
fatti e costringere il missionario stava per 
posare I'idolo. Allora il mi.ssionario con una 
vigtjrosa bastonata manda la dea in fran- 
tunii. E se la da a gambe. 

II missionario viene arrestato e condotto 
in tribunale... ma si reclanio a grande voce 
la sua assoluzione; egli era il padre dei poveri 
e degli ammalati. II giudice anzi inlerrogan- 
dolo venue a sapere che, proprio prima di 
f|uella famosa bastonata era .state a curare 
la sua propria madre. Gli si getto allora ai 
l)iedi con le niani giunte e gli dis.se: 

— Uomo di Dio, guarisci la mia veccliia 
adoratal 



<190> 



d 



a 







Riviste 



issionane 



Aiutare le vocazionic 

Ouaute anime fremono d'impazienza di 
consacrare al Signore la freschezza dei loro 
anni giovanili e sentendo la diviiia chiamata 
aspettano con ansia il momento felice di 
•essere ammesse al noviziato! 

Cio accade tra noi; ma accade pure tra 
le anime ancora quasi selvagge. Scrive Suor 
lyucia Zaccaria Giacomelli alle Missioni 
Catloliche che le Cariane, che GesCi lia scelto 
per essere sue spose, sentono quest 'impa- 
zienza in modo veramente ammirevole; ma 
debbono purtroppo attendere per varie 
Tagioni — perclife hanno bisogno di essere 
ancora dirozzate, o perche sono prossiine 
a finire i loro studi... o perche il noviziato 
non ha fondi. « Queste Care — scrive la 
Suora — ci vengono ricche di buona volonta, 
di tante doti promettenti, ma poverissiine 
di tutto cio che e pur necessario. Quasi tutte 
entrano con un corredo cosi ricco che sta 
comodamente in una cassettina: alcune non 
hanno neppur bisogno di quella perche tutta 
la loro proprieta e indosso... Sisentelaneces- 
sita di qualche anima generosa che adotti 
queste care figliuole ». 

Aiutare le vocazioni e un'opera di gran 
merito: chi tra tante nostre lettrici vuol 
essere un po' la madrina di queste anime 
geiierose che vogHono consacrarsi al Signore. 



La cura della lebbra. 

p. Macchi del P. I. M. E. descrive sulle 
Missioni Catloliche la cura dei lebbrosi da 
Dhanjuri nella diocesi di Dinajpur. 

Essa consiste oltre che in una grande puli- 
zia e frequenti disinfezioni, nell'uso dell 'olio 
di cialmitgra, preso intemamente e spalmato 
estemamente sul corpo. Nei casi di lebbra 
incipiente, quando cioe la pelle comincia 
a coprirsi qua e la di chiazze biancastre ed 
anestetiche, la cura ha dato sempre ottimi 
risultati, e dopo alcuni mesi sono scomparse 



le chiazze ed e ritomata la sensibilita in 
tutto il corpo del lebbroso. Anche nei casi 
di lebbra a tipo nodulare, se non si ebbe 
perfetta guarigione, si ottenne ahneno di 
fermare il progresso del male, il che non e 
poco. 

La lebbra pero e sempre lebbra. Non 
ostante tutti gli studi che si son fatti per 
conoscenie la natura e per trovarne i riniedi, 
non ostante che si sia fatto rm progresso 
nei trattamento di questa malattia, pure 
una cura radicale non esiste ancora, come 
si ignorano ancor oggi le vie di trasmissione. 



Nozze di negri. 

La maestra Ntshozana — scrivono le Mis- 
sioni della Madonna — doveva sposare un 
giovane, disposto a diventare cristiano. II 
missionario consiglio la maestra a sollecitare 
le pratiche. Fu regolata subito la Lobola 
(contratto di matrimonio) colla quale il 
giovane fisso il prezzo della fidanzata in 
2 manzi da darsi subito e 8 altri da darsi 
piu tardi. 

II giomo di san Pietro fu fissato per le 
nozze, che per i Swazi sono pur sempre la 
testa principale. Questa poi fu prevista so- 
lennissima, per la promessa fatta dallo sposo 
di uccidere 2 buoi per gli intervenuti. 

La parte piu difficile fu quella dei prepa- 
rativi della sposa; in particolare, corredo 
personale e familiare — piatti, posate, 
scarpe bianche, ecc. I neri e le nere, appena 
cominciano a vestirsi, vogliono parere da- 
merini e damerine. Ma dove prendere i ve- 
stiti? Dal missionario... 

II missionario trovo il vestito per lo sposo, 
ma non per la sposa: per questa tutte le 
vesti o erano troppo strette o troppo grandi... 
scarpe bianche neppure... 

Fortunatamente, scrive il missionario, 
trovai dei nastri dai colon vivi che incan- 
tarono la fanciulla, la quale dimentico tutti 
gli altri desideri. 



=^ 191 ^ 



Le nozze furono soleiini per la parteci- 
pazione di gran folia: ma quando furono 
finite, la sposa si accorse che le era state 
portato via un abito. Probabilmente una 
ragazza pagana non aveva saputo resistere 
alia tentazione. 



La malatiia del sonno. 

Regna ia molte parti dell 'Africa equato- 
riale. 

E propagata dalla mosca tsetse, di cui 
esistono, accertate finora, sei varieta, che 
hanno il nascondiglio nelle stenninate bru- 
gliiere. Parecchie di queste varieta possono 
trasmettere i microbi (tripanosomi) deUa 
malattia del sonno al bestiame e agli uo- 
mini. 

La lotta contro la mosca ts^ts^ si svolge 
in vari modi; il piix seniplice e naturale e 
quello di incendiare nel niese piu caldo (ot- 
tobre) I'erba delle brughiere distruggendo 
cosi la peniiciosa propagatrice della ma- 
lattia, insieme a un numero sterminato di 



topi e di serpenti. In capo a poclii anni con 
questo metodo i missionari della Consolata 
sono riusciti a liberare la Missione di Ma- 
dibira e le province di Tabora e Mwanza. 

15 stato citato in questi gionii « il primo 
caso di completa guarigione dalla malattia 
del sonno » nella colonia inglese del Nyas- 
saland. Nel maggio del 1928, fu accolto 
nell'ospedale govemativo di Fort Johston 
un colono europeo del IMozambico in gra- 
vissime condizionidicollasso, impossibilitato 
di parlare o di spiegarsi in qualsiasi niodo. 
con alta febbre. II dott. H. M. Shelley gli 
fece delle miezioni endovenose di « tripar- 
samide » e, nel mese seguente, altre inie- 
zioni endovenose di « Bayer 205 ». Due 
mesi dopo, al 28 di luglio, Tammalato ve- 
niva licenziato dall'ospcdale come « libero 
affatto da tripanosomi ». 

La notizia di questa cura finahnente co- 
ronata da successo, 6 stata accolta con 
grande interesse e soddisfazione anche, e 
specialmente dai Missionari, che spendono 
la loro vita a vantaggio spirituale e mate- 
riale delle tribu nere dell'Africa. 



CRONACHETTA MISSIONARIA. 



CONGRESSO CATTOLICO IN MISSIONE. 
L'annuale conKresso dei cattolici assamesi si e tenuto 
quest'anno a Jowai, la roccaforte del protestantesimo. I 
cristiani del luogo per mantenere tutti i partecipanti — ol- 
tre 1000 — si tassarono offrendo ogni giorno un pugno di 
riso. La raccolta di riso frutto abbastanza per dare vitto 
gratis alia moltitud'ne per tre giorni. II congresso. chiuso 
da un solenne pontificale, fu riuscitissimo per gli efficaci 
discorsi tenuti dai cattolici assamesi. 

GIACIMENTI DI PETROLIC. 

Furono scoperti dall'ing. Oliveira Roxo nella Missione 
deW'Alto SoJimoes, afTidata ai Franccscani. La zona prin- 
cipale dei giacimen'i esul Rio Iga e si estendesulla fronticra 
Peril - Colombia - Brasile. I coloni immiseriti pel ribasso 
della gomma sperano era in una nuova era di prosperity 
con questa scoperta. 

L'ESERCITO DEI MISSIONARI. 

Consta oggi d; 121.752 persone: di queste 12.712 sacer- 
doti — 445f> iairi — 30.756 snore — e 73-^28 coadiutori. 

Sono cosl divisi nel mondo: 75-165 in Asia — 37-631 in 
Afr'ca — 57^11 'n America e 3175 in Oceania. 

Per ogni mlssionario stanno circa 83.000 psgani: ciofe 
sono 12 missionari per un milione di gentilil 

SINTOMI DI GUERRA. 

Diciamo subito: guerra religiosa. La Cina accentua di- 
fatli le ostiliti contro le Missioni Cattolichc. 11 Ministcro 



m^ 



della Pubblica Istruzione ha raccomandato p. es. un'in- 
chiesta sulle scuole private cristiane onde constatare se 
vengono osservate ]e prescrizioni uflficiali che vietano I'in- 
segnamento della religfone e le cerimonie religiose. £ un 
sintomo d: chiusura di altre Scuole Cristiane; e sono cosi 
poche! 

Inoltre continua la campagna della stampa a favore del 
buddismo... e si fe trovato modo con inique sentenze di 
tribunali di giungere a considerare rescissi i contratti di 
proprieta delle Missioni. 

I < DISCEPOLI DEL SIGNORE .. 

n £ il titolo d'una nuo\a Congregazione religiosa cinese 
fondata da Mons. Cclso Costantini nel 1926. La formazione 
dei primi nos'izi fu affidata ai Redcntoristi Spagnuoli, i 
quali nel 1928 fondarono il noviziato, col nome di Kinmaus, 
a Suanhwafu, dove una quarantina di glovani cinesi si pre- 
pararono alia vita religiosa. Mons. Costantini ha riccvuto 
il 2 1 aprile la professione religiosa dei due primi a Disce- 
poli del Signore ». 

AL GETSEMANI. 

II centenario dell'Ora Santa ha avuto la sua solenne com- 
memorazione al Getsemani nel Santuario dcirAgonia. dove 
si vencra la roccia benedetta suUa quale nostro Signore 
ha sudato sangue. 

Ad iniziativa dei PP. Francescani vi fu vcglia per lutta 
la notrc con discorsi, prcghiere e Messa cantata dai R.do 
Custode di Terrasanta. 




-^ 192 :^ 



liara 




KiPi 



Hacconto 



una vergogna 



— In citta ora non si fara che ridere 
di noi. 

— Di tanti che siamo, neanche uno 
ha da essere capace a battere quei mon- 
tanari del Nord. 

— Ormai I'e fatta. l,a vittoria Than 
loro. Ma quel Kori! Chi lo credeva capace 
a battersi in quel modo! Arrivato da poco 
in collegio pareva un orso; quando s'eser- 
citava con la spada, noi si rideva, e oggi 
intanto, in quattro e quattr'otto, mi ha 
cacciato la spada fuori di mano e me n'ha 
date due tra capo e coUo, che ne avro per 
una settimana. fi la prima volta che vengo 
battuto, e cio aveva da capitare proprio 
neUe gare pubbhche! 

— I,a superbia che han messo su adesso 
quei montanari del Hokaido! Ci guardan 
daU'alto in basso, con certi sorrisetti... 

— Scommetto che domani lo sa tutto 
il Giappone, che quei del Kj-ushu son 
stati battuti dai montanari del Hokaido. 

— A proposito, ho qui una lettera che 
Kori ha perso poco fa. State a vedere che 
racconta la sua vittoria in modo da offu- 
scare tutti i nostri piu grandi eroi. 

— I,eggila forte! 

— Vediamo fino a che punto arriva il 
suo genio d'invenzione. 

II gruppo si serro attorno al poco deli- 
cate compagno. Da quei volti accigliati 
traspariva chiaramente I'animosita con 
cui avrebbero accolto ogni piii piccolo 
motto che potesse alludere aUa loro scon- 
fitta. 

Amata signora madre, 

il tuo onorevole pensiero, io sento che 
aleggia intorno a me. Dal nord, tra lo 



stormire dei pini e lo scrosciar delle rapide, 
mi giunge la tua voce: io tendo ansioso 
I'orecchio, ma sento solo un dolce sus- 
surro. Oggi m'e giunto un dono gradito: 
la veste che le tue onorevoli mani hanno 
tessuto per me. Riverente I'ho presa e 
tenendola sulle palme delle mani, I'ho 
alzata all'altezza degli occhi; cosi mi sono 
inchinato, per ringraziarti; ho chiuso 
allora gU occhi... e t'ho visto... la tua 
faccia gentile e impensierita; lavecchiaia 
non risparmia la neve ai tuoi capelli... e 
sei cosi sola! Qual dolore ho provato, nel 
dover essere lontano da te. Non ho potuto 
frenare le lacrime e non I'ho nemmeno 
voluto;... le tue buone mani... quante 
carezze, quanti dolci... ora invece, qui si e 
un numero, nessuno ci guarda piii di tanto; 
il cibo poi e cattivo, cattivo... 
Un urlo copri la voce del lettore! 

— Dategli la mammal Chi s'offre per 
asciugare le lacrime a quei del Nord? 

— Bisogna preparargU la pappa! 

— Ecco i guerrieri di domani che si 
lamentan del cibo! E un vigliacco, che 
non conosce punto le regole della caval- 
leria. 

— Basta, non parliamone piii... 
La vittoria morale era del Sud. 



* * 



Cio aweniva cent'anni fa, m una scuola 
di nobili, nel Kyushu, la Sicilia del Giap- 
pone. 

Secondo le leggi deUa cavalleria, uno 
che parlasse del cibo, era disonorato. II 
cibo, la nutrizione era considerata cosa 
vile. I,e regole poi erano osservate fino 



-^ 193 ^ 



a uu certo punto; rimportante era non 
farsi cogliere. 

Kori (il nome e il fatto e storico) che 
avea acquistato al mattino il titolo di 




>*««. 



... Muto, dlsperato ... 

campione di scherma, Tunica arte ap- 
prezzata da un Samurai, era divenuto, 
causa quella lettera, I'ultimo degli uomini, 
non poteva piii mostrarsi in pubblico a 
f route alta. Era segnato del marchio del 
disouore. 

Kori, ritirato nella sua camera, muto 
disperato, come colpito da una mazzata; 
gli amici, prima si alteri, lo circondano 
silenziosi. I,a mente di tutti e occupata 
dalle .stesso pensiero: inutile parlarne 
d'altronde, perche accrescere il dolore? 
D'un tratto Kori si rizza in piedi: « Per 
I'onore del mio Principe, per la gloria del 
nostro paese, io faro Harakiri! ». 

Si denuda con uno strappo fino alia 
cintola, avvolge nervosamente una striscia 
di tela a nieta lama del suo pugnale, lo 
impugna senza esitare e girando I'occhio 
fc-bbricitante sui circostanti si ferma a 
fissare un suo cugino; un breve cenno, e 
si accoccola sulla stuoia. 

II cugino ha capito. S'alza, bianco per 
I'cmozione, sfodera la lunga spada e re- 
primendo i battiti del cuore, che pare 
voglia spczzargli il jjetto, si pone ritto in 
piedi, dietro le spalle del suicida. 



Nel silenzio sepolcrale, la sola voce di 
Kori, con suono strano, forzato: 

— Viviate felici! Arrivederci! 

II cugino, con moto convulso, si copre 
la faccia con la mano libera e mordendosi 
le labbra, spia traverse le dita il momento 
di colpire. In quel momento, tra un gridio 
confuso, saltano le leggere pareti gli avver- 
sari che vogliono la rivincita : rivincita 
fatta di schemi e di dileggi. La scena 
che s'offre al loro sguardo U fa ammu- 
tolire; lo stupore succede alia rabbia. 

— Che fai?! sei matto?! 

— Lascia stare, conosciamo il tuo 
valore. 

- — Pensa... tua mamma e sola! 
Kori non sente piii niente: 

— Arrivederci! e rapido s'immerge la 
punta nel ventre, rigirandola, due, tre 
volte, poi si piega su se stesso senza un 
grido. 

Un lanipo, e la spada del cugino tronco 
quella testa che in un sol giorno aveva 
assaporato la piu alta gioia e il pin gran 
dolore che possa provare un guerriero 
giapponese. 

Oggi, gU studenti del ginnasio di Fu- 
Kuoka, prima di ogni gara ginnastica, 
s'inchinano riverenti davanti al tempietto 
eretto in onore di Kori, e gli domandano 
lo spirito della vittoria. 

D. Marega 

Llissionario Salesiano. 




Arrivederci t e rapido s'immerge... 



« 194 * 




La ver- 
gine cinese i m^ 

che e onorata I I 
ed adorata in f-^ 

tutte le pagode, ^-' 
non esistette mai ; 
tutto quello che intor- 
no a lei si dice sono 
fiabe, inventate dalla 
fantasia dei bonzi a 
scopo di accalappiare il 
popolino e di far denari. 



II re Miao Tsong ebbe 
tre figlie. L'ultima delle 
quali si cliiamava Miao 
sen. Essa era talmente 
virtuosa da parere che 
la virtu fosse in lei in- 
nata. Un giomo mentre 
le tre sorelle giocavano 
in giardino. Miao sen, 
rivoltasi all'altre, cosi 
parlo: Le ricchezze e la 
gloria sembrano ad una 
pioggia di primavera, o 
alia rugiada del mattino, 
che ai prinii raggi del 
sole tutta sparisce. I re 
e gl'imperatori vorreb- 
bero godere senza fine 
lafortuna, lagrande for- 
tuna che loro e toccata; 
ma quando essi meno se 
I'aspettano, la morte U 




CI 1 I sorpren- 
I de ponen- 

do un temii- 
ne alle loro 
gioie terrene. Di- 
fatti dove sono tutte 
quelle potenti dinastie che 
hanno dettato leggi al mondo? 
Per me, soggiungeva essa, sa- 
rei felice di poter avere un 
posto sopra una montagna e 
cola attendere unicaniente alia 
mia perfezicne. Se un giomo 
potro arrivare ad un grado 
tminente di virtu, allora, por- 
tata sulle nuvole del cielo, 
percorrero I'universo volando 
in un batter d'occhio dall'o- 
riente in occidente, salvando 
mio padre e mia madre e tutti 
qiianti gli r.fflitti; questa sola 
e la mia ambizione. 

II re, dopo aver accasato le 
due figlie piii anziane, avrebbe 
voluto accasare anche la sua 
diletta Miao sen. Un giomo 
la chiamo a se e le espose i 
suoi progetti. 

— Mi rincresce, rispose essa, 
se ncn posso ottemperare agli 
ordini del re mio padre; voi 
mi perdonerete se le niie idee 
non sono conformi alle vostre. 

— Esponimi i tuoi progetti, 
disse il re. 



•^ 195 ^ 



— lo lion voglio accasamii, io voglio at- 
tendere alia perfezione. 

— Depoiii questa sciocca idea, e dimmi 
francamente chi vuoi per coiigiunto. 

— Io voglio santificare il mio essere, pro- 
segui la figlia; le riccliezze e le gioie di questo 
moudo mi lasciano il cuore freddo come 
un carbone speiito, mentre io desidero ar- 
deiitemente di purificare il mio essere. 

II re aU'udire queste parole s'infiammd 
di ira e ordiuo alia figliola di allontanarsi 
dalla sua presenza. 

Miao sen capi che non. era conveniente 
disubbidire cosi apertamente agli ordini del 
re suo padre, e allora con mi fil di voce disse 
al suo genitore: — Se volete proprio che io 
mi accasi, acconsento, a condizione pero 
che il mio sposo sia un medico. 

- — Un medico, brontolo il re; ma non sai 
che in tutto I'impero non vi e un uomo illu- 
stre tra questa categoria d'individui?... 

— Giacche, nel vostro regno non vi sono 
xiomini illustri m'industriero per diveiitare 
io stessa una grande niedichessa 

10 voglio guarire I'umanita di tutte le 
malattie da cui t travagliata, cioe dal caldo, 
dal freddo, dalla concupiscenza, dalla vec- 
chiaia e da tutte le altre infermita... Io voglio 
livellare le classi, mettere il povero ed il 
ricco su di un piede di eguagUanza, io voglio 
la comunita dei beni senza la distinzione 
del mio e del tuo. 

11 re a queste parole non pote piii tratte- 
nere I'ira limgamente repressa, e: — Pazza 
petulante, disse, i progetti che tu mi vai 
esponendo sono diabohci ed indegni di ima 
figlia di re... e volgendosi all'uiSciale di 
guardia: — Questa indegna mia figUa, disse, 
mi ha disonorato; spogliatela dei suoi abiti 
di corte, e a colpi di bastone cacciatela nel 
giardino della regina. 

II giardino della regina si trovava in un 
posto lungi dalla reggia dove nella stagione 
estiva soleva la regina recarsi per passare 
alcune ore di solitudine e di pace. 

Miao sen, dopo di essersi prostrata ai 
piedi del padre per ringraziarlo del castigo, 
si diresse verso il giardino, e cola si diede 
ad una vita eremitica avendo per compagna 
la solitaria luna e per amico il vento, con- 
tenta di cambiare i piaceri della corte con 
le gioie della solitudine. 

I/a regina al pcnsiero delle privazioni a 
cui era stata assoggettata la sua figlia, ne 
soffriva grandemente. Un gionio, de.siderando 
sapere come stesse la figlia, niando due dellc 
sue pill fidate ancelle, a far visita alia figlia, 
e nel tempo stesso esortarla ad arrendcrsi 
alia volonta patema. 

Appena furono presso la principessa, 



s'inginocchiarono a' suoi piedi e cosi le par- 
larono: — Non vi sono nel mondo gioie coni- 
parabih a quelle della reggia... Perche non 
volete ritomare presso vostro padre dove 
potrete avere tutte le soddisfazioni?... dove 
tutti vi riveriscono, dove tutto parla di go- 
dimenti e di piaceri?... 

— Voi ben poco conoscete i miei gusti, 
rispose Miao sen: il piu grande favore die 
il re mi possa fare e di tenermi relegata in 
questa soUtudine, che io preferisco a tutte 
le riccliezze e le gioie della corte. 

Le ancelle, mortificate, se ne toniarono 
dalla regina a raccontarle quanto avevano 
udito. 



II re pure era inconsolabile; non potendo 
piu sopportare tale stato angoscicso si de- 
cide con la regina di fare un nuovo tenta- 
tivo per ricondurre la figUa a piii saggio 
consiglio. 

La trovarono assorta in preghiera. Essa 
appena vide i genitori corse loro incontro... 
II re con volto ilare disse: — Figlia mia, 
giomi sono, io in un momento d'impazienza 
ti ho relegata in questa solitudine; d'allori 
in poi la regina ed io siamo caduti in uno 
stato di profonda tristezza ed oggi desi- 
derando riavere la pace e la gioia, siamo ve- 
nuti ad esortarti di ritomare nella reggia 
e accettare il partito che ti abbiamo pro- 
posto. 

— Mio diletto padre, io vi ho gia esposto 
il mio desiderio di perfezione e la mia volonta 
di rinunziare ad ogni sorta di matrimonio, 
e quiiidi... 

— Rifletti a quel che dici, riprese il re, 
sii saggia ed obbedisci ai tuoi genitori. 

E la regina a sua volta: — Noi siamo gia 
avanzati in eta... ritoma a noi e rimnizia 
alle tue utopie... Se coUa tua disulibidienza 
tu irriti tuo padre, nepj)ure io nulla potro 
fare per te. 

Miao sen si getto a terra e singliiozzando: 
— Io voglio tendere alia perfezione, io non 
voglio sposaniii... Che giova all'uomo se 
anche vivesse ceut'anni sulla terra, e non 
cercasse ogni giomo di perfezionarsi? Padre 
mio, io vi scongiuro di tornare nella reggia 
e non pensare piii a me; le altre due mie 
sorelle consoleranno la vostra vecchiaia... 
Agite come io non esistessi piu 

II re andd in furia e grido: — Tutti colore 
die disubbidiscono ai propri genitori man- 
cano di pieta filiale, la prima tra tutte le 
virtii 

lo sono persuaso che tutti coloro che si 
danno alia virtu, ritirandosi in luoglii so- 



-a: 196 :^ 



litari sono dei parassiti, privi di ogni ideale 
ed indegni del nome di uomini... E tu, figlia, 
\Tioi imitare simile genia?!... 

— Tutti i saggi che hanno abbandonato 
il mondo per abbracciare la perfezione non 
sono degni del nome di uomini? Le vostre 



madre sono al colmo del dolore; k tempo 
di porre un termine alle loro sofferenze... 
— Le nostre idee non concordano, rispose 
Miao sev; la mia risoluzione irremovibile e 
presa; voi due siate la consolazione e la gioia 
dei vecchi genitcri. 




la mla risoluzione Irremovibile e presa; 'o/ due slate la coasolazlone 



parole, padre mio, mi offendono... esse sono 
indegne di un re... 

Con un cipiglio adirato il re disse alia 
regiiia: — Orsri, lasciamo questa pazza in 
balia delle sue foUie. 

Alcuni gionii dopo andarono le sorelle 
a far visita a Miao sen. 

Appena le vide, corse loro incontro. 

— E da molto tempo, sorella, che non 
ti abbiamo piu veduta; ora sianio veuute 
per ricondurti alia regg:'a... II padre e la 



II padre infiiie psrmise alia figlia di riti- 
rarsi nella bonzeria deWUccello bianco, dove 
erano cinquecento bonzesse. Segretamente 
pero mando ordini severissimi alia superiora, 
intimandole di mettere tutto in opera per 
distogliere la ijrincipessa dalla sua risolu- 
zione, minacciando, qualora non riuscisse di 
persuaderla a ritomare alia reggia, di in- 
cendiare la bonzeria. 

Prima di partire, la principessa si pose 
in ginocchio davanti al padre e: — Vi rin- 



=^ 197 ^ 



grazio, padre, di tutto cuore per il pennesso 
datomi... 

— Si, dacche ti rifiuti di obbedimii, va' 
pure alia pagoda; ma ricordati die la tua 
risoluzione avra gravissiuie coiisegiienze... 

— Perdouateiui, padre mio, questa maii- 
canza di pieta filiale...; e la divnnita che 
cosi esige... piii tardi, quando io avro per- 
corso la carriera della niia perfezione, vi 
saro di graude aiuto. 

E parti alia volta della pagoda dell' t/c- 
cello bianco. 

Questa era posta in un luogo delizioso 
a mezza costa di una montagna boscosa. 
Vi si accedeva per un sentiero fiancheggiato 
da aunosi pini, in mezzo alia foresta, dove 
eclieggiava lui continuo melodioso gorglieg- 
gio d'ucceUi e fremiti di ali. Nelle vicinanze 
della pagoda mia limpida sorgente quale 
nastro d'argento, serpeggiava giu pel de- 
clivio. 

Miao sell, presentatasi alia superiora della 
bonzeria, si senti dire: — Altezza, vol siete 
di sangue reale e questa nostra niisera casa 
non e adatta per voi, usa ai palazzi sontuosi 
e alle regge. I nostri cibi poi sono grossolani 
e non confacenti alia vostra gracile costi- 
tuzione... Per tutti questi motivi noi non 
osianio accogliervi. 

— Non temo la solitudine delle moiitagne, 
nfe la poverta dell'abitazione! 

— Ma vostro padre, ci ha minacciato 
I'incendio della bonzeria se voi vi ostinate. 

— Dal vostro mode di ragionare argo- 
mento che voi non avete ancora dato un 
addio supremo al mondo, perchfe diversa- 
mente non temereste nfe ra\-\'ersita, ne la 
morte. Dopo tutto, se il re vuol bruciare la 
nostra casa, puo liberamente bruciarla... 

— Vostra altezza si che ragiona male;... 
S2 il re brucia la nostra pagoda, noi, per 
causa della vostra disubbidienza, dovremo 
perire tutte nel fuoco; ora cio fe ingiusto. 

— Colui che tende alia perfezione come 
voi, dovra cssere per vocazione santo fine 
al punto da dare la sua vita pel prossimo. 
Ma voi siete ancora ben lontana da questa 
mfeta... 

I/a superiora all'udire queste parole, si 
adiro fortemente e chiamata la maestra 
delle novizie disse: — ■ ft tempo perduto ra- 
gionare con Miao sen. Sottoponetela ad una 
dura prova, ed allora vedrcino chi avra ra- 
gionc... 

La maestra delle novizie tracci6 cosi le 
occupazioiii alia ])rinci])ossa novizia: 

- — La vostra occupazione consistera nel 
fare cucina per cin(|iRcento jxrsone, nel 
prel)arare la verdura, la kgna, nello scaldare 
I'acqua per la lavanderia, nel servire tutta 



la comvinita e suonare la campana uei tempi 
stabiliti. 

Miao sen accetto con gioia, e portatasi 
ai piedi della statua della divinita fece questa 
preghiera: La vostra serva ha abbandonato 
il mondo, accordatele di non mai cedere 
aUe prove e aUe sollecitazioni della terra. 

Questa generosa offerta tocco il cuore 
della di^anita, la quale comando al dragone 
del mare di scavare un pozzo ai lati della 
cucina, alia tigre di provvedere la legna, 
agli uccelli di cogliere la verdura, ad una 
mano invisibile di suonare la campana, 
ailinche cosi la devota principessa potesse 
piu liberamente attendere alia perfezione. 

La superiora, vedendo le cose maravi- 
gliose che la divinita faceva in favore della 
sua novizia, atterrita si reco dal re per pre- 
garlo di richiamare, quanto prima, la sua 
tighola. 

Due gionii dopo il re inviava lui esercito 
con I'ordine di appiccare il fuoco alia pa- 
goda dove si trovava sua figlia. 

Le bonzesse vedendosi in pericolo di pe- 
rire tra le fianune, si rivolsero a Miao sen 
dicendole con amarezza: — Per te noi dob- 
biamo tutte miseramente perire in questo 
incendio... 

— £ vero, rispondeva essa; sono stata 
io che ho attirato sopra di voi questa cala- 
mita... — Poi essa s'inginocchio per pregare 
la divinita protettrice, indi si buco con un 
ago la lingua e sputo verso il cielo il sangue 
che abbondante le usciva dalla bocca... Si 
scateno allora una dirottissima pioggia, che 
spense il terribile incendio... e salvo la pa- 
goda. 

Tutte le bonzesse si gettarono ai suoi piedi 
e la ringraziarono con effusione di aver lore 
salvata la vita. 

Appena il re seppe del prodigio, rimand6 
il generale con I'ordine di ricondurre la figlia 
carica di catene e di suppliziarla. 

Fatta prigioniera la principe.ssa, mentre 
il caniefice brandiva la spada per decapi- 
tarla, una feroce tigre sbucata improv^'^sa- 
mcnte, disperse i camefici, e port A Miao 
sen sopra un'alta.montagna presso la pagoda 
di Hionfi San, dove essa si esercit6 conti- 
nuamente in opere di pieta. 

Suo padre in questo tempo fu colpito da 
una .schifosa malattia. — Pur di guarire 
egli pubblicamente promise la successione 
nel regno a colui che gli avesse dato un ri- 
medio cfficace per la sua salute. 

Miao sen Io seppe e dopo aver pregato la 
divinita, ottennc da essa il dono della bi- 
locazione. Vestita da medico and6 a bat- 
tere alia porta del palazzo reale. 

Dopo aver superalo niille difTicolta, ot- 



-^ 198 ^ 



tenne il permesso di entrare. Si porto presso 
al re, lo visito minutameiite, e gli disse che 
la sua malattia poteva facilmeiite guarire, 
ma che i rimedii difficilniente si sarebbcro 
trovati . 

All iidire queste parole il re credette di 
essere scheniito e fece tosto cacciare il me- 
dico... 

Ma nella notte, il re vide nel sonno un 
veccliio che gli disse: — Solo il medico che 
ieri ti visito, potra ridarti la salute. 

Svegliatosi ricliiamo il medico, e lo prego 
di dargli il rimedio efficace per ottenere la 
guarigione. 

— Occorrono, disse il medico, le mani 
e gli occhi di una persona vivente, per pre- 
parare la medicina. 11 re adirato, gli dice: 

— Ma tu ti burU di me... 

— No, mio re... ordina a mio dei tuoi 
ministri mi rigoroso digiuno, poi mandalo 
alia pagoda di Hiong San... Cola trovera 
chi gli dara la medicina. 

II re fece come il medico aveva prescritto, 
ma trattenne a corte il medico fino al ritonio 
dell'inviato. 

I due generi del re che non aspettavano 
altro che il re morisse per succedergli al 
trono, appena seppero die il medico aveva 
proniesso la guarigione, pensaroi:o di awe- 
lenare il re e di uccidere il medico. II colpo 
pero non riusci. 

L'indomani arriv6 I'inviato recando le 



mani e gh occhi di Miao sen. II medico prese 
le mani e gU occhi, che gh appartenevano, 
ne fomio una medicina, che applied sulla 
parte ammalata del re: la guarigione fu 
istantanea. 

II re avrebbe voluto cedere il regno al 
suo liberatore, ma questi gli disse: 

— lo non desidero il tuo regno, solo 
bramo die tu vada alia pagoda di Hiong San 
per vedere colui che per te offerse le sue mani 
ed i suoi occhi. 

II re vi ando e qual non fu la sua mera- 
vigl'a nel vedere che la persona che si era 
sacrificata per lui era la sua Miao sen da 
lui tanto perseguitata. Nel contemplare le 
f(.r!te sanguinanti della figlia si commosse 
fino alle lagrime e con voce strozzata dal 
dolore le disse: — Cara figlia, come posso 
io guarirti? 

— Adora il cielo, e confessa il tuo fallo: 
allora i niiei occhi ricupereramio la vista e 
le niie braccia ritomeranno alio stato pri- 
miero. 

II re si prostro ad adorare il cielo e disse: 
— Io ho comniesso un grave dehtto nel per- 
seguitare inumanamente la niia figlicla 

Subito, la figlia ricupero le parti del corpo 
che volontariam elite aveva sacrificato pel 
padre: e questi alia vista del nuovo prodigio, 
abbandono lo scettro per darsi egli pure ad 
una vita piii perfetta. 

Sac. ViNCENZO RlCAI,DONE. 



®-iai^!;y(gggrSiii?.^/S'S\^7»yirigia)a#iaja^f^^ ®<a^gS'iB^ia®asggSi<^^g;tyi;^gg?»iBJ^rs>^:tgg?^ ® 



II eoniglio e la farfaruge. 



II conigho trova un giorno la tartaruga 
e la saluta.: 

— Vecchia infingarda, le tue ganibe sono 
sempre intorpidite? 

— Adagio, carino, agli insulti: potrei darti 
una lezione... 

— ... di corsa? a me? 

— Si: vedi tu quell'albero laggiii? 

— Ebbene? 

— Ebbene scommetto che io lo raggiun- 
gero prima di te. A domattina al levar del 
sole. 

— Siaiiio intesi. 

Durante la notte la tartaruga va a trovare 
le compagne e le dispone ad intervalli rego- 
lari tra il luogo di partenza e la meta. Al 
levar del sole il eoniglio da il... via e parte 
coUa testuggine. 



Ha fatto appena qualche salto, che grida: 

— Tartaruga, dove sei. 

Seiite una voce fra le erbe die grida: — 
Sono qui. 

II conigho raddoppia la corsa. 

— Dove sei, ripete dopo qualche tempo; 
e sente la risposta. La tartaruga gh stava 
avanti. 

Stupefatto il eoniglio balza, vola. Quando 
sta per av^'icinarsi alia nieta, grida: 

— Adesso, signora tartaruga, dove sei? 

— Qui, arrivata prima di te! risponde 
•sorridendo la vincitrice. 

Morale: Per arrivare non basta correre: 
ci vuole scaltrezza e furberia. 

[Missioni PP. BB.) 




Zlioi 



^ 199 ^ 



0057-^^1/ KM A SSI 

II ritorno dalla 

caccia presso 

i Khassi 





( • 



Una comitiva di Laitk3-nsew era aiidata 
nella jungla per cacciare un orso clie si diceva 
errare fra i giganteschi alberi. I, 'orso iion fu 
trovato: invece fu presa un'antilope. Di ri- 
torno, prima di entrare nel villaggio, I'ani- 
male fu legato per le gambe a quattro canne 
di bambii di alcool. 

Alle otto del niattino alcuni colpi di facile 
destarono la gioventii del villaggio che si 
precipito incontro al corteo. Tutti pero os- 
s -rvarono il silenzio, finche uno dei caccia- 
tori che precedeva il corteo intono il Ins:- 
phawar, un canto, al quale tutta la folia ri- 
spose delirante. 11 canto diceva pressapoco 
cosi: 

Dalle montagne , dalle fredde regioni sei ve- 
■»uta qui nel regno di Laitkynsew... 

La folia rispondeva: 

How... how, ho-ith! 

Uri libera e gioivi nel busco e ti deliziavi 
mangiando la lenera erbetta... 

Ha, ha, ha! Inh! 

Dopo il ritoniello della folia, i cacciatori 
s])arano alcuni colpi di fucile e tracannano 
alcool... poi il cantore prosegue: 

Giovane, robiisla e bclla ti Irovarono i cac- 
ciatori Ira le trenta specie di animali (e un 
inodo di dire che ecjuivale a Inlli gli ani- 



mali): essi ti andarono incontro cogli archi, 
colle frecce, coi fucili, colla polvere e piomho... 
How, hu, ho-uh! 
Sei fiiggita nella foresta folia: ma a che ti <? 
servito? Timida fuggisti dinanzi agli animosi 
cacciatori... 

How, how, ho-uh! 
Fuggivi veloce, veloci ti seguirono i perse- 
cutori e una palla ti ha ucciso. 

How, how, houh! 
Noi ti abbiamo uccisa, ti abbiamo rubato 
Vonore, il name, la jama. Perche niai sei giunta 
iicl regno di Laitkynsew? — 

How, How, houh! 

signora, sei qui venuta: ti sei consegnata 
til stcssa alia morte, alia rovina, e noi tripu- 
diaino... 

How, how, ho-uh! 
... E cosi continua il canto celebrativo. 
Ouando il cantore e stanco, un altro lo sup- 
plisce. 

1 Khassi non conoscono la fretta. Per at- 
traversare il paese si impiegano di sclito m 
niimiti: in quella circostanza il corteo im- 
piego ben quattro ore intere, alternando il 
canto alle bevute, alia cicca di Kwai e alle 
funiatc di pipa. 

I'oi cbbe l.iogo la solenne ccna. 

P. DOMliNICO Daunderer, S. D. S. 




ton apiirovaziore ecclKiaslica. - D. 



GAANEAI, Direitote-respoisabile. -Torino, 1330- Tlpojrjiia della Society EJilrice lolernailoiale. 



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quotidiane m'^rtificazioni risparmi') L. 25 per imporre a 
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Luigi Giovanni — Massa Mercedes (Vcrnazza) pel nome 
Marco — Obert Domenica (Rivara) pel nome Leone Emilio 

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pina (Torino) pel nome Giovanni — Baietto Maria (To- 
rino) pel nome Caterina — Bellini Rosina (Torino) pel 
nome Rosina — Bugnano Marta (Cantarana) pei nomi 
Srveriruit Marta — Feyles Felicita (Cantarana) pel nome 
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Sesia) pel nomi Battista — Lorandi Maria (Sacco di Ro- 
vereto) pel nome Maria — Rag. Ernesto Finoli (Milano) 
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cioni (Verona) pel nome Maria Cavedon — Sileno Rpsaria 
a mezzo Pierro Lucia (Venosa) pel nome Vincemo — Ra- 
poUa Roberto a mezzo Pierro Lucia (Venosa) pel nome 
Comalvo — Zarri Manfredini Elvira (Bologna) pei nomi 
Luigi Versiglia, Calliito Caravario — Pirini Matilde (Riva- 
Trento) pel nome Matilde Silvia — Pagliano Bruno (Ormea) 
pel nome Daniia — Direzione orfanotrofio Spirit© Santo 
(Arcireale) pei nomi Pippo Russo, Margherita Distefano 

— Rey Giuseppe e Consorte (Giaveno) pei nomi Maria 
Pietro — Baldi pei nomi Giuseppina, Giovanni Baldi — 
Boneili Eugenio (Torino) pei nomi Eugenio, Maria — Con- 
vitto V. Olcese (Cogno) pel nome Bettoni Dina — Cardesi 
Clelia (Napoli) per il nome di Teresa a 4 battezzandi — 
Sceresini Elisa (Lanzada) pei nomi Beniamino, Orsola — 
Guenzani Gina (Milano) pel nome Carlo — Vusio Adele 
(Fiesso d'Artico) pel nome Mafia Antonietta Baldan — 
Rigonat Anna (Trieste) pel nome Candida — Cima Maria 
Maddalena (Roccaforte Ligure) pel nome Carmela Giusep- 
pina — Foresti Battistina (Carpi) pel nome Franco Forestino 

— Direttrice Asilo Infantile (Buscate) pel nome Caimi 
Natale — Pagnutti Elisa (Udine) pel nome Luigi — Pao- 
lillo Ester (Napoli) pel nome Maria Rosaria — Vinotti 
Maria (.\lessandria) pel nome Caterina — De Fidio Don 
Antonio (Andria) pel nome l-'incemo — Bechis Sr. Cam lla 
(S. Agata Militello) pel nome Maria Concetta Mognone 

— Direttrice Asilo Infantile (Vignole) pel nome Agnesina 



Teresina Rita — Paltrinieri Carolina (San Felice sul Panaro) 
pel nome Pedroni Jlde — Bianchi Paolo (Sonico) pel nome 
Paolo — Ostorero Giovanna (Coazze) pel ncme Maria 
Teresa — Bernardi Ginevra (Milano) pel nome Frtgerio 
Giuseppina — Suore Asilo (Ticincto) pel nome Ottavia 
Maria Elena — Famiglia Bellocchio (Milano) pei nomi 
Maria, Giovanni — Pozzalelli Idelma (San Michele Extra) 
pei nomi Michele, Attilio — Montanari Luigia (Besnate) 
a mezzo Montalbetti Camilla pel nome Luigia — Vanetti 
Adelia (Castellanza) pel nome Cerini Paolo — Chiapperini 
Nunziatina (Ruvo) pei nomi Chirola Gcnnaro, Bucci Angela 

— Ripoli Don Luigi (Rimini) pel nome Pier Paolo Mas- 
sani — Coniugi Luigi e Maria Tosi (Cassano d'Adda) pel 
nome Luigi — Delia Giorgia Vito (Monte Sardo) pel nome 
Maria Rosa — Dainotti Garbelli Maria, Insegnante (To- 
rino) I bambini della Classe III Scuola De Amicis in omag- 
gio ai missionari penti in Cina, per i nomi di Luigi e Callisto 

— Squadra - Beato Don Bosco » (Milano) in occasione 
deH'onemnstico della sua assistente invia L. 100 per 4 bat- 
tesimi Giuseppe, Giuseppina, Giuseppe, Giuseppina — Cro- 
ciattini di Rassano di Sutri a mezzo Mons. OHvares offrono 
per le mission! Saiesiane L. 50 — Ispeitorato Istituti Sa- 
lesiani (Napoli-Vomero) pei nomi Liltana Maria Squillace, 
lolanda Squillace, Cesare Aracri, Giovanni Simonetti, Gio- 
vanni Tedeschi, Giuseppe Piacente — Le alunne Oratorianc 
deiristituto Santo Spirito'(Livorno) in omaggio e ricono- 
scenza alia loro Ispettrice per i nomi di Gamba Pio, Gamba 
Luigi. Ferraris Angela. 



Curiosifa dei paesi di missione. 



UNA SETTA SUL VOLGA. 

£ chiamata dei • Cristiani erranti •. I mcmbri della setta 
non abitano mai in un posto piu di tre o quattro giomi, c 
passano di villaggio in villaggio nutrendosi come possono. 
Essi invitano il popolo al pentimento e predicano prossima 
la fine dei Sovieti che chiamano il • regno del Diavolo ». 

La Ceka t gia in moto per rintracciare imembri di auesta 
setta e il loro capo Giranoflf e gi^ stato deportato alie pri- 
gioni delle iaole Solovchi.... 

LE FORMICHE DI'CUBA. 

Danno prova di un istinto meraviglioso. 

Coltivano i funghi in camere soiterranee, scavate qualche 
voha anche ad un metro di profondita. Un sehtiero segreto 
unisce il nido aH'albero, dal quale dovra una schiera di 
individui robusri, dalle mandibole taglienti. asportare le 
foglie e quindi sminuzzarle. Con esse, appena secche, si 
formano nelle camere soiterranee degli 'Strati sovrapposti, 
ma su ogni strato, delle formiche spccialiste in botanica 
depongono le spore di funghi. di cui sono andate in cerca. 
Una lemperatura dolce facilita la fermentazione delle foglie 
c provoca io sviluppo delle spore. Una vera fungaia che poi 
serve di nutrimento alle formiche. 

BANCHETTO DI CARNE UMANA. 

I cannibali della Nuova Guinea olandese sono in sub- 
buglio. Dopo avere invaso il villaggio di Stoeka e riportato 
sul nemico una grande vittoria, hanno condotto con loro 
le donne e i bambini; poi hanno celebrate la vittoria con 
un bancheito in cui vennero serviii i cadaveri dei guerrieri 
caduti sul campo di battaglia. 1,'orribile banchetto era al 
suo colnio quando la polizia olandese apparve. I selvaggi 
opposero una accanila resistenza, ma finalmente dovettero 
prenderc la fuga. Sul luogo del fesiino \cnnero trovati nu- 
merosi cadaveri lagliati a pezzi. I cannibali avevano inco- 
minciato a divorare non solamente i loro nemici ma anche 
i loro compagni che avevano trovflto la morte nel combat- 
timento. 



Itpilico il nana latto in Jala 

.'cpra affidalagU ialla forluna; 

Ai volonta sua toslo fu manifesto 

il fido ailrologo die scruta la luna. (V. num. di luglio). 



Soluzione dei Giuochi del Concorso 

Sciarade: 1*) Arca-no 

2^) Re-gola 

3*^) Di-avolo 

Logogrifo: Cina - Cuna - 

Cuci - Cucina 

Sciarada aritmetica: 

Cento-venti- 
qualtro 




SOLUTORl 

Anna Lombardo - Antonucci Pa 
quale - Sarina Pappa'ardo - Fogliatt 
Remo - Cavalli Armando - Grimoakl 
Grimaldi - Giuseppe Ch. Sannaz? 

- Fenoglio Amos - Foreslan Mariu 

- Tabone Roberto - Gino Arduini - 
Masoero Amilcare- Amilcare Bordrga 

- Perlo Michelc - Borra Lorenzo - 
Tavclla Lulgi - Rina Cecconi - Ga- 
sparotto Angelo - Angela Vabonesi 

La aorte {avoil: 

RiNA Cecconi (Roma) - Anto^u.-> 
Pasquale (Napoli) - Ch. GiusEPi 
■Sannazzaro (Mazzara del Vallo). 



AI prossimo numero 
alfro Concorso. 



CAvtftz'vri 




Anno Vlh-Num. 10 



15 OTTOBRE 1930 (Vill) C. C. Postale 

PUBBLICAZIONE MENSIl.E 



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in as: 



Tutti per la giornata missionaria. — Messa d'argento. 
Dalle loataae MIssloal: Kolc Sui Sen Giovanni. ■ Domande e risposte. • 
seguenze d'un fattaccio. ■ India e Siam. - II miracolo della cariti. 
I libri dei perch^. 
Raccoato: UKE WAGUU. 
CurlosUi del paesi dl missloae. — Croaachttta mIssUaarla. 



Visite dl Bororos. - Con- 
- A gloria di Don Bosco. 




AVVERTENZE 



L' abbonamento {oedi prezzi a pie pagina) 
va inviato esclusivamenfe e direttamenle 
all'AMMINISTRAZIONE DI "GIO- 
VENTU' MISSIONARIA" - Via Cot- 
tolengo, 32 - Torino (109). 



2 - Scrivere chiaro e complefo iindirizzo, 

colla relativa via e provincia e numero 
del quartiere postale^ 

3 - Si prega di indicate sempre se I'abbona- 

mento e NUOVO, oppure RINNOVATO. 

4 - L' anvninistrazione non risponde - ne am- 

mette reclami - per gli abbonamenti non 
spediti direttamente all indirizzo sopra 
indicate . 



ABBONAMENTO: Z ™S:T' t .'.''" 



Sostenitore L. 10 
L. 15 



VltaUzio L. 100 
L. 200 



Ar.no VIII - Num. 10 



Pubblicazione mensile 



Oltobre 1930 (VUl) 




GIOVENTU MISSIONARIA 



Tutu per la giornafa missi'onaria. 



II Pontefice Pio XI portando I'idea mis- 
sionaria sul terreno dei jatii concreti, e 
rinscito a imporla al mondo, ad agitare 
il problema delle Missioni alia grande luce 
e a farlo sentire nella sua vastita e prolon- 
dita alia coscienza umana. L'ltnificazione 
delle tre Opere Missionarie Pontificie, la 
istituzione della Festa Missionaria, hanno 
avuio una riperciissione vasta e henefica, 
hanno destato e di anno in anno sveglidiio 
sempre piii il mondo dalla sua indiffe- 
renza per I'idea missionaria. 

A qitesto risveglio noi dohbiamo cooperare 
con tuito lo slancio. Non credano i nostri 
amici che con queste parole vogliamo smi- 
nuire l' inter essamento aviito da cssi fin qui 
per la causa missionaria: tnU'altro. Mentre 
riconosciamo I'opera spiegata a favore delle 
nostre missioni e con si felicissimo esito, 
vogliamo che il loro zelo tragga niiovo in- 
citamento da una considerazione piii ampia 
e pill importante. Ed e che nelV istituzione 
della festa missionaria 

che n'corre quesfanno il 19 offobre 

esxi riscontrino una felice occasione of- 
jerta loro dalla Chiesa per promuovere non 
un bene particolare ma generale; non solo 



il lavoro tra una ristrctta cerchia di jcdeli 
amici, ma in niiione con tittle le anime 
zelanti sparse nel mondo. E dev'cssere per 
essi un onore portare la propria visione agli 
interessi coniplessivi delle Missioni e re- 
care il propria coniribnto di entusiasmo in 
una giornata che dovrebbe essere per tutti 
i cattolici del mondo qiiella nella quale 
gli sforzi spirituali e materiali concordano 
per far progredire il Regno di Dio sulla 
faccia della terra. 

Accogliamola quindi con gioia e con la 
volonta di essere il 19 otiobre, apostoli ze~ 
lanti della causa missionaria. 

Che dovremo fare in quel giorno ^ Quello 
che la Chiesa domanda per le Missioni, 
doe, come dice il programma nelle sue 
linee sostanziali: 

i). Preg ARE PER LE Missioni. Uniamo 
volentieri la nostra preghiera a quella dei 
fedeli di tutto il mondo, dai semplici cri- 
sliani alle anime consacrate a Dio e ai 
binihi innocenti. Prendiamo parte alle Co- 
rn unioni generali che in quel giorno si 
offriranno nelle nostre chiese per le Mis- 
sioni; alle Funzioni Eucarisiiche {ora di 
Adorazione, ecc), ai Discorsi, alle Confe- 
renze missionarie. 



« 201 3g. 



2) Facciamo generosamente un'of- 
FERTA per le Missioni secondo le nostre 
forze. 

3) Promoviamo la coltura missio- 
naria con la propaganda e la diffiisione 
pill larga di opuscoli e periodici niissionari . 



4) IXSCRIVIAMOCI A TUTTE, O AD UNA 

ATMENO d,elle tre Opere Missionarie Pon- 
tificie, specialmentc alia Propa^azione della 
Fcdc. Con la nostra iscridone daremo il 
nostra conforto ad opere benefiche per not 
e -per le aninie. 



MESS A D'ARGENTO 

pel 24 seflembre 1930. 



It gioia preztosa segnare sit queste colonne. 
che bene spesso dicono I'eroismo sublime del 
Missionario e la sua immensa diuturna fa- 
tica per la diffiisione della buona novella 
nelle lontane terre infedeli, segnare la data 
santa del 25° di ordinazione sacerdotale di 
uno del piii benemeriii fra i Missionari Sale- 
siani: il Rev. Sac. Dott. Cimatti. Non c 
siifjiciente il breve spazio concesso per deli- 
neare la sua figura di sacerdoie, di apostolo 
fervidissimo, di artista eccellente e geniale. 
In voliimi sard raccolta I'azione sua molteplice 
e multiforme. 

Qui, soltanto un pensiero, e lo esprime un 
manipolo di modestissime collaboratrici del 
sullodato: le Suore e le Signorine del Patro- 
nato Internazionale delle Giovani, Via Giulio 
20, di Torino. Assunio I'incarico di diffon- 
dere un foglietto che reca la puhblicazione di 
due pregevoli composizioni musicali del me- 
desimo Rev. Don Cimatti, I'una « Lode al 
BeatoD. Bosco nella gloria della Beatitudineit, 
I'altra « Invocazioni dettate dal Rev. sig. Don 
Rinaldi »; Suore e Signorine hanno saputo 
compiere con tanta efficacia il loro mandato, 
da trarrc L. 2000 {duemila) dalla vcndita dei 
foglietti suddetti. 

Oggi sono orgogliose e liete di mandare la 
somma a favore della Missione Giapponese, 
inentre offrono collana di preghiere e di au- 
gurio, desiderando nella fausta ricorrenza, 
che essa abbia a ripetersi tra un venticiv- 
quennio, sjolgorante di oro, densa di soddt- 



sfazioni per il cuore generoso del Missionario. 
che ogni giorno dei futiiri 25 anni segni una 
messe di anime raccolte daU'opera injatica- 
bile di lui, intorno ai divini altari, con I'aiiito 
di altre anime gid redente, capaci di fare, co- 
scienti del valore inestimabile racchiiiso nella 
Divina Missione che ha per fine il « Regnum 
Dei ». Non e la prima volta che la famiglia 
del Patronato Int. delle Giovani da il siio 
contributo all'opera missionaria. Gid lo 
diede alle Missioni del Siam e a quelle Cincsi 
e ne ebbe la gratitudine preziosa dei Rev mi 
Mons. Comin, D. Pasotti, D. Braga ed aliri 
Missionari. 

Ogni anno nella ricorrenza delta festa ono- 
mastica delle Rev. Signcra Direttrice le Signo- 
rine presentano, quale omaggio, una raccolta 
di indumenti , arredi sacri, lavori vari in ri- 
camo: iiitto offerto pro missioni o diretta- 
mente col provento desunto dalla vendita dei 
medesimi. Ma qiiesta encomiabile opera non 
si esaurisce mai, costituisce anzi gli anelli 
di una limga catena di fraterno soccorso alle 
Missionarie ed ai Missionari Salesiani. 
Ouesia promcssa giungerd certamcnte gradita 
insieme agli auguri ed al denaro al Rev. Don 
Cimatti ciii vada il plauso fervido di tutto 
cuore e il desiderio d'un ricordo nella cele- 
brazione del divin Sacrifizio in queslo anno 
di pavticolare solennitd nella sua vita di sa- 
cerdoie. 

Prof. PlERINA MargheriTa Stoppino. 




^' 202 ^ 



DALLE LONTANE MISSIONI 



KOK SUI SEN GIOVANNI 



Ai primi del maggio del 1928, accompa- 
gnavo Mons. Versiglia diritomo da un lungo 
viaggio, fatto nella vicina Prov. del Kiang 
Shi. Eravamo stati a Kan Chow, per la coii- 
sacrazione episcopale di JMors. O'Shea. laz- 
zarista americano. Si viaggiava iiiinterrot- 
tamente senza inten'allo da quattro gionii; 
i poveii cavalli erano assai stanchi, e noi... 
non nieno. Avevamo appena attraversato 
il passo del Mei Ling, che divide le due 
Province (Kitang Tung e Kiang Shi) ed 
infilata la via per Nam Yung, avevamo 
messi i cavalli al trotto, desiderosi di giun- 
gere presto, quando una lontana voce gio- 
vanile chianiando forte, eclieggiava alle no- 
stre orecchie: — Monsignore! Monsignore! 
D. Dalmasso! aspettate un momento. 

Lo riconobbi subito, il caro Siii Sen, che 
in mezzo ai cam pi si affaccendava a correre 
verso di noi, e, fermati i cavalli, lo at- 
tendemmo. Lo presentai a Monsignore che 
solo allora lo riconobbe. che era stato per 
5 niesi allievo alia Scuola Don Bosco di 
Shiu Chow. Egli prese il cavallo di IMonsi- 
gnore alia cavezza, e ci accompagiio per 
un bel pezzo, mentre io mettevo Monsignore 
al corrente delle difficolta che il giovane ve- 
niva esponendo. 

Dopo un'ora circa, ci lascio tutto triste, 
con un fiducioso « arrivederci ». 

Era il giovane Kok Sui Sen Giovanni, 
che nella fotogratia vedete intento ad ap- 
prendere la lezione sul crocifisso. 

Nacque un 15 anni fa, ai piedi del Passo 
del Mei Ling, all'estremo del Kwang Tung. 
Ultimo di quattro fratelli, ebbe la disgra- 
zia di perdere da bambino il padre; la madre, 
di condizione poverissima, trovava assai 
difficolta ad allevare i 4 figli, tanto piii che 
i maggiori venivano su assai prepotenti. 

L'incontrai per caso una volta, sulla 
grande strada del Kiang Shi, ed al sentir 



la mamma a parlarmene dcsolata, le pro- 
misi di far ritirare il piii piccolo nelle Scuole 
D. Bosco a Shin. Chow, a patto che desse 
almeno 200 lire annue in risone, e permet- 
tesse che lo si istruisse e battezzasse nella 
santa religione. 

La mamma fu entusiasta, e subito lo 




Kok Sul appreade uaa tezloae sul crocifisso. 



^ 203 s= 



condussi giu, provvedendogli io inlanto il 
primo necessario. Fu a Sliiii Chow per sei 
mesi e fece ottimi progressi Ritoniatido a 
casa per le vacanze, lo esortai niolto a stu- 
diare la dottrina, e a fuggire ogni super- 
stizione per prepararsi al battesimo. 

Ma a casa mconiinciarono i guai. II fra- 
tello maggiore, fumatore d'oppio e gicca- 
tore, non pennise die si pagasse un certe- 
simo per pensione a Shiu Chow, e quel ch'e 
peggio, impose al fratelliuo le superstizioni 
dei riti iielle varie ricorreiize. 

La mamma, debole, non pote opporsi; 
il povero Siii Sen allora ricorse a me varie 
volte; lo trattenni meco un po', lo istruii 
meglio ed in una solennita lo battezzai. 
Ma di ritomare al Collegia D. Bosco a Shin 
Chow non era il caso di parlame; non po- 
teva dare il minimo contributo, e benefat- 
tori. che si assuniessero I'onere della sua 
istruzione, non si trovavano. 

Spiacente, lo rimandai a casa, quando 
lo vidi meglio fondato nella dottrina. 

A casa le questioni, le prepotenze ed 
invidie dei fratelli verso di lui si moltipli- 
cavano ogni giorno, come la miseria senipre 
piu fortemente si faceva sentire in quella 
I'amiglia: e la madre, senza prendere da me 
consiglio, fece un grave passo decisivo... 
vendette ciofe il povero Sui Sen ad una 
famiglia benestante, ma pagana. Quando 
lo seppi ne fui veramente contristato. 

Intanto altri avvenimenti maturavano. 
In questa parte Nord della regione del 
Huang Tung, prima nascostamente e poi 
apertamente si predicava il comunismo, se- 
guito da violenze, oltraggi, uccisioni, spo- 
gliazioni, incendi, ecc... II popolaccio cre- 
dulone cerco di sollevarsi ed afferrare il 
miraggio d'oro che. promesso, era sempre 
inaiTerrabile. Le sollevazioni e le repressioni 
pill terribili e spietate si susseguirono per tre 
anni consecutivi, versandosi un fiiime di 
sangue. E noto che io pure fui catturato nel 



giugno del 1929, ma coll'aiuto di Dio po- 
teva felicemente ritomare alia mia residenza. 
Passando allora per quel luoghi potei cc- 
noscere che anche i due fratelli maggiori del 
Sui Sen erano stati travolti nella repres- 
sione, e fucilati come comunisti. 

II povero Giovanni, presso la famiglia 
pagana, era proprio il bersaglio di tutte k- 
derisioni, maledizioni e busse, e jJerche di 
rango inferiore, esseiido comperato, e perchc 
cristiano. In due huighi anni non pote nep- 
pure una sola volta portarsi alia residenza 
cattolica, per i suoi doveri religiosi. 

Nel marzo passato dopo un'altra disgu- 
stosissima scenaccia, abbandono definitiva- 
mente la famiglia pagana e, ritoniando alia 
casa della vecchia e povera madre, protesto: 
succeda quello die vuole; sono disposto ad 
andare anclie in prigione, ma a nessun costo 
ritomero a fare lo schiavo cola. 

Per la solennita di Pasqua finalmente 
pote venire alia missione cattolica. Ma gia 
mi raccontava di nuove coitese scoppiate 
con runicofratellorimasto, die a tutti i costi 
avversava la sua religione, e lo voleva ob- 
bligare ad apostatare. Ouante prove il po- 
vero Giovannino — cosi giovane — dovette 
subire! 

Lo rividi per la solennita ddlo Spirito 
vSanto, e questa volta mi disse fermamentc: 
— Padre, tienimi teco; non andro piii in 
nessun jjosto, ma semjire staro con te; ho 
ancora da imparare molto della dottrina 
e delle preghiere e qui ne avro la comodita. 

Questa volta non ebbi cuore di lirnandarlo. 
Ora fe con me e il suo vivissimo desiderio sa- 
rebbe di studiare. 

Chi ne dara i mezzi per curare questo 
fiore nato nel paganesimo, e trapiantato 
nel giardino della Cliiesa? 

Ai geiierosi e pii lettori di Gioventu Mis- 
sionaria, la risposta. 

Sac. Umberto Dai,mass(j 
Missionario Salcsiano. 



U colteglo " Don 

Boko " dl ShIu 

Chow 




VIslta del gene- 
rale Chan jforer- 
aatore dl Canlcn 



'^ 204 ;^ 



DOMANDE E RISPOSTE 



Chan (Fiore di cocco) era il suo nonie. Ve- 
niva da lontaiio, una giomata circa di cam- 
niino, per imparare la dottrina cristiana. 
Alloggiava presso un suo parente e da niat- 
tiuo a sera non faceva che cantare il cate- 
chismo, in principio in tono solenne e poi 
senipre piu diminuendo, non per niancanza 
di buona volonta, ma per naUirale ribel- 
lione delle corde vocali. 

Un mattino spiegavo: — Dio creo il cielo 
e la terra in sei gionii: nel prime creo la 

luce, nel secondo Mi accorgo che Chan 

non da retta alia mia spiegazione, e pau' 
assorto in un suo problema, mentre mi 
guarda fisso con i suoi bei occliioni lucenti 

— Dio ha fatto il mondo in sei gionii 
miinterruppe. Cihaimpiegatotroppotemp< 

Potete immaginare la mia sorpresa a (luell: : 
sortita. Ma Fiore di cocco, oggi figlio di Di. 
per aver ricevuto il battesimo, ha risolto 
egli stesso la difficolta die all'anima sua 
ingenua pareva una diminuzione di potenza. 
Esso sa che Dio e anche padrone del tempo. 



Ed ora e la volta di un altro c'aro SiamesiiK > 
che ha succhiato la educazione cristiana col 
latte matenio. 

— Che cosa fece Iddio nel settimo giomo:' 
Vdi (m Siamese vuol dire svcllo) mi guardc'i 
in faccia; poi con aria trionfante, ricordandosi 
che la manuna gli aveva insegnato che tuttt- 
le persone buone alia domenica vanno a 
messa: « 11 settimo giomo Dio ando in chiesa 
a sentir la messa, come dicono i comanda- 
menti». 

Tutti risero e, Vai, rimase confuso. Ncii 

manca pero mai di essere in prima linea 

tutte le feste e vi tiene un contegno edifi- 

cante. 

*** 

Per finire la risposta, ora, ai cari lettori 
di Gioventu Missionaria. 

Una volta un filosofo, che dicono essere 
stato Confucio, facendo la sua passeggiata 
mattutina si imbatte in due giovanetti che 
stavano disputando animosamente. II filo- 
sofo si avvicina e ne domanda, sorridendo, 
il motivo. 

Uno disse: — lo sostengo che il sole, 
quando si leva suU'orizzonte, ^ piu vicino 
a noi, e che a mezzodi e piii lontano. 

L'altro: — Ed io sostengo che il sole al 
suo sorgere e pivi lontano, e che, a mezzo- 
giomo, e piri vicino. 

— Oh guarda, disse il filosofo, sarei cu- 
rioso di sapere le vostre ragioni. 



II primo rispose: — Ouando il sole sorge 
c grande come una ruota di vettura, a mez- 
zodi, invece, laggiunge appena la grandezza 
di un piatto; cio che e lontano non sembra 
infatti piu piccolo, cio che e vicino piii 
grande? 

II secondo replico: — II sole al primo le- 
vare e freddo come acqua di pozzo, a mezzo- 
giorno invece, h come se uno mettesse la 




// caro slamesttto **Val ^' 

adottato dalla Sig.ra Bardella (Torino). 

mano nell'acqua boUente; cio che e vicino 
non sembra infatti piu caldo, e cio che 
e lontano piu freddo? 

II filosofo dicono, non seppe che rispon- 
dere. E allora il piu giovane ri\'olto al me- 
desimo: — Chi potra affennare ancora, dopo 
il tuo silenzio, che sei un saggio ed un sa- 
piente? 

La questione rimane ancora insoluta a 

quanto pare a meno che qualcuno di voi 

non la sciolga e si acquisti il titolo di sag- 
gio. 

Pregate pel Siam, fate qualche piccolo 
sacrificio per questa cara terra del nostro 
apostolato. Ch. G. Carnini. 



=a: 205 ,1b 



VISITE 

DI 

BOROROS 



Saagradouro (Braslle). - Doane Bo- 
roros curve sotto i grossi cestl.,. 



Sangradonro, 24-6-1930. 

La tribu dei Bororos orientali, era divisa 
in due grandi gnippi occupanti due zone ben 
determinate dell'altipiano del Matte Grosso 
(Brasile). 

Uno abitava la zona del Rio das Mortc.< 
e aiBuenti le cui acqne vanno neH'Amazzone. 
Ouesto gruppo, respinto da invadenti e fe- 
roci nemici (da essi chiamati Ciamo) do- 
vettero cedere terrene e per fortiina nella 
lore ritirata si incentrarono con i Missionari 





Saagradouro • II misslonarlo visila I liaroros nella loresla. 



clie la Provvidenza per la prima volta man- 
dava loro incontro. Fu queste il nucleo 
che forme la Colonia del S. Cuore dove ri- 
mase abbastanza fedele e costante abban- 
donande ogni idea di ricenquista. 

II secondo gruppo abitava piii a sud, sul 
fiume S. Lorenso ed affluenti le cui acque 
sono tributarie del Paraguay e per attendcre 
a queste la Missione apri una seconda Co- 
lonia intitolandola a S. Giuseppe. Ma la 
relativa vicinanza al loro... paese natio, e 
una continua tentazione per questi poven 
Bororos e non di rado si da il 
case di vedere alcuni lasciare. 
per tempo piu o meno lungo 
la ;\Ii,ssione. La tentazione e dav- 
vere grande... i parenti invi- 
tane, insisteno, poi la vita li- 
bera, le grandi cacce, la pesca 
abbondante, tutto li attira, e 
vanno. 

II missionario cosi e costretto 
a fare loro delle visite e come 
stringe il cuore vedere molti 
(|uasi toniati in jjiena vita sel- 
vaggia. 

II missionario cempati.sce, 
(lice loro buone parole, ricorda 
le tante cose insegnate e cerca 
I'arsi loro utile in tutti i modi. 
Conesce cosi anche non pochi 
ilie mai furono alia residenza 
inissionaria. 

Iv la carita di N. vSiguore, pro- 
duce .scmpre i suei buoni effetti; 
(|iunido le co.se non vanno loro 
bene, allora si ricordano del 
uii.ssionarie e anclie i piii re- 
frattari simuovonoeconipaiono 
alia Colonia. 



^ 206 s= 




Sangradouro (Coloala S. Glusefpe). ■ Funerale d'ua bimbo cristlaao. 



Ouest'anno avemmo varie di tali visite; 
tipica quella di poche settiniane sono. Era 
uu numeroso gruppo di Bororos, la niaggior 
parte dei quali mai erano stati da noi o solo 
di passaggio. Erano attesi; contro loro co- 
stume arrivarono alia residenza di gionio, 
mentre sarebbe prammatica arrivare sul fare 
della notte. I nostri li attesero nel cortile 
della residenza per ore in lunga fila: e i 
nuovi arrivati fecero il loro ingresso capita- 
nati da un capo discretamente vestito, men- 
tre i sudditi erano quasi all'adamitica. In 
conipenso erano bene ricoperti da capo a 
piedi da ma materia grassa colorante, Le 
donne erano curve sotto i grossi cesti appesi 
dietro la schiena e contenente tutta la loro... 
miseria. 

II capo dei nostri si fece loro incontro. 
Si complimentarono in vm modo die un 
profano avrebbe scambiato per una rissa. 
Dalla mia stanzetta osservava tutto, e 
quando uscii sotto il porticato, sempre agli 
ordini del loro crpo, vennero verso di me 
porgondomi cavallerescamente la mano. 

Terminati i complimenti, rivolsi loro al- 
cune parole ed i poveretti non sapevano 
capacitarsi come un civilizzato e barbuto 



come lo scrivente, sapesse parlare la loro 
lingua. Ascoltarono, parte in piedi, parte 
accoccolati per terra le mie parole, alle quali 
rispose il capo dicendomi come erano venuti 
da lontano lontano, viaggiando da tante 
notti (e ne indicava dodici) con pena e fa- 
tica e piii che tutto quasi sempre a stomaco 
vuoto. La replica al discorso era owia, e 
piacque loro tanto tanto. Ognuno ricevette 
un poco di cibo e contento se ne ando con 
i Bororos della residenza che da buoni fra- 
telli offrirono loro non solo ospitalita, ma 
anche qnalche vestito per coprirsi. 

La missione apre le sue porte a questi 
poveretti non preoccupandcsi eccessiva- 
mente delle difificolta che ben si immaginano. 
Ed ora come farenio? Rispondiamo aumen- 
tando il proprio sacrificio e lavoro: poi... 
la Provvidenza ci aiutera. E stata sempre 
cosi buona con noi! 

II missionario, fiducioso, spezza il pane 
materiale e spirituale a questi poveretti; 
ed anche apre loro le porte del Paradi-so 
come al bimbo che pochi giomi dopo I'ar- 
rivo, se ne volo con gli Angeli in Cielo. 
Sac. Al,BISETTI Cesare 
Missionario Salcsiano. 





CONSEGUENZE DUN FATTACCIO 



Ritomo da una escursione apostolica assai 
difficile e pericolosa e mi affretto a parteci- 
pare le mie inipressioni agli aiuici, donian- 
dando loro, come sempre, la carita di pre- 
ghiere e preghiere. Sulle pagine di Gioveiitu 
Missionaria del mese di settembre u. s. col 
titolo: « Un f attaccio » si riferiva di una morte 
successa jser rappresaglia tra i Kivari di 
questa missione di Gualaquiza. Da quel 
giomo triste e sanguinoso, la parte colpe- 
vole del delitto aveva avuto la diffida dal 
Padre di non presentarsi alia IMissione, finche 
lion avesse dato segno di resipiscenza. Mi- 
sura grave si, ma necessaria, trattandosi di 
un omicidio perpetrate da Kivari clie vera- 
mente non sono affidati alle nostre cure, 
ma a quelle della vicina Prefettura Aposto- 
lica. La diffida fu sentita dolorosamente dai 
colpevoli i quali si guardarono bene di pre- 
sentarsi per lo spazio di nove mesi. 

Un terremoio. 

Mentre incominciavo a persuadenni die 
la niia diffida non avrebbe operate in loro 
alcun pro, ecco che il terribile e temibile 
Capitano della fazione manda una comniis- 
sione per teiitare i primi ajiprocci; approcci 
tempestosi, approcci in cui parv'e interve- 
iiire anclie la stessa natura, perche mentre 
il Padre, con fare sostenuto obiettava alia 
lunga filastrocca di scuse e di ragioiii dei 
messaggeri, un forte terremoto ondulatorio 
che duro per lo spazio di un Pater e Ave, 
mise rallarmc in tutta la nunierosissinia 
brigata presoiite. Naturalmente in quel 
inoniento cessarono ragioni e obiczioiii; e 
mentre in cuor sue il Padre pregava il Si- 
gnore che si degnasse non permettere di- 
sgrazie, assistci a una sceiia graziosissima. 
Tutti gli uoinini, in posa dignitosa, con lo 



schioppo al « presentat-ami », con la mano 
destra incominciarono a gesticolare iiel sense 
del mo\-iniento ondulatorio, accompagnando 
il gesto con la voce: 

Portati via le infermila. 
Aiiima mia ritorna qua; 
Portati via le galliiie, 
Siano pure le piu fine. 
Portati via i porci, ecc, ecc. 

E vedere con die slancio e con die pas- 
sione! Noi Europei avremnio pensato subito 
a metterci in aperta campagna; il Kivaro 
no; scoiigiurava egli il terremoto die si por- 
tasse via, in primo luogo le nialattie epoi, 
.se voleva, anclie le galline e i porci, die e 
tutto dire, purclic non si portasse via I'anima 
sua. Le domie presenti accompagiiavano i 
gesti e le grida con forti csclainazioni di: 
ardn! ardn! 

Credete voi che lo spavento durasse molto? 
Cinque miiiuti dopo i Kivari erano gia nel 
forte della cjuestioiie per cui erano veniiti. 
Naturalmente il Padre cedette il meno pos- 
sibile, o ahneiio fiiise, e i Kivari da parte 
loro, sciorinati tutti gli argomenti, si teu- 
nero paghi d'avere compiuto la commissioiie, 
ritoniaiuloseiie piu o meno soddisfatti alle 
loro ca.sc. 

Ma all'ocdiio scaltro e alia politica accorla 
del Kivaro non sfugge I'occasioiie per rag- 
giungere il suo intento! 

Un gionio, il piu serio dei Kivari della 
IMissione, veiine a coinimicarmi die aveva 
desiderio di fare una visita alia casa del 
Capo della fazione bellicosa. Politica?! Credo 
che si, perche il Kivaro c il re della foresta 
e ad oiita di tiitte le contrarieta, la percorre 
per lungo e per largo, indisturbato, non la- 
sciando per nulla al mondo la sua etichetta 



=^208 3' 



die e di visitare e ricevere visite dagli altri 
Kivari, siano pure suoi neniici. 

— Sta bene, dissi al mio interlocutore. 
Andrai, e ti interesserai a nome iiiio di scru- 
tare il cuore dei Kivari del Ciiiciinnbleza 
(luogo di residenza dei rivoluzionari). 

L invito di Ciriapo. 

II buon uomo prese sul serio la cosa, e si 
ritenne come il paciere mandato dal Padre 
per intavolare di nuovo le relazioni. Ed ecco 
ehe due giomi dopo mi vedo arrivare alia 



tare, con precedenti poco rassicuranti e 
poi... poi quelle die era piii terribile, un 
inalato, infermo da tre mesi, da saiiare o 
almeno da sollevare! Si aggiunga die al po- 
vero malato avevano prodigato le lore fat- 
tuccherie tutti gli stregoni vicini e lontani, 
dal famoso Pacitnda all'ultimo pn'iicipiante, 
senza il piii piccolo risultato. 

Accettai con la sola condizioiie die uno 
dei presenti restasse per guidamii il giomo 
dopo. 

Prima del levar del sole, il gionio dopo, 
eravamo in marcia. La diilicrilla p'u grande, 




Equatore. - Moas. Comla fra Kivari che hanao fatto la prima Comuttioae, 



Missione una moltitudine di Kivari. Era 
donienica. Mi lasciarono celebrare; feci aiiclie 
per loro il catecliismo, dopo il quale detti 
lore comodita di esporre i loro desiderata. 
Presenziava un veccliio kivaro, Colin, die 
piu si avvicina alia civilizzazione predicata 
dal missionario. Egli per tutti mi disse: — 
Giovanni Ciriapa (capo dei rivoluzionari) 
ti invita ad andare alia sua casa perclie gli 
sani uno dei suoi migliori soldati! 

Per me fu un fulmine a ciel sereno e rimasi 
pensieroso. Mi si av\'icin6 il Kivaro anziano 
e: — Occasione propizia, Padre; non la 
rifiutare! cosi puoi parlare a tutta qiiella 
geiite perche si a migliore. 

Figuratevi! Nove ore a piedi, un tiunie 
da passare in canoa; due colline non indiffe- 
rjnti da scavalcare, un nemico da affron- 



il passaggio del fiume, un fiumiciattolo di 
queUi die possono essere il babbo o il nonno 
del nostro Po, fu vinta, quantunque il fiume 
fosse in plena, con discreta facilita e il 
restante viaggio passo senza ; Itii gravi inci- 
denti. 

Alle 4 e tre quarti pomeridiane entravamo 
nel recinto della Kivaria del terribile Ciriapa. 
Ouando fui suUa soglia della casa, si fece 
un insolito silenzio e il Capitano, degnazione 
dclle degnazioni, lascio il suo fuso col quale 
stava filando e con una mano brandendo lo 
scranno proprio s'alzo venendomi incontro, 
con im sorriso ineffabile. Mi saluto e poi, 
mi oif ri il suo scranno invitandomi a sedere. 

(Contniua). 

Sec Giov. Vigna 
Missionario Salesiano. 



^209^ 





SIAM ' 



.^:rj:Wi^H--?-t-^ 



Reparto esploratori 
della scuola di Bang 
Tan, 



Come si viagffia. 



Per inaffiare le risaie. 



CoQD 




IL MI- 
RACOLO 




DELLA 
CARITA 



II gionio 8 Settem- 
bre. festa di IMaria 
Bambina, iiella nostra 
Cappella di Raliang 
faceva la sua prima 
Coniuiiione un omi- 
cida di cinquant'auni. 
Ram era il suo nome 
pagano. Dei cristiani, 
che ascoltavano la S. 
Messa, molti, forse, 
lion hanno fatto gran 
oaso dell'avvenimen- 
to; io, pero ne fui assai ^^ 

comiiiosso e ringraziai 
di cuore la Madonna, 

come del migliore regalo che pot esse fare 
alia nostra Missione nel giomo della sua 
festa. 

Nelle ripetute conversazioni avute con 
Ram non ho mai osato interrogarlo sul suo 
passato, per non contristarlo con rimem- 
branze dolorosa. Seppi solo da altri che 
\-ent'anni fa, in un momento d'ira, conmiise 
un delitto esecrando, che gli merito sedici 
anni di ergastolo e che doveva far maggior- 
mente risplendere la misericordia del Si- 
gnore per I'anima sua. 

Ai primi di IMarzo di quest'amio Ram, 
trovandosi solo in casa, colpito da un ac- 
ccsso di epilessia, cadeva sul fuoco, ripor- 
tando gravissime ustioni alle due gambe, 
che presentavano larga parte delle ossa sco- 
])erte. Le no.stre Sucre, che I'avevano cu- 
r:ito poco ]Drima per una grave e pericolosa 
icrita al piede destro, riconiinciaroiu) per lui 
i;:ia lunga e paziente cura accompagnata 
dalla preghiera. I,a sua capamia dista un 
chilonielro dalla Missione e per tutto Marzo 
la pioggia scroscio a torreiiti. I,e Suore, tut- 
tavia, si recavano due volte al gionio a nie- 
dicarlo alia sua capanna, e <lue volte al 
gi'imo rilomavano al Convento a cambiarsi 
le vesti fradice. La malattia fece il suo corso 
e raggiuiise il punto critico il ig Marzo, 
n. s. tiuando, in as.senza del Missionario, 
Ram fu battezzato dalle vSuore e gli fu 
imposto il nome Jo.sci)h in onore del Cu- 



stodedi Gesvi. II gior- 
no seguente andai an- 
ch'io a visitarlo e lo 
trovai che batteva i 
denti e spasimava 
fortementepel dolore. 
\vrei avuto desiderio 
d'istruirlo per la Co- 
iiumione. ma non po- 
le va piu prostare at- 
tt'iizione; gli ammini- 
strai percio I'Estrema 
Unzione. Pa.ssati al- 
cuiii gionii era scon- 
giurato il pcricolo e il 
malato .stava meglio. 
Quando avevo un momento libero andavo a 
vederlo per confortarlo e lasciargli un buon 
pensiero. 

— Stamattina sono venute le Suore a 
medicarti? — gli domandai un gionio. 

— Si, sono venute. Padre. 

— Anche ieri che pioveva cosi forte? 

— Anche ieri, si, senipre due volte al 
giomo. 

— Sono molto buone queste Suore, che 
ti curano con tanta sollecitudiiie. 

— Certo sono molto Ijuone; e se non 
fo.sse di lore sarei gia morto, senza fallo. 

— Quanto darai alle Suore per la loro 
assLstenza? 

II malato mi guardo un po' .sopra ]X'n- 
siero, poi esclamo: — • Padre, vorrei dare 
molto alle Suore, ma anche tu vedi che 
sono molto povero. Mi hanno portato esse 
pane, latte, te, durante la malattia, perche 
ero sprovvisto di tutto; e ora come potrei 
pagarle? 

— Pensi dunque die le Suore ti assistaiio 
proprio per nulla, senza speranza di qualche 
ricompeiisa? 

— Padre, non so. 

— Che cosa c quello I'he porti al collo? 

— Un crociti.sso che mi hanno niesso le 
Suore. 

— Sai che cosa rappreseiita (luella figura? 

— Oesn Cri.sto, il Dio dei cristiani, che 
e morto sulla cnjce per noi. 



=33 212 ,Tb 



— Bene, Gesu Cristo, che fu tanto bnono 
con noi, ha comandato ai cristiani di aniarsi 
tutti vicende\-olniente e di amare tutti gli 
uomhii; ha comandato alle Suore di assi- 
sterti e ha lore promesso una grande riconi- 
pensa, come se avessero assistito Lni stesso. 
Che ti pare di questa rehgione, clie insegna 
ad amare e aiutare tutti gh uomiiii, spe- 
ciahnente quelh che soffrono? 

— Padre, non so ancora pregare io; prega 
tu il Signore e rhigrazialo, ringrazialo molto 
per me, perche mi lia fatto cristiano. 

Joseph riniase ancora qualche mese di- 
steso sulla stuoia; poi, sorretto dal bastore, 
comincio a ricanibiare le visite alle Suore, 
venendo quotidianamente a f arsi medicare al 
Convento; e dal Convento passava alia casa 
del Missionario per una lezione di Cate- 
clusmo, in preparazione alia sua prima Co- 
munione. 

Ouando ragazzo studiai la religione in 
Italia la trovai bella e anclie facile: ora che 
debbo spiegarla a pagani selvaggi e igno- 
ranti mi accorgo che la nostra santa reli- 
gione contiene veramente molti e prol'on- 
dissimi misteri. Pretendere di ottenere molte 
conversioni tra i poveri pagani, parlando 
solo alia loro scarsa iutelligenza, e un'utopia. 
Per condurre molte anime a Dio e neces- 
sario presentarc la nostra religione nella sua 
forma piii beUa, della carita, come fece 
Nostro Signore, che passo sulla terra fa- 
cendo del bene e sanando tutti. In Italia, 
come in tutti i paesi piu fortunati di questi, 
quando uno si animala ha facilmente I'aiuto 
del medico, della medicina e, se e necessario, 
anche dell'ospedale. In tutto questo vasto 
Distretto Missionario, invece, per centinaia 
di villaggi, non c'e nfe medico, ne ospedale. 



Le Suore assistono i malati del nostro vil 
laggio, visitano quelli dei villaggi vicini, m;i 
non possono far nulla pei malati dei villaggi 
loutaui, causa i molti corsid'acqua senza 
ponte, che sono per esse un grave ostacolo. 
Cosi molti infemii restano abbandonati a 
se stessi senza alcun conforto materiale e 
religioso. Quest'anno le nostre Suore hanno 
ottenuto un buon numero di conversioni tra 
i malati assistiti da loro; ma ne potrebbero 
ottenere assai piii, se la loro preziosa assi- 
stenza potesse estendersi a un maggior nu- 
mero di infelici. A questo scopo abbiamo 
da tempo pensato di costruire presso la 
Missione mi'infeniieria, in cui raccogliere i 
malati bisognosi di cura speciale. In questo 
modo si potrebbe facilitare alle Suore I'as- 
sistenza dei malati, alleviare molte pene e 
aprire la via al miracolo della conversione 
tra gli infedeli. 

Ma per questo ci vogliono mezzi che sono 
superior! alle nostre forze e che non pos- 
siamo assolutamente trovare in questa po- 
vera Missione. I Synteng, tra cui ci troviamo, 
sono molto poveri, e, iuvece di aiutarci 
aspettano soccorso da noi. Se qualche auuna 
generosa potesse mandarci aiuti per la loro 
infermeria, essi sono anche i piccoli, che 
hanno la promessa di Nostro Signore: — In 
verita vi dico: Ogni volta che avete fatto 
qualche cosa per uno dei piu piccoli di 
questi fratelli I'avete fatto a me. 

I nostri poveri neofiti ricambieranno I'e- 
lemosina coUa preghiera e daranno a noi 
la consolazione di poter assicurare ai nostri 
Benefattori che la carita cristiana contiuua 
a operare miracoli. 

D. Giov. Mazzetti. 




Moas. Mathlas, Moas, Mederlet, Mons. Bars. 



-m 213 ^ 



A GLORIA Dl DON BOSCO 



BarranquiUa, Giiigno 19:^9. 

L'eco festosa dei trionS, che Roma e To- 
rino prodigarono al nostro Beato Padre 
D. Bosco nei gionii della sua glorificazione, 
risuono giuliva pur sulle spiagge del Mar 
Caraibico e fece sussultare di gioia celeste 
i cuori de' suoi Figli e delle Figlie sue, che 
lavorano iiel nome suo dolcissimo in quelle 
zone infuocate, e che vollero unirsi all'eutu- 
siasmo della sua grande Famiglia per tri- 
butargli omaggio d'amore e di devozione 
filiali. Le Fialie di Maria Ausiliatrice, che 




in BarranquiUa dirigono un Collegio da po- 
chi anni aperto, ma prometteute copiosis- 
siini frutti, vollero riser\-are per il 2 giugno 
una funzioncina che, certo, deve essere stata 
gratissima al Beato Padre, e cosi ci scrivono: 

<i Fissammo la data della glorificazione 
del nostro Beato per la Prima Comunioue 
di 32 fra bimbi e bimbe del nostro Giardino 
Infantile e del Collegio, a cui si aggiunse 
quella di ben 10 operai che lavorano ncUa 
costruzione del nuovo edificio. 

E pensammo pure di preparare coi bimbi 
anche tutti i 50 operai, affinche conipissero 
il Precetto Pasquale in quel gionjo solenne, 
e fu allora che ne trovammo 10 che non erana 
stati ammessi mai al Banchetto Celeste.. - 
La festa riusci superiore alle nostra aspet- 
tative. Si vestirono da angioletti una veii- 
tina di bambine e, la mattina del gran 
gionio, si formo la sfilata dei comunicandi, 
preceduta dal Sacerdote vestito di cotta 
e stola; lo seguiva un angelo grande e poi 
i bimbi accompagnati da angioletti, quindi le 
bimbe precedute, accompagnate e seguite 
esse pure da altri angioletti. Passarono dalla 



©®®3®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®®® 



La fofograffa piu aniica. 

Risale oltrc il 1S60, quando D. Bosco con- 
tava 45 anni. Ecco I'Apostolo della gioventu 
veramente ncl conlorno di giovanetti, quale 
rioi amiamo immaginarlo. E c'e nel suo 
sguardo, nella serenitd del suo atteggiamento 
tutto il riflesso della sua amabilita, della sua 
pazienza inesauribile. 

L'avra forse veduio cos) in ispirito il Beato 
Cottokngo, quando gli disse toccandogli la 
sollana: « Voi avete una veste di panno troppo 
sottile e leggiero. Procuratevene una che sia 
di stoffa molto piu jorle. perche i giovani 
pussaiw attaccarvisi, senza stracciarla... ». 



'm 214 nt 



portiena al saloiie-cappella tra due file di 
persone invitate alia festa, genitori e pa- 
rent! delle aluiine e dei bambiiii, benefattori, 
•ecc; e, dietro i bambini venivano gli operai, 
devoti e raccolti, sul volto dei quali si spec- 
chiava il sorriso dell'aninia clie aveva riac- 
quistala la grazia di Dio e la gioia e la se- 
renita clie li uguagliava agli iimocenli die 
11 precedevano. 

La cappella scintiUante di luce, pro- 
fuinata dall'olezzo dei fiori, tutt'adonia di 
candidi veli e di vessilli accolse quella scliiera 
di aninie e, dall'altare, la bella statua di 
Maria Ausiliatrice parve sorridere compia- 
cente a quella vista, mentre il dolce Bam- 
bino sembrava volesse staccarsi dalle sue 
braccia per slanciarsi a quel cuori clie ane- 
lavano di riceverlo per la prima volta. Tra 
le armonie della musica e il canto dei mot- 
tetti si diede principio al saiito Sacrificio 
della Jlessa e tutti i presenti si sentirono 
come per^rasi da un senso di celeste commo- 
zione, che giunse al colmo nel momento in 
cui i bimbi e gli angioletti che li accompa- 
gnavano si accostarono alia sacra Mensa e, 
sopratutto quando gli operai, devoti e rac- 
colti, procedettero anch'essi all'atto so- 
lenne... Piii di un ciglio si vide brillare di 
lagrime e qualche singhiozzo si uni alle voci 
cantanti I'amore divino fattosi cibo delle 
sue creature... 

II Beato Padre D. Bosco, dalla sua gloria, 
dovette sussultare d'ineffabile gioia e lo 
splendore della sua luce dovette avere uno 
sprazzo di piii intenso fulgore, poiche eraiio 
anime ch'Egli vedeva avvicinarsi e ritor- 

®®®®®®®®g®®®®®®®®®®®®®®®®®®® 



Nobil esempio. 



nare al suo Dio, anime che i suci Figli e !e 
sue Figlie avevano concpiistate nel noma .sue 
e clie in quel momento gli si presentavano, 
come preziosa corona d'omaggio, ad au- 
mentar la sua gloria. 

All'nscire dalla cappella, tutti, picccli e 
grandi, non seppero contenere I'entusiajmo 
di cui erano ripieni e fu uno scroscio di Viva! 
e di applausi alia Madonna, al Beato, alia 
festa del giomo. Fu servita a tutti la cola- 
zione, per la quale cooperarono alcuni be- 
nefattori, inviando il jjane ed altre cose. 

Alle II a. ni. ebbe luogo I'esposizione 
del SS. Sacramento per I'Adorazione clie 
duro sino alle 17, ora in cui si chiuse la festa 
con un bel sermone del R. P. Revollo e la 
Benedizione Eucaristica. 

La bellissima festa lascio nell'animo di 
tutti gl'hiterA-enuti le piii soavi impre.ssioni, 
un risveglio d'entusiasmo verso il Beato 
D. Bosco e il desiderio di cooperare con Lui 
alia salvezza delle anime, aiutando moral- 
meiite e materialmente le Opere sue. 

Una Figlia di M. A. 



Due sposi iiovelli, nel giomo del loro nia- 
trimonio rivolgono il pensiero a tanti povcri 
bimbi pagani e inviano la loro ofjerta percke 
■uno di essi venga batlezzato col name Dorino 
Mario. 

Benedica Iddio i novelli sposi che ebbero 
un pensiero cost gentile, di offrire al S ignore 
un'anima conquistata alia fede: e il loro 
esempio sia scguito dai lettori di Gioventii 
Missionaria. Presso parenti e conoscenli 
tutti si facciano zelatori di questa grande 
opera di apostolato dei « Battesimi dei bimbi 
tnfedeli d. 




-^215 ^ 



/ LIBRI DEL PERCHE 



Eccoci, amici cari, a ragionar di libri. II 
tenia e delicato e, per poco die iioii si stia 
atteiiti. si rischia di cadere nella pedanteria 
brontolona e nel cipiglio da pedagogo a 
spasso. lo invece voglio ad ogiii costo iii- 
trodiirmi nella vostra vita, con ciuella gar- 
bata letizia clie mi sono senipre sforzato 
di mantenere al mio carattere. 

A partire da questo nuniero di Gioventii 
Missioiiaria, e cosi per tutti i fascicoli se- 
gueiiti, cliiacchiererenio di libri belli e di 
libri buoni. Azzardero talvolta qualche con- 
siglio intonio a libri di studio, ma cio av- 
verra di proposito nei mesi clie precedono 
la fine dell 'anno scolastico. Mi atterro in- 
vece quasi costantemente al piacere di in- 
dicarvi letture salutari; quelle clie disper- 
dono dal cuore I'onibra d'ogni fatica e 
d'ogni cruccio ed aprono orizzonti di vera 
gioia 

La Societa Editrice Intemazionale lia 
piibblicato un 'opera che compendia e aduna 
tutte le piii interessanti notizie di storia, di 
geografia, di religione, di letteratura, di 
scienza, ecc, ecc. 

Si tratta del Dizionario generale di cidtura 
di A. Brunacci, ricco di oltre 2000 pagine 
e 1747 incisioni e 40 cartine in nero e a co- 
lori fuori testo. L'opera in due volumi rile- 
gati costa L,. 50. 

Un giovane che voglia distrarsi in una let- 
tura varia, interessante, istruttiva, plena di 
fatti, non ha che sfogliare queste pagine. 

V'interessa, in tempo di radio, la grande 
figura di Marconi? Ecco il « Brunacci »: 

II Marconi (Guglielmo), n. a Bologna il 
25 aprile 1874, inveiitore della radiotele- 
grafia o telegrafo senza fill. Nel iSgg fece 
i primi esperimenti della sua inveiizione, 
fra I'lngliilterra e la Manica. Ma soltanto 
il 12 dicembre dell'anno 1901 ebbe luogo il 
primo esperimento in grande fra Poldlm 
(Inghilterra) e I'isola di Terranova (Ame- 
rica scttentr.). II primo esperimento in Ita- 
lia ebbe luogo il 31 maggio 1902 fra Monte 
Mario prcsso Roma, e I'isola di Caprera 
(300 km,). Dal 30 dicembre 1914 G. Marconi 
e senatore ». 

E chi era Teseo? Vi risponde il « Brunacci ». 

« Teseo, uno dei piii antichi eroi della 
Grecia, figlio di Egeo re di Ateiie, e di Ivtra. 
Dopo avere liberata I'Attica da parecchi 
assassini che ne erano il flagello, fra cni 
Procuste, si offri di liberare gli Ateniesi 
dairorri1)ile tributo annuo che dovevano pa- 
gare a Minosse, re di Creta, con.sistcnte in 
sette giovani e sette fanciuUe che fiuel re 



dava in pasto al INIinotauro. Coll'aiuto del 
filo datogli da Arianna figlia di Minosse 
pote entrare nel Labinnto, uccidere il Mino- 
tauro e uscire: indi fuggi da Creta con 
Arianna: ma dopo qualche tempo I'abban- 
doiio nell'isola di Nasso, dove fu poi tro- 
vata da Bacco, e sposata. Teseo fu pro- 
clamato re di Ateiie. Egli istitui le feste 
Panatenee e i giuochi istmici: prese parte 
con Ercole alia spedizione contro le Amaz- 
zoiii, sposo Ipjjolita loro regiiia e n'ebbe un 
figlio, Ippolito, poscia cogli Argonauti and6 
alia conquista del vello d'oro. Celebre resto 
la sua amicizia con Piritoo, principe dei 
Lapiti, col quale discese neH'Avemo per 
rapire Proserpina. Infine fu ucciso da Li- 
comede di Sciro, che lo precipito da un'alta 
rupe. Le sue ossa vemiero portate ad Atene, 
e sopra la sua tomba fu innalzato uno splen- 
dido tempio, detto il Teseo. Dagli Ateniesi 
era riguardato come il loro primo legislatore ». 

E se cliiederete al « Bnmacci » notizie 
sulla Sfinge egli vi dira che la 

<i Sfinge e un mostro alato con faccia di 
donna, e il resto del corpo simile in parte 
a cpieUo del cane, e in parte a quello del 
leone. Abitava sul monte Citerone, ove pro- 
poneva ai passeggeri un enigma che nessuno 
seppe indovinare tranne Edipo. 

1) L'enigma era questo: Qttal e Vanimale 
che al mattino ha quattro piedi, a mezzodi 
due, ire alia sera? 

» Edijjo spiego che questo animale era 
I'uonio, clie bambmo si trascina carpone; 
uomo fatto, cammina su due piedi; vecchio 
si aiuta col bastone. AUora la Sfinge si 
precipito dal monte e mori. 

» I.,a Sfijige e anche uno dei piu antichi 
nionumeiiti egiziani; appartiene all'eta di 
mezzo dell'Egitto: fo'nse fu eretta da Anie- 
neniett III, della XII dinastia, circa 1850 
a. C. del quale sarebbe il ritratto. E alta 
111. ig,8o, lunga 57 (secondo altri alta 28 m., 
lunga 73, 50)- 

Ma a quah domande non risponde il 
«Bruiiacci»? 

Anche Giuseppe Fanciulli ha scritto un 
liI)ro clie si intitolo il Libra dei pcrchi, 
L. 10, e risponde a niille domande clie ricor- 
rono frcquenti nella vita e alle quali non si 
sa li per li trovare una risposta. E in sostanza 
un lilsro di curiosita clie vi sara mollo pro- 
fittevole. Per entrambe le opere consigliate 
bastera clie indirizziate vaglia alia Societa 
Editrice Intemazionale, Toruio, Corso Re- 
gina Marghcrita 176. 



^a: 216 ^ 



\/: 



A' 



Sfori'a di 25 anni fa, narrafa dal mi'ssionan'o D. A. Co/bacchini. 

(CONTINUAZIONE). 



Dapprima costeggiaiido il fiumicello, 
poi addentrandoci tra i cespugli e le alte 
erbe, lentamente strisciando come ser- 
penti, con I'arte tutta nostra die mai, voi 
civilizzati, saprete imitare, ci portammo 
dietro un cespuglio a breve distanza dalle 
cajjanne. Udivamo parlare e anche ridere. 
Uno usci, un altro lo segni: poi entrambi 
rientrarono. Ne vidi due con un vestito 
lungo, camminare, jaarlare, guardarequa e la, 
sorridere; mi parevano allegri, contenti, 
senza alcun timore, senza sospettare die 
noi Bororos fossimo li vicino colle nostre 
frecce appuntate sopra di loro. 

Padre! Kiidddu raireiii. ripeteva tra me... 
Saranno questi? Ma io volevo vedere cjual- 
cosa anche delle altre capanne che, sebbene 
vicine, erano separate I'una dall'altra da 
una parete di foglie. Attesi il moniento che 
nessuno vi fosse e comemeglio potei, mi di- 
ressi all'altra cajsanna: vidi entro delle donne 
vestite di nero, con cjueH'ampio fazzoletto 
bianco davanti, e tutte colla croce sul petto. 
Ne vidi anche altre due che non erano vestite 
come le prime, bensi come le donne civi- 
hzzate: erano giovani, ed una di esse la ri- 
conobbi per averla vista nel fiumicello a 
lavare. 

Nessuno si accorse della mia presenza. 

Guardai, osser\'ai tutto: le donne anda- 
vano e venivano, e tutte erano allegre, 
tranquille. Possibile? dissi tra me: che questa 
gente sia cosi contenta e senza paura, senza 
sospetto alcuno?... Che sopra di esse uno 
Spirito eserciti la sua protezione e allontani 
ogni apprensione?... Quanto diversi da noi 
Bororos che senipre siamo sotto I'incubo 
della paura,... senza riposo e senza pace, 



rintanati nei boschi e nelle caveme, ccme 
le bestie feroci. 

Oramai la notte cominciava ad a^^volgere 
tutte le cose nella sua ombra. Non era 
prudenza re.stare piu oltre in quel sito. Vidi 
alcune luci accendersi entro le capanne. 
Raggiunsi i miei compagni e tutti ritor- 
nammo al luogo donde eravamo partiti al 
mattino, sulle rive del Barrciro. 

Passammo le prime ore della notte rac- 
contandoci vicendevolmente le impressioiii 
avute e le cose vedute: facenmio tutti i 
connnenti possibih sopra le quahta delle 
persone che vestivano in modo tanto di- 
verso dalle altre, sopra quel segno messo 
la sull'alto del monte simile a quello por- 
tato da ciascuno di loro sul proprio petto. 
I pareri furono diversi; ma tutti ci trovamn;o 
d'accordo di ritoniare subito al nostro vil- 
laggio al di la del Rio das Mortes per ri- 
ferire ogni cosa al Cacico Uke-wagi'm, per- 
che decidesse il da fare. 

La mia parola fu questa: ritoniare fa- 
cendo rapidamente il viaggio. 

Potevamo star tranquilli che nessuno di 
voi avrebbe sospettata la nostra presenza e 
fino ad oggi, se io non te lo avessi detto, 
nessuno di voi avrebbe immaginato che 
molto prima di presentarci a voi, vi avevano 
visti e osservati in tutto; nulla ci era sfug- 
gito: sapevamo quanti eravate, quante erano 
le Suore, cosa facevate, come vi dividevate 
per i vostri lavori... Se avessimo voluto, 
solo noi cinque, potevamo assalirvi, ncci- 
dervi tutti, mettere a fuoco le capanne 
ed in poche ore annientare le opere vo- 
stre e le vostre speranze. Non I'abbiamo 
fatto, perche I'orduie di Uke waguti era solo 



=^ 217^ 



di vedere e ossen-are... ed anclie perclie 
il Grande Spirito vi proteggeva... Noi siamo 
inera\igliati tli noi stessi e raai ci potemmo 
spiegare come abbiamo potuto trattenerci 
dal lancian-i le nostre frecce fatali. Allora 
ogni Bororo era cosi avido di sangue dei 
civilizzati, ed ancor oggi mi pare im sogno 
clie voi siate scampati al nostro furore. 
Solo una protezioue celeste vi ha salvati. 



corsa si ticco nell'ocehio un ranioscello, 
forse, o una spina o una punta di bambu. 
II dolore fu cosi intenso die si senti venir 
meno ma pur gemendo pti dolore e perdendo 
sangiie dal vise non cesso di rincorrere il 
cingliiale fino a clie lo raggiunse e uccise. 
vSe lo carico poi sulle spalle e porto in casa; 
ma appena varcata la soglia della capanna 
e gettata la preda a terra egli pure cadde 




... \ Idl etitro dcUe donne vestUe dl nero ... 



Partiti dal Barreiro, ci siamo diretti al 
Rio das Mortes e al nostro villaggio. Ab- 
biamo camminato tutto il giomo e sull'im- 
brunire siamo arrivati al Rio das Morte.s 
nel luogo che noi chiamiamo Po-kureu-paru 
e che tu ben conosci. \A abbiamo trovati 
alcuni Bororos intenti alia pesca e raccon- 
tanimo loro le nostre avventure. 

Da essi abbiamo appreso una triste no- 
tizia che molto mi afifli.sse. II nostro cacico 
LJ kc-wat^uii durante una caccia, inseguendo 
nel piu fitto del bosco un feroce javali 
(cinghiale) da lui ferito, nclla foga della 



sveimto. Per due o tre gionii stette molto 
niale, e perdette I'occhio. 

Questa notizia mi reco niolta pena e 
crebbe in me il desiderio di trovanui subito 
al fianco del caro Uke- ivaguii. I compagni 
volevano ancora trattenerci per rinnovare 
la pesca, ma declinai il loro invito adducendo 
il niotivo di dover riferire ad Uke wagitu 
sulla niissione compiuta. 

II Rio (h'.s Mortes si stendeva maestoso 
davanti a noi; I'attraversammo a nuoto te- 
nendo sospesi fuori actiua gli archi e le 
frecce; .suH'altra sjsonda prendennno un 



t2 218 ^ 



breve riposo. poi ci avviamnio verso il lon- 
tauo villaggio. 

SuH'imbrunire rividi il caro aniico Ukc- 
waguit die stava proprio male, coU'occhio 
gonfio e ancor sanguinante. Pero era allegro 
e poco si preoccupava dell'occhio perduto e 
mi diceva ridendo, che anclie con un oc- 
cliio solo ci vedeva bene e lontano... 

Gli raccontai per file e per segno tutto 
cio che ci accadde, cio che udii e vidi, e 
finance le mie impressioni. Egh ascolto in 
silenzio il racconto. 

— Meriri-kivddda, mi disse, hai fatto tutto 
a perfezione. Sei stato in tutto ai miei or- 
dini, ero certo che in nulla avresti trasgrc- 
dito le mie raccomandazioni. Quaiito hai 
visto riesce nuovo per me. Ho nel cuore una 
impressione profonda. Ouelli non sono ci- 
vilizzati, sono ben altra cosa... Quel se- 
gno che portano addosso, mi fa pensare sia 
il segno dello Spirito che li protegge e che 
essi venerano e al quale ubbidiscono. Ap- 
pena staro megUo voglio anch'io recarmi 
ad ossen-are tutto cio che tu hai visto: ho 
un vivo desiderio di mettemii in relazione 
con quel civilizzati. Chissa mai, forse sa- 
ranno buoni, e non penseranno di farci al- 
cun male... Sara possibile che non avremo 
piu un gionio di tranquillita, di sollievo. di 
pace ? 

X'jl villaggio si sparsero subito le notizie 
da noi recate, anzi io stesso in nome di 
Uke-waguu tutto raccontai la sera seguente 
come e nostro costume. 

I commenti, i pareri furono molti: alcuni 
erano propensi a pensar bene e ad avere 
buone speranze nei nuovi venuti; altri in- 
vece erano decisi a farla ad ogni costo finita 
con chiunque osasse nietter piede nel nostro 
territorio. Gli uni volevano aspettare e aver 
tempo per meglio accertarsi delle disposi- 
zioni che voi avevate verso di noi; altri 
invece volevano partir subito per gettarvi 
la niorte e la distruzione. Alia testa di 
questi ultimi avidi del vostro sangue, era 



Gii'i-ekwSu; egli che aveva sobUlato alcuni 
dei nostri, e niesso in testa a quel pochi 
non so quante e quah cose, voleva farsi 
capo della spedizione, sottraendosi alia di- 
pendenza di Uke-waguu per fare da se. Ma 
anche questa volta non vi riusci; e fu fortuna 
per voi, altrimenti non so che sarebbe av- 
venuto. Dio vi proteggeva sempre! 

La parola di Uke-wagt'tii prevalse. Egh 
diede ordine che si aspettasse, e solo si sa- 
rebbe andati quando egh stesso avesse po- 
tuto accompagnare la spedizione e sceghere 
i suoi compagni, I poclii che pensarono di- 
versamente si assoggettarono alle parole ed 
aha volonta del cacico. Solo Gni-ekureii si 
morse i pugni per rabbia vedendosi solo e 
dovette anche lui rimanere, sebbene a ma- 
Uncuore. Non lascio pero di ripetere che 
sarebbe stato lui il primo a ficcare la sua 
freccia nel cuore dell'odiato civilizzato; che 
Uke-waguu poteva dire e fare quel che voleva, 
che a lui nessuno comandava e che avrebbe 
a qualunque costo, anche da solo portato 
la morte e lo sterminio in mezzo ai civiliz- 
zati. 

Era I'animo suo perverso che cosi par- 
lava; egh aveva un demonio in corpo e tutti 
lo sapevano e nessuno osava parlare perchfe 
avevamo paura di lui; ma Uke-waguu non 
aveva paura e comandando energicamente, 
ri-solutamente, si impose a Giri-ekureu che 
nulla pote contro I'autorita, I'amore e il 
rispetto filiale che tutti avevamo per Uke- 
waguu, il piu valoroso, il piu forte di tutti, e 
alio stesso tempo il piu buono, il pivi ge- 
neroso. 

Uke-waguu aveva dato ordine che nes- 
suno, per nessun motivo, mettesse fuoco 
alia steppa; ora pero ritiro questo suo or- 
dine dicendo che lo potevano fare, ma che 
nessuno oltrepassasse il Rio das Mortes: 
non gl'importava che i civilizzati venis- 
sero a conoscere che i Bororos si trovavano 
da quelle parti, era sicuro che nessuno si 
sarebbe spinto fin la. (Continua). 



Curiosila dei Paesi di Missione. 

LE PIPE DEL PERDONO. 
Eccn I'insegnamento di alcuni capi tribii del Madagascar: 
• Pe hai avuto una contesa con tuo fratello e pensi di uc- 
ciderlo, prima sicditi e fuma una pipa. Finita la prima 
pipa, ti convinccrai che la morte e, infme, una punizione 
troppo grave per la colpa commessa, e deciderai di dargli 
una buona bastonalura. Carica allora la seconda pipa, e 
fumala fino in fondo. .Alia fine ti persunderai che alcune 
parole energiche possono sostilu're opportunamcnie le 
botte. Bene. Carica la tua terza pipa, e quando avrai finito 
di fumarla, andrai da tuo fratello e lo perdonerai ». 



PERLE E R.AGGI X. 

Nei leggeri fondi marini erbosi detti * le praterie di 
Ceylan o si sono fatti esperimcnti di una originale appli- 
cazione dei raggi Roentgen per la ricerca delle perle nel- 
rinterno delle ostriche, senza ncorrere all'apertura del 
prczioso mollusco. L'csperimento e stato suggerito da un 
fisico ad una Societa di Ce>"lan die si occupa delta pesca 
e del mantenimento delle ostiiche in speciali \'ivai per la 
produzione del tanto apprezznto gioicUo. Con questo mezzo 
si puo seguire lo sviluppo perlacco fino al suo completo 
perfezionamento, senza distruggerlo con I'apertura della 
conchiglia. 



^' 219 ,t= 



CRONACHETTA MISSIONARIA. 



UN MANDARINO ANNAMITA. 

II 14 maggio in una cristianita dei dintomi di Hui, un 
Mandarino annamita e sua moglic hanno ricevuto il Bat- 
testmo, la Cresima, e la prima Comunione. 

Tre anni fa quando era alia tesca di un'importante sotto- 
prefettura della provincia di Thua-Thien (Hut), questc 
Mandarino aveva domandato di essere ammesso al cate- 
cumenato. Ma per ricevere il Battcsimr) dovette fare dei 
sacrifici ben dolorosi per un pagano. Egli li fece gencro- 
samente e comincib con impegno a studiarc il caicchismo. 
Mandate poco dopo in un'altra circoscrizione della stessa 
provincia, restb vittima di un disgraziato affare che gli 
procur6 un biasimo e la retrogradazione. Tutta\ia non si 
scoraggib. II giorno del suo Battesimo, diceva a lutti la sua 
felicita di essere divenuto figlio di Dio e della Santa C'hiesa. 

CAPPELLE CATTOLICHE. 
_ La grande Compagnia di Navigazione giapponese " Yusen 
Kwaisha », imitando un certo numero di grandi compagnie 
straniere, ha deciso di stahilire dcllc cappelle ad uso dei 
viaggiatori cattolici, a bordo dei suoi bastimenti che fanno 
servizio sulle linee d'Europa e d'Amcrica. 

UN CACCIATORE DI TIGRI. 
II cacciatore che ha ucciso la n-aggiorc quantita di simili 
helve e sir Saint Eardly Wilmot, ispettore generale delle 
foreste in India, riliratosi recentemente dal suo impiego 
dopo S3 anni di servizio. L'alto funzionario inglese ha 
avuto occasione di percorrere tutte le jungle e ha potuto 
nella sua lunga permanenza in quelle plaghe ucciderc, sino 
al mese scorso, la fantastica cifra di 1411 tigri rcali. In 
queste caccie egh visse moment! drammstici e molle volte 
vide la sua vita sospesa ad un file. I: stalo ferito dalle lielve 
ben ventisei volte e su tutto il corpo porta le traccie delle 
lotte sostenute. Nessun cacciatore sino ad oggi ha ucciso 
una quantity cosi fantastica di helve. 

DIOCESI AFFIDATE AL CLERO INDIGENO. 

Al principio del Pontificato di Pio XI le quattro diocesi 
Siro .Malabariche dell'India erano i soli territori del! '.Asia 
affidati a capi indigeni. Attualmente ben 21 territori del- 
Vlndia, della Cina e del Giappone hanno dei Vcscovi In- 
digeni (12 nella Cina — 8 nell'India — i nel Giappone). 

LA POPOLAZIONE DEL MONDO. 

Mentre nel 1920 abitavano sulla superficie terrestre 
l.8li.oi2.oooabitanti,lacifra sali\-a nel 1928 a 1.936.567.000. 
Si era a\uto ciot un aumento annuo di circa 15 'milioni. 

L'Europa da 450 milioni e salita a 478; I'Africa da 132 
a 140; I'America settentrionalc c mcridionalc da 210 a 239; 
r.^sia da I miliardo e 12 milioni a 1 miliardo e 70 milioni: 
I'Oceania da 7.616.000 a g. 369. 000. Al principio di questo 
secolo la popolazione totale della terra si stimava oscillasse 
attorno a 1.600.000.000 di persone. In meno di sei lustp, 
e malgrado la guerra, essa si e accresciuta dl quasi 350 
milioni di abitanti. 



LA SISTEMAZIONE DELLE MISSIONI 
DEL GRAN CHACO. 
II Vicario .Xpostolico, coll'aiuto del Nunzio Apostolico, 
i riuscito ad ottenere dal Governo boliviano una sistema- 
zione definitiva e permanentc delle missioni. Un decretn 
govcrnativo dichiara le missioni cattoliche • comunita in- 
digene ». sotto il governo spirituale, politico ed cconomicc 
del padre missioiiario, che prende il nome di parroco; gli 
edifici della missione, cioe chiesa. residenza e scuole re- 
stano proprieta del Vica^i.^to Apostolico a disposizione e 
sotto la direzione del parroco; si concede in propriety co- 
mune agli Indiani (neofiti ed infedeli) una estensione di 
territorio sufhciente ai loro bisogni: e al Vicario Apostolico 
si concede pure una estensione di terreno. in tutte le mis- 
sioni. CKUale a quella de^Ii Indiani ed il bestiame esistente 
in queste missioni, per sDvvcMvre alle spese del culto e 
delle scuole. I bianchi. causa di tanti disturbi ed abusi ai 
danni dei nostri neofiti. sono stati finalmente allontanati 
da loro e de\ono formate comunita a parte. 

(- HAU LAOS. 

Il una regione montagiiosa del Vicariato di Phat Diem 
(Indocina). Tre secoli fa alcuni Gesuiti vi penetrarono per 
predicarvi il Vangelo. poi non vi furono piii missionari. 
Nel 1S7S Mons. Puginier vi mand6 otto nuovi missionari: 
a capo \i era P. Fiot. In quattro anni il capo c cinque altri 
dei Padri morirono per le febbri: nel 18S4 scoppio la per- 
secuzione e sei missionari e 47 catechisti vi lasciarono la 
vita: nel 1887 nuovi missionari furono in\iati e cinque di 
essi vi lasciarono la vita in due anni: nel 1894 due missio- 
nari furono ancora inviati e di essi uno fu assassinate, 
I'altro dovette fuggire. Nel 1898 fu fatto un ultimo ten- 
tative e dura tuttora. 

In so anni di 4.^ missionari andati a Chau Laos 27 sono 
merti! 

DUE SUORE CATTURATE DAI BRIGANTI... 
Due .Suore missionarie. che sono state catturate alia 
meta d'agosto dai briganti cinesi. non hanno piii dato al- 
cuna nuova circa la loro cruJele situazione. Se non che il 
capo della banda brigantesca ha richiesto alle autoritii la 
somma di 10.000 dollari, come prezzo del riscatto delle 
due missionarie. Se non ^aranno accontentati, i predoni 
continueranno a catturare altri missionari. 

... A.N'CHE UN MISSIONARIO 

II Vicario Apostolico di Hong Kong, ha ricevuto un 

telcgramma da Nan-Vang-Fu (Honan Meridionale) an- 

nunciante che Padre Giacomo Hrugnetti, appartenente z\ 

missionari esteri di Milano c statu catturato dai handiti. 

. . ANZI PIU' MISSIONARI. 

Solve il Procuratore Agosthiiatio dj Hanckmi il sagosto: 

Da piii di tre mesi sono prigionieri due Padri Gesuiti 

spagn Ai e due Padri irlandesi della Congr. di san Colom- 

bano e da piu di un mese il nostro venerando P. Emilio 

Fernandez, sei^a sapere quando potremo vederlo libero. 



OFFER TE PERVENUTE ALL A DIREZIONE. 



OFFERTE. 

Andrea Craviotto e Teresina Maurino nel 
giorno del loro sposalizio, 50 — Brandino 
Carlo, 25 — vSig.na Allara Maria. 7 — Fa- 
miglia Famiano per la missione di Pinra. 100. 

BATTESIMI 
Assaloni Alberto (Tricesinio) pel iionic 
Assaloni Regina a una ciiiesina r'aniiglia 
Gili (Villaggio Rivetti) pel nome GiU Ma- 
ria a una Siamese - Serafiiia Quattrocchi 
(Mazzarino) pel nome Francesco Quat- 
trocchi a un indietto Sig.ra Monge (Fa- 



licctto) pel nome Manrizio a un ciiicsino — 
Operaie mediane Ditta Tabasso (Cliieri) pel 
nome Giuseppe ad un ciiiesino. 

N. N. pei nomi Paolo, Orazio — Rasetti Margherita 
(Torino) pci norri Marghmla, Pierina, Adelaide — ChiefTo 
Catello {Ascoli Satriano) pei nomi Grnzia Maria Cante — 
Piccioni Ester (liorca di Maciignaga) pel nome Liiigi — 
Mons. Luigi Olivares (.Sutri) jici nomi Marciano, Giovanni, 
Marino, Pompeo - Janino Michela (Abriola) pel nome 
Carncvale Primiano — Russo Ignazio pel nome Lidia — 
Cirardino Margherita C'ibrario (Ki\'oli) pel nome Margherita 
— Ciiraudo pel nome Giovanni — Rovellotti Ciio\anni di 
Antonio (Ghcmme) pel nome ,Siro Giincppe — Dott. Mi- 
chele Piccitto (Ragusa) pel nome Emamiela — Cjabutli 
Teresa (.Acqui) pei nomi Gahrii'le, Virginia — .Suor Ma- 
nassero per Rapizzi Maria Teresa (Nossa) pei nomi Cate- 
rina, Celeslina — CJiavini Radice Michelina (Busto Areizio) 
pei nomi Gino, Gian Marco — G. Bcntivoglio Astrua (San 



Con atipiovazione ecclcsiasliu. D. OOMENICO GADNEIil. Diiellore-iesiionsaDj'e. - Tormo. 1i30 - ripojtalia della Sociela Edilrice Inleinaiioiiale. 



=i^ 220 ;^ 



g)-g>g&v» 'S:}f^ri'iy^^^^^€i^^^r»(V^^irS''i'f^'r^<r^s^^ ®'g'%rsvg\^g^© -ss^^ v^^-n #>^^yT.^r» .- 



> .i^ggi^gV^tfS ® 



Lazzaro Alberoni) pel nome Giulio — Guerrieri Dolores 
(Novoli) pel nome Aurora — Fav^ro Don Giovanni (Ca- 
vasaKra) pel nome Domem'ca Giovannina — Schiavini 
Isabella (IVIilano) pel nome Santina — Sesone Nino (Mi- 
lano) pet nomi Vincenzo, Carlo — Lucalo Don Giovanni 
(Schio) pei nomi Giulia, Klisa, Silvio, Giulia, Adriana, 
(rjorgio, Roberto, Giovanni Battista — Bossi Beltrami 
Maria (Milano) pei nomi Carlo, Elisa — Napoleoni Adelc 
(^Roma) pel nome Mario — Franco Anna (S; Maria C. V.) 
pel nome Riisso Salvatore — Zappelli Assvmtina (Foligno) 
pei nomi Giovanni, Francesco, Antonio. Salvatore, Scrafino 

— Sez. Aspirant! Circolo Don Filippo Rinaldi Oratorio San 
Paolo (Torino) pei nomi Luigi VersigUa, Callisto Caravario 

- Tonchia- Maddalena (Tarcento) pel nome Vincenzo — 
C'erato Ciiuseppe (Fonzaso) pei nomi Angela, Maria - 
nireltrice Istituto San Giuseppe (San Salvatore) pel nome 
Krnesta Tizzani — Lombarda Giovanna Carmela (Taor- 
rrina) pel nome Giuseppe ■ - Ferraris Franco (Acqui) pel 
nome Franco — Paris Palmas Antonietta (Bitti) pel nome 
Salvatore Paris — Bonafide Elena (Rocca del Colle) pel 
nome Giuseppe — Saccomandi Lucia (Bagnacavallo) pel 
nome Baioni Rosa — Parusso Margherita pel nome Fran- 
cesco Domenico — Cauda Maria Ved. Sacco (San Damiano 
d'Asti) pei nomi Andrea, Giovanni — N. N. pei nomi 
Angioletta, Eugenia, Giovanna, Bartolomeo, Mauro — Sa- 
\ini Orsola (Pesaro) pel nome Geltrude — Ufticio Mis- 
sionario (Treviso) Dalla Parrocchia di Nervesa pel nome 
Maria — Sibilia Maddalena (Conversano) pei nomi Stella 
Maddalena Sibilia — Salesiani (San Cataldo) pel nome 
(Jarigliano Eugenia — Carducci Luciana (Roma) pel nome 
Elisahetta — Didier Ernestina (Garlago) pel nome Errrte- 
negilda — Cavenago Don Andrea (Milano) pel nome En- 
richetta — Paolillo Anna (Napoli) pel nome Salvatore ~ 
Zorzi Elena (Merano) pel nome Zorzi Cnrlo — Pennazio 
Annetta (Riva di Chieri) pei nomi Giuseppina, Annetta — 
Di ret trice Asilo (Cardano al Campo) pel nome Maria 
Luigia — Galli Giuseppina (San Martino Beliseio) pel nome 
Gituio —N. N. a mezzo Salesiani (Este) pel nome A/oria As- 
sunta Polatto — Toffaloni Marina Ved. Fraccaroli (Verona) 
pel nome Marina — Saino Pietro (Vespolate) pel nome 
Carlo Pietro — Pianya Luigina (UdJne) pel nome Giovanni 
Maria — Crippa Ersili^ (Renate) pel nome Giuseppe — 
Allione Lucia (Caraglto) pel nome Giovanni Michele — 
Caxalli Isabella (L-egnano) pel nome Giuseppina — N. N. 
pel nome Mazzi Giuseppe — N. N. (Castagneto Po) pcj 
nomi Maddalena, Luigi, France ca. Serafino — Viglietti 
Caterina (Crava) pel nome Andria — Manuguerra Giu- 
seppa (Baceco) pel nome Antonio — Fagles Maria (Gavi) 
pel nome Giovanni Battista — Guaragnoni Giulia (Niardo) 
pei nomi Pandocchi Bortolo, Giacomo — Faroglio Don Luigi 
fEste) pei nomi Giuseppe, Giovanna, Sisto, Isabella, Gio- 
1 unni Battista — Bonfanti Don Mario (Lecco p. Olatc) 
pel nome Angela — Stasi Concettina (Castellane|^) pel 
nome Giovanni — Due novelli Sposi a mezzo Ch. Baldan 
Alessandro (Valsalice-Torino) pel nome Donino Mario — 
Zarri Paolina (Cortemiglia) pei nomi Mcistro Placida 

Ingela, Meistro Maria Teresa — Sorelle Broggini (Borgo- 
vesia) pel nome Maria Giuseppina — Ponzeri Lucia (Desio) 
pei nomi Giovanna, Francesco, Luigia — Guerrino Se- 
condo (Omegna) pei nomi Eugenia, Giuseppe — Salesiani 
Istituto Coletti (Venezia) pel nome Ines — Hausi Maria 
(Camporeale) pel nome Francesco Maria — Argine Luigi 
(Milano) pel nome Ferdinando. 

Piazza Don Giovanni (Venezia) pel nome Giovanni 
Bartolomeo — Treggia Don Alfredo (Faenza) pel nome 
Stefano — Zaccardi Can. D. Mauro (Muro Lucano) pel 
nome Mauro — ^uor Maria Castelletti (Messico) pel nome 
Giovanni — Giorda Camilla (Borgata Aria-Rubiana) pel 
nome Giorda Paolo — N. N. pei nomj Maria, Domenico Bar- 
hero — Educande dclle Salesiane (Citti Castello), pei nomi 
Renzulli Apolloma, Maria, Teresa — Bambine di 2' e j* 
Classe Element are (Cassolnovo Molina) pel nome Ro- 
sina Palmira — Cjuenzani Dina (Milano) pei nomi Santino, 
Maria — Hottaro Anna (Arquata Scrivia) pei nomi Andrea, 
Anna — Bellicardi Battista (Romagnano Sesia) pei nomi 
Maria Assunta, Maria Dolores — Bertiglia Elidia Ved. 
Raimondo (Torino) pei nomi Eugenia, Giorgetto, Piergin- 
vanni — Salesiani (Biella) pei nomi Secondina, Pierina 

- Propaganda Fide (Roma) per 4 battesimi ad libitum. 

— Caccialanza Don Ernesto (Podenzano) pei nomi Pie- 
rino, Giuseppino, Antonio, Luisa, Maria, Rosa, Eugenia. 
F.nrichetta, Angelo, Giovanni, Ferdinando, Vincemo — 
Classe II F.lementare (Cherasco) pei nomi Pio Achille, Con- 
i-ettina — Famiglia Faccio (Mondovi) pei nomi Ferruccio. 
Cornelia — Aliguc* Ing. Francesco mezzo Don Giannini 
(La Spezia) pei nomi Crespi Cesare. Fago Nicola, Richer 
Alessandro, Crespi Domenico — Burtolo Regina (Fraz. San 
Gottardo-Udine) pel nome Giovanni — Dott. Vincenzo 
Sampieiro (Pianello Lario) pei nomi Oresie Stefano, Maria 
Carolina — Istituto SacroCuore (Carrara) pei nomi Anna 
Maria, Giovanna Fiorani, Pietrino, Tasini Rina — Pa- 



rocchia Santa Maria I.ibcratrice (Roma) pei nomi Vin- 
cenzo, Maria — Dircttrice Istituto S. Cecilia (Roma) pei 
nomi Dora Trifoni, Alfonso — Manara Ada (Cal ignaga) 
pel nome Giustpte — Casadio Ada (Faenza) pel nome 
Luigia — Paltrinieri Carolina (San Felice sul Panaro) pel 
nome Pedroni I'alerio — N. N. pei nomi Luisa, Giuseppe, 
LinOf Maria, Giuseppe, Luisa, Fabio, Gherardo, Marijherita. 
Teresa, Aronne, Giovanni, Filippo, Lodovico, Camilla, Giu- 
seppe — N. N. (Mondo\i) pel nome Antonio — Vitio Prot". 
Nicola (Cosenza) pei nomi Salvatore. Rita — Direttriie 
Istituto S. Sebastiano (MelilH) pei nomi Roccapriore Giu- 
seppe, Di Mauro Vincenzina — Bettoni Maria (Azzone), 
pei nomi Francesra, Andrea — Don Perft (Damme) pel 
nome Giovanni — Drauoni Emma (La\ezzola) pei nomi 
Emma, Emilio — Fabrini Maria (Loreto) pei nomi Salva- 
tore, Maria, Giuseppe — JVIorello Montcrass' (Torino) 
pei nomi Francesco, Lucia — Istituto Coletti (Venezia) 
pei nomi Gemma Giordari, Elvira Fietro — Colelli I.,ucia 
(Irma) pel nome Ignazio — Palhi Carolina <PcccioIi) pel 
nome Anna Maria — Mont? Elena (Modena) pri nomi 
Fernando, Enrico — Vigna Edda (Coggiola ^'ie^a) pel nome 
Quintino — Motta. Ernestina (BotTalora Ticino) pel nome 
Angela Maria Sargato — Costa Don Lodovico (Borco 
San Martino) pel nome Bianca Brunn - Hellocchio Teresa 
(Milano) pel nome Giavanni — N. N. a mezzo Don Gia- 
comuzzi (Vigliano Biellese) pei nomi Giovanni Giuseppe 
Vanzetta — Navire Rina (Genova) pel nome Luigi Carlo 

— Gerii Annita (Venezia) pel nome Anna Maria — - Bensi 
Natalia (Frascaro) pel nome Rosalia — Borrilo Sofia (To- 
rino) pel nome Giuseppe Bonito ■ — Rodes Cbcilia pel nome 
Cecilia — N. N. (Piani Borghetto) pel nome a 5 battez- 
zandi ad libitum- — Barella Rita di Pietro (Chiusa San 
Michele) pel nome Maria Ausilia — Janni Fomasi Carlo 
(Mollia) pel nome Gugliclmo — De Fidio D. Antonio (An- 
dria) pei nomi Nicola, Maria — Bencdicenii CJtabriele e 
Maddalena (Kiva di Chieri) pel nome Pio An/onino — 
Orioles Piperni Lina (San Pietro Patti) pel nome Ernestina, 
- — Sella Margherita (Milano) pel nome Maria — Guer- 
rieri Alessandro (Novoli) pel nome Maria — De Stefani 
\"ittorio (Milano) pel nome Lucia Antonia — Parisi Don 
Calogero (Agrigento) pel nome (^artnelina — Franchini 
Rosa (Monza) pel nome Arturo — Bertnldo Lina (S. Remo) 
pel nome Giovanni — Monsuni Teresina (Tarcento) pel 
nome Maria — Carnelli Maria (Caste Ilanza) pel ncme 
Maria — Famiglia Giovanotii (Pclonghera) pel ncme 
Rosina — Luv(jlini Anna Moroni (Fiorenzuola) pei nomi 
Luciana Giovanna, Maria Teresa - Salesiani (Schio) pei 
nomi Giovanni Drago, Anna, Maria, Pietro — Albisetli 
Maria (Terno Isola) pel nome Giuseppa • — Giannini Don 
Isacco (La Spezia) pei nomi Barbara Giuseppe, Caterina 

— Dottino Don Natafe (Biella) pel nome Maria — Figlie 
Maria Ausiliatricc (Torino) pei nomi Zanotto Giovannina, 
Ziano Maria, Villa Maria Anna, Fogliazzo Fernanda, 
Finca Alfonsina — Marlati Antonio (Venezia) pel ncme 
Guido — Vitto Prof. Nicola (Cosenza) pel nome SalvO' 
tore Antonio • — Calvenzani Don Enrico (Verona) pei nomi 
Domenico, Giorgio — De Luigi Maria Presidente Oratorio 
Femminile (Nizza Monfcrrato) pei nomi Ricaldonc Luigi, 
Erzona Sabina — Marchioncschi Maria (Mattna di Pisa) 
pel nome Lcandro — Compagnia San Luigi Istituto Sale- 
siano (Genzano) pel nome Marcaaldi Evaristo — Dirct- 
trice Asilo per Bianchi Carolina (Barasco) pei ncmi Maria, 
Ida — Balzaretti Maria (Grignascoi pel nome Maria Giu- 
seppina — Santini Don Oscar Salesiani (Lugo) pei. nomi 
Giaretfi Elisahetta, Maria Sehastiana — Gianotti Ernestina 
(.\lice Bel Colle) pei nomi AttHio, Lamberto — Cataldo 
Don Alessandro (Roma) pei nomi Sibilano Maria, Matifde 

— Direttrice Figlie M. .Ausilia trice (Cassolno\o) pel nome 
Maria — Antonioli Maddalena (Gozzano) pel nome Emma, 

— Masieri VVilfrido (Spezia) pel ncme Paolo Lingurglia 
Convitto Banfi Pres. Giov. Miss. (Lcgnano) pei nomi 
Giovanni Bosco, Catterina. Giovanni — Cacioli Suor Te- 
resa (Istia) pel nome Margherita — Gigante Cecilia (Tri- 
vignano) pei nomi Cecilia, Anna — Convittrici Rcgio Parco 
(Torino) pei nomi Giovanni, Maria — Beretia Giuseppina 
(Legos) pel nome Luigi — Bolognini Nina (Conversano) 
pel nome V'ittaria — Dieni Rina (.Morbegno) pel nome 
Anna Rosa Margherita — Cavaglja Giuseppina (Orbassano) 
pel nome Giuseppina — Mussi Giuseppe (Borgo Val di 
Taro) pei nomi Renato, Giuseppe, Alfonso' — N. N. a mezzo 
Sinagra Adele (San Giorgio Cremasco) pei nomi Del Sordo 
Carlo, Compagna Atanasio — Fioresc Miner\'a (Tonezza) 
pei nomi Antonio Vittorio, Gemma Caterina — ■ Gervasio 
Teresa (Montanaro) pel nome Mareo Giuseppe — Bac- 
chella Elvira (Lomello) pel nome Giovanni — Aristarc" 
Maria (San Biagio di Aquila) pel nome Maddalena — Pa- 
steris Maria (Tronzano) pel nome Mario Giovanni — 
Guazzo Cesare (Luserna San Giovanni) pel nome Guazzo 
Teresa — Pedersini Alma (Pedrazzo) pel nome Bernardino 

— Turino Ester (Collcretto Parclla) pel nome Giovanni 

— Morgione Bianca (Napcli) pel nome Anna Maria — 



Agiciter Don AiiKfl" (Treviglio) pel nome Gioianni Al- 
fredo — Seminarisli 3" cinnasio a mezzo Salesiani (Facnza) 
pel nome Argnani Anlonio — Ch. Schulatii Mario per 
la Sez. A dclllstitulo Arcivcscovile (Saronno) pei nomi 
Pio, I'illorio — Uisi Iride (Facnza) pel nome IriJe Jihi 
~~ Arnani Maria (Mignanego) pel nome Giovanni — l*iz- 
zato Caicrina (Crosara) pel nome Maria — L'lper (Aguas- 
calientes-Messico) pel nome Alfonso — ■ Frontini Dirce a 
mezzo Acqua Francesco (Osimo) pel nome Maria — Ma- 
rinelli Irma (Firenze) pel nome Gioianni — Cavinato 
Antonietla (Pozzoleone) pel nome Antonio — Cont.a Co- 
stanza Egidi Pallolta (Osimj) pel nome Gian Luigi — 
humagalli Maria (Kenate) pel nome Giuseppe — Scoc- 
cianti Maria Huggiolacchi (Castcltidardo) pel nome Pier- 
luigi — Del Hen Ansclina (San Giovanni l.npattp) pel 
nome Giovanni Federico — Graziani Anlonio (Molazzana) 
per nome Margherita - I^irettrice Asilo (Castano) pel 
nome Maria Rina — N. N. pel nome Margherita — Delia 
Hina Piero (Torino) pel nome Pielru — Rev Elda (Giavcno) 
pel nome Carlo — Mariani Maria (Mibno) pel nome Ales- 
sandrii Maria — Carnelutii Salesiani (Ksle) pei nomi Elda 
Maria Asmnla, Giorgio Franceso, Agmlmdli Anlonio, An- 
drea, Maddalena, Fregnan Carlo — Zannantoni Marianna 
(Dosoledo) pel nome Giovanni Maria — Nan Don Se- 
condo (Calizzano) pel nome Giaseppina — Pcrsoncni^ A- 
gncse Ved. Bettinclli (Sondrio) pel nome Aitnese — Cima 
Maddalena (Roccaforte Ligure) pel nome Carlo Giovanni 
— Mapelli Giiilia (Milano) pei nomi Giovanni, Maria 
Ausilia — N. N. a mezzo Don Savare (Firenze) pei nomi 
Siro, Giuseppe — Uoctto Kosina (Torino) pei nomi Giovanni 
Giuseppe — Famiglia Gallo (Torino) pel nome Ermene- 
gilda — Poggi Maria Ved. Ambrogio (Casalpusterlengo) 
pel nome Amhrogio — Loss Pasqiia (Imer) pei ncmi lii<r- 
tolo, Maria — Testa Beatrice (Bra) pel nome Beatrice — 



FaiTiiglia Cauda (Torino) pel nome Carlo — Picconatto 
Rosina per Ricca Orizia (Torino) pel nome Orizta — N. 
N. pel nome a 2 battezzandi ad libitum — Gasparinolto 
Olga (Venezia) pel nome Olga Maria — Scminario Ve- 
scovile Camerata San Slaciislao (Acireale) pel nome Luigi 
Callislo — Salcsiani Coletii (\enezia) pel nome Gaspari- 
notii Giuseppe — De Fidio Don Antonio (Andna) pel 
nomi Franco, Xicola — Pederzini Amelia (Crevalcorc) pel 
nome Maria Immacolala — N. N. a mezzo Guerritn Ales- 
sandro (Novoli) pel nome Michele — Rinaldi Maria (Nizza 
Monf.) pel nome Maria Angela — Salezzoni Cliiara (Gal- 
liano) pel nome Giovanni Guglielmo — Pasnuin Maria 
(San Giorgio Rich.) pel nome Giuseppe — Arcidiacono 
Nicola M. Pruno (Rossano) pel nome Giovanni Bosco — 
Garbaccio Leone (Mosso S. Maria) pel nome Leone — 
Garbaccio Poldina (Mosso S. Maria) pel nome Poldtna 
— Alunni 4* Istituto Sczione B. Colleuio Arcivescovile 
(Saronno) pel nome OrV.funni Bosco — Hoy Suor Aurclia 
(Guspini) pel nome Murgia Fedela — Savart: Don Ber- 
nardo (Firenze) pei nomi Leonello, I'irgiho — Mariani 
Maria (Milano) pel nome Caria Rnsi Elsa — Spreafico 
Teresa (Castelvaccana) pel nome Mirella Maria — N. 
N. pel nome Rabo Domenico Giuseppe — Masutti Don 
Paolino (Tavaunacco) pei nomi Maria Caterina — Uri- 
zioni Giovanni (Piano di San Mariino) pei nomi Teresina. 
Giovanni Maria, Battista — Bolis Piera (Casirate d'Adda) 
pel nome Piera — I^nzini Don Atiilio (San An.lrea Pelago) 
pel nome Caterina — Prino Don Giu'ieppe per Perone 
Nina (Quarona) pel nome Riccardo — Fratelli Kicco (Spe- 
zia) pei nomi Teresa, Luigi, Teresina, Giuseppe - Bianclii 
Benvenuto (Bergamo) pel nome Margherita — Conero 
Clementina (Campobasso) pel oome Gioianm — Vitio 
Proi. Nicola (Cosenza) pei nomi Giuseppe Mana, Cn- 
stoforo. 




Vocalc molto usala i il mio PRIIERO 
net Bel Paese dove rtLTRO suona... 
^ articolo il TERZO: a m INTERO 
speine ai lapini la pleli riilona. 

II. 

Iliitica genie hal nel PRIMIERO. 
Del SECOHDO nn imit tx-impero: 
Qnanli « ne van al timileio, 
per lita tidotia neir.HT'RO! 



Se Irapponl al PRIMO nn P 
Ai canonic! si afli: 
Se v'aggiungi all'UlTRO un T 
Ei trasiotmasi in citii: 
A decllrare il mislero 
Avei mostri In te I'lNTERO. 
II. 

Un camp] lavotalo 

e il bloico non I'ha toccalo. 



T,, i MlBloti Che . entio il Hovimbte - invieranno I'esalla soluiiont "'l«99"o_- 

(mu.lr.lo). - Benedettl - I SOLDATI DI CRl 



Anno VIII -Num. 11 



15 NOVEMBRE 1930 (IX) 

PUBBUCAZIONE MENSILE 



C. C. Posta'.e 



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<so»at ivt A.ieio 

Un fatto nuovo. - Festa e inissionl. - Propaganda. 

Dalle loatane MisslonI: Bororos in vacanza... - 11 tempio del 500 Kami. - Lotta con un serpente. 

- La conipagnia di San Luigi in Assam. - Impressioni d'Oriente. • Consegucnze d'un fatlaccio. 

- I denti sopratutto. 

So « glii per II moado: L'elefante al lavoro. 

Raccoaio: UKE WAGUU. 

Tra le leggende del popoll: Narrazioni religiose su< cani. - It pavone e le sue penne. 

Carlositi del paesi dl mlstloae. — Cronacbatta mItsUaarla. 




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A quanti amano il bene 



Agli amici dalle nostre Missioni e Lettori 

del periodico rivo'glamo vivamente una pre- 

ghiera: di voler rinnovare senza indugio 

I'abbonamento a 

GIOVENTO MISSIONARIA pel 1931 

A questo scopo traveranno unito al pre- 

sente numero il Modulo (Rosa) del nostro 

Conto Corrente. 

Ricordino i nostri Amici: 

1 - Di specificare che si tratla di abhona- 

mento a Gloventu MIssionaria pel 1931. 

2 - Scrivere chiaro e completo I'indirizzo, 

colla relativa via e provincia e numero 
del quartiere postale. 

3 - Si prega di indicare sempre se labbona- 

mento e NUOVO, oppure RINNOVATO. 

4 - Chi spedisce con altro mezzo Vaibona' 

menio, Vindirizzi esclusioamen'e alia 
Amministrazione di "Gioventu MIs- 
sionaria " — Via Cottolengo, N. 32 
- Torino (109). 



AMOMAMBNTO:;!!^^ 



Annaale L. 6,20 - Sostanltor* L. 10 — Vitalizlo L. 100 
„ L. 10 - „ L 15 - , L. 200 



Ann J VIII - Num. 11 



Pubblicazione mensile 



Novembre 1Q30 (IX) 




GIOVENTU MISSIONARIA 



UN FATTO NUOVO 



Un fatto nuovo nella storia delle Missioni 
e stato riuteressamento che Industriali e 
Commercianti d'ltalia hanno diniostrato per 
le Missioni Cattoliche, offrendo quale omag- 
gio giubilare a Sua Santita, generosi doni 
destinati alle INIissioni. Un apposite Comi- 
tate Nazionale lancio I'idea, e i doni svaria- 
tissimi affluirono da tutte le regioni della 
Peuisola: risposero all'appello 85 ditte offe- 
renti tessuti; 87 offerenti arredi sacri; 35 of- 
fereiiti articoli di cancelleria e scolastici; 
15 offerenti saponerie; 11 offerenti mobili; 
14 offerenti cererie; 15 offerenti articoli ali- 
mentari; 17 offerenti libri; 38 offerenti mer- 
cerie; 4 offerenti veniici; 17 offerenti lavori 
in ferro; 21 offerenti bianclieria e teleria; 
7 offerenti calzature; 2 offerenti copertifici; 
14 offerenti carta; 14 offerenti oggetti da 
tavolo; 28 offerenti vini e liquori; 1 7 offerenti 
■conserve alimentari e niarmellate; 20 offe- 
renti ombrelli, cappelli, ecc; 21 offerenti 
utensili da cvicina; 45 offerenti niedicinali; 
54 offerenti oggetti diversi, fra i quali un 
autocarro. 

E risposero anche vari Istituti Bancari 
mettendo a disposizione del Comitato una 
bella somma, coUa quale si provvidero altri 
doni particolarmente utili. 

Tutti i doni per\'enuti a Roma furono 
esposti in una bella «mostrai) nella Citta del 
Vaticano, aperta il 4 ottobre alia presenza 



di Sua Santita. I<a cerimonia riusci interes- 
santissima: il Santo Padre percorse tutto 
il padiglione soffermandosi ad ammirare i 
bei regali, poi si assise sul Trono e ascoltb 
I'indirizzo rivoltogli dal Sen. Cavazzoni, 
presidente del Comitato. 

Sua Santita rispose esprimendo la piii 
viva riconoscenza sua, dei missionari e delle 
missioni a tutti i generosi offerenti. E con- 
tinuo; 

Tutto hanno data i cari missionari per 
qiiella grande opera si pud ben dire non 
iimana ma divina, delle missioni, e tutto spen- 
dono: il loro sudore, i loro sacrifici e bene 
spesso il loro stesso saiigue. 

La mano dei huoni offerenti raggiungeva, 
quindi, benefica i lontani figli, recando loro 
un aiuto quanta mai utile e caro. 

Ma non solamente dei diletti missionari il 
Santo Padre era interprete nel ringraziare 
quel cari doiiatori, ma anche di tutte quelle 
creature di cost differenti colori, lingue, stirpi, 
e parti del mondo, delle quali i missionari e 
le missionarie vanno in cerca per lame oggetto 
delle piii caritatevoli cure. 

La visione che questo pensiero suscitava 
nel paterno cuore dell' Augusta Pontefice era 
magnifica, ed Kgli invitava i presenti a goderne 
con gli occhi dello spirito I'ineffabile spettacoio. 

Tale visione era costituita da una moltitu- 
dine di cuori, che da tutte le direzioni sparse 



•^ 221 ^ 



ftella vastitd di tin imtnenso orizzonte, ove 
Ziungera il contribiito della caritA, rivolgevano 
i loro rinqraziatnenti allcUnosi ai donatnri 
di tante belle ed titili cose (i). 



(i) Osservatore Romano, 5 ottobre. 



11 « fatto nuovo » si ripetera, speriamo, 
negli anni venturi sempre con maggiore ani- 
piezza — e non solo in Italia — e costituiia 
un altro considerevole aiuto, un'altra opera 
provvidenziale a favore delle Missioni Cat- 
toliche. 



NELLE RETROVIE 



Fesfa 



e mtssioni. 



Nell'Istituto D. Bosco, in Vallecrosia 
(Bordig/iera) la sera del 1° agosto u s. ebbe 
luogo una gentile e cara riunione di fanciiille, 
signorine e signore, ospiti per la cura balnc- 
are, alio scopo di presentare oniaggio d'augurio 
e di gratittidine alia ottima Direttrice del- 
I'lstituto medesimo, la Rev. Suor. Angiolina 
Cairo. 

Fii veramente iin conviio di anime adrinate 
in un cenacolo di rara bellezza: tra le palme 
ed i fiori, sotto I'immensitd del cielo stellato, 
al mite raggio di I una, dinami all'imniensita 
del mare. Alio splendore della natiira si ag- 
giungevano motivi di grandezza spirituale: la 
vigilia della solenniid della Madonna dcgli 
Angeli, e il primo venerdi del tnese. 

Musica e poesia assumevano toni e accenti 
piu suggestivi nel valore inestimabile dell'ar- 
monia di anime, che la mattma dello stesso 
giorno avevano offerto al Cuore di Gesii una 
Comunione riparatrice. 

Con I'omaggio di augurio fu presentato il 
dono della somma occorrente per sommini- 
strare il battesimo a due bambine siamesi, 
alle qiiali verrano impost i i notni di Angiolina 
e Sofia Cairo. 

II pensiero delicato commosse la Rev. Di- 
rettrice festeggiata e r. .sci ollremodo gradito. 

£ desiderio delle offerenti die la pubblica- 
zione dell'atto lodevole sia esempio a quante 
altre manifestazioni del genere avvengono, 
nelle case salesiane, affinche si moltiplichi I'a- 
iuto delle Missioiii, e, per esse, si espanda 
sempre piit, e sempre meglio il Regno di Dio 
sulla terra. 

Prof. PlERINA Margherita STOPri.VO. 



Ai due battesimi cui allude la bella corri- 
spoiidcn/a fu aggiumo un teizo col nome di 
Jiina Turchi. 



Propaganda. 

Torino, 4 Ottobre 1930 (VIII). 



Carissima « Gioventii Missionaria », 

Trovandomi per un po' di tempo in vacanza. 
ho cercato di procurare degli aniici alle Mts- 
sioni. F. come? Ho pensaio di tenere una con- 
ferenza sulla Missione a cui i miei Superiori 
mi hanno destinato. Accorsero numerosi i miei 
cari compaesani, dimostrando tutto I'interes- 
samento che in loro suscitava I'argomento. 
Concliisione pratica della conferenza ju I'oj- 
ferta di L. 50 per il battesimo di due cinesim; 
battesimi di cui ho promesso di interessarmi 
io stesso nella mia prossima andata in Cina. 
1 due bimbi dovranno portare il nome di: 
Giuseppe Voltana {San Giuseppe i il patrono 
del paese che porta il nome di Voltana), e 
^laria Voltana. Altre ofjerte si raccolsero e 
si pensb di battezzare un terzo fanciullo col 
nome di Antonio Montanari, in ricordo della 
mia antica maestra che ju anche la maggior 
offerente. Altri poi promisero che a suo tempo 
mi avrebbero inviato ofjerte per altri battesimi 
quando io jossi arrivato in Cina. Credo che 
non sarai malcontenta che ti abbia procurato 
nuovi amici e spero che il mio esempio sard 
stimolo ad altri giovani Missionari a farsi 
avanti coraggiosamente. Ti prego raccoman- 
dare la mia Missione ai tiioi amici. 

Dev.mo in Cristo Rege 

R. V. 

Missionarip in Cina, 




Ǥ: 222 ^ 




Noviziato Missionario delle Figiie di Maria Ausiliatrice 
in Casanova di Carmagnola. 




L'n ceutiiiaio di « Aspiranti Missionarie » 
flttfiidono al loro noviziato nella Casa delle 
Figlie di M. A. in Casanova di Caim; gncla. 

I nostri Cooperatori, concsoendo delle 
giovani die abbiano vocazione missionaria, 
si compir.cciano indirizzarle all'Istituto delle 



Figlie di Maria Ausiliatrice, chiedendo in- 
firniEzioni al rignardo alia Rev. ma Madre 
Generate, Piazza Maria Ausiliatrice, 5 — 
Torino (109) o alia Rev. ma Direttrice detle 
Figlie di M . A. in Casanova di CarmagnoLi 
(Torino). 




-^ 223 :^ 



DALLE LONTANE MISSIONI 

BOROROS IN VACANZA... 



Sangraduiiro, 22-VIII-1930. 

Siamo a meta agosto e per inostri Bororos 
e I'epoca delle... vacanze. Dopo aver passato 
uii anno nella dolce liberta (iella Colonia 
col missionario, questi cari pueri centum 
annoritm, sentono bisogno di un poco di 
svago. I/epoca e propizia; per i lavori agri- 
coli della futura campagna, tutto e pronto 
e ben volentieri si accondiscende a qnesto 
giusto desiderio. 

Ed ecco i Bororos a caccia in mezzo alia 
foresta, suUa sponda dei fiumi a pesca, nella 
vita piii spensierata, in perfetta vacanza 
secondo i loro gnsti. 



Siamo pero ben lungi da «vm passo in- 
dietro »; che anzi sono ovvii i vantaggi fisici, 
ed il missionario si st'orza, da sua parte, 
perche il morale non ne soffra. Per qnesto 
non manca di far visite e passare magari 
qualche giomo in loro conipagnia; il sno 
arrivo e una festa, specie per i piii piccini. 

La foresta foniisce ogni specie di selvag- 
gina, il fiiime svariati pesci, le pakne un 
gustoso midollo e perfino un succo tale da 
surrogare il... vino. Ma non foniisce tabacco, 
farina di mandioca, rimedi a qualche indi- 
sposizione, cose che il missionario porta seco 
e distribuisce assieme a qualche buona pa- 
rola. Riunisce i Bororos anche per la Santa 




I) In ccrca del nild<illo ill palma. — II) Una magniflLa palma atterrata dai Hororos per eslrarvl II via' . — 
III) II missionario esamliia jill arllgll dl un lormlchlere ucclso. — IV) II missionario vislta I lioroma. 



'^ 224 ';&' 



I\Iessa e per il catechismo; quanto bene fanno 
queste cure per I'aninia e per il corpo. 

E tali visite, alle volte, soiio davvero prov- 
videnziali. 

Ricordo. Avevo appena battezzato un 
neonato, che poclii gionii dopo nioriva, 
qiiaiido mi chiamauo in tutta fretta. Accorro, 
e trovo un povero Bororcs in preda ad atroci 
dolori. p;ra andato al funne a prendere acqua 
ed era stato niorsicato da una « Jararaca », 
un serpentello velenosissimo. Quanto mi si 
strinse il cuore al pensare che non avevo le 
opportmie iniezioni che, richieste, ancora 
non mi erano arrivate. Voleva fare qualche 
cosa col cauterizzare la piccola ferita, ma 
il paziente non voile, come rifiuto ogni be- 
vanda forte che gli offrivo. 

Trovandomi impotente a dargli qualsiasi 
sollievo fisico, rivolsi ogni cura all'anima. 
II poveretto era ancora da battezzare ed il 
peggio e che si era sempre mostrato refrat- 
tario. Raccomandai la cosa alia IMadonna 
ed entrai in argomento. 

Grazie al Signore, la cosa ebbe in breve 
esito felicissimo ed il povero Bororcs riceveva 
con devozione il S. Battesimo attemlendo 
poi rassegnato la morte. Baciava di tanto 
in tanto la medaglia della Madonna ed il 
Crocifisso che gli avevo messo al cello. 

Al mattino seguente, fra atroci spasimi. 



era volato al cielo. II Signore giiida.i passi 
del INIissionario, lo protegge; il suo lavoro 
continua anche nelle vacanze. 

D. CESARE Al.BISETTl. 



SUO RE MISSION A RIE 

L'Istituto delle Figlie di Ulana Aiistlia- 
irice, fondato da D. Bosco nel 1872, cinque 
anni dopo (nel 1877) inviava in America il 
primo griippo di snore missionarie : oggi esse si 
estendono, svolgendo un fruttuoso apostolato , 
nelle due Americhe, neW Africa e neU'Asia. 
Oltre 2000 Suore altendono presenlemente al- 
revangelizzazione del pagani e degli inledeli 
con svariate opere che vanno dagU ospcdali, 
agli orjanolrofi e alle sciiole di tutie le specie. 

Per preparure nuove reclute, I'Isiituto ha 
aperto speciali case di formazione spirituale 
e tecnica: a BESSOLO (Torino) per le aspi- 
ranti missionarie dai 14 ai 16 anni — a 
TORINO, Casa Madre Mazzarello, Via 
Cuniiaiia 14 — e a CASANOVA DI CAR- 
JMAGNOLA (Torino). 

A queste case si posscno rivolgere le gio- 
vmette aspiranti alle missioni per le do- 
mande di accettazione, e per gli schiari- 
nienti opportuni. 



FAMOUS PL«CeS ntiD FINE PKObPEKTi, IN ^YttHflftEl/ 




B. 2912 



IJ panorama dal lempio del SOO Kami. 



-i' 225 s= 




IL TEMPIO DEI 
500 KAMI 



111 una scoscesa inoutagiia, da cui si gode 
uno dei panorami piu belli del Giappone, 
tanti e tanti atiiii fa, all'epoca in cui dal- 
rindia fu trasportata la religione di Budda 
in Giappone, un celebre bonzo portando al- 
cuni idoli si fenno su questa montagna. Un 
500 anni fa, visto che questo luogo era assai 
indicate per la coiiteniplazioiie e la preghiera, 
vi si trasportarono altri bonzi die cogli edi- 
fici iniziarono altresi la costruzione di varie 
specie di kami (o uomini celebri) scolpendoli 
nella pietra con un certo inoviiuento di tonne 
da renderli anche graditi a vedersi. Domiiia 
sull'altare un gran Budda e sotto a una 
grande spaccatura nella -viva roccia sono 
allineati i piccoli monumenti destinati a 



(Di fianco) 
f.o scheletro del diavolo act iemplo. 



eteniare nel niarnio queste quasi divinita. 
del Buddisnio. Manco dire clie il buon po- 
polo le adora come tali. 

Gli spregiudicati si inerpicano fin su per 
godere di un bello spettacolo di panorama e 
fare una gita. Intomo al teuipio si sono 
accumulati avanzi antichi di sculture, pit- 
ture e curiosita giajiponesi, fra cui uno sche- 
letro (che i ciceroni che vi accompagnano 
per le spiegazioni vi giurano essere auten- 
tico) del demonio die apparve sotto fomie 
umane nel Kyushu. Gli autichi reggitori 
del Giappone dotarono di beiii il tenipio di 
Rakanji, che ora appartiene alia cosidetta 
setta bonza Sodoslni 

Col nostro D. Toniquist e D. Piacenza 




L'laleroo del Iemplo del BOO Kami, 

-^ lid .-^ 



discendevamo dalla montagiia sacra con 
I'animo vuoto, perclie in questi luoghi, per 
affascinanti clie possano essere dal puiilo 
di vista panoramico o artistico, regna la 
inorte e il denionio, siamo attratti da ripe- 
tuti colpi di taniburi... Avvicinandoci, ar- 
rivianio proprio nel memento in cui le au- 
torita di Nakatsu fanno I'offerta per la festa 
del boil. 

II boil e la ricordanza dei morti. Nel mese 
d'agosto i giapponesi celebrano questa festa. 
Grandiosa concezione! Gli spiriti dei morti 
vaganti pel mondo ritomano alia famiglia. 
Davanti alle case sid fare della notte un 
fuocherello di pezzi di pino odoroso gnida 
e richiama lo spirito alia primiera dimora. 
Entrando e preparato il banclietto e allora 
la famiglia con lunii accompagna gli spiriti 
al sepolcro. Per quelli morti in acqua si illu- 
minano pietosamente le onde o le sponde, 
e al mattino sull'albeggiare si gettano in 
acqua barcliette di legno o di giunco conte- 
nenti diversi cibi. Grandiosa ridda di si^iriti 
vaganti per terra e per mare, die reclamano 
e trovano riposo. 

Le autorita si avvicinavano al luogo sacro 
su cui erano aecmiiulate le ofEerte, offrivano 
il verde ramo, mentre aH'intomo dalle barche 
ornate di splendidi tessuti e che contenevano 
gli spiriti vaganti dei villaggi dei dinton'J 
rullavano numerosi i tamburi. 

Don V. CiMATTi. Miss. Salesiano. 




II templo del 500 Kami. 




I SCO Kami. 



-B 111 ^ 



LOTTA CON UN SERPENTE 



Fra gli iiidi del Rio Xegro vige I'idea clie 
il fuggire davanti ad un serpente, e segno 
di vilta e codardia. Percio i ragazzi si abi- 
tiiano sin da piccoli ad affroiitare il serpente 
clie fiuisce sempre per perdere nella lotta 
contro I'uonio. Agli amici e lettori di « Gio- 
ventii llissionaria » voglio narrare come i 
nostri aluiini indigeni della IMissione di Ta- 
racua attaccarono ed uccisero un serpente 
lungo metri i .80. 

Sjcondo I'usanza della Casa, i giovani 
debbono prendere ogni giomo il bagno prima 
della ceua: e un eecellente aperitivo. Una 
sera :nentre gli alunni si spogliavano, videro 
venire nel mezzo del fiume un bel serpente. 
Provvedutisi subito di pietre e bastoni aspet- 
tano che si a\^dcini, e poi, dato un gtido 
di gioia (come ammnzio di battaglia) si Ian- 
ciano nel fiume e circondano la preda. II 
serpente solleva in alto la testa, apre smisu- 
ratamente la bocca, gonfia il collo e pare 
dica loro: « Guai a clii si avvicina ». I ragazzi 
invece, per nulla panrosi, anzi orgogliosi di 
un nemico si fiero, striagono sempre piii il 
cerchio assalitore; un giovane piii audace 
scarica la prima bastonata e poi come un 
pesce si tuifa e scompare. L'animale furioso 
lo insegue inutilmente; un secondo giovane 
gli scarica una seconda bastonata e poi se 
la svigna come il primo. Cosi fanno tauti 
altri. Le grida di « bravo, bene, picchia sodo! » 
si altemano e si confondono col sibilo terri- 
bile del serpente che si drizza minaccio.so, 



e ora si getta da una parte ora dall'altra per 
sbandare gli assalitori. In tanto che i colpi 
si succedono non sempre giusti, il serpente, 
approfittando di una apertura del cerchio, 
si da a precipitosa fuga, rifugiandosi in un 
buco della spouda. Un grido di rabbia e di 
sdegno erompe dal petto dei 38 alunni, che 
si avvicinauo alia riva. Fortunatamente il 
buco era piccolo e im pahiio della coda ri- 
mase fuori e fu una buona occasione per ri- 
prendere la battaglia. Un giovane I'afferra 
e tira con forza, ma il serpente resiste. Si 
avanza allora un grandicello e dice ri.soluto: 
— O tutto intiero o un pezzo uscira! T.'af- 
ferra con ambe le mani e, dato uuo strappo 
fortissimo lancia l'animale a quattro metri 
di distanza, proprio nel mezzo dei compagiii 
che continuavano a nuotare. ho spettacolo 
che successe, fu divertentissimo e degno 
di una pellicola. 

Al cadere del serpente sulla superficie, 
tutti i giovani disparvero sotto acqua per 
ricomparire in breve a qualche di-stanza e 
riprendere la lotta. 

ha battaglia e furiosa ed interessantis- 
sima, le grida incalzano con calore, i colpi 
si succedono con rapioita e, benche il ser- 
pente abbia fatto I'ultimo sforzo per rag- 
giungere qualcuno degli assalitori e offen- 
dere, deve cedere e rassegnarsi a essere ^•it- 
tima della baldanza giovanile. 

Don GiACoxi; Antonio 
Missionario Salcsiaiio. 




=a.' 228 ,Tv 



LA 

COMPAGNIA 

DI SAN LUIGI 

IN ASSAM 

Co 



Se ben ricordo er;u'anio in sul principio 
dfU'anno scolastico allorche un giomo rac- 
contai ad un bel gruppo di vispi bambini 
Khasi la vita dell'angelico Patrono della 
gioventu, S. I^'.igi. 

Ho sempre presente quella scena; alcuni 
dei piii piccoli se ne stavano accoccolati su 
una stuoia, altri facevano tutt'intomo una 
bella corona di teste dai capelli arrufEati e 
dagli ocelli grossi e neri die mi fissavano 
ill volto come trasognati. 

In quel religioso silenzio parlai loro del 
(I Giglio di Castiglione i; delle grandi ricchezze 
ed onori die aveva nel mondo e da cui si 
stacco per ainore di Gesii Crocifisso. Parlai 
dei primi tempi ddl'Oratorio quando Don 
Bosco entusiasmava i gio\'ani a celebrare 
con grande soleiinita la festa di S. I/Uigi, 
della processione con canti e suoni, e dei 
piccoli Luigini clie volevano ad ogni costo 
seguire il loro grande Patrono, 

Ad un tratto, un fragolo, die tutto il tem- 
po aveva tenuto la bocca spalancata e il 
naso ill aria per non lasciarsi sfiiggire nep- 
]3ure una parola, scatto in piedi e: <■ Broddr 
(fratello) — grido — e perclie non facciamo 
anclie noi come i ragazzi d'ltalia? Sal, an- 
cli'io voglio essere un Luigino! — Si, si! — 
soggiunsero gli altri' — facciamo anclie noi 
una Compagnia! [Jinpasylhk!). Mettianioci 
d'accordo e incominciamo subito! Viva San 
Liiigi! ». 

E la Compagnia incomincio. lo temevo 
die fosse un fuoco di paglia e clie ben presto 
San Luigi perdesse ogni cliente; ma m'in- 
gannai. I I,iiigini furono ledeli alia loro pro- 
niessa. Nessuno di essi diserto dalla com- 
p.igiiia ed ora vaimo orgogliosi di chiamarsi 
i « soldati di Cristo ». Ben presto altri fecero 
donianda di partecipare alle nostre adunanze 
e cosi ora sono trenta i piccoli Luigini. 




Quando trovai un quadro del Santo fu 
una festa per tutti i soci. Non si stancavauo 
di osser\'arlo e mi tempestavano di domande, 
una piii originale dell'altra. II cohuo della 
gioia poi fu quando promisi loro di pigliare 
una fotografia e d'inviarla in Italia per farli 
conoscere da tanti altri Luigini die vogliono 
loro molto bene. — Vedrete — andavo loro 
dicendo — die bella bandiera e die bei 
distintivi i vostri fratellini lontani vi rega- 
leranno. Pregate S. Luigi ed egli sai)ra tro- 
vare tanti Luigini die saranno felici di man- 
darvi tante belle cose! ». 

Ed ecco la fotografia dei soldatini Kliasi! 

Cari lettori, essi vi vogliono tan to bene 
e vi mandano un mondo di Khiiblci (sa- 
luti). Peccato, die non capiate ancora la 
loro lingua! (^hi sa die un bel giomo qualcuno 
di voi venga qui in Assam per suscitare tanti 
altri Luigini! Oh, se sapeste quanti teiieri 
binibi vivono ancora nella piii grande igno- 
ranza religiosa, perclie non lianiio nessuno 
die po,ssa schiudere I'anima loro al Sole di 
\'erita! 

Ora mi raccomando, per carita, die non 
mi facciate fare una brutta figura! lo ho 
promesso solennemente die voi avreste loro 
mandato uno stendardo con I'immagine di 
S. Ivuigi e una trentina di distintivi. Cosa 
mi direbbero i miei neofiti se non avessero 
a ricevere nulla? 

Essi mi incaricano di assicnrarvi delle 
loro preghiere per voi e per le vostre fami- 
glie; e dirvi che desidererebbero tanto di 
vedervi e che vorrebbero mandarvi un 
grosso elefante carico f!i pietre preziose... 
se I'avessero! 

Shi I long, I'j sett. 1930. 

LiiGi Rav.m.ico 

Missionario Salesiano. 



^ 229 .Tfc 





D'ORIENTE 


Saleslano D. MAREGA 


® 


4) liicantatori di serpenti che 


presto tardi finiscono 


vittime dei loro allievi. 


5) La palma piii caratteristica 


a ve:'taglio. 


6) Misstonari Salesiani in 


Cina, 


7) II sorriso di un piccoln 


Siamese. 

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CONSEGUENZE DUN FATTACCIO 



(Conlinu izionc) . 



Pochi convenevoli general! seiiza eutrare in 
argoniento alcuno, e subito mi invitarono 
a visitare il jMvero nialato. Quando mi di- 
sposi alia visita niedica..., credo che avevo 
fissi su di me mia ottantina di occhi spalan- 
cati. II silenzio era di quelli deUe graiidi 
solennita. 




Due kharetti hallezzall col misslonarlo D. Darde. 

Disteso sul giaciglio I'infenno non pre- 
sentava che uii semplice fonnicolo nell'anca 
dfslra. Acciisava (1< lori acutissimi e un 
febbrone lo divorava. II termometro segnava 
3</'5'. Kbbi un nioniento di dubbio e di ti- 
more. 

All'esame presento uii iimlcmdo ed este- 
s'ssinio tumore con caratteri di gravita, 
Iratlandosi che si estendcva fino alia regione 
rcnakv 

11 Kivaro di sua natura si o])pone Icna- 
cenitnte a fiualsiasi o]xrazione ohirurgica 
e guai a parlargh di bisluri o di tagli sulla 



came. Gli praticai senza a\'^-isarlo una inie- 
zione di assaggio e quando I'ago noto e 
aspiro alia profondita di 4 cm. un pus spesso 
e putrido. fu un grido comune degli... assi- 
stenti. L'infermo reso partecipe della mera- 
viglia comune, mi dice conmiosso: — Taglia, 
Padre, e taglia abbastanza profondo. — 
Caddi dalle nuvole e senza farmelo ripetere 
operai. Quello die segui, lo si puo facilniente 
immaginare. lo credo che a dieci kilonietri 
di distanza si udirono le sonanti esclamazioni. 

Mentre ero intento alia disinfezione, il 
vecchio padre del malato, in mezzo a un 
religiose silenzio, pen,sieroso, esclama: — - 
Com'e onnipotente Iddio! Vedi cpii come 
sa sanare bene! — Annuirono tutti col capo, 
compreso il Missionario, il quale si trovo 
senza parole davanti a una simile espres- 
sione. I commenti, finita I'operazione, furono 
animatissimi, tanto piii che il malato aveva 
detto che si sentiva bene e voleva mangiare. 

— Lo stregone — disse con fine politica 
il capitano — lui pure stregone — per certe 
malattie lo stregone scherza e inganna 
quando dice che uno resta curato per le sue 
t'attuccherie, ma il Padre, no! 



// nodo della questione. 

A notte, dopo le orazioni recitate da tutti 
in comime, il capitano mi si avA'icina e: 
— Dimmi, Padre, ti accontenti di un porco 
come paga? — Risi a crepapelle mettondo 
in serio imbarazzo il mio interlocutore. II 
poveretto si pensava che, come gli stregoni, 
io domandassi ]ier compenso tutto cio die 
(li migliore avcssi visto o saputo die c'era 
ill casa sua, e mi oi^riva, alfine di assicurarsi 
lo schioppo, un porco grasso. 

Spiegare che il Padre non voleva nulla, 
ma lo faceva perche voleva loro bene, fu 
dar la .stura a commenti lepidissimi che du- 
rarono fino allc ore piccole della notte, 
quando disteso Sulla nuda terra domandai 
die per favore si tacesse per poter chiudere 
i miei occhi al .sonno. 

Alle quattro del mattino la voce del cajxi 
svegliava tutti perche... le donne preparas- 
sero il mangiare e gli uoniini si apprestassero 
ad udire la Messa del Padre, che fu a.scoltata 
vcramente con... deferenza. 

Quel gionio riniasi cola per curare aiicora 
il malato e fu gioriio di festa pc-rdie per 
oiiorare il Padre ammazzarono un maiale. 
II malato aveva dormito bene, e sentiva 



^ Ihl re^ 



fame...! Era il trioufo della scienza nieilica 
del Padre. Ora dunque potevo sfruttare la 
circostanza. 

Quaudo a sera si riunirono attomo a me 
per sentinni raccontare, abbordai il niio 
anfitrione, il terribile capitano e coniinciai 
a riprenderlo della guerra e dell'oniicidio 
commesso niesi prima coi suoi soldati. 

— Era un dovere, mi rispose serio. Do- 
inenico Tibinna mi ammazzo due soldati: 
dovevo ammazzargliene io pure due a Idi. 
Ora ci siamo pagati. 

— Vergogna! gli risposi, vecchio come 
sei, atnmazzare i Kivari come se fossero 
cervi, o lontre, o maiali. Di clie cosa e fatto 
il tuo cuore? 

Bene! la sia finita, Padre, mi soggiunge 
dopo un poco. E vero! sono vecchio e ho 
gia molti nipoti. Presto entrero anch'io nella 
carriera di Gran Parroco. A\'viserai i miei 
nemioi che non abbiano piii apprensione 
alcuna. 

Se non fosse stato perche era presente 
quel vecchio e giudizioso Kivaro che aveva 
provocato la mia andata a quella Kivaria, 
avrei preso la cosa come un palese inganno. 
Quel buon Kivaro mi assicuro che presto 
il Capitano sarebbe stato... promosso a 
Gran Parroco cioe all'anzianita che gli 
da diritto e facolta di celebrare e dirigerc 
molte cerimonie inti:ne della loro vita fa- 
niiliare e delle quali noi o sospettiamo I'esi- 
stenza, o confusamente siamo al correntc. 

Speriamo sia vero cio che mi disse e die 
ce.ssi di esser la causa di tanti om.icidi. Pare 
certo che egli stesso abbia ammazzato da 
4 a 5 Kivari e abbia diretto le operazioni 
per ammazzame altrettanti. E se sapeste 
con che disinvoltura e con che strana scal- 
trezza! 

Pregate, amici miei, perche la moite lo 
colga almeno pentito dei suoi misfatti! 

Aff .1110 
Sac. Giov. M. ViGNA. 



I denti soprafutto. 

\'o! dovete cusiodire I'annna come la pii- 
pilla dc«li occhi vostri, era il tenia che mi 
ero pretisso di svolgere in una conferenza 
ad un gruppo di ragazzi. Avevo scritto il 
discorsino, studiato per bene, I'avevo per- 
sino recitato ad un Confratello che mi aiuto 
frateniamente a niigliorarlo! Venne I'ora 
dell'adunanza. Una ventina di giovani sono 
accoccolati per terra {alia Siamese) ed io in- 
comincio. 



— Dimmi lu, Joseph, che cosa r piii pre- 
zioso: la matita che tieni nelle main o il tuo 
dito? 

— // dito, Padre mio. 

— Bravo. Tu Jacob, se ti facessero la pro- 
posla di rubarti la malita o di tagliarti un 
dito, come faresti? 

— Oh Padre, do la matita c anche i' iibro; 
ma rcsti il dito. 

E contiiiuai la graduatoria passando dalla 
matita al dito, alia mano, al naso, alle orec- 
chie, ai denti, con intenzione di arrivare, 
per via di esclnsione, alia cosa piii preziosa 
cioe I'occhio. (Jui sarebbe cominciata I'ap- 
piicazione della sentenza scritturale. 




Sua I. 

Ma avevo fatto i conti senza la logica 
terribilmente pratica di un cinesino di nome 
Sun I. 

— Dimmi, gli domandai , che cosa e piu 
prezioso il dente o I'occhio.^ 

— Oh questo poi no. Padre, scattb con un 
tono che non ammetteva replica. Vada il dito, 
Vorecchio, I'occhio, se vnoi; ma il dente poi 
no. Senza occhi si mangia ancora, senza denti 
si inuore! 

I miei uditori scoppiarono in una risata. 
Tiitti condividevano il parere di Sun i? 

Non lo so. Certo la gravita del mio ragio- 

iiamento resto talmente compromessa che 

mi rimase una sola via di uscita: canibiare 

discorso e sciogliere al piii presto I'adunanza. 

Egidio Botxain. Miss. Salesiano. 



« 233 ^ 




L'ELEFANTE AL LAVORO 



II ragazzo che legge storie di a\^entura 
k gia fauiiliare coll'elefante indiano. Lo 
conosce come il neniico della tigre, la torre 
da cui il cacciatore spiana il suo fucile ert 
il terrore di tutti quando e preso dalla paz- 
zia o quando e ferito da una nial appostata 
palla. Egli se lo inimagina su di una strada. 
noncurante delle cose piccole, nulla teniendo, 
nulla soffrendo ne da parte del clima, ne 
degli animali o degli uomini. Egli giusta- 
mente se lo raffigura come un colosso di 
forza, un re fra le creature, ed il padrone 
di una memoria tenacissima. 

Ma il quadro offre un altro aspetto, che 
forse sembra meno brillante. Attraverso 
tutta I'lndia, la Birmania, ed il Siam il 
compito di molta gente consiste nel tenere 
I'elefante al lavoro, curandolo alio stesso 
tempo, afiUnche si mantenga in vita ed in 
buono stato. II lavoro con un animale cosi 
potente e cosi forte sembrerebbe facile. Ma 
la Divina Provvidenza non vuole donarc 
all'uomo la forza deU'elefante senza esserc 



contraccambiata al prezzo di una cura in- 
finita. 

L'elefante e straordinariamente forte e 
maneggiabile come il miglior cavallo di que- 
sto raondo. Oualunque lavoro stia facendo, 
egli a\'verte continuamente il piu delicato 
profumo, il piu piccolo siiono, una cosa 
non ancora vista. Quando il lavoro e dif- 
ficile e richiede operazioni rischiose e grandi 
sforzi, egli prorompe in un barrito. I/ele- 
fante barrisce facendo un suono quasi si- 
mile ad un grido quando e in pericolo, in- 
vece quando e contento sembra che chiami 
dolcemente qualchedvmo. Nell'aperta jungla 
e continuamente in moto: le vaste orec- 
chie sventolano senza posa, mentre la coda 
si sbatte incessantemente sul dorso. Ha 
liisogno di poco riposo ma di molto cibo, 
(|uindi fa distanze lunghi.ssime nella jungla 
per cercarsiil cibo. E sensibilissimoalle nior- 
sicature ed ai pungiglioni degli insetti. La 
sua pelle tenera si piaga facihnente e si 
infetta alia piu piccola ferita. L'elefante sente 




// loro lavoro nel Slam consiste nel Iraspnrtare legnanc . 



^ 234 :& 



ir.olto il caldo e puo lavorare solamente iicllc 
stagioni in cui il cielo e coperto da iiuvole 
di pioggia, quando il sole e basso e le notti 
sono fresche. Nelle ore del mezzogiomo si 
spalma la pelle di un grosso spessore di 
fango umido per proteggersi contro gl'in- 
setti e contro i raggi del sole. Durante i 
mesi piu caldi viene lasciato libero per le 
jungle setnpre verdi dove i torrenti scor- 
rono dolceniente e dove I'abbondante ve- 
getazione gli procurano molt'onibra. E sog- 
getto a molte nialattie delle quali la piii 
teniuta & I'antrace. E abbastanza coniune 



inahoni (colui clie guida I'elefante) da ordini, 
ma pochi, poiche I'elefante sa c[uello clie 
c richiesto dalla circostanza. Puo rasentare 
ad un centimetre di distanza la china ri- 
pida di una coUina ove I'uonio deve viag- 
giare su gradini scavati nel dorso della col- 
lina. II lore lavoro in questa parte del mondo 
consiste nel trasportare legname giii per la 
collina, lungo i letti di torrenti e giu nei 
fiumi. AUora grandi pesi vengono soUevati 
sopra ogni sorta di ostacolo, sopra cate- 
ratte, sopra punte rocciose, giii per ripide 
chine. In ultimo i tronchi sono fatti scivo- 




Siam. - Va*elefaatessa col suo piccolo^ moHvo di festa per iutto // popolo. 



clie in un'ora, un elefante passi da im ap- 
parentemente buon stato di salute a morte. 
Gli elefanti selvatici sono abbastanza nu- 
merosi. Le loro zanne sono strumenti ter- 
ribili di morte. Mentre scrivo queste riglie 
mi e giimto notizia che un giovane elefante 
preso da pazzia, ha stritolato con le sue 
zanne un corriere che gli stava vicino. La 
pazzia s'impossessa dei maschi quando hanno 
poco lavoro. Questa si manifesta col gon- 
fiamento di due ghiandole ai lati della testa 
con accompagnamento di dolori e di una 
scarica di olio lungo le guancie. A tutto 
questo si aggiimge uno stato di ner\-osismo 
che sovente porta I'animale piu tranquillo 
a violenti eccessi di rabbia. La loro grande 
sagacita li rende ancor piu pericolosi. Ma 
questa stessa qualita li rende altrettanto 
piacevoli quando li si osserva al lavoro. II 



lare sui torrenti, per circa trecento miglia 
fmo al luogo ove vengono raccolti in grandi 
zattere. 

Tutto questo lavoro dipende dagli ele- 
fanti. 

Pochi viaggiano per cacciare I'elefante, ma 
molti vivono mantenendolo in vita. Non e 
facile e richiede una vigilanza continua. 

Sac. G. Pasotti 
Missionario iicl Siani. 

NB. — Questo ariicolo e dovuto alia cortesia 
di Mr. W. E'LLISON AWDE, il quale anche 
iiella jungla del Nord del Siam sa conservare 
projondo il ricordo di Dio e sa trovay tempo 
di dire ogni giorno il suo Rosario, e I'lifjicio 
della Vergine. 



« 235 ^ 




Sforia di 25 anni fa, narrafa da/ missionario D. A. Co/bacchini. \ 

(CONTINUAZIONE). 



VII. 



'rimi approcci. 



Due lune erano passate e Uke-wa^i'iit noii 
stava ancor bene da poter intrapreiidere 
la progettata spedizione. L'occhio gli fa- 
ceva ancor male, la ferita non era rimargi- 
nata e sebbene fosse vivo in lui il desiderio 
di partire, noi tutti lo dissuadenmio. Nes- 
suuo voleva esporre a pericoli la salute c 
la vita del nostro Capo da tutti amato e 
stimato intensamente. 

Un gionio Uke-maguu mi fa chiamare 
per dirmi: 

— Meriri-liuddda! lo per ora non posso 
andare. Voi non lo volete: per I'amore die 
mi portate vi opponete; ma io desidero 
che tu vada con quelli stessi che ti accon;- 
pagnarono gia e con altri quattro o cinque 
in pill. Va! Sii pnidente. Cerca di farti ve- 
dere e di a-v\'icinare c|iiei civilizzati, di par- 
lare cou essi. Io voglio sapere chi sono, cosa 
peusano, ([ual fine li ha condotti qui vicino 
a noi. Fino a che non sapro tutto questo, 
non saro tranquillo. Desidero proprio che 
tu vada... ma nessuno qui nel villaggio lo 
deve sapere: chiama i tuoi compagni per 
una pesca qui vicino, poi manifesta loro 
il mio desiderio. Assolutamente non voglio 
che Giri-ckureu sappia che vi mando da quei 
civilizzati. Hal capito? Sei pronto? 

— ■ Si ris])()si; oggi stesso parte. 

E feci come TJke-waguu mi avca dclto. 
I compagni erano ])ronti per la pesca e la, 
suUa spiaggia del Rio das Mortes. dove ave- 
vamo passata la notte, svelai loro il segreto 
e la volonta <lel nostro Cacico. Tutti rinia- 
sero contenli di essere stati scelti per I'im- 
presa e tutti si dicliiararono ])ronti ad esc- 
guirc gli ordini nel miglior niodo 2)ossil)ilc. 



Allegri ed orgogliosi del nostro nuovo 
mandato, sebbene fosse delicato e difficile 
di buon'ora partimmo, volendo arrivare verso 
sera al Barreiro, per poi al mattino dar ui- 
dizio della nostra presenza e incontrarci 
cogli stranieri e aprire le prime relazioni. 

Tutto ando bene. Verso sera siamo arri- 
vati al Kiigibbo (Rio Barreiro) e di li come 
I'altra volta facemmo, per il Paga-rogu 
(fiumicello chiamato Taxos che corre a valle 
dalla Colonia) attra verso il bosco, i cespugli, e 
le alte erbe ci siamo awicinati. Dall'ultima 
volta nulla quasi vi era cambiato. Solo 
avevate spinto i lavori, aumentate le ca- 
panne, e migliorata la prima, e fatta pin 
rada la foresta. Eravate lo stesso numero. 

Ho visto il P. Balzola che seduto vicino 
alia porta della capanna, guardava... guar- 
dava fisso verso il Rio das Mortes: senza 
dubbio egli vedeva la colonna di funio che 
si alzava dai nostri fuochi. Poi entro nelbi 
capanna, chiamo mi altro e gli addito dalla 
parte del fiume: indi si sedettero e si misero 
a discorrere insieme e, guardando dalla mia 
parte... Mi venne il pensiero di farnii vedere; 
ma pensai meglio di aspettare. 

Dqpo esserci ben combinati, col favore 
delle tenebre ci siamo ritirati nel bosco del 
Rio Barreiro. Avevo deciso pel giorno se- 
guente di non farci ancor vedere e di stare 
entro la foresta nasco.sti, pescando nel 
fiume c riposando perche eravamo un poco 
stanchi dal viaggio. 

Ma due dei nostri, non so per qual inotivo, 
certo senza mio ordine, uscirono fuori dal 
bosco e sebbene vicini, pure andavano cam- 
minando per la libera steppa; ad un tratto 
odono \m rumore... guardano e vedono uno 
di voi fuggire di corsa verso la Colonia 



TL' 236 ^ 



Anch'essi si gettarono tra le alte erbe e 
s'internarono nel bosco, recandomi notizia 
dell'accaduto. 

— ■ Ci lianno visti, dissero, Abbipmo os- 
servato uiio che fuggiva di corsa; certo 
perche ci vide. 

hi rimproverai deU'imprudenza commessa 
che poteva comproniettere tutto e tutti. 
Oramai era fatto; si stette ben attenti per 
vedere se qualcimo venisse da quella parte, 
ma per tutto il giomo non vi furono iiovita. 
Verso il tranionto dissi ai compagni. 

— Siamo stati visti; ora non importa 
se anche ci odono. Cantianio con quanta 
forza abbiamo in gola il nostro canto Barege- 
pdru; se ci udranno, penseranno che siamo 
in molti ed avranno paura. Tutti ci siamo 
messi a cantare per Ivmglie ore: 

A... a... O... o... Ba-ko-ro-ro kae-e kae-re.... 

II mio cuore pero non era tranquillc: 
pensavo a tantc cose, e sebbene avessimo 
osservato che voi eravate pochi e calmi, 
tuttavia, per quanto ci sentissimo forti e 
coraggiosi, non lasciammo di provare un 
senso di timore... 

L'indio Bororo considerava allora un pe- 
ricolo presentarsi al civilizzato; era come 
esporsi alia morte. Ad alta notte ci siamo 
riuniti intonio al fuoco ed abbiamo dato 
inizio ad un canto per invocare la prote- 
zione delle anime, degli spiriti protettori 
della nostra tribu, e al mattino ci dispo- 
nemmo all'impresa. Eravamo in dieci; ma 
io ed i miei primi quattro compagni so- 
lamente dovevamo farci vedere; gli altri 
dovevano stare in osservazione, vicini e 
pronti a qualunque evento. Cosi preparato e 
combinato il piano, ci avvicinammo inos- 
servati. Quando gli altri cinque furono ai 
loro pjsti di guardia, noi facendo ancora un 
piccolo giro per imboccare la strada che dal 
tiumicello Taxos si dirigeva alle capanne, e 
su quella avanzanmio diritti. io avanti ed i 
quattro miei compagni dietro. Quando 
fummo vicino, ci venne incontro uno colla 
veste lunga bianca e ci fece segno colle mani, 
che andassiuio a lui. Appena Io vidi, gridai: 

— Bororo boa... Bororo boa... (Bororos 
buoni...). 

11 resto Io sai nieglio di me e tante volte 
hai sentito dire quale fu il nostro prin:o 
incontro e gli altri seguenti, fino al niomento 
in cui ci stabilinuno definitivamente con voi 
in questa Colonia, Uke-ivagi'tii ti ha rac- 



contato tutto. Alcune cose pero tu non sal 
ancora: te le dirp un'altra volta. 

Desidero che tu sappia tutto cio che av- 
venne dopo il nostro primo incontro e prima 
di deciderci al definitivo stanziamento qui, 
abbandonando la nostra vita selvaggia nelle 
foreste del Rio das Mortes... 

Cosi termino quella sera Meriri-Kwddda, 
die fu I'amico intinio, il consigliere, il fido 
compagno di Uke-wagiiu e che sempre, anche 
dopo la morte di Uke-waguu I'indinientica- 
bile Cacico Maggior Michele, si mostro be- 
nevolo a noi e affezionato alia Missione. 



VIII. - NeH'altro campo. 

A completare la storia del primo incontro 
dei Bororos e dei Missionari, ecco quanto 
scriveva il capo dei Missionari al venerando 
Don Rua, Rettor Maggiore dei Salesiani, in 
varie lettere del 5 giugno e del 24 agosto 1902: 

« Non ho notizie strabilianti; ma dopo 
cinque mesi omai che ci troviamo segregati 
fra cjueste foreste, mi par doveroso, ama- 
tissimo Padre, che le dia un lireve ragguaglio 
di questa solitaria Colonia. 

»E prima d'ogni altra cosa sia benedetto 
il Sacro Cuore di Gesu. che fin qui ci ha vi- 
sibUmente protetti. Abbiamo gia atterrato 
un bel pezzo di foresta; e a forza di braccia 
e di spalle, s'intende, abbiamo messo insieme 
tanti pali da poter fare I'ossatura di due 
grossi capannoni, che abbiamo rivestiti di 
foglie di palma; e cosi le due nuove case 
salesiane sono sorte per incanto e, senza... 
debiti. 

» Nel primo di quesli capannoni si soro 
accomodate le Suore; e nell'altro, finito so- 
lamente da pochi gionii, siemo entrati noi. 
Ma, a dire il vero, mancano ancora gli vsci 
e le finestre; e la dove abbiamo lasciate le 
aperture necessarie per I'aria e la lice, di 
notte e. quando occorre, anche di giorro, 
chiudiamo con una pelle di bue. La cpppella, 
o meglio il luogo' destinato alia cappella, 
e in cima al nostro baraccone. Di e tende la 
dividono dal resto dell'ambiente ed un alta- 
riuo discreto, su cui campeggia la statia 
del Sacro Cuore, ce la rende preziosa. ]\Ia 
purtroppo non possiamo conser\-arci il 
SS. Sacramento. 

[Continua). 



'^Ihl ^ 




TRA LE LEG-' 

GENDE DEI 

POPOLI 



Narrazioni 

religiose 

sui cani 

/ 



D Cimattl che ha festeggiato II veatlclaqueslcto di sacerdozio. 



Ricordo che tra le niolte doiuaude che 
mi rivolgevano gli aiiiici di « Gioventia Mis- 
sionariai) nel recente mio soggionio in Italia 
c'era anche questa: — E in Giappone vi 
sono i cani come da noi? » — 

Ma certo e di tutte le razze e per tutti 
gli usi, come da noi, da guardia, da corsa, 
da caccia, da divertimento... Anche in Giap- 
pone del resto come in Europa, vi sono 
ospedaU, per gli animali, societa protettrici 
e servizi funebri per imedesimi. La conipas- 
sione buddistica, che si estende a tutti gU 
esseri e che vede ueiranimalita una delle 
vie aperte alia trasmigrazione delle anime, 
non puo non desiderare eiueste cose. Anzi, 
siccome dove non regna la fede deve re- 
gnare la superstizione, eccovi fra le tante, 
Cjiialcuna delle sujjerstizioni sul cane. 

In provincia di Ovvari vi e un villaggio 
in cui c'e un tempietto in onore del dio 
dalla testa di cane. Quale I'origine? Un 
uomo donne sul bordo d'una strada in una 
calda gioniata d'estate. Ecco un enomie 
serpente che striscia per la via polverosa e 
sta per divorarlo, (juando fortunatamente 
passa per di la un cane che furiosamente 
abbaiando si slancia sul serpente. Wada (e 
il nome dell 'uomo) si sveglia di sopras.salto 
e non rendendosi conto <li cio che e passato 
taglia coUa spada di uetto la testa al cane 
salvatore. Troppo tardi si accorge dell'er- 



rore e per espiare il suo misfatto fa costriiire 
un tempio al cane e celebrare un servizio 
alia sua memoria. 

Nella provincia di Deva in una localita 
detta O^'ome ogui anno al 15 maggio si fa 
la festa del cane. I.)ice la tradizione che ad 
un mostro che viveva nella nontagna si 
doveva ogni anno sacrificare una ragazza. 
Una freccia dalla cocca biauca piantata al- 
I'uscio della casa indicava la vittinia pre- 
scelta. 

Arriva un giomo un pellegrino che faceva 
la visita dei 66 templi, che conosciiita I'in- 
fame storia, ordina al suo cane: « cerca e 
distruggi il mostro ». Compiuta I'inipresa, 
si erige il tempio al cane salvatore ed ogni 
anno a ricordare I'avvenimento vit'Ue offerto 
simbolicaniente al tempio luia dellc giovani 
della regione. 

Non e difficile trovare in Gi ippnne delle 
tavolette su cui h incisa o dijnnta I'immagine 
di due cani, e che sono ritenute spccifiche 
per salvare la proprieta dai ladri... c se 
qualcuno di questi si attenta di nibare nei 
luoghi protetti da questi amuleti, diventa 
col corpo rigido e le mani innnobili .\h die 
fortuna per i derubati! 

Attenti, anche voi! Come vedele i cani 
in Giappone hanno buona riputazionc. 

D. ClMATTI. 



=a: 238 :^ 




II pavone e le sue penne. 



Nei tempi anticlii il pavone era lo sposo 
di Ka Sugi ( = il sole — il sole e femminile 
nel khasi) e viveva felice nel cielo. Ma un 
giomo guardando sulla terra vide un prato 
di fiori gialH. II colore giallo temperato dal 
verde del fogliame colpi il suo occliio e gli 
piacque imtnensameiite, e poiche per la 
troppa distanza noii poteva distinguere cosa 
fosse, credeva che fosse una fata e percio 
decise di discendere sulla terra per coutem- 
plare da vicuio la sua bellezza. Quando 
Ka Sugi seppe questa sua decisione, cerco 
di trattenerlo. nascondendo il prato. Ma 
nulla valse a trattenerlo; egli voile discen- 
dere ad ogni costo per bearsi della bellezza 
di cio che credeva una fata. 

Ka Sugi pianse aniaramente la testar- 



daggine del suo sposo e le sue lagrime cad- 
dero suUe penne del pavone che in larghi 
giri scendeva sulla terra. Disceso che fu, 
vide che si era innamorato di un prato di 
fiori gialli e roso dai rimorsi di coscienza per 
non aver ascoltata la sua sposa, volse lo 
sguardo ver-so di lei e pianse perche ora non 
gli era piii possibile ritoniare nel bel cielo 
azzurro. 

Da quel giomo il pavone abita sulla terra, 
ed ogni mattina alio spuntare del sole in- 
comincia a stridere ed ad agitarsi come per 
spiccare il volo e ritomare alia sua sposa. 
Gli occhi po) che vediamo sulle sue penne 
brillare di una lucentezza straordinaria, non 
sono altro che le lagrime di Ka Siig> che gli 
caddero addosso. 



GUERRA ALL'UBBRIACHEZZA 

Per far scomparire rubbriachezza. i capi Atiu (Oceania) 
hanno avuto la magnifica idea di confidarne ufficialmente 
la repressione alle donne. Queste hanno subito preso molto 
sul serio il c6mpifo loro affidato e fanno i poliziotti senza 
riguardi. Tanlo esse sono sicure che giammai un uomo si 
pemletter^ di toccarle e tanto meno di percuoterle. Ed 
infatti nessuno resiste loro, neppure quando arri\ano a 
mettere il naso nella bocca deH'uomo per sentire se ha 
bevuto. Esse partono in pattuglie di due o tre donne e 
vanno a spiare gli uomini che si nascondono nelle valli per 
ubbriacarsi col sugo di arancio. Se riescono a scappare, 
scappano, ma se sono sorpresi, si arrendono senza opporre 
resistenza e consegnano la bevanda, che le donne versano 
per terra senza che essi protestino. 



-Zi*^ 



ROSPI E MEDICAMENTI. 

L'umore col quale il rospo si difende, fu per secoli 
ritenulo veleno in Europa, mentre in Cina fu adoperato 
come medicamento. Nelle zone fluviali e lacustri della 
Cina Vive una specie di rospo, che se viene irritate, sprizza 
dalle ghiandole, dietro gli occhi, un liquido bianchiccio e 
vischioso. I cinesi essiccano il mucco (clangzit) e I'impiegano 
contro tumon cancerosi, mal di petto, infiammazioni, mal 
di dcnti ed emorragie delle gengi\e. II Dott. Cen ha isolato 
due sostanze, una delle quali s'ldentifica con I'adrenalina 
e la cui presenza spiega I'arresto delle emorragie e I'azione 
benefica nell'infiammazione della pleura. Da esso, poi si 
sono isolate altre due sostanze, che ne spiegano I'azione 
venefica, simile a quella della « digitalis glucosides w, che 
pure si usa in piccole dosi per ra%vivare la funzione car- 
diaca. Una delta « cinobufo-tossina », e cosi potente che 
un milligrammo uccide un gatto. L'altra 6 la • cinobu- 
faginao vclcno di minore efticacia. 



^ 239 ^ 



^^^^^^^s^ 



CURIOSITA DEI PAESI DI MISSIONE. 



L'ENCICLOPEDIA CINESE. 

Secondo una recente statist ica le opere letterarie piii 
vaste apparteneono alia Cina. Anzitutto viene menzionato 
un vocabolario, anzi vasto dizionaric che si compone di 
S20C volumi, cosiccht" per comprenderlo, solo, ci \'Uole 
gia una discreta biblioteca. Ma quest'importante lavoro 
sembra niente a confronto della grande Knciclopedia ci- 
nese che consta di ben az.g 17 volumi. Per contenere quest'o- 
pera k gia necessario un intero palazzo. Tutte le enciclo- 
pedie europee riunite, le vecchie le moderne di tutte* le 
iingue, non rappresentano che appena una ventesima parte 
di quest'opera colossale. 

LA FORZA DEL PAPPAGALLO. 

II pappagallo in questi ultimi mesi h diventato di moda 
per la malattia di cui h pericoloso trasmcititore: la psit- 
tacosi. Noi ci vogliamo occupare di un'altra qualit.T, un 
po' meno pericolosa, del pappagallo: la sua forza. II suo 
robusto becco e mosso da muscoli vjgorosi: il pappagallo 
schiaccia con facility i grani piu duri e taglia profondamente 
il dito di chi incautamente gli si awicina. Un attento os- 
servatore ha notato che un pappagallo di appena 134 grammi 
e capace di soUevare col becco un peso di 3 chili e mezzo. 
Proporzionalmente un uomo di 80 chili dovrebbe spostare 
un peso di venti quintali, 

FOSSILI DI MASTODONTI IN MONGOLIA 

L'esploratore Roy Chapman Andrews, ritornato a Pe- 
chino dopo la sua spedizione in Mongolia, ha dichiarato 
di avcre scoperto presso il confine della Mongolia setten- 
trionale, ove una \olta era la riva di un grande lago, i fos- 
sili di una trentina di « platybelodon «. (Questi mastodunti, 
evidentemente affondati nelle sabbie mobili, hanno una 
enorme mandibola di circa un metro e 70 centimetri. Vi- 
cino al hlocco di antichissimo fango sono stati trovati gli 
scheletri di una quindicina di piccoU mastodonti. che pure 
non riuscirono a liberarsi dalla presa tenace del terreno 
nfido. L'importanza scientifica di questa scoperta — dice 
il Times — sta nel fatto che diventa ora possibile fare una 
ricostruzione perfetta di un tipo di anima'e di cui sinora 
non era stata trovata che una sola mandibola. 



UNA TRIBU' DEL CAUCASO. 

Per chi non lo sapesse, la cavalleria di tipo medioevale, 
si e rifugiata in una profonda vallata del Caucaso, dove 
vive, appartato da tutti. il piccolo popolo del Keft'suri (let- 
teralmente abitanti delle caverne) il quale consta di al- 
cune migliaia d'individui che parlano una lingua strana, 
contenente solo alcuni \-ocaboli di georgiano, ma del resto 
d'origine ignota. Questi Keflsuri hanno mantenuto co- 
stumi che senza dubbio risalgono almeno al tempo dclle 
crociate. Essi vanno ancora \'estit' di corazza ed cimo e 
portano armi da taglio che \'engono Usciate in eredita da 
una generazione all'altra e contano percio parecchi secoli 
di viia. I KefFsuri sono capaci, in pieno secolo XX, di 
combattere fra loro all'ultimo sangue, 

VETERANI MISSIONARI. 

La statistica della Missione del Cunene offre delle cifre 
interessanti. I Missionari sono 18, ma 12 di essi, contano 
in complesso 724 anni di eta e 3S2 anni di lavoro in quelle 
Missioni, vale a dire che in media hanno oltre 60 anni di 
eta ed oltre 31 anni di residenza. 

Le cifre sono ancora maggiori fra i Fratelli coadiutori. 
Su 15 di questi, 12 hanno un complesso di 755 anni di 
eta e 471 anni di servizio nelle Missioni, cio^ una media 
d 63 anni di eta e di 39 di residenza. 

IN UNA CAPANNA. 

La Bhoy Country e la regione piii selvaggia deH'Assam. 
La I'elcfante tiene ancora un dominio indisturbato. Tal- 
volta il sentiero percorso dal missionario non e nient'altro 
che la via apcrta dal continuo passaggio di quei colossi. 
Di\ent3no dannosi al tempo della mietitura del riso. 

Una volta Mons. Mathias giunse in uno dei villaggi 
della Bhoy a notte inoltrata. Gli indicarono una capanna 
dove riposare. Al mattino gli dissero: Padre grande, I'altra 
notte un elefante scoperchio la capanna e mangi6 i! riso 
vicino al posto ove dormivi. Monsignore ringrazi6 il buon 
Dio per non aver sentito ncssuna proboscide sfiorare il 
suo viso e per precauzione cambi6 alloggio. Potevano 
dirlo prima. 



CRONACHETTA M/SSIONARIA. 



PRIMO VESCOVO INDIGENO DELL'ERITREA. 
£ Mons. Chidane Mariam consacrato il 2 agosto nel 
Collegio Etiopico di Roma. £ nativo di Hebo nt-U'Eritrea 
<iS8()) e la sua famiglia fu delle prime a ricevere la fede 
dal santo missiona-^io Mons. Giustino De lacobis. Chidanfe 
cntro nel igoo nd seminario di Cheren, poi fu a Cierusa- 
Icmmc ncl iqoo per perfezionarsi negli studi teologici e 
nel Jyi5 fu ordinato saccrdotc. Dal 1928 si trovava a Roma. 

MEZZI MODERNI NELLE MISSIONI. 

P, Paolo Schulte t: arrivato a Windhoek (Africa Pud 
Ovest) con due harche a motore e un areoplano ^'unker 
da sei posti, lutto in meiallo; ed ha gii fatto \oli di prova 
prcndcndo a bordo il Vicario Apostolico Mons. Gottharat. 

ATTENTATO FINITO MALE. 

A Tzaritzin fu affidato al Komsomol (unione della gio- 
ventu comunista) I'incarico di far saltarc la cattedrale. I 
piccoli farabutii organizzarono la mcssa in scena come per 
uno spcttacolo, disposcro tribune per la gente, ccc. Ma al- 
rordinc date vi fu una brutta sorprcsa; coll'csplosione la 
cattedrale resto in piedi c vi furono tra gli spettatori morti 
c furiti. 

LA REGINA DI TRAVANCORE. 

Sctu l,akshami Hal, Regina Rcggente di 'I'ravancore, 
ha promulgalo un decrclo col quale vienc alxilito I'abo- 
minevole costume dclle Devadasi, ossia delle donne a 



servizio degli dh'\ nei templi pagani dello Stato, tionchfe 
le processioni ed i canti osceni che si lace\ano presso certe 
popolazioni in onore di Pooram. Le * De\ adasi * specie di 
Vestali, conducevano una vita assai sregolata. 

PECHINO SOTTO UN NUOVO PADRONE. 

Negli ultimi di settcmbre il gen. Chang Hsuch Liang 
go\-ernatorc dcUa Manciuria ha occupato colic sue truppe 
Pechino. 

L'OPKRA DELLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE. 

Ncl 1835 ebbe il primo contributo dcH'Iialia; Fr. qo, 
dal Picmonte; nel 1868 ebbe Fr. 426.970,19. L'ascesa in 
certi anni divenm- regresso, come ni-1 rgi 1, in cui I'ltalia 
diede l-'r. 279.119,28; ma si riprese nel 10^1-22 e all'anno 
testt dccorso (1929-30) diede L. 7.384.601,08. 

INCORONAZIONE DEL NECJUS. 

Ras Tafari di Alsissinia fu incoronato Negus (Impe- 
ratorc) il 2 novembre. L'impcratore voile clie i festcg- 
giamcnti per Tincoronazione fossero veramenie degni di 
un discendenie di Re Salomone c della Regtna di Saba. 
Egli compl il tragitto dal palazzo di Menelik alia catte- 
drale lutto avvolto in un manto d'oro e passo attraverso 
due (itlc ali di guerricri recanti peUi di leoni e 1i tjgri. 

La corona impcriale che cingc la fronte di Has 'ratari 
b tutta ornata di perle e tli alire pietre prcziose; cssa k 
valutata dicci milioni di lire. 



ton approvazione ecclesiaslica. 0. 



DJrellore-responsabile. -Toriao.1j30-Tipografii della Society Editrjte Internazioiiali 

'■^ 240 .^ 



OFFERTE PERVENUTE ALIA DIREZIONE. 



PRO MISSIONI. 
S:g-na Rio Rosa e famiglis too. 

BATTESIMI. 

Alunne Ist-t. S. Giuseppe (Messina) rel nome Rosalia La 
Biirhera — Lb rio uart loua ( vussina) ( el n me — Una 
di^ttnia s (cnora (Ales ina) ad li'ifum in ricorose zn pel 
fe.icc esito di ui'i perazio le. — RicordaiJo le fa stc nozzo 
Con e »i a \ iitoria lalaghi Trivel i c il Prof. Dolt. ler- 
dinand > Gtibajdi - ot'lDno per il battesimo di 2 cinesini 
coi nomi ViitortJ e FerHnando — Alunne Lab ra'orio 
Femm (S. Cuore, Casalc) pel nome Giuseppe a un •.incsitio. 
■Uni-Jre ivliss. (bergamo) pci nomi Antonio, Maria, Anto- 
nio, Elena, Raffaello, Maitrizio — N. N. pei nomi Edvige, 
Carola Crosio — Lodovico Caterina pel nome Caterina 

— bogetto Alfonso (Castelrosso) pel nome Lidia Giulia 
Giitseppa — N. N. pel nome Lallom Ermanno — Vanzetta 
(Ztano) pei nomi Giovanni, Giuseppe — Boldoni pel nome 
Dina — Oldani Teresa pel nome Alfredo — Coniessa 
Collobiano pci nomi Augusta, Maria Margherita, Ferdi- 
nando Massimiliano, Enrichetta, Maria Luisa — Loss Mo- 
nica pel nome Giovanni — Fizzotti Antonietta (Pemate) 
pel nome BignoU Andrea — Oratoriane Istituto Maria 
Ausiliatrice (Pernatc) pel nome Villa MaddaUna — Scar- 
davi Ernesta (Imola) pel nomi Alfonso Battista, Rosa, 
Ernesta — Ardizzone Rina (Mirabello Ferrara) pel nome 
Maria Teresa — Vultaggio Prof. Anna (Monte S. Giu- 
liano) pet nome L^crezia — Fonina Don Giacomo (Villa- 
dossola) pel nome Rondolini Giuseppe — Fregnan Carlo 
e Alessi Giuseppe a mezzo Don Carnelutii (Este) pei nomi 
Carlo, Giuseppe — Ronchi (Milano) pel nome Arluro — 
Magnani Catertna V. Suzzi (Ciola di Mercato Saraceno) 
pel nome Guido — N. N. pel nome Domenico — Dun.va 
Caterina pel nome Maiteo — Filipponi Francesca pel 
nome Francesca, — VoltoHni Virijinia pel nome Virginia 

— Polo Dina (Strambino - Convitlo) pel nome Maria 
Rina — Zamperetto Giustina pei nomi Giustina Enrica, 
Giovanni, EUsa — Asclieii Domenica per Fiiippi Angela 
(Torino) pel nome Felice — Chiappa Suor Antonietta 
(Nizza Monferrato) pel nome Faustina — Ripamonti Am- 
brogin (Milano) pel nome Carlo — N. N. (Dogliani) pei 
nomi Baldassarre, Tommaso — Roner Teresa (Canczza) 
pel no.-ne Maria Assunta — FamigUa Masso fu Giovanni 
(Orbassano) pel nome Adelnia — D. R. (Treviglio) pel 
nome Luigi — Morbi D01I Giacomo (Treviglio) pei nomi 
Pietro, Paolo — Ferla Giuseppe (Lodi) pej nomi Giuseppe, 
Maria — Schiavetti OlinJa (Dazio) pel nome Linda Filo- 
mena — Circolo Maria Carmelo (Legnano^ pel nome Car- 
meto — Miolclti Giovanna pel nome Giovanna — Bru- 
gnano Francesco pel nome Felidano — Pagliero Mario 
pei nomi Maria, Marcello — Vigliani Gemma e Olga pci 
nomi Pietro, Giovanni — N. N. pel nome Bocca Maria 

— Martini Luigia (Pianezza) pel nome Achiile Sartorio 

— Covassi Lucilla a mez^.o Salcsiani (Tolmezzo) pel "nome 
Lucilla — Mavire Rina (Genova) pel nome Luiia Cate- 
rina — De Martini Giuseppe di Francesco (Lu Monfer- 
rato) pel nome Batossino Caterina — Lama Carlo e Pugno 
Germano (Ivrea) pci nomi Carlo, Cermano Michele, Gio- 
vanni Bosco, Germano EniiUo — Caxallo Ved. Cassina pel 
nome Rosa Elisabetta, Ettnre Felice — De Maiia Mario 
a mezzo Don Finco (Modena) pel nome Mario — Romero 
Emilia a mezzo Salcsiani (Ayagualo San Salvador) pel 
nome Pietro — Giolinetto Don Mario (Gualdo TaJino) 
pei nomi Sarai Maddalena. Pietro — Piazza Maria (Flec- 
chia) pel nome Teresa Ambmgina Carta — Valle Giusep- 
pina (Strona) pei nomi Cesare Attilio Giuseppe, Gemma 
Maria, Bianca Giuseppina Corneglia, Giovanni — Marengo 
M. pel nome Carlo Antonio — Chione Rosina pel nome 
Giuset>pe — F. C. R. (Torino) pel nome Giovanni Bosco 

— Piemontini Ada pel nome Ada Margherita — Fantcsini 
Luigia pei nomi Vincenzo Carolina, Maria, Candida — 
Castngneri Vitioria (Torino) pel nome Vittoria Luiqia — 
Barziga Giuscppa (Bassignana) pel nome Pio — Gasialdi 
Mareherita (Torino) pel nome Giuseppe — Clotilde R. 
(Sissi) pel nome Dario — Pizzi Rosa (Rcmi) pel nome 
M^ria- — Noero a mezzo Satesiani (Penangn) pel nome 
T-resa — Convirtrici Cartiera (Matbi) pel nome Elena 
Elisabetta Michelina — Ubezzi IVladdalena a mezzo Don 
RoKini (Isolella Sesia) pel nome Maria Maddalena — Mar- 
tinet Maria (Anty S. Andr^) pel nome Maria — Caeliero 
Ernesto (Torino) pei nomi CaUisto, Ernesto — Plazio Lucia 
pel nome Domenico — N. N. pel nome Franco Stefano 

— Galvagni Luigia (Villa Lagarina - Piazzo) pei nomi 



Luigt Giacomino — MenegoU Antonio (Montagna) pei 
nomi Antonio, Renzi Regina — Scoppa Clara (Palermo) 
pel nome Giulio Salvatore — Ghezzi Lucia (Cremona) 
pci nomi Antonio, Maria — Mancuro Deodata (S. Fratello) 
pel nome Luigi — Manni Giuseppina (Maranello) pel 
nome Pietro — Nestis Serafina (Olmi Vignole) pel nome 
Giovanni — Dir^ttrice Figlie Maria Ausiliatrice (Giarole) 
pei nomi Dtlodi Angela, Rahiola Giuseppina, Ernesto — 
Sizia Prof. Domenico (BubLio) pei nomi Carlo Domenico, 
Carlo Francesco — Scaglia Rosina (Torino) pel nome /Mo- 
lina — Foni Ida pel nome Pietro — Camola Rosa (Tro- 
mello) pel nome Cristina Assunta — Deflorian Silvia (Ca- 
valese) pei nomi Antonio Giuseppa, Rosa, Lucia — Tasini 
Suor Francesca (Dugliolo) pel nome Matilde — Gazza 
Orielc (Fidenza) pel nome Rocco — Kigoni Don Giovanni 
(Asiago) pci nomi Domenico, Marim Maddalena — Com- 
pagnia Clero Istituto Salcsiano (San Bcnigno) pel nome 
Tarcisio — Unione Missionaria (Uergamo) pel nomi Gu- 
glielmo, Fede, Giulia, Michelina, Giovmnvi, Pierina, Giam- 
battista. Franco, Giuseppe, Emilia, Giuseppe, Lodovica, 
Edoardo, Enrico, Francesco, Giovanni — Soto Manuela 
(Monterrey - Messico) pel nome a tre ncofiti — Angrisani 
Adelina (Somma Vesuviana) pel nome Francesca Angri- 
sani — Direttricc Figlie Maria Au&iliairicc (C'assolnovo 
Molino) pei nomi Duglio Giuseppe, Fugazza Stefano, Bian- 
chi Maria, Lang Maria, Manaxza Margherita — Molina 
C. Fedora (Santiago - Chile) pel nome Josi Maria Molina 

— Marchioneschi Giorgi Maria (Marina di Pisa) pel nome 
Filippo — Camola Rosa (Tromelto) pel nome Baldassare 

— Balgera Maria (Tirano) pel nome Gi iU — Hasctti 
Samina pe* nome Santina — Diotto Re« (Vesime) pel 
nome Ro^a — N. N a mezzo Salcsiani (Alassio) pei nomi 
Alfonso, Edoard'*, EUsa — Brambilla Antonio (Cavenago) 
pel nome Angela Maria Teresa — Bonomi Cav. Giacomo 
(Bagnolo Mella) pel nome Bononielba — De Fieri Don 
Antonio (Este) pei nomi Giulio, Dalla Schiaxm Vittoria 
Ariis Maria. Michelon Giustinm, Teresa Coppo, Pietro-- 
grande Fausta Eugenia — Perea Susanna (Armenia) pci 
nomi Alzate Hemiinia, Susanna — *re3tolin Don Atiilio 
(Breganzc) pei nomi Attilio, Atessandf — D. C. pei nomi 
Luigi, Corrado — Ferrero Cecilia pel nome Michelino Giu- 
seppe — Nofe Adele - Insegnante (Turbigo) per il nome 
a cinque neofite di Agati Amelia. Leofferte furono raccolte 
ira amirhe della defunta che invcce di offrire fiori alia bara 
pcnsarono di inviare i' piccolo gruzzolo a questa Direzione 
alio scopo su accennato. — Giannantoni Don Domenico 
(Terni) pti nomi De Angelis Maria, Antonietta — Vez- 
zetti Dina (J'anano) pel nomt Antonio — Ferrerti Don 
Alfonso (Castelnuovomonti) pel nome Alfonso — Vandoni 
Don Pietro (Trarego) pel nome Pietro — Fabianclli Tar- 
si!la (A)dcno) pel nome Giacinto Matteo — Gualtieri Um- 
beno I'Porlici) pel nome Francesco Alfonso — Robatti 
Sacco Ada (Diano d'AIba) pel nome Lucia — Rovcre Pio 
(Tarcentc) pel nome Giovanni Giacomo — GhirardcIIi 
Maria (Marone) pel nome Bontempi Giovanna — Cane- 
gallo Erminia (Carezzano) pe' nome Erminia — Corra 
Anna (Faenza) pel nome Maria Teresa — De Fidio Don 
Anionio (Andria) pei nomi Riccardo, Giuseppe, Olinde 

— Mariani Franco (S. Lazzaro di Sa.ena) pei nomi Maria 
Francesca, Giorgio — Verdcrame Teresa Cl'orino - Barca) 
pei nomi Gioachino, Giuseppe, Anna, Maria — Scolarine , 
2» c .1' classc Elcmentare (Borgo S. Martino) pel nome Rosa r 

— Curcio Carmela (Dignono nl Tagliamcnto) pel nome 
Edoardo — Robino Ferruccio a mezzo Don Psirsky pel 
nome Giovanni — Sbcrnini Antonio (Sabbioneta) pel nome 
Luigia — Meneghello Giuseppe (Da'.lo) pel nome Caterina 

— Cacioli Suor Teresa (Istia d'Ombrone) pel nonv Soh- 
brero Margherita — Guerrieri Alessandro (Novoli) pel 
nome Guido — Pollina Don Vincenzo (Cammarata) pel 
nome Maria Nicoletta — Moschettini Grassi Cristina (Na- 
viano) pel nome Maria Giu ietta — Parrocchia Madonna 
dclla Neve (La Spezia) pei nomi Aliqud Francesco, Ga- 
sparri Lorenzo, Berlagna Adriano — Salcsiani di Alassio 
pei nomi Palmira, Agostino — Giraudo Antonio (Boves) 
pei nomi Primamessa Giuseppe, Maria, Giorgio. Domenico 

— Appiano Roscmma (Asti) pei nomi Maddalena, Felice, . 
Sergio — Vicentin Vittoria a mezzo Salesiani (Alessandria 
d'Egitto) per quattro battezzandi ad lifitum — Grossi 
Suor Matilde (Varazze) pei nomi Luigi, Giuseppina — D. 
M. pei nomi Teresa Paolina, Paolo Giovanni — Coniugi 
Bavazzano (Genova) pei nomi Paolo Enrico, EUsa — N. 
N. pe* nome Giovamn — C. J. pel nome Teresa — Delia 
Giorgia Vito (Montesardo) pel nome Maria Roko — Ne- 
lizzano Margherita pel nome Giuseppina — Sacco Ada 
(Spinetta Marengo) pei nomi Crescentino, Anna, Aurora 

{Continua), 



NEL PAESE NERO 

Quando le giraffe sono 
di buon umore...! 



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Anno VIII - Num. 12 15 DICEMBRE 1930 (IX) 

PUBBLICAZIONE MENSILE 



C. C. PostaJe 




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Considerazioni. — Pater, dimitte illis! — L'Imniacolata e il Natale. 

Dalle lontaae mlssloal: II barbiere in piazzal - "Johannes" il piccolo amico di Gesii. - Monica ed 

Agostino. - L'avidita conduce alia niorte. - II passaggio del sig. D. Tornquist attraverso alia 

missione di Oita. - Vita di missione. 
NeVe retrovle: Leggete questa. • Bella cooperazione. 
Raccoalo: VKV. WAGUU. 




A quanti amano il bene 



Agli amici delle nostre Mlssioni e Lettori 

del perlodico rivolgiamo vivamente una pre- 

ghiera: di voler rinnovare senza indug^io 

I'abbonamento a 

GIOVENTU MISSIONARIA pel 1931 

A questo scopo traveranno unito al pre- 

sente numero il Modulo (Rosa) del nostro 

Conto Ccrrente. 

Ricordino i nostri Amici: 

1 - Di specificare che si fratta di abkona- 

wento a Gioventu Missionaria pel 1931. 

2 - Scrivere chiaro e complete I'indirizzo, 

colla relativa via e provincia e numero 
del quartiere postale. 

3 - Si prega di indicare sernpre se I'abbona- 

mento e NUOVO, oppure RINNOVA TO. 

4 - Chi spedisce con altro mezzo I'abbona- 

mento, I'indirizzi esclusivamente alia 
Amministrazione di "Gioventu Mis- 
sionaria " — Via Cottolengo, N. 32 
. Torino (109). 



ABBONAMENTO: Z £ 



ITALIA: Annuale I. 6,20 - 


- Sostenltore L. 10 - 


- VitaUzio L. 100 


ESTEBO: „ L. 10 


L. 16 


L. 200 



Anno Vni - Num. 12 



Pubblicazione mensile 



Dicembre 1930 (IX) 




GIOVENTU MISSIONARIA 



CONSIDERAZIONI 



Prospetto ai carissimi lettori di « Gio- 
ventii » utilissime considerazioni lette sul- 
YOsservalore Romano in una serie di 
articoli pubblicati dal 12 al i8 ottobre 
sulle Missioni e sulla Cooperazione mis- 
sionaria. I nostri aniici sono pregati di 
volere meditare queste « considerazio- 
ni i>: esse — specialmente in quest'ul- 
timo mese dell'anno e nell'iniminenza 
dell'anno nuovo — possono orientare 
definitivamente tante anime zelanti verso 
opere di bene che apriranno lore oriz- 
zonti nuovi, pieni di dolci consolazioni 
e di efficaci conforti. 

Parlando dei Bisogni delle Missioni 
rarticolista incomincia col porre sot- 
t'occhio una verita di cui tutti dovremmo 
avere un'intima convinzione. « I bisogni 
delle missioni cattoliche sono immensi, 
incalcolabili , di ogni sorta ». E ne offre 
la dimostrazione ricordando i tre fattori 
essenziali di ogni missione: il personale, 
le cose, le opere. 

Si puo capire facilniente: 

I" Che il personale, e sempre scarso per 
la vastita del lavoro, che necessita di 
ogni sorta di aiuti, specialmente di anime 
volonterose (catechisti, maestri, infer- 



mieri, battezzatori, ecc.) che lo coadiu- 
vino. Che senza personale nou c'e mis- 
sione che possa svolgersi e fiorire, donde 
la necessita di sempre nuove vocazioni, 
di chi le susciti e le aiuti per rendersi, 
idonee; di chi cooperi al scstentamerto 
di questa massa imponente di operai 
evangelici, tanto piii nei momenti dif- 
ficih di carestie, di avversita, di convul- 
sioni, nei quali i missionari — come ac- 
cadde recentemente — si trovano nell'e- 
strema privazione di tutto, di ahmenti 
e di vesti, di medicinali e di soldi, di abi- 
tazioni e di comodita indispensabili a 
mantenersi in vita. E appena il caso di 
accennare ai viaggi che il missionario 
deve fare, all'equipaggiamento indispen- 
sabile per poter sostenere i disagi di set- 
timane e di mesi per dilatare il regno di 
Cristo nelle varie regioni che gli sono af- 
fidate: e tutto cio importa sacrifizi che 
non sempre sono o possono essere cono- 
sciuti da coloro che vivono lontani. Ma 
per moltissime missioni c'e una questione 
vitale proprio nei personale che coadiuva 
il missionario: le nostre missioni del Congo, 
del Siam, deH'Assam, dell'India, deUa 
Cina, del Giappone marcatio il loro pro- 



■^241 ^ 



gresso a seconda del numero di catechisti. 
di maestri d'ambo i sessi di ciii sono for- 
nite, e questi rappreseutano una spesa 
viva per le modeste risorse di ciii dispon- 
gono le missioni. Questo e forse il pro- 
blema piti assillante per il missionario. 
Non deve meravigliarci, se per risolverlo 
il missionario bussa aUa porta dei suoi 
fratelU e stende la mano per I'elemosina 
con cui far fronte aUe impellenti necessita 
della sua missione. 

« EgU distribuisce il pane della vita 
e in compenso chiede il pane materiale. 
Chi vorra negarglielo? 

» Quel pane materiale dato aU'apostolo 
di Cristo si mutera in altrettanta grazia 
e benedizione per il donatore. Se Cristo 
giudice ravvisa nel povero la sua stessa 
persona, e se della carita fatta al povero 
forma un motivo di gloria immortale, 
qual prezzo non fara dell'elemosina data 
ai missionari, che continuano nei secoli 
I'opera deUa salute e che con tanta evi- 
denza riproducono in loro stessi la per- 
sona adorabile del Divin Redentore? »>. 

2° I,e cose comprendono tutta I'attrez- 
zatura materiale della missione, di cui 
il missionario non puo fare a meno, cioe 
le residenze, i seminari, gli orfanotrofi e 
asili, le chiese e cappelle, gli ospedali, ecc. 

Raramente si tratta di cose sontuose: 
in gran parte sono di genere corrente o 
anche scadente. Certe chiese e cappelle 
sono perfette capanne che non riparano 
gran che: pure ci vogliono perche la re- 
Ugione si manifesti nel suo culto e per 
averle... anche queste misere abitazioni 
costano fior di quattrini. Tanto piii co- 
stano gU edifici che meglio rispondono 
ai bisogni d'una massa piii numerosa di 
fedeli, sempre crescente. 

Ora in missione i materiali di costru- 
zioue sono tutti costosissimi, e ancor piii 



k) e la mano d'opera. E le scuole? E gli 
ospedali? E i laboratori? 

Quante imprese per un povero missio- 
nario! Quante ne condurrebbe a termine 
senza la carita cristiana? 

3° Le opcre poi sono svariatissime e 
numerose. Le opere missionarie abbrac- 
ciano specialmente: I'fdiicaziond, ristrit- 
zione, la carita. 

Quale aggravio e pel missionario il 
mantenere e vestire poveri orfanelli, e 
vecchi, curare i malati, e pensare all'e- 
ducazione di tanti bambini. 

In terra di missione si ha la prova pal- 
mare che la carita cristiana e senza liniiti. 
Ora e dell'essenza della carita di dare, 
di dar sempre, in misura maggiore tutto 
cio che possa esser utile, nell'ordine ma- 
teriale e spirituale. Ma tutti sanno che 
le esigenze dell'ordine materiale non sono 
meno legittime e urgenti di quelle del- 
l'ordine spirituale. 

Le missioni per sussistere, per svol- 
gersi e per raggiungere un esito fruttuoso 
hanno sempre bisoguo della carita dei 
buoni: esse la ricevono da qualsiasi parte 
e sotto qualunque forma, poiche ad esse 
tutto torna utile, anche cio che a noi 
puo sembrare di poco conto e quasi di- 
sprezzabile. Tutto: oggetti e denaro. 

I nostri lettori che in questi anni si 
sono cosi bene allenati all'apostolato 
missionario, leggendo queste considera- 
zioni, penseranno : dunque ricomince- 
remo ancora, o continueremo senza tregua 
nelle opere di propaganda e di raccolta 
per le missioni? — E la stessa cosa: ma 
e necessaria perche le missioni possano 
svolgere il loro programma. 

Cosi anche pel nuovo anno pensiamo 
a rinnovare il proposito di consacrare 
aha causa missionaria tutta la nostra 
operosa attivita. 




-^ 2.42 ^ 



Pafer, dimitte illis! 



A noi die siamo nella terra di Gesii, 
gli amici d'ltalia doniandano spesso re- 
lazioni di cio che facciamo e del modo 
con cui si svolge la nostra vita. A dir vero, 
il missionario di Palestina non incontra sul 
sue cammino fiunii da guadare, e nem- 
manco le belve vengono a contrastargli il 
passo. Al contrario, gli alberi, qui, son 
tanto pochi, die i danneggiatori incorrono 
in gravissinie pene; di fiumi, non c'e che 
il Giordano, abbastanza lontano, e gli ani- 
mali priucipali sono I'asino, il cammello, la 
jena, die teme I'uomo, e lo sciacallo o 
specie di volpe. Cio nonostante, la nostra 
vita riceve conforti e svaglii niolteplici die 
forse non hanno tutti gli altri missionari. 

Una sera il Direttore, annunzio sempli- 
cemente che il domani ci saremmo sve- 
gliati aUe 3^2- Infatti, nel piii dolce dei 
nostri sogni, fummo svegliati da un batter 
di mani. vSonnacdiiosi elevammo tuttavia 
al vSignore il primo pensiero... poi, svegli 
del tutto, ci chiedemmo a vicenda: — 
Dove si va? 

E ancora buio sui monti di Giudea, ma 
col bastone da pellegrino si parte egual- 
meiite. 

La via, debolniente illuminata dalla 
luna, non e che un sentieraccio orlato di 
rovi die accarezzano spesso le gambe, co- 
sparso di servizievoU ciottoli, tanto da 
farti balzare di dieci passi, o mandarti 
addirittura a rotoli. Ogni tanto, dal tufo 
bianco sembra balzare un occhio nero: e 
I'orifizio di un antico sepolcro ebraico. Poi 
la strada si allarga, nel seno della valle. Ci 
si allinea a quattro, a sei, alia meglio, ed 
una voce intona le preghiere del niattino 
che si terniineranno col santo Rosario in 
forma di meditazione. 

Ogni tanto figure bianche ci scivolano 
accanto, silenziose: sono musulmani che si 
recano al mercato. Man mano che le A\'em- 
marie scorrono, il cielo si rischiara. Quando 
le orazioni sono terminate, scoppia alto il 
« Buongiorno a tutti i>! Anclie al sole che 
dinanzi a noi 

Gli aridi campi fiede 

Con rai assai jerventi e in alto sorge. 



Verso le sei, 
Ecco apparir Gernsalem si vede, 
Ecco additar Gertisalem si scor°e, 
Ecco, da venti voci itnitamente, 
Genisalemme saluiar si senie! 

Ma in quale dei luoghi santi sara dato 
sfogare la nostra pieta? Ad una ad una in- 




Gerusalemme. • La lorre Antoaia. 

filiamo le ben note vie; dopo qualclie mi- 
nuto, il piu perspicace esclama: — Si va al- 
VEcceHomo! — Infatti, un arco scavalca la 
viuzza che sale. In esso, due larghe pietre, 
sono incastrate: su I'una poso i piedi Gesii; 
sull'altra Pilato, quando facevano parte 
del pavimento della Pretura. Entrianio 
nella basilica: vaUcato il vestibolo, s'apre 
al nostro sguardo una navata d'un bianco 
scuro. Sul fondo, dietro I'altar maggiore, 
appare un maestoso arco: racchiude una 
niccliia o loggia, ove una magnifica statua 
bianca raffigura Gesii presentato al popolo. 
Dalla parete sporgono grossi niassi: sono 



-m 243 ii= 



le niura del palazzo di Pilato. D'ogni parte 
rilucono mosaici e bronzi. Sotto I'arco 
cone un'iscrizione pure bronzea: Pater, 
dimitic illis: non enim sciunt, quid faciiinl. 

Questo e dunque uno dei teatri piu ve- 
nerandi della Passione, ed a conforto delle 
anime pie, qui Gesii e risarcito dei tanti 
spasimi sofferti per uoi. Infatti, ecco una 
ventina di vergiiii biancovestite, ed altret- 
tante vestite di nero che pregano devote, 
meutre snU'altar maggiore, alto un dieci 
gradini, si rinnova il sacrificio espiatorio 
della S. Messa. 

Conipresi di profondo rispetto dalla 
santita silenziosa del luogo, chiniamo la 
fronte, e raccoglianio gli affetti nel cuore 
per ricevere la S. Comunione. 

Le buone suore del vSantuario volentieri 
concedono ai sacerdoti forestieri di cele- 
brare al bell'altare di niarmo e bronzo, 
dono del popolo francese. Ma ecco che 
d'un tratto, un suono sottile s'insinua e 
poi spandendosi nielodiosamente pel tem- 
pio, rapisce in Dio i sensi degli stanchi 
Pellegrini. Percepiamo distintaniente que- 
sto sublime canto: Pater, diinitle illis: non 
enim sciunt, quid laciunt. Erano le suore 
d'una Congregazione fondata nel secolo 
scorso da un grande convertito dall'ebrai- 
smo, il Padre Luigi Ratisbonne, ed il loro 
canto suona peq^etua eco riparatrice della 



grande bestenimia giudaica: dllsangue siio 
ricada su noi e sui nostri figli ». 

Con grande soddisfazione nostra una 
Dama di Sion ci condusse a vedere il Li- 
thostrotos, spiegandocene la storia in per- 
fetto italiano. Esso si trova alle fonda- 
menta del loro Istituto, e non e altro che 
la via romana che dal palazzo di Pilato 
conduce va alia fortezza Antonia. Su uno 
dei selciati si vede ancora il tavoliere d'un 
giuoco romano, trastullo dei Legionari di 
Roma. Su quella medesima strada nostro 
Signore cadde la prima volta sotto il peso 
della Croce, ed al giorno d'oggi, una statua 
commemora il fatto. Usciti di la non senza 
essere stati prima rifocillati caritatevol- 
mente con una buona tazza di caffe, vi- 
sitammo ancora la basilica di Santo Ste- 
fano, la quale segna il luogo del martirio 
del glorioso protomartire di Cristo, il pa- 
lazzo di Caifa ad altri memorandi luoghi, 

Tutto quel giorno ci risuono all'orecchio 
la commovente melodia: Pater, dimitte 
illis; e, scorgendo per le vie popolose 
dell'infedele citta tanti poveri figli d'lsra- 
ele correre affannati ai loro guadagiii, ci 
dicevamo tristariiente I'uno I'altro: Pa- 
ter, dimitte illis: non enim sciunt, quid fa- 
ciunt! — Signore, perdonate loro, poiche 
non sanno quel che si fanno! 

Un allievo Missionario Salcsiano. 




MIyaxakl. .- Festa del 2So dl sacerdozio dl Don Clmattl. 

'^ 244 '^ 




Miyazakl. - Altare alia Madoaaa dl Lourdes. 



L'ImmacoIafa e // Nafale. 



La festa dell'Iinmacolata, celebrata nelle 
tre residenze con fervore salesiano, ebbe il 
suo cukuine in Miyazaki in una ben riuscita 
fiaccolata nottuma, a soniiglianza di quella 
di Lourdes. Non certo le moltitudini di Lour- 
des o I'imponenza e lo sfarzo delle luci, ma 
non certo minore il devoto entusiasmo, il 
cordiale affetto alia nostra Candida Signora, 
non certo meno efficaci i propositi che, ecci- 
tati dalla ferv-ida parola di D. Cavoli e di 
D. Margiaria. sgorgavano dalle anime belle 
di questi cari amici che contemplavano in- 
stancabili la bianca Signora, sorridente e 
benedicente dalla grotta, costruita per I'oc- 
casione dai cristiani nel giardinetto della 
missione. 

La festa di Natale comincia anche a co- 
noscersi in Giappone. Le vacanze scolasti- 
che invernali e le ferie per niolte specie di 
impiegati cominciano proprio in questo 
tempo, e percio anche i cristiani sono nelle 
piri favorevoli condizioni per effondere la 
loro anima nel festeggiare il niistero dell'In- 
carnazione. E accorrono alia novena e con 
maggior frequenza accostandosi ai SS. Sa- 
cramenti vengono riaccendendo quel fer- 



vore di vita cristiana che cosi facilmente lan- 
guisce per chi vive circondato dalla vita 
pagana. La funzione di niezzanotte ricliian-a 
cristiani e pagani; il dolce rito e reso piii 
bello dallo sfarzo degli oniamenti, dai canti, 
dai suoni, dalle cerinionie eseguite dai fan- 
ciuUi del piccolo clero, e da un assieparsi di 
anime che ardentemente bramano di luiirsi 
a Gesii nella S. Comunione. E gli occhi del 
pagani, specialmente dei fanciulli, si aiBsano 
curiosainente a Gesu. « O dolce Gesii, come 
a Betlemme chianiasti i pastori e i sapienti 
deU'Oriente e donasti loro il prezicso dono 
della fede, quando darai la pace ai Giappo- 
nesi di buona volonta? ». 

A Jliyazaki, prima della funzione, tre 
pagani ricevevano il battesimo: un bravo 
agricoltore con la fighuoletta e un forte gio- 
vinotto operaio. E il primo giovinotto di 
Miyazaki che Gesii chiania alia sua sequela, 
e a ricordo della sant 'anima di Pier Giorgio 
Frassati e perche egli. senipre pronto a far 
del bene, dai Paradise si prendesse cura spe- 
ciale di questa anima, lo chiamammo col 
suo nome. 

D V. CiMATTI. 



^ 245 ^ 




DALLE LONTANE MISSIONI 



IL BARBIERE IN PIAZZA! 



« Paese che vai, usanza che trovi! » — 
solevano dire i iiostri vecclii quando giiin- 
gevano a qualche miglia dall'ojnbra del loro 
campanile. Chi sa cosa avrebbero detto se 
si fossero portati al di la dei mari: per esem- 
pio in India? 

Questo e il paese della vera liberta! Nes- 
suiio qui 6 v'ittinia di quel grande spaurac- 
cio che si chiania « rispetto umano ». Dal 
musuhnano che si prostra in mezzo alia 
via per le sue devozioni, quando dall'alto 
del niinareto sente il grido stridulo del 
« rauUah » (sacerdote): « Allah Akbar!i).... 
pH'hiiidu che si dipinge la faccia con stereo 
di vacca e su cui si vedono vari chicchi di 
riso disposti secondo la casta a cui appar- 

tiene al fachiro che sulla pubblica via 

si stende su un letto di chiodi tutti fanno 

aperta professione delle loro convinzioni 
religiose. « Fanati.smo! » — dira qualcuno. 
Sia pure: ma fanatismo che ci deve insegnare 
il coraggio di professare apertameute quella 
« fede die tanto ci .sublinia ». 

Ma... intanto, dov'e il barbiere? Eccolo: 
una fluente barba bianca, un turbante rosso 
sul capo, un paio di grossi occhiali arrugi- 
niti sulla punta del naso e due ciondoli d'oro 
fin to alle orecchie: 6 lui, non vi potete sba- 
gliare, il nostro amabilc napit (= bar- 
biere!). 

In India c'fe questo di bello, che ogni me- 
stiere ha la sua caratteristica speciale, non 
solo nella foggia del veslirc ma molte volte 
persino nell'andatura della persona e nel 
linguaggio; .sicche rie.sce assai facile il rico- 
noscere tra la folia il cJhobi (lavandaio), i! 
tnali (giardiniere), il pandit (studioso), il 
napit (barbiere), ecc. 

Non aspettatevi jjero di trovare il bar- 
biere seduto su una poltrona, in un bcl ne- 
gozio profuinato, sislendente di siJecchi e di 



cristalli in attesa dei clienti... O no! Vi sba- 
gliereste di molto! Come Maometto si decise 
di andare incontro al monte perche questo 
non voleva venire a lui, cosi Tom (sinonimo 
di barbiere) con la cassetta sotto il braccio 
va in cerca dei suoi merlotti e, tutt'aitante 
della persona con un passo quasi cadenzato, 
lo pigliereste per un guerriero leggendario 
del Mahd bhardra pronto per la lotta. 

Giunto in qualche sito centrale, dopo aver 
ispezionato per bene tutt'intonio, alia fine 
con un gesto maestoso si decide di piantarvi 
le tende: pone a terra la sua cassetta, estrae 
ad uno ad uno i suoi « strumenti di tortura d 
e li mette in ordine sparso sulla stuoia, e 
sulla quale egli stesso si siede ad opera fi- 
nita con una cert'aria di superiorita che vi 
confonde. 

Come resistere a tanto apparato? Ecco 
sbucare dal vicino bazar il primo cliente; 
e un omaccione unto e lurido con un semplice 
straccio incolore ai fianchi. A tale vista 
Tom — che tra parentesi ama molto la pu- 
lizia — fa un gesto di orrore al pensiero di 
venire in contatto diretto con tanto sudi- 
ciume. Subito pero abbozza im sorriso al 
luccichio di una moneta che il nuovo ve- 
nuto ha in mano, e risoluto si mette all'o- 
pera. Afferrata la testa, senza chiedenie il 
permesso al proprietario, comincia una lunga 
serie di massaggi a base di acqua e sapone. 
Quando finaimente I'introduzione e finita, 
il cliente 6 trasformato in una niassa inforrae 
di schiuma fumante. Nessmio dei due perde 
la pr(>])ria calma per (juesto. 

II caniefice si al/.a, osserva per bene se 
I'insaponatura e al conipleto e poi cerca 
tra la sua merce lo strumento piu adatto 
per pelare la sua vittima. E questa dal canto 
suo .se ne sta muta e tranquilla come una 
pccorella, provando in fondo in fondo tutta 



'^ 246 n^ 



la conipiacenza di clii e fatto oggetto dolla 
pubblica animirazione. 

L'operazione continua. II barbiere ritonia 
alia carica annate di un grosso rasoio cIk- 
nel corso della sua lunga esistenza ha gia 
scaniificato mi numero favoloso di poveri 
niortali. Ad ogni colpo un gemito sfugge 
dalle labbra della vittima. Ma il napit 
— da bravo cliirurgo — ha il cuore indu- 
rito al dolore umano, e prosegue la sua opera 
di distruzione con tutta la calma e indiffe- 
renza della sua casta. Particolarita degna 
di nota si e che il rasoio man niano die ra- 
strella via la schiuma della testa, viene 
quindi ripulito suUe spalle stesse del cliente 

Oaando finalmente la pelatura e completa 
e dalle mani dell'artista esce una bella zucca 
lucente con un codino liscio sul cocuzzolo, 
allora il barbiere ripulisce con sussiego ado- 
perando uu asciugamano e niette in niano 
del pazieute un pezzo di sjjecchio antico, 
afifinche a suo agio possa mirare la mera- 
vigliosa trasfomiazione avvenuta sotto i 
suoi colpi magistrali. 

Intasca ciuindi la moneta e, se nessun 
altro cliente fa capolino, con la stessa so- 
lennita, rifa le tende, e, con la cassetta sottc 
il braccio, prosegue la via cantarellando. 

LuiGi Ravalico. 




Ua " aapit" at lavoro. 



"JOHANNES" IL PICCOLO AMICO DI GESU 



Dolce, come un sogno di Angeli, mi ri- 
torna alia memoria il primo incontro con 
Johannes, un caro bimbo sui dodici anni, 
dagli occhi neri con una tinta di mestizia 
e dall'anima Candida come il fior del loto 
sulla sponda di un lago cristallino. 

Eravamo nei mesi di vacanza a Lait- 
kynsew fiorente distretto missionario posto 
su una ridente collina; il nostro « quartier 
generale » da cui facevanio frecjuenti escur- 
sioni nelle vallate sottostanti in cerca di 
aninie. 

Fra tutte, la piu lunga e piu « apostolica » 
fu la passeggiata ad Vmnnth lontano circa 
50 km. dalla nostra residenza. C'impie- 
gammo 5 giomi, perche si desidera^■a so- 
stare nei vari villaggi e cosi aver occasione 
di spargere la Buona Novella a tante povere 
aninie aft'amate. 

Due coperte a tracoUa, alcune pagnotte 
nello zaino e via per valli e monti come 
tanti soldati cantando giulivi canzoni di 
pace. Questo buon popolo Khasi — senipre 
cosi ospitale e generoso — sorrideva con- 



tento al nostro passaggio e ci era prodigo 
di Khiiblei (saluti) e aranci. La notte la 
si passava nelle capanne su di una stuoia 
nientre vicino grugnivano i porcellini e 
lontano abbaiavano i cani. 

Cosi arrivammo giii nella pianura del 
Silhet e sostammo snlle sponde di un tiume 
per prendere un po' di ristoro. Fu qui che 
avvenne I'incontro con alcuiii cristiani che 
erano partiti di buon mattino da Umniiih 
per guidarci al loro villaggio. Ci accclsero 
con grida di giubilo e pensarono subito ad 
alleggerirci d'ogni carico. 

— Cosa c'e in questa cassetta? — ci do- 
niando un ragazzo che poi sapemmo si chia- 
mava Johannes. Quando seppe che conteneva 
I'altarino portatile con i sacri paramenti: 
— Oh! — allora esclamo con trasporto di 
gioia — questa la voglio portar io, nessuno 
la deve toccare. — E senz'altro se la niise in 
ispalla e canterellando si avvio pel primo. 
ila la via era lunga, interminabile, la sa- 
lita aspra e il sole cccente. 

— Johannes, sei stanco? Vuoi die li 



247^ 



aiuti a portar la cassa? — gli dicevo di 
tanto in tanto quando lo vedevo ansante 
e grossi goccioloni di sudore gl'imperlavano 
la fronte. 

— Xo, no byodar (fratello) e leggera sai, 
e poi 

— E jjoi? Hai qualche segreto forse? 

— Si, nia lo teiigo qui nel cuore, solo 
Gesu lo sa! Fratello, dimmi: posso venire 
anch'io a Shillong? 

Avevo subito compreso quale doveva 
essere il « Segreto del Re », percio non insi- 
stetti, ma con effusione di cuore lo rassi- 
curai che con gran piacere I'avrenimo accolto 
nel nostro orfanotrofio. 



Johannes allora si asciugo furtivamente 
una lagrima di gioia che brillo qualche 
istante sul suo ciglio, mentre il sole scen- 
deva a tuffarsi in un trionfo di luce — come 
una dolce promessa — lontano nella scon- 
finata pianura. 

Ora il caro bambino e qui a Shillong e 
fa tanto bene. Ogni qualvolta c'incontriamo 
i suoi grandi occhi neri sciiitillano al ricordo 
di quel breve collocjuio e sembra vogliano 
ripetermi « il segreto noto solo a Gesii ». 

Chi vorra prendere questa fulgida gennna 
della cordigliera assamese ed incastonarla 
nel calice d'oro del sacerdozio cattolico? 
LuiGi Ravai,ico. 



L'automoblle di Monslgaor 

Mederlet, srch efcovo 

di /Madras 

(ladia). 




Battesiml a Maidukuppam 
(ladia). 



MONICA ED AGOSTINO 



Monica e una cara vecchierella K/iassi: 
buona, f erven te cristiana. Non domanda- 
tele gli anni; si e dinienticata di contarli, ma 
.sono niolti molti... Non so quante volte le 
furono amministrati gli ultimi sacramcnti. 
Un gionio le dissi: — Monica, voi non vo- 
lete niorire; semljrate sempre \nii giovane. 

Sorrise di coni])iaccn/.a, nia non risjiose. 
Essa abita in una capanna distante 15 km. 
dalla mi.ssioiie, e fpiando il Padre va a tro- 
varla non niaiica di jjreparargli il t6 e di 
dargli banane e uova. 



Una domenica mi recai al .suo villaggio 
per la S. Messa. 

Nel pomeriggio cssendo la scuola-cap- 
pella insufTiciente a conteuere i cristiani 
ed i pagani, si fece la radunanza all'aperto. 
II catechi.sta mi pre.sento im vecchio curvo, 
avvolto in una logora coperta con gli occhi 
semi spcnti. (Mi rivoLsi la i)arola ed egli .si 
tocco con anil)e Ic mani le orecchie per dirmi: 
.sono .sordo. Si, sordo come luia campana. 
Iv dovetti gridare \w farmi intendere. Si 
trattava di un povero pagano, partito di 



=9' 24S -ft 



buoii mattino per venire a trovare il padre 
e ricevere il satito battesimo. 

Sapeva poco di religione; credeva in Dio, 
confessava la divinita di Gesii e in Cristo 
poneva la fiducia per ottenere la vita etenia. 
Raramente avevo trovato una fede cosi 
ingenua e cosi viva. Decisi quindi di bat- 
tezzarlo subito; alia sua eta povero uomo 
poteva considerarsi sull'orlo della tomba. 

L,o vedo ancora la in mezzo all'assemblea 
dei cristiani, ricur\'o colle mani giunte sotto 
la volta dell'azzurro cielo... mi giunge an- 
cora aH'orecchio I'eco della preghiera dei 
cristiani, che orano per lui. — Rinunci a 
satana? — grido forte. — Si, rinuncio. — 
Non sacrificherai piu ai demoni? — Mai! 
Mai! — Augustinus io ti battezzo nel nome 
del Padre e del Figlio e dello vSpirito Santo. 

Chiusa la riunione vidi Agostino seduto 
sulle verdi zolle accanto a Slonica. Erano 



■ M^ ^m 











Laa ordlaazlone sacerdotate aetia missloae 
dell'Assam. 

tutti e due esultanti di gioia. Monica mi 
chiamo e mi disse: — Io Monica... lui Ago- 
stino. E mio fratello: andremo in cielo in- 
sienie. — Poi guardandomi furbescamente 
soggiunse: — Padre... ora posso morire! 



L'AVIDITA CONDUCE ALLA MORTE 



(Favola Siamese) 



La letteratura Siamese ha le sue leggende 
le quali, se non offrono la grandiosita e Io 
splendore di quelle dell'India, appunto per 
la lore maggiore naturalezza, servono meglio 
alia vita pratica. 

Dianio, come saggio la traduzione della 
favola da cui I'immortale La Fontaine ha 
tratto I'inspirazione di una delle sue favole 
piu istruttive: II litpo e il cacciaiore. 

Cera una volta un cacciatore che andava 
ogni giomo alia foresta per abbattere ele- 
fanti a colpi di freccia e cosi avere di che 
nutrire la moglie ed i bambini. LTn gionio 
lancio una freccia contro un elefante, il 
quale colpito dal dardp e furioso per il do- 
lore, si avvento contro il cacciatore per 
schiacciarlo. II cacciatore riusci a fuggire 
e si riparo sopra un nido di formiche (i), 
ma la si trovava una vipera che morsico 



(i) Le formiche bianche fanno con terra dei nidi 
in forma di couo dell'altezza di due metri. 



il cacciatore. II cacciatore, per vendetta, 
uccise la vipera. L'elefante che inseguiva il 
cacciatore, mori ai piedi del nido di fonniche, 
perche il veleno della freccia gli era giunto 
al cuore. 

II cacciatore mori anche per il veleno della 
vipera, ma lascio I'arco teso. 

Un lupo, che andava in cerca di preda, 
arrivo in quel momento e disse tutto con- 
tento: « Eccomi stavolta veramente for- 
tunato. Ouesto elefante mi servira di cibo 
per tre mesialmeno; io mi nutriro dell'uomo 
per sette giorni; e per due pasti mi saziero 
del serpente. Ma intanto perche lasciare 
che la corda dell'arco vada a male? E 
meglio che cominci a satollarmi di essa ». 

Fatto questi calcoU, il lupo morse la corda, 
questa si ruppe, I'arco si stese, la freccia 
parti e spacco la testa del lupo che mori 
sul posto. 

Ch. Cesare Castellino. 
Missionario. 




-B 249 ^ 




5-8 settembre 1930. 

II sig. D. Toniquist era atteso gia da 
parecchio tempo. La malattia che ne pro- 
trasse I'arrivo niise in non lieve appren- 
sione noi e i nostri cari cristiani, che tosto 
fecero fer\-orose preghiere per la sua solle- 
cita guarigione. 

II suo arrive venne preaniiunciato dai 
giomali cittadini che ne recavano anche 
la fotografia. Cristiani, catecumeni e pa- 
gani furono ad attenderlo alia stazione e 



IL PASSAGGIO 

DEL SIG. 
D. TORNQLIST 

ATTRAVERSO ALLA 
MISSIONS DI OITA 



Olta. ■ II tempio "Sokukara" 
• parte ceatrale. 

quelli che piii gioirono al vederlo furono i 
tre nuovi battezzandi. 

Tutti si adoperarono nel miglior mode 
per dargli un cordiale e magnifico tratte- 
nimento la sera del suo arrivo, 5 settembre. 

Al/e stalaffiU. 

II di seguente, 6, futrtmo a visitare le 
st<-!lattiti che si trovano a sud-est della 
missione. Sono le piii celebri del Giappone 




Olia. ■ Portone d'lagresto at taaiOso tempio ■•Sokukara". 

•^ 252 ^ 







Don Toraqulst col crlstlaal e coafratelll delta missloae dl Olla. 



e hanno la profondita di oltre 700 nietri. 
Furono a visitarle vari principi della Casa 
iniperiale e certo sono interessantissime e 
hanno niolti punti feriginali. I,e 
vacanze scorse fu a visitarle il prin- 
cipe Cicibii. Fu allora die i no- 
stri chierici, trovandosi a passar le 
vacanze vicino alia strada ove sa- 
rebbe passato il Principe, scesero 
a salutarlo ed egli, facendo ral- 
lentare I'autoniobile, rispose gen- 
tilmente al saluto, dimostrandosi 
oltremodo soddisfatto. 

A Usuki. 

Di ritomo dalle stalattiti fum- 
mo a visitare la nuova sottoresi- 
denza di Tosuki, ove si raduna 
niolta gioventii per lo studio del 
catechisnio. Anche qui si voile di- 
mostrare al sig. D. Tornquist la 
gioia pel suo arrivo. E fu bello 
quando, saliti suU'automobile si 
stava per partire, tutti quanti nella 
graude via alzando le mani gri- 
darono con entusiasmo il loro Ban- 
zai! Ed era tutta gioventii pagana! 
Oh! sperianio die questa terra, die 
fu un giomo tutta cattolica, possa 
presto dare nuovi figli alia Chiesa! 

/ Batlesimi. 

11 giomo 7, domenica, fu il cen- 
tro della festa perche il sig. Den 
Tomquist pote somministrare il 
S. Battesimo a tre adulti. Uno e 
un giovanotto coreano die ci venue 



mandato dalla Prov^•idenza in modo straordi- 
nario. fi un frutto della Buona Stampa ed 
ora gia incomincia lo studio del latino per- 




Beppii, ■ Chierici la vlslta agll lateral. 



^ 253 ^ 




Oll3. - lalerao delta groUa cealrale 
coa stalattHK 

che desidera farsi sacerdote salesiano. Pre- 
gate per lui. cari ainici. Gli fu imposto il 
Home Adolfo per ricordare il passaggio del 
sig. D. Tomquist. 

Gli altri due sono niadre e figlio. La niadre 
era un'ardetite propagaiidista protesiante ed 
ora e diventata un'apostola cattolica, e gia 
condusse varie altre persone alia missione. 
Essa pure fu condotta alia missione dai 
foglietti di propaganda che continuamente 
diHondianio. Ouello che piii la convinse a 
diventare cattolica furono la Contessione, 
I'Eucarestia e la divozione alia Madonna. 
Si chiama Margherita, in memoria della 
mamma di D. Bosco. 

II suo figlio, che venne battezzato col 
nome Domenico Savio, ha otto anni. E di in- 
telligenza aperta e di cuore generoso. Per 
lui al mondo non esiste che la missione e di 
essa parla come di cosa propria e da a spe- 
rare in una buona vocazione. 



A un f 'mpio. 

Ncl ponu-rigf^io funinio a visitare un fa- 
iiioso lem])i() shintoista che si trova nei din- 
tonii di (.)i1a. (Juello che piu colpiscel'occhio 
del visitatore sono: il portone in legno tutto 
scolpito in rilievi, recanti scene di vita fa- 
miliare dci tempi antichi o leggendc, e 
alberi giganteschi die fanno pensare allc fo- 
reste vergini deH'Anicrica del Sud. Fra tutti 
v'6 una pianta di canfora di mole ininiensa; 
c cintata \kt online del governo, ])crchc di- 
chiarata monumento nazionale. 



AI borgo coreano. 

Nel viaggio ci fermammo a visitare le 
staniberghe squallide ove abitano i Coreani 
ininiigrati in questa citta, fra essi v'e ne sono 
pure una trentma di cristiani. 

In seguito ci recaramo a visitare la sot- 
toresidenza di Beppii dove i due distinti 
gruppi dei ragazzi e delle ragazze con a capo 
il catechista e la catechista ci stavano atten- 
dendo per dimostrarci la loro gioia. 

AW inferno ! 

II giomo seguente (S) facenmio fare al sig. 
D. Tornquist la passeggiata piu celebre di 
questi diutomi. Ossia lo conducemmo al- 
I'infenio o meglio agli infemi. Sono cosi de- 
nominate le acque termali che sbucano fuori 
con veemenza dal terreuo. Di esse i lettori 
di G. M. gia ne furono informati tempo ad- 
dietro. Al sig. D. Tornquist piacquero molto 
i due diavoli uno di terracotta e I'altro co- 
struito con ossa di cavallo, vitello, vacca, ecc. 

La separazione fu tanto piii dolorosa 
quanto piii intimi furonq i legami che ci strin- 
sero. I nostri cristiani tutti ricevettero una 
buona spinta nelle ascensioni spirituali e 
molti pagani coniinciarono a conoscere la 
missione cattolica. D. A. Margiaria 

Miss. Sales, in Giappone. 




OUa. ■ VIslla al vlllagglo del Cureanl. 



^ 254 ^ 



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Nella nuova mls' 
Bioae di Usuki 



BEPPV* 

V 

D. Toraquist con 

ua missioaarlo 

visltano la /o- 

callth degli 

"lateral" 





MIVAZAKI 

V 

// piccolo clero 



« 255 ^ 




Klalama. • Oruppa dl batteziati ael 1928. 



VITA DI MISSIONE 

Dalle letfere delle nostre missionarie del Congo. 



I graiidi successi si svolgono nei grandi 
ceutri: nella nostra piccola Sakania le no- 
tizie sono minuscole, traendo rorigine dal 
luogo di nostra residenza. 

Alia stagione fredda sono sottentrati ca- 
lori fortissimi, die dureranno sine ai Santi. 
II I" settembre il termometro marcava 27" 
neU'intemo della casa e 39° all'aperto: il 
18 saliva gia a 30° neH'intenio e a 42" fuori. 

II 19 abbianio avuto la prima pioggia 
estiva, acconipagnata da lampi e da tuoni: 
un vero uragano, come preludio della sta- 
gione piovosa. Cio e buona promessa di 
f|uello file dovn'i scguire. Una delle nostrt- 
piccole asilate, che parla il francese a niodo 
suo, udendo quel finimondo, comincio a 
gridare: — Ecco che Gesu tnona... ecco clio 
Gesii piove!... — e voleva dire: ecco che 
Oesii fa tuonare e fa piovere!... fi grazio- 
sissima (luesta bimba! Un gionio stava per 
ghermire una bella farfalla che s'era posata 
sui fiori, tjuando il piccolo Francesco, giun- 
gendo di corsa, la fece fuggire: allora Kyola 



(che tale e il nome della piocina) infastidita, 
comincio a dire: ■ — Oh, la bella farfalla se- 
duta qui, e Francesco f aria partire!... — I^e 
nostre care negrette se la cavano meglio 
col francese di cjuello che non sappiamo fare 
noi col lore kibemba; e vero che esse son 
piccine, e che la nostra lingua e assai piu 
facile da pronunciarsi della loro. 

D'alcun tempo in qua, si direbbe che 
siamo colpite da una delle piaglie d'P.gitto: 
tutta la casa c invasa dalle fonniche, che 
si ficcano per ogni dove: nei cassetti, negli 
armadi, nelle vivande, soprattutto...; du- 
rante i jjasti si ha un bel daffare a scacciare 
formiche vive e a liberare la projiria por- 
zione da quelle clic serv'irono di condimento 

nella cottura In cap])ella. fonnano delle 

vere processioni sulle pareti, per correre 
a beversi I'acqua benedetta contenuta nella 
pilctla, che vuotano ogni giomo: si ha un 
bel daffare loro la guerra e distniggerle 
senza miscricordia; I'invasione continua, 
chh si moltiplicano sotto terra. Per buona 



-^ 2%^ 



sorte sono innocue; ve n'& pero un'altra 
qualita che i neri si mangiano con un giisto 
da far invidia, come se fossero caranielle. 
Sono fonniche alate. Ogni anno in settem- 
bre, dei mosconi di 2 cm. e piii di lunghezza 
fanno essi pure la loro apparizione, insieme 
a dei ragni mostruosi, clie non si lasciano 
vedere se non di sera, e corrono con una 
sveltezza straordinaria; poi, stomii di uc- 
celli bianchi, precursori certi delle pioggie 
piu abbondanti, si precipitano sugli alberi 
piii alti. ]Ma i visitatori piii sgradevoli sono 
le zanzare e i serpenti: per questi, si dovrebbe 
aggiungere alle preghiere quotidiane du- 
rante i sei mesi di pioggia: « Dalle punture 
delle zanzare e dei serpenti, liberated, o 
Signore ». 

E saputo che gli indigeni camminano in 
fila, I'un dopo I'altro, ed e grazioso vederli, 
soprattutto quando portano dei pesi. Ccsi 
giunsero gli alunni del piccolo Semhiario di 
La Kafuhii, per passare qui in Sakania al- 
cune settimane di vacanza: ciascuno por- 
tava sulla testa, secondo I'uso, la propria 
coperta per la notte; e la propria pignatta 
per cuocer\-i il bankari. E questo il cibo 
preferito dai neri: farina di sorgo o di man- 
dioca bollita nell'acqua con un po' di sale, 
un pezzo di came secca o un piccolo pesce 
e alcune erbe; ecco tutto il « menu » del 
pasto frugale. 

In generale tutti i neri — uomini, donne 
e fanciuUi — lianno una predilezione spic- 
cata per la birra e il tabacco: funiare e ub- 
briacarsi e U loro piu grande piacere. Fra 
di loro sono assai generosi e si spartiscono 
cjuanto hanno: cosi, se I'uno fuma la pipa 
o la sigaretta, le devono passare di bocca in 
bccca, fossero pure 12 o 15 nella brigata; 
la stessa cosa succede con la birra: tutti 
mettono le labbra al vaso che la contiene. 
La birra se la preparano essi stessi, ed es- 
sendo assai fermentata, facilniente si ubbri- 
acano. Per questo, ci vuole un permesso 
speciale del Conmiissario, e quando si danno 
alia bibita, non escono dal villaggio o dal- 
I'accampamento, poiche sanno che gli ebbri 
non possono circolare per le vie di Sakania, 
giacche sono subito presi e rinchiusi in una 
specie di carcere, incatenati per vari giorni 
e custoditi da soldati neri, che li fanno la- 
vorare nella costruzione di nuove strade 
e nel taglio dei boschi. Anclie quelli che 
rubano o litigano sono presi; e cosi si hanno 
dei lavoratori a buon prezzo per I'apertura 
delle strade, per dare la legna necessaria 
agli impicgati del governo e delle stazicni: 
non costano altra spesa che quella dell'ali- 
meiil ■ '/lore. 

Gli indigeni sono pure poco commer- 



cianti, e vanno di porta in porta alle case 
dei bianchi per ofirire i loro prodotti: uova, 
poUi, patate dolci, pomidori, ecc. Con niag- 
gior piacere si presentano alia missione, 
perche sanno che qui si trattano con piii 
carita e bonta che altrove. Pochi giomi fa 
si presento alia nostra ca a un nero, che 
portava un cesto, ed era accompagnato da 
altri quattro con la lancia, facendogli scorta. 
Era il capo di un villaggio vicino, circon- 
dato dalla sua corte, che veniva a vendere 
le nova! Ecco, per certo, un mercante non 
comune, che sarebbe difficile trovare in 
Europa!... 




Klnlfme. • Soaaa e discendentl crhtlaaK 

Da 15 giomi abbi&mo in casa una nuova 
orfanella; una negretta di 6 anni, di nome 
Mwangne, ancora pagana. La povera pic- 
cina, essendo caduta graveniente ammalata 
verso la fine di agosto, fu battezzata. Tra 
i nostri bimbi intemi, tre sono ancora pagani 
e si stanno preparando per ricevere il santo 
Battesimo; cosi pure i Salesiani preparano 
una trentina di catecumeni, per la prossima 
festa deirimmacolata. Oh, che la Vergine 
benedetta ne faccia dei buoni e fer\-enti 
cristiani, perseveranti sino alia morte! Ncn 
sono rari i casi di defezione, poiche i neri 
sono assai volubili per natura, e se non sono 
sostenuti ed incoraggiati lasciano sempre a 
teniere, soprattutto quando vanno a vivere 
nella selva, lontani dai missionari... Quelli 
che furono battezzati il 15 agosto dello 
scorso anno sono rimasti tutti fedeli fino 
ad ora; e ne sia ringraziato il Signore! E 
un vero conforto il vederli avvicinarsi alia 



^ 257 ^ 



S. Mensa; come deve compiacersi il Si- 
gnore di accarezzare questi poveri figli 
della foresta in quel suo dolce « cuore a 
cuore » niattutino! 

Ditenii; vi sarebbe caro di udire il con- 
certo delle campane di questa grande cat- 
tedrale di Sakania?!... Eccovi, anzitutto, la 
descrizione dell'imponente campanile! Di 
fronte alia casa, due tronchi d'albero fissi 
nel suolo ne sostengono un terzo trasversale, 
e a questo sono appesi dei pezzi di rotaie 
di svariate dimensioni: con una grossa mazza 
di ferro si battono simultaneamente quelle 



sbarre fluttuanti, le qnali danno ciascnna 
un suono differente, in ragione della lore 
differente lunghezza. L'effetto e gradevole 
all'udito, e tanto piu in missione, dove la 
piu piccola cosa basta per rallegrare il cuore; 
e se I'occliio non e troppo colpito da cjuella 
torre di nuovo genere, I'animo ne e soddi- 
sfatto, poiche sa che quelle voci risuonanti 
nell'aria non chiamano invano delle anime 
generose — che alcune vengono da ben 
lontano — per pregare e adorare il buon 
Dio nel luogo santo. 

Una figlia di M. A. 



NELLE RETRO VIE 



Leggefe questa. 

Cara « Gioventii Mission aria », 

Come I'anno scorso cosi anche quest' anno 
ho raccolto tin gruzzolino [L. 300) ira le per- 
sone del mio paescllo, e te lo niando con vero 
piacere. Tu lo destinerai per la Missione che 
ha piii numerosi i bambini e piu poveri. Ho 
letto poi siill'ultimo niimero tiio che il Missio- 
nario D. Mazzelti dcH'Assam chiede alcimi 
vestiti e tela per la sua genie, che non va alia 
chiesa se non e vestita. lo allora pregai la 
mamma affinche mi regalasse qualche ve- 
siito. E ho messo insieme un bel pacco di 
vestitini per piccoli, camicette, tnutande, cor- 
petti, ecc... 

Tra I'altro c'e denlro ire tovaglie per alta- 
rino da campo; cosi quando il Missionario 
dirA Messa, piu facilmente si ricorderd di 
noi, la mamma, e me e i parenti, chd anche 
loro hanno data denari e vestiti. Mamma de- 
sidera ricevere risposta dal Mimionario Don 
Mazzetti, se ha ricevuto i. pacco, non per 
ricevere ringraziamenti, ma per sapere se 
I'ha ricevuto. 

Adesso ti voglio /are una domanda. Noi 
nbbiam.0 a casa alcuni utensili di cucina, di 
rame, niiovi; non sai se possono abbisognare 
a qualche Missionario? Fammelo sapere che 
li spedisco subito. Sono: Ire paioli, due pen- 
tole, un secchiello, e un secchio grande una 
padella: tutti arnesi nuovi. 



Spero che sarai contenta della mia opera 
di propagandista missionaria, perche sappi 
che ho distribiiito tre salvadanai delle Mis- 
sioni in tre botteghc del mio paese senza con- 
tare che ho riempito tre blocchetti. 

Prega il Signore per me che io preghcrb 
per le e per le tue Missioni. 

Abbi vita hinga, felice e prosperosa. 

Po.-tirolo N ovo, 31 agosto 930 (VIII). 



Carolina Ubiali. 



Belh 



a cooperazione. 



Le giovani deH'OrsLtono Maria Ansilia- 
trice di Borgo Moretta, Alba offrono al 
Rev. D. Giacone, a modesto tributo di rico- 
noscenza, i tesori della loro Settimana Missio- 
naria, a favore degli indigeni del Rio Negro 
dei quali il missionario raccontb episodi tanto 
commoventi. 

L'assicurano delle loro preghiere pci fra- 
telli indigeni, mentre osscquiano devotaniente. 

Totale 782 
» 416 

» 524 
» 833 
» 22.S05 
» 8,520 
L. 34,60 



Sante Messe ascoltate 

vSante Comunioni 

Visite al SS, vSacramcnto 

Rosari recitati 

Preghiere varie 

Fiorelti o piccoli sacrifici 

Oi^erte in denaro 




^ 258 ?s. 




Sforia di 25 anni fa, narrafa dal missionario D. A, Colbacchini. 

(CONTINUAZIONE). 



» In questi mesi abbiam fatto anche varie 
piaiitagioni; e finalmente cominciamo ad 
avere un po' di verdura, che ci fa sperare 
di non averci a trovare nuovamente nelle 
dure strettezze di viveri in cui ci siamo 
molte volte trovati. Presentemente siamo 
tutti un po' giii di salute; ed io credo che 
sia in conseguenza di tante privazioni e del- 
I'umidita grande, presa nel dormire quattro 
mesi, e con un tempo quasi sempre piovoso 
sotto semplici tende. Tuttavia la bnona 
volonta, la pace, la carita e I'allegria regnano 
in tutti; solo le forze diminuiscono. 

)> B gli indii? Finora non si sono affac- 
ciati ed 6 questa un'altra grazia segnalata 
del S. Cuore di Gesii. Chi pensa ai sanguinosi 
massacri avvenuti solo I'anno scorso fra 
questi indii ed alcuni civilizzati, chi sa 
quanta sete di vendetta arda lungamente 
nel cuore di un selvaggio t rifle tte alle con- 
dizioni in cui ci trovavamo noi in questi 
mesi, e possiamo dire, ci troviamo tuttora, 
potra facihneute comprendere quanta Ven- 
tura sia stata la nostra, di non essere ancora 
venuti a contatto coi figli della foresta. Ma 
ora che noi ci siamo accomodati, pare che 
il Signore voglia condurli sulle nostre trac- 
cie. Noi abbiamo celebrato con gran fervore 
il mese di maggio, ofErendo ogni giorno alia 
nostra cara Ausiliatrice insieme colle nostre 
preghiere i bellissimi fiori di questi cam pi; 
ora, stiamo celebrando con ugual devozione 
il mese del Sacratissimo Cuore del nostro 
buon Gesii, pregandolo che benedica questa 
uiissione; e le preghiere ci sembrano vicine 
ad essere esaudite. Sono due o tre giorni 
che dalla parte del nord noi vediamo dei 
fuochi, chiaro indizio, che gli indii si sono 



avvicinati: anzi quando il vento tira vio- 
lentemente, il fumo giunge sino a noi*... 
Come sara I'incontro? Noi siamo nelle brac- 
cia della divma Provvidenza e coritinuiamo 
a pregare ». 

E in data 24 agosto, scriveva: 

« Evviva il Sacro Cuore di Gesii! La nostra 
salute e tutte le nostre cose vanno egregia- 
mente. Dopo sette mesi, dacchfe spinti dalla 
carita di N. S. Gesd Cristo, ci siamo Lnter- 
nati in questa foresta in cerca di anime da 
salvare, alcuni selvaggi si sono in questi 
giomi amichevolmente avvicmati alle nostre 
capanne, e noi abbiamo parlato con loro, 
li abbiam trattenuti due gionii ed abbiam 
pianto di consolazione al vedere le loro buone 
lisposizioni. 

» Come gia le scrissi fin dai primi di giu- 
gno, noi avevamo scorto dei grossi fuochi 
dalla parte del nord; ma per quanto fossero 
a noi viciiii, per due mesi ci parve rimanes- 
sero immobili. Avremmo voluto avvicinarci 
noi spontaneamente; ma andare colle niani 
vuote (che qui siam privi di tutto) non mi 
sembrava prudenza. Finahnente ai primi 
di questo mese di agosto ecco altri fuochi 
ancor piii vicini. L'uicontro adunque era 
segnato; ma vedendoci cosi circondati, non 
le nascondo, amatissimo Padre, che io te- 
meva di qualche disastro. Ouindi raddop- 
piammo la nostra confidenza in Dio, pronti, 
se cosi fosse piaciuto a Lui, a dare anche la 
vita pel suo santo nome. 

1) La mattina del 7 agosto, aveva mandato 
al campo uno che radunasse i nostri cavalli; 
quando, dopo brev'ora, Io sento gridare ; 
— Padre! Padre! • — e me Io vedo innanzi 
tutto esaltato: — Padre, ho veduto due indii. 



^ 259^ 



» — Beaone, gli diss'io. Iiisella tosto due 
cavalli, uiio per te, e un altro per un bravo 
compagiio che ti daro; e andate subito a 
fare, con prudenza, un giro di ricognizione 
da quella parte. 

» E cosi fu fatto. Tomarono verso sera 
dicendo che a poclie ore da noi, nel punto 
piu fitto della foresta, stavano molti indii 
facendo il bacururii, cioe grida. canti. ballo 
e schiamazzi, insomma un'orgia da selvaggi. 
L'incontro era dunque imminente. Ouella 
notte dormii pochissimo. II cuore mi bat- 
teva piu forte e una dolce speranza gia mi 
faceva sognare i rapidi e consolanti progressi 
della nostra missione. Al mattino, dopo es- 
sermi raccomandato vivamente al S. Cuore 
di Gesii ed a Maria Ausiliatrice, feci insellare 
tr» cavalli. Mi era deciso di andare con due 
compagni, a vedere io stesso con quali di- 
spDsizionr gli indii si fossero awicinati e 
tentar il modo di parlar con loro. Era il 
venerdi 8 agosto, ed io era certo che il Sacro 
Cuore di Gesu ci avrebbe aiutati. 

» Infatti tutto era pronto per la partenza 
quando uno dei nostri: — Padre, Padre, 
grida, ecco gli indii! — Corro la, donde era 
venuta la voce, e vedo cinque robustissimi 
selvaggi che si avvicinano vociando: 

» — Bororos boa! Bororos boa! (Siamo Bo- 
roros buoni!). 

» Quello che io provai in quell'istante 
non son capace a descriverlo. Mi avvicinai 
a loro sorridendo: li abbracciai teneramente 
mi dopo I'altro e feci a tutti le piii liete ac- 
coglienze. Alcuni dei nostri, che in quel 
momento erano tutti accorsi con somma tre- 
pidazione accanto alle nostre capanne, pian- 
gevano di santa allegria. I cinque ospiti 
si ferraarono con noi due giorni, ciofe il ve- 
nerdi ed il sabato. II S. Cuore e Maria SS. 
Ausiliatrice non potevano farci im piii dolce 
regalo. Io m 'intra ttenni sempre con quel 
poveri figli della foresta: dissi loro dello 
scopo della nostra venuta, li assicurai che 
sotto la nostra protezione nessuno li avrebbe 
piii niolestati; li pregai a mostrarsi essi pure 
piii buoni... parlai loro di Dio e del nostro 
Divin Salvatore, insomma dissi loro tante 
cose ed essi pure ne dissero tante a me, 
come se fossimo stati vecchi aniici. II sa- 
bato mattina, celebrai innanzi a loro la 
S. Me.ssa, poi continuai ad istruirli un j)oco 
e mi accorsi die fecero loro molta impres- 



sione alcime grandi oleografie, che io spiegai 
innanzi ai loro occhi, le quali rappresenta- 
vano il giudizio universale, la morte del 
giusto e la morte del peccatore. Come fis- 
savano estatici le bianche figure degli An- 
geli!... Si vedeva negli occhi loro una dolce 
e santa impressione. II i^rimo seme 6 gettato; 
e noi speriamo che Dio Io fara fruttare il 
centuplo. Prima di partire mi promisero che 
dopo due lime, sarebbero tomati con altri 
uomini, per aiutarci a fabbricar capanne, 
poi sarebbero andati a prendere le loro fa- 
miglie. Uno di essi era un Cacico (era ap- 
puiito Gioachino Meriri-kwadda). Donammo 
a ciascuno qualche gingillo, e poi tre di essi 
andarono verso il sud, due verso il nord, 
per recare, cosi mi dissero, la buoua novella 
ai loro compagni ». 

Cosi awenne il primo incontro dei Bo- 
roros del Rio das Mortes coi Missionari Sa- 
lesiani. Le lettere del P. Balzola completano 
a meraviglia il racconto del Cacico Merlri. 

Si ritirarono i cinque Bororos dicendo, 
come si legge neU'ultima lettera, che tre di 
essi sarebbero andati verso il sud e due 
verso il nord... DifEdenza, astuzia, finzione! 

I tre che dovevano andare verso il sud 
era solo per fare un giro attomo alia Colonia 
ed osser\'are se null'altro vi fosse stato che 
essi non avessero visto ed avvisare i loro 
compagni che appunto erano appostati dalla 
parte del sud sull'alto delle pietre che so- 
vra.stanno alia Colonia. 

L'impressione pero che Merlri kwddda e 
tutti portarono di questa prima visita fu 
profonda sotto ogni aspetto... Ancor non 
sapevano darsi ragione, vedevano nei mis- 
sionari, civilizzati ben diversi di quanti ne 
avevano visti e conosciuti fino allora. Non 
li capivano ed appunto per non saper inten- 
derli, rimaneva negli indii un fondo di so- 
spetto e d'incertezza. II selvaggio, come le 
fiere del bosco, diffida di tutto e di tutti, e 
quei cinque partirono contenti, soddisfalti 
si, ma colla diffidenza ancor viva nel cuore. 

Chi saranno? Che cosa vorraimo? Mostrano 
di volerci bene, ma saran sinceri? non sara 
un'a.stuzia per trarci in inganno? per tra- 
dirci? Perchfe sono venuti qui? E le donne 
come 6 che portano quel vestito nero e 
bianco? E quelli della vcste lunga? Dicono 
die non sono Brae ma Padre,... padre? e 
percli6 si chiamano Padre? {Continua). 



Cod approvazione ecclulastiu. 0. OOMEHItO GARNERI, Direltote-responsitiile. — Toiino. 1 930 - Tlpogtaiia della Sotieli Edililca Inletnauonale. 

"u; 260 ^ 



^^^^^^^ 



5^^^^S^ 



Cronachefta missionaria. 

ISOLE DELLA PICCOLA SONDA. 
Dal luglio igaQ al luglio 1930 sono stati amministrati 
ben 20.989 battcsimi (7843 di aduiti); con questi nuovi cri- 
stiani il Vicariato conta 169.69Q anime redente. La missione 
h affidata ai Padri delta Societa del Divin Verbo. 

DUE MISSIONARl PERITi. 

Nell'Alaska un aeroplano al semzJo dellc missioni in un 
volo di prova si k rotto; il pilota e due sacerdoti che erano 
auH'apparecchio hanno perduta la vita. 

I.E TRIBOLAZIONI DEL SENEGAL. 

Sono piuttosto gravi: la malattia dellc arachidi minaccia 
anche quest'anno il raccolto; le cavalletre hanno incomin- 
ciato le loro incursioni disastrose; le pioggie sono troppo 
abbondanti e fanno temere col rcsto la carestia. Anche la 
peste si t messa a mietere vittime umane, e si tenta di argi- 
nare il flagello. 

FIORI IMPERIALL 

Li ha mandati I'lmperatrice del Giappone al missionarin 
P. Drouart de Lezey appena seppe che era malato, c Li 
accompagn6 con una lettera facendo auguri per la guari- 
gione di lui. Si tratta di un missionario delle Missioni Estere 
di Parigi, molto stimato per la sua caritii verso i poveri leb- 
brosi e infelici. 

GIACOBITI CONVERTITI. 

II 20 setrembre Mar Ivanios (arcivescovo giacbbita) 
insieme col suo vescovo ausiliare si t convertiio alia Chicsa 
Cattolica. S. S, Pio XI ha conservato loro la dignita epi- 
scopale. 11 nuovo arcivescovo ricevera nella chiesa 13 dci 
suoi sacerdoti, tutii monaci da lui istituiti. La conversione 
ha fatto enomie impressione nei 400 mila Giacobili del 
Malabar, e sperJatno dara presto i suoi frutti. i Giacobiti da 
4 secoli sono staccati dalla Chiesa. 

PESTE POLMONARE IN CINA. 

P. scoppiata neU'interno e fa strage nei villaggi del Heng- 
Bchen Hsin c in altre provincie. 



®«®®®®©©®®®®®®©®®®®®®®®©®®©® 



Offerte pervenute alia Direzione. 

BATTESIMI. 

Sig.ra Cacciari pei nonu Anr.ita Bernardi, Eliseo Cacciari 

— (Jualtrocchi Serafina a nome dei bambini della prima 
classc (Mazzarino) pel nome Francesco — Can. Giannini 
Don ^Iichele (Bovino) pel nome Bosco Ausilia — Cecca 
Franco (Lovere) pel nome Giuseppe Coniessi — Bifti An- 
nunziata (Germignaga) pel nome- Maria — Bottiglione 
Angela (Zavatiarello) pel nome Giuseppe — Peiretti Vit- 
toria (Osasio-Pancalieri) pel nomp Paolo — Villa Cornelia 
(Erba) pel nome Maria — Manfrini Ugo (Milano) pel 
nome Ugo — Ro Giuseppe CTravagliato) pel nome Gi'i- 
vanni — Mondello Teresa (Calolzio Corte) pel nome 
Adriano — ZaiTaroni Riccardo (CasteJIanza) pel nome Rai- 
mondi Candida — L6pez Josefine (Aguascalicntes - Mes- 
sico) pei nomi Alfonso, Jos^ Luis, Maria Ausiiio, Clelia, 
Anna Maria, Jesiis Antonio, Jose Jesus, Josf Carmen — 
Vitto prof. Nicola (Cosenza) pel nome Anna Maria — 
Introini Giuseppe (Uusto Arsizio) pel nomfe Giuseppe — 
Ermacora Maria (Tarcenio) pel nome Pielro — Vailero 
Lesma Noemi (Coggiola) pel nome Giovanni Oreste — 
Cavallaro Giuseppe (Acireale) pel nome Leonardo — Gar- 
rone Caterina (Novara) pel nome Maria Anna — Fami- 
glia Ronco (Torino) pel nome Vincenzo. Anna Maria — 
Rasano Viglietta Pia (Genova) pel nome Anna — Gri- 
baudo Maria (Orbassano) pel nome Lorenzo — ■ Sartorio 
Nunziatina per la Scuola di Ciarciolo (Scicli) pel nome 
Eugcnio — Panizza Elcfante Tina (Turi) pel nome Rosa 
~ Tria Maria (Monopoli) pel nome Amalia — D'Alessio 
D. Lamberto (Roma) pei nomi Giovanni, Maria, Anacleto 
Tito — N. N. (Bellinzona-Svizzera) pei nome Teresa 

— Grillo Chiappori Rina (Lerma) pei nomi Cesarina, 
Giovanni, Battista, Caterina, Paolina, Pietro — Garella 
Giovanni e Ida (Castellamonte Canavesc) pei nomi Giu- 
seppe, Giovanni, Ida, Carmela — Tessore Don Francesco 
(Maieurren Grande-MoiscI France) pel nome Francesco 
di Sales — Sala Vittoria (Torino) pel nome Giacomo — 



Berutti Carlo (Castagnole) pel nome Carlo Francesco — 
Goria Leonilda (Bianzfc) pel nunic Francesco — Chierico 
Pederzini pel nome Candido Franco — Convitto de An- 
geli (Legnano) pei nomi Teresa, Giusepptna — Paoletto 
Angelo (Verona) pel nome Giustina — Rovcre Pio (Tar- 
cento) pel nome Guido Angela — Famiglia Bonissone (Tor- 
tona) pei nomi Dallacd Albina, Bonissone Antonio — Ton- 
nini Attilio (Portorccanali) pei nomi Attilio, Vincenzo — 
Rusco Ignazio pel nome Lidia — Oratoriane di Jerago 
pel nome Emesta Nassd — Tarantini Caterina (Brindisi) 
pel nome Giuseppe — Convitto de Angeli (Legnano) pel 
nome Giusepptna Francesca — Guidazio suor Pierina (Mi- 
lano) pel nome Piero — Perletti Maria (Podcnzano) pel 
nome Maria — Ruzzan Guido (Chioggia) pel nome Maria 
Giovanna — Tronconi Luigia (Monza) pel nome Adele 
Luigia — Lanfranco Anna (Torino) pel non« Anna Maria 
Orsola — Direttore Isiituto Salesiani (Terni) pel nome 
Morganti Elio — Uguccioni Don Rufillo (Verona) pel nome 
Bazzoni Cesare — Marchesa Scati Grimaldi Cattaneo 
Adorno (Torino) pei nomi Stanislao Teresa Cosranza — 
Marenco Maria (Acqui) pel nome Giuseppe Maria Gio- 
vanni Francesca Marenco — Maj-nano Luigia (Catania) 
pel nome Francesco Antonino Luigi — Montanari Maria 
(Lavezzola) pel nome Luigi — Bardelli I.uigia (Angera) 
pel nome Magna — Badano a mezzo sig. Falietti (Torino) 
pel nome Mariuccia — Rovellotti Pariani Carina (Ghemme) 
pel nome Carina Maria — Dirctirice Istituto F. M. A. 
(Cannara) pel nome Giovanni — Tcnneriello Don Fran- 
cesco (Caserta) pei nomi Caterina, Caterina — Montanari 
Maria (Lavezzola) pel nome Maria — Caraffa Alfonso 
(Genzano) pei nomi Maria Teresa, Giuseppe — Oratoriane 
Santa Cecilia (Roma) pel nome Ernesta — Oratorio Maria 
Mazzarello - Squadra Pon - Pen (Torino) pel nome F.spo- 
sito Maria • — Maschera Margherita (Torino) pel name 
Giovanni — Franchia Giuscppina (Torino) pel nome Giu- 
seppina — Giilone Barone Giovannin'j (yillamare) pel 
nome Maria Teresina — Trentini Angelina (Villazzano) 
pel nome Angela — Bertoldi Gaetano (Valli al Pasubio) 
pel nome Gaetano Giovanni — Chiertani Maria pel nome 
Pietro Giovanni Battista — Quaglia Pietro (Magliano Alpi) 
pel nome Pietro — Pane Eugenio KCastell'Aifero) pei 
nomi Eugenia, Alfansina — Martini Giovanni (Pianezza) 
pei nomi Chiambretto Fortunato, Filipello Afaria — Be- 
cherucci Emma (Monteverdi) pel nome Virgilio — Bretti 
Giuseppina pei nomi Maria Luigia Marta, Giovanni Fran- 
cesco Guglielmo. 

Navire Rina (Genova) pel nome Enrico Antonio — Stroc- 
chi Beatrice (Firenze) pel nome Strocchi Giuseppe — Ca- 
lori Neva (Acireale) pel nome Dinis — Fiorese Minerva 
(Rosa) pel nome Maria Silvia Teresa — Maria Cristina N. 
(Torino) pei nomi Giuseppe Federico, Maria Cristina — 
Raiteri Carlo (Lerici) pel nome Carlo — Salesiani di .\stu- 
dillo-Spagna per i nomi di Gerardo Gonzalez, Castra Eulogia, 
Oliva Nieves, Josi, Maria Rosario, Maria de la Salud, Jesits, 
Maria de las Nieves, Manuel — Troma Antonictta (Cam- 
marata) per i nomi di. Rosalia, Giovanni — Facchini Don 
Alfonso (Covello per Cadine) pel nome Alfonso — Beretta 
Maddalena (S. Margherita Ligure) pei nomi Giuseppe An- 
tonio, Giorgio Nicola — Fabbri D. Francesco (Castellamare 
di Stabia) pei nomi Maria, Rosaria, Raffaella, Concetta, 
Maria Antonietta Berti — Tessiore per il nome di Antonio 
Bartolomeo — Castagno Francesca (Bagnolo Piem.) pel 
nome Romualdo — Zampieri Giuseppina (.Stallavena) pel 
nome Angelo — Paini Maria Antonietta (Parma) pel nome 
Maria Antonietta — Robotti Sacco Ada (Solero) pel nome 
Antonio Cristoforo — Sclefo Maria Jolanda (Alimcna) pei 
nomi Agostino, Francesco — Coniugi Franzino (I'eletto Can.) 
pei nomi Olimpia Piera, Pier Luigi — Portal Benedetto 
(Biancavilla) pei nomi Sciacca Venerando, Sciacca Clemen- 
tina, Sciacca Cristina, Sciacca Roggero — Guerricri Dolores 
fu Alessandro (Novoli) pel riome Alessandro — Pisano 
Caterina per operaie filogranistc di (Campo Ligure) pel 
nome Giuseppe — Savino Anna (Sommariva I^erno) pel 
nome Savino — Conte Giovanni (Bottrighe) pel nome 
Giannino — Fanniello Caterina (Torino) pel nome Dome- 
nica Maria — Marchioneschi Maria (Marina di Pisa) pel 
nome Maria Grazia — Argentiero Grazia (Ceglie Messa- 
pica) pel nome Gicnanni Boico — Istituto Salesiano Coletti 
(Venezia) pel nome Paolina — Castoldi Piftrina (ZerboI6) 
pei nomi Remo, Annetta, Emilio, Maria Ausilia — Campi 
Cohro Ida (Varese) pei nomi Giuseppe, Tarcisio — Pozzi 
Don Giovanni (Porto Valiravaglia) pel nome Maria — Be- 
rardi Teresa (Alezzano) pel nome Giuseppe — Coniugi 
Villa Vittorio e Lina (Milano) pel nome Vittorio Martini'. 

PRO MISSIONI. 

N. N. per una suora iodigena, L. 500 — StudentiOspi- 
xio Sacro Cuore (Roma) otTcria annuale per le m<ssioni 
salesiane, 300 — Maria Torello (Savona), 36 — D. P. 
Villa (Smime), 18,70. 



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